L'Anguria in Allattamento: Benefici, Miti da Sfatare e Consigli per le Mamme

L'anguria, nota anche come cocomero in molte regioni italiane, è sicuramente uno dei frutti simbolo dell’estate, un emblema della stagione calda e delle merende in riva al mare. Appartenente alle Cucurbitacee, famiglia di cui fanno parte anche i vari zucchini, zucche, cetriolo e melone, è un frutto amato per la sua freschezza e dolcezza. È un alimento gradito a grandi e bambini, perfetto per combattere il caldo e la spossatezza.

Quando si prepara un articolo, si utilizzano anche strumenti che consentono di farsi un’idea generale dei dubbi più comuni che gravitano attorno all’argomento in questione. Relativamente all’anguria, tra le domande più gettonate figura il timore del suo impatto sulla linea, oltre a numerose incertezze circa il suo consumo durante l'allattamento. È estate e cosa c’è di più rinfrescante di una buona anguria? Le angurie (o cocomeri) sono uno dei frutti tipici di questa stagione. Ma fanno davvero bene alla salute? E possono essere consumate in allattamento senza timori? Questo articolo si propone di esplorare a fondo le caratteristiche di questo frutto, i suoi benefici, le eventuali precauzioni e, in particolare, di sfatare alcuni miti legati al suo consumo durante il delicato periodo dell'allattamento al seno.

Anguria intera e fette su un tavolo estivo

L'Anguria: Un Frutto Estivo dalle Mille Virtù

L'anguria, il cui nome scientifico è Citrullus vulgaris, è il frutto di una pianta che appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae. Conosciuto anche con il nome di cocomero, si pensa essere nativo dell'Africa e in seguito esportato praticamente in tutto il mondo. La caratteristica principale di questo frutto è la dimensione, oltre che il peso, il quale talvolta raggiunge addirittura i 20 chilogrammi. Il fusto della pianta è sdraiato e raggiunge lunghezze considerevoli, con i frutti che presentano una forma tondeggiante o ovale.

Per scegliere l’anguria al supermercato, un metodo pratico è osservare la macchia chiara presente sulla buccia. È meglio sceglierne una dove sia gialla. Questa macchia è il punto in cui l’anguria appoggiava sul terreno e, non essendo esposta al sole, non è diventata verde come il resto della buccia. La colorazione gialla indica una buona maturazione.

Profilo Nutrizionale dell'Anguria: Idratazione e Micronutrienti

L'anguria è composta per circa il 92% da acqua, una caratteristica che la rende particolarmente dissetante e indicata per affrontare la calura estiva. Questa elevata percentuale di acqua contribuisce a renderla un frutto ipocalorico, con un apporto di circa 16 calorie per 100 grammi. Una fetta di anguria di medie dimensioni pesa circa 400g. La polpa è costituita per oltre il 90% di acqua, il restante 10% contiene zuccheri (6%), proteine (0,6%), grassi (0,15%) e fibre (0,4%).

A livello di micronutrienti essenziali, troviamo la presenza di vitamina C, importante per il sistema immunitario e per la protezione delle cellule dallo stress ossidativo. Sono inoltre presenti niacina, riboflavina, tiamina e vitamina A. Per quanto riguarda i sali minerali, spiccano il potassio - essenziale per la funzione muscolare e per il mantenimento della pressione sanguigna - e il magnesio, coinvolto in numerosi processi biochimici. Troviamo anche calcio, fosforo, sodio e ferro.

Molti dei benefici dell'anguria e delle proprietà associate derivano proprio dall'azione rinfrescante e dissetante, poiché questo frutto è ricco di acqua, vitamine e sali minerali utili per aumentare l'apporto idrico necessario durante la stagione estiva. La presenza di acqua porta anche ad una proprietà depurativa, direttamente collegata a quella diuretica, perché questo frutto stimola la diuresi, favorendo l'eliminazione delle scorie in eccesso. Inoltre, è consigliata anche alle persone che lamentano disturbi legati ad alterazioni della pressione osmotica, ritenzione idrica e lievi alterazioni della ritmicità del cuore, soprattutto per la presenza di potassio. Vitamine, carotenoidi e antiossidanti combattono i radicali liberi e lo stress ossidativo.

