Essere incinta è un momento meraviglioso, ma l'anemia in gravidanza può rappresentare una sfida per la salute della futura mamma e del suo bambino. L’anemia in gravidanza è una condizione molto comune, con un'incidenza che oscilla tra il 22% nei Paesi sviluppati e il 56% in quelli in via di sviluppo, rendendola una problematica globale. Nonostante sia una situazione sperimentata da molte donne in dolce attesa, non è da sottovalutare, poiché i suoi effetti possono ripercuotersi profondamente sulla salute di madre e bambino. Una corretta alimentazione prima e durante tutto il periodo della gestazione favorisce l’adeguato sviluppo del feto, il buon esito del parto e la crescita futura del neonato, oltre a prevenire patologie neonatali. La prevenzione dell'anemia durante la gravidanza è possibile attraverso una dieta equilibrata e una corretta alimentazione, ma è fondamentale comprendere le cause, i sintomi e le strategie più efficaci per gestirla.
Comprendere l'Anemia in Gravidanza: Cause e Manifestazioni
L’anemia è una condizione in cui i livelli di emoglobina totale del sangue, o il numero dei globuli rossi, scendono al di sotto dei valori minimi normali. In gravidanza, si manifesta quando la concentrazione di emoglobina è inferiore a 10,5 g/dl, livelli che di solito si raggiungono nel terzo trimestre di gestazione. L’emoglobina, una proteina contenuta all’interno dei globuli rossi, è cruciale perché trasporta l’ossigeno ai nostri organi e tessuti. Grazie alla circolazione, l'ossigeno arriva a tutte le cellule del nostro organismo, le quali non potrebbero sopravvivere senza. L'emoglobina contiene anche ferro, che si lega all'ossigeno in modo da poterlo trasportare in tutto il corpo. In gravidanza, l’anemia è caratterizzata soprattutto da una diminuzione fisiologica dei globuli rossi e da emoglobina bassa.
Diverse sono le cause e i fattori che possono portare all'insorgenza dell'anemia durante la gestazione:
- Emodiluizione (idremia): Durante la gestazione, il corpo della donna attraversa profondi cambiamenti per sostenere lo sviluppo del bambino. Il volume plasmatico aumenta rapidamente per sostenere la crescita fetale. Tuttavia, la produzione di globuli rossi non riesce a tenere il passo con questa espansione, determinando un fenomeno chiamato emodiluizione o idremia. In questo caso, utilizzare il termine “carenza” è improprio, poiché si tratta di una diluizione del sangue. Nelle donne in salute non gravide, l’ematocrito, un valore del sangue i cui numeri bassi sono correlati all’anemia, è compreso fra il 38 e il 45%. Alla fine di una gravidanza singola, può scendere fino al 30%.
- Carenza di ferro (anemia sideropenica): L’anemia da carenza di ferro domina il quadro clinico durante la gravidanza, rappresentando circa il 70% dei casi. In gravidanza il fabbisogno di ferro aumenta da 1-2 mg a circa 30 mg al giorno, raggiungendo il picco massimo nel terzo trimestre, per soddisfare le richieste dell’organismo della donna e del bambino. Il fabbisogno di ferro in gravidanza aumenta a circa 30 mg al giorno, rispetto ai circa 18 mg nella fase fertile. Se nella dieta pre-concepimento vengono previste quantità sufficienti di questo elemento, l’organismo della donna avrà risorse adeguate per far fronte alla gravidanza, mentre partendo già in deficit è molto probabile che le riserve termineranno tra la 12a e la 25a settimana.
- Carenza di acido folico: L'acido folico è una vitamina essenziale per costruire i globuli rossi e il suo fabbisogno aumenta di ben 10-20 volte durante la gravidanza. Una sua carenza può portare a specifici tipi di anemia.
- Carenza di vitamina B12: La B12 è una vitamina essenziale, così chiamata proprio perché il nostro organismo non è in grado di produrla da solo e deve essere necessariamente assunta con gli alimenti. La sua carenza, seppur meno frequente, può contribuire all'anemia.
