L'allattamento al seno è riconosciuto universalmente come la modalità più naturale e salutare per nutrire un neonato, eppure, è anche un'abilità che si apprende, così come si impara a guidare. Durante il primo mese, non è raro che alcune mamme e alcuni neonati possano incontrare degli ostacoli, poiché occorrono tempo e pratica affinché diventi un gesto istintivo per entrambi. Affrontare precocemente le sfide poste dall'allattamento al seno significa avere migliori possibilità di avviare una buona produzione di latte e di continuare ad allattare più a lungo, garantendo al bambino tutti i benefici inestimabili che ne derivano. Tuttavia, le difficoltà non sono solo di natura fisiologica o tecnica; esse si estendono a fattori socio-culturali, economici e, non di rado, a vere e proprie manifestazioni di discriminazione, sia velate che esplicite, che ostacolano le madri nel loro percorso. Comprendere le cause e le conseguenze di queste dinamiche è fondamentale per promuovere una cultura del sostegno e della protezione dell'allattamento materno.

Le Sfide Fisiologiche e Pratiche dell'Allattamento al Seno: Un Percorso di Apprendimento Costellato di Ostacoli
Il primo mese di allattamento è un periodo di adattamento reciproco, in cui madre e bambino imparano a coordinarsi. Nonostante la sua natura istintiva, molteplici problemi possono sorgere, rendendo il percorso faticoso e, talvolta, scoraggiante. Superare queste difficoltà comuni è cruciale per stabilire una buona produzione di latte e per proseguire con successo l'allattamento.
Noduli Dolorosi al Seno: Segnali di Allarme
Noduli e bozzoli al seno possono comparire durante l'allattamento per una serie di motivi. Uno dei più comuni è la presenza di un dotto bloccato che provoca la formazione di un nodulo duro, che può essere doloroso e sensibile. La gestione tempestiva di tale condizione è essenziale per prevenire complicazioni più gravi.
- Massaggio e Calore: Per favorire lo sblocco del dotto, è consigliabile massaggiare la zona interessata, specialmente durante l'allattamento e l'estrazione. L'applicazione delicata di un asciugamano caldo sul seno, o una doccia o un bagno caldi prima di allattare, può aiutare ad alleviare il dolore e a stimolare il flusso del latte.
- Allattamento Continuato e Drenaggio: È importante continuare ad allattare normalmente per evitare un accumulo di latte che può, a sua volta, provocare mastite. Estrarre il latte dal seno interessato dopo le poppate può garantire un buon drenaggio del latte e favorire lo sblocco del dotto, permettendone il corretto funzionamento. L'utilizzo di un tiralatte può essere un valido aiuto in questo processo.
- Terapia a Ultrasuoni: Se si soffre spesso di dotti bloccati, un consulente o specialista per l'allattamento potrebbe consigliare la terapia a ultrasuoni, eseguita da fisioterapisti, che può favorire la ripresa del flusso di latte.
- Quando Consultare un Professionista: È fondamentale consultare un professionista sanitario se si notano segnali di infezione, come seno arrossato e dolente o sintomi simili all'influenza (febbre alta, dolori, mal di testa), o se si ritiene che il nodulo non sia collegato all'allattamento al seno.
Seno Arrossato e Dolente: Il Pericolo della Mastite
Se uno o entrambi i seni sono arrossati e dolenti e la causa non è riconducibile a un dotto bloccato, è probabile che si soffra di mastite, una condizione causata dall'infiammazione del tessuto mammario. I sintomi includono un'area arrossata e calda, sensibilità al tocco e sintomi simili a quelli dell'influenza, come sensazione di caldo e freddo, dolori ossei e una temperatura superiore ai 38,5 °C. La mastite deve essere curata immediatamente, perché può peggiorare nel giro di poche ore.
Le possibili cause della mastite sono molteplici: un dotto bloccato e non curato, batteri entrati nel seno attraverso capezzoli screpolati o danneggiati, un attaccamento inadeguato al seno, lunghe pause tra una poppata e l'altra, seni troppo pieni, l'indossare reggiseni o indumenti troppo stretti e che "affondano" nella pelle, uno svezzamento repentino del bambino o una produzione eccessiva di latte.