Infografica con i principali nutrienti dell'anguria

I Benefici Specifici dell'Anguria per la Salute

Indipendentemente dal nome con cui è conosciuta nelle diverse regioni d’Italia, l’anguria è un vero concentrato di benefici per la salute, grazie alla sua ricca composizione di sostanze attive.

Licopene: Il Potente Antiossidante Rosso

Tra le circa 1500 sostanze presenti nell'anguria, la regina è forse il licopene. Questa molecola è responsabile del caratteristico colore rosso della polpa, un po’ come nel pomodoro. Il licopene contenuto nella polpa rossa dell’anguria è un potente antiossidante. Elencare tutte le aree di studio in cui è coinvolto richiederebbe un video dedicato, ma limitandoci alle evidenze più solide è doveroso citare l’effetto protettivo verso il tumore della prostata. Non mancano i gruppi di ricerca impegnati in valutazioni simili nell’ambito del tumore del seno e altri. Numerosi studi hanno suggerito che il licopene possa avere effetti protettivi contro alcune forme di tumore e che sia utile per il benessere del sistema cardiovascolare.

Citrullina: Non Solo per la Funzione Erettile

Un altro elemento benefico è il contenuto di citrullina, un amminoacido non essenziale presente soprattutto nella parte bianca tra la buccia e la polpa. Tra le attività dell'anguria e le proprietà che vengono attribuite a questo frutto spesso si sente parlare di quelle legate ai disturbi sessuali maschili. Ciò deriva dal fatto che l'anguria contiene la citrullina, un aminoacido afrodisiaco che è in grado di dilatare i vasi sanguigni, favorendo l'erezione.

Ma come funziona esattamente? I farmaci prescritti contro la disfunzione erettile agiscono favorendo l’afflusso sanguigno ai corpi cavernosi del pene, in particolare inibendo un enzima che altrimenti limiterebbe la dilatazione dei vasi sanguigni che regolano l’entrata del sangue. Esiste però anche un altro modo per ottenere lo stesso effetto, che è stimolare direttamente la produzione di ossido nitrico. L'anguria, attraverso la citrullina, può fare proprio questo. Ovviamente pensare di sfondarsi di anguria con questo obiettivo non è una grande idea e non sostituisce un trattamento medico, ma è l’ulteriore dimostrazione dell’importanza di una vita sana, con una dieta fondata su frutta e verdura.

Inoltre, la capacità della citrullina di dilatare i vasi sanguigni favorisce anche una maggiore elasticità nella parete dei vasi stessi, con un effetto benefico sul sistema cardiocircolatorio. Tuttavia, la citrullina non si trova nella polpa dell'anguria, piuttosto nella parte bianca, che tendenzialmente non viene mai mangiata, motivo per cui tutte queste azioni di cui abbiamo appena parlato risultano essere quasi un falso mito se legate al consumo della sola polpa, seppur constatato l'effetto benefico della citrullina in sé. I composti fenolici, inclusi flavonoidi, carotenoidi e triterpenoidi, presenti nell'anguria, forniscono una protezione antinfiammatoria e antiossidante nelle malattie associate allo stress ossidativo e l'infiammazione.

CITRULLINA e ARGININA ed effetti sul TESTOSTERONE

Anguria e Glicemia: Un Chiarofinto Indice

Relativamente all’anguria, tra le domande più gettonate figura anche il timore del suo impatto sulla linea: “Quante calorie ha l’anguria?”. Quando si parla di impatto sulla linea, spesso si associa direttamente l'alto indice glicemico a un effetto negativo. L’anguria, dicevamo, ha un alto indice glicemico (80), un valore che potrebbe far sorgere preoccupazioni. Tuttavia, per comprendere il vero effetto di un alimento sulla glicemia, è necessario sapere sia la velocità con cui fa entrare il glucosio nel flusso sanguigno, ovvero l’indice glicemico, sia la quantità di zucchero per porzione che può fornire, ovvero il carico glicemico.

