L'assunzione di farmaci durante l'allattamento non dovrebbe essere considerata sempre incompatibile con la protezione della salute del neonato, anche perché, in alcuni casi, la mancata cura delle condizioni mediche della madre potrebbe rappresentare un rischio per il bambino e dovrebbe essere quantomeno approfondita da un medico. Una delle domande ricorrenti da parte delle mamme che allattano è come comportarsi se, a causa di un disturbo o di un malessere, si presenti il bisogno di assumere dei farmaci. In questo contesto, l'impiego dell'aspirina durante l’allattamento richiede un’attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio, poiché l’acido acetilsalicilico, seppur raramente, può causare gravi effetti indesiderati nel lattante. Seppur quasi tutti i farmaci possono passare nel latte materno, nella maggior parte dei casi il neonato ne assume una quantità molto bassa, che non comporta il rischio di effetti indesiderati. Tuttavia, l’assunzione di aspirina durante l’allattamento richiede cautela e una valutazione medica accurata, e in generale è controindicata durante il terzo trimestre di gravidanza e l’allattamento.

Analisi dell'Aspirinetta e controindicazioni specifiche
Non prenda Aspirinetta 100 mg compresse se è nell'ultimo trimestre di gravidanza o se sta allattando. L’acido acetilsalicilico è un farmaco appartenente alla classe dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e viene impiegata in vari contesti clinici: come analgesico per il dolore lieve o moderato, antipiretico per ridurre la febbre e antinfiammatorio. Non prenda Aspirinetta 100 mg compresse se è allergico all'acido acetilsalicilico o ad uno qualsiasi degli altri componenti di questo medicinale, o se è allergico ad altri analgesici, antipiretici o farmaci antinfiammatori non steroidei. L'aspirina è controindicata se soffre di ulcera gastroduodenale, se soffre di diatesi emorragica o di grave insufficienza cardiaca, epatica o renale. Inoltre, non deve essere assunta se soffre di deficit della glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD, enzima la cui assenza, geneticamente determinata, comporta una malattia caratterizzata da ridotta sopravvivenza dei globuli rossi, detta favismo). L'uso è vietato in caso di trattamento concomitante con metotrexato a dosi di 15 mg/settimana o più o con warfarin. È altresì controindicata se soffre d'asma o se ha sofferto in passato di asma indotta dalla somministrazione di salicilati o sostanze ad attività simile, se soffre di ipofosfatemia o di infezioni virali come ad esempio varicella o influenza, a causa del rischio di sindrome di Reye, una malattia che causa un danno al cervello e al fegato e colpisce bambini e adolescenti.
Prima di somministrare un qualsiasi medicinale deve adottare tutte le precauzioni utili a prevenire reazioni indesiderate: escluda l'esistenza di precedenti reazioni allergiche a questo o ad altri medicinali ed escluda l'esistenza delle altre controindicazioni o delle condizioni che possono esporre a rischio di effetti indesiderati potenzialmente gravi. In caso dubbio consulti il medico o il farmacista e non usi l'acido acetilsalicilico insieme ad un altro FANS o, comunque, non usi più di un FANS per volta. Informi il medico se si deve sottoporre ad un intervento chirurgico, anche di piccola entità come ad esempio l'estrazione di un dente, poiché l'impiego pre-operatorio può ostacolare l'emostasi intraoperatoria. È necessario avvertire il medico anche se deve eseguire una ricerca di sangue occulto, dato che l'acido acetilsalicilico può essere causa di sanguinamento gastrointestinale, o se ha problemi nella coagulazione del sangue o sta assumendo farmaci anticoagulanti. L'attenzione deve essere massima se soffre di malattie ai reni, cuore o fegato o se soffre di una malattia chiamata gotta.