- Cure e Auto-Aiuto: Oltre a consultare il medico, si può alleviare il dolore con paracetamolo o ibuprofene (evitando l'aspirina), seguendo le istruzioni sulla confezione. È cruciale continuare ad allattare al seno o a estrarre il latte in modo frequente, poiché il bambino può continuare a nutrirsi tranquillamente del latte materno. Il flusso del latte aiuterà a riaprire eventuali dotti bloccati e a prevenire un ulteriore accumulo, mentre interrompere improvvisamente l'allattamento potrebbe aggravare i sintomi. Potrebbe essere necessario estrarre il latte rimasto dopo ogni poppata. Offrire il seno interessato per primo può favorirne il corretto drenaggio. Riposare, bere molti liquidi e mangiare cibi nutrienti sono aspetti fondamentali per la guarigione. Massaggiare la zona interessata sotto la doccia calda o mentre si fa un bagno caldo, o applicare pressione con un asciugamano caldo, può sbloccare il dotto e alleviare i sintomi prima di allattare. Dopo le poppate, un impacco freddo può ridurre l'infiammazione.
Esaustione Materna: La Fatica delle Prime Settimane
Talvolta, nelle prime settimane, l'allattamento al seno può sembrare stancante e interminabile. È normale allattare il bambino a intervalli brevi, giorno e notte, mentre la madre si sta ancora riprendendo dal parto. La stanchezza è un fattore significativo che può influenzare la capacità della madre di proseguire l'allattamento.
- Priorità al Benessere: Prendesi cura di sé è essenziale. Anche se più facile a dirsi che a farsi con un neonato, è fondamentale cercare di riposare il più possibile, mangiare in modo sano e regolare e bere molta acqua. Chiedere aiuto al partner, ai familiari e agli amici è cruciale; se possibile, assumere qualcuno che dia una mano può fare la differenza.
- Posizioni Rilassanti: Allattare da distesa può risultare più rilassante e provocare minore pressione su eventuali punti dolenti, punti di sutura o cicatrici da taglio cesareo.
- Mantenere le Poppate: Nonostante la tentazione di saltare una poppata per riposare, alimentando il bambino con il biberon, durante le prime quattro settimane è consigliabile avviare la produzione di latte allattando al seno. Una volta che l'allattamento al seno sia ben avviato, si può provare a somministrare un biberon di latte estratto, ma fino ad allora, è meglio chiedere a familiari e amici di occuparsi di altre faccende, mentre la madre si concentra sull'allattamento.
Produzione di Latte Materno: Scarsa o Eccessiva
È facile perdere fiducia nella produzione di latte del proprio seno, soprattutto quando il bambino ha scatti di crescita, normali a tre-quattro settimane. Si potrebbe pensare che il numero di poppate sia aumentato perché la produzione di latte non è più sufficiente, ma se il bambino continua a bagnare e a sporcare lo stesso numero di pannolini, è probabile che si nutra più spesso per avere conforto, sentendosi al sicuro grazie all'allattamento al seno. Viceversa, l'iperlattazione, ossia la produzione eccessiva di latte, può provocare difficoltà nell'allattamento al seno per la madre e il bambino. Mentre la madre può essere afflitta da seni gonfi che hanno perdite e sono fastidiosi, il bambino potrebbe fare fatica ad attaccarsi al seno, soffocarsi a causa del flusso di latte troppo veloce e non riuscire a terminare adeguatamente la poppata.
- Per Scarsa Produzione: Evitare di integrare le poppate con latte in polvere a meno che i consulenti sanitari siano preoccupati dell'aumento di peso o dei livelli di idratazione del bambino. Continuare a offrirgli il seno così da aumentare in modo naturale la produzione di latte, che presto sarà di nuovo al passo con le esigenze del bambino. Non seguire un programma di alimentazione, ma allattare il bambino ogniqualvolta te lo chiede, affinché la produzione sia in linea con il suo fabbisogno. L'uso di un tiralatte può aumentare la produzione di latte, continuando però anche ad allattare al seno.
