L’opera di Pablo Picasso, il genio che ha ridefinito i confini dell’estetica nel XX secolo, è uno specchio prismatico dove si riflettono le sue ossessioni, le rivoluzioni formali e le travagliate vicende biografiche. Tra i molti temi che hanno solcato il suo percorso artistico, quello della maternità occupa una posizione di rilievo, oscillando costantemente tra una rappresentazione ideale, intrisa di classicismo, e una proiezione autobiografica segnata da un’ambivalenza profonda. La figura della donna incinta, o della madre che nutre, in Picasso non è mai una semplice nota di genere: è un fulcro intorno a cui ruota la comprensione della sua complessa psiche.

La Maternità del 1905: Un Approdo alla Tenerezza
Solo in una delle opere più note, la Maternità del 1905, Picasso sembra approdare alla trattazione diretta dell’argomento. L’opera rappresenta in primo piano una giovane donna che allatta il suo bambino. Madre e figlio sono avvolti e uniti nello stesso scialle, Del piccolo si scorgono solo la testa e una manina appoggiata sulla mammella destra della madre. Si intuisce che il piccolo sta succhiando il latte con voluttà. La madre ha il capo chinato verso destra e gli occhi socchiusi. I capelli sono raccolti in uno chignon ornato da un fiore dello stesso rosa tenero dello scialle. Al dito medio della donna si nota un anello con una pietra ovale verde. I lineamenti della donna sono sottili e le mani sono lunghe e affusolate.
Le figure sono dipinte nelle tonalità di rosa e grigi su uno sfondo blu-grigio indistinto che non è né cielo, né mare, né parete, ma è funzionale alla rappresentazione della maternità in se stessa. E’ come se il male oscuro del vivere, l’angoscia legata al futuro in un mondo di miseria e squallore, la profonda tristezza degli sguardi fossero superati e lontani. Madre e figlio si amano in modo incondizionato e costituiscono un’unità inscindibile. Si donano l’uno all’altra in una fusione completa al punto che le figure rappresentate sulla tela sembrano tridimensionali e la giovane donna - forse un’acrobata del circo amata dall’artista?
L'Evoluzione Formale e il Periodo Neoclassico
Pablo Picasso nasce a Malaga nel 1881 e inizia giovanissimo a disegnare. Dopo un primo soggiorno a Parigi nel 1901 torna più volte nella capitale francese dove sì stabilisce a partire dal 1904. In questi anni le sue opere, che ripropongono nei temi espressioni dolenti di tragiche condizioni umane e sociali, sono caratterizzate da un disegno stilizzato e pungente, da un’intonazione monocroma blu che definisce duramente i volumi (periodo blu).
Seguono anni di influenza sull’artista dell’arte africana che porta Picasso alla scomposizione dei volumi della figura umana e al trattamento schematico dei piani. Anche sotto l’influenza di Cézanne Picasso approda al cosiddetto Cubismo, cioè alla rappresentazione simultanea in piano delle varie facce scomposte dell’immagine e al superamento della tradizionale contrapposizione dei piani immagine e sfondo. Queste prime esperienze che abbracciano anche la scultura, sono i presupposti della cosiddetta arte non oggettiva e precorrono l’astrattismo.

Dal 1915 ritorna per un certo periodo alla rappresentazione oggettiva con chiari riferimenti al classicismo di Ingres, mentre durante gli anni ’20 e i primi anni ’30 spesso si rivolge alla scomposizione cubista e allo studio di tutte le forme rappresentative dell’immagine, quali l’ingrandimento smisurato dei soggetti o la poetica surrealista. Picaso's Maternity belongs to the artist's neoclassical period, during which he developed a style reminiscent of classicism and used mythological images such as centaurs, minotaurs, nymphs, and fauns. In quest'ottica, le donne nei suoi dipinti sembrano antiche statue che improvvisamente prendono vita: antiche dee dipinte in toni pacati di grigio e rosa. Sebbene alcune tele sul tema madre-figlio del periodo neoclassico non siano di grandi dimensioni, l’effetto di ciascuna di esse sembra più grande della realtà.
