Quando, il 9 ottobre del 1940, a Liverpool, nasceva John Winston Lennon, nessuno immaginava che sarebbe diventato uno degli artisti più influenti del Novecento. Il pomeriggio del 9 ottobre del 1940, al Maternity Hospital di Oxford Street di Liverpool, venne alla luce John Lennon, con il secondo nome Winston, in onore di Churchill, che poi non fu più usato. Non era un giorno come un altro. Era un pomeriggio freddo e la città era minacciata da un raid tedesco, nel pieno della seconda guerra mondiale.

Di origini irlandesi (O'Leannain), John Lennon venne alla luce al Maternity Hospital, figlio della giovanissima Julia Stanley e del marinaio Alfred Lennon. La madre Julia Stanley decise di chiamarlo John, nome che piaceva ad Alfred come tributo al nonno paterno, ma era anche un tipico nome della middle class inglese, che evocava tutte le qualità più ammirate dagli Stanley. Successivamente gli diede come secondo nome Winston, in onore dell'allora primo ministro inglese Winston Churchill, che aveva promesso a tutto il popolo britannico la tanto sognata pace e la fine della guerra. Il padre, Alfred, si era imbarcato come cameriere su una lussuosa nave diretta nelle Indie occidentali il giorno dopo il matrimonio, tornando a casa in licenza per brevi periodi. In una di queste occasioni, nel gennaio del 1940, Julia rimase incinta e si accorse di aspettare un bambino quando il marito aveva già ripreso il mare.
Infanzia travagliata e la figura di zia Mimi
Quando i genitori si separarono, il piccolo John rimase in Inghilterra con la madre, mentre il padre emigrava in Nuova Zelanda. Nel 1942 i genitori di John si separarono e nel 1945 il padre, Alfred, decise di portare suo figlio con sé in Nuova Zelanda. John si rifiutò e decise di rimanere con la madre. Il piccolo John aveva dunque sei anni quando venne allontanato dalla madre per la prima volta. Nel 1946 Julia e Alfred divorziarono.
La vita di John è legata strettamente alla figura della zia Mimi, che nel 1946, insieme al marito George, prese il futuro leader dei Beatles sotto la propria protezione, facendolo trasferire a Woolton. La madre di Lennon, giudicata troppo stupida e immatura per badare a un bambino, fu costretta a dare John alla sorella Mimi nella primavera del 1946. Furono Mimi e suo marito George a educare il bambino, sperando di restituirlo alla madre qualora avesse dimostrato più responsabilità materna. Non volendo privarsi di suo figlio, Julia divorziò da Alfred e decise di trasferirsi con John e il suo nuovo compagno, John "Bobby" Dykins, altrove, sottraendo il suo bambino dalle mani della sorella. Disgraziatamente, tutto questo si rivelò vano. Bastò una visita di Mimi all'appartamento della sorella perché John tornasse dalla zia.
Nel contempo, Julia diede alla luce altre due figlie: il 5 marzo 1947, Julia Dykins, e il 26 ottobre 1949, Jacqueline Dykins. Fra le due nascite ci fu il trasferimento a Penny Lane e quello a Springwood. Dopo varie vicissitudini, John si ricongiunse con la madre, traslocando a Springwood. Iscritto alla Dovedale Primary School, John emerse fin da subito come un bambino molto creativo ed eccentrico, tanto da preoccupare un po' la zia che, terminate le scuole dell'infanzia, gli fece frequentare (senza ottimi risultati) la Quarry Bank High School e poi il Liverpool College of Art, dove John si specializzò nel disegno.
L'approccio alla musica e le prime band
Fu la musica a rapirlo maggiormente. Iniziava ad approcciarsi alla musica, come autodidatta, ascoltando i successi del rock ‘n’ roll del momento e cominciando a suonare la chitarra. Imparò dapprima a suonare un'armonica a bocca regalatagli da uno studente a pensione presso la zia Mimi a “Mendips”. Poi venne a contatto con le produzioni musicali che furoreggiavano allora: "Rock Around the Clock" di Bill Haley, "Rock Island Line" di Lonnie Donegan e "Heartbreak Hotel" di Elvis Presley. Folgorato da questi brani, si fece regalare una chitarra alla buona dalla madre, che gli insegnò anche gli accordi al banjo; e nel 1956 formò la sua prima band, i Quarrymen. La zia Mimi, ancora una volta storse il naso all'idea di un nipote musicista: «La chitarra va bene, John, ma non ti darà di che vivere». A John non importava, continuava per la sua strada, suonando con gli amici. Storica è la frase di zia Mimi che, vedendo il nipote sempre alle prese con la sua chitarra, gli disse: «The guitar's all very well, John, but you'll never make a living out of it».