Rischi legati alla gravidanza e allo sviluppo fetale
L’inibizione della sintesi delle prostaglandine può influire negativamente sulla gravidanza e/o sullo sviluppo embrio/fetale. Risultati di studi epidemiologici suggeriscono un aumentato rischio di aborto e di malformazione cardiaca e di gastroschisi dopo l’uso di un inibitore della sintesi delle prostaglandine, nelle prime fasi della gravidanza. Il rischio assoluto di malformazioni cardiache era aumentato da meno dell’1% fino a circa l’1,5%, ed è stato stimato che il rischio aumenta con la dose e la durata della terapia. Negli animali la somministrazione di inibitori della sintesi di prostaglandine ha mostrato di provocare un aumento della perdita di pre e post impianto e di mortalità embrio-fetale. Inoltre, un aumento di incidenza di varie malformazioni, inclusa quella cardiovascolare, è stato riportato in animali a cui erano stati somministrati inibitori di sintesi delle prostaglandine, durante il periodo organogenetico. Durante il primo e secondo trimestre di gravidanza, l’acido acetilsalicilico non deve essere somministrato se non in caso di effettiva necessità. Qualora farmaci contenenti acido acetilsalicilico siano usati da una donna che cerca una gravidanza, o durante il primo e il secondo trimestre di gravidanza, il trattamento dovrà essere il più breve possibile e la dose la più bassa possibile.
Dalla 20a settimana di gravidanza in poi, l'utilizzo di acido acetilsalicilico potrebbe causare oligoidramnios derivante da disfunzione renale fetale. Questa condizione potrebbe essere riscontrata poco dopo l'inizio del trattamento ed è in genere reversibile con l'interruzione del trattamento. Inoltre, sono stati riportati casi di costrizione del dotto arterioso in seguito al trattamento nel secondo trimestre, la maggior parte dei quali risolti dopo la sospensione del trattamento. In seguito all’esposizione all’acido acetilsalicilico per diversi giorni dalla 20a settimana di gestazione in poi, dovrebbe essere considerato un monitoraggio antenatale dell’oligoidramnios e della costrizione del dotto arterioso. In caso di oligoidramnios o costrizione del dotto arterioso, il trattamento con Aspirinetta deve essere interrotto. Durante il terzo trimestre di gravidanza, tutti gli inibitori della sintesi delle prostaglandine possono esporre il feto a tossicità cardiopolmonare, con chiusura prematura del dotto arterioso e ipertensione polmonare, e a disfunzione renale che può progredire ad insufficienza renale con oligo-idroamnios. La madre e il nascituro, alla fine della gravidanza, possono andare incontro a un possibile prolungamento del tempo di sanguinamento ed effetto antiaggregante che può manifestarsi anche a dosi molto basse, oltre all'inibizione delle contrazioni uterine risultanti in ritardo o prolungamento del travaglio. Conseguentemente, l’acido acetilsalicilico è controindicato durante il terzo trimestre di gravidanza.

Utilizzo pediatrico e sindrome di Kawasaki
Sebbene controindicata in allattamento, l'Aspirinetta trova impiego in ambito pediatrico per patologie specifiche sotto stretto controllo medico. Le compresse di Aspirinetta vanno di preferenza disgregate direttamente in acqua, oppure masticate e quindi deglutite con abbondante liquido. Per le dimensioni ridotte e il gradevole sapore di frutta, le compresse di Aspirinetta da 100 mg si possono far sciogliere in bocca, anche dai pazienti più piccoli. La dose raccomandata per i bambini di 1-3 anni è di 1 compressa 1-2 volte al giorno, per i bambini di 3-5 anni è di 1 compressa 3 volte al giorno, per i bambini di 5-11 anni è di 2 compresse 3 volte al giorno, e per i ragazzi di 11-15 anni è di 3 compresse 3 volte al giorno. Non superi mai le dosi consigliate e assuma il medicinale preferibilmente dopo i pasti principali, o, comunque, a stomaco pieno. In caso di sindrome di Kawasaki, il trattamento dovrebbe iniziare con una dose di 80-100mg/kg di peso corporeo al giorno, in 4 dosi singole, ed essere protratto fino al 14° giorno di malattia. Tale trattamento deve essere seguito da una dose giornaliera di 3-5-mg/kg di peso corporeo per 6-8 settimane. Dopo questo periodo, se ci sono evidenze di lesioni coronariche a livello dei vasi sanguigni del cuore, il trattamento può continuare indefinitamente. Utilizzi sempre il dosaggio minimo efficace e lo aumenti solo se non è sufficiente ad alleviare i sintomi.
