La storia dell'Arca di Noè: un racconto senza tempo tra fede, mito e leggenda

La narrazione dell'Arca di Noè rappresenta uno dei pilastri fondamentali della letteratura religiosa e mitologica dell'umanità. Si tratta di una vicenda che, pur affondando le radici nei testi sacri, ha attraversato i secoli permeando la cultura popolare, l'arte e la riflessione filosofica. Questa storia, semplice nei suoi tratti salienti ma complessa nelle sue stratificazioni interpretative, continua a interrogarci sul rapporto tra l'umanità e la sua condotta etica, e sul legame profondo con il creato.

illustrazione artistica dell'Arca di Noè che galleggia su un mare in tempesta con animali alle finestre

Le origini bibliche e la struttura del racconto

Il racconto del diluvio è contenuto nei capitoli 6,9 - 9,19 della Genesi. In merito al succedersi degli eventi narrati, va considerato come il racconto biblico sia frutto dell'intarsio tra due tradizioni, quella Jahvista [J] molto vivace e quella Sacerdotale [P] più rigorosa ma anche più fredda. Questo innesto è venato qua e là da incongruenze. Ad esempio, come evidenziano gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB, secondo la narrazione «sacerdotale», il Diluvio durò un anno e dieci giorni; secondo quella «jahvista», sarebbe invece durato solo quaranta giorni, preceduto da una settimana e seguito da altre tre. Inoltre, per P le acque sopra e sotto la terra, rinchiuse là all'inizio, fecero irruzione sulla terra, mentre in J le acque del diluvio furono le piogge ininterrotte per 40 giorni e notti. Anche in merito al numero degli animali portati sull'arca vi sono due versioni contrastanti.

Il Signore era arrabbiato con gli uomini perché erano diventati cattivi. Allora ha deciso di mandare un diluvio e di eliminarli tutti, tranne Noè, un uomo buono, e la sua famiglia. Così ha parlato con Noè e gli ha ordinato di costruire una grande arca. Quando è iniziato il diluvio, Noè ha fatto salire sull’arca la sua famiglia e una coppia di animali per ogni specie. Il diluvio è durato quaranta giorni e le acque hanno coperto tutta la Terra. Solo l’arca galleggiava sulle acque. Dopo quaranta giorni, l’arca si è fermata sulla cima del monte Ararat. Noè ha liberato un corvo, che però non è tornato. Poi ha liberato una colomba, che è tornata tenendo nel becco un rametto d’ulivo.

Materiali e costruzioni: tra realtà e simbolismo

La Genesi afferma che l'Arca era stata realizzata in "legno resinoso" o "legno di גפר" (in ebraico, letteralmente, gofer o gopher). La Jewish Encyclopedia ipotizza che questa espressione sia probabilmente una traduzione del babilonese gushure iş erini (travi di cedro) o dell'assiro giparu (canna). Molte traduzioni moderne scelgono il cipresso, ma le suggestioni più recenti avanzano l'ipotesi che si tratti di una cattiva trascrizione della parola kopher (resina).

La Bibbia riporta che l'arca misurava 300 cubiti di lunghezza. La maggior parte degli studi concordano nell'attribuire all'imbarcazione una lunghezza di circa 137 metri, superiore a qualsiasi natante in legno costruito fino alla fine dell'Ottocento. Per la tradizione accadica, invece, l'Arca aveva una forma sferica ed era una cesta di canne ben incatramata.

schema geometrico dell'Arca di Noè con le indicazioni dei tre piani e la disposizione degli animali

Interpretazioni teologiche e la figura di Noè

Nella tarda letteratura rabbinica, la storia di Noè si arricchisce di dettagli. Si racconta che Dio abbia rivelato a Noè come costruire l'Arca, facendogli conoscere le misure esatte di ogni singola asse. Alcune tradizioni sostengono che Noè avesse piantato cedri centoventi anni prima dell'inondazione, offrendo così ai peccatori il tempo di ravvedersi. Noè, durante il Diluvio, si sacrificò giorno e notte per le cure degli animali, non dormendo mai per un intero anno.

Agostino d'Ippona sosteneva che le proporzioni dell'arca corrispondessero a quelle del corpo umano, immagine del corpo di Cristo e della Chiesa. Anche Origene, rispondendo a chi dubitava della capienza dell'imbarcazione, diede una spiegazione erudita, descrivendo l'arca come una piramide tronca a base rettangolare che si restringeva verso la cima.

La prospettiva islamica e il Corano

Noè (Nūḥ) è uno dei cinque principali profeti dell'Islam. Diversamente dalla tradizione ebraica, il Corano parla di safīna, una barca comune, o di "un oggetto di tavole e di chiodi". L'arca si sarebbe fermata sul monte al-Ǧūdī, identificato spesso con una collina vicino alla città di Mosul, in Iraq. Secondo la tradizione islamica, settanta convertiti salirono sull'arca insieme alla famiglia di Noè, portando il totale a settantotto passeggeri. Noè avrebbe lasciato l'arca il decimo giorno di Muharram, celebrato come l'Ashura.

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Il mito universale: Mesopotamia e oltre

La grande maggioranza degli studiosi considera il racconto biblico come non storico, ma mitologico, derivante da poemi mesopotamici precedenti. L'intreccio del poema di Atrahasis e dell'Epopea di Gilgamesh presenta sorprendenti concordanze con la Genesi. Si ritiene che queste narrazioni siano la rielaborazione di una catastrofe antica, forse legata alle inondazioni ricorrenti del Tigri e dell'Eufrate. Il Diluvio Universale è dunque un tema ricorrente: si ritrova nel mito greco di Deucalione e Pirra e in tradizioni di popoli lontani. Non esistono, al momento, prove archeologiche definitive che confermino un Diluvio di portata planetaria come quello descritto.

L'Arca nell'arte: la narrazione visiva

La storia dell'Arca è stata un tema prediletto dall'arte cristiana. Nel duomo di Monreale, a Palermo, i mosaici bizantini del XII-XIII secolo illustrano la costruzione dell'arca, il salvataggio degli animali e la conclusione del viaggio con l'arcobaleno. In queste raffigurazioni, Noè è spesso rappresentato come un capocantiere, mentre i figli si occupano del lavoro pesante. L'attenzione non era rivolta alla precisione storica o alle proporzioni, ma al valore simbolico di ogni personaggio. L'arca diventa così un simbolo di salvezza, di transizione e di una nuova alleanza tra Dio e l'umanità, sigillata per sempre dal segno variopinto dell'arcobaleno nel cielo.

mosaico del duomo di Monreale che mostra l'arca e la famiglia di Noè dopo la fine del diluvio

Il ruolo della fede e la morale del racconto

Al di là della discussione scientifica, la storia di Noè rimane un'importante lezione morale. Insegna ai bambini che, indipendentemente dal giudizio altrui o dalle difficoltà, è fondamentale mantenere la propria integrità e seguire i principi di bontà. Noè, in un mondo corrotto e dominato dall'egoismo, scelse la rettitudine e l'obbedienza, diventando custode della vita in un momento di desolazione universale. La storia ci ricorda la gravità della giustizia divina, ma soprattutto la sua infinita capacità di perdono e rinnovamento. L'Arca, nel suo silenzioso galleggiare sulle acque, rappresenta la speranza che, anche dopo la tempesta più terribile, la vita possa sempre rifiorire e ricominciare.

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