L'allattamento al seno rappresenta un viaggio straordinario e intimo tra la madre e il suo bambino, un'esperienza che va ben oltre la semplice nutrizione, trasformandosi in un potente veicolo di comunicazione, conforto e scoperta reciproca. È un periodo ricco di sfumature, dove ogni gesto, ogni sguardo e ogni movimento del bambino al seno acquisiscono significati profondi, a volte palesi, altre volte più velati. Spesso, però, questo percorso può presentare delle complessità, che vanno dalla presenza di dolore e ragadi, fino a comportamenti del bambino che, pur apparendo come un "gioco", possono in realtà celare un disagio o una fase di sviluppo specifica. Comprendere questi segnali è fondamentale per un allattamento sereno e per il benessere di entrambi.
PROBLEMI di SUZIONE e ALLATTAMENTO al SENO [Come risolverli con l'OSTEOPATIA PEDIATRICA]
L'Allattamento al Seno: Un Dialogo Complessivo tra Mamma e Bambino
I problemi di allattamento al seno, purtroppo, sono all’ordine del giorno e, se non risolti tempestivamente ed efficacemente, rischiano di compromettere l’allattamento al seno provocando dolore, ragadi, mastiti, crescita insufficiente e costringendo ad aggiunte di latte artificiale. Fortunatamente, molti genitori conoscono la fondamentale importanza di un supporto ostetrico precoce alla diade mamma-bambino per favorire l’avviamento dell’allattamento al seno. Tuttavia, pochi di loro conoscono quella dell’osteopata pediatrico, la cui figura è spesso sottovalutata o sconosciuta in questo contesto. Per spiegarla concretamente ai genitori, è utile sottolineare che affinché un allattamento sia avviato con successo sono necessarie due persone in salute: la mamma e il bambino.
Molto spesso, purtroppo, si supporta solo la mamma e ci si dimentica di valutare (e risolvere) le problematiche che può presentare il neonato con la conseguenza che l’allattamento ne risente in maniera significativa. Questa lacuna nell'approccio può portare a cicli di frustrazione per la madre e per il bambino, con ripercussioni sulla durata e sulla qualità dell'allattamento. L'allattamento è un processo dinamico che richiede una sintonia perfetta tra la capacità della mamma di produrre e rilasciare latte e la capacità del bambino di attaccarsi e succhiare in modo efficace e nutritivo. Ignorare uno di questi due poli può portare a difficoltà che, seppur apparentemente minori, possono degenerare in problemi seri e scoraggiare la prosecuzione dell'allattamento esclusivo. È un delicato equilibrio dove la salute e il benessere di entrambi gli attori sono intrinsecamente legati.

Comprendere le Radici delle Difficoltà: Quando il "Gioco" Nasconde un Problema
Perché valutare il neonato? La risposta risiede nelle complesse dinamiche della nascita e della vita intrauterina. A causa di malposizioni intrauterine o per il parto stesso, il bambino può andare incontro a tensioni e contratture a livello della mandibola, della bocca e/o del collo. Pensate semplicemente a un bambino che è rimasto incanalato a lungo durante il parto, che è nato con ventosa o con giri di cordone ombelicale intorno al collo; queste circostanze possono lasciare delle "impronte" fisiche sul neonato, che si manifestano in restrizioni di movimento.
Se le contratture sono tali da limitare il movimento mandibolare e quello del collo, la suzione del bambino ne risente e, di conseguenza, anche l’allattamento al seno. La domanda da porsi è semplice e rivelatrice: "Come può il bambino aprire bene la bocca e attaccarsi efficacemente al seno se le contratture glielo impediscono?!" Ovviamente è una domanda retorica. La risposta è che il bambino farà certamente più o meno fatica ad attaccarsi e si creeranno difficoltà più o meno marcate nell’allattamento al seno. Queste difficoltà possono manifestarsi in vari modi, alcuni dei quali possono essere interpretati erroneamente come semplici capricci o come un "giocare" del bambino con il seno, mentre in realtà sono chiari indicatori di un disagio fisico che ostacola una suzione efficace. Un bambino che non riesce a coordinare i movimenti necessari per una suzione profonda e continuativa tenderà a staccarsi frequentemente, a innervosirsi o a non ottenere abbastanza latte, influenzando negativamente sia la sua crescita che il benessere della madre.
