L'Evoluzione di un'Icona: Storia e Nascita di Barbie, Tra Sogno e Realtà

Barbie, il cui nome completo è Barbara Millicent Roberts, è molto più di un semplice giocattolo; è un fenomeno culturale globale che quest'anno celebra il suo 65esimo anniversario. La sua storia, iniziata con un debutto rivoluzionario e proseguita attraverso decenni di evoluzione e adattamento, riflette e influenza profondamente le mutevoli percezioni della femminilità, della moda e della società. Dal suo esordio come figura adulta nel mondo ludico all'apertura verso l'inclusività, fino al recente successo cinematografico che l'ha riportata al centro dell'attenzione globale, Barbie ha sempre rappresentato un punto di riferimento, spesso controverso ma innegabilmente potente, nell'immaginario collettivo.

Le Radici di un Fenomeno Globale: L'Idea Rivoluzionaria di Ruth Handler

L'idea che avrebbe dato vita a Barbie nacque dalla geniale intuizione di Ruth Handler, co-fondatrice, insieme al marito Elliot Handler, dell'azienda di giocattoli Mattel. Fu fondata nel 1945, in un garage dove il suo fidanzato Elliot Handler ed il suo amico Harold Mattson lavoravano insieme e producevano manufatti in legno, una società destinata a diventare un colosso del mondo dei giocattoli. Ruth Handler osservava con attenzione la figlia, Barbara, mentre giocava. Notò una ricorrente insoddisfazione della bambina nel giocare con bambolotti che avevano tutte fattezze esclusivamente infantili, il che limitava la sua capacità di proiettare scenari e ruoli "da grandi" nelle sue narrazioni ludiche. La ragazzina e le sue amiche, nelle loro interazioni, giocavano spesso a "essere adulti", e questa osservazione spinse Ruth a immaginare un giocattolo che potesse rispecchiare questa aspirazione.

Ruth Handler e la prima Barbie

L'ispirazione decisiva, quella che le mancava per concretizzare la sua idea, giunse durante un viaggio in Europa. Nel 1956, mentre si trovava in Svizzera, Ruth vide in un negozio di Lucerna una bambola decisamente simile a quella che aveva in mente: la Bild Lilli. Questa bambola, creata in Germania dell'Ovest nel 1955, era ben diversa dai giocattoli per bambini. Bild Lilli era ispirata a un personaggio, creato dal fumettista Reinhard Beuthien, che animava vignette pubblicate sul tabloid Bild. Lilli era la protagonista di storie che raccontavano le vicissitudini di una ragazza procace, intenta a sedurre uomini facoltosi. La bambola, prodotta da Greiner & Hausser Gmbh, era inizialmente destinata a un pubblico maschile adulto e si distingueva per le sue curve da pin-up e la sua immagine di donna di classe, determinata, che in qualche modo ricordava personaggi come quelli interpretati negli anni Trenta da Marlene Dietrich.

Gli Handler, con una visione lungimirante, acquistarono il brevetto e i relativi diritti della Bild Lilli. Successivamente, smontarono e analizzarono attentamente le bambole acquisite in Svizzera per migliorarne l'aspetto e sviluppare un modello adatto al mercato americano, ma con una prospettiva completamente nuova, rivolta al gioco delle bambine. Nonostante le iniziali ritrosie degli amministratori di Mattel, e persino dello stesso marito Elliot, che non erano del tutto convinti dell'idea di una bambola con fattezze adulte, Ruth Handler perseverò.

Il lancio ufficiale di Barbara Millicent Roberts, universalmente conosciuta come Barbie, avvenne il 9 marzo 1959 all'American International Toy Fair di New York. La prima Barbie, con un costo iniziale di soli tre dollari, era molto diversa dall'immagine bionda e californiana che avrebbe poi dominato l'immaginario collettivo. Originariamente, era disponibile anche mora, sfoggiando la caratteristica ponytail e un iconico costume intero a righe bianche e nere. I primi modelli di Barbie, inclusi i vestiti, furono prodotti in Giappone. Nonostante le iniziali perplessità dei compratori, forse turbati dal corpo adulto della bambola, il successo fu immediato e sorprendente: nel primo anno di produzione ne furono venduti ben 350.000 esemplari.

