Il percorso della genitorialità è un momento trasformativo, e il sostegno alle famiglie in questa fase cruciale è un pilastro fondamentale delle politiche sociali. Tradizionalmente, l'attenzione era spesso focalizzata sulle misure a favore della madre, ma negli anni recenti, la legislazione italiana ha progressivamente riconosciuto e ampliato i diritti anche ai padri, garantendo loro un supporto economico significativo in diverse circostanze. Questo ha portato all'introduzione e all'evoluzione di strumenti come l'indennità di paternità e la possibilità per i padri di accedere agli assegni di maternità, sia quelli erogati dallo Stato tramite l'INPS, sia quelli di base gestiti dai Comuni. La comprensione di queste diverse forme di sostegno è essenziale per garantire che nessun padre perda l'opportunità di ricevere l'aiuto a cui ha diritto. Questo articolo esplorerà in dettaglio le varie tipologie di assegni e indennità che possono essere riconosciute ai padri, analizzando requisiti, modalità di accesso e specificità legislative, con un focus particolare sui liberi professionisti e sui casi che deviano dalla norma tradizionale.

L'Indennità di Paternità per i Liberi Professionisti: Una Conquista Legislativa
La possibilità di accesso all'indennità di paternità per i liberi professionisti rappresenta un'importante evoluzione nel panorama normativo italiano. Questa misura è stata introdotta dal Decreto Legislativo n. 80/2015, in particolare dagli articoli 18, 19 e 20, segnando un passo significativo verso una maggiore equità di genere nel sostegno alla genitorialità. Successivamente, la portata di questa indennità è stata ulteriormente ampliata e dettagliata da enti previdenziali specifici, come Inarcassa, attraverso modifiche regolamentari mirate. Queste disposizioni riconoscono il ruolo attivo del padre libero professionista nella cura del neonato o del minore adottato o affidato, garantendo un supporto economico anche in contesti lavorativi non dipendenti.
L'indennità di paternità, ai sensi del Decreto Legislativo n. 80/2015, diviene accessibile al padre iscritto ad Inarcassa quando entrambi i coniugi sono liberi professionisti. Questa specificità sottolinea l'intento di coprire situazioni in cui la famiglia non beneficia già di altre forme di tutela attraverso la madre. Per ottenere tale indennità, è necessario presentare una domanda corredata dalla certificazione relativa alle condizioni ivi previste. In situazioni particolari, come l'abbandono da parte della madre, il padre libero professionista ha la facoltà di rendere una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ai sensi dell'articolo 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, semplificando le procedure burocratiche e accelerando l'accesso al beneficio.
Condizioni Specifiche per l'Accesso del Padre Libero Professionista
Le condizioni che consentono al padre libero professionista di accedere all'indennità sono delineate con precisione per evitare sovrapposizioni e garantire che il sostegno arrivi a chi ne ha effettivamente bisogno. Il padre ha diritto a questa indennità se:
- la madre è una libera professionista, ma non rimane iscritta alla propria Cassa Professionale per l'intero periodo di tutela correlato al parto o, nei casi di affidamento o adozione, non richiede l’indennità spettante alla propria Cassa. Questo scenario copre situazioni in cui la madre, pur avendo diritto teorico, per diverse ragioni non esercita tale diritto o non lo copre per l'intera durata.
- la madre è lavoratrice dipendente, autonoma o titolare di trattamento di disoccupazione e non ha diritto autonomo alla tutela oppure ne ha usufruito in maniera parziale. Anche in questo caso, l'indennità interviene come misura compensativa per colmare eventuali lacune nel supporto alla famiglia.
È fondamentale sottolineare una clausola di non cumulabilità: il padre non ha diritto all’indennità di paternità di Inarcassa se la madre ha diritto alla tutela dall’INPS. Questa esclusione si applica per le lavoratrici autonome, come stabilito dall’art. 66 del D.Lgs. 151/2001, e per le lavoratrici dipendenti, in quanto aventi diritto al congedo obbligatorio retribuito ai sensi dell’art. 20 e seguenti del medesimo decreto. Questa distinzione assicura che il sistema previdenziale agisca in modo coordinato, evitando duplicazioni di benefici e garantendo una copertura omogenea.