Segnali e Sintomi: Identificare i Problemi di Suzione e Attaccamento
I problemi di suzione insorgono spesso sin dai primi giorni di vita e la diade mamma-bambino riscontra alcuni tra questi segni e sintomi. Questi segnali, sebbene comuni, non devono essere ignorati, poiché sono indicatori preziosi di un possibile problema sottostante che richiede attenzione specialistica.
Tra i più evidenti vi è la presenza di dolore al seno e ragadi. Questo accade spesso quando il bambino ha contratture alla bocca che non gli permettono di aprirla adeguatamente, costringendolo a un attaccamento superficiale e traumatizzante per il capezzolo della madre. Il dolore persistente può rendere ogni poppata un calvario per la mamma, portando alla demotivazione e all'eventuale abbandono dell'allattamento.
Altri segni di un problema di suzione e allattamento possono essere le mastiti o gli ingorghi. Queste condizioni potrebbero accadere quando la suzione è poco efficace o poco nutritiva e non viene svuotato il seno adeguatamente, causando un ristagno di latte che può infiammarsi o infettarsi. Un seno che non si svuota completamente segnala che il bambino non sta estraendo il latte in modo efficiente, il che non solo crea problemi alla madre ma indica anche che il bambino potrebbe non ricevere la quantità di latte necessaria.
Osserviamo anche che il bambino si stacca spesso dal seno, tira la testa all’indietro e si inarca. Questo accade quando il bambino ha contratture posteriori al collo e alla schiena, o quando ha una suzione difficoltosa o disturbi gastro-intestinali. Questi movimenti possono essere un tentativo del bambino di trovare una posizione più comoda per succhiare o di alleviare un disagio interno, come il reflusso o l'aria nella pancia.
Non è raro che il bambino pianga e risulti irritabile al seno, una situazione spesso dovuta alla presenza di problemi di suzione e disturbi gastrointestinali. Un bambino che si alimenta con fatica o che prova disagio durante la poppata manifesterà la sua frustrazione con pianto e agitazione, rendendo il momento dell'allattamento stressante per entrambi.
Inoltre, il bambino si stanca subito di succhiare e/o si addormenta al seno. Molto spesso sono presenti contratture al collo che limitano l’efficacia della suzione. Se la mamma non ha dolore, capita spesso che le contratture siano presenti al collo ma non alla bocca, influenzando la resistenza del bambino durante la poppata senza causare un attaccamento doloroso. Questa stanchezza precoce può significare che il bambino non assume abbastanza latte, con conseguenze sulla sua crescita.
La durata della poppata può anche essere un segnale: la poppata è molto lunga o, al contrario, molto breve. Entrambi gli estremi possono indicare una suzione inefficace, dove il bambino o impiega troppo tempo per assumere una quantità minima di latte, o si stacca troppo presto senza aver completato il pasto.
Un altro campanello d'allarme è quando il bambino preferisce un seno rispetto all’altro, il che può essere indice di torcicollo miogeno o di altre asimmetrie posturali che rendono scomoda la suzione da una parte. Questo comportamento non è un capriccio, ma una risposta fisica a un disagio.
La conseguenza più preoccupante di una suzione inefficace e poco nutritiva è che il bambino non cresce sufficientemente. Questo è un indicatore cruciale che il bambino non sta ricevendo la nutrizione adeguata, nonostante gli sforzi della madre. Di conseguenza, il bambino ha bisogno di aggiunte di latte artificiale perché non è sazio e rimane irritabile, situazione aggravata da una suzione inefficace e, talvolta, da disturbi gastrointestinali che rendono il bambino irritabile indipendentemente dall'apporto calorico. Questi sono tutti "altri" segnali che richiedono una valutazione professionale per garantire un allattamento sano e una crescita ottimale.