- Dieta sbilanciata: Un'alimentazione poco equilibrata, priva di nutrienti essenziali, è una delle principali cause di anemia.
- Gravidanza multipla: La presenza di più feti aumenta notevolmente il fabbisogno di nutrienti, inclusi ferro, acido folico e B12, rendendo la donna più suscettibile all'anemia.
- Condizioni pre-esistenti: La diagnosi di talassemia o di anemia falciforme, finalizzata prima della gravidanza, è un fattore di rischio. Parliamo di due condizioni ereditarie, trasmesse dai genitori i quali, a loro volta, possono essere affetti dalla patologia o portatori.
- Disturbi intestinali: Condizioni come la celiachia possono compromettere l’assorbimento dei nutrienti, favorendo l'anemia.
- Perdite ematiche: Emorroidi o flussi mestruali abbondanti prima della gravidanza possono ridurre le riserve di ferro.

Riconoscere i Sintomi e Diagnosticarla Tempestivamente
L’anemia in gravidanza di solito è asintomatica, cioè non produce segni o sintomi del disturbo nelle fasi iniziali. Tuttavia, con il progredire della condizione o in caso di carenze più marcate, il quadro di carenza di ferro si manifesta con segnali fisici. Tra i sintomi che possono rappresentare un segnale di ferro basso durante la gestazione rientrano la sensazione di generale affanno, affaticamento anche senza aver compiuto sforzi particolarmente onerosi, mal di testa, pallore, ipotensione e un aumento della frequenza cardiaca. È importante non sottovalutare questi segnali e cercare un aiuto medico tempestivo per prevenire complicazioni per sé stesse e per il bambino.
La diagnosi di anemia in gravidanza occorre che la donna si sottoponga a un semplice esame del sangue, l'emocromo completo (emocromo con formula). Questo esame si effettua all’inizio della gravidanza, verso la ventottesima settimana e attorno alla fine. L’esame di riferimento per valutare numero e caratteristiche delle cellule plasmatiche rientra tra l’altro nelle prestazioni specialistiche comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA 2017) per il controllo della gravidanza fisiologica. Per una gestazione sana, i livelli di emoglobina dovrebbero idealmente superare i 12 gr/dl. Un valore di emoglobina inferiore a 10 g/dl rappresenta un campanello d’allarme per l’anemia da carenza di ferro e richiede un approfondimento medico e nutrizionale. A tal fine, è indispensabile monitorare i livelli di emoglobina nel primo trimestre, intorno alla 28ª settimana, per intervenire tempestivamente con un piano terapeutico adatto. Qualora necessario, tale analisi può essere ripetuta tra la 33ª e la 37ª settimana.
Oltre all'emocromo, per le anemie microcitiche (causate da globuli rossi di dimensioni inferiori rispetto alla norma) sono necessari l’esame per l’individuazione dell’eventuale carenza di ferro (ferritina e sideremia) e l’esame per le malattie legate al difetto dell’emoglobina. Per le anemie macrocitiche (causate da livelli di emoglobina bassi), occorre invece un esame per indagare i livelli di folati e di vitamina B12 nel sangue. Durante i controlli prenatali (preferibilmente entro la 13ª settimana), è essenziale esaminare anche frazioni particolari di emoglobina come quella fetale, A2 o le emoglobine anomale. È importante diagnosticare l'anemia in modo tempestivo, in modo da poter trattare il problema e prevenire eventuali complicanze. Con una diagnosi precoce e il trattamento adeguato, la maggior parte delle donne in gravidanza con anemia possono avere una gravidanza sana e un parto senza problemi.
