Prurito alla testa e salute cutanea durante l’allattamento: un’analisi approfondita

La gestione del benessere cutaneo e la comprensione delle manifestazioni dermatologiche durante il delicato periodo dell’allattamento rappresentano temi di grande interesse per neogenitori e professionisti della salute. Spesso si crea confusione tra il prurito avvertito dalla mamma e le manifestazioni cutanee che colpiscono il neonato. È essenziale distinguere tra le condizioni fisiologiche del bambino, come la crosta lattea, e le problematiche legate all'atopia, mantenendo sempre un approccio basato sull’evidenza scientifica.

illustrazione scientifica sulla struttura della barriera cutanea e i suoi meccanismi di protezione

La crosta lattea: dermatite seborroica infantile

La crosta lattea o dermatite seborroica è un disturbo molto frequente nei neonati: si manifesta con desquamazione giallastra, grassa e simile alla forfora, piccole eruzioni eritematose nelle pieghe della pelle, in zone localizzate come collo, ascelle, testa e area genitale. Deriva da un’anormale secrezione di sebo da parte delle ghiandole sebacee e insorge quando il bambino è ancora allattato esclusivamente al seno. Può comparire fin dai primi giorni di vita per poi guarire tra il terzo e il quarto mese. La crosta lattea è una forma di dermatite seborroica infantile che compare tipicamente tra la 2ª e la 6ª settimana di vita e interessa circa il 10% dei lattanti.

Le cause della dermatite seborroica non sono note; tradizionalmente si pensava che fosse correlata all’allattamento materno, ma questo assunto non è mai stato dimostrato. È certa la sua totale innocuità: non provoca né dolore né prurito al bimbo e il più delle volte si risolve spontaneamente, senza particolari trattamenti. Il punto fermo da tenere a mente, a fronte delle numerose proposte del mercato (pettine per crosta lattea, rimedi naturali eccetera), è che la crosta lattea è una condizione benigna che tende a risolversi entro l’anno di vita e non determina problemi per il bambino.

Nella ricerca di prodotti per la crosta lattea è bene orientarsi su quelli che non risultino potenzialmente dannosi o tossici per il bambino. Il trattamento può essere indicato nei casi più marcati solo per fini cosmetici e consiste nell’ammorbidimento delle croste, mentre è da evitare la rimozione traumatica, che favorisce la loro ricrescita. Altra condizione, rara, che può mimare la crosta lattea è l’istiocitosi a cellule di Langerhans, che si distingue per la cute di colorito rossastro/marroncino, le lesioni vescicolo-crostose diffuse su tutta la superficie corporea e il possibile ingrossamento di fegato e milza.

Dermatite atopica: oltre il sintomo cutaneo

La dermatite atopica (DA, eczema atopico, eczema costituzionale) è una malattia della pelle, pruriginosa, infiammatoria, non contagiosa e con caratteristici segni clinici. Secondo gli studiosi Hanifin e Rajka per diagnosticarla sono necessari almeno tre fra questi quattro criteri: prurito, morfologia e distribuzione tipica, decorso cronico o cronico recidivante e storia personale familiare di atopia. Nonostante la sua ampia diffusione le esatte cause della sua insorgenza rimangono ad oggi da definire. La tipologia di nutrizione, ovvero allattamento al seno, in formula o un misto tra le due opzioni, sembrerebbe essere quello più incisivo.

I ricercatori coreani hanno confrontato la composizione batterica di 66 controlli sani con quella di 63 bambini colpiti da dermatite atopica a sei mesi di età e in accordo al tipo di nutrizione seguita. I bambini con la patologia della pelle nutriti con formula hanno riscontrato il più alto numero di OTUs contrariamente a quelli allattati che hanno invece riportato i livelli minori. Dall’analisi della composizione a livello di phylum si è visto come Actinobacteria sia più espresso generalmente nei bambini allattati mentre Proteobacteria nei controllo con alimentazione mista. Tra i bambini allattati sono stati evidenziati due enterotipi detti BFGM-1 e BFGM-2 dominati rispettivamente da Bifidobacterium e Veillonella. Differenze di espressione sono state notate anche riguardo a Staphylococcus, Enterobacter, Klebsiella e Raoultella. Il trattamento deve essere pianificato in una prospettiva a lungo termine: è indispensabile il consulto pediatrico.

Dermatite Atopica nei Neonati: Come Riconoscerla e Gestirla!

