Lo spostamento dei cuccioli di una nidiata è uno dei comportamenti più antichi presenti nel repertorio di cura delle gatte. Una delle immagini più popolari inerenti i gatti è quella di una madre con un piccolo di pochi giorni in bocca, traghettato da un luogo ad un altro. Questo comportamento è talmente antico, ben radicato nel repertorio comportamentale del gatto, che i piccoli hanno sviluppato un vero e proprio riflesso noto come portage che agevola il trasporto di mamma gatta: quando lei afferra un piccolo all'altezza del collo, questi si “accartoccia” e si rende passivo per facilitare la presa e consentirle di camminare, correre, persino saltare, con il piccolo saldamente assicurato tra le mandibole.

Le ragioni dello spostamento del nido
Perché lo fa? Esistono motivazioni etologiche precise dietro questa scelta.
L'igiene del nidoUn nido occupato da mamma e gattini emana odori di natura biologica che possono attirare predatori o competitori e vi si può accumulare sporcizia nel giro di pochi giorni. Per questo motivo, e soprattutto durante il primo mese di accudimento, è molto probabile che mamma gatta decida di cambiare sede per occuparne una olfattivamente meno intercettabile dall'esterno.
La percezione di un disturboDurante la mia infanzia, gli anziani usavano dire ai bambini di non andare a disturbare troppo spesso mamma gatta coi suoi gattini né di toccarli altrimenti li avrebbe “nascosti”: la conoscenza popolare, come spesso accade, si radicava nell'esperienza pratica delle altre specie.
La risposta a un pericolo reale o immaginarioUn altro elemento che può muovere le scelte di una gatta è indubbiamente la percezione di un pericolo attorno al nido. Non importa che sia reale (come potrebbe esserlo la presenza di cani vaganti, ad esempio) oppure immaginario (come l'invadenza di umani che sollevano, toccano, guardano insistentemente i piccoli): se la madre sente che, per i suoi parametri di sicurezza, la nidiata è a rischio, la sposterà in un posto più recondito.
Un atto educativo verso l'autonomiaA volte la madre può decidere di spostare i piccoli semplicemente perché ritiene di doverli esporre a delle novità ambientali che ne agevolino lo sviluppo, portandoli verso quell'autonomia che li renderà indipendenti. In questo caso, la scelta di un nuovo nido può essere considerato un vero e proprio atto educativo.
L'interazione con l'essere umano
Se la gatta decide di spostare i piccoli verso l'abitazione dell'uomo, è spesso un segnale di fiducia o necessità. Durante il secondo mese, la gatta potrebbe incoraggiare i cuccioli ad avvicinarsi ad un abitato che sa essere ricco in risorse alimentari messe a disposizione da un essere umano, sotto forma di rifiuto, come pratica ad hoc (la classica ciotola di crocchette lasciata in giardino) o per via indiretta (abbondanza di prede).
Non sono rari gli aneddoti che raccontano di gatte che aspettano il loro umano di riferimento prima di partorire in casa o che si sono affidate a lui/lei per avere un sostegno, pratico o emotivo, per la loro cura. Questo può spiegarsi, probabilmente, con una certa tendenza delle gatte domestiche ad allevare i piccoli in collaborazione con altre gatte affiliate. In assenza di altre gatte, è possibile che un umano possa in qualche modo svolgere la stessa funzione, qualora la micia ne avesse il bisogno.
Documentario Il Mio Amico Gatto
La gestione delle cucciolate condivise
È del tutto normale che le gatte, se si trovano a partorire insieme, mettano per così dire in comune i cuccioli, spesso allattando e leccando quelli dell’altra micia come se fossero i propri: lo fanno anche le leonesse, ed è uno spettacolo di rara bellezza e di forte emozione. In natura è raro che accada, perché i gatti che vivono liberi nelle campagne conducono la vita solitaria dei loro antenati selvatici: ma in casa è come se l’istinto materno - che è poi l’istinto di sopravvivenza della specie - si potenziasse e si moltiplicasse alla presenza di un’altra mamma, spingendole entrambe a condividere gli impegni, l’allattamento, l’educazione dei cuccioli.
