La classificazione degli animali non è cosa semplice. Sono tanti i casi che possono creare dubbi e altrettanto frequenti sono i casi in cui utilizziamo un termine in maniera impropria per indicare un animale. Sul cavallo ci sono pochi dubbi, tutti lo conosciamo e lo sappiamo ben identificare. Si inizia invece a generare confusione quando si comincia a parlare di mulo, asino e anche di bardotto. Mulo e bardotto sono animali che derivano da incroci fra cavalli e asini. Pur essendo molto simili tra loro, si tratta in realtà di tre animali diversi. Per distinguerli occorre sapere chi sono i loro “genitori”. Mulo e bardotto sono entrambi ibridi equini. L'asino è una specie animale a sé stante, appartiene alla famiglia degli Equidi (Equus asinus) e non deriva da nessun incrocio.

Il Mulo: L'Ibrido per Eccellenza
Il mulo nasce dall’accoppiamento fra un asino stallone e una giumenta, la femmina di cavallo. Si tratta del più antico e noto ibrido di mammifero, allevato da tempi antichissimi e diffuso in diverse parti del mondo, dall'Africa all'Asia, passando per il Mediterraneo e l'America. Il mulo viene allevato grazie all’intervento dell’uomo, a cui in passato serviva la rusticità dell’asino ma anche la forza del cavallo. Traendo vantaggio da una regola genetica chiamata "vigore dell'ibrido" o eterosi, questo animale si è rivelato un compromesso ideale: vive più a lungo dei cavalli, richiede meno cibo ed è più bravo degli asini ad attraversare terreni pericolosi.
Caratteristiche Morfologiche e Funzionali
L'aspetto esteriore del mulo varia a seconda delle razze di cavalli e asini che si accoppiano. Generalmente, il mulo rispetto all’asino ha dimensioni maggiori, mentre rispetto al cavallo ha testa e zampe in proporzione più grandi e massicce e orecchie più allungate. Le orbite oculari sono tipicamente asinine, di colore chiaro. L’incollatura è corta, la criniera scarsa e il ciuffo del tutto assente. Il mantello è spesso uguale a quello della madre, la giumenta.
Una delle peculiarità più celebri riguarda la conformazione delle scapole: essendo più simili a quelle dell’asino, il mulo può trasportare grandi pesi direttamente sulla groppa. Questa caratteristica ne ha permesso l’uso da soma, specialmente in montagna. I muli, inoltre, sono considerati più intelligenti e riflessivi dei cavalli. Nell’esercito questi animali erano suddivisi in classi a seconda delle principali caratteristiche fisiche quali altezza al garrese, forza fisica e resistenza.
Il Bardotto: L'Altro Volto dell'Ibridazione
Il bardotto è un ibrido equino generato dall’incrocio di un cavallo stallone con una femmina di asino. Se il mulo è l'unione tra asino e cavalla, il bardotto rappresenta l'inverso. Nonostante siano fisicamente simili ai muli, si osserva che il bardotto sia morfologicamente più simile al cavallo: possiede un corpo leggermente arrotondato, in particolare presso l’estremità della groppa, ed è in genere più piccolo del mulo. Le sue orecchie sono un po’ più lunghe che nel cavallo, anche se in media sono più corte che nel mulo.
Il bardotto nitrisce come un cavallo, a differenza del mulo che raglia come un asino. Il suo mantello molto spesso è chiaro, quasi bianco, anche se tutte le combinazioni di colori sono possibili. Storicamente, il bardotto era conosciuto in Mesopotamia come animale da traino e, nel corso del Novecento, è stato impiegato dai ranghi militari per il trasporto pesante, soprattutto armi, munizioni e vettovagliamento. Oggi, invece, i bardotti sono allevati raramente e quasi esclusivamente per la qualità della carne.
La Questione della Fertilità: Un Mistero Genetico
Mulo e bardotto sono ibridi generalmente sterili a causa del loro corredo cromosomico dispari. Il cavallo ha 64 cromosomi e l’asino ne ha 62, quindi un ibrido rimane con 63 cromosomi, un numero irregolare che non può essere diviso in coppie. Ciò dovrebbe impedire a un mulo o a un bardotto di riprodursi, frenando la divisione cellulare durante la meiosi.
Tuttavia, la biologia riserva delle sorprese. Anche se la sterilità è la norma, sono stati documentati casi storici di mule e bardotte riprodottesi. Alcuni studi scientifici, in particolare in Cina nel 1988 e negli Stati Uniti nel 1989, hanno mostrato che la riproduzione di questi animali è possibile, anche se rara. Il fatto che la prole sia sopravvissuta suggerisce la vicinanza genetica estrema delle specie Equus caballus e Equus asinus. Benché nessuno studio porti sulla fertilità dei maschi, la possibilità non è da scartare, sebbene sia estremamente remota.
Aneuploidie ed anomalie cromosomiche
Le Difficoltà nell'Allevamento dei Bardotti
Mentre l'allevamento del mulo è stato storicamente florido - si pensi ai famosi muli martinesi pugliesi, incroci tra cavalle murgesi e asini di Martina Franca - quello del bardotto presenta ostacoli naturali significativi. Numerose ragioni pongono freno alla nascita dei bardotti. Innanzitutto, il rituale d’accoppiamento degli asini, durante il quale il maschio morde la femmina e raglia, sembra frenare l’accoppiamento di un cavallo con un’asina. Inoltre, i cavalli si rifiutano spesso di montare un’asina.
Per superare tali barriere, spesso lo stallone viene preparato a ciò fin dalla nascita, facendolo crescere in mezzo a soli asini, separato dal branco di cavalli immediatamente dopo il parto. Un'ulteriore problematica risiede nella fertilità: negli incroci, la fertilità delle asine risulta inferiore a quella delle cavalle, rendendo il concepimento del bardotto più complesso rispetto a quello del mulo.

Storia e Immaginario Collettivo
Il mulo, in particolare, è stato protagonista di una storia gloriosa. Già utilizzato nell'Antico Egitto intorno al 3000 a.C., divenne fondamentale per gli Assiri nel I millennio a.C. per il loro efficiente sistema postale imperiale. Omero li cita diffusamente nell'Iliade, testimoniando un legame millenario tra l'uomo e questo ibrido. Nel corso del tempo, la fama dei muli si è estesa a tal punto da comparire persino in alcuni film americani particolarmente famosi, come la serie degli anni '50 dedicata a "Francis, il mulo parlante".
Il legame con il mondo militare è stato altrettanto profondo, specialmente in Italia con il Corpo degli Alpini. I muli sono stati compagni insostituibili per il trasporto di armi e munizioni in ambienti impervi. Con la riforma del Corpo, gli ultimi muli furono venduti all'asta nel 1993. L'ultimo di questi, Iroso, è diventato un simbolo di un'epoca, morendo per cause naturali nel 2019 all'età di 40 anni. Oggi, l'utilizzo di questi animali è diventato scarso sia in montagna che in ambito agricolo, lasciando spazio a una visione del mulo e del bardotto come figure affascinanti, custodi di una rusticità e di una forza che hanno segnato il progresso umano per millenni.