In Italia, le donne in gravidanza godono di una tutela particolare per conciliare al meglio maternità e lavoro. La normativa in vigore, D.Lgs. n. 151/2001 e s.m.i., stabilisce che è vietato adibire le lavoratrici madri al trasporto, al sollevamento di pesi e ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri. Quando si parla di gravidanza e lavoro, la legge italiana prevede diverse forme di tutela che permettono alle lavoratrici di conciliare i bisogni familiari con l’attività professionale. Questo sistema di protezione è pensato per tutelare la salute della madre e del bambino e gestire situazioni di rischio durante la gravidanza. Nel corso dell'articolo verranno fornite le principali informazioni in merito alla maternità anticipata e alla modalità con cui è possibile richiederla.

Cos'è la maternità anticipata e il quadro normativo
La maternità anticipata è un diritto per tutte le donne lavoratrici sia del settore pubblico che privato. Se ci sono particolari condizioni di salute della donna o ambienti lavorativi che mettono a rischio la gravidanza, il D.Lgs. 151/2001 prevede una misura denominata maternità anticipata che consente alle donne in gravidanza di astenersi dal lavoro in anticipo rispetto ai tempi previsti dal congedo obbligatorio di maternità. Le principali norme di riferimento in materia di maternità e lavoro sono il D.lgs. 151/2001 e la L. Un primo riferimento fu la Legge n. Il Decreto Legislativo n. 151 del 26 marzo 2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) stabilisce il divieto di adibire le lavoratrici in gravidanza al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri.
La richiesta di maternità anticipata può essere effettuata da tutte le donne lavoratrici nel settore sia pubblico che privato; tuttavia, la domanda trova approvazione solo se sussistono le basi - determinate dalla legge vigente in materia - per consentire un'interruzione dal lavoro prima del tempo. Ai sensi dell’art. 54 del Decreto Legislativo n. 151/2001, la lavoratrice può presentare le dimissioni volontarie durante il cosiddetto “periodo protetto”, che va dall’inizio della gravidanza fino al compimento dei 3 anni di vita del bambino.
Condizioni per la richiesta di astensione dal lavoro
Ci possono essere due condizioni fondamentali perché la lavoratrice madre possa fare richiesta di maternità anticipata:
- Condizioni mediche avverse o complicazioni che mettono a rischio la salute della donna o del feto.
- Condizioni di lavoro e ambientali non idonee e lavoro faticoso, insalubre o pericoloso per la gravidanza.
Nel caso di problemi di tipo medico, la donna si rivolge al proprio ginecologo per valutare le condizioni di salute e successivamente deve richiedere un certificato medico all'Azienda Sanitaria Locale (ASL). Se la gravidanza presenta complicanze serie o persistono condizioni di salute che potrebbero essere aggravate dalla gravidanza stessa, la futura mamma ha il diritto di anticipare il congedo di maternità. In caso di condizioni di lavoro rischiose, se il lavoro svolto rappresenta un pericolo per la salute della donna incinta e del nascituro, è possibile anticipare il periodo di astensione.
Il ruolo del datore di lavoro e dell'Ispettorato
Il datore di lavoro deve adibire la lavoratrice in gravidanza a mansioni adeguate. In primo luogo, verificando se è possibile assegnarle mansioni diverse e, se non è possibile, chiedendo all’Ispettorato o all’ASL dei provvedimenti specifici. La lavoratrice madre deve immediatamente comunicare lo stato di gravidanza al suo datore di lavoro, il quale ha l'obbligo di constatare la compatibilità della mansione lavorativa assegnata con le condizioni di salute della donna. Nei casi di un'attività professionale considerata rischiosa, il datore di lavoro deve garantire una mansione alternativa che non sia pregiudizievole alla salute della lavoratrice in stato di gravidanza. Nell'impossibilità di garantire tale posizione, l'Ispettorato del Lavoro dispone la maternità anticipata per tutta la durata del periodo di gravidanza.