- Per Eccessiva Produzione (Iperlattazione): Rimuovere una piccola quantità di latte materno all'inizio di ogni poppata per ridurre la forza di erogazione, senza estrarne troppo per non peggiorare la produzione. Estrarne quanto basta per alleviare il dolore, manualmente o con un tiralatte. Utilizzare un asciugamano o un panno in mussola per assorbire il latte in eccesso o indossare una coppa raccoglilatte sull'altro seno. Assicurarsi che il bambino si senta sostenuto, tenendolo in modo fermo e in una posizione comoda in cui riesca a muovere la testa. Parlargli dolcemente durante il veloce flusso di latte iniziale per ridurre le probabilità che venga colto di sorpresa e si allontani dal seno. Chiedere consiglio a un consulente o specialista per l'allattamento, che potrebbe suggerire l'allattamento da un solo seno per volta o per un intervallo specifico di ore per regolare la produzione. Essere pazienti, poiché i problemi nella produzione di latte solitamente si risolvono dopo qualche settimana.
Asimmetria del Seno: Una Situazione Comunes
Il bambino potrebbe preferire attaccarsi a un seno piuttosto che all'altro oppure uno dei due seni potrebbe produrre più latte rispetto all'altro; i seni potrebbero quindi essere di misure o di forme diverse. È una situazione molto comune durante l'allattamento al seno, ma non deve essere motivo di preoccupazione. Se non crea problemi a madre o bambino, non occorre fare nulla; ma se provoca disagio, esistono alcune tecniche.
- Tecniche di Gestione: Offrire per primo il seno meno usato a ogni poppata, visto che il bambino all'inizio succhia più energicamente. Utilizzare un tiralatte per favorire l'aumento della lattazione nel seno meno efficiente. Non trascurare il seno più pieno, continuando ad allattare anche dal seno più grande per evitare dotti lattiferi bloccati o mastite.
- Consulto Medico: A volte il fatto che si alimenti da un solo lato potrebbe essere dovuto a un'infezione all'orecchio del bambino, per cui alcune posizioni possono provocargli malessere; una posizione più verticale può essere d'aiuto. In caso di infezione al seno materno, invece, il gusto del latte potrebbe cambiare e non piacergli al bambino.
Vesciche e Puntini Bianchi sul Capezzolo: Dolore Localizzato
Le frequenti poppate a volte possono provocare uno sfregamento doloroso o una bolla di sangue sul seno, sul capezzolo o sull'areola. Analogamente, se l'ingresso di un dotto lattifero si ostruisce a causa di latte addensato o se vi si forma sopra un sottile strato di pelle, si potrebbe notare un puntino bianco o giallo sulla punta del capezzolo. I dotti lattiferi ostruiti, a volte chiamati vesciche da latte o vescicole, possono provocare ad alcune mamme un dolore localizzato, soprattutto durante l'allattamento al seno o l'estrazione. Altre non provano alcun dolore. Le vescicole bianche possono durare giorni o settimane, fino a quando la pelle finalmente si rompe e il latte rappreso può uscire.
- Gestione delle Vesciche da Sfregamento: Chiedere a un consulente per l'allattamento o a uno specialista di controllare l'attacco del bambino, poiché un attacco superficiale può causare vesciche. Prendere paracetamolo o ibuprofene per alleviare il dolore, provando diverse posizioni di allattamento per evitare pressione sull'area dolente. L'uso di una crema alla lanolina ultra pura può alleviare il dolore. Indossare dei proteggi capezzoli può evitare irritazioni e favorire la guarigione tramite la circolazione dell'aria, o provare con i cuscinetti idrogel raffreddati. Estrarre il latte con un tiralatte può essere un'alternativa per ottenere latte senza peggiorare la vescica, assicurandosi di usare una coppa della misura corretta. Non schiacciare la vescica per evitare infezioni. Consultare un medico se il problema persiste e provoca dolore.