Adozione e Affidamento: Estensione della Tutela
Nel caso di adozione, affidamento preadottivo o provvisorio, o ancora in situazioni di affidamento esclusivo al padre, la tutela dell'indennità di paternità si estende per un periodo massimo di tre mesi. Questo periodo decorre dall'ingresso in famiglia del bambino, riconoscendo l'importanza del supporto paterno anche in queste forme di genitorialità. Se l'iscrizione all'ente previdenziale (come Inarcassa) è inferiore ai tre mesi nel periodo indennizzabile, l'indennità viene riconosciuta in misura frazionata, calcolata in base ai giorni di iscrizione maturati nel periodo oggetto di tutela. Questa flessibilità garantisce che anche i liberi professionisti con iscrizioni più recenti possano beneficiare di un adeguato supporto.
Il valore minimo dell'indennità è fissato nella misura corrispondente a tre mensilità di retribuzione. Questa viene calcolata al 60% del salario minimo giornaliero stabilito per legge (art. 1 del D.L. n. 402/1981, convertito con modificazioni dalla legge n. 537/1981 e successive modificazioni), e risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A e dai successivi decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo. Questa base di calcolo fornisce una garanzia di un minimo vitale anche in assenza di un reddito professionale elevato nel periodo di riferimento.
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Specificità per Altri Enti Previdenziali (Esempio Enpab)
Anche altri enti previdenziali, come l'Enpab per le biologhe e, per estensione, per i biologi padri in specifiche condizioni, prevedono indennità di maternità/paternità con regolamenti propri ma simili nelle logiche generali. Ad esempio, per le iscritte all'Enpab, l’indennità di maternità corrisposta è pari all’80% dei 5/12 del reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo dalla libera professionista nel secondo anno antecedente la data dell’evento. Se l'iscrizione all’Enpab o la cessazione dell’attività avviene nel corso del periodo di tutela, l’indennità di maternità verrà riconosciuta soltanto per la frazione di periodo per il quale sussiste l’obbligo di contribuzione.
Un aspetto rilevante è che l’indennità è riconosciuta anche nel caso di reddito negativo o pari a zero, stabilendo un minimo garantito. Tale minimo non può essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione calcolata nella misura dell’80% del salario minimo giornaliero stabilito per la qualifica di impiegato dalla Tabella A allegata al D.L. 29/07/1981 n. 402, convertito con modificazioni nella legge 26/08/1981 n. 537 (art. 70, comma 3 D.Lgs 151/2001). È importante notare, tuttavia, che l’indennità non potrà essere superiore a cinque volte l’importo minimo derivante dal comma 3, dell’art. 70 del D.Lgs 151/2001, ponendo un tetto massimo. Anche per i biologi padri, l'indennità è sostitutiva del reddito professionale e viene riconosciuta esclusivamente a coloro che esercitano attività professionale nelle diverse forme previste dall'art. 1 del Regolamento di disciplina delle funzioni di previdenza, escludendo chi ha aderito all'istituto della contribuzione volontaria.
In caso di affidamento o adozione, anche per gli iscritti Enpab, è possibile presentare istanza di indennità di maternità. L'indennità è corrisposta per un periodo di cinque mesi che comprende i due mesi precedenti la data di effettivo ingresso del bambino in famiglia e i tre mesi successivi, richiedendo la copia autentica del provvedimento di adozione o di affidamento preadottivo. Persino in caso di aborto spontaneo o terapeutico, verificatosi non prima del 3° mese di gravidanza, l'indennità spetta in misura intera qualora l'aborto avvenga dopo il compimento del 6° mese di gravidanza. Se invece l'aborto interviene dopo il compimento del 3° mese ma prima del 6°, l'indennità è corrisposta in misura ridotta, pari a 1/5 di quella dovuta. Nulla spetta qualora l'aborto intervenga prima del compimento del 3° mese di gravidanza. Non è obbligatorio astenersi dall’attività professionale (art. 71 del Decreto Legislativo n. 151/2001), permettendo ai liberi professionisti di continuare la propria attività se compatibile.

