Il ruolo del padre nel supporto all'allattamento e il diritto ai permessi lavorativi

Il dibattito contemporaneo sull'allattamento è spesso limitato a una visione fisiologica che isola la madre, dimenticando che l'accoglienza di un nuovo nato è un processo corale. È diffusa l'idea che, quando l'allattamento non decolla, l'unica soluzione per coinvolgere il padre sia l'introduzione del biberon. «Quando la mamma allatta, il papà è escluso da una parte importante dell’accudimento del bebè, ma con la formula artificiale anche lui può vivere l’esperienza gratificante di nutrire il suo bambino». E nei casi in cui l’allattamento non decolla, alle mamme dispiaciute si ricorda che «almeno così anche il papà è contento, perché può dare il biberon al suo bambino». Tutte riflessioni, queste, che rappresentano lo specchio di una cultura diffusa, che fatica a restituire all’allattamento il suo posto e a riconoscerlo come la normale modalità di nutrire il neonato.

illustrazione di una coppia che si sostiene durante la gestione del neonato

«Per il papà è importante poter dare il biberon». Partiamo da qui, da questa considerazione che sicuramente viene espressa con le migliori intenzioni, e con l’idea di mostrare riguardo e attenzione nei confronti del padre. Però… Possiamo dirlo? Pensare che tutto quello che l’uomo può fare per contribuire al nutrimento del suo bambino sia reggere un biberon è veramente svilente. Il padre ha un ruolo importantissimo, fondamentale nel nutrimento del bambino. Laddove c’è un allattamento ben avviato che procede serenamente, la maggior parte delle volte c’è un papà presente, partecipe e coinvolto che ha saputo offrire il suo sostegno alla compagna. Ad allattare è la mamma, è vero, ma il padre può fare la differenza quando si tratta di assicurare al proprio bambino la migliore alimentazione possibile.

L'importanza del supporto paterno e i benefici dell'allattamento

Oggi sono ormai universalmente noti i benefici di salute garantiti dal latte materno, nell’immediato e a lungo termine. Sappiamo che l’allattamento ha un effetto protettivo nei riguardi di infezioni respiratorie, infezioni gastrointestinali e otiti, favorisce lo sviluppo del cervello, riduce il rischio di sovrappeso e obesità infantile. Il bimbo allattato si ammala con minor frequenza e quando si ammala i sintomi sono generalmente meno intensi. Ma non è tutto. La consapevolezza di aver collaborato con la neomamma per assicurare il miglior inizio possibile al proprio bambino, per un papà vale sicuramente più di mille biberon offerti in prima persona.

Nelle prime settimane successive alla nascita, la madre impara a sintonizzarsi sui segnali del bambino, ad accogliere i suoi bisogni e soddisfarli. È un periodo denso di emozioni, ma anche di dubbi e di stanchezza. La paura di sbagliare è sempre in agguato, e l’allattamento è spesso al centro dell’attenzione generale. Nella nostra società è comune la tendenza a mettere in dubbio le potenzialità della donna di nutrire il suo bambino: le si chiede se ha abbastanza latte, se è “buono” e se è nutriente. In particolare, i normali comportamenti del bambino, primo tra tutti il bisogno di poppare spesso, vengono interpretati come segnali di qualcosa che non va nel latte della mamma. In queste situazioni il padre diventa una figura fondamentale, che può davvero fare la differenza.

Un neopapà ben informato, che ricorda alla sua compagna di possedere tutte le carte in regola per nutrire al meglio il proprio bambino, che la rassicura nei momenti di sconforto, che la incoraggia dicendole che supereranno ogni ostacolo insieme, può letteralmente “salvare” l’allattamento. Se la mamma sa di non essere sola, e che il neopapà crede in lei, se eventuali difficoltà con le poppate non sono un suo problema ma una faccenda di famiglia, la stanchezza e i dubbi diventano subito meno pesanti.

DEPRESSIONE POST PARTUM, la mia esperienza col primo figlio

Aspetti pratici e gestione quotidiana

Poi, naturalmente, ci sono gli aspetti pratici. Molti bambini, nel periodo successivo alla nascita, trascorrono buona parte della giornata poppando: ciò significa che la neomamma trascorre buona parte della giornata allattando, senza potersi dedicare ad altro. Non è un caso se, in passato (e tuttora in altre culture), le donne della famiglia allargata si occupavano di gestire la casa, i pasti, le faccende, per dare modo alla neomamma di concentrarsi sull’allattamento. Oggi, però, molte coppie non hanno aiuti esterni su cui contare, e in questi casi tocca al papà prendersi cura della compagna. Chi era già abituato a partecipare attivamente alla gestione della casa dovrà solo intensificare il proprio impegno per un po’, e chi non era solito occuparsi della cena o del bucato avrà occasione di fare pratica.

Una volta assodato che il papà ha un suo ruolo specifico nella buona riuscita dellʼallattamento, non possiamo trascurare gli altri gesti che fanno parte dellʼaccudimento di un bambino piccolo e che allʼuomo non sono affatto preclusi. Anzi! Prendersi cura di un bebè non significa solo nutrirlo. Il bambino ha bisogno di contatto, di sentirsi protetto, di sguardi e di voce, e le braccia forti del papà sono perfette per soddisfare queste esigenze. Il papà può tranquillizzare un bimbo inquieto, farlo ridere, raccontargli storie e intonare canzoni buffe, e un giorno, quando il piccolo sarà cresciuto un po’, potrà incoraggiarlo a muovere i primi passi alla scoperta del mondo.

