Il Cordone Ombelicale: Un Ponte Vitale tra Madre e Bambino, tra Scienza e Tradizione

Il cordone ombelicale, noto anche come funicolo ombelicale, è una struttura straordinaria che svolge un ruolo insostituibile durante la gravidanza, fungendo da collegamento vitale tra il feto e la placenta. Questo organo effimero è responsabile del trasporto di sostanze nutritive essenziali e ossigeno al bambino in via di sviluppo all'interno dell'utero materno, garantendo la sua crescita e sopravvivenza per tutti i nove mesi di gestazione. Fin dall’antichità il cordone ombelicale dei neonati è avvolto da credenze popolari, e questo sottolinea la profonda connessione e il significato simbolico che questo organo ha rivestito nel corso della storia umana.

rappresentazione stilizzata cordone ombelicale tra feto e placenta

Anatomia e Funzione Vitale del Funicolo Ombelicale

Il cordone ombelicale inizia a formarsi già a partire dalla terza settimana di gravidanza. È costituito da una sostanza gelatinosa detta gelatina di Wharton, costituita da tessuto connettivo mucoso maturo. La gelatina di Wharton, con le sue proprietà ammortizzanti, protegge i vasi sanguigni da eventuali traumi che potrebbero verificarsi durante i diversi stadi della gravidanza, del travaglio e del parto. Questa gelatina attutisce i traumi che fisiologicamente si possono verificare durante la gravidanza, il travaglio e il parto. La sua composizione unica, ricca di acido ialuronico e proteoglicani, le conferisce proprietà viscoelastiche che le permettono di attutire i traumi meccanici. Questa protezione è fondamentale per garantire l'integrità strutturale dei vasi sanguigni, permettendo un flusso sanguigno ininterrotto e vitale per lo sviluppo fetale. La ricerca sta esplorando attivamente le potenziali applicazioni terapeutiche di questa sostanza, data la sua capacità di supportare la rigenerazione tissutale.

All'interno della gelatina sono immersi i tre vasi ombelicali: una vena ombelicale e due arterie ombelicali. In basso è presente la vena ombelicale. In alto a destra e a sinistra si trovano le due arterie ombelicali. Il funicolo ombelicale è la struttura che permette il passaggio di sostanze nutrienti e ossigeno al bambino nell’utero materno durante i nove mesi di gravidanza. È costituito da due arterie e una vena che mettono in collegamento la placenta (dove vengono recuperate dal sangue materno le sostanze vitali necessarie allo sviluppo e alla crescita del bambino) e l’embrione.

A differenza di quello che avviene negli adulti, dove le arterie trasportano il sangue ossigenato dal cuore agli organi del corpo mentre le vene trasportano il sangue ricco di anidride carbonica dal cuore ai polmoni, nel cordone ombelicale avviene esattamente il contrario. La vena ombelicale fornisce al feto sangue ossigenato e ricco di sostanze nutritive proveniente dalla placenta. Mentre la vena ombelicale trasporta il sangue arricchito di nutrienti e ossigeno dalla placenta al feto, le due arterie ombelicali si occupano di riportare verso la placenta il sangue fetale contenente prodotti di scarto, che verranno poi smaltiti dall'organismo materno. Al contrario, il cuore fetale pompa il sangue povero di ossigeno e impoverito di nutrienti attraverso le arterie ombelicali fino alla placenta. All'interno del feto, la vena ombelicale prosegue per poi dividersi in due. Uno di questi rami si unisce alla vena porta epatica (collegandosi al suo ramo sinistro), che trasporta il sangue nel fegato.

Il funicolo è costituito da una sostanza gelatinosa detta gelatina di Wharton, irregolarmente distribuita, potendo infatti creare delle concrezioni dette nodi falsi, poiché possono dare l'impressione di un nodo. A volte si formano anche dei nodi veri (circa 1% delle nascite) raramente fatali perché la gelatina di Wharton di solito impedisce la totale occlusione dei vasi.