Una porzione tipo di anguria, di norma ben inferiore al mezzo chilo, ha così pochi carboidrati che il suo carico glicemico è solo 5 per la porzione tipo. Questo valore è considerato basso perché inferiore a 10. Se ti piace particolarmente l’anguria e, seduto su un tavolino vista mare, chiacchierando con gli amici, tu possa arrivare a consumarne mezzo chilo, che è già una bella dose, superiore alla classica porzione, significa aver ingerito 80 calorie. Sai quante ne contiene un pacchetto di patatine da 50 g? Molte di più. Quindi, nonostante un indice glicemico relativamente alto, il carico glicemico resta contenuto grazie al basso contenuto di zuccheri per porzione, rendendola un alimento che può essere inserito all'interno di una dieta equilibrata senza eccessive preoccupazioni per la glicemia.

Semi dell'Anguria: Non Più da Scartare

I semi dell’anguria sono stati a lungo considerati croce e delizia. Croce perché per alcuni sono un po’ fastidiosi al consumo, delizia perché in realtà nascondono anche loro interessanti benefici nutrizionali. Secondo la tradizione, i semi dell’anguria venivano scartati, considerati fastidiosi o poco digeribili. Ma sì, i semi dell’anguria non solo si possono mangiare, ma danno il meglio di sé quando, dopo averli pazientemente raccolti, vengono fatti tostare nel forno per 10-15 minuti, oppure in padella a fuoco vivace.

I semi di anguria sono ricchi di proteine (circa il 30-35% del loro peso), fibre e grassi buoni, in particolare acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. Una nota importante riguarda la forma in cui vengono consumati: masticare i semi crudi talvolta può risultare difficile e non sempre l’organismo riesce ad assimilarne correttamente i nutrienti. Possono poi essere usati come snack in quanto tali, oppure aggiunti ad insalate, pane o dove si preferisce. Inoltre, sono privi di colesterolo e hanno un basso contenuto di carboidrati, caratteristiche che li rendono uno snack salutare, se consumato con moderazione.

Semi di anguria tostati in una ciotola

La Parte Bianca e la Buccia: Un Recupero Saporito

Terminiamo con un accenno alla buccia dell'anguria, anch'essa meritevole di essere recuperata. O meglio, più che la buccia, un po’ troppo coriacea, si fa riferimento alla sezione più esterna della polpa, quella biancastra, che per gusto ricorda il cetriolo, tradendo in questo senso l’antenato comune. Tagliata a cubetti può essere una gustosa aggiunta all’insalata del pasto successivo. Oppure, per chi ama sperimentare, può essere consumata dopo una rapida fermentazione in salamoia; in rete si trovano numerosi tutorial per provare. Se non dovesse piacere, o se si fosse allergici, non c’è ragione di consumarla per forza. Tutti i benefici dell'anguria e le proprietà di questo frutto possono essere sfruttati per il benessere della salute e, il modo migliore di farlo è sicuramente quello di assaporare l'anguria a fette, specialmente in estate quando l'apporto di liquidi e sali minerali può essere davvero conveniente. Questo frutto, inoltre, rappresenta un ottimo aiuto per tenere sotto controllo la fame e può essere inserito all'interno di una dieta, perché fornisce un senso di sazietà quasi immediato. Tuttavia, a causa del ridotto apporto di fibre, è consigliato associarla ad una fonte di proteine o grassi, in modo da abbassare l'impatto sulla glicemia.

