Allattamento al seno: Guida completa al nutrimento e alla gestione delle sfide

L’allattamento esclusivo, gli studi lo confermano, è il più grande investimento di salute per la donna e il suo bambino. Il latte materno rappresenta l'alimento base del bambino durante i primi 6 mesi di vita e, in forma complementare, fin oltre il secondo anno di vita. Come ogni altro cibo è costituito da alcuni elementi nutritivi fondamentali che per le loro proprietà concorrono a caratterizzarlo dal punto di vista nutrizionale. Il latte materno può essere considerato il più adatto all'alimentazione della specie umana in quanto offre diversi vantaggi. Oltre alla variabilità di composizione, che garantisce a ogni bambino il cibo che risponde alle sue esigenze (diversamente dal latte artificiale sempre invariato nel gusto e nella concentrazione), sono importanti le sue caratteristiche nutrizionali: le proteine sono tali per quantità e qualità da rispondere alle esigenze metaboliche del lattante. Il lattosio ha la duplice funzione di proteggere il bambino dalle infezioni e di fornire energia e materiale da costruzione al cervello. Il latte materno, poi, garantisce un migliore assorbimento dei grassi e un più efficace assorbimento di ferro; inoltre favorisce un minor carico di minerali al rene, quindi un minor rischio di disidratazione.

illustrazione scientifica della composizione del latte materno

La fisiologia della produzione di latte

La forma e la grandezza del seno e dei capezzoli sono diverse in ogni donna. Molte mamme si preoccupano inutilmente perché pensano di non poter allattare a causa di seni piccoli, capezzoli piatti o ombelicati. La grandezza del seno solitamente non influisce sulla capacità di produrre latte. Ciò che conta è la presenza di tessuto ghiandolare, luogo di produzione del latte materno durante il periodo dell’allattamento. Anche le donne con seni piccoli possono allattare se dispongono di sufficiente tessuto ghiandolare. I seni molto grandi devono essere adeguatamente sostenuti. Se i capezzoli sono grandi, il bambino potrebbe avere qualche difficoltà ad afferrarli.

La composizione del latte materno varia in base a diversi fattori per rispondere il più possibile alle diverse esigenze del bebè. Alla fine della poppata, per esempio, il latte contiene un numero di proteine e grassi maggiore rispetto all'inizio, quindi il latte da acquoso diventa più denso e cremoso (più saziante). Naturalmente il cambiamento del latte avviene diversamente da mamma a mamma e quindi si può verificare che alcuni bambini ricevano quello di cui hanno bisogno in cinque minuti, altri in dieci minuti o più. Il bambino può passare da una mammella all'altra per soddisfare il senso di sete perché al latte concentrato di una mammella corrisponde il latte più acquoso dell'altra.

Il mito del "primo latte" e "latte posteriore"

Potresti aver sentito parlare di due tipi di latte: primo latte e latte posteriore. Questo suggerisce che durante l'allattamento produciamo due tipi distinti di latte, il che non è vero. Il primo latte è disponibile quando il tuo bambino inizia a mangiare, il latte posteriore è il latte che il tuo bambino riceve alla fine di una poppata. Durante la produzione del latte, il grasso si attacca ai lati delle cellule che producono il latte e la parte acquosa del latte scende lungo i dotti verso il capezzolo, dove si mescola con il latte rimasto dall'ultima poppata. Più tempo passa tra una poppata e l'altra, più diluito diventa il latte rimanente. Non puoi sapere quanti grassi ha assunto il tuo bambino dalla durata di una poppata. Alcuni bambini fanno una poppata completa in cinque minuti, mentre altri ne impiegano 40.

Strategie e gestione dell'allattamento

L’allattamento ha ormai perso da molto tempo la sua proprietà di essere “la cosa più naturale del mondo”. Molte madri all’inizio sono insicure e si trovano confrontate con ostacoli grandi e piccoli. Ogni allattamento è un’esperienza a sé! Molti problemi possono essere risolti grazie a un’informazione corretta e a un supporto professionale.

A tal proposito, la suzione del bambino è il più potente stimolo alla produzione di latte. Succhiando il bambino induce nella mamma una risposta immediata (espulsione del latte già presente nella mammella) ed una più tardiva (induzione a produrre latte per le poppate successive). Il massaggio della mammella è utile per sbloccare il latte accumulatosi. Naturalmente più il bambino succhia, più latte tira fuori e meno se ne accumula.

