L’amore di una madre per sua figlia o suo figlio è un legame che attraversa il tempo e lo spazio, radicato nella profondità della psiche femminile e nelle viscere dell’umanità. È una forza primordiale, che travolge e plasma, una sorgente inesauribile di protezione e, talvolta, di conflitto. Quando pensiamo alla maternità, di solito ci viene in mente un’immagine di affetto, protezione, presenza. In psicologia, però, il “materno” non si riferisce solo alla madre biologica. È molto di più: è una funzione fondamentale per lo sviluppo emotivo e relazionale di ogni essere umano.

L’archetipo della Madre e la prospettiva esistenzialista
Clarissa Pinkola Estés, nella sua opera Donne che corrono coi lupi, esplora l’archetipo della madre come figura selvaggia, portatrice di saggezza e di insegnamenti profondi. Per Estés, l’amore materno non è solo accudimento, ma un’energia vitale che risveglia la natura istintiva. La madre, con il suo esempio e il suo amore, trasmette la forza di affrontare il mondo con coraggio, insegnando a fidarsi di sé stessi e delle proprie intuizioni più profonde. Clarissa Pinkola Estés ci ricorda che, anche nel processo di distacco, la madre rimane sempre un punto di riferimento essenziale, un luogo simbolico a cui tornare. Le madri rappresentano il ritorno alle radici, il rifugio sicuro dove la figlia può riscoprire sé stessa nei momenti di difficoltà.
Nella letteratura classica, tuttavia, il legame viene spesso rappresentato attraverso la lente del sacrificio. Sofocle, nella sua Elettra, ci mostra il lato oscuro e tragico di questa relazione, dove il conflitto e il dolore non riescono a cancellare del tutto l'impronta profonda che una madre lascia. Simone de Beauvoir, ne Il secondo sesso, esplora il rapporto madre-figlia da una prospettiva esistenzialista, sottolineando come l’amore materno possa diventare una prigione emotiva se non è accompagnato dalla capacità di lasciar andare.
La neurobiologia dell'attaccamento e il sistema di cura
Questa spinta a prenderci cura dei nostri ed altrui figli, che condividiamo con molti mammiferi ed uccelli, è presente non solo nelle madri, ma può essere portata avanti da tutta la famiglia estesa e dalla comunità. L’attivazione del sistema della cura è fondamentale per lo svolgersi dei comportamenti e sentimenti materni e quindi per la salute emotiva e fisica del figlio. Potrebbe sembrare che questi sentimenti non siano universali (ed in effetti non tutte le madri li provano): tuttavia ogni essere umano, di entrambi i sessi, ha un circuito cerebrale emotivo dedicato alla cura, eredità genetica fondamentale.
Il sistema della cura ha il compito principale di farci sentire disposti e fiduciosi nel prenderci cura degli altri. L'ossitocina è una delle sostanze chimiche principali della maternità, ed è secreta maggiormente nel cervello femminile. Oltre a stimolare i comportamenti materni, è incredibilmente efficace nel ridurre l’ansia da separazione. Quando il sistema della sofferenza (anche detto tristezza/panico) è attivo, spinge a piangere, lamentarsi, deprimersi, e parallelamente ad intensificare gli impulsi alla cura nei caregiver. Tramite questo circuito comunicativo si genera un aumento dell’ossitocina, pertanto una riduzione della sofferenza. Insieme all’ossitocina, un ruolo importante lo hanno gli oppioidi endogeni, che promuovono atteggiamenti fiduciosi.