«Il rock'n'roll era reale. Tutto il resto era irreale.»
La perdita della madre e l'incontro con Paul McCartney
Nel giugno 1953 morì lo zio George. Ma un altro lutto ben più devastante avrebbe colpito John Lennon: nel 1958 la madre Julia morì investita da un'auto guidata da un agente di polizia ubriaco. Lennon avrebbe detto: «Ho perso mia madre due volte. Una volta da bambino a cinque anni e poi ancora a 17. Mi ha dato molta, molta amarezza interiore. Avevo appena iniziato a ristabilire una relazione con lei quando fu uccisa». Il dolore lo portò ancora una volta alla musica, alla chitarra dono della madre, agli accordi, e andò così lontano che riuscì a trovare anche qualche esibizione nei locali di Liverpool. «Il dolore più grande è non essere desiderati, renderti conto che i tuoi genitori non hanno bisogno di te quando tu hai bisogno di loro. Quando ero bambino ho vissuto momenti in cui non volevo vedere la bruttezza, non volevo vedere di non essere voluto. Questa mancanza di amore è entrata nei miei occhi e nella mia mente. Non sono mai stato veramente desiderato. L'unico motivo per cui sono diventato una star è la mia repressione.»
Prima Della Sua morte, John Lennon Rompe Il Silenzio Su Paul McCartney
Ed è proprio durante una delle performance dei Quarrymen che John incontrò un ragazzino di nome Paul McCartney, con cui iniziò un sodalizio che definire fortunato è limitativo. Condividevano il lutto materno (anche la madre di Paul era morta, ma per un tumore al seno nel 1956). Tornato a casa della zia Mimi, John visse con lei fino al 1963, dedicandosi completamente alla scrittura e alla composizione di canzoni insieme a Paul.
La nascita dei Beatles e la Beatlemania
Sui Beatles si potrebbero scrivere migliaia di libri, e non è certo nostra intenzione esaurire tutto quel che c’è da dire in poche righe. Quando John aveva diciassette anni, la madre Julia morì investita. Per John fu un grave lutto, che però riuscì a superare. John aveva messo su un gruppo, i Quarrymen. Durante una delle loro esibizioni conobbe Paul McCartney.
Nel 1959 i Quarry Men cambiarono il loro nome in Silver Beatles e divennero l'attrazione fissa del Casbah Club di Liverpool, gestito dalla madre del nuovo batterista, Pete Best. Nell'Agosto del 1960 debuttarono al Reeperbahn di Amburgo, con un certo Sutcliffe al basso, dove suonarono ininterrottamente per otto ore al giorno. Nel Gennaio del 1961 eseguirono il loro primo concerto al Cavern Club di Liverpool. Il 10 Aprile 1962, Stewart, che nel frattempo era rimasto ad Amburgo, morì per emorragia celebrale.
Una volta riusciti a ottenere un contratto discografico con la Parlophone, pubblicarono il loro primo singolo: "Love Me Do". E iniziò la storia del rock dei Beatles. Cambiò tutto. A questo singolo si aggiunsero "Please Please Me" (ispirata alle ballate di Roy Orbison) e "She Loves You" con il ritornello "yeah yeah" che divenne presto un tormentone. Nacque la Beatlemania che venne esportata fuori dall'Inghilterra e divenne mondiale. I Beatles vennero chiamati ovunque. Anche il cinema li corteggiò, imponendoli come attori in "Tutti per uno" (1964) di Richard Lester, per il quale saranno nominati ai BAFTA come miglior promesse. Paul McCartney, John Lennon, George Harrison e Ringo Starr divennero indivisibili.
Durante la loro carriera, coincisa con il decennio degli anni Sessanta (assassinio di Kennedy e Martin Luther King, scoppio guerra in Vietnam, contestazioni giovanili allunaggio), John Lennon e soci riuscirono a introdurre un nuovo stile di musica, unico, ma con la capacità formidabile di innovarsi e rinnovarsi continuamente, diventando “più famosi di Gesù”, come affermò proprio lo stesso Lennon provocatoriamente. Influenzati dal rock and roll di oltreoceano, quello di Chuck Berry, Little Richard ed Elvis, ma anche dal pop, riuscirono a dar vita a sonorità orecchiabili, in cui i due generi si mescolano perfettamente, dando vita a uno stile mai ascoltato, inconfondibile, e, forse, irrepetibile.
Certo, fondamentale fu il ruolo del “quinto Beatles”, il produttore George Martin, decisivo per creare arrangiamenti accattivanti. Andando avanti col tempo, i Beatles sperimentarono il rock psichedelico, soprattutto in "Revolver" e in "Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band". Molti giovani di quel periodo si ritrovarono in quei quattro ragazzi di Liverpool, con le facce così normali, che riuscivano ad arrivare così facilmente ai loro cuori e alle loro menti. Il loro scioglimento non fu facile da digerire per i milioni di fans che ne avevano seguito la nascita, e poi il grande successo.