L'Assegno di Maternità dello Stato (INPS): Un Supporto per Lavoratori Atipici, Discontinui e in Casi Speciali del Padre
Accanto alle indennità specifiche per i liberi professionisti gestite dalle rispettive Casse, esiste un'altra importante forma di sostegno economico: l'Assegno di maternità per lavori atipici e discontinui, conosciuto anche come Assegno di maternità dello Stato. Questa prestazione previdenziale è a carico dello Stato ed è concessa ed erogata direttamente dall'INPS, come sancito dall'articolo 75 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Sebbene il nome richiami la "maternità", è fondamentale sapere che, in determinate circostanze, anche il padre può richiederlo, estendendo la tutela in situazioni di particolare necessità familiare.
Chi può richiederlo: Requisiti Generali e Specifici
Per richiedere questo contributo, occorre avere, in generale, la residenza in Italia. Per quanto riguarda la cittadinanza, il richiedente deve essere cittadino italiano o di uno stato dell'Unione Europea. I cittadini extracomunitari, invece, devono essere in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, o essere familiari titolari della "Carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea" (articolo 10, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30), oppure "Carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro" (articolo 17, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30), o essere titolari di permesso di soggiorno ed equiparati ai cittadini italiani, ai sensi dell’articolo 41, comma 1-ter, decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. Questi requisiti mirano a garantire che il beneficio sia destinato a chi ha un legame stabile con il territorio nazionale.
I requisiti specifici di natura contributiva sono i seguenti:
- Se si sta lavorando regolarmente: è necessario aver versato almeno 3 mesi di contributi per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti il parto o l'effettivo ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione nazionale o affidamento preadottivo, oppure ingresso in Italia in caso di adozione internazionale.
- Se si è in mobilità, disoccupati o in cassa integrazione: la richiedente (o il richiedente, se il padre rientra nei casi previsti) deve aver lavorato almeno tre mesi. Il periodo massimo tra la perdita del lavoro e la data del parto non deve essere superiore a 9 mesi. Se disoccupata, la madre (o il padre) deve aver lavorato almeno tre mesi e perso il diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali.
- In caso di licenziamento, anche volontario: sono richiesti almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi prima del parto.
- Nel caso di lavoratrici autonome in gestione separata: devono aver versato almeno 3 mesi di contributi nei 12 mesi precedenti l'inizio del congedo di maternità obbligatorio ordinario (cioè dell'8° mese di gravidanza) o del congedo di maternità anticipata in caso, ad esempio, di gravidanza a rischio.
Per i lavoratori autonomi, come artigiani o commercianti con Partita IVA, l’indennità di maternità/paternità offerta dall’INPS garantisce un sostegno economico durante il periodo di maternità o paternità. Questa è rivolta a lavoratori autonomi iscritti alla gestione speciale dell’INPS per artigiani e commercianti. È possibile verificare la propria posizione nel cassetto previdenziale INPS.
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Quando il Padre può Richiedere l'Assegno di Maternità dello Stato
L'articolo chiarisce che la richiesta dell'Assegno di maternità dello Stato può essere fatta in alternativa dal padre in situazioni specifiche e delicate, che sottolineano un cambiamento di paradigma nella tutela genitoriale. Queste circostanze includono:
- l'abbandono del figlio da parte della madre;
- l'affidamento esclusivo del figlio al padre;
- la separazione in caso di affido o adozione.
Inoltre, il padre può fare richiesta dell'assegno di maternità in caso di decesso della madre, a condizione che abbia riconosciuto il neonato o sia coniuge della donna adottante o affidataria preadottiva, e che la madre non abbia già usufruito dell'assegno. Per il padre, in questi casi, sono richiesti i medesimi requisiti contributivi sopra descritti per la madre, garantendo parità di condizioni di accesso.
Importo e Modalità di Richiesta
L’importo dell’assegno di maternità dello Stato è rivalutato ogni anno sulla base della variazione dell'indice ISTAT, assicurando che il valore del beneficio si adegui al costo della vita. Per ulteriori informazioni sui requisiti specifici e sugli importi aggiornati, si consiglia di consultare il sito INPS.