Le Dimensioni e la Morfologia del Cordone

Il funicolo deve essere abbastanza lungo perché il feto possa muoversi liberamente nel liquido amniotico. Le misure del cordone ombelicale sono generalmente comprese tra i 30-40 cm e i 70-80 cm di lunghezza. Durante le ecografie che si effettuano nei nove mesi, il cordone viene monitorato tanto quanto il bambino. È infatti importantissimo controllare sia il flusso di sangue che lo attraversa sia la sua morfologia. Se il cordone è troppo corto o troppo lungo potrebbero sorgere delle complicazioni durante il parto, che verranno prontamente affrontate dall’equipe medica.

Generalmente si inserisce al centro della placenta, ma talora è eccentrico, oppure si inserisce sul margine configurando una situazione detta a racchetta.

Anomalie e Significato Clinico dei Vasi Ombelicali

A questo punto è importante contare i vasi, in quanto la presenza di una sola arteria è spesso associata a malformazioni. Definire il lato colpito è importante, poiché l'aplasia dell'arteria sinistra (mancante nel 70% dei casi di aplasia di arteria ombelicale) è associata, in ordine di frequenza, ad anomalie genitourinarie, cardiovascolari, gastrointestinali, del sistema nervoso centrale, muscoloscheletriche.

sezione trasversale del cordone ombelicale con due arterie e una vena

Il Momento del Distacco: Dal Clampaggio alla Caduta Naturale

Dopo la nascita, appena il neonato emette il primo vagito e inizia a respirare, i vasi del cordone ombelicale si restringono e il sangue smette di circolare al suo interno. Niente paura: mamma e bambino non sentono nulla! In assenza di interventi esterni, il cordone ombelicale si occlude fisiologicamente poco dopo la nascita, fenomeno spiegabile sia con un rigonfiamento e collasso della gelatina di Wharton in risposta ad una riduzione della temperatura, sia con la vasocostrizione dei vasi sanguigni dovuta alla contrazione della muscolatura liscia. Si crea una chiusura naturale che arresta il flusso sanguigno. In esposizione ad un'atmosfera di 18°C, questo bloccaggio fisiologico richiederà tre minuti o meno.

Il Clampaggio del Cordone: Tempistiche e Benefici del Ritardato Clampaggio

Dopo qualche minuto dalla nascita, il cordone viene bloccato con una pinza sterile di plastica per evitare la fuoriuscita di sangue e subito dopo viene tagliato. Il clampaggio, ovvero l’otturazione temporanea con l’ausilio della pinza chirurgica, dovrebbe essere eseguito, secondo quanto rilevato dalle linee guida internazionali, per lo meno un minuto dopo la nascita. Il tempo raccomandato da alcune società scientifiche per il clampaggio del cordone ombelicale è ad un minuto dalla nascita. Tale tempistica è assolutamente compatibile con la raccolta per donazione.

Negli ultimi decenni, una crescente mole di ricerche ha messo in luce l'importanza di una pratica ostetrica specifica: il ritardato clampaggio del cordone ombelicale (DCC). Questa procedura, che prevede di prolungare il tempo di separazione del neonato dalla madre dopo il parto, consente un passaggio più completo di sangue dalla placenta al bambino e garantire così una fase di transizione feto-neonatale più fisiologica. Il ritardato clampaggio è una buona pratica per migliorare gli esiti neonatali a breve e lungo termine ed è sempre raccomandato, anche, ove possibile, quando il bambino necessiti di rianimazione neonatale. I benefici osservati includono un aumento della pressione arteriosa media nelle prime ore di vita, una migliore ossigenazione tissutale a livello cerebrale e renale, una minore incidenza di anemia intorno ai quattro mesi di età e livelli di ferritina più elevati fino ai sei mesi. Il tempo di clampaggio artificiale del cordone, non deve essere significativamente modificato in caso di donazione rispetto alla sola recisione del funicolo imposta dall'attuale prassi, mentre è assai diverso in caso di nascita completamente naturale la quale consente anche di evitarlo del tutto.

