Anouk Aimée, nata come Nicole Françoise Florence Dreyfus, è stata una figura iconica del cinema internazionale, un'artista che ha saputo attraversare oltre settant'anni di storia dello spettacolo con una classe inconfondibile. Figlia d'arte, nata da Henri Dreyfus (alias Henry Murray), attore francese di origine ebraica, e dall'attrice Geneviève Sorya (nata Geneviève Durand), Anouk Aimée non è stata solo un'attrice, ma un prototipo immaginario di donna francese, capace di trasmettere emozioni profonde con la sola spensieratezza del tono di voce o la perfezione di un elegante gesto quotidiano.

Dalle origini tragiche al successo precoce
La vita di Anouk Aimée è segnata sin dall'infanzia dagli eventi drammatici della storia del Novecento. Cresciuta inizialmente a Parigi, fu costretta a fuggire a Barbezieux-Saint-Hilaire, un paesino della Nuova Aquitania, per scampare alle persecuzioni antisemite. Per nascondersi ancora meglio dai nazisti, adottò il suo secondo nome, Françoise, e il cognome della madre, Durand. A guerra finita, venne iscritta a un collegio a Morzine, nell'Alta Savoia, dove conobbe il futuro regista Roger Vadim.
La sua carriera cinematografica ebbe inizio giovanissima, nel 1947, a soli 15 anni, con il film La Maison sous la mer. Successivamente fu scelta da Marcel Carné per l'incompiuto La Fleur de l'âge. Fu proprio sul set che ebbe modo di conoscere il grande sceneggiatore Jacques Prévert, il quale le suggerì di adottare il nome d'arte Anouk Aimée. All'età di 16 anni, Anouk ottenne la parte di Georgia in Gli amanti di Verona (1949), adattamento di André Cayatte di Giulietta e Romeo, dove vestì il ruolo della giovane Capuleti. Nel frattempo, si diplomò in Inghilterra, dove prese anche lezioni di recitazione e danza.
L'ascesa nel panorama europeo e la musa di Fellini
Dopo aver prestato la voce alla pastorella nel cartone animato Le Roi et l'Oiseau di Paul Grimault e aver lavorato con Alexandre Astruc, il suo talento venne notato dai grandi autori del tempo. Titoli come Le donne degli altri di Julien Duvivier e Montparnasse di Jacques Becker, con Gérard Philipe, la consacrarono come una star in Francia e, di lì a poco, in tutta Europa.
Il suo legame con il cinema italiano fu profondo e duraturo. Federico Fellini, ammaliato dalla sua classe, la volle in due capolavori imprescindibili della seconda metà del Novecento: La dolce vita (1960) e 8½ (1963). Ne La dolce vita, Anouk interpretò Maddalena, una donna che accompagnava il cronista interpretato da Marcello Mastroianni nelle sue notti tormentate in giro per Roma; in 8½ fu invece Luisa, moglie di Guido (ancora Mastroianni), alter ego del regista.

La lista delle sue collaborazioni italiane è impressionante: lavorò con Alberto Lattuada (L'imprevisto, Il viaggio), Vittorio De Sica (Il giudizio universale), Alessandro Blasetti (Liolà), Florestano Vancini (Le stagioni del nostro amore) e Pasquale Festa Campanile (Le voci bianche).
Un uomo, una donna: l'apice di una carriera romantica
Se in un cartoncino si dovesse scrivere il nome di un attore e sul retro il titolo del film che maggiormente lo ha saldato alla memoria del pubblico, per Anouk Aimée il titolo scelto sarebbe senza ombra di dubbio Un uomo, una donna. Quel classico del romanticismo cinematografico, diretto nel 1966 da Claude Lelouch, non solo le fece ottenere la sua unica candidatura all'Oscar come miglior attrice, ma le regalò quello che viene definito "il ruolo di una vita".
In questo film, Anouk Aimée recitò al fianco di Jean-Louis Trintignant e Pierre Barouh. La consacrazione fu totale: ottenne il Golden Globe come miglior attrice drammatica, battendo le quotatissime Natalie Wood ed Elizabeth Taylor. Il sodalizio con Lelouch durò decenni: l'attrice tornò a lavorare con lui in Un uomo, una donna oggi (1986), Uomini e donne, istruzioni per l'uso (1996), Ces amours-là (2010) e, infine, in I migliori anni della nostra vita (2019), dove riprese il ruolo di Anne, ricomponendo quegli innamorati memorabili che avevano incantato il mondo.
Claude Lelouch ospite al 32° Mar del Plata con ‘Chacun sa vie’ ricordando ‘Un uomo e una donna’
Versatilità e premi tra cinema e teatro
La carriera di Anouk Aimée è stata caratterizzata da scelte coraggiose e di qualità. Negli anni Ottanta vinse il prestigioso Prix d'interprétation féminine al Festival di Cannes per il film Salto nel vuoto di Marco Bellocchio, diretto insieme a Michel Piccoli. Il suo impegno non si limitò al cinema d'autore: nel 1994 interpretò il ruolo di una stilista in Prêt-à-Porter di Robert Altman, un film corale sul mondo della moda.
Nel 2003 le venne assegnato l'Orso d'oro alla carriera al Festival del Cinema di Berlino. La sua attività, instancabile, proseguì anche in televisione e a teatro. Tra le sue interpretazioni televisive si ricordano Salomone di Roger Young e Napoléon di Yves Simoneau. È stata, inoltre, protagonista di diverse produzioni recenti come Tous les soleils, dove ha recitato a fianco di Stefano Accorsi e Neri Marcorè.
La vita privata e l'eredità
Anouk Aimée ebbe una vita sentimentale intensa, sposandosi quattro volte: con Édouard Zimmermann (1949-1950), Nico Papatakis (1951-1954), Pierre Barouh (1966-1969) e Albert Finney (1970-1978). Dal secondo matrimonio con Nico Papatakis, proprietario del cabaret La rose rouge, nacque la sua unica figlia, Manuella.
La sua figura è rimasta, nel tempo, indissolubilmente legata ai suoi personaggi. Come sottolineato da molti critici, diventava facilissimo confondere Anouk Aimée con il suo personaggio di Anne: le due erano un'entità unica, integrale, folgorante e poetica. Malinconiche pur non volendo esserlo affatto, le sue interpretazioni sono entrate nella leggenda. Anouk Aimée è morta a 92 anni, lasciando un vuoto incolmabile, ma una traccia indelebile nella Storia del Cinema, avendo dimostrato di essere, come spesso si è scritto di lei, un'attrice che non conosce tramonto.

Nonostante il trascorrere dei decenni, il pubblico ha continuato a riconoscere in lei quella grazia innata, quell'eleganza di muscolo facciale che, anche in un momento di imbarazzato nervosismo, riusciva a diventare una "farfalla che si agita nello stomaco". La sua scomparsa, avvenuta il 18 giugno 2024, ha sancito la fine di un'epoca, ma la sua arte continua a risplendere attraverso i capolavori che ci ha lasciato, rendendo la sua memoria eterna.