Il mondo è intessuto di un'infinità di dettagli e di narrazioni che, pur apparentemente distanti, contribuiscono a definire la complessità delle nostre esperienze. Questo articolo si propone di esplorare un insolito insieme di curiosità, spaziando dalle rigorose definizioni grammaticali di un'epoca passata alle vibranti atmosfere di uno spazio pubblico contemporaneo, per poi addentrarsi nelle intricate maglie della politica regionale e nelle malinconiche riflessioni sulla cultura giovanile e la vita di provincia. Un viaggio attraverso queste diverse sfaccettature rivela come ogni elemento, dal più piccolo segno linguistico alla più vasta narrazione sociale, contribuisca a tessere il ricco tappeto della nostra comprensione del mondo.
Le Fondamenta del Linguaggio: Curiosità dalla Grammatica Franco-Italiana del XIX Secolo
Per apprezzare la ricchezza del linguaggio e le sue strutture, è utile volgere lo sguardo indietro nel tempo, a testi che hanno plasmato l'istruzione di intere generazioni. Una notevole opera, intitolata "COMPOSTA… IN FRANCESE" e curata da Giuseppe Silvestri a Roma nel 1841, con l'approvazione della Rotonda N.° 7, offre uno spaccato affascinante delle definizioni grammaticali dell'epoca. Dedicata con deferenza a "Voi Illustrissimo Sig. Vostro Zio Sig. stro di V. S. di tutti gli uomini culti," questa grammatica si presenta come un "esperimento" volto a guidare gli studenti attraverso il "dolce, e facile Idioma francese." L'autore, nella sua prefazione, si richiamava a figure come Boisaet, Fénélon e Buffon, sottolineando l'importanza delle "benefiche discipline della Natura."
Il testo, strutturato in un formato di domande e risposte, inizia con le basi. Alla domanda: "Cosa è la Grammatica?", la risposta chiarisce che si tratta dell'arte "di parlare, e scrivere correttamente." Seguendo un percorso logico, si esplorano poi gli elementi costitutivi del linguaggio: "Cosa sono le lettere?", "Cosa sono le sillabe?", e "Cosa è l'Alfabeto?". L'alfabeto, come definito, comprendeva ventitré lettere (a, b, c, d, e, f, g, h, i, n, o, p, q, r, s, t, u, v, x, y, z), tra cui le sei vocali (a, e, i, o, u, y) erano distinte dalle consonanti, le quali "non possono da se sole formare suoni, ma bensì unendosi insieme con le vocali, formano delle sillabe, e delle parole." Una volta formate le parole, ci si chiedeva "cosa se ne fa di queste?", e la risposta indicava che "Se ne formano delle Frasi, e de' Periodi."

Il percorso grammaticale proseguiva con la definizione di "Frase" e "Periodo", specificando che quest'ultimo "dimostra un senso completo." La grammatica identificava tre tipi principali di frasi: la Frase Interrogativa, che "domanda," come nell'esempio "avete studiato la vostra lezione?"; la Frase Imperativa, che "comanda, si proibisce, si prega, o si esorta," con esempi quali "Non toccate quelle penne" (proibisce) o "fatemi questo favore" (prega); e la Frase Espositiva, che "ci espone semplicemente qualche cosa," come "le tue ricchezze ti basta diminuire i suoi desiderj."
Un'attenzione particolare era rivolta alla punteggiatura, definita come la "Pausa" necessaria "in una frase, ed in un periodo." I segni di pausa essenziali includevano la Virgola (,), il Punto e virgola (;), i Due punti (:), il Punto (.), il Punto Interrogativo (?), e il Punto Ammirativo (!). Ciascuno aveva una funzione specifica: la Virgola "separa una parte dall'altra in un Periodo, e domanda un poco di riposo"; il Punto e virgola "serve per separare un Periodo da un altro"; il Punto "dimostra un senso completo, e ci fa conoscere, che si deve cambiare la voce per dare un senso perfetto al Periodo antecedente"; il Punto Ammirativo "s'impiega tanto di timore, sia di meraviglia"; e il Punto Interrogativo "quando si fa qualche domanda." Ulteriori segni includevano la Parentesi, per parole "rinchiuse tra questi segni ( . . . )" che "servono di spiegazione o d'interruzione," e l'Apostrofo, usato per "evitare un cattivo suono nella pronuncia."