La Trasformazione del Moncone Ombelicale

In seguito alla recisione del cordone, al bambino rimane un moncone (moncone ombelicale) lungo 3-5 centimetri che non va assolutamente tirato e tolto. Dopo la nascita, il moncone del cordone ombelicale si seccherà e cadrà quando il bambino avrà tre settimane. Questo moncone rimasto attaccato al bambino sta andando incontro a un normale processo di mummificazione, e cadrà in circa 7-14 giorni, ma spesso anche prima. Il moncone ombelicale residuo va incontro a un processo fisiologico di mummificazione che dura circa 7-10 giorni e la sua caduta dà origine alla cicatrice ombelicale. Durante questo periodo, il moncone si essicca, assume un colore bruno-nerastro e una consistenza dura e opaca, fino a staccarsi spontaneamente. È fondamentale che i genitori comprendano che il moncone ombelicale non possiede fibre nervose, pertanto la sua caduta non provoca alcun dolore al neonato.

ASL BI: Medicazione ombelicale

Cura del Moncone Ombelicale: Indicazioni Pratiche per i Genitori

La cura del moncone ombelicale richiede attenzione e igiene, ma non procedure complesse. Per i neogenitori la cura del cordone ombelicale può generare ansia finché non deciderà di cadere, ma seguendo pochi e semplici accorgimenti, questo processo sarà naturale e privo di complicazioni.

Principi Fondamentali: Asciutto e Pulito (Dry Care)

Il trattamento che permette al moncone ombelicale di distaccarsi nel minor tempo e con minor incidenza di infezioni consiste semplicemente nel tenere la parte in questione asciutta e pulita, coperta da una garza, senza applicare alcun tipo di sostanza. Il trattamento che consente al cordone ombelicale di staccarsi adeguatamente senza complicazioni è tenerlo asciutto e pulito, coperto da una garza sterile e cambiarla ad ogni cambio di pannolino. Senza utilizzare nessuna sostanza. Questo tipo di cura del moncone viene detta dry care, letteralmente cura asciutta, e permette al moncone di distaccarsi in tempi più brevi e con minor rischio di infezioni, ma solo se ci sono le condizioni giuste. Questo significa ambienti puliti e dove il neonato può avere il contatto con la mamma e viene nutrito con l'allattamento materno esclusivo.

Le linee guida attuali, basate su studi che dimostrano come in ambienti con adeguata igiene sia sufficiente la pulizia con acqua, sconsigliano l'uso di disinfettanti come l'alcool, che in passato era comunemente suggerito. La ricerca ha dimostrato che nelle situazioni in cui l'igiene è normalmente garantita, è sufficiente la pulizia dell'area intorno al moncone con la semplice acqua e non è necessario utilizzare disinfettanti. Generalmente non è necessario disinfettare il cordone ombelicale.

Igiene Quotidiana e Accorgimenti Utili

Per la cura del moncone è importante lavarsi sempre le mani prima di toccare il cordone e toccarlo il meno possibile. Si può decidere di avvolgerlo in una garza sterile asciutta, senza applicare nessuna sostanza, oppure non usare affatto la garzina. È consigliabile lasciare il moncone il più possibile scoperto, favorendo la mummificazione, a meno che le condizioni ambientali non lo permettano. Lasciare il più possibile (e se la temperatura lo permette) il moncone ombelicale scoperto così da favorirne la mummificazione. In altre stagioni il pancino dovrà restare coperto dagli indumenti, quindi se si preferisce si può avvolgere il moncone con la garzina, se non altro per assorbire qualche piccola perdita di sangue o le eventuali secrezioni. In questo caso però, bisogna fare attenzione quando la si toglie perché potrebbe rimanere attaccata al cordone.

Lavare il bambino preferibilmente sotto l'acqua corrente, o con le spugnature, evitando l'immersione nel bagnetto. Questo è un accorgimento dettato principalmente dal buon senso, se si vuole accelerare il processo di essiccazione del moncone, meno lo si bagna meglio è. Si pensa che esista anche un maggiore rischio di contaminazione, ma in realtà non ci sono evidenze scientifiche per cui mettere un vero e proprio divieto al bagnetto.