Parte bianca dell'anguria tagliata a cubetti

L'Anguria in Allattamento: Sfatiamo Miti e Pressioni

Le giornate calde portano con sé il desiderio di leggerezza, freschezza e nuovi sapori. Eppure, per molte mamme che allattano, anche una semplice fetta d’anguria può diventare motivo di esitazione. “E se poi il mio bambino sta male?”, “E se dorme male tutta la notte?”. Allattamento e alimentazione in estate significano stress? È come se l’equilibrio faticosamente raggiunto potesse spezzarsi con un solo boccone. E allora si rinuncia. Si mettono da parte desideri semplici, gusti familiari, piccoli piaceri. Ma davvero è necessario? O possiamo concederci di vivere anche l’alimentazione estiva con più fiducia e meno paura? Durante la gravidanza e l’allattamento una delle cose più difficili non è la privazione del sonno, il senso normale di inadeguatezza e l’adattamento a una nuova incredibile relazione. No. Sono i consigli di amici e parenti. Ognuno ci dice la sua, e ognuno improvvisamente diventa espertissimo in campo materno, specie in quello alimentare. Ma come districarsi tra leggende e tradizioni?

Allattamento al Seno: Fondamento per la Salute di Mamma e Bambino

Winston Churchill disse: "Non c’è, per nessuna comunità, investimento migliore del mettere latte dentro i bambini." Questa affermazione sottolinea l'importanza fondamentale dell'allattamento al seno, che costituisce il metodo migliore per garantire una sana crescita e un sano sviluppo dei neonati ed esercita un’influenza biologica ed emotiva unica sulla salute sia delle madri che dei bambini. Per un neonato, l’allattamento al seno fornisce tutto ciò che serve per crescere. Per questo motivo è necessario che la mamma si preoccupi di fornirgli il miglior latte possibile. Problemi nella produzione di latte o nella qualità del latte possono ricadere sul bambino, sulla sua salute e sul suo sviluppo.

Le raccomandazioni dell'OMS e dell'UNICEF indicano di allattare in modo esclusivo per i primi sei mesi di vita del bambino e di proseguire con un’alimentazione complementare sicura e nutrizionalmente adeguata. Si può proseguire con l’allattamento complementare, a discrezione della mamma, fino al secondo anno di età e oltre.

I benefici per il bambino sono molteplici: il latte materno fornisce nutrienti essenziali per la salute del neonato; la presenza di sostanze bioattive, inoltre, sostiene la crescita e lo sviluppo immunitario del neonato. Il latte materno esercita un’azione protettiva per il bambino in termini di sviluppo di infezioni (gastroenteriche e respiratorie), ma anche di allergie ed eczema (dermatite atopica), di malattie croniche (es. diabete mellito, obesità, ipertensione e asma) e favorisce uno sviluppo psicomotorio ottimale. Il latte materno nei primi giorni di vita è in grado di modulare il microbiota intestinale (vale a dire l’insieme delle specie di microrganismi che vivono nel nostro tratto intestinale) in modo da promuovere lo sviluppo del sistema immunitario e di conseguenza avere effetti sulla salute del bambino. È stato ampiamente dimostrato come il microbiota di bambini allattati con latte materno naturale sia ricco di Lattobacilli (“batteri buoni”) e povero di specie batteriche patogene e opportuniste.

L’allattamento al seno è vantaggioso anche per la mamma in quanto favorisce l’involuzione uterina post-partum e riduce il rischio di emorragie e di conseguenza il rischio di sviluppare anemia sideropenica. Favorisce il recupero fisico e quindi la perdita di peso accumulato durante la gravidanza grazie all’impegno energetico richiesto dall’allattamento. Inoltre, recenti studi hanno evidenziato che l’allattamento al seno protegge la salute materna dall’insorgenza di carcinoma ovarico e mammario. Grazie al legame emotivo che l’allattamento al seno crea, inoltre, esso sembra anche ridurre il rischio di depressione materna post-partum. Anche dal punto di vista emotivo e psicologico l’allattamento al seno aiuta a sviluppare in senso positivo il legame tra la mamma e il bambino, evitando gli effetti negativi della depressione post-partum. Allattare è un’esperienza che va oltre il significato nutrizionale, rappresentando un momento di incontro e intimità tra la mamma e il bambino.