Il Ruolo Cruciale dell'Osteopata Pediatrico nell'Allattamento
Conoscendo perfettamente la biomeccanica della regione della mandibola, della bocca e del collo, l’osteopata valuta e risolve le contratture muscolari e le tensioni articolari che limitano il movimento, l’apertura e, di conseguenza, la qualità di suzione. L'intervento osteopatico non si limita alla semplice osservazione, ma si addentra nella comprensione profonda delle interconnessioni muscolo-scheletriche che possono influenzare la capacità del neonato di alimentarsi in modo efficace. La sua azione è mirata a ripristinare la piena funzionalità di queste strutture, permettendo al bambino di succhiare senza impedimenti.
L’intervento osteopatico è prettamente biomeccanico e proprio per questo motivo, i problemi di suzione e attaccamento al seno risultano uno dei principali motivi di consultazione nonché uno dei più grandi successi di un intervento osteopatico specializzato. La delicatezza e la precisione delle manipolazioni osteopatiche sono pensate per i neonati, garantendo un approccio non invasivo e rispettoso della loro fragilità. I risultati spesso sono sorprendenti e immediati, trasformando un allattamento doloroso e difficoltoso in un'esperienza più serena per madre e bambino.
Ovviamente, il supporto alla diade mamma bambino avviene sempre in team con il pediatra e l’ostetrica o consulente allattamento. Questo approccio multidisciplinare è la chiave per un successo terapeutico duraturo, poiché ogni professionista porta la propria specifica competenza per affrontare il problema da diverse angolazioni. L'osteopata si occupa della componente meccanica, l'ostetrica della gestione della poppata e del flusso di latte, e il pediatra della salute generale e della crescita del bambino, creando una rete di supporto completa e integrata. Le testimonianze dei genitori spesso evidenziano l'importanza di questo lavoro di squadra. Ad esempio, Letizia, mamma di Tommaso, racconta: "Silva è un grandissimo professionista. Accogliente ed empatico. La nostra esperienza super positiva con un neonato prematuro che aveva difficoltà nella suzione e un problema di reflusso. Tutto risolto grazie alle manipolazioni di Matteo… Tommaso in utero aveva la testa girata da un lato, come spesso accade, e questo avevo timore comportasse a una suzione non corretta, a irritabilità e nervosismo. A un mese dalla nascita Matteo gli ha sottoposto il suo primo trattamento e Tommaso (e con lui noi!) è rinato! …Insomma, Matteo con la sua professionalità e competenza ci ha trasformati. Evviva gli osteopati pediatrici!" Questa esperienza sottolinea come un intervento osteopatico possa risolvere problematiche complesse che altrimenti avrebbero compromesso l'allattamento e il benessere generale del neonato. Un altro esempio viene da Silvia, mamma di Laila, che afferma: "Il dottor Silva un professionista, una persona pragmatica che ha sempre risolto i problemi che abbiamo incontrato nel nostro percorso di allattamento e di crescita; estremamente disponibile e accomodante, delicato e affettuoso con i cuccioli che tratta. Ci ha seguiti dalla nascita e continua a farlo tutt’ora." Queste parole confermano l'efficacia e l'importanza di un supporto osteopatico qualificato e continuativo.
L'Approccio Collaborativo e Tempestivo: Il Metodo "Breastfeeding 11 Days"
Riconoscendo la necessità di un intervento sinergico, è stato ideato un innovativo supporto all’allattamento al seno da parte dell’ostetrica e dell’osteopata pediatrico. La Dott.ssa Maria Chiara Alvisi, ostetrica, e il D.O. Matteo Silva, osteopata specializzato in pediatria e neonatologia, hanno sviluppato un innovativo supporto ostetrico osteopatico per risolvere tempestivamente le problematiche di allattamento e avviarlo al meglio. Si chiama Breastfeeding11days, ossia allattamento nei primi 11 giorni di vita, ed è un approccio ostetrico-osteopatico per aiutare la diade mamma-bambino nell’avviare l’allattamento al seno con successo. Il metodo ”Eleven Days” nasce dall’esperienza pluriennale e dalla stretta collaborazione quotidiana tra i due professionisti, i quali hanno anche iniziato ad insegnare questo approccio innovativo e collaborativo a numerosi professionisti.