Barbie e il Suo Mondo in Espansione: Amici, Accessori e Carriere Innumerevoli

Fin dalle sue origini, il mondo di Barbie non si è limitato alla sola bambola. L'intuizione di Ruth Handler era quella di proporre giocattoli con l'aspetto di adulti, ma che potessero comunque stimolare la fantasia delle bambine, e questo significava un intero universo da esplorare. Nel 1961, per esempio, arrivò il suo fidanzato storico, Ken, battezzato con il nome dell'altro figlio degli Handler, Kenneth Carson. Mattel ha scritto che i due si sarebbero conosciuti nel 1961 su un set televisivo. La loro "relazione" è stata segnata da eventi significativi: la loro rottura nel 2004 fece scalpore a livello globale, ma, a dimostrazione della loro intramontabile connessione, sono tornati insieme sette anni dopo, nel 2011. Nonostante il lungo fidanzamento, Ken e Barbie non si sono mai sposati, e Barbie ha sempre condotto una vita indipendente, dinamica e socialmente attiva, incontrando Ken in saltuarie uscite di coppia.

Barbie e Ken

Presto, la famiglia e la cerchia di amici di Barbie si espansero. Comparvero anche la migliore amica Midge e la sorellina Skipper. Nel 1966 fu introdotta Francie, la cugina inglese di Barbie, il cui nome completo è Francie Fairchild. Francie, ritirata nel 1976 e poi riproposta nel 2011, era una ragazza spigliata e moderna, famosa per indossare vestiti dai colori vivaci abbinati a motivi geometrici, in sintonia con la celebre Carnaby Street. Alta 11 pollici, come tutti i personaggi Mattel, la sua età non è specificata, ma sembrerebbe essere poco più giovane di Barbie. Francie è apparsa bionda, bruna ed eccezionalmente rossa, con lunghezze di capelli variabili. Alcuni credono che sia ispirata a Frances Lawrence, un personaggio letterario poi portato sul grande schermo da Sandra Dee. La "Malibu Francie", con capelli biondi, occhi azzurri e pelle abbronzata, fu la versione di maggior successo.

Il mondo di Barbie si arricchiva anche di accessori, sempre ambitissimi e, spesso, costosi, che raccontavano uno stile di vita di successo e aspirazionale. È del 1962 la sua iconica Dream House, un simbolo di lusso e autonomia, di cui ancora oggi si vende un esemplare al minuto. Nel 1977 venne introdotta la Star-vette, la sua auto tutta rosa, un altro elemento distintivo del suo universo. A proposito di rosa, è proprio il Pantone PMS 219 a diventarne la tonalità ufficiale, contribuendo a dipingere non solo le camerette, ma anche i sogni di milioni di bambine in tutto il mondo.

Dream House di Barbie

A partire dagli anni Settanta, in particolare, s'impose il modello di Barbie Malibu, la bambola bionda californiana immortalata per anni nella pop culture. Questa "Valley Girl" viveva una vita di lusso, sebbene a volte percepita come superficiale, ma il suo appeal mainstream la rese una vera calamita per il mondo della moda e dell'arte. Artisti del calibro di Andy Warhol e Peter Max la immortalano nelle loro opere. Nel 1967 arrivò la prima bambola ispirata a una celebrità, la supermodel Twiggy. Dagli anni Ottanta, Barbie è stata protagonista assoluta del mondo della moda: stilisti di fama internazionale come Oscar de la Renta, Bob Mackie, Karl Lagerfeld, Comme Des Garçons e Moschino hanno disegnato abiti per lei. Jeremy Scott, per Moschino, nel 2014 creò un'intera collezione ispirata a questo immaginario rosa shocking, mentre nel 2022 Balmain ha realizzato un modello in edizione limitata.

Barbie icona di moda

Ma nel tempo vennero create Barbie di ogni tipo: con capelli lunghissimi, a forma di sirena, in formato gigante, parlante, profumata, con accessori di ogni foggia e dimensione. Questa versatilità permise a Barbie di abbracciare oltre 150 professioni e mestieri diversi. In qualità di Barbie Astronauta, è perfino andata sulla Luna quattro anni prima di Armstrong, nel 1965, e ha corso per ben sei volte alla carica di Presidente degli Stati Uniti. Questa varietà di ruoli e professioni ha spinto molti a considerare Barbie un modello da seguire per le bambine, perché non pone limiti alle loro fantasie su ciò che potranno fare "da grandi".

