L'allattamento al seno, un'esperienza che unisce profondamente madre e bambino, è riconosciuto universalmente per i suoi innumerevoli benefici nutrizionali e immunitari. Tuttavia, il suo impatto si estende ben oltre l'aspetto fisico, toccando le corde più intime del benessere psicologico materno e dello sviluppo emotivo del neonato. Questo periodo, segnato da profonde trasformazioni, può talvolta essere accompagnato da sfide emotive significative, tra cui disturbi dell'umore che richiedono attenzione e supporto. L'obiettivo di questo articolo è fare chiarezza su questo legame complesso, rispondendo anche a recenti interviste e articoli divulgativi in cui si possono trovare informazioni scorrette e fuorvianti sul tema, specialmente in relazione ai timori infondati di "sindrome da abbandono" o traumi psicologici legati alla cessazione dell'allattamento. È fondamentale comprendere che la salute mentale della madre è un pilastro essenziale per la serenità e lo sviluppo armonico del bambino.
La Depressione Perinatale: Distinzioni, Prevalenza e il Ruolo Protettivo dell'Allattamento
La transizione alla genitorialità rappresenta un momento estremamente delicato nella vita della donna che può, in alcune circostanze, far emergere anche aspetti critici relativamente alla salute mentale. Infatti, è dimostrato che nella popolazione femminile i disordini mentali esordiscono principalmente durante la gravidanza e nel periodo perinatale: in tale periodo, una donna su cinque presenta una condizione di disagio psichico, di severità variabile. Tra i disturbi dell’umore maggiormente riscontrati in questo lasso di tempo vi è la depressione perinatale (DP), talvolta chiamata depressione puerperale. Questa si differenzia dal cosiddetto "maternity blues" per l’esordio, la durata e la prognosi. Se il maternity blues, o “sindrome del terzo giorno”, rappresenta una condizione fisiologica di sintomi ansioso-depressivi - tra cui ansia, agitazione, irrequietezza e crisi di pianto - con insorgenza dopo 2-3 giorni dal parto e remissione spontanea entro circa 15 giorni, la DP, al contrario, può manifestarsi entro l’anno di vita del nascituro e richiede un intervento specialistico, al fine di consentire la piena remissione dei sintomi. I disturbi mentali possono presentarsi sia come esordi che come episodi ricorrenti di disturbi manifestatisi in precedenza, e i disturbi d’ansia e quelli depressivi nel primo anno dopo il parto sono stimati fra il 10% e il 15%. I disturbi mentali più gravi del dopo parto, fra i quali il disturbo bipolare e il disturbo depressivo con sintomi psicotici, sono invece molto più rari, meno del 5%.
I disordini mentali esordiscono soprattutto in gravidanza e nel primo anno dopo il parto. Oltre il 50% dei casi di disagio psichico non viene riconosciuto, e le ricadute coinvolgono non solo la donna ma anche il feto/bambino, il partner e il contesto famigliare. L’insorgenza di depressione post-partum (DPP) può influenzare l’autostima materna, alterare il tono dell’umore, rendere complicate le attività di cura verso sé stesse e verso il bambino e diminuire l’autoefficacia materna. Per autoefficacia si intende la fiducia della madre nella propria capacità di allattare al seno; essa rappresenta uno degli aspetti psicologici con il maggiore impatto sulla durata dell’allattamento materno.
La relazione tra allattamento e DPP è stata oggetto di numerosi studi scientifici. In una delle più aggiornate revisioni sistematiche (Dias, 2015), tutti gli studi concordano sul fatto che la DP sia spesso associata ad uno svezzamento precoce, sia per quanto riguarda l’allattamento al seno esclusivo sia per quel che concerne l’allattamento non esclusivo. I livelli di cortisolo, frequentemente elevati in persone depresse, possono, talvolta, influire sull’allattamento provocando il ritardo nella montata lattea (lattogenesi II).

Tuttavia, è di fondamentale importanza sottolineare che le recenti ricerche e rassegne scientifiche hanno evidenziato che l’allattamento al seno non rappresenta un fattore di rischio della depressione, bensì protegge la neomamma dallo sviluppo di disturbi psichici. Allattare procura benefici sia fisici che psicologici, riducendo il rischio di sviluppare patologie come il cancro al seno o alle ovaie e riducendo la sintomatologia depressiva. Inoltre, la scelta di allattare è correlata ad un’azione anti-infiammatoria e anti-stress che abbassa le citochine pro-infiammatorie, coinvolte nello sviluppo della depressione perinatale (Ahn & Corwin, 2015). Studi come quello di Hahn-Holbrook, Haselton, Dunkel Schetter & Glynn (2013) hanno indagato se l'allattamento al seno offra protezione contro la sintomatologia depressiva materna, confermando un effetto protettivo che può durare fino a due anni dopo la nascita. Anche Mezzacappa e Katkin hanno rilevato che l'allattamento è associato a una riduzione dello stress percepito e dell'umore negativo nelle madri.