Assicurarsi di tenere pulito e asciutto il moncone ombelicale e anche intorno, controllando a ogni cambio del pannolino che non sia sporco di feci o bagnato con le urine, soprattutto per i maschietti. Il pannolino è meglio se sta al di sotto del moncone, non dovrebbe coprirlo per non creare umidità, oltre alla possibilità che si possa bagnare con le urine. Piegare verso il basso la parte anteriore del pannolino per evitare di comprimere il moncone e vestire il bambino con indumenti morbidi e non troppo aderenti. Se il moncone dovesse sporcarsi con le urine o le feci del neonato occorre semplicemente pulire la zona con acqua e sapone, asciugare bene e apporre una garza nuova. Al momento del cambio del pannolino, è importante pulire l'area alla base del moncone con una garza asciutta e coprirlo con una nuova garza pulita e asciutta. Se il moncone dovesse sporcarsi con urine o feci, è sufficiente pulire la zona con acqua e sapone neutro, asciugare bene e applicare una nuova garza.

cura del moncone ombelicale, pulizia con garza e acqua

Riconoscere i Segni di Possibili Complicanze

Sebbene la cura del moncone ombelicale sia generalmente semplice, è cruciale saper riconoscere i segni di una potenziale infezione locale. I segni di una probabile infezione locale del moncone ombelicale sono caratterizzati da arrossamento alla base dell’ombelico e la presenza di cattivo odore e secrezioni maleodoranti. Se si riscontra uno o più di questi sintomi, è indispensabile contattare immediatamente il proprio pediatra per una valutazione e un trattamento adeguato.

Non deve invece destare preoccupazione la presenza di crosticine che possono essere delicatamente rimosse durante l’igiene dell’ombelico al cambio del pannolino. Se dopo la sua caduta nei giorni successivi ci sono delle crosticine non ci si deve preoccupare e disinfettare solo la parte. Le condizioni che possono aumentare il rischio di infezioni sono la scarsa igiene e la separazione della diade mamma-bambino. In condizioni igieniche non ottimali è consigliabile l’uso di disinfettanti e una cura più attenta, per evitare complicazioni.

Il sanguinamento all’attaccatura del cordone, se si tratta di poche gocce ogni tanto, è tutto nella norma. Ma se si vede un sanguinamento continuo e abbondante, potrebbe essere sintomo di una malattia emorragica, ed è necessario segnalarlo subito al pediatra.

I tempi di caduta del moncone possono arrivare anche a due settimane dalla nascita, ma se dopo 3 o 4 settimane non fosse ancora caduto potrebbe essere un segnale di infezione o molto più raramente di un disturbo congenito del sistema immunitario. Nel dubbio, è sempre meglio rivolgersi al pediatra.

Il Granuloma Ombelicale

Quando il cordone è caduto, si deve controllare lo stato della cicatrice che rimane. Se si nota che è piuttosto umida con secrezione di muco e sangue e un piccolo nodulo rossastro, si tratta di una sovrabbondanza di tessuto della cicatrizzazione, che da luogo alla formazione di un granuloma. Non è niente di grave e non da fastidio al bambino, ma se non trattato adeguatamente può favorire le infezioni. Per cui anche in questo caso è necessario rivolgersi al pediatra che interviene direttamente con una matita caustica al nitrato di argento e con delle toccature "brucia" il granuloma. Questo procedimento non è doloroso per il bambino e il granuloma scomparirà nel giro di pochi giorni.

L'Onfalite: Una Complicazione Rara ma Seria

L’onfalite è un'infezione di natura batterica scatenata di solito dalla presenza contemporanea di più tipi di batteri fra cui i più frequenti sono lo Staphylococcus aureus, lo Streptococco e l'Escherichia coli. Questa complicanza, per fortuna, nella nostra realtà non è proprio all’ordine del giorno, è più frequente in alcune aree geografiche dove le condizioni igieniche e l’informazione scarseggiano.