Raramente esistono cause puramente fisiopatologiche che impediscono l’allattamento al seno, poiché potenzialmente tutte le donne possono secernere latte. Tra le controindicazioni per cause materne si annoverano: positività per HIV o HTLV; HSV della mammella; chemioterapici citotossici; abuso di alcol o di droghe. Tra le controindicazioni per cause dipendenti dal bambino: galattosemia, malattia delle urine a sciroppo d’acero e fenilchetonuria.

Un altro fattore determinante sullo sviluppo del microbiota è la tipologia di parto: diversi studi dimostrano che i bambini nati da parto cesareo e da mamme sottoposte a trattamento antibiotico in vista dell’intervento all’età di 6 mesi hanno una colonizzazione ritardata e una composizione del microbiota molto diversa da quella dei bambini nati da parto naturale. L’allattamento al seno è l’altro fattore più importante per la costituzione del microbiota.

Mamma che allatta e bambino sorridenti

La Dieta della Mamma che Allatta: Principi Generali

La dieta in allattamento a prova di neonato non è proprio uguale per tutte, anche se ci sono alcune regole di base universali. Le mamme devono mangiare, e devono mangiare spesso (si consigliano 6 pasti al giorno) per favorire la produzione di latte, quindi niente diete drastiche o pochi pasti. Il grasso che accumuliamo in gravidanza non serve per gestire le esigenze del bambino durante la gestazione ma dopo! Un consiglio che do a tutte le mamme è quello di non fare “diete restrittive o fai da te”, ma di seguire una dieta personalizzata ed equilibrata.

Per la nutrice aumenta il fabbisogno energetico, lipidico, proteico, di vitamine, di DHA e acqua. Si consiglia alla nutrice di concentrare l’attenzione sul corretto apporto di proteine, DHA, vitamine e acqua e di bere in base al senso di sete che è maggiore soprattutto durante la poppata. Una doverosa premessa riguarda la conservazione e la provenienza degli alimenti. Si consiglia alla nutrice di consumare pasti completi (piatto sano) e bilanciati in modo da garantire il corretto apporto energetico-nutrizionale e da evitare attacchi di fame improvvisi che porterebbero a consumare «cibo spazzatura». Se necessario, si consiglia di fare uno spuntino dopo ogni poppata.

Fabbisogno materno: i grassi. I grassi presenti nel latte umano derivano dalla sintesi endogena nelle ghiandrie mammarie e dall’alimentazione della madre ed ambedue i processi sono influenzati dalla composizione lipidica presente nella dieta della madre. Non è necessario modificare l'assunzione totale di grassi (20-35% dell’apporto energetico giornaliero) ma è importante migliorare la proporzione relativa degli acidi grassi polinsaturi. In particolare, un’adeguata assunzione di acido docosaesaenoico (DHA) è fondamentale sia per un corretto sviluppo neurologico e psicomotorio del bambino che per la salute materna (rischio di nascita precoce e depressione post partum). Si raccomanda in allattamento, così come in gravidanza, l’assunzione di 100-200 mg/die di DHA in più rispetto a quanto indicato per la donna adulta (LARN 2014). Consumare da 2 fino a 3-4 porzioni a settimana di pesce assicura adeguate quantità di DHA. Per ridurre il rischio di contaminanti ambientali, è preferibile consumare pesci piccoli come le sardine, le acciughe e lo sgombro.

Fabbisogno materno: le proteine. Le necessità proteiche durante l’allattamento dipendono dalla sintesi delle proteine del latte materno e di conseguenza sono proporzionali alle quantità di latte prodotto dalla nutrice. Una dieta corretta è indispensabile per la mamma in quanto la dieta materna influenza la composizione del latte prodotto.

Alimenti da evitare: L’alcol è una delle sostanze più nocive in assoluto per i neonati perché passa direttamente dalla mamma al latte e può causare seri problemi allo sviluppo del bambino. È quindi fondamentale evitare il consumo di alcolici. Anche la caffeina andrebbe evitata.