Tra Critiche e Riconoscimenti: L'Evoluzione di un Modello Femminile

Il boom di popolarità di Barbie non tardò ad attirare anche le prime e più significative critiche. Il movimento femminista, in particolare, vide in Barbie un modello fisico irrealizzabile di magrezza e formosità lontane dai canoni realistici, nonché potenzialmente poco sano da inseguire per le giovani ragazze. L'immagine di una donna anatomicamente poco realistica, con misure (91 cm di seno, 46 cm di vita, 84 cm di fianchi) che, proiettate su un'altezza di 1.75 metri in scala 1:6, sarebbero pressoché impossibili per un essere umano, generò la preoccupazione che potesse spingere all'anoressia le sue fan, desiderose di emulare un fisico inarrivabile. Non a caso, tra le quattordici Barbie che hanno provocato maggiori polemiche, è compresa la Barbie Slumber Party ("pigiama party") del 1965, che nella sua confezione includeva una bilancia pesapersone rosa con l'indicatore bloccato sulle 110 libbre (circa 50 kg), ben al di sotto del peso considerato sano per una giovane donna di quella statura.

Barbie e gli stereotipi di bellezza

Nei primi decenni della sua esistenza, la mancanza di diversità nei modelli proposti contribuì all'accusa che Barbie fosse l'ennesimo veicolo di una società bianca e privilegiata. Sebbene dalla fine degli anni Sessanta fossero state introdotte alcune bambole nere, come la prima Christie, queste erano spesso relegate al ruolo di amiche secondarie. Si dovette attendere gli anni Ottanta per un'incarnazione ufficiale di Barbie afrodiscendente.

Gli stereotipi non si limitarono all'aspetto fisico. Nel luglio 1992, il modello parlante "Teen Talk Barbie" suscitò un'ondata di polemiche per le frasi che pronunciava, come "Avrò mai abbastanza vestiti?", "Mi piace lo shopping" e "Le lezioni di matematica sono difficili". Le critiche sulla superficialità e sui messaggi penalizzanti per le ragazze, focalizzate solo su abiti e poca praticità, furono così massicce che Mattel fu costretta a ritirare il prodotto e riformulare le frasi pronunciate.

Nel corso degli anni, il termine "Barbie" ha iniziato a essere usato, talvolta, in senso dispregiativo, per indicare una ragazza ritenuta di bell'aspetto ma priva di spessore e sostanzialmente stupida. Questo significato è presente nell'adattamento italiano del film "Mean Girls" e nella controversa canzone "Barbie Girl" del gruppo danese Aqua, contro cui Mattel intentò una causa per violazione del diritto d'autore.

Barbie ha affrontato anche altre controversie significative. Nel settembre 2003, l'Arabia Saudita mise fuori legge la vendita delle bambole Barbie, ritenendole non conformi ai principi dell'Islam. Il "Comitato per la Propagazione della Virtù e la Prevenzione dal Vizio" affermò che "le bambole ebree Barbie, con i loro abiti succinti e le loro pose peccaminose, sono il simbolo della decadenza del perverso occidente. State in guardia da lei". In Medio Oriente, in risposta, fu creata una bambola alternativa chiamata Fulla, simile a Barbie ma disegnata per essere più accettabile nel mercato islamico.

Nel marzo 2000, nei media si diffusero voci secondo cui la plastica utilizzata per la fabbricazione di alcune Barbie contenesse sostanze tossiche, potenzialmente pericolose per i bambini. Inoltre, una ricerca pubblicata nel dicembre 2005 dalla dottoressa Agnes Nairn dell'Università di Bath, in Gran Bretagna, rivelò che le adolescenti spesso attraversano una fase di odio verso le proprie Barbie, arrivando persino a decapitarle o a metterle nel forno a microonde, un segno di ribellione contro l'immagine che la bambola rappresentava.

