Il ruolo dell'ostetrica nel supporto all'allattamento in Terapia Intensiva Neonatale (TIN)

La nascita di un bambino prematuro o affetto da patologie che richiedono il ricovero in Terapia Intensiva Neonatale (TIN) rappresenta per i genitori un evento dirompente, capace di alterare radicalmente le aspettative legate al post-parto. In questo contesto, il ruolo dell'ostetrica diventa cruciale nel trasformare un momento di profonda fragilità in un percorso attivo, dove l'allattamento e il contatto fisico fungono da ponte emotivo e biologico tra la madre e il neonato. Il sostegno professionale non si limita alla mera assistenza tecnica, ma si configura come un accompagnamento costante verso la riscoperta della fisiologia materna, anche in un ambiente ad alta intensità tecnologica.

Una madre che utilizza un tiralatte elettrico in un ambiente ospedaliero accogliente, con un'immagine del suo neonato accanto per favorire il riflesso di emissione.

La fisiologia della lattazione e la sfida della prematurità

Spesso ci si chiede se il seno sia in grado di produrre latte prima del termine della gravidanza. La risposta è sì: il corpo inizia a prepararsi già nella fase della gestazione. Infatti, il progesterone prodotto dalla placenta induce la proliferazione delle cellule produttrici di latte all’interno del seno della madre, che è quindi in grado di allattare in qualsiasi momento dopo la sedicesima settimana. Dopo il parto, con l’espulsione della placenta, i livelli di progesterone diminuiscono, permettendo al seno di iniziare a produrre il colostro, il primo latte.

Il colostro delle madri dei bambini prematuri, rispetto a quello delle madri che partoriscono a termine, ha concentrazioni significativamente più alte di elementi che rafforzano i meccanismi di difesa come immunoglobuline, lisozima e lattoferrina, macrofagi, linfociti e neutrofili. La mamma di un prematuro produce un latte differente da quello di una madre a termine, con maggiori quantitativi delle sostanze necessarie al neonato, proteine innanzitutto. Allattare al seno aiuta la madre a sentirsi attiva e partecipe in un momento in cui i genitori sperimentano un forte senso di impotenza.

L'estrazione precoce come atto di cura

Poiché un bambino prematuro potrebbe non essere in grado di alimentarsi al seno, è importante iniziare il prima possibile a estrarre il latte per simulare la richiesta del piccolo, meglio se entro le prime 6 ore dalla nascita. Il mancato avvio precoce della spremitura è infatti associato negativamente con la produzione successiva di latte materno. Esprimere il latte, ovvero raccogliere il latte materno per conservarlo in seguito, è un'abilità che può richiedere tempo per essere appresa.

Tecniche e strumenti per l'estrazione

Il personale dell'ospedale ti assisterà nell'esprimere il latte il prima possibile dopo la nascita. Esprimi nel modo più comodo per te, sia a mano che con un tiralatte manuale o elettrico. L'uso del tiralatte è altamente raccomandato per aiutare a produrre più latte, soprattutto se si tira da entrambi i seni contemporaneamente. Nei reparti di maternità degli ospedali sono a disposizione dei tiralatte. Appena possibile, la mamma può chiedere all’infermiera o all’ostetrica del reparto di aiutarla a usarlo.

Un delicato massaggio al seno prima dell'estrazione può stimolare il flusso del latte. Usa le mani calde per accarezzare, impastare e picchiettare il seno per qualche minuto prima di esprimere. Quando esprimi, potresti sentire un formicolio o un brivido nel seno, noto come riflesso di emissione, che è innescato dall'ossitocina. Se non puoi esprimere sempre nella culla, può essere utile avere vicino a te una foto o un oggetto che profumi del tuo bambino.

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Gestione e conservazione del latte espresso

La sicurezza nutrizionale del neonato in TIN passa attraverso una corretta gestione del latte. È fondamentale etichettare i contenitori con il nome del tuo bambino, la data e l'ora della raccolta. Conserva il latte in frigorifero se lo usi entro 48 ore; conservalo in fondo al frigorifero. Congela il latte se non viene utilizzato entro 48 ore. Può essere conservato in congelatore per un massimo di sei mesi. Il latte scongelato deve essere utilizzato entro 24 ore. Usa contenitori piccoli per ridurre gli sprechi.