Il testo procedeva poi all'analisi delle categorie grammaticali, iniziando dal Genere, che "esprime se la persona ( o sia li ) vale a dire, Maschio, o Femmina." Si distinguevano due generi, Mascolino o Femminino. Il Numero indicava se si parlava "di una persona, o di una cosa; o se si parla di più persone, o di più cose," distinguendo tra Singolare e Plurale. Fondamentale era anche il concetto di Caso, che "serve per denotare li rapporti, che hanno le persone, o le cose fra di loro." I casi erano sei: Nominativo, Genitivo, Dativo, Accusativo, Vocativo e Ablativo. Ogni caso rispondeva a domande specifiche: il Nominativo a "chi? cosa?", il Genitivo a "di chi? di che cosa?", il Dativo a "a chi? dove?", l'Accusativo a "chi? cosa?" (dopo il verbo), il Vocativo era un'interiezione, e l'Ablativo a "da chi? da che? da dove?".
Le "Parti dell'Orazione," ovvero le parti del discorso, erano nove: l'Articolo, il Nome, l'Aggettivo, il Pronome, il Verbo, il Participio, l'Avverbio, la Preposizione, la Congiunzione e l'Interiezione. L'Articolo era definito come una parola che "si mette innanzi al Nome per distinguere il suo Genere, ed il suo Numero, per il Mascolino, e per il Femminino," fungendo da "Segnacasi." Il Nome (o Sostantivo) "da se solo specifica le persone, o le cose," distinguendosi in Materiali ("si vedano, si gustano, si sentano, e si toccano"), Spirituali ("non si vedano, ma si gustano colla sola Anima nostra"), e Ideali ("ci presentano i veri sostantivi esistenti"). Si menzionavano anche Nomi Proprii (che "non si mettono mai al Plurale") e Nomi Comuni. L'Aggettivo descriveva le "qualità buone, o cattive" di un sostantivo, con gradi di comparazione: Positivo, Comparativo (di superiorità, inferiorità, uguaglianza), e Superlativo.
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I Pronomi erano "parole che si mettono invece, o in iscambio del Nome, o sia del Sostantivo." Essi si dividevano in Personali (indicando "la prima, la seconda, e la terza persona"), Congiuntivi, Possessivi (Assoluti e Relativi), Dimostrativi (indicando "una persona, o un corpo"), Relativi, Assoluti ed Interrogativi, e Indefiniti. La lista di pronomi indefiniti era vasta, includendo "Altrui, Ogni, Cadauno, Ciascuno, Stesso, Niuno, Molti, Pochi, Nulla, Niente, Tutto, Qualcheduno, Qualunque, Chicchesia, Checchi, Tale."
Il Verbo era la parte che "significa l'azione, o la passione, e dimostra il tempo presente, il passato, ed il Futuro," con esempi come "ricevo, ne ho ricevuto, e ne riceverò il premio." I verbi erano Attivi (l'azione "cade sull'oggetto"), Passivi (l'azione è "ricevuta dal soggetto"), Neutri, Impersonali, e Reciproci. I verbi si dividevano anche per Modi (Indicativo, Imperativo, Congiuntivo, Infinito, Participio), Tempi (presente, passato, futuro) e Numeri (Singolare e Plurale), con persone (prima, seconda, terza).
La grammatica dettagliava minuziosamente i diversi tempi del modo Indicativo: Presente, Imperfetto, Perfetto definito ("l'azione è passata, e non resta più niente a passare"), Perfetto indefinito ("l'azione è accaduta in un tempo, che non è ancora affatto scorso"), Perfetto anteriore ("l'azione si fece in un tempo interamente passato"), Piucchè perfetto ("l'azione è stata fatta innanzi che fosse fatta un'altra"), Futuro positivo e Futuro passato. Seguivano i tempi del Condizionale (Presente e Passato), il Modo Imperativo (per comandare, pregare, esortare o proibire), e il Modo Congiuntivo (Presente, Imperfetto, Perfetto indefinito, Piucchè perfetto). Il Modo Infinito (Presente e Passato) esprimeva "l'azione senza specificare il numero, e la persona." Infine, il Participio (Presente e Passato) combinava "la natura del Verbo, e dell'Aggettivo," e il Gerundio (Presente e Passato) indicava "il mezzo, la maniera, o un mezzo di giungere ad un fine."