I segnali per riconoscere una possibile onfalite includono:

  • Pelle rossa, gonfia o calda intorno al moncone o eruzioni cutanee sulla cute intorno all’ombelico.
  • Gonfiore e dolore alla pressione.
  • Indurimento dell’ombelico e dei tessuti circostanti.
  • Fuoriuscita di materiale purulento.
  • Cattivo odore persistente.
  • Il neonato ha febbre o è sonnolento.
  • Il neonato ha poco appetito.

In presenza anche solo di alcuni di questi sintomi è necessario rivolgersi subito al pediatra per fare la diagnosi e iniziare immediatamente un trattamento che di solito consiste nella somministrazione di antibiotici.

Il Sangue del Cordone Ombelicale: Una Risorsa Preziosa per la Medicina

Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha rivelato un aspetto ancora più straordinario del cordone ombelicale: il sangue in esso contenuto rappresenta una fonte preziosa di cellule staminali emopoietiche. Queste cellule hanno la notevole capacità di autoriprodursi e di dare origine a tutte le linee cellulari da cui derivano le cellule del sangue. Questa scoperta ha aperto nuove frontiere nel campo della medicina rigenerativa e dei trapianti.

illustrazione di cellule staminali ematopoietiche

Le Cellule Staminali Ematopoietiche: Un Potenziale Terapeutico

Le cellule staminali sono progenitori cellulari ad alto potenziale proliferativo in grado di auto rinnovarsi, sono cioè capaci di riprodurre cellule figlie uguali a sé stesse, e di dare origine a tutte le cellule specializzate che costituiscono vari tessuti e organi. Le cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale sono facilmente recuperabili una volta che l'organo viene tagliato dopo la nascita del bambino. Studi e sperimentazioni hanno confermato la possibilità di utilizzare il sangue prelevato dal cordone ombelicale come fonte alternativa di staminali emopoietiche a scopo trapiantologico. Il sangue del cordone ombelicale è infatti una fonte preziosa di cellule staminali ematopoietiche in alternativa a quelle prelevabili dal midollo osseo per curare importanti malattie del sangue, come ad esempio le leucemie. Il trapianto di cellule staminali, per curare patologie come ad esempio la leucemia, necessita di una reazione immunitaria (graft Vs leukemia) che in caso di trapianto con le cellule del soggetto stesso sarebbe assente, determinando l'insuccesso del trapianto. La possibilità di eseguire un trapianto di cellule staminali emopoietiche è strettamente legata all'identificazione di un donatore geneticamente compatibile con il paziente. In quest'ottica, la donazione del sangue cordonale assume un'importanza enorme.

Questi nodi e il cordone stesso contengono cellule staminali neuronali e quindi hanno ruolo fisiopatologico.

Modalità di Donazione del Sangue Cordonale

La donazione del sangue cordonale può avvenire in diverse modalità, ognuna con specifiche implicazioni. È doveroso ricordare che la donazione di sangue cordonale è riservata soltanto a neonati sani a termine con decorso del parto e post partum regolare. In molti paesi il prelievo, la donazione e la successiva conservazione del sangue da cordone ombelicale sono diventate pratiche comuni.

Donazione Allogenica (Non Familiare)

L’unità di sangue cordonale viene donata a una banca pubblica volontariamente, gratuitamente e anonimamente per essere impiegata in un paziente che risulti compatibile, per eseguire un trapianto emopoietico. Si parla in questo caso di donazione vera e propria. In Italia la donazione può essere fatta gratuitamente nelle banche pubbliche.

Donazione Dedicata

In casi particolari l’unità di sangue cordonale è raccolta alla nascita per essere conservata gratuitamente presso una banca pubblica e successivamente utilizzata per un consanguineo o per il bambino stesso. In Italia l'ordinanza ministeriale del 26 febbraio 2009 e il decreto ministeriale (DM) del 18 novembre 2009 stabiliscono la conservazione gratuita del sangue cordonale per uso autologo dedicato, sulla base di una richiesta degli interessati e di una relazione del medico specialista, da presentare alla Direzione Sanitaria dell’ospedale dove avverrà il parto. Solo in casi particolari previsti dall'allegato 1 del DL 18 novembre 2009, è prevista la possibilità di conservare il sangue del cordone ombelicale presso banche pubbliche.