- Gestione dei Puntini Bianchi (Vescicole da Latte): Seguire i consigli per le vesciche da sfregamento. Se il latte rappreso è sporgente, provare a rimuoverlo delicatamente con le unghie pulite. Continuare ad allattare al seno o a estrarre il latte per stimolare il ripristino del normale funzionamento del dotto. Non succederà nulla al bambino se si sblocca durante l'allattamento. Applicare un asciugamano caldo e umido sulla vescicola prima di allattare o estrarre il latte per sollecitare l'apertura del dotto, provando anche a strofinarla rapidamente. Estrarre il latte manualmente prima di allattare per provare a spingere il latte rappreso. Se non aiuta, allattare o estrarre normalmente, ripetendo più volte al giorno. Immergere un batuffolo di cotone in olio d'oliva e inserirlo nel reggiseno accanto al capezzolo può aiutare ad ammorbidire la pelle. Se il problema persiste, consultare un medico, che potrebbe rimuovere l'ostruzione con un ago sterile.
Dolore ai Capezzoli: Sintomo di Infezioni
È normale che i capezzoli siano sensibili al tocco o addirittura dolenti nelle prime fasi di allattamento al seno, ma solitamente il problema si risolve nel giro di qualche giorno. Se l'attacco al seno del bambino è già stato controllato da un esperto e il dolore ai capezzoli persiste o si presenta ogni volta che si allatta al seno, per risolvere il problema potrebbe essere necessario l'aiuto di un medico, poiché si potrebbe avere un'infezione batterica o il mughetto (candida).
Sintomi comuni includono capezzoli che bruciano, prudono o pizzicano; dolore che aumenta con il contatto con gli abiti; dolore persistente nonostante le modifiche all'attacco; capezzoli sensibili al tatto; fitte, dolore lancinante o molto acuto; seno dolorante durante le poppate e fino a un'ora dopo; capezzoli di colore rosa acceso; un cambiamento nel colore o nell'aspetto dell'areola, che diventa rosa acceso, più scura, secca o screpolata; uno sfogo cutaneo bianco sull'areola o sul seno. È importante fare attenzione anche ai sintomi del bambino: macchie o patina bianca e spessa sulla lingua, chiazze bianche sulle guance che non si riescono a rimuovere, un'eruzione cutanea di un rosso acceso con macchie sul sedere, che non scompare dopo aver utilizzato una crema per eritema da pannolino.
- Trattamento Medico: Consultare un medico è fondamentale. Il consulente sanitario vorrà probabilmente eseguire un tampone dei capezzoli per verificare la presenza di un'infezione e il suo tipo. Le infezioni batteriche vengono curate diversamente rispetto al mughetto (candida), perciò è opportuno iniziare il trattamento corretto il prima possibile.
I Benefici Inequivocabili dell'Allattamento Materno e i Rischi Connessi alla Sua Interruzione
Nonostante le sfide iniziali, i vantaggi dell'allattamento al seno sono di certo superiori agli svantaggi, come sottolineato dalle principali organizzazioni sanitarie mondiali. La sospensione dell'allattamento comporta alcune conseguenze documentate, sia per la madre che per il bambino, evidenziando l'importanza cruciale di superare gli ostacoli e di fornire il necessario supporto.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nelle sue linee guida, sottolinea chiaramente i benefici dell'allattamento materno esclusivo per i primi sei mesi di vita del bambino e proseguito fino a due anni, evidenziando i rischi conseguenti alla mancata lattazione. Allo stesso modo, l'American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda fortemente l'allattamento esclusivo al seno fino a sei mesi di vita del bambino e proseguito oltre, citando le possibili ripercussioni negative sulla salute in caso di interruzione precoce.