Concludevano il trattato l'Avverbio ("parola, che modifica il significato del Verbo, e dell'Aggettivo"), la Preposizione ("parola, che unisce il Nome, o Pronome antecedente"), la Congiunzione ("unisce li membri della frase") e l'Interiezione ("parole, che esprimono li diversi affetti dell'anima").
La sezione sulla grammatica francese forniva ulteriori "curiosità" linguistiche, specificando l'alfabeto francese di venticinque lettere, le sei vocali (a, e, i, o, u, y) e la loro pronuncia, e soprattutto gli Accenti: Acuto (´, che "si cala a destra"), Grave (`, che "si cala a sinistra"), e Circonflesso (ˆ). Ogni accento aveva regole precise d'impiego, per esempio l'accento Acuto si usava su "é" in parole come "vérité," mentre il Grave su "è" come in "père." La Dieresi (¨) veniva usata per indicare che "la vocale deve pronunciarsi separatamente dall'altra vocale, che la preceda, o la segua," come in "Moïse." Il Tratto d'Unione (-), infine, univa "due parole, per formare nna sola parola." Questa meticolosa disamina rivela la profondità dell'analisi linguistica di allora e il grande sforzo pedagogico.
Il Cuore Pulsante della Città: Pioneer Courthouse Square, un Salotto Urbano tra Storia ed Eventi
Muovendoci dal rigore grammaticale alle vivaci dinamiche urbane, ci troviamo a Portland, Oregon, dove una piazza in particolare cattura l'attenzione e l'affetto dei suoi frequentatori: la Pioneer Courthouse Square. Spesso e con affetto definita il "salotto della città," questa è una piazza vivace situata nel cuore del centro di Portland, Oregon. La piazza, come testimoniato da varie recensioni e descrizioni, è un luogo di ritrovo popolare per residenti e visitatori, un vero e proprio "centro" che ospita una varietà di eventi e attività.

La Pioneer Courthouse Square vanta una ricca storia che risale alla sua fondazione negli anni '80. Originariamente sede dello storico Pioneer Courthouse, la piazza è stata trasformata in uno spazio pubblico per celebrare il patrimonio di Portland. Il tribunale stesso, costruito nel 1860 (alcune fonti riportano 1875 per il tribunale accanto), è una testimonianza della storia architettonica della città e aggiunge un affascinante sfondo alla piazza. Il suo design è sia funzionale che esteticamente gradevole, unendo percorsi in mattoni, spazi aperti e terrazze con posti a sedere, rendendola un'area invitante per i visitatori. La disposizione della piazza incoraggia le persone a rilassarsi, socializzare o partecipare a varie attività, fungendo da "posto meraviglioso dove rilassarsi e godersi un take away in un'atmosfera frizzante."
Un elemento distintivo e iconico della piazza è la grande insegna "Portland," che è diventata un simbolo riconoscibile della città. Questa piazza è un vero e proprio centro di eventi durante tutto l'anno. Da concerti e festival a mercati agricoli e celebrazioni natalizie, ospita una vasta gamma di attività adatte a tutte le età. I mesi estivi, in particolare, vedono un afflusso di eventi, tra cui film all'aperto e spettacoli di musica dal vivo, che riuniscono residenti e turisti. L'acustica, a quanto pare, può essere sorprendentemente eccellente per i concerti. Un recensore, titubante all'idea di assistere a un concerto a causa di preoccupazioni sull'acustica, ha riferito: "Si è rivelata assolutamente eccellente. Jaime XX ha letteralmente sbaragliato la concorrenza. Il pubblico era fantastico, l'atmosfera era incredibile ed è stato assolutamente magnifico."