La domanda si deve presentare entro sei mesi (termine perentorio) dalla nascita del bambino o dall'effettivo ingresso del minore in famiglia nel caso di adozione o affidamento. Questo termine è cruciale per non perdere il diritto al beneficio. La domanda deve essere presentata all’INPS in modo telematico, utilizzando uno dei seguenti canali:
- WEB: servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite un'identità SPID, attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it - Entra in MyINPS);
- Contact Center integrato: al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento, secondo la tariffa del proprio gestore telefonico;
- Patronati: attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, che possono fornire assistenza nella compilazione e nell'invio della domanda.
L’INPS impiega fino a 55 giorni per elaborare la richiesta e procedere con il pagamento. Il termine per la definizione del provvedimento è stato fissato in 55 giorni dal Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi adottato dall’INPS ai sensi dell’art. 2 della legge n. 241/1990.
Per i periodi di maternità inerenti (totalmente o parzialmente) al 2022, l’indennità di maternità può essere chiesta per ulteriori tre mesi a partire dalla fine del periodo di maternità, a condizione che nell’anno precedente il reddito dichiarato risulti inferiore a 8.145 euro (incrementato del 100% dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati). Per ulteriori approfondimenti consultare la circolare INPS 3 gennaio 2022, n. 1.

L'Assegno di Maternità dei Comuni: Un Sostegno Locale Basato sull'ISEE
Un'altra importante misura di supporto economico per la genitorialità, che in specifici casi può essere richiesta anche dai padri, è l'Assegno di maternità di base, meglio conosciuto come Assegno di maternità dei Comuni. Questo è un contributo mensile concesso per 5 mesi per nascite, affidamenti preadottivi e adozioni senza affidamento. È destinato principalmente alle madri che non hanno accesso ad altre indennità di maternità e che presentano un ISEE inferiore ad una certa soglia. Sebbene il beneficio sia erogato dall'INPS, la richiesta e la verifica dei requisiti avvengono presso il Comune di residenza della madre, o del padre nei casi specifici. Questa prestazione è stata istituita dall'art. 66 della legge n. 448/98 con effetto dal 01.01.1999 ed è oggi disciplinata dal D.P.C.M. e dall'articolo 74 del d.lgs. n. 151/2001.
Requisiti e Destinatari
L'assegno spetta per ogni figlio nato o adottato sotto i 6 anni di età. È rivolto alle madri (anche adottanti o affidatarie) cittadine italiane, comunitarie ed extracomunitarie in possesso di un titolo di soggiorno idoneo. È cruciale che i richiedenti non abbiano alcuna copertura previdenziale per maternità oppure che l'abbiano entro un determinato importo fissato annualmente. Inoltre, non devono essere già beneficiari di altro assegno di maternità INPS ai sensi della legge 23 dicembre 1999, n. 488, per evitare sovrapposizioni.
Per accedere all'assegno, occorre essere in possesso di Certificazione ISEE in corso di validità che attesti una situazione economico-patrimoniale medio-bassa e comunque inferiore ai limiti stabiliti per legge. Ad esempio, per i nati nel 2025, il valore ISEE non deve essere superiore a Euro 20.382,90. Il valore dell'assegno e il limite ISEE vengono aggiornati annualmente in base agli indici ISTAT per tenere conto dell'inflazione. La presidenza del Consiglio dei ministri in data 9.2.2026 ha comunicato i valori rivalutati per il 2026 con la variazione dell'indice ISTAT pari allo 1,4%. Per il 2026, l'importo è pari a 413,10 euro e la soglia di ISEE massimo per accedere è pari a euro 20.668,26. Per i nati, affidati o adottati nel 2025, l'assegno è pari a 407,40 euro per cinque mensilità e, quindi, a 2037 euro complessivi.

Il Ruolo del Padre nell'Assegno di Maternità del Comune
Anche se l'assegno è comunemente associato alla madre, ci sono circostanze specifiche in cui il padre può richiederlo, specialmente in contesti di adozione o affidamento dove assume la figura genitoriale principale. I casi includono:
- Se è affidatario preadottivo: in caso di separazione dei coniugi avvenuta durante la procedura di affidamento preadottivo, al momento dell'affidamento deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre. Il minore deve trovarsi presso la famiglia anagrafica dell’affidatario e la madre non deve aver già fruito dell’Assegno.