Il Dramma della Storia e il Ritorno alla Serenità
Durante la guerra civile spagnola Picasso vive con forte impegno il dramma del suo paese e per un breve periodo è direttore del Museo del Prado di Madrid. La spietata denuncia degli orrori del fascismo e della guerra raggiunge i toni più alti nel quadro Guernica, espressione dello sdegno più intenso dopo il bombardamento tedesco della cittadina basca, avvenuto nell’aprile del 1937. L’opera, la cui denuncia va oltre l’episodio contingente che l’ha originata, viene presentata nel padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi del 1937 e suscita profonda commozione e consensi.
Dopo la guerra, Picasso vive un periodo di distensione. Iscritto al Partito comunista francese dal 1944, egli partecipa a varî congressi della pace ed esegue la famosa affiche con la colomba per quello di Parigi del 1949. In età matura pur senza abbandonare la scomposizione violenta della forma, Picasso arriva a piegarla a esprimere affetti familiari, limpidi sentimenti umani. Con maggiore serenità ricerca nei miti classici e nell’antichissima tecnica della ceramica il senso profondo dell’anima mediterranea. La produzione di Picasso è estremante vasta e spazia con uguale successo dalla pittura alla grafica e dalla scultura alla ceramica. Come tutti gli artisti Picasso è ritornato molte volte agli stessi temi. Le opere raffiguranti la maternità sono assai numerose e riflettono il percorso artistico dell’autore dalla figurazione all’astrattismo. In molti quadri dei periodi rosa e blu madre e figlio sono inseriti in scene di gruppo e sono funzionali alle stesse per rappresentare i temi del dolore, della povertà, dello sfruttamento che all’epoca Picasso stava trattando. Picasso non rappresenta la maternità in sé e per sé, ma la usa per testimoniare la rappresentazione di una società ingiusta.
Guernica di Picasso Analisi dell'opera curiosità d'arte di Elisa Marianini
La Maledizione delle Muse e la Realtà del Vissuto
Pablo Picasso? Un uomo terribile. Almeno così raccontano le testimonianze di chi all’epoca lo frequentava. Si dice che una delle sue opere minori, la statuina di una capra incinta, l’avesse fatta al volo mentre era in visita a casa sua la cognata gravida all’ottavo mese, che quando vide come era stata ritratta scoppiò in lacrime e levò le tende. L’artista più rappresentativo del XX secolo, colui che con il suo impegno pacifista ha lanciato l’idea di fare della colomba il simbolo della pace, era deleterio per le donne. Dalla relazione con lui ne uscivano così distrutte che si parla ancora della maledizione delle donne di Picasso.
Le amava follemente e le lasciava altrettanto follemente dopo che diventavano le madri dei suoi figli. Picasso non era nemmeno una gran bellezza, neanche da ragazzo. Alto 163 cm, tarchiato, con un gran nasone. Eppure piaceva molto e ha avuto tante storie d’amore famose con donne carismatiche stregate dal suo intelletto, della sua personalità ruvida e del suo talento artistico. Le figure femminili, che nelle opere d'arte sembrano così idealizzate, nella vita reale subivano la volubilità emotiva dell'artista.
Olga Koklova: L'Inizio del Conflitto
La prima storia importante è con Olga Koklova (o Khokhlova o Chochlova), una ballerina ucraina. Picasso lo incontrò quando questo venne incaricato di disegnare i costumi e le scenografie per lo spettacolo Parade, di Diaghilev, Jean Cocteau ed Erik Satie, in scena al Théâtre du Châtelet di Parigi. Fra la ballerina e l’artista scoppiò una passione così travolgente che lei abbandonò la compagnia di ballo mentre in partenza per il tour in Sudamerica, per andare a Barcellona a conoscere i genitori di lui.

Il 12 luglio del 1918 si sposarono con rito ortodosso. Il 4 febbraio del 1921 Olga diede alla luce Paulo. E da quel momento, il sogno romantico finì. Picasso cambiò completamente l’atteggiamento verso di lei, come se nella sua nuova veste di madre Olga non lo attirasse più. Nel 1927 iniziò una relazione con una ragazzina di 17 anni, Marie-Thérèse Walter e quando 8 anni dopo Olga scoprì la doppia vita del marito ne fu devastata. Fuggì nel sud della Francia con il figlio e chiese il divorzio. Ma poiché Picasso non accettava di riconoscerle la metà dei suoi beni, come prevedeva la legge francese, i due rimasero sposati fino alla morte di lei per cancro, nel 1955. Fu la prima vittima della maledizione Picasso.
