Fra le espressioni che dovrebbero essere bandite da tutte le lingue del mondo ce n'è una dalla connotazione particolarmente ingiusta: "figlio illegittimo". In attesa che questo accada, è ancora così che viene definito (con l'aggiunta di "presunto") un uomo che il 20 maggio del 2023 è stato trovato morto nella sua casa di rue Cambronne a Parigi. Si chiamava Christian Aaron Boulogne, ma era noto a tutti come Ari Boulogne, o anche come Ari Päffgen. Di professione faceva il fotografo, aveva 60 anni ed era stato un ragazzo molto affascinante, perché somigliava a quello che fino all'ultimo giorno della sua vita ha giurato che fosse suo padre. Quell'uomo era Alain Delon, e l'ostinazione con cui l'attore più bello della storia del cinema francese si rifiutò di riconoscere quel figlio, anche se la somiglianza era imbarazzante, è considerata una componente del suo lato oscuro. Questa storia, intrisa di dramma, rifiuti e dipendenze, si intreccia profondamente con la vita del leggendario attore e quella di una delle figure più iconiche della musica e dell'arte.
L'Origine Contesa: Nico, Alain Delon e la Nascita di Ari
La genesi della complessa vita di Ari Boulogne affonda le radici in una breve ma significativa relazione tra due icone del loro tempo: Alain Delon e Christa Päffgen, universalmente conosciuta come Nico. Anche la madre di Ari Boulogne era una diva. Si chiamava Christa Päffgen, ma era diventata celebre con il nome d'arte Nico, la cantante a cui in seguito, dagli anni '80, si sarebbero ispirati tutti i movimenti dark e goth. Nico era tedesca, nata nell'ottobre del 1938 a Colonia. Era alta 178 cm (moltissimo, per l'epoca) e grazie a questo, ai suoi lineamenti cesellati e alla pelle d'alabastro aveva iniziato a lavorare come modella a 15 anni, diventando anche una testimonial Chanel. Considerata una delle donne più belle e affascinanti del mondo nella sua epoca, Nico fu anche musa di Andy Warhol e Lou Reed, che le dedicò il celebre album del 1967.
L'incontro tra Nico e Alain Delon avvenne a Ischia. Alain Delon era un grande seduttore, nella sua vita ha avuto molte storie anche con attrici e cantanti, a cominciare dalle attrici Brigitte Auber e Michèle Cordoue. Poi ha conosciuto Romy Schneider, ma la storia fra lui e la star dei film sull'imperatrice Sissi, era destinata a infrangersi contro gli scogli del tradimento quando lui, nel 1961, ebbe una storia con Nico. Si conobbero a Ischia, lei aveva un piccolo ruolo in Delitto in pieno sole, di cui lui era protagonista. Lei se ne innamorò, raccontava in seguito, anche se era legata sentimentalmente a un altro uomo, il regista Nicos Papatakis. La liaison si interruppe quando lei ripartì per New York per le sfilate - al tempo era una delle modelle di Eileen Ford -, ma l'attore la raggiunse e le chiese di uscire. Quello che segue lo raccontava lei durante le interviste. A New York, Nico e Alain si divertirono con gli amici di lei nei nightclub. Lui parlava di prendere un appartamento dove vivere insieme, si fece persino spedire da Parigi la sua Ferrari, con cui fecero un lungo viaggio fino all'Ohio durante il quale la polizia li fermò più volte per eccesso di velocità. Poi, una sera in cui dovevano cenare dagli Strasberg, la famiglia di insegnanti di recitazione, lui sparì.
Dopo tre mesi di silenzio, Nico si accorse di essere incinta. Era certa che il padre non fosse Nicos Papatakis, lo mise in chiaro subito con lui. Andò a Parigi a cercare Alain. Ma l'attore si negava al telefono, ovunque provasse a rintracciarlo le rispondevano che era "assente”. Amareggiata, Nico fece la gravidanza in Spagna, con sua madre. Ma quando mancavano pochi giorni al parto volle andare a Parigi per far nascere il bambino in Francia. Ari nacque l'11 agosto del 1962, mentre Alain era in Sicilia per girare Il Gattopardo di Luchino Visconti. Nico gli scrisse una lettera per informarlo, e non ricevette risposta. Dopo due mesi gli scrisse di nuovo. Stavolta lui le rispose e la invitò a cena in un ristorante dell'avenue George-V, nel quartiere degli Champs-Élysées. Sembrava che l'attore si volesse riconciliare, parlò con lei del battesimo di Ari, pare che addirittura le avesse promesso di comprare un appartamento per lei e per il bambino. La salutò dicendole che avrebbe lasciato disposizioni a un amico di prendersi cura di loro, che per ogni emergenza l'avrebbe trovato all'Hotel Carlton di Cannes, poiché stava girando Colpo grosso al casinò in Costa Azzurra. Due giorni dopo, l'amico le fece visita e le portò un messaggio: “Alain non ne vuole sapere più niente”.