L’esperienza di questi professionisti ha insegnato loro come, purtroppo, numerose delle richieste di assistenza all’allattamento che ricevono, giungano quando la problematica è in stato avanzato o compromessa. Come professionisti della salute, il loro desiderio è di lavorare in uno stato di prevenzione e salute. Per questo motivo hanno ideato ”Breastfeeding 11 days”, un supporto innovativo in grado di offrire un efficace sostegno nell’ avviamento dell’allattamento al seno esclusivo e aumentare enormemente le sue percentuali di successo. Questo metodo è pensato per tutte le madri che vorrebbero allattare al seno il proprio figlio e, in particolare, nei casi in cui compaiano, fin dai primi giorni di vita, delle difficoltà nell’allattamento per la diade mamma-bambino. L'enfasi sulla tempestività è cruciale, poiché le prime settimane di vita sono determinanti per l'instaurarsi di un allattamento efficace e privo di intoppi, prevenendo l'escalation di problemi che potrebbero altrimenti portare a frustrazione e abbandono.

Perché sono necessari sia l'ostetrica che l’osteopata pediatrico per un allattamento efficace? Il supporto congiunto parte dalla certezza che per un allattamento efficace sono indispensabili due fattori fondamentali: una madre nelle migliori condizioni per prendersi cura di sé e del bambino, unitamente ad un seno che produca latte in quantità e qualità adeguate. Contemporaneamente, è essenziale un bambino che riesca ad attaccarsi e nutrirsi correttamente, senza impedimenti fisici o funzionali. Qualora uno dei due fattori sia al di sotto delle sue ottimali possibilità, si creano delle difficoltà oggettive nell’allattamento al seno, come evidenziato dai segni e sintomi di un problema di allattamento descritti in precedenza. Per questo motivo sono prerogative fondamentali la tempestività del supporto nei primissimi giorni di vita e la sinergia tra ostetrica ed osteopata pediatrico. Questo significa che se il problema è evidente, più si aspetta a intervenire e più difficile sarà risolverlo.
Inoltre, è fondamentale che il supporto offerto sia duplice, sia ostetrico sia osteopatico. Capita spesso di visitare donne con evidenti problemi di allattamento al seno che sono state seguite solo da uno di questi due professionisti e che non sono riusciti a risolverli. La collaborazione e il supporto di entrambi i professionisti è imprescindibile per il successo terapeutico. Approfondiamo meglio in cosa consistono il supporto ostetrico e quello osteopatico.
Una madre nelle migliori condizioni di salute e un seno che produce e rilascia latte sono la base. Quando una mamma torna a casa dopo la dimissione ospedaliera è fondamentale sincerarsi della buona stimolazione, efficace, indolore e tempestiva, e della produzione di latte adeguata al fabbisogno del neonato. Negli ospedali italiani in genere le donne vengono dimesse dall’ospedale a 48 ore dalla nascita del loro piccolo, momento in cui di solito avviene la montata lattea. Spesso, tornando a casa, si incontra la difficoltà della veloce modifica e difficile gestione del seno in montata e, nel contempo, della fatica, da parte del neonato, ad attaccarsi al seno in modo corretto e a nutrirsi adeguatamente. Per questo è fondamentale l’intervento tempestivo di un’ostetrica, esperta in allattamento al seno, per tutelare la salute di madre e neonato, fornendo consigli pratici, supporto emotivo e monitorando l'andamento della produzione di latte e dell'attacco.
