L'Allattamento e la Disabilità Fisica: Un Percorso di Forza, Cura e Sostegno

L'allattamento al seno rappresenta un pilastro fondamentale nella crescita e nello sviluppo dei neonati, un atto di nutrizione e legame che si rivela ancora più significativo in contesti di disabilità, sia per il bambino che per la madre. Il latte materno è l’alimento migliore per tua figlia o tuo figlio. È completo ed equilibrato e fornisce tutti i nutrienti di cui ha bisogno. Una delle sue caratteristiche più straordinarie è la capacità di adattamento: il latte materno, infatti, cambia composizione e consistenza nel tempo, e persino da una poppata all’altra, adeguandosi alle necessità del bambino e della bambina, una caratteristica che lo rende un alimento unico e speciale. Questa dinamicità non si limita solo alla fase iniziale, poiché durante il secondo anno di vita del bambino e della bambina diminuisce il lattosio e aumentano le proteine, i grassi e le sostanze che rinforzano il sistema immunitario. In questo periodo, infatti, il neonato inizia a scoprire il mondo circostante e ha bisogno di maggiore protezione. Si dice che con il tempo il latte materno diventi acqua, ma non è così, dimostrando la sua costante efficacia nutritiva e protettiva.

Oltre a favorire la normale crescita del neonato, l’allattamento al seno fa bene anche alla mamma. I benefici dell’allattamento si vedono anche nel lungo periodo, estendendosi alla salute fisica e psicologica materna. Questo atto naturale, intriso di significati biologici e affettivi, assume sfumature ancora più profonde quando si incontra con la realtà della disabilità fisica, affrontando sfide e scoprendo nuove vie di sostegno e resilienza. L'allattamento rappresenta una componente vitale del diritto di ogni bambino di godere del miglior stato di salute possibile, nel rispetto del diritto di ogni madre di prendere una decisione informata su come alimentare suo figlio, basata su informazioni complete sostenute da prove di efficacia, libere da interessi commerciali, e con il sostegno necessario che le consenta di portare a termine la sua decisione.

Allattamento in Italia: Tra Promozione, Sfide e Solidarietà

Nel panorama italiano, i dati raccolti dai sistemi di sorveglianza pugliesi evidenziano come solo una donna su cinque allatti esclusivamente al seno nei primi sei mesi di vita. Questa percentuale, che si discosta dalle raccomandazioni ottimali per la salute del bambino, spinge la Regione Puglia a promuovere l’allattamento al seno attraverso campagne di comunicazione e formando gli operatori sociosanitari, che informano le madri sui benefici dell’allattamento, aiutandole a decidere in modo consapevole. La promozione e il sostegno dell’allattamento rientrano nelle politiche nazionali, con una serie di raccomandazioni volte a favorire e sostenere l’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno, non solo per il neonato ma per l'intera comunità e le generazioni future.

A oggi, due donne su cinque usano il latte artificiale. In alcuni casi è una scelta, che va rispettata e sostenuta se presa in seguito a un’informazione corretta e indipendente da interessi commerciali. In altri, invece, si tratta di una necessità, dovuta a particolari situazioni cliniche. In queste circostanze, la Regione Puglia aiuta le donne con condizioni patologiche che impediscono l’allattamento nell’acquisto di sostituti del latte materno.

Una risorsa preziosa, sebbene ancora poco conosciuta, è la possibilità di donare il latte materno. Non tutti sanno che il latte materno si può donare. Esistono infatti le Banche del latte umano donato, strutture sanitarie che raccolgono, controllano, conservano e distribuiscono gratuitamente il latte donato, che è il più valido sostituto del latte della mamma quando questa non può allattare direttamente il proprio neonato. Questo sistema contribuisce a garantire salute ottimali anche per i bambini che non possono ricevere il latte dalla propria madre.

Nei primi giorni dopo il parto le ghiandole mammarie producono il colostro, o primo latte, un liquido giallo molto denso, vero e proprio concentrato di anticorpi, vitamine e altre sostanze che proteggono il neonato da malattie. Dopo pochi giorni arriva la montata lattea. Il colostro si trasforma prima in latte di transizione, un liquido più acquoso e biancastro, poi in latte definitivo, più chiaro e bianco. Questo processo naturale assicura che il bambino riceva sempre l'alimento più adatto alle sue esigenze in continua evoluzione.