La donazione dedicata può avvenire quando nell’ambito familiare sono presenti fratelli affetti da patologie maligne, genetiche, da disordini immunologici o qualora il neonato sia affetto da una patologia congenita, o evidenziata in epoca prenatale, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato il trapianto di cellule staminali emopoietiche da cordone ombelicale, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria. In entrambi i casi è necessaria la certificazione rilasciata da un medico specialista e/o da un genetista. Esiste un elenco dettagliato delle patologie in cui è indicato il trapianto di cellule staminali emopoietiche, allegato al DM 18 novembre 2009, che viene periodicamente aggiornato in relazione allo sviluppo di nuove conoscenze.

Donazione Autologa Familiare

Vi è poi la possibilità di conservare il cordone ombelicale a uso autologo, cioè personale, pratica che non è supportata da alcuna evidenza scientifica ed è possibile solo all’estero dopo adeguato counselling e autorizzazione all’esportazione rilasciata dall’ente regionale preposto; fanno eccezione specifiche patologie per le quali la più recente normativa nazionale prevede la possibilità di effettuare la procedura come donazione dedicata. Questa opzione, che prevede la conservazione del cordone ombelicale per un uso personale (autologo), non è supportata da evidenze scientifiche consolidate per la maggior parte delle indicazioni e la sua pratica è possibile principalmente all'estero, previa adeguata consulenza e autorizzazione.

Il Percorso della Donazione: Dalla Raccolta alla Conservazione

Per raccogliere una quantità idonea di cellule staminali dal cordone ombelicale è necessario evitare il taglio precoce del cordone ed è sufficiente non aspettare più di 120 secondi, come raccomandato anche dalla società Italiana di Neonatologia. La raccolta del sangue cordonale è una procedura semplice, eseguita in sala parto, che non interferisce con la normale assistenza al parto e non comporta rischi per la madre e per il bambino. Il prelievo viene effettuato dal personale della clinica dove ha luogo il parto, a parto avvenuto, raccogliendo in una sacca sterile tutto il sangue contenuto all'interno del funicolo. La sacca viene quindi posta in un apposito contenitore termostatico e spedita al laboratorio della struttura pubblica che esegue la lavorazione del sangue, dove deve giungere entro 48 ore. Il sangue viene quindi analizzato e separato per ottenere le cellule staminali, che viene successivamente addizionata con dimetilsolfossido (DMSO), per proteggere le cellule durante il congelamento, e congelata con un opportuno profilo di temperatura. Le cellule staminali, vengono quindi trasferite in un contenitore criogenico di quarantena dove rimangono in attesa dell'esito degli esami (circa 3 settimane). Le cellule staminali possono essere conservate per periodi di tempo molto lunghi (più di vent’anni) dentro appositi contenitori criogenici, dove la temperatura viene costantemente mantenuta al di sotto dei -150 °C tramite immersione in azoto liquido o in atmosfera di vapori di azoto.

Aspetti Etici e Normativi in Italia

È fondamentale sottolineare che la donazione del sangue cordonale non può avvenire senza il consenso informato della madre. Il tessuto placentare è infatti considerato di appartenenza materna e neonatale, e la valutazione del rischio infettivo e genetico della donazione richiede la partecipazione attiva e responsabile della madre. La sicurezza della donazione è garantita da diversi aspetti: la raccolta deve essere eseguita in sala parto in un clima di sicurezza assoluta sia per la donna sia per i professionisti. Nessun interesse economico deve interferire con l’attività di raccolta, né per la donatrice né per chi la esegue.

I timori espressi da molti esperti ed operatori, specialmente negli ambienti ostetrico-ginecologici, che la donazione del sangue del cordone ombelicale possa nuocere al neonato non è priva di considerazione nel mondo scientifico. Tali dubbi si basano sull'ipotesi che il sangue che viene donato possa essere sottratto alle esigenze del feto, e dall'osservazione che nella nascita naturale senza interventi esterni, sia per gli animali che per gli esseri umani, tutto il sangue contenuto nella placenta e nel cordone ombelicale ritorna effettivamente al circolo sanguigno del neonato, mentre con la donazione esso viene asportato.