Parallelamente, è necessario un bambino che riesca ad alimentarsi in maniera efficace dal seno. Durante la nascita il bambino va incontro a forti tensioni muscolo-scheletriche a livello della bocca, del collo e della schiena che possono rendere complicata e ipo-valida la suzione. Motivo per cui il bambino può risultare irritabile e staccarsi spesso dal seno, o può addormentarsi ed essere poco invogliato a succhiare. Il bambino potrebbe semplicemente non mostrare i "sintomi" sopra riportati ma semplicemente non crescere abbastanza perché mangia poco latte. In questi casi un bravo osteopata sa perfettamente come intervenire per migliorarne la suzione rendendola efficace e nutritiva, agendo sulle restrizioni che ostacolano il movimento e la funzionalità delle strutture coinvolte nella suzione.
Quando e Come Intervenire: Tempistiche e Prime Visite Specialistiche
Essendo necessario intervenire tempestivamente, si consiglia di contattare sia l’ostetrica che l’osteopata il giorno della nascita o in quelli appena successivi per fissare gli appuntamenti nel più breve tempo possibile. Questo approccio proattivo è la migliore garanzia per prevenire l'instaurarsi di problematiche e per risolverle nel loro stadio iniziale, quando sono più facili da gestire.
La prima visita ostetrica a domicilio è fondamentale e avviene, di solito, nei primi 3 giorni dopo la dimissione con lo specifico obiettivo di promuovere il benessere madre-figlio-allattamento con una consulenza personalizzata. Durante questa visita, l'ostetrica può valutare l'attacco, la posizione, la produzione di latte, lo stato del seno materno e rispondere a tutte le domande e preoccupazioni della neo-mamma, fornendo un supporto pratico e psicologico essenziale in un momento di grandi cambiamenti.
Come vale per la visita ostetrica o consulente allattamento al seno, anche la prima visita osteopatica è fondamentale svolgerla nei primissimi giorni di vita; prima si fa, meglio è. In questo modo si inizia subito a risolvere eventuali contratture alla bocca o alla mandibola che limitano l’apertura della bocca, creando ragadi e dolore per la mamma, e impediscono una suzione nutritiva, portando il bambino a crescere poco e costringendo la mamma ad aggiunte di latte artificiale o all’utilizzo del tiralatte. L'intervento precoce dell'osteopata può letteralmente "sbloccare" la capacità di succhiare del bambino, trasformando un allattamento problematico in un'esperienza positiva e nutriente per entrambi.
Oltre la Nutrizione: L'Allattamento come Strumento di Comunicazione e Sviluppo
La comunicazione con il neonato inizia nei primi momenti di conoscenza con la madre dopo la nascita. Nelle prime settimane e nei primi mesi di vita, la comunicazione cambia e si evolve, ma si esprime attraverso alcuni ambiti precisi, che sono l’alimentazione, il contatto e il gioco. Un importantissimo mezzo di comunicazione della mamma con il neonato, ma anche con il bambino più grande, è il momento della nutrizione. In entrambi i casi, è importante che il neonato venga tenuto in braccio dalla mamma, e alimentato in modo che il bambino si senta contenuto e guardato. Questo crea un ambiente di sicurezza e intimità che rafforza il legame.
La comunicazione funziona molto bene anche direttamente tra seno e bambino. Capita spesso, ad esempio, che il piccolo pianga e che la mamma inizi a perdere latte dal capezzolo, una dimostrazione fisiologica della stretta connessione tra il corpo della madre e le esigenze del suo bambino. Il rapporto con il bambino è ulteriormente favorito dagli ormoni della mamma che allatta: prolattina e ossitocina, infatti, la aiutano a diventare una mamma paziente e sintonizzata sui bisogni del proprio neonato, facilitando l'empatia e la responsività. Anche nel caso dell’allattamento artificiale, la relazione tra mamma e bebè può essere favorita, come dicevamo prima, se si compiono gli stessi gesti che si compierebbero con un allattamento al seno, assicurando contatto visivo, fisico e verbale.