Frequenza delle poppate

Nei primi giorni dopo il parto il seno materno produce il colostro (primo latte), ricco di sostanze nutritive e immunitarie. Si raccomanda di allattare secondo le sue necessità (8-12 volte al giorno) e non a un ritmo fisso. Un lattante ha un modo tutto suo per farvi capire che vuole il latte: muove la bocca alla ricerca del capezzolo, gira la testa, si succhia le manine ecc. Le prime settimane e i primi mesi con un lattante per molte donne sono un periodo intenso che può causare spossatezza ed esaurimento. Allattamento non significa solo nutrimento. I bambini hanno un grande bisogno di succhiare indipendentemente dalla fame.

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Gestire l'eccesso o la carenza di latte

Nelle prime settimane succede spesso che la produzione di latte sia eccessiva. La quantità deve innanzitutto adattarsi all’esigenza del bambino. Se il bambino tossisce perché gli va di traverso, potete far uscire il primo latte in un pannolino o in un contenitore e riattaccare il bebè quando il flusso di latte rallenta. In alcune situazioni è utile alleggerire il seno per un breve periodo estraendo il latte.

Al contrario, molte mamme hanno il timore di non avere latte a sufficienza. Il meccanismo è quello di domanda e offerta: tanto maggiore è la frequenza e l’effettiva estrazione di latte, tanto maggiore è la produzione di latte. Lunghe pause tra le poppate influiscono negativamente sulla quantità. Di notte fate dormire il bambino vicino a voi prendendo le precauzioni necessarie, poiché gli ormoni rilasciati grazie al contatto fisico (prolattina) aumentano la produzione di latte.

L'allattamento misto: quando l'integrazione è necessaria

Ci sono alcune situazioni in cui potrebbe essere richiesto, per un tempo più o meno breve, il supporto di un’integrazione di latte. Quando si presenta uno scenario di questo tipo, la scelta sul tipo di integrazione da offrire dovrebbe ricadere in primis sul latte materno (somministrazione di latte spremuto manualmente o tirato tramite l’ausilio di un tiralatte), in alternativa sul latte materno donato, reperibile nelle apposite banche e, laddove queste opzioni non fossero possibili, sulla formula artificiale.

Spesso le motivazioni che inducono le donne a pensare di dover ricorrere a un’integrazione sono più presunte che reali, talvolta legate a un’informazione parziale e frammentaria rispetto all’argomento, altre alla mancanza di un sostegno durante il periodo perinatale e post parto, quando l’equilibrio personale è ancora più instabile. Le modalità per utilizzare l’allattamento misto sono molteplici. Quella che comunemente (ed erroneamente) viene ritenuta la più immediata è l’alternanza di una poppata al seno e una di formula. In realtà l’allattamento misto alternato non è una strategia efficace, soprattutto se si vuole continuare a mantenere la produzione materna di latte.

Gestire l'integrazione rispettando il bambino

Se la scelta dovesse ricadere sul biberon, teniamo presente che anche in questo caso, con dei piccoli accorgimenti, questo ausilio può essere utilizzato in maniera rispettosa dell’allattamento. La mamma terrà il bambino molto vicino al proprio corpo (volendo anche pelle a pelle), cercando il contatto visivo e rispettando i suoi segnali di fame e sazietà. È molto importante inoltre cambiare lato, anche più volte nel corso della poppata, per garantire una stimolazione equilibrata e armonica e concedere piccole pause durante la suzione, proprio per far sperimentare al bambino una poppata con modalità quanto più vicina a quella che si realizzerebbe al seno.