L'Ispettorato d’Area Metropolitana di Bologna può richiedere alla UOPSAL un accertamento medico per valutare la necessità di interdizione anticipata/post-partum dal lavoro delle lavoratrici madri addette a lavori vietati o pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino ai sensi del D.Lgs. In questi casi è lo stesso datore di lavoro a dover constatare l'incompatibilità del lavoro con la gravidanza e dunque ad occuparsi della gestione del caso saranno gli Uffici Territoriali dell’Ispettorato Nazionale Lavoro.

Procedura per la richiesta di maternità anticipata
È possibile inoltrare la domanda online collegandosi sul sito dell’Inps e accedendo con SPID oppure Carta d’identità elettronica. Per l’interdizione anticipata, invece, occorre compilare l’apposita istanza dell’Ispettorato. Nel caso in cui la maternità anticipata sia richiesta per la presenza di gravi complicanze della gravidanza e/o per la presenza di pregresse condizioni morbose che possono essere aggravate dalla gravidanza stessa, la lavoratrice deve fare richiesta attraverso la presentazione di una serie di documenti. Questi ultimi devono essere consegnati al servizio ispezione dell'ispettorato del lavoro competente in base alla propria residenza abituale.
Il certificato dell'ASL è SEMPRE necessario per garantire l'accettazione della domanda. Difatti, l'accertamento medico effettuato dall'ASL costituisce un documento tecnico vincolante per l'ispettorato del lavoro per l'emanazione del provvedimento a favore del congedo anticipato. La domanda di maternità anticipata in caso di parto prematuro (prima dell'8° mese) deve essere presentata dalla donna direttamente all'ASL, per via telematica oppure tramite i patronati locali.
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Trattamento economico e indennità
Durante il congedo, le lavoratrici continuano a percepire una parte della loro retribuzione ordinaria sotto forma di indennità di maternità. Nella maggior parte dei casi, l’indennità di maternità è a carico dell'INPS. L'interdizione anticipata dal lavoro garantisce una paga pari all'80% dello stipendio, come avviene per l'astensione obbligatoria. Esistono però situazioni particolari in cui l’indennità non viene erogata dall’INPS, ma direttamente dal datore di lavoro o dalla cassa previdenziale di riferimento.
Nella maggioranza dei casi, il datore di lavoro anticipa l’indennità a carico dell’Inps e, se previsto dal contratto collettivo applicato in azienda, ne integra l’importo. Per alcune lavoratrici iscritte alla Gestione Separata, l'indennità durante il congedo anticipato corrisponde all'80% di 1/365 del reddito. Durante il periodo di astensione anticipata la lavoratrice mantiene il diritto a tutti i benefici e contributi sociali previsti dal suo contratto di lavoro.
Particolarità del periodo di astensione
Durante la maternità anticipata, la gestante non è soggetta a visita medica fiscale e può pertanto ritenersi libera di uscire in qualsiasi momento della giornata. Tuttavia, deve presentare la domanda per la maternità obbligatoria alla metà del 7° mese di gestazione. Il periodo di sospensione del lavoro può essere utile non solo per tutelare la salute della donna e del nascituro ma anche per prepararsi psicologicamente a diventare neogenitori e intraprendere il percorso della genitorialità.
A partire dal 2023 la maternità anticipata può essere richiesta anche dalle lavoratrici autonome grazie al D. Lgs. 105/2022 che modifica il D. Lgs. 151/2001. Tra le categorie di lavoratrici che possono ottenere l'indennità per interdizione anticipata ci sono artigiane, commercianti, coltivatrici dirette o imprenditrici agricole, impiegate nella pesca marittima.
Gestione dell'orario di lavoro e tutele quotidiane
Quando si parla di gravidanza e lavoro, uno dei temi più delicati riguarda l’orario lavorativo. Durante la gravidanza, le lavoratrici non possono essere obbligate a svolgere straordinari. Le ore aggiuntive di lavoro, infatti, sono considerate una fonte di stress e affaticamento che potrebbe compromettere il benessere della donna e del nascituro. In generale, la legge prevede che il carico di lavoro venga modulato per garantire la tutela della salute della lavoratrice. Anche sulle modalità non esiste una procedura specifica per comunicare la notizia in azienda; in genere, si inizia con una comunicazione verbale, seguita da una dichiarazione scritta che rende la notizia ufficiale.