La controversa dichiarazione su Gesù e la religione
Il 4 marzo del 1966, venne pubblicato sul quotidiano londinese un articolo che descriveva l'intervista che Maureen Cleave, una giornalista che già in precedenza aveva realizzato articoli sui Beatles, aveva fatto a John, e durante l'intervista fece una propria osservazione sulle istituzioni religiose: «Il cristianesimo scomparirà. Si consumerà e poi svanirà. Non c’è bisogno di discutere su questo punto; so che ho ragione e verrà dimostrato che ho ragione. In questo momento noi siamo più famosi di Gesù. Non so cosa scomparirà prima: il rock’n’roll o il cristianesimo. Gesù era nel giusto, ma i suoi discepoli erano ottusi e mediocri; è il modo in cui loro lo distorcono ciò che per me rovina il cristianesimo». In Inghilterra non fu data grande rilevanza all'osservazione di John, ma in seguito una rivista statunitense per giovani pubblicò l'intervista, per inserirla in un articolo intitolato "I dieci adulti che amate o detestate di più"; le sue osservazioni su Gesù e sui Beatles scatenarono negli Stati Uniti ondate di sdegno pubblico, culminate in immensi falò dei loro album, organizzati da fanatici religiosi. I Beatles avrebbero dovuto compiere un tour estivo in America e si pensò di annullarlo, ma partirono comunque. Brian Epstein fece una dichiarazione di scuse, dichiarando che le parole di John erano state fraintese, ma i concerti furono molto tesi e i Beatles ricevettero addirittura minacce di morte.
«Non sono contro Dio, contro Cristo o contro la religione. Non avevo alcuna intenzione di criticarla. Non ho affatto detto che noi eravamo migliori o più famosi… e non ho paragonato noi a Gesù Cristo come persona o a Dio come entità o qualsiasi altra cosa esso sia. […] Ho detto che avevamo più influenza sui ragazzi di qualsiasi altra cosa, compreso Gesù. […] Se avessi detto che la televisione era più popolare di Gesù probabilmente l'avrei passata liscia. Le mie opinioni sul cristianesimo derivano da ciò che di esso ho letto e osservato coi miei occhi e da quello che è stato e potrebbe essere. Dico semplicemente che mi sembra che stia perdendo terreno e contatto… La gente pensa che io sia contro la religione, ma non è così.»
L'era psichedelica e il ritiro dai tour
Dopo la decisione presa dal gruppo di porre fine ai concerti, che secondo Lennon erano diventati inascoltabili, i Beatles passarono vari anni a registrare in studio. Nella prima metà del 1967 il gruppo realizzò l'album "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", che venne pubblicato il primo giugno; l'album conteneva sonorità complesse e innovative rispetto ai precedenti album, ed è considerato uno dei migliori album di tutti i tempi. John compose all'interno di "Sgt. Pepper" "A Day in the Life", "Lucy in the Sky with Diamonds", una canzone ispirata da un disegno del figlio Julian, "Being for the Benefit of Mr. Kite!".
«Io sono cresciuto. Non credo più alle figure paterne, come Dio, Kennedy o Hitler. Non sono più alla ricerca di un guru. Non sto più cercando niente. Non c'è ricerca, non c'è una strada da imboccare, non c'è niente. Le cose stanno così.»
Dopo l'album "Magical Mystery Tour" (contenente "I Am the Walrus", di John) e il relativo film, i Beatles, nel febbraio del 1968, intrapresero un viaggio in India, per studiare la meditazione trascendentale al seguito del guru Maharishi Mahesh Yogi. «Era come stare in alta montagna, ma in realtà ci trovavamo in una valle pedemontana affacciata sul Gange, piena di babbuini che venivano a rubarti la colazione e di gente che andava in giro vestita con delle semplici tuniche.» George Harrison e John furono gli ultimi dei quattro Beatles a lasciare l'India, (Paul McCartney e Ringo Starr se ne erano già andati in precedenza) insospettiti da presunti abusi sessuali da parte del Maharishi. «Non ho nessun rammarico sulla meditazione. Continuo a crederci e talvolta l'utilizzo ancora. L'India è stata una buona cosa per me… Avevo conosciuto Yoko poco prima di andarci e lì ebbi moltissimo tempo per pensare e chiarire tutti i miei dubbi.»