L'Intervento di Édith Boulogne: Una Nonna Adottiva per Ari
Di fronte al rifiuto di Alain Delon, Nico si trovò sola con un bambino. Nico fece il punto della sua situazione e cercò di prendersi cura del bambino senza trascurare la sua carriera. Nel frattempo la sua carriera decollava. Dovette trasferirsi negli Usa, dove anche Delon viveva con la moglie Nathalie: "Non voglio più vederlo, nemmeno se casca il mondo", dichiarò lei. In questo contesto, emerse una figura fondamentale per l'infanzia di Ari: Édith Boulogne, la madre di Alain Delon. Secondo alcune versioni, quando Ari aveva ormai due anni, la cantante ricevette a sorpresa un po' di denaro da Alain, per cui decise di incontrarlo per chiedergli il riconoscimento. Si presentò con il figlio in braccio sul set di Il ribelle di Algeri. Lui non se l'aspettava, pare che le abbia dato altro denaro, e detto che si sarebbe preso cura del bimbo, ma non di lei. Lei gli avrebbe risposto di non avere bisogno dei suoi soldi per mantenere se stessa, visto che nonostante tutto riusciva a lavorare. Infine, proprio quando Nico stava per partire per Londra per firmare il primo contratto discografico, ricevette la visita del segretario di Alain Delon che le disse bruscamente: “Alain vuole che lei la faccia finita con questa storia”. E lei si rivolse a un avvocato. La storia da qui diventa intricata, Nico giurò di non aver mai ricevuto soldi da Alain, nemmeno un centesimo.
Si fece avanti Édith Boulogne, la mamma di Alain Delon, che credendo alla versione di Nico si prese la responsabilità del piccolo e finì per adottarlo insieme al marito, per lasciare che la ragazza lavorasse senza preoccupazioni. Ari crebbe così nella salumeria di famiglia a Bourg-la-Reine, quella dove da ragazzo aveva lavorato anche Alain, e prese il cognome del patrigno. Questa adozione offrì ad Ari una parvenza di stabilità, un cognome e una famiglia, sebbene l'ombra del rifiuto paterno e l'assenza della madre biologica continuassero a segnarlo profondamente. Dopo 9 anni trascorsi in una scuola cattolica, all'età di 16 anni, Ari scelse di lasciare la Francia per ricongiungersi con la madre, seguendola in giro per l'Europa tra tournée e concerti, condividendone il mito e la leggenda per otto anni.
La Vita di Ari Boulogne: Carriera, Dipendenze e la Battaglia per il Riconoscimento
L'infanzia priva di punti di riferimento saldi e i continui rifiuti di Delon di accettarlo come figlio avevano reso Ari fragile. Più avanti, da adolescente, Ari si ricongiunse alla madre che lo fece recitare in qualche film, accreditato come Ari Päffgen. Nel 1972 recitò insieme a lei nel film surrealista The Inner Scar, pellicola che segnò il suo debutto cinematografico. Nel 1979 il giovane attore fu in un'altra produzione francese dal titolo The Secret Son, mentre nel 1984 recitò una piccola parte nella commedia Mixed Blood. Partecipò poi al documentario dedicato alla madre, Nico Icon. Dopo queste esperienze, il ragazzo decise di orientarsi sulla carriera di fotografo. Nel 2001 pubblicò un memoir, L'amore non dimentica, in cui parlava del rapporto con la madre. In questo libro autobiografico, Ari raccontò il suo rapporto simbiotico ma problematico con la madre, segnato dall'uso di droghe e dalle sue lunghe assenze per le tournée musicali. Rifiutato dal presunto padre, cresciuto da una presunta nonna, Ari non ebbe un'infanzia e un'adolescenza facili. Come ha raccontato nella sua stessa autobiografia, il rapporto con la madre lo portò a scoprire le droghe sin da giovanissimo: «Dai miei 16 anni fino alla fine, abbiamo condiviso la stessa droga, la stessa siringa. Era un modo per stare insieme».

