La questione dell’interruzione volontaria di gravidanza negli Stati Uniti ha subito, negli ultimi anni, una trasformazione radicale che ha riportato al centro del dibattito pubblico e giuridico il delicato equilibrio tra autonomia individuale, tutela della vita e competenze statali. In questo contesto, l'Arizona si è trovata al centro di una tempesta politica e giudiziaria, emblematica di un Paese spaccato sulle libertà riproduttive dopo il superamento della storica sentenza Roe v. Wade.

Il ripristino di una norma del XIX secolo e l'abrogazione
Il Senato dell'Arizona ha votato per l'abrogazione di una legge del 1864 che vietava l'aborto. Si tratta dell'ultimo grande sforzo guidato dai democratici per cancellare la legge dai regolamenti statali. Due repubblicani si sono uniti ai democratici del Senato per sostenere la legge di abrogazione, che la scorsa settimana era passata per poco alla Camera. La legge, antecedente alla nascita dello Stato, impedisce l'aborto dal momento del concepimento, senza eccezioni per lo stupro o l'incesto. Il governatore Katie Hobbs, democratica, ha salutato il risultato e si appresta a formalizzare l'abrogazione della legge.
Il mese scorso la norma è stata ripristinata dopo che la Corte Suprema dell'Arizona ha stabilito che il divieto poteva essere applicato in seguito all'annullamento della sentenza Roe v. Wade da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti nel giugno 2022, una sentenza storica che ha annullato il diritto all'aborto a livello nazionale. Per i repubblicani che si apprestano ad affrontare le elezioni autunnali, il divieto ha rappresentato un grande dilemma politico, con i legislatori in bilico tra la base conservatrice del partito e gli elettori più moderati che hanno definito draconiana la legge precedente alla guerra civile.
Alcuni repubblicani di spicco, tra cui l'ex presidente Donald Trump e l'ex governatore dell'Arizona Doug Ducey, hanno preso le distanze dalla legge, suggerendo che non era al passo con gli elettori dello Stato. La legge di abrogazione è stata approvata mercoledì per 16-14 dopo che due repubblicani, Shawnna Bolick e TJ Shope, hanno abbandonato la linea del loro partito, votando sì alla legge di abrogazione.
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Critiche e prospettive future
Gli attivisti anti-aborto hanno condannato i due politici, criticando quello che hanno descritto come cinismo politico. «Questo modello di irresponsabilità e codardia sarà emulato in tutta la nazione da altri repubblicani opportunisti che indossano volentieri il mantello pro-vita per i dollari dei donatori, ma pugnalano alle spalle il movimento quando è il momento di agire», ha dichiarato Chanel Prunier, vicepresidente degli affari politici del gruppo anti-aborto Students for Life Action.
Se l'abrogazione sarà firmata dal governatore Hobbs, gli aborti in Arizona saranno regolati dalla legge del 2022, che vieta gli aborti dopo le 15 settimane di gravidanza, con eccezioni solo in caso di emergenza medica. Non ci sono eccezioni per lo stupro o l'incesto. Tuttavia, le cose potrebbero cambiare a novembre, quando i cittadini dell'Arizona dovrebbero votare su un quesito elettorale che garantirebbe l'accesso all'aborto fino alla 24esima settimana di gravidanza. Iniziative elettorali simili in Stati controllati dai repubblicani, dopo l'annullamento della Roe, hanno tutte portato alla vittoria del movimento pro-aborto.
L'impatto regionale: il caso Florida
Intanto, in Florida è entrato in vigore il divieto di aborto dopo sei settimane di gestazione con pochissime eccezioni. La nuova legge sostituisce il precedente divieto di 15 settimane e costringerà molte cittadine dello Stato a recarsi altrove per sottoporsi alla procedura di interruzione della gravidanza. Gran parte degli Stati della regione hanno anch'essi varato leggi altrettanto restrittive dopo la sentenza della Corte Suprema del 2022. La Florida, il terzo Stato dell'Unione per popolazione, ospita circa 50 cliniche che l'anno scorso hanno praticato circa 84mila aborti, di cui 8mila su donne provenienti da altri Stati. Fino al luglio del 2022, in Florida era possibile l'interruzione di gravidanza fino alla 24esima settimana.