Le Conseguenze dell'Anemia sulla Salute Materna e Fetale
L’anemia durante la dolce attesa non è una condizione da sottovalutare. Risolverla è cruciale, poiché i suoi effetti possono ripercuotersi profondamente sulla salute di madre e bambino. Assumere un’adeguata quantità di alimenti ricchi di ferro in gravidanza è importantissimo. In caso di carenza, infatti, la salute del feto è esposta a diversi rischi.
Per il feto, la carenza di ferro materno è associata a ritardi nell’apprendimento e problemi di memoria che possono persistere nell’età adulta. Dal momento che, se il ferro è insufficiente, diminuisce la capacità di trasporto dell’ossigeno da parte del sangue, aumenta il rischio di problemi di accrescimento per il piccolo. Le criticità in questione possono riguardare in particolare lo sviluppo del cervello. Il bambino potrebbe inoltre presentare un peso inferiore alla norma alla nascita oppure, nei casi più gravi, potrebbe soffrire di anemia durante l’infanzia e presentare un ritardo di crescita costituzionale o cerebrale.
ANEMIA ed EMATOCRITO BASSO in GRAVIDANZA - Sintomi, Cause e Rimedi con l'Ostetrica su Dr-Silva.com
Per la madre, l’anemia comporta un aumento del rischio di complicazioni quali preeclampsia, distacco della placenta e emorragia postpartum. Se non trattata adeguatamente, l’anemia può aumentare il rischio di parto prematuro, di infezioni materne post-partum e depressione post-partum.
Dieta in Gravidanza: Principi Fondamentali e Fabbisogni Specifici
L’alimentazione in gravidanza gioca un ruolo centrale nel garantire benessere alla madre e al bambino. I cosiddetti “primi 1.000 giorni di vita”, ovvero i nove mesi di gravidanza più i primi due anni di vita, sono infatti fondamentali per la crescita e lo sviluppo, e una dieta equilibrata contribuisce a ridurre il rischio di complicanze e di patologie future. Secondo la teoria del programming, l’ambiente e in particolare l’alimentazione condizionano già dalla fase fetale la crescita di un individuo indipendentemente dai suoi caratteri genetici.
È importante conoscere il reale fabbisogno calorico in gravidanza, che varia in base al peso iniziale e allo stato nutrizionale della donna. La gravidanza richiede ovviamente un apporto calorico maggiore, ma l’idea che una donna debba per forza “nutrirsi per due” è sbagliata. Per capire se e quanto è necessario “mangiare di più” bisogna valutare il proprio peso all’inizio della gestazione (lo si può fare insieme al ginecologo, calcolando il proprio indice di massa corporea). Se la futura mamma è in condizioni di normopeso, nel primo trimestre di gravidanza non è necessario aumentare il fabbisogno calorico, nel secondo è sufficiente un supplemento energetico di 350 kcal, mentre nel terzo basta passare a circa 460 kcal. Nella vita quotidiana questi numeri si traducono facilmente in cibo aggiungendo uno o due spuntini nell’arco della giornata.
Durante la gestazione i fabbisogni energetici nella donna aumentano di circa 200-300 kcal al giorno (dal secondo trimestre in poi) e di circa 9 grammi al giorno per le proteine. Crescono anche le richieste di vitamine, minerali e altri nutrienti e occorrerà adeguare - con l’ausilio di uno specialista o nutrizionista - la dieta ove necessario, per evitare carenze.
- Carboidrati: In condizioni normali, i carboidrati devono rappresentare il 45-60% delle calorie totali consumate dalla donna in gravidanza. È importante privilegiare carboidrati complessi, ovvero quelli che vengono assorbiti più lentamente (pasta, pane e riso possibilmente integrali) e ridurre l’assunzione di zuccheri semplici come quello classico da cucina o quello contenuto nella frutta, nel latte e nei prodotti confezionati.