Alain Delon: Vita, Carriera e le Contraddizioni di un Mito
Alain Delon, l'uomo al centro di questa contesa, è stato e rimane un'icona indelebile del cinema francese e internazionale. Alain Delon nasce a Sceaux, nella regione dell'Île-de-France, l'8 novembre 1935. Il carattere ribelle e le tensioni familiari gli fanno trascorrere un'infanzia infelice, segnata dalla separazione dei genitori quando ha appena quattro anni. Mandato in un collegio di suore, il piccolo Alain è intemperante: viene più volte espulso da scuola ed è costretto a cambiare diversi istituti. A quattordici anni lascia la scuola e si mette a lavorare nella macelleria del nuovo compagno della madre.

Al rientro in Francia, dovette affrontare le difficoltà economiche: provò a mantenersi a Parigi svolgendo ogni genere di lavoro, dal facchino al commesso, passando per il cameriere, entrando in contatto con gli ambienti notturni che gravitano attorno ai quartieri di Halles e Montmartre. Proprio qui incontrò l'attrice Brigitte Auber, che lo introdusse al mondo del cinema. Grazie alla passione per la giovane attrice Brigitte Auber si allontanò da quel mondo e fece la conoscenza dell'attore Jean-Claude Brialy che lo invitò al Festival di Cannes, dove la sua bellezza candida e al tempo stesso glaciale non passò inosservata. Si trasferì a Roma, dove condivise l'appartamento con Gian Paolo Barbieri, che divenne poi un famoso fotografo, e gli venne proposto un contratto che avrebbe potuto eventualmente portarlo a Hollywood a patto di imparare l'inglese. La bellezza candida e al contempo glaciale di Delon venne notata dal regista Yves Allégret, che gli offrì un piccolo ruolo nel suo film giallo Godot (1958). Allégret fece esordire Alain nel film Godot (1957). Nello stesso anno il giovane attore entrò nel cast del film Fatti bella e taci, in cui duettò per la prima volta con Jean-Paul Belmondo, mentre il primo vero ruolo da protagonista giunse nel 1958 con L'amante pura, sul cui set conobbe l'attrice austriaca Romy Schneider con la quale, nonostante la reciproca diffidenza iniziale, intraprese una lunga relazione sentimentale. Nonostante il film con la Schneider non fosse stato apprezzato dalla critica, Delon fu ancora l'attore principale in due pellicole di Michel Boisrond: Le donne sono deboli e Furore di vivere entrambi usciti nel 1959, in cui interpretò la parte del giovane rubacuori, bello e fascinoso.
Tuttavia fu grazie a René Clément che Alain Delon conobbe il primo vero successo da protagonista, con Delitto in pieno sole, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, che gli valse infatti la consacrazione a star: il film ottenne ottimi incassi e fece conoscere il nome di Delon anche oltre i confini francesi. È con il giallo Delitto in pieno sole (1959) di René Clément che Delon si fa notare per la prima volta con uno di quei personaggi belli e dannati, spesso al di là dei confini della legge, che lo renderanno il divo di Francia simbolo degli anni '60 e '70. Il suo fascino basato sugli ossimori - i tratti angelici, lo sguardo duro e deciso - lascia il segno anche all'estero.

Il film di Visconti spalancò all'attore francese le porte della migliore produzione del cinema italiano del periodo. Nel 1961 fu nel cast tutto italiano della commedia Che gioia vivere di René Clément, in cui mostrò il suo volto simpatico e brillante. Ne L'eclisse (1962), capitolo conclusivo della "trilogia dell'incomunicabilità" di Michelangelo Antonioni, Delon interpretò Piero, giovane e cinico agente di cambio che seduce un'apatica e inquieta Monica Vitti. Al Festival di Cannes il film vinse il Premio della giuria. Partecipò a un episodio della commedia Le tentazioni quotidiane (1962) di Julien Duvivier. L'anno successivo arrivò la consacrazione internazionale: con Il Gattopardo di Luchino Visconti Delon interpretò il principe Tancredi Falconeri, recitando insieme a personalità come Burt Lancaster e Claudia Cardinale. Premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes, il film ottenne un'eco internazionale e contribuì a plasmare l'icona di Delon, che si aggiudicò una candidatura ai Golden Globe come miglior attore debuttante. Sul set di Colpo grosso al Casinò (1963), diretto da Henri Verneuil, lavorò al fianco di una star simbolo del cinema francese, Jean Gabin, con il quale più volte condividerà il successo cinematografico. Qui formano una coppia - un vecchio delinquente e un giovane scippatore, entrambi appena usciti di prigione - di ladri che punta in alto: al casinò di Cannes.