5 Benefici dell’Allattamento al Seno per il Tuo Neonato
Conseguenze per la Madre:Per la mamma, la mancata produzione di latte o la sua interruzione precoce portano a un più lento ritorno dell'utero alle dimensioni originarie e a un minor rilascio di ossitocina, l'ormone legato al benessere e al legame. Questo può tradursi in effetti negativi sul tono dell'umore e sul legame con il bambino. Aumenta anche il rischio a lungo termine di sviluppare patologie come un incremento del rischio cardiovascolare, di obesità e di diabete di tipo 2. Inoltre, la mancata allattamento è associata a un aumentato rischio di tumori (al seno e alle ovaie) e ipertensione. Al contrario, allattare in molti casi aiuta la mamma a perdere più velocemente il peso accumulato durante la gravidanza.
Conseguenze per il Bambino:Per il neonato, non ricevere il latte materno è associato a un minor sviluppo del sistema immunitario e cerebrale. Questo lo espone a un aumento del rischio di gastroenteriti, allergie e obesità nel lungo periodo. Anche lo sviluppo linguistico e cognitivo può risentirne, poiché il latte materno è un alimento completo e specificamente formulato per supportare la crescita e lo sviluppo ottimali del bambino.
Vantaggi Pratici e Economici:Oltre ai benefici per la salute, il latte materno non costa nulla, a differenza del latte in formula che spesso è costoso e può influenzare in negativo il bilancio familiare. Quest'ultimo, inoltre, deve essere preparato e riscaldato alla giusta temperatura a ogni poppata, aggiungendo un onere di tempo e organizzazione.
Le Cause della Mancata Allattazione: Tra Scelte Individuali e Pressioni Socio-Culturali
Nonostante i benefici documentati dell'allattamento materno, la percentuale di madri che scelgono di non allattare o di interrompere precocemente è ancora significativa. Secondo i dati UNICEF, a livello globale il 40% delle donne non allatta esclusivamente nei primi sei mesi di vita del bambino. In Italia, l'ISTAT riporta che il 15% delle madri non allatta affatto, mentre il 69% allatta per meno di sei mesi. Queste statistiche evidenziano un divario tra le raccomandazioni e la realtà pratica, suggerendo che le motivazioni sono complesse e spesso sfaccettate, comprendendo sia problemi concreti che fattori esterni.

Le motivazioni dietro questa scelta variano da problemi concreti legati alla produzione di latte, come quelli descritti in precedenza, alla volontà di non limitare le proprie attività o di non sentirsi "vincolate" al bambino. Pesano anche fattori culturali che vedono l'alimentazione artificiale come una scelta "più comoda" o socialmente più accettabile in certi contesti. In alcuni casi, l'allattamento al seno può essere associato a dolore alle mammelle o ai capezzoli. Dato che il latte materno è più facilmente digeribile, in alcuni casi il bambino potrà richiedere di essere nutrito più frequentemente rispetto a un neonato allattato artificialmente, il che può essere percepito come un onere.
Durante la lattazione, il corpo femminile riduce la produzione di estrogeni, ormoni coinvolti, tra le altre cose, nella lubrificazione vaginale. Questo si traduce, a volte, nell'insorgenza di dolore durante i rapporti sessuali, una problematica che può influenzare la scelta di proseguire l'allattamento. Anche in questo caso, vengono in soccorso specifiche creme, ma l'arma più efficace è sempre il dialogo con il proprio partner. Questi aspetti, spesso trascurati, si aggiungono alle pressioni lavorative e sociali, creando un ambiente in cui le madri possono sentirsi discriminate o insufficientemente supportate nel loro desiderio di allattare.
Controindicazioni Reali e False Credenze sull'Allattamento: Sfatare i Miti
Spesso la sospensione dell'allattamento avviene per la presenza di situazioni che si rivelano solo false controindicazioni, alimentando un ciclo di informazione errata che può portare le madri a interrompere prematuramente. È cruciale distinguere tra le rare controindicazioni assolute e le molteplici situazioni in cui l'allattamento può essere mantenuto, talvolta con accorgimenti specifici o sospensioni temporanee.