- Grassi: Tra i grassi bisogna privilegiare le fonti di omega-3 e omega-6 come olio extravergine d’oliva (da usare a crudo), frutta oleosa e pesce azzurro di piccola taglia (sarde e alici). Importante è l’assunzione di DHA, un omega-3 fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e della retina nel feto. Il fabbisogno di questo particolare acido grasso essenziale aumenta soprattutto nel terzo trimestre, arrivando a circa 100-200 mg al giorno, e si può raggiungere consumando una o due volte a settimana pesce come aringa, sgombro o salmone, che pur essendo più grassi hanno un minore contenuto di contaminanti ambientali.
- Proteine: Nel corso dei nove mesi di gravidanza la quantità di proteine aumenta in maniera progressiva perché si tratta di costituenti fondamentali per la crescita dei tessuti materni e del feto. Consumare ogni giorno due porzioni (come pietanza o costituenti di un piatto unico) scegliendo fra pesce, carni magre, uova e formaggi per introdurre una quota adeguata di proteine ad alto valore biologico e di vitamine del gruppo B.
- Calcio: Cruciale è la copertura del fabbisogno di calcio, che aumenta notevolmente in gravidanza e che serve a strutturare lo scheletro del feto (circa 1200 mg/die). Preferire un bicchiere piccolo di latte scremato ed un vasetto di yogurt (che ne contengono circa 150 mg ciascuno), una porzione di alici o acciughe mangiate con la lisca (150 mg). Tra le verdure sono particolarmente ricche di calcio i broccoletti di rape (200 mg a porzione) e la cicoria catalogna (150 mg a porzione). Una carenza di calcio in gravidanza può aumentare il rischio di distacco della placenta o parto prematuro (preeclampsia) e demineralizzazione ossea nella madre (non assumendo abbastanza calcio l’organismo della donna lo preleva dallo scheletro, indebolendolo).
- Altre vitamine e minerali: Altri nutrienti indispensabili sono l’acido folico (di cui è consigliabile la supplementazione fin dal momento in cui si cerca la gravidanza) e le vitamine B1, B2, B12, A e D. Un adeguato apporto di omega-3 (in particolare DHA) aiuta lo sviluppo delle strutture nervose del feto e a prevenire la depressione post-partum, mentre la luteina (pigmento a forte azione antiossidante contenuto in alcune verdure) favorisce la formazione della retina del feto.

Alimenti Ricchi di Ferro: Strategie per l'Assorbimento Ottimale
Un aspetto particolarmente delicato riguarda il ferro: la sua carenza durante la gravidanza è molto frequente e può favorire l’anemia, con conseguenze sulla salute materna e fetale. Comprendere come prevenirla significa non solo scegliere alimenti ricchi di questo minerale, ma anche sapere quali abitudini possono limitarne l’assorbimento.
Il ferro contenuto negli alimenti è presente in due forme principali:
- Ferro eme: Il ferro eme si trova solo negli alimenti di origine animale, soprattutto nelle interiora animali (frattaglie). Questa è la forma del minerale che viene assorbita più facilmente e in quantità maggiori dal nostro intestino. Carni rosse e bianche, scelte nei tagli più magri e private del grasso visibile, sono ricche di ferro nella sua forma più facilmente assimilabile dall’organismo (ferro eme). Per esempio, 100 g di filetto di manzo adulto o vitellone contengono circa 2 mg di ferro (di solito, il contenuto di ferro va da 2 a 5 mg per 100 g di alimento crudo già pronto per il consumo). Contrariamente a quanto spesso si crede, la carne rossa non è necessariamente più ricca di ferro rispetto alle carni bianche o al pesce; la quantità di ferro presente nella coscia o sovracoscia di pollo è comparabile a quella della carne rossa. Il pesce, da consumare anch’esso ben cotto, è un'ottima fonte. In particolare, acciughe o alici, aringa, baccalà o stoccafisso, cefalo muggine, pagello, pesce gatto, salpa, sarde, scorfano, spigola, trota e tonno sono i pesci più ricchi di ferro eme. Le uova, di cui si possono consumare 2-4 porzioni a settimana ben cotte, sono un'altra buona fonte: il tuorlo dell’uovo (100 g) può contenere da 5 a 8 mg di ferro facilmente assimilabile.