Il contributo delle teorie psicoanalitiche
John Bowlby, con la sua teoria dell’attaccamento, ci insegna che il legame materno è alla base della sicurezza emotiva e dello sviluppo della personalità. L’attaccamento viene definito come “il legame emotivamente significativo per entrambe le parti della diade e di lunga durata che si instaura tra un bambino e la propria madre sulla base di scambi interattivi reciproci”.
Donald Winnicott, invece, assegnava un ruolo centralissimo alla dimensione materna, parlando di “madre sufficientemente buona”. Con questo termine intendeva una figura capace di accogliere il bambino nei suoi bisogni fisici ed emotivi, di proteggerlo quando è vulnerabile, di esserci con costanza e gradualmente lasciarlo andare, aiutandolo a diventare autonomo. Carl Gustav Jung parlava di “grande madre” come un simbolo universale presente nell’inconscio collettivo. Questa figura sarebbe rappresentata in tutte le culture attraverso immagini come la terra, l’acqua, la luna, o figure come la Madonna o la dea madre.
L'esperimento di Harlow e la ricerca scientifica
Per comprendere quanto sia importante il ruolo della madre al di là del mero soddisfacimento dei bisogni fisiologici, è fondamentale citare gli studi di Harry Harlow. Egli si avvalse delle scimmie Rhesus, ponendole in gabbie con due “madri” surrogate: una di metallo con cibo e una di pezza morbida e calda senza cibo. Emersero risultati sorprendenti: le scimmiette cercavano la “mamma metallica” solo per nutrirsi, mentre per il resto del tempo rimanevano abbracciate alla tenera “mamma di pezza”.
Comportamento animale (trailer ita)
Molte ricerche sugli animali hanno dimostrato che se i cuccioli sono oggetto di consistenti cure amorevoli essi diventano meno ansiosi, più resistenti allo stress e più adeguati nei comportamenti. La ricerca sugli esseri umani mostra come la qualità della dedizione parentale produca effetti duraturi sulla salute psicofisica dei futuri adulti: anche qui la facilitazione dell’attività dell’ossitocina promuove sentimenti di accettazione, positività, prosocialità, che aumentano la fiducia in se stessi.
L'ambivalenza del materno: tra vita e morte
Nella madre vi è un conflitto tra il suo io e la sua responsabilità come perpetuatrice della specie. La retorica dei buoni sentimenti non ci consente di pensare che l’amore materno non è mai solo amore, e che ogni madre è attraversata dall’amore per il figlio, ma anche dal rifiuto del figlio. Il raptus non esiste; è una comoda invenzione per tranquillizzare ciascuno di noi.
Sgombriamo il campo dalla retorica dei buoni sentimenti, che è una spessa coltre che stendiamo sull’ambivalenza della nostra anima, dove l’amore si incatena all’odio, il piacere al dolore. Con la possibilità di generare, la donna sente dentro di sé di essere depositaria di quello che l’umanità ha sempre identificato come “potere assoluto”: il potere di vita e di morte. Come sottolinea Norman Brown, l’amore è “toglimento di morte”, confina con essa, e sottilissimo è il margine che vieta di oltrepassare il limite che fa di uno sguardo sereno uno sguardo tragico.
Educazione, maturità e interiorizzazione
Erich Fromm, ne L’arte di amare, sostiene che per il bambino la madre costituisce una sorgente di calore, serenità e pace. L’amore materno è incondizionato: “sono amato per ciò che sono oppure, più precisamente, perché sono”. Al contrario, l’amore paterno è spesso legato alla soddisfazione delle aspirazioni e all'educazione alle regole. Per Fromm, la persona matura è tale esclusivamente nella misura in cui sono state abbandonate le figure esterne del padre e della madre e sono state interiorizzate: “la persona matura è arrivata al punto in cui è la madre e il padre di se stessa”.
I comportamenti che i genitori adottano nei confronti dei figli quando sono in tenera età sono perciò determinati circa la formazione della psiche del bambino. Spesso accade che le persone mettano in atto dei comportamenti, anche inconsciamente, che risultino lesivi per i più piccoli, comportamenti quali esito di traumi che in questo modo potrebbe influenzare negativamente la prole.

Prospettive moderne e il futuro del materno
Anche la letteratura contemporanea ha esplorato questa tematica. In The Argonauts, Maggie Nelson ci offre una visione fluida e moderna della maternità, rompendo con gli stereotipi tradizionali e mostrando come l’amore materno possa trasformarsi e adattarsi ai cambiamenti della vita. Infine, l’amore materno è anche quello che persiste oltre la vita e la morte, oltre il tempo e lo spazio. In La strada di Cormac McCarthy, sebbene la madre sia fisicamente assente, il suo amore vive nei ricordi e negli insegnamenti che ha lasciato al figlio attraverso il padre.
Il materno, dunque, non è una proprietà esclusiva del corpo femminile, ma una funzione relazionale. In un mondo dove le famiglie sono sempre più frammentate, riscoprire il valore del “materno” significa coltivare uno spazio in cui l’ascolto, la presenza e la cura possano avere voce. Significa riconoscere che anche nella vita adulta c’è bisogno di accoglienza, di tenerezza e di quella forma di amore che non pretende, ma sostiene. La consapevolezza è il vero lusso che ci cambia la vita.
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