La presenza di un disagio o di una malattia neurologica o psichiatrica non rappresenta a priori una controindicazione ad allattare, anche se può rivelarsi un ostacolo. Anche l’uso di farmaci neurotropi, ossia farmaci con azione sul sistema nervoso, raramente giustifica il non avvio o la sospensione dell’allattamento. L'allattamento andrebbe sempre promosso, sia nelle donne con antecedenti depressivi o d’ansia, che in quelle con franca DPP, sebbene sia necessaria attenta supervisione e supporto, da parte della famiglia e dei servizi sanitari. Il latte materno, inoltre, rappresenta l’alimento ideale per tutti i neonati. Tuttavia, il ruolo centrale dell’allattamento materno non si limita agli aspetti nutrizionali, ma si estende a un’ampia gamma di benefici, anche psicologici, che rafforzano la consapevolezza materna relativamente ai bisogni propri e del proprio bambino.
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L'Allattamento al Seno: Un'Esperienza Intensa tra Connessione, Trasformazione e Autoefficacia
L'allattamento al seno è un'esperienza naturale e gratificante, che offre benefici sia nutrizionali che emotivi alla madre e al bambino. Tutti i bambini nascono con un grande istinto alla suzione, per cui attaccarsi al seno è un istinto innato. Questo processo si nutre dell'interazione diadica e del ruolo svolto dagli ormoni, come i principali ossitocina e prolattina, che conducono l'allattamento. L'ossitocina è nota come "ormone dell'amore o della felicità" e svolge un ruolo cruciale nell'espressione del latte durante l'allattamento, mentre la prolattina è il principale ormone responsabile della produzione di latte nelle ghiandola mammarie.
Per la madre, l'allattamento è un processo che coinvolge profondamente sia il sé corporeo che il sé sociale. Il primo relativo alla relazione con il proprio bambino include la percezione della presenza/assenza del latte, la fiducia nella competenza del bambino, la fiducia nella propria competenza e nella “bontà” del proprio nutrimento, il riconoscimento delle caratteristiche del bambino (avido, lento, aggressivo, competente, ecc.), e il bisogno di controllo. Sono tutte esperienze nuove, delle quali di solito non si parla, come se fossero implicite, magiche o naturali, mentre hanno un peso emotivo molto forte al quale non si è preparate.
Il secondo versante può riguardare l’immagine di sé, che riguarda sia il sé corporeo che il sé sociale. L’allattamento al seno, infatti, implica una trasformazione ulteriore della percezione del proprio corpo, una disponibilità a un’estrema vicinanza, un cambiamento di attribuzione di senso alle sensazioni fisiche, che non tutte le donne sono disponibili a sostenere per complessi motivi consci e inconsci, e soprattutto in un momento delicato, nel quale il nuovo bambino deve essere riconosciuto per quello che è nella realtà, a fronte, anche qui, di aspettative spesso idealizzate, sviluppate nel corso della gravidanza. Rispetto al sé corporeo la paura è relativa al dolore inziale, a un corpo e un seno modificato e non più attraente. Relativamente, invece, al sé sociale la paura è legata al giudizio: “se non allatto non sono una buona madre”, “vorrei smettere di allattare, ma temo che gli altri pensino che sia troppo presto, che non mi sforzo abbastanza per mio figlio”.

È importante che ogni coppia madre-bambino debba trovare la propria sintonia con le proprie modalità e inclinazioni. L’allattamento a richiesta può andare benissimo e assumere un ritmo soddisfacente, ma può anche causare disturbi quando viene utilizzato come “calmante” per qualsiasi disagio del bambino o quando impedisce la decodifica di segnali diversi di pianto. Analogamente gli orari rigidi possono creare ansia e insoddisfazione e alzare il livello di eccitazione del bambino, che è poi difficile da soddisfare.