L'influenza di Yoko Ono e lo scioglimento dei Beatles
Una svolta importante nella sua vita, ma anche nella storia dei Beatles, fu l’incontro con Yoko Ono, il 9 novembre 1966 a Londra, in occasione di una mostra dell’artista giapponese intitolata "Unfinished Paintings And Objects". Da quel giorno John subì una profonda trasformazione, allontanandosi gradualmente dai compagni e dalla prima moglie Cynthia Powell (sposata il 23 agosto al Mount Pleasant Register Office di Liverpool, nella stessa chiesa dove si erano sposati i genitori di John. La sera stessa John andò a suonare in un locale. Dalla loro breve unione John ha avuto l’8 aprile 1963 il suo primogenito Julian, a cui nel 1968 Paul McCartney dedicò la canzone “Hey Jude”, per dimostrargli la sua vicinanza ed affetto nel momento in cui i suoi genitori si stavano separando), in cerca di una nuova dimensione personale ed artistica. Tra i due nacque una totale sintonia artistico-affettiva, un rapporto a 360 gradi tra sesso, arte, musica, sperimentazione, politica, provocazione, sintetizzato in quell’unico nome “johnandyoko”, con cui amavano farsi chiamare. Spinto da Yoko, John cercò una nuova identità artistica al di fuori del gruppo e iniziò ad impegnarsi in progetti solo suoi ed in clamorose provocazioni che discendevano direttamente dalla celebre dichiarazione “I Beatles sono più famosi di Gesù Cristo”.
Cynthia Lennon era consapevole dei numerosi tradimenti compiuti da John in questo periodo, ma fu, secondo la sua ammissione, il crescente consumo di droga a dividerli, non solo l'entrata in scena di Yoko Ono. Dopo essere tornato dall'India, Lennon chiese il divorzio, accusando Cynthia di infedeltà, accusa che cadde nel vuoto quando si scoprì che Yoko era incinta. Lennon si rifiutò di concederle più di 75.000 sterline a titolo di alimenti. Alla fine Cynthia Powell ricevette 100.000 sterline, 2.400 sterline all'anno, la custodia di Julian e Kenwood, la casa di Lennon a Weybridge.
Dopo essere tornato nel Regno Unito, il gruppo si dedicò alla creazione di una propria etichetta discografica, la Apple, e alla registrazione di un album doppio intitolato "The Beatles", più comunemente conosciuto come il "White Album", nome dovuto alla copertina bianca. In questo periodo cominciarono a emergere i primi attriti tra i Beatles, che sommati alla ormai costante presenza in studio di Yōko Ono, la compagna di John, portarono alla rottura del gruppo. Il "White Album" contiene un gran numero di brani composti da John, molti dei quali composti in India, come "Dear Prudence", "Yer Blues", "Glass Onion", "I'm So Tired", "Julia", una canzone dedicata alla madre; "Sexy Sadie", "Cry Baby Cry", "Revolution 1", "Revolution 9", (una composizione sonora formata da registrazioni sovrapposte realizzata da John, George Harrison, e Yoko Ono); e "Good Night", composta per il figlio Julian e cantata da Ringo Starr.
Nel 1969 cominciarono le sessioni dell'album che poi sarebbe diventato "Let It Be", in cui John compose interamente "Dig a Pony" e "Across the Universe"; in seguito i Beatles realizzarono il loro ultimo album insieme, "Abbey Road", dedicandolo all'omonimo studio di registrazione che i Beatles utilizzarono sin dal 1962; John all'interno dell'album compose "Come Together", "I Want You (She's So Heavy)", "Because" e all'interno del medley che occupa il lato B del disco, i Beatles inserirono tre frammenti di canzoni incomplete composte da John in India: "Sun King", "Mean Mr. Mustard", "Polythene Pam".
«Gli anni sessanta hanno assistito a una rivoluzione tra i giovani, che non si è limitata solo ad alcuni piccoli segmenti o classi, ma che ha coinvolto l'intero modo di pensare. Toccò prima ai giovani, poi la generazione successiva. I Beatles furono parte di questa rivoluzione, che in realtà è un'evoluzione ancora in atto. Eravamo tutti nella stessa barca: una barca che andava alla scoperta del Nuovo Mondo.»
Durante il periodo che lo vide insieme ai Beatles, Lennon pubblicò insieme a Yoko Ono tre album di musica elettronica sperimentale (almeno per l'epoca), che non avranno grande successo: "Unfinished Music No.1 - Two Virgins", "Unfinished Music No.2 - Life with the Lions" e "Wedding Album"; il primo è una composizione sonora realizzata in un modo simile a "Revolution 9", dei Beatles.