Interazioni farmacologiche e rischi di associazione
L'effetto del trattamento può essere modificato se l'acido acetilsalicilico è assunto in concomitanza con altri medicinali. Non assuma Aspirinetta insieme a metotrexato o warfarin. Prenda Aspirinetta insieme a questi medicinali solo sotto stretto controllo del medico: inibitori selettivi del re-uptake della serotonina (SSRI), che possono aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale; ACE inibitori; acetazolamide; acido valproico; altri FANS esclusi quelli per uso locale; antiacidi; antiaggreganti piastrinici; trombolitici o anticoagulanti assunti per bocca o per iniezione. Gli antidiabetici, come insulina e ipoglicemizzanti orali, in combinazione con l'aspirina possono indurre ipoglicemia. Altre interazioni riguardano la digossina, i diuretici che possono aumentare il rischio di tossicità ai reni, la fenitoina, i corticosteroidi che possono aumentare il rischio di lesioni gastrointestinali, la metoclopramide, gli uricosurici come probenecid e benzbromarone, e lo zafirlukast. La somma degli effetti dell'alcol e dell'acido acetilsalicilico provoca un aumento del rischio di sanguinamento gastrointestinale. Inoltre, alcuni FANS, come l’ibuprofene e il naprossene, possono ridurre l’effetto di inibizione dell’aggregazione piastrinica dell’acido acetilsalicilico. L'uso concomitante di Aspirinetta, soprattutto in caso di terapia prolungata, può potenziare gli effetti e le manifestazioni secondarie di tutti gli antireumatici non steroidei.

Tossicità e gestione del sovradosaggio
La tossicità da salicilati può essere la conseguenza di un'assunzione cronica di dosi eccessive oppure di sovradosaggio acuto, potenzialmente pericoloso per la vita. L'avvelenamento cronico può essere insidioso dal momento che i segni ed i sintomi sono aspecifici. Una lieve intossicazione cronica, o salicilismo, si verifica in genere in seguito a utilizzo ripetuto di dosi considerevoli; tra i sintomi vi sono il capogiro, le vertigini, il tinnito (un suono o sibilo nell'orecchio), la sordità, la sudorazione, la nausea e il vomito, il mal di testa e lo stato confusionale. Questi sintomi possono essere controllati riducendo il dosaggio. La caratteristica principale dell'intossicazione acuta è una grave alterazione dell'equilibrio acido-base, che può variare con l'età e la gravità dell'intossicazione; nel bambino, la presentazione più comune è l'acidosi metabolica. I segni e sintomi del sovradosaggio lieve/moderato includono tachipnea, iperventilazione, alcalosi respiratoria, sudorazione, nausea, vomito, mal di testa e vertigini. In caso di sovradosaggio moderato/grave possono manifestarsi febbre, edema polmonare, insufficienza respiratoria, asfissia, aritmie, ipotensione, arresto cardiocircolatorio, disidratazione, oliguria fino ad insufficienza renale, chetosi, iperglicemia o grave ipoglicemia, sanguinamento gastrointestinale, ulcera gastrica, coagulopatia, encefalopatia e depressione del sistema nervoso centrale con manifestazioni variabili dalla letargia e confusione fino al coma e alle convulsioni, edema cerebrale e danni al fegato.
La gestione di un'intossicazione da acido acetilsalicilico è determinata dall'entità, dallo stadio e dai sintomi clinici di quest'ultima, e deve essere attuata secondo le tecniche convenzionali di gestione degli avvelenamenti. Le misure principali consistono nell'accelerazione dell'eliminazione della sostanza e nel ripristino dell'equilibrio elettrolitico e acido-base. In caso di emergenza si può tentare di favorire l'eliminazione dell'acido acetilsalicilico assunto per via orale attraverso la somministrazione di carbone attivo o l'esecuzione di una lavanda gastrica. Può essere necessaria la gestione dei liquidi e degli elettroliti e la diuresi alcalina forzata. L'acido acetilsalicilico è dializzabile. A dosaggi elevati possono comparire anche anemia da carenza di ferro, alterazioni del gusto ed eruzioni cutanee, prurito, congiuntivite, anoressia, riduzione dell'acuità visiva e sonnolenza. Raramente possono manifestarsi anemia aplastica, agranulocitosi, coagulazione intravascolare disseminata, pancitopenia, leucopenia, trombocitopenia, eosinopenia, porpora, eosinofilia associata all'epatotossicità, tossicità renale ed ematuria.