In questo contesto, l'autoefficacia materna gioca un ruolo cruciale. Si tratta della fiducia della madre nella propria capacità di allattare al seno; l’autoefficacia rappresenta uno degli aspetti psicologici con il maggiore impatto sulla durata dell’allattamento materno. Una recente revisione sistematica con metanalisi condotta da Ahmadinezhad et al. (2024) ha indagato la relazione tra autoefficacia nell’allattamento al seno e depressione post-partum. La meta-analisi ha mostrato una differenza significativa tra il gruppo di madri con depressione rispetto a quello composto da madri senza depressione, in merito agli score medi di autoefficacia (differenza media tra i due gruppi -0.62, CI: -0.41-0.83; p=0.0001), confermando come la depressione possa influenzare negativamente l’autoefficacia materna, con potenziale impatto negativo sulla durata dell’allattamento. È noto, infatti, che le donne depresse con ridotta autoefficacia presentino una maggiore probabilità di interrompere in anticipo l’allattamento.
Maternità, Vulnerabilità e la Fondamentale Importanza del Supporto
Il periodo postpartum è un momento di grande vulnerabilità per le madri. L'allattamento al seno può essere un momento gioioso, ma può anche essere influenzato da fattori stressanti che possono impedirne il successo. Tuttavia, lo stress e l'ansia possono avere un impatto significativo sulla produzione e il rilascio del latte materno, sull'interazione della madre con il suo bambino e rendere l'allattamento scomodo e difficile. Avere efficaci capacità di gestione dello stress e dell'ansia durante il periodo dell'allattamento è fondamentale per migliorare sia il benessere della madre sia l'esperienza dell'allattamento. La capacità di affrontare e superare queste sfide emotive non solo giova alla salute mentale della madre, ma facilita anche una connessione più profonda e significativa con il bambino.
La psicologia perinatale ha molto da offrire al processo di allattamento, a causa dell'interazione diadica e per il ruolo svolto dagli ormoni. Angy Estevez, psicologa clinica, sociale e perinatale, specializzata in interventi psicoanalitici prenatali e post-partum, supporta madri e professionisti della salute con un approccio terapeutico, umanistico, logoterapeutico ed ecosistemico perinatale, integrando la terapia cognitivo-comportamentale con strategie psicoeducative, la terapia di accettazione e impegno e la terapia narrativa. Il suo lavoro presso la Fundación Centro de Atención a la Mujer Embarazada e la fondazione dell'Asociación Dominicana de Psicología Perinatal dimostrano l'importanza di un supporto strutturato e consapevole per le donne in questo delicato periodo della vita.

Per garantire un'esperienza di allattamento soddisfacente e serena, sono cruciali diversi elementi:
- Educazione: L'informazione è potere. Essere consapevoli dei processi fisiologici, delle possibili sfide e delle strategie per affrontarle è fondamentale.
- Rete di supporto: Una rete di supporto è fondamentale per l'allattamento al seno. Questo include il partner, la famiglia, gli amici, e soprattutto i professionisti sanitari. La donna che sceglie di allattare deve essere supportata nella sua scelta.
- Riconoscimento del disagio mentale: Riconoscere nel periodo perinatale e postnatale nel genitore un significativo disagio mentale e distinguerlo dalle preoccupazioni di tutti i giorni non è agevole, né per gli operatori sanitari (che possono non prestare adeguata attenzione ai sintomi o non aver dimestichezza con gli strumenti standardizzati per lo screening), né per le donne, che possono sottovalutare il proprio sentire o provare vergogna.
Un tempestivo riconoscimento e un’adeguata gestione delle problematiche relative alla salute mentale materna ci giungono da un Position Statement ad hoc predisposto dal Tavolo Tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’Allattamento del Ministero della Salute (TAS; 2023). L’allattamento è un elemento fondamentale per lo sviluppo fisico e neuropsicologico del bambino e contribuisce allo sviluppo cognitivo, emotivo e fisico del bambino. Pertanto, il supporto all'allattamento deve essere sensibile all’interno del ciclo di vita individuale e famigliare, e la genitorialità responsiva, che si traduce in "cure che nutrono" (Nurturing Care), è essenziale per la crescita delle bambine e dei bambini fin dal percorso nascita.
Demistificare la Paura dell'Abbandono e il Distacco dal Seno: L'Importanza della Serenità Materna
Il timore che la cessazione dell'allattamento al seno possa causare traumi emotivi o una "sindrome da abbandono" nel bambino è una preoccupazione comune tra le madri, spesso alimentata da informazioni non corrette e un senso di colpa profondo. Questo tema è stato affrontato direttamente da esperti come la Dottoressa Angela Raimo, psicoterapeuta, che, rispondendo a una madre preoccupata per l'interruzione dell'allattamento del figlio di otto mesi, ha offerto una prospettiva chiara e rassicurante.