Un altro punto importante riguarda le visite mediche. Idealmente, dovrebbero essere fissate al di fuori dell’orario di lavoro. Tuttavia, ci sono esami che richiedono una programmazione in orari specifici, ad esempio al mattino presto e a digiuno. Per quanto riguarda i riposi, i due riposi giornalieri diventano di mezz’ora se c’è un asilo aziendale all’interno della struttura in cui la madre lavora. Per i bambini tra i 3 e gli 8 anni, il congedo è pari a 5 giorni all’anno. La stessa tutela si estende fino ai 12 anni del bambino nel caso in cui la madre sia l’unico affidatario del minore, purché convivente.
Lavori considerati a rischio
Tra i lavori considerati a rischio per la gravidanza, per i quali è possibile richiedere un intervento dell'Ispettorato, ci sono:
- Attività e mansioni che espongono alla silicosi e all’asbestosi.
- Uso di scale o impalcature.
- Manovalanza faticosa oppure mansioni che costringono ad assumere posizioni affaticanti.
- Utilizzo di macchinari mossi a pedale o scuotenti.
- Ambienti a contatto con malattie infettive, sostanze tossiche o nocive.
- Mondatura del riso.
- Qualsiasi lavoro che si svolge a bordo di un veicolo in movimento come aerei, navi, treni, autobus.

Flessibilità e congedo obbligatorio
Il congedo di maternità ha una durata complessiva di 5 mesi. Ad ogni modo, l'art. 16 del D.Lgs. 151/2001 prevede per legge un periodo di 5 mesi di astensione obbligatoria dal lavoro per tutte le donne in gravidanza durante l'arco temporale che precede e segue il momento del parto. Secondo la normativa infatti il congedo di maternità obbligatorio deve iniziare 2 mesi prima della data presunta del parto ed estendersi fino ai 3 mesi successivi al parto. Dal 2019, la neomamma ha la possibilità di lavorare fino al nono mese di gravidanza. In questo caso, il congedo inizia subito dopo il parto e l’indennità viene erogata per i cinque mesi successivi alla nascita del bambino. Grazie alla norma della maternità flessibile la lavoratrice madre può fare domanda per ottenere l'astensione dal lavoro a partire da 1 mese precedente al parto fino ai 4 mesi successivi.
Supporto psicologico e benessere della lavoratrice
Non bisogna dimenticare che a volte ci possono essere condizioni stressanti sul lavoro o problemi familiari che impediscono alla donna di vivere serenamente il periodo della gravidanza o i mesi immediatamente successivi al parto come ad esempio i casi di burnout genitoriale o condizioni che mettono in crisi il neopapà o la neomamma. Fortunatamente in tutte queste situazioni il sistema previdenziale italiano offre alle mamme lavoratrici la possibilità di chiedere l'attuazione della misura della maternità anticipata. Affrontare la maternità e la paternità è un'esperienza emozionante che talvolta può provocare stress e preoccupazioni. È fondamentale parlarne con il proprio ginecologo spiegando i sintomi, le preoccupazioni e il tipo di lavoro svolto. In alcuni casi il ginecologo potrebbe rifiutarsi di rilasciare il certificato non riconoscendo validi motivi per richiedere l'astensione anticipata dal lavoro. In queste situazioni è possibile chiedere un secondo parere ad un altro medico o rivolgersi direttamente all'INPS per avere ulteriori informazioni sulle condizioni che giustificano la maternità anticipata.
Al termine dei periodi di congedo, la lavoratrice ha il diritto di rientrare al lavoro senza subire penalizzazioni. L'art. 12 del Decreto Legislativo n. 80 del 15 giugno 2015, che modifica l’articolo 55 del Decreto Legislativo n. 151/2001, rafforza queste garanzie, assicurando che il percorso di rientro professionale sia tutelato e privo di discriminazioni legate alla maternità. Occorre ricordare che molti contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), negoziati tra sindacati e aziende, riconoscono ulteriori diritti alle donne in gravidanza sul lavoro, andando spesso oltre le tutele minime previste dal Testo Unico.
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