Uno dei bisogni primari del neonato è il bisogno di contatto. Contrariamente a ciò che si sente spesso dire, non è possibile “viziare” un bambino così piccolo. Nelle prime settimane di vita il neonato cerca e vuole il contatto con la sua mamma perché è l’unica cosa che conosce e che cerca, e che lo fa sentire al sicuro. Questo bisogno di vicinanza è un fondamento per lo sviluppo della sicurezza emotiva del bambino. Il bambino gradualmente passerà dall’illusione di essere una cosa sola con la mamma, alla necessaria separazione. Piccole frustrazioni che inevitabilmente incontra il bambino, come aspettare un certo tempo quando la mamma non può correre immediatamente da lui, portano lentamente il bambino a “sentire” la separazione, ma a piccoli passi in modo che sia per lui gestibile e non fonte di ansia o angoscia.
Anche con i bambini non più neonati, il contatto e la tenerezza non sono mai “sbagliati”, ma rispondono ad un bisogno intrinseco del bambino. Un bambino che cresce coccolato non sarà un bambino viziato, ma un bambino sicuro, perché un bisogno soddisfatto evita che se ne senta la necessità per tutta la vita. I bambini che non sono stati abbastanza accolti e contenuti da neonati, invece, continuano a sentirne a lungo il bisogno, anche in età adulta, manifestando spesso insicurezze e difficoltà relazionali. E non ci sono una quantità o una modalità “giuste” per ritenere soddisfatto questo bisogno, visto che ogni bambino è diverso. Ci sono bambini che hanno bisogno di più contenimento e di contatto, sia per mangiare che per dormire, altri che ne hanno meno bisogno. Saranno loro stessi a farci capire di cosa hanno bisogno attraverso i loro segnali e comportamenti.
Nei primi mesi il bambino non “gioca” nel senso stretto del termine, ma si può interagire con lui in molti modi che stimolano la sua crescita e il suo attaccamento. Il piccolo ci fa capire quando è sveglio e attivo e si può fare qualcosa con lui. Mettiamolo davanti a noi, anche sulle nostre gambe, o sul letto dove siamo sedute, e guardandolo parliamogli dolcemente, cantandogli, leggendogli. Possiamo ascoltare con lui la musica che ascoltavamo quando era nel pancione, che lui riconoscerà, oppure cullarlo e cantare per lui. Nei primi mesi la comunicazione passa dal corpo, ogni tocco è un messaggio per il nostro piccolo, un modo per dirgli "io sono qui, ti amo e mi prendo cura di te".

Il Bambino "Gioca" con il Seno: Esplorazione, Sviluppo e Bisogno di Contatto
Dopo i 3 mesi, spesso, i bambini allattati al seno osservano molto la mamma negli occhi mentre sono attaccati e poppano. Si staccano, le sorridono, e si riattaccano. Lo fanno molto spesso. Questo comportamento, che può apparire come un "gioco", è in realtà un'importante tappa nello sviluppo cognitivo e relazionale del bambino. In questa fase, il bambino inizia a capire che il latte arriva quando loro tirano, quindi non è una parte intrinseca di sé, ma qualcosa che loro riescono a far arrivare con la loro suzione. Imparano la separazione dal corpo della madre come un'azione che essi stessi possono controllare e gestire, sentono che il latte non è dentro di loro ma lo fanno arrivare loro con la suzione, e questo è un passo cruciale verso la comprensione della propria autonomia e del proprio impatto sul mondo esterno. Questo "giocare" con il seno è quindi un'esplorazione attiva della relazione causa-effetto, della propria capacità di agire e di interagire con la madre. È un momento di scoperta e di rafforzamento del legame affettivo, in cui il bambino non solo si nutre ma anche comunica, sperimenta e costruisce la propria identità.
È importante distinguere questo "gioco" evolutivo, carico di significato e interazione, da eventuali agitazioni o distacchi che invece nascondono un disagio fisico, come quelli descritti nelle sezioni precedenti relative ai problemi di suzione o gastrointestinali. Il contesto e gli altri segnali (dolore alla mamma, scarsa crescita, irritabilità) sono fondamentali per fare questa distinzione.