Il quadro giuridico: Common Law vs. Civil Law
Nel paesi di Common Law, come appunto il sistema americano (diverso dal nostro, che si basa sul Civil Law), il giudice è obbligato a conformarsi alle decisioni adottate nelle sentenze (i “precedenti”) nel caso in cui debba decidere su una questione identica già trattata. I precedenti, individuati con il nome delle parti del caso, sono, dunque, fonti normative che vincolano i giudici nelle decisioni successive. La decisione - adottata dalla Corte Suprema attualmente composta da giudici a maggioranza conservatrice - è stata resa sul caso Dobbs vs Jackson Women’s Health Organization, in cui si dibatteva della costituzionalità di una legge del Mississippi del 2018 che vieta l'aborto dopo le prime 15 settimane di gravidanza, salvi i casi straordinari. Giunto il caso alla Suprema Corte, dando ragione al Mississippi, i giudici ribaltavano la decisione Roe vs. Wade.
In particolare, nel 1973 la Suprema Corte, sul caso di una donna sposata a 16 anni con un uomo violento dal quale aveva avuto due figli, che voleva interrompere la terza gravidanza, riconosceva il diritto di quella donna di scegliere sul proprio corpo e sulla propria vita con tutela costituzionale dell'aborto a livello, dunque, centrale e federale. L'allora Giudice Ginsburg affermava però che le motivazioni sulla base delle quali tale importante decisione fosse stata resa dalla Corte la rendeva debole e attaccabile, basandosi la stessa sul diritto alla privacy quale diritto alla libera scelta nella sfera intima, ai sensi del quattordicesimo emendamento. Da adesso in poi, dunque, il diritto di portare a termine la gravidanza dipende dallo Stato - liberale o conservatore - in cui la donna vive e dalle condizioni economiche delle donne che scelgono di abortire.
Questa decisione ha alimentato il dibattito anche in Italia, dove l'interruzione volontaria di gravidanza è regolamentata dalla legge 194/1978. Infatti, per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, si richiede che la donna accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.
Privacy, tecnologia e sorveglianza digitale
Secondo gli esperti, la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, oltre a invalidare il diritto federale all'interruzione di gravidanza, è anche un attacco al diritto alla privacy degli americani, strettamente legato al caso Roe v Wade, basato proprio sul diritto alla privacy garantito dalla clausola del giusto processo contenuta nel XIV emendamento della Costituzione. Invalidare il caso Roe v. Wade significa di fatto minare il diritto alla privacy degli americani, diritto che è stato usato per proteggere molti altri diritti considerati fondamentali.
Il giudice conservatore Clarence Thomas ha suggerito che la Corte Suprema dovrebbe riconsiderare le sue passate sentenze che riconoscono i diritti all'accesso alla contraccezione, alle relazioni omosessuali e al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Tutte sentenze che si basano, analogamente a Roe v. Wade, sul diritto alla privacy.

Le donne americane hanno iniziato a cancellare le applicazioni per il monitoraggio delle mestruazioni dai loro cellulari, nel timore che i dati raccolti dalle applicazioni possano essere usati contro di loro in future cause penali negli Stati in cui l'aborto è diventato illegale. La tendenza è comprensibile: in uno Stato in cui l'aborto è un reato, i pubblici ministeri potrebbero richiedere le informazioni raccolte da queste app per costruire un caso contro qualcuno. Se si cercano di perseguire una donna per aver abortito illegalmente, è possibile richiedere un mandato di comparizione per qualsiasi app presente sul suo dispositivo, compresi i tracker mestruali.
Cronologia delle azioni legislative federali
Negli anni, la US House of Representatives ha visto numerosi tentativi di regolamentazione:
- 18 Giugno 2013: La US House of Representatives ha approvato un disegno di legge (HR 1797 - Pain-Capable Unborn Child Protection Act) che proibirebbe l'aborto dopo la ventesima settimana.
- 13 Maggio 2015: Una proposta di legge simile, il disegno di legge HR36 - Pain-Capable Unborn Child Protection Act, viene approvata dalla US House of Representatives.
- 5 Febbraio 2019: È stato sottoposto alla valutazione della House Committee on the Judiciary la proposta di legge HR962 - Born-Alive Abortion Survivors Protection Act.
- 03 Marzo 2023: Il 118esimo Congresso ha approvato il Women’s Health Protection Act, che garantisce a livello federale l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza.
- 13 Dicembre 2023: La Corte Suprema ha accettato la richiesta del Department of Justice di revisionare la decisione presa dalla Court of Appeals of the Fifth Circuit riguardante restrizioni sull'accesso al Mifepristone.
- 13 Giugno 2024: La Corte Suprema si è espressa nel caso Food and Drugs Administration v. Alliance for Hippocratic Medicine, negando la richiesta di rimuovere dal mercato il Mifepristone.
Le implicazioni di queste battaglie legali si estendono oltre la sfera clinica, toccando la vita quotidiana, la sicurezza dei dati sensibili e la libertà di movimento dei cittadini. Il dibattito rimane acceso, riflettendo tensioni sociali profonde tra la tutela dell'autodeterminazione e le posizioni conservatrici radicate in tradizioni giuridiche che risalgono a secoli fa.