Nei casi in cui il latte materno da solo non soddisfa il fabbisogno nutrizionale, il medico può prescrivere un fortificante per prematuri. Il latte fortificato deve essere conservato in frigorifero e utilizzato entro 12 ore dalla preparazione e non è adatto alla congelazione. Nei casi in cui non fosse disponibile il latte materno, è possibile ricorrere al latte umano donato: diverse terapie intensive si appoggiano a una banca del latte materno. Il latte umano donato rappresenta la prima scelta nutrizionale subito dopo quello della propria madre, riducendo l'incidenza di patologie gravi come l'enterocolite necrotizzante.

Il ruolo dell'ostetrica nel percorso TIN

L’ingresso al reparto di terapia intensiva è generalmente regolato con intervalli fissi. Per una maggior diffusione dell’allattamento materno nelle TIN, il primo passo da compiere è consentire ai genitori un accesso libero al reparto che permetta loro di conoscere precocemente il proprio bambino, di avere contatti prolungati con lui, anche attraverso la marsupio-terapia.

L’ostetrica accompagna la donna in questo percorso, fornendo indicazioni pratiche:

  1. Supporto tecnico: Insegna a individuare la posizione più idonea al seno materno, come quella sotto braccio, detta anche a presa da pallone da rugby.
  2. Educazione: Semplifica la terminologia medica e risponde a dubbi sull'allattamento a richiesta, cogliendo i segni precoci di fame del neonato.
  3. Gestione delle difficoltà: In caso di lesioni del capezzolo, suggerisce l'uso del latte estratto per permettere al tessuto di rigenerarsi, evitando l'uso del ciuccio durante il periodo in cui l'allattamento deve consolidarsi.

L'impatto emotivo e il supporto psicologico

Nutrire un bambino, soprattutto se prematuro, può essere emotivamente impegnativo. Se ti senti sopraffatta, stressata, ansiosa o giù di morale, non esitare a chiedere supporto agli operatori sanitari. Ricorda che ogni quantità di latte espresso che puoi fornire, anche poche gocce, è utile al tuo bambino. Concentrati sui tuoi progressi ed evita di paragonarti agli altri.

Il lavoro in un'unità di Terapia intensiva neonatale comporta un’intensa sollecitazione emotiva. Le ostetriche e il personale infermieristico cercano di mettere in atto interventi volti a diminuire l’ansia dei genitori, favorendo la Kangaroo Care (marsupio-terapia) e l'allattamento al seno. La montata lattea, condizionata negativamente dallo stress della nascita, può presentarsi a qualunque età gestazionale. Le quantità di colostro prodotte, seppur minime, sono il più delle volte sufficienti per iniziare una minima precocissima alimentazione, fondamentale nei neonati critici.

Verso il rientro a casa

Dopo la dimissione della mamma è indispensabile avere un tiralatte a casa e tenerlo sempre a portata di mano, vicino, come se fosse il bambino. Anche quando il bambino è ricoverato è possibile chiedere di provare ad attaccarlo al seno. Dopo la dimissione del bambino, a casa, è possibile utilizzare un dispositivo di allattamento supplementare (DAS): si tratta di uno strumento che consente di attaccare il bambino al seno, alimentandolo contemporaneamente con un’aggiunta di latte materno precedentemente tirato.

Diagramma che illustra il funzionamento del dispositivo di allattamento supplementare (DAS) durante l'allattamento al seno.

L'informazione serve per motivare le future madri (in particolare le primipare) e viene condotta attraverso incontri in piccoli gruppi, coinvolgendo anche le persone della famiglia, che possono influenzare la decisione materna, quali il marito/partner e/o le future nonne. L'allattamento al seno, mantenuto anche durante il divezzamento, può offrire protezione al lattante geneticamente predisposto alla malattia celiaca e generare uno stato di tolleranza nei confronti delle proteine introdotte. Le madri che allattano vanno incontro a minori perdite ematiche e ad una più rapida involuzione uterina e perdita di peso dopo il parto; il rischio di cancro del seno si riduce del 4% per ogni anno di lattazione.

Il supporto offerto dagli operatori del punto nascita, dai servizi consultoriali, dai ginecologi e pediatri di libera scelta o dai gruppi di aiuto mamma a mamma deve essere costante, specialmente nella prima settimana di vita, per garantire che l'esperienza dell'allattamento rimanga un momento di salute e di profondo legame affettivo, nonostante le sfide iniziali vissute nel reparto di terapia intensiva.

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