La Dottoressa Raimo ha affermato categoricamente: "si sta ponendo problemi che non esistono o, meglio, che sono solo dentro di lei come ombre moleste pur non avendo ragione di sussistere in quanto nati da una preoccupazione priva di fondamento." Ha poi aggiunto che "non c’è alcuno studio scientifico che abbia evidenziato che smettere di allattare un bambino di otto mesi possa in qualche modo traumatizzarlo." Il termine "trauma," spesso abusato, in un caso simile è usato impropriamente. La conclusione dell'allattamento non significa la perdita del legame: "Suo figlio mica la perderà, il vostro legame continuerà a essere forte, saldo e, per lui, rassicurante anche se non gli offrirà più il seno."
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Un aspetto altrettanto importante è l'impatto della condizione psicologica della madre sul bambino. "Molto più destabilizzante è la vicinanza di una madre tormentata dai sensi di colpa e quindi, a causa di questi, meno serena e gioiosa di quanto sarebbe meglio fosse per il benessere emotivo del figlio." Questo evidenzia un principio fondamentale della psicologia infantile: "il bambino sta bene (psicologicamente) se la mamma sta bene."
Riguardo all'ansia da separazione, è un sentimento naturale che tutti i bambini sviluppano ed è parte integrante della crescita emotiva. Nasce e cresce quando la mamma si allontana dalla loro vista e dipende dalla nuova consapevolezza di non essere un tutt’uno con lei a cui si associa la paura di perderla, di non rivederla più. Il gioco del "bau-settete" è un modo semplice per trasmettere il messaggio che più conforta e dà sicurezza a un bambino: la mamma c’è, torna sempre, se scompare è solo per un po’. Non è certo continuando ad allattare che si può impedire che il bambino provi l’ansia da separazione, comunque dovrà farci i conti in misura più o meno significativa.
Quindi, liberarsi dalle "catene mentali" dei sensi di colpa è un atto di amore anche verso il bambino. Se una madre, per qualunque ragione, non può o non vuole più allattare, è giusto che trovi alternative e che la sua scelta sia supportata. Le mamme sono specializzate in sensi di colpa, ma forse riuscirebbero a nutrirne di meno se solo acquisissero la consapevolezza che la tristezza e l'ansia che ne derivano non fanno bene alla serenità del bambino. Un figlio andrebbe amato, accolto, accudito con uno spirito lieve, altrimenti la maternità - che rappresenta un’esperienza tra le più felici e appaganti - può trasformarsi in un giogo pesantissimo non perché lo sia davvero ma per come viene vissuta.

Qualora i pensieri negativi persistano, è consigliabile confrontarsi con uno psicoterapeuta. La salute mentale della madre è un investimento per il benessere di tutta la famiglia. La University College Dublin ha condotto una ricerca che ha coinvolto 168 donne alla seconda gravidanza, seguite per 10 anni dopo la nascita del figlio. I risultati suggeriscono che l’allattamento al seno non ha solo vantaggi immediati, ma può rappresentare una protezione duratura per la salute mentale materna. Questo rafforza l'idea che l'allattamento sia un fattore protettivo, non un obbligo che debba generare sensi di colpa, e che la decisione di smettere, quando necessaria e consapevole, non sia fonte di trauma per il bambino.
Il Legame Indissolubile tra Allattamento, Salute Mentale Materna e Sviluppo del Bambino
L'allattamento al seno e la salute mentale materna sono intimamente connessi, formando un ciclo virtuoso o, in caso di difficoltà, un circolo che richiede attenzione e intervento. Il mancato sviluppo di una adeguata relazione intima nella diade può influenzare negativamente non solo lo sviluppo fisico ed emotivo del bambino, ma anche la responsività della donna ai bisogni del bambino e, di conseguenza, anche la durata dell’allattamento. Allattare aiuta l’affermazione riproduttiva della donna, migliora la sua autostima ed il suo benessere e può rappresentare un elemento antagonista della depressione post-partum. Inoltre, offre effetti protettivi anche per il bambino, come suggerito dagli studi di Jones N.A. sui bambini di madri depresse.
La complessità di questo legame sottolinea l'importanza di un approccio olistico che consideri sia gli aspetti fisiologici che psicologici dell'allattamento. L'informazione corretta, supportata da basi scientifiche e scevra quindi da prese di posizione aprioristiche sulla salute mentale della donna e l’allattamento, è cruciale. La Position Statement “Allattamento e promozione della salute materno-infantile: focus sulla salute mentale” nasce proprio con questo obiettivo, a dimostrazione di come le istituzioni sanitarie riconoscano la centralità della salute mentale materna. In generale, affinché l’esperienza dell’allattamento sia soddisfacente, è essenziale per la donna ricevere pieno sostegno da parte di familiari, amici, personale socio-sanitario ed ambiente lavorativo.
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