- Ferro non eme: Negli alimenti di origine vegetale troviamo il ferro non eme, assimilabile con più difficoltà e in quantità inferiori rispetto al ferro eme. Tra i legumi più ricchi di ferro troviamo i fagioli, le lenticchie e i ceci; i legumi secchi contengono ottime quantità di ferro seppur nella forma meno assimilabile. Anche i cereali non integrali (pane, pasta, riso, orzo, farro, etc.) hanno un discreto contenuto di ferro non eme. Per quanto riguarda le verdure, pur essendo ricche di ferro, questo è spesso poco biodisponibile. Le erbe aromatiche, oltre a insaporire piatti a base di carne e pesce, possono favorire una maggiore biodisponibilità del ferro grazie al loro contenuto di minerali e nutrienti. La frutta secca a guscio al naturale, come pistacchi, arachidi, nocciole, mandorle e noci, è ricca di ferro non eme e rame che migliora il suo assorbimento, ma non bisogna esagerare con le quantità, poiché apporta anche molte calorie.
Ottimizzare l'Assorbimento del Ferro
Per migliorare l’assorbimento del ferro non eme, è buona regola associarlo alla vitamina C all’interno dello stesso pasto (es. si possono condire le verdure con succo di limone oppure pasteggiare con una spremuta d’arancia). Al contrario, l’associazione con alimenti ricchi di vitamina C ne favorisce la disponibilità. Per questo è preferibile scegliere verdure con un buon quantitativo di vitamina C, oltre che condirle con succo di limone, e soprattutto consumarle crude (la vitamina C si deteriora con il calore e la luce): preferire in particolare peperoni, pomodori, broccoli e spinacino. Anche le carni contengono vitamina B12 e altri micronutrienti capaci di aumentare l’assorbimento del ferro non eme. Per migliorare l’assorbimento del ferro nei cereali, è buona regola associarli ai legumi in un piatto unico (es. pasta e fagioli, pasta e ceci, zuppa di orzo e lenticchie, etc.).
In generale, l’assorbimento del ferro è influenzato positivamente da tutti gli alimenti che, stimolando le secrezioni acide dello stomaco, contribuiscono a mantenere l’elevata acidità dell’ambiente digestivo. Le spezie e le erbe aromatiche contribuiscono a mantenere elevata l’acidità dell’ambiente gastrico e questo favorisce un miglior assorbimento del ferro.
Esistono anche degli antinutrienti che ostacolano l’assorbimento del ferro, come ad esempio i tannini (contenuti in tè, caffè, cioccolato e vino), l’acido ossalico (si trova in maggiore quantità in spinaci, cereali integrali, cavoli e bietole) e l’acido fitico (ne sono ricchi cereali, mandorre, noci, nocciole e legumi, ma basta tenerli in ammollo per inattivarlo). Per evitare che questi elementi interferiscano sarà sufficiente ridurne l’assunzione e non associarli al pasto contenente ferro. In caso di anemia in gravidanza non esistono specifici alimenti controindicati, tuttavia alcune sostanze presenti negli alimenti (tannini, fibre, calcio, fosforo, etc.) possono interferire, se assunte in concomitanza e in grandi concentrazioni, con l’assorbimento del ferro.
Alimenti Ricchi di Acido Folico e Vitamina B12
L'acido folico, ricco nel mondo vegetale, può andare perso con una percentuale che varia dal 10% al 50% durante la cottura, la conservazione e anche la preparazione industriale degli alimenti. Le verdure a foglia verde sono quelle che contengono più acido folico (agretti, asparagi, bieta, carciofi, cardi, cavoletti di Bruxelles, lattuga, zucchine, cavolo cappuccio, etc.), insieme alle barbabietole rosse e ai funghi.La vitamina B12 si trova solo negli alimenti di origine animale.