Anche la competizione sul mercato dei giocattoli ha rappresentato una sfida. Nel giugno 2001, la MGA Entertainment lanciò sul mercato una nuova linea di fashion doll chiamate Bratz, che nel giro di pochi anni conquistarono una grossa fetta del mercato, causando un calo nelle vendite di Barbie. Per correre ai ripari, Mattel lanciò le My Scene, una linea di bambole non dissimili dalle Bratz, che includevano tra i vari personaggi anche la stessa Barbie. Questo portò a battaglie legali: nell'aprile 2005, la MGA Entertainment intentò causa contro Mattel, dichiarando che le My Scene fossero una copia delle Bratz. Mattel a sua volta citò in giudizio la MGA Entertainment e Carter Bryant, ex disegnatore di bambole per la Mattel, accusandolo di aver rivelato segreti industriali. Nel luglio 2008, una corte riconobbe Bryant colpevole, avendo creato la maggior parte dei modelli per le Bratz mentre era ancora in servizio alla Mattel.

Un Nuovo Capitolo: Inclusività e Ispirazione per le Nuove Generazioni

Molto è stato fatto, è importante sottolinearlo, dall'epoca delle prime critiche. Nel corso degli anni, la figura della bambola è stata più volte modificata per rispondere alle esigenze di una società in continua evoluzione. Un cambiamento storico si ebbe nel 1971, quando lo sguardo di Barbie, da obliquo qual era, divenne frontale, simboleggiando una maggiore apertura e direttività. Nel 1997, Mattel mise in catalogo una Barbie dal fisico più adolescenziale, la Really Rad Barbie, con meno seno, meno fianchi e una vita più larga. Questo tentativo, sebbene non ufficialmente motivato dalle critiche sulle misure irrealistiche, mirava a intercettare i gusti delle bambine tra i tre e gli undici anni, considerate le consumatrici più accanite. Tuttavia, questo nuovo modello non convinse i potenziali consumatori e non fu mai lanciato sul mercato su larga scala.

A partire dagli anni Ottanta, Mattel iniziò a introdurre bambole di oltre 40 origini diverse, un passo significativo verso una maggiore rappresentazione culturale. Ma la vera rivoluzione arrivò con un cambiamento più profondo nella fisicità della bambola per renderla meno stereotipica e più realistica. Il progetto Barbie Fashionistas, lanciato nel 2009, ha rappresentato un punto di svolta, introducendo man mano 23 nuovi modelli con una straordinaria varietà: 7 tonalità di carnagione, 30 tinte di capelli, 24 acconciature, 14 forme del viso e 22 colori degli occhi differenti. Soprattutto, sono state introdotte tre nuove silhouette - alta, formosa e minuta - in modo che ogni bambina potesse trovare la Barbie che più la rispecchiava.

Barbie Fashionistas diverse silhouette

Negli anni successivi, l'impegno per l'inclusività si è esteso ad abbracciare le varie disabilità. Sono state create Barbie con sindrome di Down, con vitiligine, con alopecia, e molte altre, evidenziando il principio fondamentale che trovare immagini simili a noi stessi è essenziale fin dall'età del gioco per promuovere l'accettazione e l'autostima.

In occasione del suo 60esimo anniversario, celebrato nel 2019, Mattel ha rilanciato anche il progetto Dream Gap. Partendo proprio da quelle famose e (ingiustamente) "difficili" lezioni di matematica menzionate dalla Teen Talk Barbie, diverse ricerche hanno evidenziato che le bambine, indotte da condizionamenti sociali e contesti culturali, smettono persino di sognare di poter intraprendere carriere scolastiche o professioni scientifiche o legate alle cosiddette STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). Questa rinuncia opera proprio nell'età fondamentale tra i 5 e i 10 anni. Ecco che Barbie interviene con i suoi "role model": figure storiche come la pilota Amelia Earhart e la pittrice Frida Kahlo, ma anche "Sheroes" contemporanee come Iris Apfel, la regista Ava DuVernay, l'astronauta Samantha Cristoforetti, la campionessa paralimpica Bebe Vio e la calciatrice Sara Gama. Queste donne diventano modello per altrettante bambole volte a ispirare le ragazzine a non porre nessun limite alla loro fantasia e alla loro ambizione, promuovendo l'idea che ogni sogno è realizzabile.

