Significato clinico delle arterie uterine alte in gravidanza: cause, rischi e gestione

La gestione di una gravidanza fisiologica richiede un delicato equilibrio tra la serenità necessaria per vivere questo evento naturale e l'attenzione vigile verso alcuni parametri di valutazione clinica. Tra questi, la flussimetria delle arterie uterine occupa un posto di rilievo. L'alterazione delle resistenze in tali vasi non rappresenta necessariamente una condizione patologica in senso stretto, quanto piuttosto un segnale, un "indice di rischio" che merita un approfondimento per garantire il benessere di madre e feto.

rappresentazione schematica della circolazione placentare e uterina

Che cos'è la flussimetria e come funziona

Ad un certo punto della vostra gravidanza, il ginecologo potrebbe farvi eseguire una flussimetria, un esame che ha l’obiettivo di controllare il flusso di sangue in particolari arterie e il funzionamento della placenta. Non si tratta di un test di routine, ma viene prescritto per cercare di individuare in modo precoce alcuni problemi della mamma oppure del bambino.

Come per tutte le ecografie, la flussimetria impiega l’azione degli ultrasuoni per valutare il flusso del sangue nelle vene e nelle arterie, la sua quantità e la velocità. Proprio per il fatto che viene eseguita con ultrasuoni, la procedura è assolutamente innocua per la donna incinta e per il feto. In caso di necessità, può essere ripetuta senza alcun rischio. La flussimetria viene anche chiamata Doppler perché sfrutta l’omonimo effetto, importantissimo per studiare le patologie a carico del sistema cardiocircolatorio.

Esistono due forme principali di questo monitoraggio: la flussimetria materna e quella fetale.

La flussimetria materna: le arterie uterine

La flussimetria materna delle arterie uterine viene fatta in genere tra la 17esima settimana di gravidanza e la 23esima settimana di gravidanza. Non viene prescritta a tappeto a tutte le mamme, ma solo a quelle che hanno delle problematiche di salute o potrebbero andare incontro a rischi di vario tipo.

Questo esame valuta il flusso sanguigno in direzione dell’utero. Le arterie uterine sono, di fatto, i canali che portano il sangue dalla mamma alla placenta. Il concetto base è paragonabile all'adattamento dei vasi dell'utero alla presenza della placenta: questo adattamento porta all'aumento della portata ematica, un po' come aumentare il diametro dei tubi ad un edificio che raddoppia il numero dei piani. Se questo fenomeno non avviene, o avviene parzialmente, l'indice di resistenza risulta più alto della norma.

Rischi associati all'aumento delle resistenze

L'alterazione delle resistenze delle arterie uterine può avere ripercussioni sulla salute materna e fetale. Un indice di resistenza delle arterie uterine elevato comporta, statisticamente, circa il 30% delle possibilità che si instauri un difetto di accrescimento del feto (IUGR) e/o di un'ipertensione arteriosa della gestante.

È stato dimostrato che un’alterazione dei flussi uterini è associata ad un alto rischio di complicanze nel terzo trimestre di gravidanza, tra cui la gestosi e il ritardo di crescita intrauterino. Se il flusso non è ottimale, l’ossigenazione ne risente, la placenta non lavora bene e, a cascata, il piccino cresce più lentamente, un fenomeno potenzialmente pericoloso che richiede monitoraggio.

infografica sui rischi legati alle alterazioni vascolari in gravidanza

La flussimetria fetale: il benessere del bambino

Con la flussimetria fetale, vengono analizzate le arterie ombelicali (che trasportano il sangue dal feto alla placenta, attraverso il cordone ombelicale) e l’arteria cerebrale media o il dotto venoso (presente solo nel feto e porta il sangue dalla placenta al cuore). Solitamente si esegue dalla 32esima settimana di gravidanza in poi, talvolta in concomitanza con l’ecografia del terzo trimestre.

Attraverso l’analisi del flusso sanguigno del cordone ombelicale e di altri organi del feto, si verifica se il bambino riceve sufficienti quantità di ossigeno e di nutrienti di cui ha bisogno attraverso la placenta. Se questo non avviene, si può ipotizzare un malfunzionamento placentare. In questo caso, la situazione va monitorata costantemente e in maniera precisa, a volte anticipando anche il parto.

Indicazioni cliniche per l'esame

In alcune circostanze la flussimetria diventa uno strumento diagnostico indispensabile. I casi più frequenti includono:

  • Ritardo della crescita fetale.
  • Malattie o malformazioni fetali (come quelle cardiache).
  • Preeclampsia o rischio di sua insorgenza (ad esempio, in donne che l’hanno avuta in precedenti gravidanze).
  • Patologie sistemiche materne come diabete gestazionale o ipertensione cronica.

È bene distinguere questi esami dai "Doppler fetali" casalinghi, apparecchi in commercio che servono solo a far sentire il battito cardiaco. Non hanno nulla a che vedere con la flussimetria clinica, sono strumenti che nascono per tranquillizzare ma che, spesso, possono diventare una grandissima fonte di stress se non si riesce a sentire il cuoricino del piccolo.

Ipertensione in gravidanza: ruolo del doppler utero-placentare

Gestione e interpretazione dei risultati: il caso della cardioaspirina

Anche sulla gestione delle arterie uterine "alte" non vi è univocità di comportamento: alcuni specialisti si limitano solamente ad osservare la donna con una frequenza maggiore, altri instaurano una terapia preventiva con aspirinetta e/o eparina a basso peso molecolare.

L'uso della cardioaspirina risponde allo scopo di rendere il sangue "più fluido", grazie all'effetto sui tempi e le caratteristiche della coagulazione, e quindi di migliorare la circolazione placentare. Tuttavia, il ricorso a questa terapia è oggetto di discussioni tra esperti: non sempre vi è una chiara evidenza della sua efficacia risolutiva. Spesso, il consiglio migliore per la paziente è quello di affidarsi al proprio ginecologo, evitando di cercare diagnosi o pareri medici su internet, che possono alimentare ansie inutili.

Il ruolo della serenità e l'importanza del monitoraggio

Nella gestione di questi parametri è fondamentale mantenere la calma. Ad esempio, nel caso in cui una donna monitori la pressione arteriosa 2-3 volte al giorno, rischia di innescare una sorta di psicosi. Una misurazione 2-3 volte a settimana è spesso sufficiente e fornisce dati più che validi per il medico curante.

Allo stesso modo, riscontri ecografici isolati, come una lieve ectasia dei bacinetti renali (spesso definita un "soft marker"), devono essere inseriti nel contesto generale della salute fetale. Se tutti gli altri esami, come il test combinato (Tritest/Scatest), sono negativi, spesso tali riscontri perdono rilevanza clinica, rimanendo appunto "soft".

La flussimetria delle arterie uterine esprime l'adattamento dei vasi dell'utero alla presenza della placenta. Se i valori non sono ottimali, occorre un'osservazione più attenta della gravidanza e un'alimentazione corretta per evitare il sovrappeso e ogni altro rischio, eliminando abitudini nocive come il fumo. Spesso, ad un controllo successivo, si assiste alla normalizzazione di questi valori. Ogni decisione terapeutica va demandata al medico di fiducia, che valuterà il quadro clinico complessivo della paziente, senza lasciarsi influenzare da timori generici verso i farmaci prescritti o da interpretazioni frammentarie dei referti ecografici.

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