Banca del latte umano donato

I Benefici Dell'Allattamento per Neonati con Esigenze Speciali

La nascita di un bambino è sempre un momento di grande gioia e aspettativa, ma quando un neonato nasce con bisogni speciali, le emozioni possono essere complesse. Congratulazioni per la nascita del tuo bambino. Che bello che tu voglia dare al tuo bambino speciale il dono del tuo latte. Potresti trovarti ad affrontare emozioni contrastanti. Come la maggior parte dei genitori, sei felice ed emozionata di conoscere il tuo nuovo bambino. Allo stesso tempo, potresti provare delusione, rabbia, impotenza e persino sensi di colpa. Concediti il tempo di elaborare queste emozioni. Ricorda che il tuo bambino è prima di tutto un bambino, e poi un bambino con bisogni speciali.

I bambini nati con sindrome di Down, labiopalatoschisi, problemi cardiaci, fibrosi cistica, disabilità neurologiche o altre esigenze particolari traggono beneficio dal latte materno e dall'allattamento al seno in maniera ancora più pronunciata. Il latte materno rafforza il sistema immunitario del tuo bambino ed è facilmente digeribile. Offre il nutrimento perfetto per mantenerlo il più sano possibile e per prepararlo a eventuali interventi chirurgici o trattamenti necessari. Questa protezione è fondamentale, poiché questi bambini possono essere più vulnerabili a infezioni o complicanze mediche. La suzione ripetitiva durante l'allattamento al seno stimola il rafforzamento delle labbra, della lingua e dei muscoli facciali del bambino, creando le basi per lo sviluppo del linguaggio, un aspetto cruciale per i bambini con bisogni speciali. Inoltre, l'allattamento al seno promuove la vicinanza tra madre e bambino, creando un legame speciale che è essenziale per il benessere emotivo di entrambi.

Strategie Pratiche per l'Allattamento di Bambini con Bisogni Specifici

Spesso un bambino con bisogni speciali è riluttante ad attaccarsi al seno. Tu e il tuo bambino potreste aver bisogno di un supporto extra durante l'allattamento. È fondamentale informare il tuo team medico che sei determinata ad allattare. Cerca di allattare al seno subito dopo il parto, se possibile. Sii paziente. Potrebbero volerci alcune settimane prima che il tuo bambino impari ad attaccarsi correttamente. La perseveranza è una chiave.

Se non riesci ad allattare subito dopo il parto, inizia a usare il tiralatte il prima possibile. Cerca di usare il tiralatte con la stessa frequenza con cui un bambino allatterebbe al seno, ogni due o tre ore nell'arco delle 24 ore. Impostare una sveglia può aiutarti a rispettare la frequenza e a mantenere una produzione di latte adeguata. Il latte tirato può essere somministrato con molti metodi di alimentazione alternativi. È meglio evitare biberon e ciucci, se possibile, poiché succhiare dal biberon è diverso dal succhiare al seno e può interferire con l'apprendimento dell'attacco.

Un integratore al seno può essere utile in questi casi. Questi sistemi contengono il latte in un piccolo biberon o in una sacca con un tubicino sottile attaccato per trasportarlo al bambino. Il tubicino può essere fissato al seno con del nastro adesivo, in modo che il bambino possa assumere più latte mentre impara ad allattare. Oppure puoi fissare il tubicino a un dito con del nastro adesivo e lasciare che il bambino lo succhi per prendere il latte. (Il dito è più simile al capezzolo che alla tettarella del biberon.) Alcuni operatori sanitari potrebbero non avere familiarità con questo metodo, il che rende ancora più importante educare e chiedere il supporto necessario. A volte il medico ti consiglierà di integrare un bambino con crescita lenta.

L'importanza dell'allattamento e come affrontarlo con serenità

In alcuni casi, il tuo bambino con bisogni speciali potrebbe non essere allattato esclusivamente al seno. È importante sottolineare che qualsiasi quantità di latte ricevuto, al seno, estratto e somministrato in bottiglia o somministrato tramite un altro metodo (supplente al seno, siringa, cucchiaio, sondino gastrico, Habermann Feeder) apporterà grandi benefici alla salute e allo sviluppo del tuo bambino. L'importante è garantire il nutrimento e il legame.

