L'impatto emotivo dell'interruzione di gravidanza: comprendere il vissuto oltre il tabù

Il tema dell’interruzione di gravidanza, sia essa spontanea o volontaria, rappresenta un crocevia complesso di esperienze umane, biologiche e psicologiche. Spesso, quando si affronta l’argomento, l’attenzione si focalizza sulle procedure cliniche o sulle implicazioni etiche, tralasciando quello che accade nel profondo del vissuto individuale: il silenzio che si impossessa del corpo e dell’anima, più assordante di qualsiasi grido. È il silenzio che segue la perdita di una gravidanza, quel momento in cui i sogni si frantumano come vetro sottile e l’esistenza viene risucchiata in un vuoto improvviso. Non si tratta solo di un evento medico, ma di un terremoto emotivo che scuote le fondamenta più profonde dell’identità.

rappresentazione astratta di un vuoto emotivo e rinascita interiore

La natura multidimensionale della perdita

L’aborto spontaneo e quello volontario, pur muovendo da premesse differenti, convergono spesso in un impatto psicologico che può essere sovrapponibile. È un’esperienza estremamente individuale, in cui è importante evitare di giudicare se stessi e gli altri, mentre frequentemente viene vissuto come un tabù, come qualcosa da nascondere, anche solo in relazione alla propria intima esperienza.

Oggigiorno, però, la perdita di un figlio quando ancora non lo si è visto nascere viene ancora sminuita e non riconosciuta come tale. Il fenomeno, nonostante se ne parli ancora poco, soprattutto per quanto concerne le implicazioni cliniche e i vissuti emotivi postumi, è estremamente diffuso e tutt’altro che caso raro. Secondo un recente studio (Quenby et al., 2021), ogni anno nel mondo si verificherebbero circa 23 milioni di aborti spontanei, 44 al minuto. Ogni volta che si vive una perdita, si avverte un senso di lutto, e l’aborto volontario mette in gioco un conflitto interno tra due scelte, entrambe portatrici di perdita. Il lutto è doppio: oltre alla sofferenza per la perdita in sé, c’è anche il dolore profondo legato alla decisione di affrontare quest’ultima, permeato da sensi di colpa, senso di impotenza e solitudine.

Manifestazioni cliniche e psicologiche: il quadro dei sintomi

Il corpo e la mente reagiscono al trauma in modi che spesso sfuggono al controllo razionale. È fondamentale distinguere tra le risposte immediate, che possono comparire subito dopo l'evento, e quelle tardive, che possono manifestarsi anche a distanza di tempo.

Sintomi immediati e a lungo termine

Le manifestazioni immediate includono una sensazione di vuoto, incomodità, alterazioni dell’appetito, del desiderio sessuale e del sonno. A queste seguono, in molti casi, reazioni tardive che rientrano nel quadro dello stress post-traumatico, caratterizzate da ipereccitazione, intrusione e costrizione:

  • Ipereccitazione: risposte esageratamente esaltate, attacchi d’ansia, irritabilità, rabbia, difficoltà nel concentrarsi per conciliare il sonno.
  • Intrusione: rivivere il momento traumatico involontariamente e inaspettatamente. Soventi pensieri sull’aborto, incubi, reazioni di intenso dispiacere o depressione nel giorno che ricorda l’aborto.
  • Costrizione: bloccare le emozioni, evitando gli stimoli associati al trauma. Incapacità di ricordare l’esperienza negativa, sforzi nel tentativo di evitare azioni che possano risvegliare il ricordo dell’aborto.

In termini di diagnosi, gli psicologi considerano diversi criteri, tra cui la persistenza di pensieri negativi intrusivi per almeno un mese, prima di formulare un disturbo post-traumatico. Una vera e propria Sindrome Post-Abortiva (SPA) può manifestarsi con una serie di sintomi subito dopo l’interruzione di gravidanza o anche dopo anni, che rimangono latenti per lungo tempo.