Strategicamente situata nel centro di Portland, Pioneer Courthouse Square è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, inclusi i servizi di metropolitana leggera MAX e autobus. La sua posizione centrale la rende un comodo punto di incontro per residenti e visitatori che esplorano la città. L'atmosfera della piazza è descritta come vivace e accogliente, attraendo una clientela eterogenea, dagli impiegati in pausa pranzo alle famiglie che si godono una gita nel fine settimana. Il senso di comunità è palpabile, con persone che si riuniscono per rilassarsi, mangiare o conversare. Un visitatore ha espresso il suo affetto dicendo: "🌞 Adoro questo posto 💜 Mi sento davvero a casa in questo posto in particolare. Adoro la stranezza e l'atmosfera della gente 😌. Adoro l'energia e tutto il resto ✨️."
Tuttavia, come molti spazi pubblici urbani, Pioneer Courthouse Square affronta anche le sue sfide. Problemi come i senzatetto e l'occasionale abbandono di rifiuti possono talvolta compromettere l'esperienza per alcuni visitatori. Nonostante queste sfide, la piazza rimane un elemento vitale e prezioso del paesaggio urbano di Portland. Il suo mix di importanza storica, design moderno e coinvolgimento della comunità crea un ambiente unico che favorisce la connessione e la collaborazione. Che si tratti di partecipare a un evento, godersi un momento di solitudine o semplicemente assorbire l'energia della città, la piazza "offre un po' di tutto per tutti," rendendola una destinazione imperdibile a Portland. La più recente visita menzionata è stata nell'agosto 2011, ma l'essenza del luogo sembra essere rimasta intatta.
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Sguardi sulla Politica Territoriale: Enigmi dell'Emilia-Romagna e la "Striscia Rossa"
Da uno spazio di incontro cittadino ci spostiamo a un'analisi più complessa e radicata nel contesto italiano: la politica regionale e le sue percezioni. L'Emilia-Romagna, comunemente identificata come "rossa," è al centro di una discussione che ne esplora la reale scalabilità politica. Un'ipotesi, avanzata in un'analisi del novembre 2024, suggerisce che l'Emilia-Romagna potrebbe essere molto più conquistabile di quanto sembri, persino da parte di una "destra eversiva, razzista, ma prima di ogni cosa maldestra," come quella attualmente al governo.
Diversi fattori contribuirebbero a questa potenziale "scalabilità." Si menziona "un'emergenza climatica che spaventa i cittadini," una "classe media che si percepisce impoverita," un "settore industriale in corso di smantellamento," e "gli orfani del grillismo eroico risucchiati nelle sette novax." Inoltre, esistono già "macchie cupe sulla carta (Ferrara, l'Appennino), dove la destra vince già." L'autore afferma che la vittoria non sarebbe "una passeggiata, ma nemmeno il K2," se la destra volesse davvero impegnarsi.
Tuttavia, l'analisi propone una contro-ipotesi più intrigante: "che la destra non voglia." Questo spiegherebbe, ad esempio, perché gli organi di stampa abbiano parlato più della Liguria che dell'Emilia-Romagna. Le regioni, si osserva, sono "l'angolo buio della politica e dell'informazione," luoghi dove si riscontrano più episodi di corruzione, troppo piccole per le prime pagine nazionali, troppo grandi per interessare i quotidiani locali. L'Emilia-Romagna, in particolare, viene definita una "astrazione ottocentesca" che si è data un ordinamento nel 1970 "semplicemente perché da decenni era disegnata su una cartina."

Il sospetto è che la destra "abbia già calcolato che non le conviene" conquistare l'Emilia-Romagna, e che le convenga invece il contrario. Si delinea l'immagine di una destra che "vive di comunicazione," incapace di ragionare al di fuori dei "racconti che produce o si fa produrre." A differenza di un Berlusconi che "mentiva per salvare le sue aziende," questa "gang della Meloni mente perché è il suo mestiere, sono stati selezionati sin dalla più giovane età tra quelli che la sapevano raccontare, e continuano a raccontarla, non sanno fare altro."
In questo "grande racconto," l'Emilia-Romagna deve rimanere il "ghetto rosso," a dispetto di qualsiasi dato contrario. "Redimerla sarebbe faticoso," e molto più conveniente "isolarla e… punirla." Si citano esempi come il "bloccare i fondi agli alluvionati," il "raccontarsi e raccontare che l'emergenza climatica non esiste," suggerendo che i "tifoni dall'Adriatico si potrebbero contenere se non ci fossero le zecche comuniste al governo."
