L’Allattamento Prolungato: Una Scelta di Salute, Relazione e Benessere secondo le Linee Guida Ministeriali

L’allattamento al seno non è solo una modalità di nutrizione, ma costituisce la norma biologica della nostra specie. Il latte materno e l'allattamento al seno rappresentano un meccanismo meraviglioso grazie al quale tutti i mammiferi si nutrono, per un periodo della loro vita variabile a seconda della specie, con un alimento unico, completo, ecologico e formulato specificamente per le necessità di crescita del piccolo. Spesso, immersi in una cultura industrializzata, ci dimentichiamo di questa naturalezza: raramente ci chiediamo perché abbiamo i polmoni per respirare, ma spesso ci interroghiamo sul perché i bambini vengono allattati dalle loro madri.

rappresentazione stilizzata del legame madre-bambino durante l'allattamento

La composizione biochimica del latte materno

Il latte materno è un prodotto dinamico, progettato dall'evoluzione per ottimizzare la crescita umana. La quantità di proteine nel latte materno è 3 volte inferiore rispetto al latte di mucca; quest'ultimo ne contiene di più perché è destinato al vitello che deve crescere molto più velocemente di un bambino. Per quanto riguarda la qualità, le proteine contenute nel latte materno sono considerate ottimali per la crescita, facili da digerire e molto ben tollerate. Molte tra le sostanze proteiche non servono per crescere ma hanno un compito definito funzionale.

Tra gli zuccheri, quello più rappresentato nel latte materno è il lattosio, presente in quantità maggiore che nel latte di mucca (circa il 50% in più), fatto che spiega perché il latte di mamma è di sapore più dolce. I grassi (o lipidi), principale fonte di energia, sono presenti in quantità minore all'inizio e maggiore al termine della poppata con il fine di indurre nel bambino il senso di sazietà ed evitare che mangi troppo. È interessante sottolineare che sono presenti dei lipidi, chiamati acidi grassi poli-insaturi, definiti essenziali perché il lattante non li produce, che costituiscono l'8-10% dei grassi nel latte materno, mentre sono presenti 4-5 volte di meno nel latte di mucca. Anch'essi hanno funzioni importanti ma non del tutto conosciute (si sa che partecipano allo sviluppo del sistema nervoso e della retina).

I minerali sono contenuti nel latte di mamma in quantità 3-5 volte inferiore rispetto al latte di mucca e ciò permette, al rene del bambino piccolo, di non affaticarsi troppo per eliminarli. Il primo latte, prodotto dal 7° mese di gravidanza fino a circa il 5° giorno di vita, viene definito colostro.

Benefici clinici e prevenzione delle patologie

Numerosi e sempre più convincenti appaiono i benefici offerti dal latte materno rispetto alla formula lattea. Oltre a essere facilmente digeribile e assimilabile, il latte di mamma è sempre prontamente disponibile, fresco, alla giusta temperatura e senza possibilità di contaminazione esterna.

Il Dr. Colin Michie, Presidente del Comitato di Nutrizione del Royal College di Pediatria e di Salute dei Bambini, sottolinea che “è ampiamente noto che i bambini allattati al seno sono meglio protetti contro le infezioni dell’orecchio e del torace, sono meno esposti ai rischi di morte infantile improvvisa e hanno meno probabilità di diventare obesi”. Infine, la sindrome della morte improvvisa in culla (SIDS) si manifesta più raramente (almeno 3 volte di meno) nei neonati allattati al seno, tanto che questa pratica rappresenta una delle raccomandazioni per la sua prevenzione.

L’allattamento riduce anche il rischio di patologie nella mamma come l’osteoporosi, ma anche il tumore al seno e all’ovaio e il livello di questa protezione è proporzionale alla durata complessiva degli allattamenti di quella donna.

Quali sono i benefici dell'allattamento al seno?

Lo sviluppo cognitivo e il ruolo dell'allattamento prolungato

Gli studi hanno dimostrato che l’allattamento al seno aiuta a stimolare lo sviluppo del cervello nei bambini. Alcuni ricercatori capitanati dal Dr. Bernardo Lessa Horta dell’Università Federale di Pelotas in Brasile hanno seguito quasi 6.000 bambini dalla nascita per tre decenni. Quelli che erano stati allattati hanno dimostrato di essere più intelligenti, di aver trascorso più tempo a scuola e di aver guadagnato più di quelli che non lo erano stati.

Questo studio fornisce la prova che l’allattamento al seno prolungato non solo aumenti l’intelligenza ma anche il livello di istruzione e la capacità di guadagno. Inoltre, sembrerebbe che i bimbi allattati per periodi più lunghi abbiano atteggiamenti meno aggressivi e rispondano in maniera più positiva e accogliente ai comportamenti degli altri, un impatto positivo sulla modulazione del temperamento del bambino che trova spiegazione nella presenza di LC-PUFA, coinvolti nello sviluppo del cervello in una specifica fase di crescita che si verifica prevalentemente nei primi due anni di vita.