Barbie Samantha Cristoforetti

Barbie nell'Immaginario Collettivo: Icona Pop e Fenomeno Commerciale

Barbie è senza dubbio uno dei marchi più riconoscibili al mondo e uno dei giocattoli più venduti a livello globale. Porta con sé una stratificazione di significati non indifferenti. Se da una parte è vero che per anni ha rappresentato, e ancora in qualche modo lo fa, la femminilizzazione estrema di un immaginario fatto di abiti, accessori e sogni "hot pink", dall'altra ha cercato nel corso dei decenni di dare corpo all'immaginario più composito e diversificato delle bambine e delle ragazze di tutto il mondo. Giocando con le Barbie, molte bambine (e anche qualche ragazzino) hanno potuto stimolare la propria fantasia, la propria creatività e, in qualche modo, anche i propri desideri.

La sua influenza si estende ben oltre il mondo dei giocattoli. Barbie è stata la prima ad adottare una strategia di mercato massicciamente basata sulla pubblicità televisiva, una tattica poi ripresa da molti altri marchi. Per molti anni, gli spot erano accompagnati dalla celebre melodia di "Georgy Girl", hit del gruppo musicale The Seekers. La top model tedesca Claudia Schiffer, agli inizi della sua carriera, veniva definita "la Barbie delle passerelle" per il fisico statuario ed i lunghi capelli biondi, caratteristiche in comune con la famosa bambola.

Il successo commerciale di Barbie è stato impressionante, con prodotti di punta come la Totally Hair Barbie, distribuita nel 1992, che divenne la linea più venduta con i suoi capelli acconciabili lunghi fino ai piedi della bambola. Mattel ha stimato che esistono oltre 100.000 collezionisti di Barbie, di cui il 90% sono donne, con un'età media di circa 40 anni, che acquistano una ventina di nuove Barbie ogni anno. La Mattel ha da lungo tempo intessuto uno stretto legame con il visore stereoscopico View-Master, incrociando così il collezionismo per lo stereoscopio con quello per la bambola. Per questo sistema sono stati realizzati, a partire dalla metà degli anni sessanta, svariati set di dischetti, il primo e più celebre dei quali è "Barbie around the World Trip".

La presenza di Barbie nell'immaginario collettivo si è consolidata anche attraverso il cinema e la televisione. Le sue apparizioni più notevoli includono i lungometraggi animati "Toy Story 2" (1999) e "Toy Story 3" (2010), dove nel primo fa la guida turistica in un negozio e nel secondo è tra i giocattoli che finiscono nell'asilo Sunnyside, incontrando Ken e innamorandosi di lui. Un capitolo fondamentale nella sua recente storia è il film live-action del 2023, diretto da Greta Gerwig e interpretato da Margot Robbie, che ha portato Barbie in una nuova dimensione di visibilità e discussione critica, esplorando la complessità del suo status di icona. Proprio come nel film di Greta Gerwig esiste una Barbieland tutta plasticosa e dai colori saturati, ma c'è un mondo reale in cui una Barbie vera, in carne e ossa, cerca di trovare il proprio posto.

Barbie quest'anno decide di avviare in anticipo i festeggiamenti per il suo 65esimo compleanno, iniziando il 9 marzo, mese dedicato alla celebrazione delle donne, i cui sogni da bambina Barbie ha aiutato a plasmare. «La storia di Barbie non è mai stata solo su di lei. Si tratta delle numerose bambine che ha ispirato e dei milioni di racconti che ha aiutato ad immaginare lungo il percorso», ha detto Krista Berger, Senior Vice President of Barbie and Global Head of Dolls. «Negli ultimi 65 anni, Barbie ha utilizzato la sua piattaforma globale per incoraggiare le bambine a sognare in grande, esplorare il loro potenziale illimitato e indirizzare la propria immaginazione per plasmare il loro futuro». Per l'occasione, vengono lanciate bambole speciali, come una Collector ispirata alla prima Barbie del 1959, vestita in un classico abito couture a strisce bianche e nere, che celebra l'iconico costume da bagno. Mostre, come quella a Milano, continuano a celebrare i suoi sessantacinque anni di moda e ispirazione, confermando che Barbie non è stata solo una bambola, ma una vera e propria icona di stile, il prodotto di punta dell'azienda che la produce e una fonte inesauribile di dibattito e ispirazione.

La lista di film d'animazione, serie televisive e webserie a lei dedicate è vastissima, includendo titoli come "Barbie e lo schiaccianoci" (2001), "Barbie - La principessa e la povera" (2004), "Barbie Dreamhouse Adventures" (2018) e molti altri, a testimonianza della sua costante rilevanza e capacità di reinventarsi attraverso diversi media.

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