Anche vecchie narrazioni vengono riattivate: se il "pedocomplotto di Bibbiano ormai è un po' sfumato all'orizzonte," si può sempre "raccontare e raccontarsi Bologna come se fosse la capitale di un sedizioso anarcosocialismo che andrebbe da Palazzo d'Accursio fino ai centri sociali." Queste narrazioni, sebbene "sciocchezze che farebbero ridere qualsiasi bolognese," sono destinate a "chi sta fuori," poiché "chi sta dentro non è contemplato." L'autore cita un esempio di come la "sinistra movimentista bolognese" venga ancora erroneamente associata a figure come Elly Schlein, nata nel 1985 e che, al massimo, avrebbe conosciuto tale movimento "su RaiStoria." Questo atteggiamento viene quasi etichettato come una "forma di razzismo," dove essere di Bologna implica, nell'immaginario di certi "sceneggiatori alla Garbatella," aver "tirato una molotov in gioventù."
L'articolo conclude con una riflessione amara sulla possibilità che, continuando così, l'Emilia possa trasformarsi in una "Striscia di Bologna, un territorio recintato e popolato esclusivamente da pericolosi terroristi." Viene espressa la tentazione ironica di "votarli" o di sottoporre la classe dirigente a un "bagno di realtà" per sbloccare aiuti e affrontare emergenze. La critica si estende alla volubilità politica su temi come Russia, euro, accise, premierato e autonomia differenziata, che sembrano scivolare via come promesse vuote, lasciando solo "folklore" come il Ponte sullo Stretto. L'autore dubita che la realtà possa "curare chi vive di menzogne" o "estrarre amministratori decenti" da una "classe dirigente di cartapesta," esprimendo infine la speranza che "nel momento in cui bisognerà prendere soluzioni drastiche a problemi urgenti, a metterci la faccia fossero queste facce da - ma mi sbaglio sicuramente." Le "verità spiacevolissime" si profilano all'orizzonte, e l'autore si reca a votare, scegliendo "quelli che mi sembrano più svegli."
Memorie Sonore e Vissuti Provinciali: Il Fenomeno 883 e l'Immaginario Giovanile Italiano
Passando dalle analisi sociopolitiche a quelle culturali e personali, l'esperienza della musica e della provincia offre un altro affascinante campo di curiosità. Un'analisi critica e introspettiva si concentra sul fenomeno degli 883 e sul loro impatto sulla cultura giovanile italiana, filtrato attraverso la lente delle produzioni cinematografiche di Sidney Sibilia. Sibilia, notato per continuare a raccontare "la stessa storia" - quella del "Rag to Riches," dalla miseria al successo - sembra costruire personaggi maschili con una certa predilezione, spesso relegando quelli femminili a ruoli meno complessi o addirittura antipatici, come si è notato in "Smetto quando voglio" o "L'Uomo ragno." Questo immaginario, affine agli anni '80, vede le donne confinate "ai bordi della storia, donzelle da salvare o trofei da conquistare." Le sue storie, si accetta, "sono storie di maschi," forse perché è in questo che riesce meglio, e sembra piacere anche al pubblico femminile.
Il successo degli 883, e la serie "Hanno ucciso l'Uomo Ragno" a essa ispirata, vengono analizzati come un prodotto perfettamente aderente a questo genere "alla Sibilia," che esplora la "marginalità, una provincialità, dalla quale i protagonisti lottano per affrancarsi con mezzi quasi sempre scorretti." Esempi includono i "cervelli in fuga di Smetto quando voglio" che sintetizzavano molecole proibite, l'"ingegnere matto dell'Isola delle Rose" che costruiva una piattaforma esentasse, o "Erry" che taroccava le cassette. Gli 883, in questo contesto, sono visti come "quasi niente di male," eppure l'autore si interroga sulla propria passata "antipatia" verso di loro.