«[Lo scopo] era dimostrare che non siamo una coppia di eccentrici squinternati, che non siamo rincretiniti e che le nostre menti sono sanissime… Non abbiamo scelto una fotografia speciale che ci facesse apparire belli o sexy… c'erano altri scatti dove eravamo venuti meglio, e non si vedevano quelle parti non proprio così affascinanti… ma abbiamo voluto usare l'immagine più schietta e naturale per mostrare che eravamo semplicemente degli esseri umani… Ci sentivamo come due vergini perché eravamo innamorati, ci eravamo appena incontrati e stavamo cercando di creare qualcosa… La gente s…»
Nell'Aprile del 1970 i Beatles si sciolsero e, anche se apparentemente il fatto non lo turbò più di tanto, John ingaggiò feroci polemiche con il suo ormai ex amico Paul. Nel suo primo vero lp "Plastic Ono Band" disse: "io non credo nei Beatles, io credo solo in me, in Yoko e in me, io ero il tricheco, ma ora sono John, e così cari amici dovete solo andare avanti, il sogno è finito".
La carriera solista e l'attivismo politico
La vita di John Lennon è infatti caratterizzata da un grande attivismo politico, soprattutto a partire dall’ultimo periodo degli anni Sessanta, e dal suo incontro con Yoko Ono. Nelle mire del Lennon attivista finì soprattutto la guerra nel Vietnam (anche se sarebbe meglio dire la guerra in senso più generale). Lennon fu artefice di molte iniziative a sostegno della pace, in contrapposizione al governo americano, il quale, spaventato dalla sua enorme notorietà, iniziò anche a spiarlo tramite l’Fbi, e attuando una campagna di delegittimazione e discredito nei confronti del musicista, in particolare durante gli ultimi anni dell’amministrazione Nixon.

Una delle azioni dimostrative più particolari fu quella del Bed-In. Durante la loro luna di miele ad Amsterdam, nella primavera del 1969, John Lennon e Yoko Ono rimasero a letto per una settimana intera, dal 25 al 31 marzo. Numerosi i fotografi, accorsi a registrare quell’iniziativa singolare in favore del pacifismo, e contro le azioni militari in Vietnam, che in quegli anni si stavano intensificando. I due coniugi passarono il tempo nella stanza, sul letto, rilasciando dichiarazioni, interviste, sul tema della guerra e della pace nel mondo. Dopo aver provato, senza successo, di rientrare negli Stati Uniti, i due si spostarono in Canada, a Montreal, dove continuarono il loro bed-in tra il 26 maggio e il 2 giugno. Il matrimonio, il 20 marzo 1969, a Gibilterra fu l’occasione di una nuova clamorosa iniziativa: la luna di miele venne trascorsa a letto, prima all’Hilton di Amsterdam poi a Toronto, in Canada. Sono iniziative in favore della pace nel mondo, ampiamente pubblicizzate dalla stampa e sostenute dal 45 giri “Give Peace A Chance”, registrato in diretta al bed in di Toronto, con la partecipazione di tutti coloro che si trovarono in quel momento nei dintorni: Allen Ginsberg, Timothy Leary, Petula Clark, giornalisti, fotografi e dipendenti dell’albergo. Quel gruppo estemporaneo venne chiamato Plastic Ono Band, un nome che rimase a definire anche la prima band di Lennon, che esordì in settembre, sempre a Toronto, in occasione del “Rock’ n’ Roll Revival Show”, questa volta con Eric Clapton, Klaus Voorman, Alan White (il relativo album è “Live Peace In Toronto”).
Il 13 agosto 1971 Lennon lasciò per sempre l’Inghilterra e prese casa a New York, scelta come nuova base per lanciare messaggi di pace universale (su tutte la canzone “Imagine”, come esempio). La sua era una presenza scomoda per le autorità americane, che non gradivano quelle clamorose prese di posizione contro l’autorità costituita e a più riprese cercarono di ritirargli il visto (anche l’FBI, peraltro, aveva da tempo aperto un dossier su di lui). In risposta ai ripetuti attacchi alla sua libertà di espressione, Lennon pubblicò “Some Time In New York City”, un doppio album confezionato alla maniera di un quotidiano, dagli aggressivi contenuti politici e militanti, dedicati senza mezze misure a tutti i temi scomodi di quegli anni, nessuno escluso. Lennon divenne il simbolo della sinistra americana, del pacifismo, dell'opposizione a una guerra sbagliata come quella del Vietnam. Come il suo omonimo Winston, volle portare la pace nel mondo. E creò un inno per questo sogno utopico: "Imagine".
Non gli bastò, volle imporsi anche con una canzone che celebrasse il Natale, non per il materialismo consumistico, ma per quello che avrebbe dovuto portare, la serenità e la tenerezza: "Happy Xmas (War Is Over)". Vestito come un santone, bianco da capo a piedi, circondato da mobili lattei (persino il pianoforte) Lennon continuò a comporre album prodotti da Phil Spector.