Non è raccomandata l’esclusione dalla dieta di mamme sane di alimenti potenzialmente allergenici (soia, latte vaccino, uova, noccioline, pesce e crostacei) in quanto non svolge un ruolo di prevenzione in termini di sviluppo di allergie per il bambino. Al contrario, nei bambini sani gli allergeni alimentari presenti nel latte materno potrebbero aiutare a promuovere la tolleranza. L’esclusione del latte vaccino dalla dieta materna è stata associata a bassi livelli di IgA specifiche per il latte vaccino e allo sviluppo di allergia al latte vaccino nei neonati. Solo in caso di un’allergia alimentare diagnosticata, dovrebbe essere raccomandata alla mamma una dieta priva di alimenti allergizzanti (arachidi, albume e latte di mucca) che permetterebbe la regressione del quadro sintomatologico. Inoltre l’allattamento al seno, in particolare quello esclusivo, viene incluso a pieno titolo nella strategia di prevenzione delle malattie allergiche; infatti, sembra proteggere in misura diversa da eczema, rinite allergica, asma e dermatite atopica.

Esempio di piatto equilibrato per la mamma che allatta

Anguria e Allattamento: La Verità sui Timori Comuni

Uno degli aspetti più sottovalutati dell’alimentazione in allattamento è il peso emotivo dei consigli, delle restrizioni e delle aspettative. Quando ogni pasto sembra dover essere “perfetto”, il rischio è che il cibo diventi una fonte di stress. E per alcune mamme, questa pressione si trasforma in una vera e propria paura: paura di rompere un equilibrio precario, di causare un fastidio al bambino, di compromettere la qualità del sonno con una semplice fetta di melone o anguria. È come se ogni boccone portasse con sé il timore di “fare un danno”. E allora si rinuncia, anche a ciò che si desidera davvero. Ma tu non devi dimostrare nulla. Puoi scegliere con consapevolezza cosa mangiare, cosa evitare, cosa sperimentare. Con leggerezza.

Non esistono alimenti da evitare universalmente in allattamento, a meno che non vi sia una reale allergia, intolleranza o reazione specifica del bambino. Il corpo della mamma continua a produrre un latte nutriente e adeguato anche se mangia frutta acida, cibi speziati o alimenti freddi. Certo, il latte può leggermente cambiare sapore, ma questo non significa che faccia male. Anzi, questo cambiamento di sapore fa parte di un percorso naturale che aiuta il bambino a entrare gradualmente in contatto con i gusti dell’alimentazione familiare. E poi, diciamolo: un bambino può vivere una notte più agitata per mille motivi diversi. Un rumore insolito, un salto di sviluppo, una giornata piena di stimoli. Non tutto dipende da ciò che hai mangiato. E non tutto è nelle tue mani.

Specificamente sull'anguria, si dice che possa produrre gas e di conseguenza coliche del neonato. Ma non sembrano esserci evidenze su questo tema né tutte le mamme sperimentano questi sintomi. L’anguria è ricca di minerali e può tranquillamente essere consumata. Tra i frutti estivi, kiwi, melone e anguria sono spesso tra i più discussi quando si parla di allattamento. Alcuni consigli non richiesti li presentano come potenzialmente “disturbanti” o difficili da digerire, ma in realtà non ci sono evidenze scientifiche che li colleghino a fastidi reali nel bambino allattato. Il kiwi, ricco di fibre e vitamina C, può invece essere un prezioso alleato per la regolarità intestinale della mamma. Melone e anguria, invece, sono carichi di vitamine, sali minerali e tanta acqua, utilissimi soprattutto nei mesi caldi per supportare l’idratazione e il benessere generale. Godersi una porzione di frutta fresca e di stagione può essere un piacere semplice, ma importante.