Una "curiosità" personale emerge quando l'autore si rende conto di conoscere "quasi a memoria" tutte le canzoni del primo disco degli 883, nonostante si sia sempre considerato parte di quella comunità che all'inizio dei Novanta "non li calcolavano," e li percepiva come "non-musica." Un'emozione che spaziava dall'"indifferenza al fastidio," quest'ultimo dovuto alla loro "estrema cantabilità" che rendeva i brani "in testa per settimane intere." Il fastidio, tuttavia, "non è mai diventato 'odio'," a differenza di Jovanotti, un "coetaneo che faceva lo scemo" e ispirava "un'intensità che lascia alcune tracce nella mia psiche." Gli 883, invece, erano percepiti come "roba da ragazzini," un prodotto destinato a una generazione più giovane, e "detestarli sarebbe stato come strappare caramelle ai bambini." Eppure, non si poteva neanche "permettersi di ascoltare un ragazzo più o meno della mia età che cantava 'a me piacciono le birre scure e le moto da James Dean' senza provare vergogna per lui."
La spiegazione di questa conoscenza "quasi a memoria" del primo disco risiede in un'esperienza specificamente provinciale. Il disco degli 883 uscì in un periodo in cui l'autore, bocciato alla prova pratica per la patente, usciva spesso in auto con amici, senza avere il controllo dell'autoradio. "Uscire" in provincia significava "infilarsi nell'auto di un coetaneo, sperando che sappia guidare," una situazione che ancora oggi genera "brividi retroattivi." Il disco degli 883 divenne una delle "cassette che imparo a memoria sul sedile posteriore dei miei amici o amiche." Similmente, il primo disco di Ligabue veniva conosciuto in modo analogo, con brani che parlavano di "noi che ci aggiriamo nella provincia di notte cercando la vita." Tuttavia, le comitive di "Sogni di rock'n'roll" di Ligabue erano più "stagionate," mentre quelle di "Con un deca" e "Rotta per casa di Dio" degli 883 erano più giovani e "completamente sterilizzati: nessuno imbarca, nessuno le prende, è tutta gente ancora orfana della sala giochi." Questo portava a una diversa risonanza emotiva: "Sogni di rock'n'roll mi commuove al primo ascolto, Con un deca mi deprime."
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Le "spiegazioni, apparentemente più profonde, legate ai contenuti," rivelano una disillusione giovanile. Nel 1992, l'autore era "esigente," con "ideali" e insofferente alla "mediocrità," credendo che i cantanti dovessero "cambiare il mondo, o almeno provarci." Max Pezzali, che "si struggeva perché a Pavia c'erano poche discoteche," ispirava un "disgusto abbastanza ideologico." La sua adolescenza, fatta di "sala giochi" e "discoteca piena di tipe in tacchi alti," appariva come un "involucro vuoto," rendendo Ligabue un "esistenzialista" al confronto. Questa percezione cambiò gradualmente, persino portando l'autore, durante il suo volontariato nell'Agesci, ad accompagnare con la chitarra i "lupetti" (10-13 anni) che volevano cantare "Aeroplano," un brano degli 883.
I personaggi di Sibilia, e in fondo lo stesso Pezzali, cercano di evadere da una "mediocrità" che può essere economica, culturale o "geografica." "Hanno ucciso l'Uomo Ragno" potrebbe essere sottotitolato "1991 fuga da Pavia." A differenza di altri eroi con un "sogno" chiaro, Max "non sa nemmeno esattamente cosa vuole," arrivando alla musica "per caso." L'autore stesso, in un "flash," racconta di aver smesso di scrivere canzoni quando una sua composizione, troppo cantabile, "Sembra un pezzo di Pezzali. Smetto di scrivere canzoni. Maledetto Aeroplano."
Ciò che Max aveva chiaro fin da subito era di "non voler studiare e non voler lavorare," perlomeno non nel negozio del padre. E aveva un problema con Pavia, con la provincia, dove "non succede mai niente." Questa è una lamentela sentita da "centinaia di persone" in quegli anni, che si incontravano però in posti "dove stava succedendo qualcosa." L'articolo si chiude con l'immagine di un circolo culturale fondato dall'autore e dai suoi ex compagni di liceo a Pavia, una città dove "due discoteche, centosei farmacie" non bastavano a colmare il vuoto di un desiderio inespresso, ma dove l'energia giovanile trovava comunque i suoi canali per esprimersi e cercare una propria identità.
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