Il lutto come fonte di vita | Valentina Carraro | TEDxPiacenza

Le fasi del percorso emotivo

Il cammino attraverso il dolore non è lineare. Esso si articola solitamente in stadi che, pur variando da persona a persona, presentano caratteristiche comuni:

  1. Fase dello shock: Può durare tra qualche ora e le due settimane. Inconsciamente la perdita non viene accettata.
  2. Fase della ricerca: Si manifestano episodi acuti di dolore, stress, svenimenti, che diminuiscono gradualmente. Si cerca ora una spiegazione all’accaduto.
  3. Fase della disorganizzazione: Viene ripresa la routine, accompagnata da tristezza, mancanza di autostima ed indifferenza. Questa fase può durare dai 6 ai 12 mesi.
  4. Fase di riorganizzazione: Si arriva ad accettare la perdita del feto. Può subentrare uno stato melanconico nel ricordarlo.

In questo percorso, imparare tecniche di rilassamento, ridurre l'ansia e sostituire i pensieri negativi ricorrenti con immagini gradevoli diventa un esercizio di cura necessario. Tuttavia, è importante sottolineare che non esiste un modo corretto o giusto di sentirsi, ma solo quello in cui ci si sente.

L'impatto sulla coppia e il ruolo del partner

Spesso, quando si parla di aborto, il focus è esclusivamente sul corpo femminile, trascurando che l'uomo, pur non essendo il portatore biologico, vive anch'egli un dolore significativo. Se già il dolore della donna viene a fatica accettato e legittimato, quello dell’uomo viene spesso del tutto ignorato.

È lui, ritenuto spesso il pater familias forte e tutto d’un pezzo, a dover sostenere e consolare la donna nella sua sofferenza. Eppure anche l’uomo, che già iniziava a rappresentarsi padre e fantasticava sulla vita futura in tre, può stare male, sentirsi smarrito e perso di fronte ad un evento non controllabile né tanto meno evitabile come un aborto spontaneo. Dolori non condivisi e metabolizzati possono portare a difficoltà all’interno della coppia stessa, a fratture e distanze insormontabili, come a voler cercare un colpevole in un accaduto la cui responsabilità non è imputabile a nessuno.

illustrazione metaforica della comunicazione in una coppia che elabora un lutto

La responsabilità e il peso del giudizio sociale

L'aborto volontario è gravato da un maggiore stigma sociale e culturale rispetto a quello spontaneo. La donna che si trova ad affrontare questa scelta avverte un forte senso di giudizio negli sguardi e nei silenzi degli altri, che sembrano pronunciare implacabilmente la sentenza: “Sei tu che l’hai scelto”.

È importante riconoscere che la decisione di interrompere una gravidanza non elimina il senso di perdita, ma anzi può amplificare la sofferenza a causa del peso emotivo della responsabilità associata. La gestione di questo evento deve passare necessariamente attraverso un sostegno clinico mirato, fornito da professionisti della salute mentale, considerando sempre lo stadio della gravidanza, il contesto e il processo decisionale.

Strategie di superamento e integrazione dell'esperienza

Il percorso di guarigione non è un sentiero segnato, ma un cammino personale. La psicoterapia si configura come uno strumento prezioso per rielaborare il dolore, ricostruire l'equilibrio emotivo e ritrovare la speranza. Non si tratta di dimenticare, ma di metabolizzare un’esperienza traumatica, trasformando il dolore in una fonte di crescita e resilienza.

Molte persone, dopo un aborto, sentono un gran desiderio di una nuova gravidanza. È però essenziale prestare attenzione: se da un lato non ci sono controindicazioni fisiche, a livello cognitivo ed emotivo potrebbero esserci implicazioni significative se la perdita precedente non è stata elaborata. Il rischio è di non dare il giusto spazio al bambino in arrivo, non accogliendolo nella sua unicità, ma sostituendolo con quello perso, attribuendogli aspettative di perfezione che non consentono di vederlo per la persona che realmente è. Ogni bambino merita di essere ricordato, anche chi non è mai nato. La sfida è rimanere in equilibrio tra sentimenti di lutto da un lato ed emozioni di speranza dall’altro, un processo che richiede tempo, compassione verso se stessi e, se necessario, il supporto di professionisti che sappiano accogliere il dolore senza giudizio.

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