- Se è padre adottante: nel caso di adozione senza affidamento durante la separazione dei coniugi, al momento dell'adozione deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre. Il minore deve trovarsi presso la famiglia anagrafica dell’adottante e la madre non deve aver già fruito dell’Assegno.
- Se è padre adottante non coniugato: in caso di adozione pronunciata solo nei suoi confronti, al momento dell'adozione deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre.
Queste previsioni legislative dimostrano l'intento di garantire il supporto economico a chiunque, indipendentemente dal genere, si trovi a ricoprire il ruolo di genitore primario in assenza di altre forme di sostegno.
Come Richiederlo: La Domanda al Comune
La domanda per l'Assegno di maternità dei Comuni va presentata entro sei mesi dalla nascita del bambino o dall'effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o in affido. Il termine è perentorio, quindi è fondamentale agire tempestivamente. La domanda deve essere inoltrata al Comune di residenza, che ha il compito di verificare la sussistenza dei requisiti di legge (articoli 17 e seguenti del D.Lgs. 151/2001 e altri riferimenti normativi locali).
Generalmente, alla domanda vanno allegati:
- La DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) oppure l'attestazione della dichiarazione sostitutiva ancora valida, contenente i redditi percepiti dal nucleo familiare di appartenenza nell'anno precedente. A seguito della riforma dell'ISEE, l'assegno di maternità rientra tra le prestazioni di sostegno al reddito rivolte a minorenni.
- Autocertificazione in cui si dichiara sotto la propria responsabilità:
- i requisiti richiesti dalla legge per la concessione dell'assegno (residenza, cittadinanza e così via);
- di non avere diritto per il periodo di maternità all'indennità di maternità dell'INPS ovvero alla retribuzione; diversamente, dev'essere indicato l'importo di tali trattamenti economici per il calcolo della eventuale differenza;
- di non avere presentato, per il medesimo figlio, domanda per l'assegno di maternità a carico dello Stato di cui all'art. 75 del D.Lgs. 151/2001.
Le cittadine non comunitarie, o i padri non comunitari che ne facciano richiesta, devono presentare agli uffici del Comune la carta di soggiorno o il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. È cruciale attivarsi tempestivamente per la richiesta di questi documenti, poiché le questure rilasciano la carta di soggiorno entro 90 giorni dalla richiesta. Pertanto, le madri extracomunitarie (e i padri nei casi previsti) che intendano richiedere l’assegno di maternità devono agire per tempo per non superare il termine di sei mesi dalla nascita o dall'ingresso in famiglia del minore.
Il regolamento può variare da Comune a Comune per alcuni dettagli procedurali, ma l'importo dell'assegno è uguale in tutti i Comuni e viene adeguato all'inflazione di anno in anno, così come il reddito massimo entro il quale si ha diritto a riceverlo. Il termine per la definizione del provvedimento è stato fissato in 55 giorni dal Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi adottato dall’INPS ai sensi dell’art. 2 della legge n. 241/1990.
Aspetti Comuni e Specificità Aggiuntive nel Sostegno alla Paternità
Il quadro delle prestazioni di maternità/paternità è complesso e include diverse sfaccettature che meritano attenzione per comprendere appieno i diritti dei padri. Oltre alle indennità e agli assegni già descritti, esistono situazioni particolari e regole comuni che trasversalmente influenzano l'accesso e la fruizione di tali benefici.
Adozione e Affidamento: Tempistiche e Decorrenza
Per le adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali, l’indennità spetta per cinque mesi a partire dall'ingresso in Italia del minore adottato o affidato. Questa specificità tiene conto delle peculiarità delle procedure internazionali, che spesso implicano un periodo di attesa prima dell'arrivo del bambino nel nuovo nucleo familiare. Per le adozioni e gli affidamenti in generale, l'assegno di maternità di base spetta per i minori adottati o in affido sotto i 6 anni di età.