Consacrato definitivamente come uno dei più grandi attori del momento, Alain Delon fu spesso citato da più parti come l'uomo più bello del mondo: affermatosi in Italia, l'attore tornò successivamente in Francia per affermare la sua icona anche in patria. Seguirono i film Il Tulipano Nero (1964) di Christian Jaque, uno dei maggiori successi dell'anno al botteghino e Crisantemi per un delitto (1964), nuovamente di Clément. In quegli anni Delon iniziò a recitare anche in tre o quattro pellicole all'anno: le più degne di nota furono Tre passi nel delirio (1967), nell'episodio William Wilson diretto da Louis Malle, e il kolossal Parigi brucia? (1967) di René Clément, dove incontrò Jean-Paul Belmondo, altra grande star d'oltralpe con cui nacque un'amicizia ma anche una mitica rivalità. Nel 1965 il poliziesco L'ultimo omicidio di Ralph Nelson fece volare l'attore dritto verso gli Stati Uniti, dove recitò anche al fianco di Dean Martin nel western Texas oltre il fiume! (1966) di Michael Gordon.
Nel 1967 si cimentò in una delle sue performance più riuscite, quella di Frank Costello faccia d'angelo, capolavoro di Jean-Pierre Melville, regista con cui Delon avviò una fruttuosa collaborazione. Memorabile la sua interpretazione di un sicario a pagamento che deve guardarsi dalla polizia e persino dai suoi complici, un samurai solitario della malavita sullo sfondo di una Parigi struggente.
Alain Delon e le lettere delle ammiratrici
Nel 1971 si cimentò anche nel genere comico con il film L'uomo di Saint-Michael, in cui recitò assieme all'ex moglie Nathalie Delon. Lavorò al fianco di Charles Bronson, Toshirō Mifune e Ursula Andress nel western Sole rosso, mentre ritrovò interesse per il cinema d'autore nel 1972 con La prima notte di quiete, diretto da Valerio Zurlini: nei panni del professore Daniele Dominici innamorato di una sua alunna, Delon regalò al pubblico una delle sue interpretazioni più personali, similmente a quanto precedentemente fatto anni prima per il ruolo di Frank Costello, nonostante alcuni contrasti con il regista Zurlini durante la lavorazione del film. Recitò in ruoli altrettanto complessi in L'assassinio di Trotsky (1972) e in Mr. Klein (1976), dove incarna un cinico ed elegante antiquario che si arricchisce acquistando i beni degli ebrei deportati nella Francia del 1942, prima di ritrovarsi su un treno diretto ad Auschwitz per un caso di omonimia. Dalla metà degli anni '70 Delon recita quasi esclusivamente in polizieschi violenti, in cui i caratteri divengono sempre più stereotipati, oppure in produzioni internazionali di minore rilievo, pur con alcune parentesi dedicate al cinema d'autore. Da segnalare nel 1974 Borsalino and Co., il sequel di minor successo di Borsalino, in cui in tale occasione non condivise più la scena con Belmondo bensì con Riccardo Cucciolla, e l'anno dopo Zorro (1975) di Duccio Tessari dove interpretò il celebre giustiziere mascherato. Nonostante l'opposizione di una certa critica, il pubblico continuò a seguire i suoi film. Come produttore si ritenne soddisfatto tanto da dichiarare che se nel titolo comparisse la parola "flic" il successo sarebbe assicurato.
Dagli anni settanta fece esperienze anche come produttore cinematografico, tramite la sua Adel Productions, e in qualità di regista come nel thriller Per la pelle di un poliziotto (1981) e nel drammatico Braccato (1983). Negli anni Ottanta girò, insieme con l'attrice italiana Dalila Di Lazzaro, il film Tre uomini da abbattere, ancora con la regia di Jacques Deray. Con Ornella Muti e Jeremy Irons girò il film di ispirazione letteraria Un amore di Swann (1984), diretto da Volker Schlöndorff e tratto dall'omonima opera di Marcel Proust: il barone di Charlus, un uomo vinto, immerso nei propri ricordi, sopraffatto dalla nostalgia e dal disprezzo dei tempi moderni, si aggiunse alla nuova lista di personaggi che l'attore impersonò per i successivi anni, ovvero quello dei vinti, degli illusi, degli uomini falliti. Per alcuni personaggi, l'attore portò la sua esperienza personale legata alla recente perdita del suo primo amore Romy Schneider, avvenuta nel 1982. Un amore di Swann vinse due premi César.