Importanza dell'allattamento al seno e benefici biologici
L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il latte materno l’alimento ideale per il corretto sviluppo del bambino nei primi due anni di vita ed oltre, se mamma e bimbo lo desiderano, e raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita. Molti sanno quanto il latte materno rappresenti il nutrimento ottimale per il neonato e quanto contribuisca in modo essenziale alla sua crescita sana e al pieno sviluppo delle sue potenzialità biologiche. I benefici derivanti dall’allattamento al seno per la salute del bambino e della mamma sono numerosi, per esempio: la diminuzione del rischio di infezioni e di allergie per il bambino, la riduzione del rischio di tumore al seno e alle ovaie per la madre e il rafforzamento dell’importante legame tra mamma e bebè. Purtroppo, oggi è ancora diffusa la convinzione che non si possano assumere farmaci in allattamento, anche se in realtà non è così. Raramente le terapie richiedono una sospensione (temporanea o definitiva) dell’allattamento. La prudenza nell'assunzione di un farmaco deve essere maggiore per trattamenti cronici o prolungati nel tempo e nel corso dei primi mesi di vita del bambino. Dopo lo svezzamento, le mamme che continuano ad allattare al seno possono essere ancora più tranquille, perché i casi di medicinali controindicati sono del tutto eccezionali, come alcuni antitumorali o farmaci radioattivi utilizzati per la scintigrafia.

Gestione di febbre e dolore con alternative sicure
In caso di dolore o febbre durante l’allattamento, è preferibile optare per farmaci con un profilo di sicurezza più favorevole rispetto all'aspirina. Il paracetamolo, conosciuto più comunemente come tachipirina, è il farmaco maggiormente indicato in caso di febbre. Passa nel latte in basse quantità ed è utilizzato anche nel neonato; la quantità che il bimbo potrebbe assumere attraverso il latte della mamma è trascurabile rispetto a quella che gli verrebbe somministrata direttamente per la febbre. Tra i farmaci antinfiammatori non steroidei, quello maggiormente consigliato in caso di mal di gola in allattamento è l’ibuprofene, presente nel latte in concentrazioni trascurabili. Anche il diclofenac può essere utilizzato, mentre occorre evitare l’acido acetilsalicilico perché può causare gravi effetti indesiderati nel lattante. Per disturbi respiratori, è utile bere molto, preferibilmente liquidi caldi come latte o tisane, umidificare l’ambiente, e fare lavaggi nasali o aerosol con soluzione fisiologica. Per quanto riguarda le allergie, gli antistaminici sono farmaci sicuri; per l’asma l’uso di spray o aerosol non comporta praticamente assorbimento di farmaci nel sangue, meno che mai perciò passaggio nel latte. Spesso l’uso di farmaci negli allergici può essere diminuito ricorrendo a semplici accorgimenti: lavare occhi e naso spesso con soluzione fisiologica, cambiarsi spesso d’abito per non tenere i pollini addosso.
Disturbi comuni nel post-partum: emorroidi e stipsi
Le emorroidi sono frequenti dopo il parto. Per ridurre il dolore e l’irritazione è utile cercare di rendere più morbide le feci bevendo molti liquidi, assumendo alimenti ricchi di fibre e facendo bagni tiepidi per una decina di minuti. Se il dolore è intenso, si può assumere il paracetamolo o applicare localmente pomate contenenti anestetici locali. In alternativa, esistono pomate contenenti elicriso o sostanze rinforzanti la circolazione sanguigna. Per la stipsi, il primo approccio per ripristinare la regolarità dell’intestino è bere molti liquidi, assumere alimenti ricchi di fibre come frutta e verdura, e svolgere attività fisica. Se la stipsi diviene molto fastidiosa, si possono utilizzare farmaci che non vengono assorbiti dall’intestino, come i lassativi osmotici, ad esempio lattulosio o macrogol, presenti in commercio sotto forma di sciroppo o bustine. Anche i semi di psillio (Plantago Ovata), sia interi che frantumati, da assumere a stomaco vuoto seguiti da 2-3 bicchieri di acqua, nel medio periodo aiutano a ripristinare l’equilibrio intestinale. L'uso di lassativi a base di fibre vegetali che creano massa è indicato solo per pochi giorni.