Casi Particolari e Periodi Aggiuntivi
La legislazione riconosce la complessità della gravidanza e del post-parto, prevedendo estensioni e integrazioni delle indennità in casi specifici. Ad esempio, in base al decreto legislativo 20 giugno 2022, n. 105, le lavoratrici autonome hanno diritto all’indennità giornaliera anche per i periodi che precedono i due mesi prima del parto. Questo avviene “nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, sulla base degli accertamenti medici di cui all’articolo 17, comma 3” del decreto legislativo 151/2001 (come chiarito dalla circolare INPS 27 ottobre 2022, n. 122). Questi periodi possono estendersi a:
- periodi di gestazione antecedenti l’inizio del periodo di maternità nel caso l'Azienda Sanitaria Locale disponga (con provvedimento amministrativo e non con certificazione medica) l’interdizione anticipata dal lavoro per gravidanza a rischio (cfr. art. 17, comma 2, lettera a) del d.lgs. 151/2001);
- periodi che precedono l’inizio del periodo indennizzabile di maternità o periodi successivi al periodo indennizzabile di maternità (fino al settimo mese di vita del minore), nel caso l’Ispettorato territoriale del lavoro disponga l’interdizione anticipata/prorogata dal lavoro per mansioni incompatibili con la gravidanza (cfr. art. 17, comma 2, lettere b) e c) del d.lgs. 151/2001).
Per ulteriori approfondimenti consultare la circolare INPS 3 gennaio 2022, n. 1. Sebbene queste disposizioni siano primariamente pensate per la madre, esse possono indirettamente influenzare il nucleo familiare e, in alcuni casi, portare il padre ad assumere un ruolo più preponderante e, di conseguenza, a poter accedere a forme di sostegno.
Congedo di Paternità e Indennità Correlate
È importante distinguere l'indennità economica dal congedo di paternità in sé. Il congedo di paternità obbligatorio, retribuito per i lavoratori dipendenti, è un diritto autonomo del padre. Tuttavia, l'indennità di paternità per i liberi professionisti o la possibilità per il padre di accedere agli assegni di maternità dello Stato/Comuni emergono in scenari specifici, spesso legati alla non fruizione o all'assenza di diritto della madre.
I periodi indennizzabili di paternità, che decorrono dalla data in cui si verifica uno degli eventi sopra elencati (come morte o grave infermità della madre), durano quanto il periodo di maternità non fruito dalla madre lavoratrice. Questo meccanismo garantisce che il nucleo familiare non sia privato del sostegno economico complessivo a causa di eventi imprevisti. Il congedo di paternità, che decorre dalla data in cui si verifica uno degli eventi sopra elencati, dura quanto il periodo indennizzabile di maternità non fruito dalla madre lavoratrice. Per ulteriori approfondimenti consultare la circolare INPS 26 maggio 2003, n. 98.
Non Cumulabilità dei Benefici
Un principio fondamentale che governa il sistema degli assegni e delle indennità di maternità/paternità è quello della non cumulabilità. L’assegno di maternità dello Stato non è cumulabile con le altre prestazioni a sostegno della maternità percepite a qualsiasi titolo, salvo il caso in cui l’importo dello stesso non sia superiore a quello percepito per altre prestazioni già riscosse a titolo di maternità. Questo significa che, se il valore dell'Assegno di maternità dello Stato è maggiore, la differenza può essere corrisposta. Similmente, per l'assegno di maternità dei Comuni, i richiedenti non devono avere alcuna copertura previdenziale oppure devono averla entro un determinato importo fissato annualmente e non devono essere già beneficiari di altro assegno di maternità INPS. Queste regole sono volte a garantire che il sostegno sia mirato e che le risorse siano distribuite equamente tra chi ne ha bisogno, evitando doppie erogazioni per lo stesso evento.
In sintesi, la legislazione italiana ha compiuto passi significativi nell'includere i padri nel sistema di sostegno alla genitorialità, riconoscendo la loro importanza e le loro responsabilità. Che si tratti di indennità specifiche per liberi professionisti o della possibilità di accedere a forme di assegno tradizionalmente legate alla madre, i padri hanno oggi strumenti concreti per affrontare con maggiore serenità i momenti cruciali della vita familiare. È tuttavia essenziale informarsi accuratamente e agire nei tempi previsti per non perdere queste preziose opportunità. Per maggiori dettagli, si rinvia al sito dell’INPS dal quale i dati sopra riportati sono stati estrapolati.