Grazie a Nostra storia (1985) di Bertrand Blier, originale commedia che affronta i temi della solitudine, dell'amore passionale e dell'inquietudine, ricevette l'unico e tardivo premio César della sua carriera come miglior attore protagonista. Nonostante l'importante riconoscimento, dagli anni '90 la sua presenza sui set si fece sempre più rada, lavorò per lo più a teatro e in televisione e i progetti cinematografici a cui prese parte non furono all'altezza della sua popolarità. Il doppio ruolo - un amante passivo e uno dominante - di Nouvelle Vague (1990) di Jean-Luc Godard costituì un estremo tentativo di ritornare icona di un'autorialità ormai irrimediabilmente in crisi. Operazione nostalgia quella di Uno dei due (1998) di Patrice Leconte, con cui, di nuovo al fianco di Jean-Paul Belmondo, provò a riaccendere il fuoco sotto le ceneri di un appannato splendore fisico. Il 19 maggio 2019, al Festival di Cannes 2019, ricevette la Palma d'oro onoraria.

Le sue relazioni sentimentali furono numerose e spesso sotto i riflettori. Oltre a Romy Schneider e Nico, il 13 agosto 1964 Delon sposò l'attrice Nathalie Delon, dalla quale ebbe il suo secondo figlio, Anthony Delon, anch'egli attore, che lo rese nonno della modella Alyson Le Borges. I due si separarono nel giugno del 1968, dopo il coinvolgimento nel cosiddetto Affaire Marković e infine divorziarono nel 1969. Dal 1968 al 1983 ebbe una relazione con Mireille Darc. Successivamente, verso il 1988 si legò alla modella di origine olandese Rosalie van Breemen, che gli diede due figli, Anouchka, nata nel 1990, e Alain-Fabien, nato nel 1994.
Gli Ultimi Giorni di un Samurai: Violenza e Paranoia
Il ritratto di Alain Delon, soprattutto nei suoi ultimi anni, si arricchisce di sfumature controverse, come rivelato dai giornalisti francesi Laurence Pieau e François Vignolle nella biografia postuma Les Derniers jours du Samouraï. Samurai era uno dei soprannomi di Alain Delon, tratto dal film thriller-poliziesco che interpretò nel 1967 e che fu uno di quelli capaci di consacrare la sua figura di attore. Questo libro inchiesta sta infiammando la Francia, raccontando il lato più oscuro di uno dei suoi volti più popolari. Giorni caratterizzati da tensioni familiari notevoli, come aveva già raccontato la sua ultima compagna, Hiromi Rollin, sostenendo che i tre figli di Delon, nati da una vita di tante relazioni amorose, Anthony, Alain-Fabien e Anouchka le avevano impedito di dargli l'ultimo saluto.
Il libro raccoglie testimonianze della famiglia della star, dei suoi dipendenti, dei suoi vicini di casa, di amici e perfino di agenti di polizia. Il risultato è un quadro allarmante, in cui si racconta un clima di violenza e di paranoia imposto da Delon alle persone a lui vicine. La testimonianza più cruda e scioccante è forse quella di suo figlio Alain-Fabien, che descrive le violenze subite da sua madre, Rosalie van Breemen per mano di Delon: «Ha spaccato la testa a mia madre», racconta il modello francese. «Le ha rotto il naso due volte, le ha rotto le costole, le ha rotto otto costole…». E parla anche di maltrattamenti e violenze nei confronti proprio dell'ultima compagna di Delon, Hiromi Rollin, con cui pure i rapporti sono sempre stati più che controversi, visto che i figli l'hanno sempre accusata di essersi approfittata dell'attore francese, ormai anziano. «Non saprei dire quante volte ha picchiato Hiromi», ha detto il figlio di Delon ai due giornalisti. Una teoria confermata anche da un'amica della donna, che racconta agli autori del libro di averla vista «con gli occhi neri e lividi» o «con il segno delle dita sul viso».
Le testimonianze raccolte dai due giornalisti, che parlano di una situazione familiare devastante, sono tante. C'è la guardia del corpo di Delon che dice che «Dallas è una barzelletta in confronto», scherzando sulle dinamiche più tipiche di un drama televisivo che della vita reale. La colpa, si intuisce, sarebbe dell'attore, che viene anche raccontato come un uomo paranoico, al punto da tenere una pistola costantemente sotto il letto e, negli ultimi mesi della sua vita, quando questa paranoia pareva peggiorata, arrivare a puntarla proprio contro la sua guardia del corpo. Da quel giorno - racconta il libro - suo figlio Alain-Fabien sostituì i proiettili della pistola con munizioni finte.