Le difficoltà personali e il "Lost Weekend"
Per tutto il 1973 Lennon combatté la sua guerra privata contro le autorità americane, limitando il più possibile le polemiche pubbliche, mentre per quasi tutto il 1974 combatté un’altra battaglia con se stesso: in una sorta di terribile prova di fedeltà, Yoko aveva orchestrato (imposto secondo alcuni) una temporanea separazione, mettendolo addirittura tra le braccia della propria assistente personale, May Pang. Era uno dei periodi più bui della vita di John, che si era trasferito a Los Angeles e conduceva una vita disordinata e alcolica in compagnia di Harry Nilsson (tracce su “Walls And Bridges”) e Ringo Starr. Questo triste periodo verrà ricordato da John come “The Lost Weekend”. In più era impegnato in una difficile causa legale con Morris Levy, l’amministratore dei diritti musicali di Chuck Berry, che lo accusava di aver copiato “Come Together” da “You Can’t Catch Me”. Sarà l’ultimo disco degli anni ’70.
Il ritorno alla vita familiare e la nascita di Sean
Il 9 ottobre del 1975, pochi giorni dopo che la corte suprema di New York aveva deciso di ritirare l’ordine di espulsione, giorno del suo 35° compleanno, nacque il secondogenito Sean, avuto da Yoko, e Lennon annunciò il ritiro artistico di cinque anni per dedicarsi a tempo pieno alla famiglia, evitando così di ripetere gli errori compiuti in occasione della nascita del primogenito Julian. Nell'Aprile del 1973 John e Yoko comprarono un appartamento al Dakota nella 72^ strada di New York di fronte a Central Park, dove andarono a risiedere; John nel frattempo ebbe grossi problemi col governo federale per il riconoscimento della cittadinanza americana, tra l'altro venne controllato dagli agenti della C.I.A. per il suo impegno politico. Nella seconda metà dello stesso anno John e Yoko si separarono. John si trasferì momentaneamente a Los Angeles ed intrecciò una relazione con May Pang, segretaria di Yoko. Un'altra tappa fondamentale della breve vita di John è costituita dalla nascita del suo secondo figlio; in concomitanza col suo trentacinquesimo compleanno, il 9 ottobre 1975 Yoko Ono diede alla luce Sean Taro Ono Lennon.
La tragedia finale: l'omicidio di John Lennon
L’8 dicembre 1980, la vita di John Lennon venne stroncata. Aveva solo 40 anni. A poche settimane dall’uscita del suo ultimo disco "Double Fantasy", alle 22.51, mentre stava per entrare con Yoko Ono al Dakota Building (dove viveva), venne raggiunto da quattro colpi di pistola. Mark Chapman, un giovane di venticinque anni, gli sparò. Soccorso da una pattuglia di polizia, Lennon perse conoscenza durante la corsa verso il Roosevelt Hospital, dove morì. Per sua volontà, il corpo venne cremato e le sue ceneri furono sparse nell’Oceano Atlantico. La sera dell’8 dicembre dello stesso anno, davanti a casa, Lennon venne ucciso a colpi di pistola da Mark Chapman, uno squilibrato ossessionato dalla figura dell’ex Beatle. Fu una delle più tragiche e sconvolgenti notizie del rock: l’emozione fu tanta ed unanime, in ogni parte del mondo, e si tradusse in vendite alle stelle (dopo anni non proprio memorabili) e tributi a iosa (Jealous Guy dei Roxy Music, tanto per citarne uno). La morte consegnò John al mito, sostenuto negli anni da Yoko Ono con una serie di iniziative, non solo discografiche, orchestrate e curate in prima persona. La più famosa è il cofanetto “Lennon Anthology” (1998), che deriva direttamente da una serie di famose trasmissioni radiofoniche, messe anche su bootleg (“The Lost Lennon Tapes”), con ampio dispiego di nastri inediti provenienti dagli archivi personali dell’artista. Nel 1990, nel 50° anniversario della nascita e nel 10° della morte, “Imagine” venne suonata contemporaneamente in 130 paesi, e perfino al palazzo delle Nazioni Unite.

Eredità e impatto duraturo
John Lennon è stato molto di più di un semplice artista. Nonostante tutto quello che è successo nel mondo, la magia della musica di John Lennon non è mai mancata. In coppia con Paul McCartney ha composto la maggior parte delle canzoni rock più famose di quel gruppo musicale chiamato Beatles, diventando una delle band più importanti della storia del XX secolo. Un uomo che merita una pagina importante nella storia umana, per aver regalato emozioni, raccontando nella musica la verità della vita. John Lennon non è stato solo il casinista di Liverpool, il cantautore dalle provocazioni facili, il musicista-manifesto che scrive rock con la magia delle note, il pacifista sfegatato e la personalità britannica più importante di tutti i tempi. Emblema del potere ammaliante dell'arte sulla vita, nel gioco di specchi dell'esistenza, si è sciolto in sangue davanti alla pazzia della violenza. Ma John Lennon non è neanche una persona, un poeta, un attivista, un attore. È un luogo. Un luogo dove si respira l'emozione della musica. Solo qui, per decenni di incredibile splendore, il reale e l'immaginario si sovrappongono, così come l'impegno e l'arte, la tradizione e il futuro. Qui, la musica è stata raccontata e ha inventato il suo domani fra immagini, campi di fragole, sentimenti, twist, urli e karma.