Allattamento di Bambini con Sindrome di Down: Dettagli e Accorgimenti

Per i bambini nati con sindrome di Down, pazienza e aspettative ragionevoli sono fondamentali quando si allatta al seno. Questi bambini sono spesso assonnati e tranquilli. Per garantire che il bambino riceva i nutrienti necessari e per avviare al meglio la produzione di latte, potrebbe essere necessario svegliarlo ogni due ore per poppate frequenti (almeno 8-12 volte al giorno). Un tocco e una stimolazione extra durante la poppata possono aiutare a incoraggiare la suzione attiva. Abbassare le luci nella stanza può incoraggiare il bambino ad aprire gli occhi, favorendo l'interazione. L'allattamento alternato è utile se il bambino si addormenta al seno; se il bambino inizia a perdere interesse per il seno, interrompi l'attacco e offri l'altro seno.

Posizioni di allattamento neonati Down

Presta particolare attenzione al posizionamento del bambino al seno. Cerca di tenere il corpo del bambino vicino al tuo, con mento e petto all'altezza del seno e con orecchie, spalle e fianchi allineati. Potrebbe essere utile usare dei cuscini extra per sostenerlo. Se deglutire e soffocare è un problema, prova a posizionare la testa del bambino più in alto del sederino. La posizione "a pallone da calcio" e quella "a pancia in giù" possono essere utili per facilitare una deglutizione sicura ed efficiente.

Un tono muscolare scarso, inclusa una scarsa forza muscolare nella lingua e nelle labbra, può rendere difficile l'attacco del bambino. Esistono diversi modi per sostenere il bambino per fornire supporto a testa, collo e schiena. La posizione della ballerina è particolarmente utile per i bambini con un tono muscolare basso. Per praticarla, tieni il braccio opposto al seno che offrirai. Usando la mano sullo stesso lato del seno che offrirai, prendi il seno con il pollice su un lato, il palmo sotto, l'indice rivolto verso l'esterno e le altre tre dita sull'altro lato del seno. Usa l'indice per sostenere la mandibola del bambino durante l'allattamento, fornendo un supporto essenziale per un attacco efficace.

I bambini con sindrome di Down possono avere la lingua sporgente che può premere contro il capezzolo e complicare l'attacco. Se il bambino è attaccato correttamente, dovresti riuscire a vedere la lingua del bambino infilata sotto il seno, appoggiata sulla gengiva inferiore. Quando attacchi il bambino al seno, osserva che la sua bocca si apre bene, con la lingua in avanti e verso il basso. Per incoraggiare il bambino a portare la lingua in avanti: usa l'indice per premere delicatamente il mento del bambino mentre si attacca. Questa apertura della mandibola farà sporgere ulteriormente la lingua dalla bocca. In alternativa, posiziona l'indice al centro della lingua del tuo bambino, incoraggiandolo a formare una specie di depressione. Spingi sulla lingua mentre estrai gradualmente il dito dalla bocca del bambino. Queste tecniche possono migliorare significativamente l'efficacia dell'allattamento. La percentuale di bambini Down nei quali la nutrizione si basa unicamente sull’allattamento varia da Paese a Paese e in Italia si stima un valore poco superiore al 40%, sottolineando la necessità di un supporto mirato.

La Maternità e l'Allattamento per Donne con Disabilità Fisica: Superare gli Ostacoli

Per una donna con handicap diventare mamma non è scontato, prima di tutto deve scontrarsi con i pregiudizi, le paure, i tabù, sia da parte della sua comunità che da parte dei professionisti della salute. Sono tante le domande che gli altri si pongono, come ad esempio se può trasmettere la sua disabilità al bambino, se è in grado di portare avanti una gravidanza e infine se sarà capace di occuparsi del bambino una volta nato. Questi interrogativi, spesso intrusi e inopportuni, creano un ambiente difficile per le future madri con disabilità.