Alcuni alimenti (aglio, porro, cipolla, peperoni, carciofi, spezie, asparagi, broccoli, cavoli) assunti dalla mamma possono rendere sgradito il latte al bambino. I funghi potrebbero conferire un sapore al latte sgradito al bambino, ma anche in questo caso si può fare un test e valutare le conseguenze. Tuttavia, se la mamma ha assunto regolarmente questi alimenti durante la gravidanza, le sostanze aromatiche in essi contenute sono passate nel liquido amniotico e quindi sono già state “assaggiate” dal feto che probabilmente si è abituato al loro gusto. Eventualmente, è consigliabile evitare quegli alimenti dai sapori forti che sono una novità per il bambino e che risultino loro sgraditi.

Idratazione: più importante che mai, ma senza ansie. Quando fa caldo, è naturale avere più sete. E questo vale anche per la mamma che allatta. Ma non è necessario bere litri e litri d’acqua per “produrre più latte”. Il corpo sa autoregolarsi. Asseconda la tua sete, bevi con regolarità, ma senza trasformare l’idratazione in un’altra fonte di ansia o di controllo. Il latte materno si adatta anche alle temperature e continua a rispondere ai bisogni del tuo bambino. Allattamento e alimentazione in estate possono convivere in modo semplice, gustoso e libero. Non esistono alimenti magici né cibi da bandire a priori. Esiste il tuo corpo, la tua esperienza, il tuo ascolto. E una relazione con il tuo bambino che si costruisce giorno dopo giorno. Ricordati: non abbiamo un libretto di istruzioni, ma giorno dopo giorno troviamo la nostra strada di diade, che è solo nostra.

Mamma e bambino che mangiano frutta fresca

Controindicazioni Generali e Precauzioni nell'Uso dell'Anguria

Nonostante i numerosi benefici, l’anguria non è priva di alcune controindicazioni o situazioni in cui è consigliabile moderarne il consumo. Non esistono controindicazioni particolari rispetto al consumo di anguria, né tantomeno interazioni con medicinali. Questo alimento è considerato poco allergenico e a basso rischio di scatenare una reazione allergica. Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico.

Prima di tutto, a causa dell’elevato contenuto di acqua, l'anguria può causare gonfiore addominale e sensazione di pesantezza, soprattutto se consumata in grandi quantità o troppo velocemente. Inoltre, per chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile (IBS), l’anguria può causare fermentazioni intestinali, essendo ricca di FODMAP (carboidrati a catena corta poco assorbiti).

L'unica raccomandazione generale è rappresentata dal fatto che questo frutto tende a rallentare la digestione, motivo per cui potrebbe non essere adatto ad alcune persone che soffrono di dispepsia e, in linea di massima, è sempre consigliato consumarlo preferibilmente lontano dai pasti principali. Una fetta di anguria di medie dimensioni rende una fetta di anguria un alimento ottimo a merenda, ad esempio. In quantità ridotta può essere scelta anche come spuntino di metà mattinata. Infine, va ricordato che il consumo di anguria ben refrigerata, soprattutto in estate, può provocare congestione se ingerita rapidamente, specialmente a stomaco vuoto o dopo un pasto abbondante.

Donna con mal di stomaco dopo aver mangiato

Conservazione dell'Anguria: Mantenere Freschezza e Proprietà

Esistono diversi metodi per conservare intatto il sapore dell'anguria e le sue proprietà. Prima di tutto, quando è ancora intera, non ha bisogno di particolari accorgimenti e può essere conservata a temperatura ambiente in un luogo fresco e asciutto. Per essere certi di acquistare un frutto maturo, prestare attenzione a marchio e striature sulla superficie della buccia. Un altro trucco è quello di “bussare” sulla buccia del cocomero per sentire che suoni a vuoto.

Se l'ambiente domestico è soggetto a calore e umidità eccessivi, o se l'anguria viene tagliata, a questo punto è necessario riporla in frigorifero. Per evitare l'ossidazione e l'assorbimento dell'odore di altri cibi, è consigliabile avvolgere le fette in una pellicola alimentare trasparente o inserirle in un contenitore ermetico.

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