Altro problema a cui si può andare incontro durante l’allattamento misto è quello della compromissione della produzione di latte. Ciò accade soprattutto se la formula viene offerta prima del seno e se si seguono schemi rigidi che, non tenendo conto della specificità di ogni singolo bambino, prevedono l’offerta di quantitativi standard, da aumentare magari repentinamente. Troppo spesso infatti si offre più di quello che il bambino richiede e vengono ignorati i suoi segnali di sazietà; un atteggiamento, quello dell’adulto, che contiene in sé un significato profondo, non immediatamente esplicito. È come se dicessimo ai nostri bambini: «Sono io a sapere quanto devi mangiare. Il tuo sentire, la tua percezione di sazietà, poco conta».

infografica sulle posizioni corrette per l'allattamento

Scelte nutrizionali e alimentazione artificiale

Per allattamento artificiale si intende l'alimentazione del bambino con latte alternativo a quello materno. Oggi si riconosce che il latte umano è l'alimento ideale per il bambino nel suo primo anno di vita, quindi un latte non vale l'altro. Quando il latte materno, per qualche motivo, non è disponibile, si dovrà scegliere un latte la cui composizione è più vicina a quella del latte umano.

Per quanto riguarda la scelta della formula, nonostante sul mercato siano presenti numerose marche, la loro composizione deve obbligatoriamente attenersi a degli standard definiti; sono dunque tutte equivalenti dal punto di vista nutrizionale, tant’è che non vi sono prove scientifiche che evidenzino benefici o svantaggi di una formula rispetto a un’altra. La differenza consiste nella possibilità di scegliere la formula liquida, pronta all’uso ma più cara, o quella in polvere da ricostituire. Il latte in polvere va sciolto in acqua tiepida (in precedenza bollita) in modo che ogni 100 millilitri di latte contengano 13 grammi di sostanze disciolte. Questa concentrazione è l'ideale per una crescita ottimale.

Alimentazione materna durante l'allattamento

Durante l’allattamento per principio potete mangiare tutto ciò che è sano e che vi piace. Si raccomanda di nutrirvi in maniera varia e adeguata affinché non manchi nulla a voi e al vostro bambino. Frutta, verdura, alimenti integrali, legumi, pesce, carne, latticini, oli vegetali ad alto valore nutrizionale (ad es. olio di colza) e noci sono gli alimenti ideali che contribuiscono a coprire il maggiore fabbisogno di sostanze nutritive nel periodo dell’allattamento.

Il consumo di alcol, nicotina o sostanze stupefacenti richiede particolare cautela. La concentrazione di queste sostanze nel latte materno corrisponde solitamente a quella del sangue. Ad esempio, se una madre beve al massimo 1 dl di vino o 3 dl di birra, il latte materno non conterrà quantità di alcol dannose per il bambino allattato al seno. La cannabis (THC), invece, passa nel latte materno e viene assorbita molto bene dal bambino, danneggiando il suo sviluppo neurologico; pertanto, non esiste un livello di consumo di cannabis innocuo per il bambino.

Sfide comuni: ingorghi, mastiti e disagi fisici

Nei primi giorni dopo il parto molte mamme sentono un po’ di dolore ai capezzoli. È normalissimo, la pelle sensibile del capezzolo deve innanzitutto abituarsi alla suzione energica di vostro figlio. In seguito allattare non dovrebbe essere doloroso. Un ingorgo mammario e la mastite possono presentarsi in modo simile, ma sono trattate in modo diverso. Calore, riposo e svuotamento frequente del seno sono fondamentali per la guarigione.

Se il vostro seno è arrossato, dolente e surriscaldato, si potrebbe trattare di una mastite, una complicazione seria. Oltre agli stessi provvedimenti da adottare in caso di ingorgo mammario (tranquillità, se possibile riposo a letto, calore e svuotamento frequente del seno) vi potrebbero servire dei medicamenti che richiedono una prescrizione. Alcune mamme temono che allattando con maggior frequenza stimolino la produzione di latte, rischiando così un (ulteriore) ingorgo mammario o una mastite. Svuotare il seno regolarmente è importante per prevenire un ulteriore ingorgo o mastite.

schema dei dotti lattiferi e gestione delle mastiti

Svezzamento e introduzione di alimenti complementari

La raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) valida in tutto il mondo e per ogni bambino prevede l’allattamento esclusivo nei primi sei mesi di vita e in seguito, anche dopo aver introdotto l’alimentazione complementare, la possibilità di protrarlo fino all’età di due anni o più. La Società Svizzera di pediatria (SSP) formula le proprie raccomandazioni in modo volutamente aperto e flessibile.

Dopo sei mesi il latte materno non è più sufficiente a soddisfare il fabbisogno nutrizionale del lattante. In questo periodo la maggior parte dei bambini inizia a most

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