Antonella, mamma di 33 anni con diplegia spastica dovuta a paralisi cerebrale infantile, racconta la sua esperienza: «Quando ho contribuito a creare DisabilmenteMamme non c’era l’intenzione distinguersi dagli altri gruppi, ma semplicemente quella di aiutare in maniera pratica le donne con disabilità che eventualmente avessero voluto intraprendere il percorso di maternità. Poi il gruppo si è aperto a tutte le donne per non sentirci più sole. Volevo che il gruppo fornisse un supporto concreto, che coinvolgesse diverse figure professionali - lo psicologo, l’assistente sociale e altre persone specializzate in svariati campi - per dare risposte pratiche alle questioni che ogni donna deve affrontare, soprattutto quelle legate alla disabilità. Volevo che le donne potessero porre le loro domande senza paura. Prendi, per esempio, un’assistente sociale, chi non ha paura dell’assistente sociale? Io volevo dare alle donne la possibilità di confrontarsi con questi esperti senza paura e senza spendere un centesimo». Antonella ha evidenziato come gli ostacoli si trovino sin da subito, a partire da una semplice visita ginecologica in cui si vede la ginecologa spaventata perché non sa come fare la visita. «Se poi sei pure incinta, ti guardano come a farti capire “chi te l’ha fatto fare?”».

Samanta, 39 anni, laureata in Filosofia e mamma di una bimba di quasi 6 anni, vive con una paralisi cerebrale infantile dalla nascita. Le sue mani spesso non sono state collaborative, ma ha sovvertito molti pronostici nefasti fatti alla sua nascita, camminando e parlando nonostante le previsioni. «Ho sovvertito molti pronostici nefasti fatti alla mia nascita: dicevano che non avrei camminato né parlato, ma faccio entrambe le cose, anzi sono quasi logorroica». Racconta di aver subito una violenza ostetrica tale che l'ha costretta a cambiare struttura e ospedale per partorire sua figlia. «L’ostacolo principale consiste nel fatto che si cerca di far desistere una donna dal diventare madre. Questa pressione viene esercitata prima da chi è vicino alla donna, poi dai sanitari e dai diversi professionisti. La ginecologa che mi seguì, di cui non farò il nome, mi disse in faccia: “Come le è venuto in mente di intraprendere una gravidanza nelle sue condizioni (fisiche)?”, alludendo alla mia disabilità motoria. Ecco questo è il pensiero tipico e pregiudizievole di molte persone, e la cosa grave è che spesso a pensare così sono i medici, che hanno atteggiamenti abilisti e ignorano le condizioni e i diritti delle future mamme con disabilità. Diritti, come quello di scegliere le cure e le modalità di parto che considerano migliori per se stesse». Samanta, con la sua testardaggine, ha avuto un parto naturale, che a molte donne con disabilità motoria spesso non è concesso, infatti il protocollo solitamente prevede che venga eseguito un parto cesareo programmato. «Dicevano anche che non avrei mai allattato, perché le madri disabili non allattano (come se non fossimo donne con un corpo come tutte): invece ho allattato a termine fino a 4 anni e 8 mesi della mia bimba, e presto vorrei diventare una mamma consulente in allattamento (una mamma peer)».

Margherita, 42 anni, vive in provincia di Cagliari e ha conosciuto il gruppo DisabilmenteMamme a fine gravidanza. Lei ha vissuto l'esperienza di essere madre, e anche la scoperta degli ostacoli, assieme alle altre madri, e questo supporto l'ha sostenuta in tutte le fasi. «Dal raccontarsi al chiedere consiglio per l’allattamento, da come tenerlo in braccio a come cullarlo, fino ad ora che cammina, e non è facile seguire e fare la propria parte come madre. L’ostacolo più grande che trovo è la poca conoscenza della disabilità, che è parte della persona e non tutta la nostra vita».

Laura sottolinea che «Nessuno parla di maternità e disabilità. Noi siamo madri come le altre, ma non possiamo nascondere che per noi affrontare una gravidanza e una maternità pone delle difficoltà differenti, e quindi abbiamo bisogno di adeguare le risposte alle nostre esigenze. Una mamma “normodotata” può però trarre spunto da qualche nostro suggerimento, perché se un’attività è inclusiva, vuol dire che è veramente per tutti». La sua campagna #diversamenteincinta, lanciata durante la gravidanza, ha avuto un enorme successo, mostrando per la prima volta una donna con disabilità al grande pubblico come una donna normale.