Il mito della "scadenza" e la prospettiva antropologica

Il 21 maggio 2012 la rinomata rivista Time uscì con la copertina che suscitò non poche discussioni: una mamma con un bambino di tre o quattro anni che succhia al seno. Il titolo recitava: Are you mum enough? Questa immagine suscita perplessità in chi non ha mai preso in considerazione l’eventualità che un bambino di quell’età possa nutrirsi al seno. Ma per quanto tempo va allattato al seno un bambino?

L’antropologa americana Jean Liedloff ha osservato popolazioni indigene in Amazzonia, notando come i bimbi messi nelle condizioni di avere a disposizione il seno quando lo desiderano, tendano poi ad abbandonarlo spontaneamente intorno ai tre anni. Questa tappa evolutiva però, così come il parlare o il camminare, non è raggiunta nello stesso momento da tutti i bambini; il bimbo posto nella condizione di svezzarsi naturalmente dal seno può staccarsi prima o dopo, con una media intorno ai tre anni ma una variabilità molto ampia.

Con l’avvento dell’alimentazione industriale è completamente cambiato il nostro modo di valutare l’allattamento. Avendo a disposizione un degno sostituto, le mamme hanno iniziato a decidere se allattare al seno e fino a quando farlo, e non sono più stati i bambini a smettere spontaneamente di succhiare dal seno quando fossero stati pronti.

Il Position Statement delle Società Scientifiche Italiane

Oltre il 90% delle donne italiane allatta al seno il neonato nei primi giorni di vita; alla dimissione dall’ospedale solo il 77% delle madri allatta esclusivamente al seno. Solo il 10% continua ad allattare oltre i 6 mesi di vita. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal nuovo Position Statement sull’Allattamento al seno e uso del latte materno/umano, per la prima volta sottoscritto dalle Società Scientifiche Pediatriche Italiane SIP, SIN, SIGENP, SICuPP e SIMP.

Riccardo Davanzo, Neonatologo e Presidente del Tavolo Tecnico Allattamento (TAS) del Ministero della Salute, afferma che il documento nasce dalla necessità di tracciare una linea d’azione comune agli operatori del settore, offrendo dei riferimenti professionali precisi. Le raccomandazioni in tema di alimentazione infantile, infatti, avendo un certo margine di opinabilità, possono disorientare le famiglie.

Oltre la nutrizione: l’aspetto relazionale e la salute mentale

L’allattamento al seno è una possibilità di vivere appieno la simbiosi mamma/bambino ed è un atto consolatorio e calmante per il neonato ed un’ottima panacea per evitargli stress e momenti di irritabilità. È un momento speciale anche per le mamme, che durante l’allattamento possono assaporare un momento solo per sé e il bambino, dove tutto il resto può aspettare.

infografica sui benefici emotivi e relazionali dell'allattamento prolungato

È necessario sottolineare che l’allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell’autonomia del bambino e sul benessere psicologico della madre. Al contrario, risulta ben provato che l’allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino. Le critiche sociali ("il tuo latte è acqua", "non si staccherà mai") spesso derivano da una carenza di informazione. La costruzione dell’identità del bambino non viene compromessa da un allattamento protratto; al contrario, il bambino che ha bisogno di succhiare e di star vicino alla mamma si staccherà quando sarà pronto a farlo, portando con sé un bagaglio di esperienza e sicurezza impagabile.

Consigli pratici per un allattamento sereno

Conoscere e mettere in pratica alcune semplici regole aiuta a offrire i maggiori vantaggi al bambino e a risparmiare molti disagi alla mamma:

  • Allattare il bambino "a richiesta", senza seguire orari rigidi: in media, nei primi mesi i bambini poppano 8-14 volte al giorno.
  • Controllare la posizione e l'attacco al seno: è utile soprattutto per la mamma, per prevenire dolore ai capezzoli, ingorgo o mastite.
  • Non serve forzarlo: è il bimbo ad avvertire quando è sazio. È bene lasciare che il bambino poppi da un lato finché ne ha voglia: in questo modo riceverà anche la parte più grassa di latte che è proprio alla fine della poppata.
  • Non dare al bambino altri alimenti oltre al latte materno per i primi sei mesi compiuti: non ha bisogno neanche dell'acqua.
  • Non lavare il seno prima e/o dopo ogni poppata: il seno è provvisto di ghiandole che provvedono a una disinfezione naturale dell'areola.
  • Per gestire la richiesta del bambino e le poppate notturne è consigliato mettere il bambino nella stanza con mamma e papà.

La responsabilità della riuscita dell'allattamento è un compito condiviso. Il supporto al padre nei primi mille giorni, le cure che nutrono (Nurturing Care) e l'attenzione dei servizi sanitari sono elementi chiave. L’allattamento è una relazione intima e solo i due protagonisti possono sapere quando è arrivato il momento di interromperla. Come suggerisce l’OMS, la strada maestra resta sempre: "finché mamma e bambino lo desiderano".

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