Cure dentarie, infezioni e mastite
È possibile farsi curare dal dentista mentre si allatta. I farmaci somministrati per l’anestesia locale sono poco assorbiti dall’organismo ed eliminati in breve tempo, e il loro impiego è considerato compatibile con l’allattamento. Inoltre, se necessari, ci sono antidolorifici come paracetamolo o ibuprofene e antibiotici che possono essere assunti mentre si allatta. Anche le radiografie sono compatibili con l’allattamento. Per quanto riguarda le infezioni, le mamme che allattano possono andare incontro a mastite, un’infezione della ghiandola mammaria che si manifesta con il rigonfiamento del seno, dolore e febbre. La mastite può essere prevenuta attaccando correttamente il bambino al seno, svuotandolo completamente. Se mal gestita, la mastite può causare l’interruzione dell’allattamento. Per la gestione di questo disturbo solitamente la terapia prevede l’assunzione di antibiotici e antinfiammatori come l’ibuprofene. Una routine utile ed efficace è rappresentata dall’applicazione di impacchi freddi tra una poppata e l'altra, e di un impacco caldo pochi minuti prima di allattare. Anche nel caso di altre infezioni batteriche, come otite o faringotonsillite, esistono farmaci antibiotici che possono essere utilizzati in allattamento, sempre su consiglio e prescrizione del medico.
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Cortisone e malattie croniche in allattamento
Sono pochi gli studi solidi che hanno affrontato il problema del cortisone assunto in allattamento. Oggi il cortisonico su cui si trovano più evidenze è il prednisone. Questo farmaco, se assunto a dosi limitate, non provoca particolari effetti collaterali, e per questo motivo non è consigliata la sospensione dell'allattamento se si devono effettuare cicli brevi di trattamento. Resta comunque necessaria la prescrizione del proprio medico curante. Anche per molte malattie croniche, come ipertensione, epilessia, diabete o malattia reumatica, ci sono farmaci che possono essere assunti in allattamento: il medico o lo specialista sapranno indicare la cura più adatta. In caso di scintigrafie che usano mezzi di contrasto radioattivi potrebbe essere necessario sospendere temporaneamente l’allattamento, eliminando il latte; è fondamentale chiedere informazioni al medico che effettua l’esame. L'uso di farmaci immunodepressivi come ciclosporina o tacrolimus richiede cautela per il rischio di nefrotossicità.
Il caso del favismo e considerazioni degli esperti
Un tema di grande interesse è il favismo, una malattia dovuta alla carenza o al non perfetto funzionamento di un enzima chiamato glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD). Questo enzima è contenuto nei globuli rossi e serve a proteggerli dai danni causati da alcune sostanze che possono formarsi nel corso dei processi metabolici. Secondo l'IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, l’acido acetilsalicilico non è tra i farmaci che hanno una controindicazione assoluta in chi soffre di favismo. Nel caso di un lattante con favismo, i farmaci da non assumere da parte della mamma che allatta sono quelli con un rischio documentato di causare anemia emolitica in caso di deficit di G6PD, come per esempio alcuni farmaci antimalarici e gli antibiotici sulfamidici. Ancora oggi le mamme in allattamento che necessitano di una terapia farmacologica sono spesso lasciate sole, ma in molti casi è possibile curarsi e allattare senza rischi se adeguatamente informate.

Quando consultare il pediatra
Consulta il pediatra se, mentre allatti e stai assumendo un farmaco, il bambino presentasse episodi di vomito, diarrea, o avesse difficoltà ad attaccarsi al seno, eccessiva sonnolenza o eccessiva agitazione. Questi effetti potrebbero essere dovuti al farmaco. È importante prestare attenzione anche alla chiusura della fontanella centrale anteriore, che avviene in media tra i 10 e i 18 mesi di vita; se avviene molto prima è necessario tenere sotto controllo la misura della circonferenza cranica. In caso di morsi di zecca, quanto prima si rimuove la zecca dalla pelle tanto più diminuisce il rischio che possa trasmettere infezioni come la TBE e la malattia di Lyme. Per il benessere del microbiota intestinale della madre, i fermenti lattici non sono controindicati in gravidanza o allattamento, ma l'ideale è seguire un'alimentazione sana. Se lei è una persona anziana, specialmente al di sopra dei 75 anni, presenta un maggiore rischio di effetti indesiderati gravi legati all'uso di acido acetilsalicilico. Inoltre, a causa della possibile insorgenza di vertigini, l'Aspirinetta può compromettere la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari.
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