Il Destino Tragico di Ari Boulogne
La madre di Ari, Nico, non ebbe un destino meno tragico. Morì nel 1988 a Ibiza a soli 49 anni per una stupida caduta dalla bici. I medici dell'ospedale scambiarono un'emorragia cerebrale con un'insolazione. Cristian, all'epoca, aveva 25 anni e restò solo. La strada fu in salita, per anni entrò e uscì da ospedali psichiatrici e centri di disintossicazione.
Ari Boulogne, presunto figlio illegittimo dell'attore Alain Delon, fu trovato senza vita nel suo appartamento parigino il 20 maggio del 2023. Christian Aaron Boulogne è morto nel 2023 a soli 60 anni, dopo una vita tragica segnata dalla depressione e dalle dipendenze. È mistero sulla morte di Ari Boulogne; non si sa nemmeno in che giorno sia morto con esattezza, probabilmente da un mese. Il suo corpo venne ritrovato soltanto un mese dopo, in stato di decomposizione avanzata, in un appartamento del 15° arrondissement di Parigi, dopo che una donna chiamò i soccorsi denunciando la scoperta. A stroncarlo fu un'overdose di eroina, e la donna con cui aveva una relazione è stata incriminata per omissione di soccorso. Una vita tormentata, quella di Ari, fatta di abusi di alcool e droga e profonde depressioni, dovute forse, secondo alcuni amici, dall'eterno rifiuto del padre di riconoscerlo e dargli il suo cognome. Aveva un lato del corpo paralizzato (emiplegico) e con grandi problemi di salute.
Alla notizia della sua morte, Anthony Delon, uno dei figli riconosciuti dell'attore, ha postato sulla sua pagina Instagram un messaggio commovente: “Riposa in pace Ari. Un destino tragico. Tristezza. Un pensiero per i suoi due figli”, sottolineando quindi una vicinanza, forse troppo chiara a tutti tranne che al presunto padre.
Alain-Fabien Delon: L'Eredità e la Ricerca della Propria Identità
L'ombra di Alain Delon si proietta anche sui suoi figli riconosciuti, in particolare su Alain-Fabien Delon, il più giovane. Alain-Fabien Delon è figlio di Alain Delon e dell'ex modella olandese Rosalie van Breemen. A un passo dai 25 anni (è nato il 18 marzo 1994), dopo un primo approccio con il fashion biz (ha sfilato per Gucci ed è stato volto di Dior qualche anno fa), Delon Jr sembra aver trovato la sua strada. Un futuro scripta manent, con un libro appena uscito in Francia e che racconta di un difficile rapporto padre-figlio (e che nonostante le apparenze Alain-Fabien sostiene fortemente non sia autobiografico), e un ritorno consapevole nel mondo del cinema (aveva già recitato nel 2012 nel controverso Gli incontri dopo mezzanotte di Yann Gonzalez ma non è un'esperienza che ama ricordare). E così da buon figlio di è pronto a mettere in conto, di nuovo, i paragoni con papà Alain Delon.

Alain-Fabien, bello e dannato (è stato espulso dal liceo una settimana prima del diploma e ama gli sport estremi, per capire il temperamento), ha avuto un'infanzia non facile per sua stessa ammissione, vissuta tra Francia (a Douchy paesino d'origine del padre), Olanda (patria della mamma) e Svizzera (dove ha "studiato") al fianco della sorella Anouchka (di quattro anni più grande e a sua volta attrice). Battaglie legali finite su tutti i giornali (il matrimonio tra Alain e Rosalie finisce nel 2002), recriminazioni indigeste, dichiarazioni affilate in cui senza mezzi termini si parla di "inferno familiare", ma che sembrano far parte del passato, merito forse anche dell'influenza della fidanzata Capucine Anav. La somiglianza dell'aspirante attore con l'amatissimo calciatore francese in forza all'Atletico Madrid Antoine Griezmann ha invaso i social. Ma tant'è, che senza interpellare esperti di fisionomia, la somiglianza più grande rimane quella con il padre: stesso sguardo tenebroso, stessa gestualità, stesso sorriso enigmatico (stessa spocchia?). La vita di Alain-Fabien è un'ulteriore testimonianza delle complesse dinamiche che hanno caratterizzato la famiglia Delon, un universo evidentemente complicato e per nulla sereno.