In questo contesto di crescita e scoperta, anche il papà ha un ruolo insostituibile. Il bambino conosce già il proprio papà, ma ha bisogno di sentirlo vicino tutte le volte che non è con la mamma. Se il papà è presente nei primi mesi del bambino in modo continuativo, e adatta il suo intervento ai bisogni del bambino, la loro relazione ne gioverà e sarà più forte. A parte questo, e ad eccezione dell’allattare, il papà può fare esattamente tutto quello che fa la mamma, quando è in casa. I papà presenti, che trascorrono del buon tempo con i propri figli, e che sostengono le compagne nel ruolo di madri, si assicurano di avere una famiglia più felice e più unita. Il compito del papà è fondamentale per la stabilità di tutta la famiglia, è colui su cui ci si può e ci si deve appoggiare nel momento del bisogno. Ma anche il papà può e deve potersi appoggiare alla propria famiglia, creando una rete di supporto reciproco che favorisce il benessere di tutti i membri.
Risolvere i Dubbi Comuni: Dalle Colichette al Comportamento del Bambino più Grande
Spesso, i genitori si trovano ad affrontare situazioni che generano ansia e dubbi, come nel caso di Debora, che ha un problema con la sua piccola allattata esclusivamente al seno. In pratica, quando l'allatto succede a volte che dopo circa cinque minuti inizia a dimenarsi e contestualmente inizia a sentire rumori nel suo stomachino, come se il latte quando scende "le faccia del male", poi la alza sperando che con il ruttino dopo stia meglio ma poi ricomincia. Inizia a muovere le braccia agitata togliendole la tettarella. Quando la alza per il ruttino si contorce spingendo con le gambine. Debora aveva chiesto alla sua pediatra che le aveva detto che può avere colichette già mentre mangia, ma secondo lei il problema è un altro, come se l'intestino non riuscisse ad accettare il latte che gli arriva. La dottoressa dice che non è reflusso perché effettivamente non ha fuoriuscite di latte anche se Debora aveva spiegato che a volte sente il ritorno di liquido quando fa il ruttino ma effettivamente non c'è una grossa fuoriuscita di latte, a volte poco a volte niente. La sua paura è che non prenda molto latte anche se poi magari con la sola poppata di dieci minuti si addormenta serena.
A queste preoccupazioni, una pediatra e consulente professionale in allattamento al seno ha fornito rassicurazioni importanti. Cara mamma Debora, la primissima e importantissima cosa che mi preme dirle è che il suo latte viene accettato benissimo sia dallo stomaco che dall’intestino della sua bambina. Premesso e sottolineato questo importante concetto, passiamo alla piccola Maria. Dal momento che la piccolina si dimena dopo 5 minuti che si è attaccata al seno, e i “rumori” che lei sente nello stomachino della bimba, fanno pensare a un malessere dovuto comunque all’aria nella pancia, più che vere e proprie coliche. È possibile che la piccola Maria non si attacchi bene al seno e insieme al suo latte ingurgiti anche molta aria. Quando il latte arriva nello stomaco, è normale che lo stomaco si prepari ad accoglierlo facendo “un po’ di rumore”. Le contrazioni dello stomaco, però, fanno sì che l’eccesso di aria passi anche nell’intestino. Per questo la bimba flette le gambe, cerca di far uscire aria dall’intestino.
Quindi, in pratica, le cose da fare sono due. Innanzitutto, accertarsi che la bimba si attacchi bene al seno. È fondamentale controllare che la bocca della bambina sia perfettamente aderente non solo al capezzolo ma anche all’areola, sia il labbro superiore che quello inferiore. Nel momento che Maria si sta attaccando, deve aiutarsi con l’indice della sua mano e inserire lei parte dell’areola sul labbro inferiore della piccola. Questo è importante sia per evitare che Maria introduca troppa aria, sia per prevenire ragadi al seno alla mamma. Seconda cosa è far uscire l’aria dal pancino. Con il ruttino esce l’aria in eccesso dallo stomaco ed è importante farlo fare dopo ogni poppata, mantenendo il bambino in posizione verticale per favorire la risalita dell'aria. Per l’aria nella pancia, quando questa si è spostata più in basso, deve adagiare la bambina a pancia in su, come per cambiarle un pannolino e mentre con una mano massaggia la pancia di sua figlia con l’altra fa flettere le gambine in su per aiutarla a far uscire l’aria in più che le dà fastidio. Queste semplici pratiche possono fare una grande differenza nel benessere del neonato durante e dopo la poppata.