L’impatto della nutrizione materna sulla salute del lattante

Allattare a richiesta permette al bambino di modulare il proprio “menu”: già! Anche da neonati i nostri bambini sono in grado di esercitare una qualche forma di controllo e volontà sulle scelte alimentari. Discorso leggermente diverso per i micronutrienti, vale a dire vitamine e minerali, e per i grassi insaturi EPA e DHA: più ne è ricca la dieta materna, più ne sarà ricco il latte. È per questo motivo che si raccomanda alla donna che allatta di consumare regolarmente frutta e verdura (possibilmente con la buccia e biologiche), frutta secca a guscio, pesce di piccola taglia e semi oleosi.

Al contrario di altre condizioni, quando il neonato soffre di dermatite o eczema ed è allattato in modo esclusivo al seno la mamma può fare molto per aiutarlo: è stato infatti dimostrato che la dieta materna possa incidere sulla comparsa di queste patologie neonatali. Si suggerisce il consumo di due o tre porzioni di pesce a settimana (200-250 g) a partire dal primo trimestre di gravidanza, in quanto l’azione dei grassi EPA e DHA è protettiva verso l’insorgere della dermatite.

Gestione dei farmaci e integratori in allattamento

Purtroppo, le molecole attive dei farmaci permeano i dotti lattiferi e passano nel latte materno. È per questo motivo che il 90% dei farmaci in commercio, nonché dei comuni integratori e supplementi alimentari, è controindicato in allattamento oltre che in gravidanza. Fate attenzione anche ai rimedi erboristici e fitoterapici: anch’essi contengono sostanze attive! I programmi interdisciplinari standardizzati che coinvolgono dermatologi, pediatri, psicologi e dietologi si sono dimostrati capaci di migliorare i sintomi soggettivi e oggettivi, e di ottimizzare l’uso delle medicazioni col risultato di un significativo miglioramento nella qualità di vita.

infografica sulle sostanze che passano nel latte materno e come consultare il medico

Il fenomeno delle coliche: falsi miti e realtà

In passato si credeva che le coliche del neonato potessero essere favorite dal consumo materno di alimenti meteorizzanti, quali latte e derivati, broccoli e cavoli, legumi e cibi fermentati. Se il vostro piccolo soffre di coliche non modificate la vostra dieta: le cause, pur non essendo ancora completamente chiare, sono da cercare altrove. È ormai certo che l’inghiottimento di aria durante una poppata o un pianto favorisca la comparsa di coliche, così come un flusso di latte troppo veloce che “ingolfa” il sistema digestivo del piccolo.

Per “coliche” si intende “una manifestazione di malessere che si presenta nel neonato sano, per almeno tre volte a settimana e per almeno tre ore consecutive”; sono particolarmente presenti nelle ore serali e si manifestano con pianto incontrollabile. Un’interessante ipotesi formulata di recente ha a che fare con la teoria dell’attaccamento: le coliche, più che segnalare un malessere fisico, denotano un “bisogno di coccole”. La dimostrazione viene provando a risolvere il disagio del bimbo con un alto contatto genitoriale: ad esempio massaggiandolo sulla pelle, tenendolo in braccio, metterlo a ranocchietta sulla propria pelle o tenerselo in fascia. Tuttavia, alcuni studi evidenziano una correlazione di altro tipo: la dieta materna potrebbe indirettamente peggiorare le coliche, influenzando la flora batterica intestinale della mamma, a sua volta dipendente in buona parte da come la donna si alimenta.

Evoluzione delle dermatiti e approcci terapeutici specifici

Nella crosta lattea prevalgono squame untuose giallo-biancastre sul cuoio capelluto, a volte dietro le orecchie, su sopracciglia, pieghe, con arrossamento lieve. Non solitamente associata a prurito marcato né ad irrequietezza del bambino. Può recidivare o presentarsi di nuovo in età successiva? Sì: in alcuni casi la dermatite seborroica può ripresentarsi in età adulta, soprattutto in adolescenza, quando le ghiandole sebacee sono più attive.

Un altro prodotto naturale che viene spesso suggerito è il licocalcone, estratto dalla liquirizia cinese, che avrebbe attività antibatterica e antinfiammatoria e ridurrebbe la produzione di sebo. Negli ultimi anni si è poi diffuso l’uso del tea tree, proposto anche in forma di olio essenziale da aggiungere allo shampoo. Tra gli shampoo suggeriti per la dermatite seborroica nell’adolescente e nell’adulto risultano molto efficaci e utili quelli contenenti antimicotici quali ketoconazolo, selenium sulphide e acido salicilico. La scelta del trattamento deve sempre passare per il parere medico, evitando il fai-da-te, specialmente durante il periodo dell’allattamento, per garantire la sicurezza sia della madre che del neonato.

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