Con l’allattamento al seno la mamma farà una cosa che nessun altro può fare per il suo bambino, questo aumenterà la sua fiducia come mamma e rinforzerà il suo legame con il bambino. Sicuramente per poter riuscire ad allattare la donna avrà bisogno di un aiuto più o meno impegnativo, a seconda della sua disabilità. Ad esempio una mamma che è cieca dovrà imparare inizialmente a come posizionare il bambino, come attaccarlo al seno e come valutare se il bambino sta poppando in modo corretto. Per questo le mamme disabili hanno bisogno di un sostegno da parte dei professionisti della salute, soprattutto in ospedale al momento del parto per avviare bene l’allattamento, e poi anche da parte di altre madri come loro. Questo sostegno è fondamentale per superare le barriere pratiche e psicologiche.

Madre con disabilità allatta il suo bambino

Voci di Madri: L'Esperienza di "DisabilmenteMamme"

In Italia ci sono vari gruppi di donne con disabilità nati nell’àmbito dell’associazionismo. Tuttavia, il gruppo DisabilmenteMamme è nato spontaneamente, per rispondere a un’esigenza molto specifica e ancora elusa, che mette insieme disabilità e maternità. Si tratta di uno spazio dove si scambiano notizie, piccoli trucchi per svolgere attività in autonomia, si raccontano le vacanze, i progressi dei figli, e hanno ideato e realizzato un loro logo.

Antonella, Samanta, Margherita, Pina e Laura sono le donne che danno voce a questa realtà. Samanta si definisce una persona e una mamma tendenzialmente testarda, che sceglie sempre, consciamente o inconsciamente, la strada più originale, quella che percorrerebbero in pochi. Pina, 45 anni, laureata in Giurisprudenza, ama leggere e studiare e questa scoperta le ha aperto un mondo comunicativo molto vasto, rendendola felice per la possibilità di imparare tante cose con il supporto di tutte. Laura è una persona a cui vanno strette le etichette e le convenzioni sociali, ha sempre lottato per conquistare un posto nel mondo e per avere le stesse opportunità delle persone cosiddette “normodotate”.

Samanta spiega la diversità del gruppo: «La nostra diversità consiste proprio nel voler normalizzare la genitorialità e la disabilità, far capire a più persone possibili che essere madre e persona con disabilità si può, e anzi è una cosa normale e dovrebbe essere una scelta libera che rientra nel diritto di autodeterminarsi. Condividendo le nostre esperienze da mamme, vogliamo semplicemente questo, non essere considerate come “straordinarie” o “poverine”, ma mamme come tutte le altre, seppur con certe difficoltà e adattamenti».

Margherita aggiunge che «È vero che con i social network si possono trovare tanti gruppi che in diversi modi e nei diversi settori si occupano di disabilità, ma penso che la nostra peculiarità sia da ritrovarsi nella quotidianità degli eventi e nella diversità di approccio che riguarda ognuna di noi. Le nostre attività scaturiscono dall’amicizia e sono finalizzate al sostegno reciproco, sia pure tramite i social network». Pina ribadisce: «Noi ci distinguiamo perché le nostre vite sono tutte diverse, nonostante la patologia sia la stessa; inoltre io mi reputo molto fortunata perché siamo molto unite e cresciamo insieme».

I riscontri da quando gli scambi del gruppo sono diventati pubblici sono stati in gran parte positivi. Samanta afferma: «Molte persone hanno capito e condividono i nostri percorsi e i nostri successi. Tanti sono curiosi e si avvicinano facendo domande e chiedendo aiuto, e noi, negli anni, abbiamo aiutato tante donne. Alcune sono diventate mamme dopo averci conosciuto, hanno preso coraggio sapendo che qualcun’altra ci era già passata». Antonella aggiunge che «Stiamo ancora lavorando tanto, però nel nostro piccolo diamo l’opportunità alle donne di confrontarsi l’una con l’altra e di capire che non sono sole». Questi scambi possono consistere nel condividere come si cambi il bambino quando si è a casa altrui; che scarpe si mettano d’estate per stare più comoda; che tipo di carrozzina si usi se la lavatrice perde e si allaga il bagno; come si lavi il pavimento, eccetera eccetera. Sono situazioni apparentemente banali, che però possono veramente costituire una difficoltà pratica, e trovare le risposte in un gruppo aiuta. «C’è un passo della Bibbia che dice “Nella moltitudine dei consiglieri c’è la riuscita”, quindi nulla di più saggio che condividere le esperienze», conclude Antonella.

