Il fenomeno della riproduzione animale, pur essendo un processo naturale, presenta una varietà di strategie biologiche e criticità gestionali che differenziano profondamente le diverse specie. Dalla capacità unica di alcuni marsupiali di mantenere una gravidanza costante, alle delicate fasi del parto nei ruminanti e negli equini, la sopravvivenza della prole dipende spesso da un equilibrio precario tra anatomia, ormoni e intervento umano.
Il caso eccezionale del wallaby della palude: una gestazione continua
Gran parte dei mammiferi può restare incinta diverse volte durante l’età adulta, ma per la maggior parte delle specie dopo la gravidanza c’è una fase di recupero in cui le madri sono impegnate ad accudire i loro piccoli. Ma il wallaby della palude (Wallabia bicolor) - un piccolo marsupiale saltellante che si trova in tutta l’Australia orientale - è ben lontano dal seguire la norma: una ricerca suggerisce che gran parte delle femmine adulte di questa specie è sempre incinta.
Come tutti i marsupiali, le femmine di wallaby danno alla luce minuscoli neonati immaturi che strisciano fino a una sacca speciale in cui si nutrono del latte materno. Fatta eccezione per la lepre europea, le femmine di wallaby sono gli unici animali che possono restare incinta mentre già lo sono; le lepri, ad esempio, hanno comunque stagioni di riproduzione diverse, ma non sono continuamente incinte per gran parte della loro vita adulta.
Solitamente, quando una femmina di mammifero è incinta il concepimento è impossibile. “Ci sono molte ragioni per cui non si può concepire durante una gravidanza in atto”, dice Menzies. In parte si tratta di una questione anatomica: gran parte degli animali hanno un solo utero o un solo grembo, e se al loro interno è già presente un embrione in sviluppo, non c’è spazio per altro. Una seconda ragione ha a che fare con il sistema endocrino. Gli ormoni che alimentano un feto in sviluppo sono diversi da quelli che permettono di fecondare un ovulo.
La femmina della specie si accoppia verso gennaio o febbraio; già incinta dall’anno precedente, partorisce poi uno o due giorni dopo, e il cucciolo si arrampica nel suo marsupio per nutrirsi. Nel frattempo, il primo cucciolo continua a nutrirsi e a crescere. Attorno al mese di settembre tale canguro più piccolo - noto come “joey” - è pronto a lasciare il marsupio. Il "joey" inizia gradualmente a mangiare meno e, già intorno a dicembre, è ormai svezzato; ciò mette in moto la crescita dell’embrione quiescente, che nasce un mese dopo.

I ricercatori sono giunti a queste conclusioni grazie a delle ecografie a ultrasuoni effettuate su 10 esemplari di wallaby. “Se potessimo risolvere questo complesso processo non dovremmo crioconservare gli embrioni; basterebbe tenerli in ibernazione all’interno dei laboratori”, aggiunge.
La gestione della gestazione e del parto nella capra
A differenza delle strategie riproduttive dei marsupiali, la gestazione dei ruminanti domestici, come la capra, segue ritmi più convenzionali ma richiede un'attenzione scrupolosa da parte dell'allevatore. La gestazione della capra ha una durata media di 5 mesi e qualche giorno (in media 153 giorni). Nell’ultimo mese, la capra inizia a mostrare segni di preparazione al parto, i cui principali sono:
- Aumento del volume della mammella apprezzabile al tatto;
- Aumento di volume dell’addome, soprattutto sul fianco destro;
- Presenza di muco bianco, appiccicoso, inodore, che fuoriesce dalla rima vulvare una settimana prima del parto.
Se questo si presenta sporco di sangue, con aspetto e odore sgradevole, è possibile che ci siano anomalie nella gestazione e problemi al parto. A qualche giorno dal parto si possono notare l’edema ed arrossamento vulvare, il rilascio completo dei legamenti della zona pelvico-coccigea e un’evidente irrequietezza dell’animale.
TRAVAGLIO DI PARTO: cos'è, come capirne l'inizio, quanto dura, le fasi, le posizioni, il dolore
Il parto si divide in tre fasi fondamentali. Durante il travaglio, c’è una diminuzione del tono della muscolatura uterina che consente al feto di assumere la posizione corretta. Nella fase dilatante, il feto progredisce verso l’esterno seguendo il ritmo delle contrazioni uterine e si verifica la rottura delle acque. Infine, nella fase espulsiva, l’animale si corica per esercitare spinte più energiche. La fuoriuscita della testa è il passaggio più difficile e doloroso: non deve essere forzato per evitare di causare lacerazioni o infezioni.
È buona norma lasciare a disposizione fieno di buona qualità, acqua fresca e lettiera pulita, evitando spazi troppo stretti che impediscono i movimenti naturali. Dopo il parto, l'intervento dell’allevatore deve limitarsi a porre il neonato in un posto caldo e riparato dalle correnti d’aria, strofinandolo per stimolarne la circolazione. In caso di parto difficile, se il capretto ha inalato liquidi, è necessario farlo oscillare energicamente per liberare le vie respiratorie. La somministrazione del colostro deve avvenire prima possibile e comunque entro 6 ore dal parto.
Complicazioni equine: tra monitoraggio tecnologico e intervento professionale
Il parto di una cavalla può rivelarsi un percorso molto difficile e pieno di insidie, che possono purtroppo portare alla perdita di un cavallo appena nato, alla morte della sua mamma, oppure a problemi di salute per uno dei due o entrambi. Le complicazioni possono dipendere dalla stazza e dall’età dell’animale, essendo il primo parto spesso il più critico.
Nella specie equina il parto può rappresentare un momento estremamente delicato. Appena la cavalla ‘rompe le acque’ (rottura del corion-allantoide), bisogna iniziare a cronometrare il tempo, sapendo che non possono trascorrere più di trenta minuti per la nascita del puledro. Già dopo 5-10 minuti si dovrebbero vedere gli zoccoli del puledro fuoriuscire dalla vulva all’interno di una membrana biancastra (l’amnios). Nel momento in cui compare anche la testa, è possibile lacerare l’amnios con le mani per aiutare il puledro a respirare.

Tra le complicazioni più gravi, abbiamo la mancata ‘rottura delle acque’. La placenta non sarà più in grado di espletare la sua funzione e il puledro si troverà in una condizione di carenza di ossigeno. Un altro tipo di distocia può essere dovuta al mal posizionamento fetale, quando il puledro presenta la flessione di una o più appendici, o si trova in presentazione podalica. Se il puledro non riesce a progredire entro dieci minuti dall’inizio del parto, malgrado la cavalla continui a spingere, è richiesto l’immediato intervento del veterinario.
Per ovviare alla difficoltà di essere costantemente presenti, esistono oggi sistemi di segnalazione avanzati. Dispositivi come il C6 EVO permettono di monitorare la gravidanza delle fattrici in modo continuo. Provvisto di una batteria autonoma e di uno schermo touch, il sistema invia un segnale immediato quando il parto è imminente, consentendo agli allevatori di intervenire tempestivamente o di allertare il medico veterinario. L’utilizzo di queste tecnologie rappresenta una svolta professionale, riducendo le perdite economiche e, soprattutto, salvaguardando il benessere degli equini in uno dei momenti più rischiosi del loro ciclo biologico.