È garantito il principio dell’anonimato; tuttavia, in caso di insorgenza di una patologia onco-ematologica con indicazione al trapianto, con rigorose chiavi di accesso è consentito al personale sanitario di risalire al donatore, per mettere a disposizione della famiglia il sangue placentare precedentemente donato. Viceversa, nel caso in cui si venga a conoscenza di una malattia a possibile trasmissione genetica insorta nel neonato dopo l’avvenuta validazione del sangue placentare, deve essere possibile accedere all’identificazione dell’unità per la necessaria eliminazione dal registro. La sicurezza infettiva e genetica viene confermata dopo un periodo di osservazione (quarantena della donazione) variabile da 6 a 12 mesi dopo la raccolta.

Se si è interessati alla donazione del sangue cordonale, è sempre bene informarsi presso il punto nascita prescelto per conoscere i protocolli di accesso al percorso che possono variare da ospedale a ospedale. Solitamente si preferisce prendere in carico la richiesta prima del parto, per poter avere un colloquio dedicato dove poter acquisire il consenso informato dopo adeguato counselling e una anamnesi accurata.

Il Cordone Ombelicale tra Storia, Miti e Tradizioni

Organo di collegamento tra il feto e la mamma, fin dall’antichità il cordone ombelicale dei neonati è avvolto da credenze popolari: le tribù pellerossa lo utilizzavano a fini propiziatori, così come fanno tuttora alcune tribù dell’Africa. Nell’Antica Roma, la dea Intercidona, ovvero colei che separava alla nascita il piccolo dalla madre, proteggeva entrambi durante il taglio. Questi aspetti culturali sottolineano la profonda connessione e il significato simbolico che questo organo ha rivestito nel corso della storia umana.

L'Antico Egitto e il Significato del Taglio

È possibile che la partoriente si orientasse in direzione ovest-est o nord-sud per favorire il fato del nascituro, ma non ci sono prove documentate al riguardo. Sicuramente il taglio del cordone era un passaggio di grande importanza. Fino a quel momento il nascituro non è "vivo" nel pensiero egizio, non è un essere a sé stante. Si pensa che il taglio avvenisse - soprattutto nell’Antico Regno - con il coltello psš-kf ("peseshkef", "ciò che divide e toglie" - grazie a Livio Secco per la consulenza sul termine) che si biforca (divide) a doppia ansa in cima con la parte interna concava tagliente. Nei Testi delle Piramidi il coltello peseshkef, coinvolto anche nel rito dell’apertura della bocca del defunto, "rende forte la mandibola": dopo il taglio del cordone veniva mostrato al neonato, sporco di sangue, ad indicare che ora era separato dalla madre e che doveva avere la forza di succhiare il latte dal seno materno per crescere.

Gli Antichi Egizi conoscevano abbastanza bene la funzione della placenta; sapevano che nutrisse il feto e la ritenevano la parte di sangue materno non utilizzata dal feto stesso, una sorta di riserva a cui attingere. Ma la sua funzione nel pensiero egizio non era solo fisiologica. In questo rilievo di Deir el-Bahari, si vede chiaramente che Khnum forgia non solo Hatshepsut ma anche il suo ka. L’altro "bambino" sarebbe il "ka" del nascituro, e sarebbe la sua placenta che lo avvolge ("le braccia del tuo ka sono davanti a te e dietro a te"). "Ka" deriverebbe infatti da "kaw" = cibo, nutrimento.

Implicazioni Future e Ricerca

La comprensione del ruolo e delle potenzialità del cordone ombelicale, in particolare delle cellule staminali in esso contenute, è in continua evoluzione. La ricerca si concentra non solo sul miglioramento delle tecniche di raccolta e conservazione, ma anche sull'espansione delle indicazioni terapeutiche per le malattie trattabili con trapianti di cellule staminali. Lo studio delle proprietà uniche della gelatina di Wharton potrebbe inoltre aprire nuove vie per la medicina rigenerativa e la riparazione tissutale.

tags: #apophi #cordone #ombelicale