Pina ha realizzato che «vi è un deficit molto marcato per quanto riguarda la disabilità dovuto alla poca conoscenza e alla mancata collaborazione delle Istituzioni». Questo conferma la necessità di un'azione collettiva e di sensibilizzazione.

L'importanza dell'allattamento e come affrontarlo con serenità

Il Futuro di "DisabilmenteMamme" e la Visione Collettiva

Il gruppo "DisabilmenteMamme" ha ambizioni significative per il futuro, con l'obiettivo di ampliare il proprio impatto e sostegno. Antonella dichiara: «Stiamo diventando un’Associazione e stiamo creando dei bellissimi progetti con i Centri Antiviolenza. Continueremo ovviamente con i nostri eventi e con i contributi degli esperti. Abbiamo in cantiere tante belle novità che speriamo si realizzino, però non facciamo spoiler nel caso non si dovessero realizzare. C’è anche già la rubrica Filo diritto con Pina, che ricomincerà adesso e speriamo possa essere molto utile».

Samanta spiega ulteriormente: «Il prossimo passo, oltre alla pubblicazione e alla sponsorizzazione del libro, sarà quello di costituirci come Associazione, per poter collaborare con diverse realtà, scuole e istituzioni, nonché per portare il messaggio sempre più lontano e più capillarmente possibile, partendo magari dalla sensibilizzazione nelle scuole e dei bambini, oltreché degli adulti». Margherita conferma: «Speriamo che DisabilmenteMamme cresca per aiutare a capire che convivere con la disabilità non è facile, ma che, ognuno a suo modo, può vivere pienamente ogni esperienza. Con questo spirito presto saremo un’Associazione». Pina aggiunge, «Sì, vogliamo crescere ed essere un ottimo strumento di conoscenza per gli altri».

Le madri di "DisabilmenteMamme" hanno anche ideato un logo molto curato. Samanta rivela che «Il logo è stato ideato e pensato da tutte, ma la realizzazione è stata fatta internamente da me. In esso è raffigurato l’albero della vita, che è sempre stato per me un simbolo potente che rappresenta la forza, la rinascita, il tempo che passa e la resilienza». Il logo ha una forma circolare, in modo da far capire che da bambina a donna e mamma è tutto un cerchio, la vita che si rinnova e si rinforza. Le radici sono quelle della mamma, la chioma e i colori sono il futuro e indicano tutte le nostre diversità e caratteristiche. Margherita conclude: «Per il logo dobbiamo ringraziare la creatività di Samanta che ha saputo esprimere su carta e con il colore cosa sono per noi la disabilità, l’indipendenza e la maternità, i concetti a cui si richiama il gruppo DisabilmenteMamme. Si tratta di un albero con delle radici che sono la nostra Vita, l’esperienza e l’amicizia, un bagaglio che poi speriamo di lasciare in primis ai nostri figli, e poi anche a chi segue il nostro percorso tramite i social network e le altre iniziative che verranno in futuro». Pina vede nel logo un significato molto importante perché «è il frutto di tanto lavoro da parte della persona che lo ha creato, alla quale sono immensamente grata».

Un progetto ambizioso in cantiere è un libro. Antonella anticipa che «Sarà un libro bellissimo, un libro utile perché conterrà anche interviste ad assistenti sociali, psicologi, ginecologi, avvocati, fisioterapisti, fisiatri ecc. Ci sarà un’intervista alla dottoressa Domenica Taruscio, la direttrice del Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità. Ci saranno i riferimenti delle altre Associazioni con cui collaboriamo, e che potranno essere d’aiuto a chi legge il libro. Ci saranno le nostre storie e anche quelle di donne con genitori con disabilità, c’è la storia di una donna che ha una figlia con disabilità. Quindi penso che ognuna di noi avrà la possibilità di rispecchiarsi e di trovare indicazioni utili e pratiche». Samanta aggiunge che «Il libro conterrà diversi racconti ed esperienze personali e biografiche, oltreché interventi di specialisti che avvalorano le nostre scelte e affermano, facendo riferimento alle proprie competenze sanitarie e professionali, che molte cose sono possibili e, anzi, preferibili a protocolli imposti e uguali per tutti». Margherita afferma che «Il libro racconterà di noi da diversi punti di vista, e mostrerà la nostra eterogenea natura, ma anche la nostra amicizia». Pina lo definisce «un sogno che si realizza e racchiude le nostre vite e le nostre esperienze», mentre Laura lo vede come un volume che «conterrà le nostre esperienze, la nostra quotidianità. Il nostro amore per la vita».