È il cantautore di maggior successo nella storia delle classifiche inglesi, seguito da McCartney. Terminata l'esperienza con i Beatles, John Lennon fu anche musicista solista, autore di disegni e testi poetici, nonché attivista politico e paladino del pacifismo.
John Lennon (che porta come secondo nome Winston in onore del Primo Ministro Inglese) nasce alle ore 18:30 del 9 ottobre 1940 all’ Oxford Street Maternity Hospital di Liverpool da Alfred Lennon e Julia Stanley. In quel periodo il porto di Liverpool era pesantemente bombardato dalla Luftwaffe (aviazione tedesca), ma quando nacque John era un momento di tregua. Fred Lennon si imbarcò sulla marina civile britannica e vide raramente il figlio. Sua madre Julia amava il divertimento e non sembrava disposta ad assumersi la responsabilità di allevare un figlio, così dopo il divorzio dei genitori il piccolo John fu affidato alle cure della zia Mary “Mimi” Smith (sorella della madre) e dello zio George, nella casa di Menlove Avenue, nel bel quartiere di Woolton. Gli anni dell’adolescenza sono cruciali nella definizione di una personalità forte ma schiva, ombrosa ma carismatica. È lui l’artefice della nascita dei Quarry Men, nel 1957, una piccola formazione di skiffle destinata molto probabilmente all’anonimato se non fosse per l’ingresso di Paul McCartney, nell’anno successivo. Con Paul è subito sintonia, artistica soprattutto. Qualche timido tentativo di ingenuo pop (“Hello Little Girl”,” Like Dreamers Do”, “Love Of The Loved”) preparò la strada a “Love Me Do”, primo storico 45 giri dei Favolosi. Da quel primo singolo la firma Lennon & McCartney apparirà su oltre 200 canzoni, anche se i meriti compositivi non saranno equamente suddivisi.
Paul e John fecero un patto, suggellato da un contratto, e decisero di marchiare tutte le loro canzoni con la firma abbinata Lennon - McCartney, a prescindere da chi avesse scritto cosa. Nonostante questo accordo stipulato con la consulenza dei rispettivi avvocati, Paul e John si sono battuti, più o meno scopertamente, per affermare la propria leadership sul gruppo a suon di canzoni e, con l’andar del tempo, dall’amichevole sfida della prima metà degli anni ’60 passarono ad una fase funestata da grandi tensioni e costellata da continui litigi sempre più furenti. Sul totale delle 206 canzoni composte dai Beatles, la coppia Lennon & McCartney, rappresenta oltre l’80% della produzione complessiva, come dire che la paternità di 8 canzoni su 10 è attribuibile a John e Paul. Nel testa a testa, Lennon conduce leggermente con le sue composizioni (circa il 40% del totale), appena 8 canzoni in più del compagno Paul (35% circa). Per raggiungere all’80% di cui sopra, occorre aggiungere le 16 canzoni composte realmente in coppia dai due leader della Band (poco più dell’8% della produzione). Assai minore è la produttività di George Harrison con il 14 %, mentre è stato assolutamente marginale l’apporto compositivo di Ringo Starr (0,7 % del totale con le sue due sole canzoni: “Don’t Pass Me By” ed “Octopus Garden”). Dalla fredda analisi numerica delle 206 canzoni del catalogo originale Beatles si nota una piccola affermazione di Lennon su McCartney (8 brani in più a favore del primo), ma il dato va letto ignorando la fredda logica dei numeri e seguendo un concetto basato sulla sostanza qualitativa/creativa delle relative produzioni che dimostra, obiettivamente, che non c’è stato un vero vincitore nella corsa alla leadership del gruppo da parte di uno dei due. La matematica abbiamo visto dare la ragione a John, ma se si considerano i numero 1 in classifica, Paul diventa il grande trionfatore. John torna al primo posto se si analizza la produzione beatlesiana dal profilo dell’innovazione e della sperimentazione. Un dato è certo: a Paul va la palma del “melodico” del gruppo per antonomasia e “Yesterday” è la capofila di una serie di canzoni slow che avrebbe sistemato per la vita (e quelle dei loro eredi) almeno una decina di compositori…
Nell’ultimo decennio spesso le cronache hanno riportato le schermaglie e polemiche fra Paul e Yoko, ed il motivo del contendere, guarda caso, è sempre stato il solito: a causa del famoso patto/contratto firmato Lennon/McCartney tutti i guadagni scaturiti dai diritti delle loro canzoni ancora oggi sono divisi con quel criterio. L’attenzione di Paul nello specifico si focalizza su “Yesterday”: “Trovo ingiusto che “Yesterday” che ho scritto io debba arricchire Yoko Ono”. Una piccola vittoria morale Paul se l’è presa in occasione della pubblicazione dell’album “Back In The World” quando nei crediti della copertina, alla voce “Yesterday”, compare come autori la dicitura McCartney/Lennon. Yoko Ono aveva sempre negato questo cambiamento di ordine richiesto da Paul, in occasione delle varie pubblicazioni ufficiali dei Beatles.