Alimenti da Limitare o Evitare e Prevenzione delle Infezioni Alimentari
Durante la gravidanza, è fondamentale prestare attenzione ad alcuni cibi e pratiche alimentari per la sicurezza della mamma e del feto.

- Alcolici: Evitare tassativamente gli alcolici, vino e birra inclusi: anche piccole quantità possono essere nocive per il feto. Durante la gravidanza, è fortemente raccomandata l’astensione totale da qualsiasi bevanda alcolica a causa degli effetti negativi che l’etanolo può avere sul bambino.
- Caffè, tè, cacao: Limitarli a non più di due al giorno. Queste bevande, insieme alle erbe che hanno un sapore amaro e un po’ piccante, contengono tannini che possono interferire con l'assorbimento del ferro. È bene sottolineare che questi alimenti vanno consumati senza esagerare se si accompagnano ad altri alimenti ricchi di ferro, ma non sono da eliminare dalla dieta della gestante.
- Cibi grassi e zuccheri semplici: Limitare cibi grassi, le preparazioni elaborate e gli zuccheri semplici (dolciumi, caramelle, miele, marmellate, bevande zuccherate, bibite…).
- Sale: Moderare il consumo di sale (e di sodio in genere), per ridurre la ritenzione idrica e il rischio di gestosi.
Per prevenire infezioni alimentari potenzialmente pericolose:
- Frattaglie e frutti di mare: Evitare le frattaglie e i frutti di mare (sia cotti che crudi).
- Pesce e carne cruda: Non mangiare pesce e carne cruda. Salumi e insaccati crudi devono essere evitati per le donne suscettibili alla toxoplasmosi.
- Formaggi molli: Evitare i formaggi molli (feta, brie, camembert, formaggi con le venature blu), formaggi teneri da latte crudo come la feta, formaggi a crosta fiorita, erborinati e con venature verdi-blu, come gorgonzola, brie, camembert, taleggio, etc., formaggi messicani come il queso fresco per prevenire la listeriosi. Questa raccomandazione è valida soprattutto per latte e derivati come il Grana Padano DOP, in quanto una carenza di calcio in gravidanza può aumentare il rischio di distacco della placenta o parto prematuro (preeclampsia) e demineralizzazione ossea nella madre.
- Pesce affumicato: Non mangiare pesce affumicato (salmone, trota, merluzzo, sgombro), a meno che non sia un ingrediente di un piatto ben cotto. Si sconsiglia il consumo di pesci di grandi dimensioni o al termine della catena alimentare (pesce spada, palombo, tonno fresco, maccarello gigante) per evitare il rischio di contaminazione da mercurio. Per lo stesso motivo è bene limitarsi a 350 gr in media alla settimana di pesci di più piccole dimensioni.
Prevenzione della Toxoplasmosi
Bastano pochi accorgimenti per prevenire infezioni potenzialmente pericolose per mamma e feto. Ecco le indicazioni per prevenire la toxoplasmosi:
- Lavaggio di frutta e verdura: Lavare accuratamente frutta e verdura potenzialmente contaminata con feci di animali (particolarmente a rischio sono i frutti di bosco - more, lamponi e mirtilli). Le donne suscettibili alla toxoplasmosi devono mondare accuratamente le verdure, lavarle sotto acqua corrente, lasciarle in ammollo per 30 minuti con bicarbonato o altri prodotti disinfettanti per alimenti e risciacquarle bene prima di consumarle.
- Carne ben cotta: Assicurarsi che tutta la carne sia ben cotta.
Supplementazione di Ferro e Intervento Medico
L'anemia è una condizione comune in gravidanza, ma può essere gestita efficacemente con una combinazione di cambiamenti nella dieta, integrazione di vitamine e minerali, e, in alcuni casi, farmaci prescritti dal medico.