Allattamento e Attività Fisica: Sfatare i Miti per il Benessere Materno

Un'altra area in cui le madri possono incontrare dubbi e disinformazione riguarda il binomio allattamento e sport. Circola il mito che lo sport inacidisca il latte materno, una credenza infondata che può scoraggiare molte neo-mamme desiderose di recuperare la forma fisica. Tutto falso. Praticare attività sportiva durante il periodo dell’allattamento non compromette le qualità e la quantità del latte materno e gli ottimi benefici per il neonato. A dimostrarlo sono numerose ricerche scientifiche che rassicurano tutte quelle neo-mamme che vogliono ritornare in forma dopo il parto senza rinunciare al piacere di allattare al seno il proprio bambino.

Uno studio della University of North Carolina di Greensboro, ha mostrato, ad esempio, come l’attività fisica sia positiva per la qualità del latte materno. L'attività fisica, infatti, favorirebbe la produzione degli acidi grassi polinsaturi (LC-PUFA) nel latte materno. Nello specifico, aumenterebbe la produzione degli acidi alpha-linolenico e linoleico, essenziali per il corretto nutrimento del bambino. Questi acidi grassi sono cruciali per lo sviluppo cerebrale e visivo del neonato, evidenziando un ulteriore vantaggio dell'esercizio moderato.

Un altro studio statunitense, condotto dalla Emory University di Atlanta e pubblicato sulla rivista Pediatrics, ha dimostrato che un moderato esercizio fisico non altera la qualità del latte materno e comporta benefici per la salute delle donne. L’equipe di ricercatori, guidata da Cissy Geigerman, ha studiato un campione di donne con figli di circa 3 mesi. Dall’analisi è emerso che il latte materno non ha subìto alterazioni in seguito alla pratica dell’attività fisica e che le donne sportive hanno registrato migliori condizioni del sistema cardiovascolare. L’esercizio fisico non ha modificato la qualità del latte materno sia per quel che riguarda le sostanze nutritive in esso presente, come proteine, zuccheri, grassi, vitamine e sali minerali, sia per quel che concerne gli anticorpi e le sostanze di difesa utili per lo sviluppo del sistema immunitario del bambino.

L’attività fisica, come precisano i ricercatori, deve essere moderata. Le mamme dovrebbero evitare di eccedere nella fatica dato che allattare al seno un bambino comporta un consumo di circa 500 calorie al giorno. Un eccessivo esercizio fisico come può succedere nello sport a livello agonistico, inoltre, può determinare un aumento del contenuto di acido lattico nel latte materno. L’aumento dell’acido lattico non è nocivo per il bambino, ma può rendere meno gradevole il gusto del latte per il bambino. In questo caso, se la mamma non intende rinunciare allo sport, può estrarre con il tiralatte il latte prima dell’attività fisica per poi darlo al bambino quando necessario, oppure attendere un breve periodo dopo l'esercizio prima della poppata. Gli studiosi, però, sono concordi con l’idea di praticare attività fisica con moderazione, bilanciando i benefici con le esigenze del recupero post-partum e dell'allattamento.

L'allattamento al seno non ha controindicazioni per la mamma, anzi procura molti benefici ed è il miglior alimento per i neonati. Muoversi quotidianamente produce, infatti, effetti positivi sulla salute fisica e psichica della donna riducendo sintomi come ansia, stress e depressione. Dopo il parto lo sport, con la dieta, aiuta a smaltire i chili accumulati, a recuperare la forma fisica ed a migliorare l’umore. L’importante è non strafare! Le donne che allattano possono allenarsi, ma senza affaticarsi troppo poiché l’allattamento al seno richiede energie ed è bene che la mamma non esegua allenamenti eccessivi che potrebbero interferire con la produzione e la qualità del latte. Una moderata attività fisica aumenta, inoltre, la produzione di latte. È importante, poi, rispettare i tempi del piccolo. La mamma deve fare attività fisica fra un pasto e l’altro, senza sconvolgere i ritmi del bambino. In generale, durante la pratica dell’attività fisica è bene ricordarsi di bere molto perché muovendosi si suda e si perdono liquidi. L’acqua è la materia prima che serve per produrre il latte materno, rendendo l'idratazione un fattore critico.

