L'arrivo di un figlio è un momento di profonda trasformazione per ogni nucleo familiare, portando con sé non solo gioie ed emozioni, ma anche nuove responsabilità di natura economica e organizzativa. In questo contesto, il sistema di welfare italiano prevede strumenti di sostegno specifici, volti a garantire la tutela della maternità anche a coloro che si trovano in condizioni di particolare fragilità o che non beneficiano di indennità erogate dagli enti previdenziali nel corso dell'attività lavorativa. Tra queste misure, assume un ruolo centrale l'assegno di maternità di base, noto comunemente come "assegno di maternità dei Comuni".

Che cos'è l'assegno di maternità dei Comuni
L'assegno di maternità di base, anche detto "assegno di maternità dei Comuni", è una prestazione assistenziale concessa dai Comuni e pagata dall'INPS (articolo 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151), istituito originariamente dall'art. 66 della legge n. 448/98 con effetto dal 01.01.1999. Si tratta di un contributo mensile concesso per 5 mesi per nascite, affidamenti preadottivi e adozioni senza affidamento.
Questo sostegno è rivolto specificamente alle madri che non hanno accesso ad altre indennità di maternità o che, pur lavorando, percepiscono trattamenti economici di entità inferiore rispetto a una determinata soglia. L'assegno di maternità dei Comuni non è una pensione, né una misura pensionistica, ma una prestazione economica a sostegno della genitorialità. È importante distinguere questa forma di aiuto da altre tipologie di sostentamento erogate dallo Stato, in quanto il suo scopo è la protezione del neonato e della madre in una fase delicata della vita familiare, garantendo una forma di sostegno al reddito che sia equa e accessibile.

I presupposti normativi e la rivalutazione economica
La disciplina di questo contributo si fonda su solide basi legislative, tra cui l'art. 66 della legge 448/1998 e l'articolo 74 del d.lgs. n. 151/2001. Uno degli aspetti fondamentali di questa misura è la sua dinamicità: l'importo, infatti, è uguale in tutti i Comuni, ma viene adeguato all'inflazione di anno in anno, così come il reddito massimo entro il quale si ha diritto a riceverlo.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con comunicato del 9 febbraio 2026, ha reso noti i valori rivalutati per l'anno in corso, tenendo conto della variazione dell'indice ISTAT, pari all'1,4%. Per il 2026, l'importo dell'assegno è fissato a 413,10 euro mensili, mentre la soglia di ISEE massimo per potervi accedere è pari a 20.668,26 euro. Questi parametri, soggetti a revisione annuale in base alle variazioni dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, garantiscono che il potere d'acquisto del contributo rimanga costante nel tempo, proteggendo le famiglie dall'erosione inflattiva.
Chi ha diritto all'assegno di maternità
L'assegno spetta per ogni figlio nato o adottato sotto i 6 anni di età. I soggetti destinatari di tale misura sono le madri disoccupate o le lavoratrici che, pur svolgendo un'attività, non hanno diritto ad altre indennità di maternità erogate dall'INPS. I richiedenti non devono avere alcuna copertura previdenziale oppure devono averla entro un determinato importo fissato annualmente. Inoltre, non devono essere già beneficiari di altro assegno di maternità INPS ai sensi della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
Per quanto riguarda i requisiti di cittadinanza e residenza, possono accedere al beneficio i cittadini italiani, i cittadini comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza, nonché i cittadini stranieri in possesso di specifici titoli di soggiorno. Le cittadine non comunitarie, in particolare, devono presentare agli uffici del Comune la carta di soggiorno o il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. È fondamentale ricordare che le questure rilasciano la carta di soggiorno entro 90 giorni dalla richiesta; pertanto, le madri extracomunitarie che intendano richiedere l’assegno di maternità devono attivarsi tempestivamente per non superare il termine di sei mesi, periodo entro il quale va presentata la domanda.
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Modalità operative e documentazione necessaria
Il Comune di Foggia, in quanto ente di residenza della madre, è il punto di riferimento per l'istruttoria della pratica. La domanda va presentata entro sei mesi dalla nascita del bambino o dall'effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o in affido. Il Comune verifica la sussistenza dei requisiti di legge e si occupa di trasmettere le informazioni necessarie all'ente pagatore, ovvero l'INPS.
Posto che è sempre consigliabile rivolgersi direttamente ai canali informativi del proprio Comune di residenza per ottenere indicazioni specifiche sui moduli in vigore, la documentazione necessaria comprende generalmente:
- La DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) o l'attestazione della dichiarazione sostitutiva ancora valida, contenente i redditi percepiti dal nucleo familiare di appartenenza nell'anno precedente.
- Un'autocertificazione in cui la richiedente dichiara, sotto la propria responsabilità, il possesso dei requisiti di legge (residenza, cittadinanza e così via).
- La dichiarazione di non avere diritto, per il periodo di maternità, all'indennità di maternità dell'INPS ovvero alla retribuzione; in caso contrario, dev'essere indicato l'importo di tali trattamenti economici per il calcolo dell'eventuale differenza spettante.
- La dichiarazione di non avere presentato, per il medesimo figlio, domanda per l'assegno di maternità a carico dello Stato di cui all'art. 75 del D.Lgs. 151/2001.
Struttura e tempi del procedimento amministrativo
Il procedimento amministrativo segue le regole generali dettate dalla legge 241/1990. Il termine ordinario per l’emanazione dei provvedimenti da parte dell'amministrazione comunale è stabilito in 30 giorni. Durante questo periodo, l'ufficio competente valuta non solo la completezza della documentazione, ma anche il rispetto delle soglie reddituali che, come anticipato, sono oggetto di un controllo annuale basato sui dati ISEE.
È importante comprendere che il sistema dei controlli mira a garantire l'equità della distribuzione delle risorse. I requisiti reddituali e di effettiva residenza vengono analizzati con cura, poiché la finalità è quella di supportare chi ne ha realmente bisogno, escludendo coloro che già beneficiano di altre forme di copertura previdenziale o che superano le soglie di reddito stabilite. Nonostante la complessità burocratica, la trasparenza del processo assicura che ogni madre in possesso dei requisiti possa ricevere il sostegno previsto dalla legge, contribuendo così a un welfare locale più solido e attento alle esigenze delle nuove famiglie.

Considerazioni finali sull'accesso al beneficio
Nell'affrontare la richiesta dell'assegno di maternità, è essenziale mantenere un approccio proattivo. La normativa nazionale funge da cornice di riferimento, ma l'attuazione avviene concretamente presso il Comune. Pertanto, qualora vi siano dubbi sulla compilazione della DSU o sulle scadenze temporali, la consultazione diretta con gli uffici competenti del Comune di Foggia rappresenta la via più rapida per evitare errori o ritardi.
Il corretto utilizzo di questo contributo statale, mediato dall'ente comunale, non solo allevia le difficoltà finanziarie nel primo semestre di vita del bambino, ma garantisce anche una maggiore serenità alla madre. Comprendere appieno la natura di questa prestazione permette di distinguere chiaramente gli ambiti di intervento dello Stato rispetto alle prestazioni previdenziali classiche legate al lavoro. L'assegno di maternità dei Comuni resta dunque un pilastro fondamentale nel sistema di tutela sociale, adattandosi costantemente al mutare del costo della vita e alle esigenze dei nuclei familiari che si affacciano a una nuova esperienza genitoriale.