Gli integratori di ferro possono essere assunti se prescritti dal proprio medico. Nonostante nei Paesi industrializzati circa la metà delle gestanti abbia a che fare con l’anemia in gravidanza, la supplementazione di ferro tramite integratori non è una scelta di routine. Non va infatti consigliata a tutte le future mamme; è necessario valutare caso per caso in quanto, con l’alimentazione, si ha un ampio margine di miglioramento dell’intake di ferro durante la gestazione. La terapia per via orale è la prima e più efficace forma di trattamento. Se i livelli non sono eccessivamente preoccupanti viene raccomandata una profilassi con basse dosi di ferro in associazione ai folati.
Solo nei casi in cui la supplementazione orale risulti inefficace o non tollerata, o in presenza di condizioni particolari (es. emoglobinopatie), è preferibile la via endovenosa. La terapia con ferro può talvolta comportare effetti collaterali gastrointestinali, quali bruciore di stomaco, dolore addominale, nausea, costipazione e feci scure. Per minimizzare questi disturbi, si raccomanda di iniziare il trattamento con dosi basse da aumentare gradualmente fino a raggiungere il dosaggio prescritto.
In caso di carenza di folati, è essenziale intervenire tempestivamente per aggiustare il tiro. Qualora si riveli una carenza di DHA, sotto prescrizione medica, è possibile integrare con un supplemento di DHA (Acido Docosaexaneoico).
È importante non sottovalutare i sintomi e cercare un aiuto medico tempestivo. Le informazioni che puoi trovare su questo sito hanno uno scopo puramente informativo e non possono sostituire in alcun modo una diagnosi o una prescrizione di un medico. Se sei incinta e anemica, rivolgiti al tuo medico per trovare l’integratore migliore da assumere in gravidanza.
Gestione del Peso e Problematiche Specifiche in Gravidanza
Durante la gravidanza, gli specialisti consigliano di fare particolare attenzione al peso. Esso va controllato periodicamente, concordando con il medico l’incremento ottimale alla fine della gravidanza. Un aiuto nel mantenimento del peso deriva anche da una buona attività motoria giornaliera che andrebbe mantenuta anche in gravidanza, salvo diverse indicazioni.
L’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione) raccomanda in linea di massima quanto segue:
- Per le donne che iniziano la gravidanza sottopeso, le necessità energetiche sono maggiori e l’aumento di peso auspicabile è fra i 12,5-18 kg.
- In condizioni di normopeso, l’aumento potrebbe variare fra gli 11,4 e i 16 kg.
Per quanto riguarda alcuni problemi tipici della gravidanza o condizioni particolari:
- Nausea: Nel corso del primo trimestre sono possibili nausea, vomito o avversione per alcuni cibi. Si tratta di fenomeni che tendono a regredire spontaneamente, ma possono verificarsi delle carenze per il minor introito di cibo. Il consiglio è quello di fare piccoli pasti, ridurre i grassi, preferire i cibi secchi, bere lontano dai pasti principali e a piccoli sorsi.
- Stipsi: Anche per una riduzione dell’attività fisica può presentarsi stitichezza, specie nell’ultimo periodo della gravidanza. Consumare preferibilmente alimenti contenenti i carboidrati complessi (pane, pasta, fette biscottate) ed integrali che permettono di prevenire i ‘buchi nello stomaco’, tipici della gravidanza, e mantenere un buon apporto di fibre contro la comparsa di stipsi.

Il Ruolo dello Screening e della Consulenza Specialistica
Una visita preconcezionale o all’inizio della gravidanza è opportuno sottoporsi a uno screening delle anemie per identificare eventuali donne portatrici di emoglobinopatie, come anemia falciforme e talassemie. Se una donna risulta portatrice, sarebbe consigliabile estendere l’analisi anche al partner.
Una corretta alimentazione prima e durante tutto il periodo della gestazione, favorisce l’adeguato sviluppo del feto, il buon esito del parto, la crescita futura del neonato e previene patologie neonatali. Per correggere il regime alimentare è necessario studiarlo con l’ausilio di un medico specialista o di un nutrizionista.
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