L'ultima volta che suonò con Paul McCartney fu il 24 marzo 1974 (ben quattro anni dopo lo scioglimento dei Beatles) in una session negli Burbank Studios di Los Angeles. Importante è, per le conseguenze sulla vita e sull’arte di Lennon, la sua dipendenza dall’eroina. Anche se Lennon non ne parlò mai ufficialmente, la sua prima esperienza insieme a Yoko Ono avvenne all’inizio del 1968. Una delle prime conseguenze però di tale abuso - che divenne presto una tossicodipendenza - fu che il carattere di Lennon cambiò in peggio, come ha rivelato tra gli altri Geoff Emerick, contribuendo ad esasperare quei contrasti all’interno del gruppo che ne portarono allo scioglimento; inoltre l’importanza e influenza di Yoko Ono su comportamenti e scelte di John raggiunsero livelli nemmeno paragonabili a quelli esercitati dalla precedente moglie Cynthia.
John Lennon nel corso della sua vita si dedicò anche alla scrittura, anche se non fu una delle sue principali attività. L'avvocato che difese John Lennon e Yoko Ono da allora sino al 1976, decise di attuare la strategia legale di presentare entrambi come “personalità importanti nelle arti, la cui presenza nello stato è di interesse nazionale”. Dopo vari ed estenuanti rinvii, nel 1975 Lennon e Yoko ottennero finalmente la ambita Green Card, che permetteva loro di risiedere liberamente sul suolo americano. L'avvocato telefonò subito a Lennon, che proprio in quel momento stava recandosi in ospedale perché Yoko stava partorendo. Tra l’altro quel giorno era pure il suo compleanno.
Julian Lennon il primogenito di John, oltre ad ispirare “Hey Jude” a Paul McCartney è collegato ad altre due canzoni dei Beatles, infatti John compose il brano “Lucy In The Sky With Diamonds” tratto da un disegno del figlio. Inoltre il “White Album” vede la presenza di “Good Night”, una ninna nanna creata da John per il figlio quando questi aveva cinque anni. Nella primavera del 1985, Julian Lennon tenne tre concerti a New York. In una delle tre sere, lui e sua madre Cynthia furono avvistati in un ristorante con Sean Lennon e la madre Yoko Ono. Tuttavia la ex Signora Lennon afferma: «Fu dopo il primo show di Julian a New York: eravamo lui, Yoko e Sean. Era uno scoop irresistibile per i fotografi, ma anche se abbiamo sposato lo stesso uomo e avuto un figlio da lui, io e lei eravamo e siamo tuttora agli antipodi.»
È stato uno degli ospiti nel film/concerto di Chuck Berry “Hail! Hail! Rock’n’roll!”. Sean, unico figlio avuto dalla seconda moglie Yoko Ono, ha seguito le orme del padre incidendo due album “Into The Sun” (1998) “Friendly Fire” (2006).
Tra gli ospiti presenti in “Walls and Bridges”, l’album che John incise nel 1974 c’era anche Elton John, il quale, convinto delle potenzialità di “Whatever Gets You Thru the Night”, nella quale doppiava la voce di Lennon, durante le registrazioni aveva fatto promettere a Lennon che, se la canzone fosse arrivata al Numero Uno in America, l’ex-Beatle sarebbe apparso dal vivo come ospite durante un suo concerto. Elton aveva visto giusto. La sera del 28 novembre 1974, per tener fede alla parola data, Lennon fece la sua apparizione al Madison Square Garden di New York e i due suonarono tre pezzi insieme: la hit del momento “Whatever Gets You Thru the Night”, “Lucy In The Sky With Diamonds” dei Beatles (riportata in auge proprio in quel periodo da un singolo-cover di Elton John) e “I Saw Her Standing There”. Nell’introdurre la terza canzone John dichiarò: “Questa è una canzone che incidetti tanti anni fa e la dedico alla mia prima ragazza, il suo nome era Paul.”.