Un'altra situazione comune riguarda l'allattamento a termine e i comportamenti del bambino più grande, come nel caso di Silvia, che ha praticato l'allattamento esclusivo a richiesta fin da subito e poi "integrativo" quando, verso i 6 mesi, il bambino ha iniziato ad assaggiare i primi cibi in "autosvezzamento". Il suo bambino ha sempre avuto una dieta sana e varia e mangia abbondantemente, però è sempre rimasto attaccato al seno come coccola, lenitivo per denti e malattie infantili varie, o rilassamento per dormire, ecc., sebbene Silvia non produca più latte da oltre un anno. È sempre stato un bambino molto socievole ed indipendente; non ha avuto alcuna difficoltà con l’inserimento al nido verso gli 8 mesi, non ha mai avuto problemi a separarsi per brevi momenti da lei, sta volentieri con nonni, zii, amici ecc. Al nido non ha particolari difficoltà ad addormentarsi da solo, ma quando c’è Silvia, però, vorrebbe stare sempre in braccio e per qualsiasi malessere o stanchezza cerca, anzi esige, il seno. Non c’è verso di dissuaderlo con altri metodi e potrebbe andare avanti a piangere, urlare e disperarsi per ore, fino allo sfinimento. Il ciuccio non l’ha usato quasi mai, è più un giocattolo; idem il biberon. Aggiunge che, sebbene sia di indole socievole, generosa ed altruista, adori gli animali e gli altri bimbi, ha da sempre anche un caratterino energico ed esuberante, abbastanza dispotico e molto esigente, nel senso che non accetta rifiuti o "posticipi" dei suoi bisogni o capricci. Ha sempre avuto anche episodi di autolesionismo quando non ottiene quello che vuole o non riesce a fare qualcosa, ad esempio si tirava i capelli, si mordeva, dava botte in testa e anche contro il muro o il pavimento. Crescendo poi, soprattutto entrando a contatto con altri bambini al nido, ha acquisito svariati comportamenti di sfida, non ubbidisce, e quando viene contrariato è manesco verso genitori e coetanei (morde, talvolta anche solo come raptus di affetto in realtà, lo fa anche con i peluche, pizzica, dà sberle). Intuisce che c’è un problema, ma non riesce ad individuarne la causa né trovare una soluzione.
A tal proposito, è importante sottolineare che a due anni ricercare il seno anche a scopo non nutritivo ma di rassicurazione non è indicativo di un problema. È la norma biologica essere allattati, anche per lunghi periodi (cercare sul web la voce "allattamento a termine"). Il seno finché stimolato non smette mai di produrre latte e quel che produce non è affatto vero che sia privo o povero di nutrienti, tutt'altro. Per cui, una pediatra e consulente professionale in allattamento al seno, rassicura la signora circa quella che lei definisce "dipendenza dal seno", consigliandole di continuare tranquillamente ed in serenità il suo percorso di allattamento finché lei e il suo piccolo lo desidereranno. Tuttavia, gli atteggiamenti di autolesionismo o di aggressività nei momenti in cui i suoi bisogni non vengano soddisfatti subito o come desidera, invece, possono costituire un campanello di allarme di un disagio che necessita di supporto specialistico. Se si ha bisogno del consiglio di uno specialista per questi aspetti comportamentali, è consigliabile prenotare una consulenza online o di persona. Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica.
È fondamentale, quindi, distinguere tra i comportamenti naturalmente legati all'allattamento e allo sviluppo affettivo del bambino, e quei segnali che indicano un disagio più profondo che richiede un intervento mirato da parte di professionisti della salute infantile.