Marie-Thérèse Walter: L’Amante Bambina e la Nascita di Maya
Marie-Thérèse Walter non aveva mai avuto un padre e viveva nel sobborgo di Maisons-Alfort con la madre e due sorelle. Non navigava nell’oro, ma era molto bella. Picasso le propose di posare per lui e la portò al suo studio. Probabilmente la relazione iniziò quel giorno stesso, ma Picasso si guardò bene dal vantarsi con chiunque. Nel 1930 comprò il castello di Boisgeloup, ingannò moglie e amante promettendo a entrambe “sarà il nostro nido d’amore”.
Nel 1933 Marie-Thérèse rischiò di annegare nel Marna e la sua salute rimase compromessa a lungo. Picasso, colpito dall’episodio la disegnò come una ninfa d'acqua. Un anno dopo, la ragazza era incinta. A quel punto, Olga scoprì la tresca. Il 5 settembre 1935 nacque Maya, quella che sarà la loro unica figlia, ma la storia si ripete. Il pittore cominciò a trovare poco interessante la sua amante che ormai aveva 25 anni e nemmeno un intelletto particolarmente brillante. Marie-Thérèse si ritirò nell’Île-de-France, dove Picasso la visiterà di tanto in tanto per la vanità di sentirsi amato, continuando a farle promesse che mai manterrà. Dopo quella proposta non lo vedrà mai più, e nel 1977 si suiciderà. È la seconda vittima della maledizione Picasso.
Dora Maar: L’Intellettuale e il Trauma
Dora Maar era una donna dai mille talenti. Nata il 22 novembre del 1907, figlia di un architetto croato e di una francese, si chiamava in realtà Henriette Theodora Markovitch ed era mancina. Picasso lo conobbe nel 1935, presentato dall’amico comune Paul Eluard, il poeta fondatore del Surrealismo. Fu il colpo di fulmine. I due iniziarono a vedersi nella casa di Saint Tropez della surrealista Lise Deharme. Dora era molto coinvolta nella politica e stimolava la creatività del suo uomo. È stato durante l’inizio della loro relazione che Picasso dipinse il suo capolavoro, Guernica.
Lui la ritrasse più volte, la loro relazione andò avanti fra alti e bassi ma il vento della guerra ammantava il loro cielo di un fumo che nascondeva il paradiso. Anche stavolta, quando nel 1942 Picasso incontrò la pittrice François Gilot, toccò a Dora Maar subire il tradimento. Nel 1946, non riuscendo a dividere Picasso con un’altra, Maar troncò la relazione. Il gesto coraggioso le costò un ricovero in clinica psichiatrica e lunghe terapie a base di elettroshock. Ne uscì due anni dopo, riprese una vita normale, forse solo all'apparenza. Fra lei è Picasso si instaurerà una relaziona a distanza fatta di recriminazioni che durerà fino al 1973, quando Dora, che ha venduto quasi tutti i dipinti di Picasso in suo possesso per mantenersi, morirà a Parigi da sola, diventando la terza vittima della maledizione.
Françoise Gilot: La Resistenza e l’Indipendenza
Françoise Gilot è nata il 26 novembre 1921. L’amicizia col famoso pittore incoraggiò la ragazza a rispolverare le aspirazioni artistiche, e ad allontanarsi dal padre, che non era mai stato d’accordo. Nel 1946, fra la giovane e il maturo artista era ormai in corso una relazione stabile. Vivevano insieme e lei darà alla luce Claude nel 1947 e Paloma nel 1949. Forse perché ormai non era più un ragazzino, Picasso cercò di rimanere definitivamente con lei e si dedicò ai loro due bambini.
Il caratteraccio era sempre quello, ma Françoise Gilot rimarrà con lui per ben dieci anni. Poi, non più intenzionata a sopportarlo (la cognata raffigurata come una capra incinta era sua sorella), lo piantò in asso nel 1953. Lei si sposerà nel 1955 con un altro artista, Luc Simon, con cui avrà un’altra figlia, Aurelia, per poi divorziare nel 19