Politiche e Supporto Istituzionale per l'Allattamento: Un Impegno Globale

Il sostegno all'allattamento al seno non è solo una questione individuale o di gruppo, ma un impegno collettivo che si traduce in politiche e programmi a livello nazionale e internazionale. L'allattamento al seno è parte integrante delle politiche nazionali e prosegue nella fase della prima infanzia, con l'obiettivo di garantire i più alti standard assistenziali per la cura dei neonati. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l'UNICEF sono tra le principali organizzazioni che guidano questo sforzo globale, promuovendo il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, siglato nel 1981, e le successive pertinenti risoluzioni della Assemblea Mondiale della Sanità. Questo codice mira a proteggere le madri e i professionisti dalle pressioni commerciali indebite.

Nel 1991, OMS e UNICEF hanno lanciato la Baby-Friendly Hospital Initiative (BFHI - Ospedale Amico dei Bambini e delle Bambine), e da allora oltre 117 paesi hanno implementato i Dieci Passi nei loro punti nascita. Lo scopo dell’Ospedale Amico dei Bambini e delle Bambine è di garantire che madri, neonate e neonati ricevano cure tempestive e adeguate prima e durante la loro permanenza in un punto nascita. Questo richiede un insieme di pratiche assistenziali precoci e appropriate, e supporto continuo da parte di professionisti e professioniste qualificati.

Il percorso per diventare struttura amica prevede di ri-orientare i servizi nell’ottica delle famiglie, mettendole al centro e agendo di conseguenza; intraprendere un cambiamento culturale dell’assistenza e della formazione; proteggere famiglie ed operatori da pressioni commerciali rispettando il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno. L'assistenza che la madre e il neonato ricevono nei primi giorni del post partum è destinata ad influenzare l’andamento dell’allattamento, la loro salute e le loro vite.

Logo Ospedale Amico dei Bambini

I Passi riguardano Politiche e procedure a sostegno dei 10 Passi, Competenze di counselling fondamentali, Informazioni nel periodo prenatale, Assistenza al parto e nell’immediato post partum, Aiuto pratico per una madre che allatta, Assistenza a madri e bambini con bisogni speciali, e Assistenza alla dimissione. Tutti gli operatori e operatrici a contatto con donne in gravidanza, madri e bambini, dovranno adottare standard di buone pratiche assistenziali, che hanno lo scopo di proteggere, promuovere e sostenere la fisiologia della nascita, l’avvio e il proseguimento dell’allattamento, nonché lo sviluppo di un forte legame fra genitori e figli.

Il percorso di riconoscimento OMS/UNICEF basato sulle evidenze accompagna le strutture in un processo di cambiamento. Una mamma partecipa alla visita di controllo della sua bambina all’Ospedale Amico San Raffaele di Milano, un esempio concreto di come queste iniziative prendano forma. Le strutture sanitarie interessate a ottenere questo riconoscimento devono seguire gli Standard per le Buone Pratiche previsti per gli Ospedali. Nel percorso per diventare Ospedale Amico sono previste tre fasi di valutazione: Valutazione Fase 1 - Visita alla struttura e verifica documentazione; Valutazione Fase 2 - Competenze degli operatori; Valutazione Fase 3 - Assistenza alle donne; il tutto accompagnato da contatti regolari con rappresentanti dell’UNICEF.

A livello giuridico, le politiche di protezione sociale supportano la maternità e la paternità, come evidenziato dal D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che contiene disposizioni a tutela della maternità e alla paternità. Questo decreto legislativo è cruciale per la tutela e il sostegno della maternità e paternità, applicandosi anche alle lavoratrici parasubordinate. Tali norme mirano a sostenere sia la madre che il padre nei primi anni di vita del bambino, fornendo un quadro che va oltre la semplice assistenza sanitaria e promuove una cultura inclusiva.

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