Miti e realtà sulla manipolazione dei piccoli
Una leggenda metropolitana sostiene che i gatti neonati non vanno mai toccati, perché la mamma non ne riconoscerebbe più l’odore. La leggenda dev’essere nata per salvaguardare l’integrità fisica degli sprovveduti: provare a prendere un cucciolo da una gatta di campagna che non si è mai vista prima scatena ovviamente una forte reazione difensiva. Ma se con la mamma abbiamo già una relazione di fiducia reciproca, le sembrerà normale che ogni tanto carezziamo i suoi piccoli o li prendiamo in braccio per un po’. Non si tratta soltanto di un piacere immenso: è anche il primo, essenziale passo nell’educazione dei mici. I piccoli vanno manipolati appena vengono al mondo, e ogni giorno per tutto l’allattamento, perché devono abituarsi da subito al contatto con gli umani. Ad una età di un mese, se un cucciolo non è mai stato carezzato o preso in braccio, può rifiutare il nostro contatto fisico per il resto della vita.
Il processo di svezzamento e la separazione
È consigliabile aspettare che il gattino abbia almeno 10 settimane prima di separarlo dalla mamma e dai fratelli, se abbiamo intenzione di darlo in adozione. I gattini non possono essere allontanati dalla mamma prima delle sei settimane, ma idealmente sarebbe meglio attendere la decima (quindi due mesi e mezzo).
Le tappe della crescita:
- 4-6 settimane: Inizio dello svezzamento.
- 8-10 settimane: Completamento dello svezzamento.
- 60 giorni: Età minima legale per l'adozione (Ordinanza 6 Agosto 2008).
Sì, i gatti sperimentano l'ansia da separazione, specialmente dalla loro mamma. Allontanare un gattino troppo velocemente può avere conseguenze negative per entrambi, come aggressività e altri comportamenti ansiosi. Una mamma gatta in genere cerca i suoi cuccioli per pochi giorni dopo che hanno lasciato il luogo in cui li allattava. Si dimentica della sua cucciolata entro poche settimane o un mese dopo che ha lasciato le sue cure, se non la allatta più.

Comportamento sociale e allogrooming
Il leccamento reciproco (allogrooming) è un comportamento comune tra molte specie di animali in cui un animale lecca l’altro. Le mamme dei gatti puliscono i loro cuccioli subito dopo la nascita anche perché gli odori associati potrebbero attirare i predatori. All’età di 4 settimane i cuccioli imparano a leccarsi da soli, ma la mamma continua comunque a leccare i suoi cuccioli per diverse settimane ancora.
Gli antenati del gatto non erano animali sociali, quindi non possedevano schemi di comportamento sociale ben definiti. I gatti in natura tendono a rimanere solitari se le fonti di cibo sono scarse, tuttavia, quando il cibo è abbondante, formeranno dei gruppi sociali. Il leccamento reciproco si verifica più spesso sulla testa e sul collo. L’allogrooming permette di mescolare gli odori e creare così un odore comune e unico per quel gruppo sociale. Questo è un aspetto importantissimo per la convivenza pacifica nel gruppo, difatti sarà proprio grazie a questo odore comune che i gatti di quel gruppo sociale si riconosceranno tra di loro e saranno in grado di riconoscere eventuali intrusi.
Come intervenire correttamente
Se la gatta chiede il nostro contributo, questo sarà di valore quanto più seguirà i bisogni di lei, in uno spirito di messa in servizio e di supporto alle sue scelte strategiche: sul piano pratico questo si traduce nel lasciarle scegliere il luogo in cui partorire ma anche lasciarle la libertà di spostare i piccoli, se ne sente la necessità, riconoscendole e dimostrandole la fiducia di essere in grado di fare le scelte migliori per i suoi figli. Infatti, anche qualora la gatta chiedesse il nostro supporto, per tutelare lei e i piccoli e per non indurle inutile stress, sarà fondamentale farlo con discrezione e senza avere la presunzione di sostituirsi a mamma gatta.
Se si dovessero introdurre cuccioli orfani a una mamma che sta allattando, è sicuramente il caso di provare; poi se la gatta balia non li accetta proprio si può vedere di risolvere in altro modo. In gattile succede spesso che vengano affidati micromici abbandonati a mamme gatte che sono in allattamento e sono sempre stati accettati. Se però non dovesse farlo, bisogna che per quelli che non riescono a nutrirsi compriate latte per gattini con biberon appositi e diate loro da mangiare ogni 2/3 ore.
Ricorda che allontanare un gattino dalla madre troppo velocemente può avere conseguenze negative per entrambi, come aggressività e altri comportamenti ansiosi. Un distacco precoce potrebbe contribuire a problemi di ansia o comportamentali nel corso della vita del gattino. L'interazione umana, l'attenzione, e la creazione di un ambiente stimolante possono contribuire a mitigare gli effetti negativi del distacco, favorendo uno sviluppo sano e un adattamento positivo alla vita domestica.