Evidenze scientifiche: il congedo parentale come chiave

Il coinvolgimento del padre non è solo un fatto di buona volontà, ma ha solide basi scientifiche. Uno studio USA ha fatto emergere una relazione positiva tra congedo parentale del padre al momento della nascita del bambino e allattamento al seno da parte della neo-mamma, per un periodo continuativo di otto settimane. Se i papà prendono almeno due settimane di congedo parentale dopo la nascita di un figlio, le mamme hanno maggiori possibilità di allattare al seno il neonato continuativamente per otto settimane. È quanto emerge da uno studio-sondaggio condotto da un team della Northwestern University di Chicago, guidato da John James Parker, e pubblicato da BMC Public Health. Il team ha utilizzato i dati del sondaggio PRAMS for Dads, analizzando, in particolare, le risposte di un campione rappresentativo di 240 padri dello Stato della Georgia (USA).

infografica che mostra la correlazione tra congedo paterno e durata dell'allattamento

Quadro normativo: il diritto ai permessi allattamento per il padre

I permessi allattamento, concessi per supportare i genitori lavoratori, non sono riservati esclusivamente alle madri. Anche i padri, in alcune situazioni, possono richiedere questo diritto, potendo così dedicare tempo al neonato durante il primo anno di vita. Questa possibilità favorisce un maggiore equilibrio tra vita privata e lavorativa, come ad esempio richiedere un orario part time, incentivando una gestione più equa delle responsabilità familiari. Ai sensi dell'art. 39 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, la lavoratrice madre può fruire di due periodi di riposo di 1 ora, anche cumulabili nella giornata, con diritto di uscire dal luogo di lavoro, per provvedere alle esigenze del bambino. Il lavoratore padre usufruisce degli stessi diritti, in base all'art. 40 dello stesso Decreto.

I permessi allattamento spettano ai padri quando la madre non può occuparsi del bambino o rinuncia al proprio diritto. In particolare, possono essere richiesti dal padre se:

  • La madre non è in grado di occuparsi del bambino per decesso o gravi problemi di salute.
  • La madre decide volontariamente di non usufruire dei permessi di allattamento.
  • La madre è una lavoratrice autonoma, mentre il padre ha un contratto di lavoro dipendente.
  • Il bambino è affidato esclusivamente al padre.

Segnaliamo che il diritto alle ore di allattamento per il padre in alternativa alla madre, viene riconosciuto anche nel caso in cui la madre sia disoccupata. Infatti la circolare Inps n. 118 del 25.11.2009 chiarisce definitivamente la legge riconoscendo al padre il diritto a fruire dei detti permessi, sempre nel caso di madre casalinga, indipendentemente dall’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino. Il padre dipendente pertanto può fruire dei riposi giornalieri, nei limiti di due ore al giorno (o di un’ora al giorno se con orario di lavoro inferiore alle 6 ore) entro il primo anno di vita del bambino.

Procedure e dettagli operativi

Il numero di ore di permesso per allattamento dipende dall’orario di lavoro del padre. Se l’orario giornaliero è di almeno sei ore, spettano due ore di permesso, mentre se l’orario è inferiore a sei ore, spetta un’ora di permesso. Queste ore possono essere utilizzate in modo flessibile: il padre può scegliere se prenderle in due pause separate durante la giornata oppure come un blocco unico, ad esempio all’inizio o alla fine della giornata lavorativa. In caso di parto gemellare o plurimo, le ore di permesso sono raddoppiate, consentendo al genitore di gestire meglio le necessità dei bambini.

Per ottenere i permessi, il padre deve presentare domanda sia al datore di lavoro che all’INPS, utilizzando il portale online, il servizio telefonico o tramite un patronato. Agli effetti della retribuzione, le ore di assenza per riposi giornalieri sono considerate ore di lavoro ordinario. Si rivolge alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti, inclusi i lavoratori naviganti, marittimi e dell’aviazione civile. Dello stesso tenore sono la Lettera Circolare B/2009 del 12/05/2009 e la Lettera Circolare C/2009 del 16/11/2009 diffuse dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e la Circolare dell’Inps n. 112 del 15.10.2009 che introduce la possibilità per il padre di beneficiare di "permessi per la cura del figlio" anche quando la madre è casalinga. Le lavoratrici devono presentare la domanda esclusivamente al datore di lavoro, a eccezione delle categorie di lavoratrici aventi diritto al pagamento diretto da parte dell'INPS (lavoratrici agricole, dello spettacolo con contratto a termine o saltuarie, ecc.), mentre i lavoratori la devono presentare sia alla sede INPS di appartenenza che al proprio datore di lavoro.

schema riassuntivo del percorso burocratico per la richiesta dei permessi INPS

Dal punto di vista aziendale, i permessi padre possono rappresentare una sfida organizzativa, poiché richiedono una riorganizzazione delle mansioni per coprire le ore di assenza del dipendente. È quindi essenziale che i permessi vengano concordati con il datore di lavoro, per trovare un equilibrio che rispetti le esigenze aziendali senza compromettere i diritti del lavoratore. Se il datore di lavoro non utilizza il conguaglio CA2G, la competenza territoriale è determinata dalla circolare INPS 23 ottobre 2015 n. 177. Per eventi insorti dal 1° gennaio 2026, superata la facoltatività dell’anticipazione datoriale (2G), anche a tale categoria di lavoratori si applicano le disposizioni sul pagamento anticipato dal datore di lavoro e conseguente conguaglio (messaggio 10 novembre 2025, n. 3968). Il termine per la definizione del provvedimento è stato fissato in 55 giorni dal Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi adottato dall’INPS ai sensi dell’art. 2 della legge n. 241/1990. I permessi allattamento per i padri segnano un traguardo significativo verso una maggiore equità nella divisione dei compiti genitoriali e garantiscono un sostegno concreto alle famiglie.

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