Controindicazioni Assolute (Rare):Esistono pochissime condizioni che costituiscono una controindicazione assoluta all'allattamento al seno. Tra queste, la presenza di malattie gravemente debilitanti nella madre, come tubercolosi attiva non trattata o infezione da HIV in contesti dove le alternative sicure sono disponibili, o l'assunzione di farmaci incompatibili e inevitabili (es. chemioterapia, terapie con radiofarmaci, droghe ricreative, litio, iodio radioattivo). In questi casi, il consiglio è quello di sospendere temporaneamente l'allattamento fino al termine della terapia, fornendo indicazioni alla mamma su come mantenere la produzione lattea durante il periodo di interruzione attraverso l'estrazione. Questi farmaci vanno utilizzati solo quando sono realmente essenziali e non è possibile ricorrere a un'alternativa più sicura. Per il neonato, l'unica controindicazione assoluta all'allattamento è la galattosemia, una malattia rara che colpisce circa un neonato su 10.000.
False Controindicazioni Comuni:Molte delle situazioni che spesso portano alla sospensione dell'allattamento sono in realtà "false controindicazioni" o situazioni gestibili.
- Infezioni Materne: L'infezione materna da virus SARS-CoV-2, ad esempio, non è una controindicazione all'allattamento. La mamma e il bambino non devono essere separati, in quanto il rischio di contagio dopo la nascita, in caso di madre infetta, è inferiore ai benefici legati all’allattamento. Rimangono valide le raccomandazioni riguardanti l’uso della mascherina e il lavaggio delle mani. Anche problemi oculari materni, come una cheratite erpetica, non impediscono l'allattamento.
- Malattie Croniche Materne: Molte malattie croniche della madre, se ben controllate e non richiedenti farmaci incompatibili, non precludono l'allattamento.
- Piccole Malattie del Bambino: Il raffreddore, l'influenza o altre comuni malattie del bambino non sono motivi per interrompere l'allattamento. Anzi, il latte materno fornisce anticorpi che aiutano il bambino a guarire.
È fondamentale che le madri ricevano informazioni accurate da professionisti sanitari qualificati per evitare decisioni basate su miti o paure infondate, che possono indirettamente rappresentare una forma di discriminazione quando l'accesso a tali informazioni è limitato.
Il Ruolo Cruciale della Salute Mentale Materna e il Supporto all'Allattamento
Il periodo post-parto è sensibile all’interno del ciclo di vita individuale e familiare, e in questo periodo una donna su cinque è affetta da un problema di salute mentale. Disturbi comuni includono l'irritabilità e l'affaticamento, i disturbi del sonno e dell’appetito, sintomi spesso associati al "baby blues", che coinvolge il 50-80% delle puerpere nelle prime settimane dal parto. Tuttavia, queste manifestazioni possono evolvere in una vera e propria patologia depressiva, nota come depressione post-parto (DPP).
È di vitale importanza sottolineare che la depressione post-parto di per sé non rappresenta una controindicazione all’allattamento. Anzi, l'allattamento al seno è fondamentale per lo sviluppo fisico e neuropsicologico del bambino, e un legame positivo con il caregiver (inclusa la madre che allatta) può influenzare positivamente lo sviluppo cognitivo, emotivo e fisico del bambino. La decisione di allattare o meno deve essere una scelta consapevole della madre, e successivamente la madre che allatta deve essere supportata nella sua scelta, come raccomandato da linee guida internazionali quali quelle del NICE CG192.

Un sostegno adeguato non solo migliora l'esperienza dell'allattamento, ma è anche un potente strumento per promuovere la salute mentale materna e prevenire l'escalation di sintomi lievi in patologie più gravi. La mancanza di supporto da parte dell’ambiente socioculturale circostante, sia dalla famiglia sia da parte dei servizi sanitari, può contribuire a sensazioni di isolamento e inadeguatezza, aumentando il rischio di disturbi dell'umore.
Promuovere l'allattamento significa non solo incoraggiare la pratica in sé, ma anche creare un contesto di "cure che nutrono" (Nurturing Care), che si estenda al benessere della madre in toto. Questo include il supporto psicologico, l'aiuto pratico e la partecipazione attiva del partner. Il coinvolgimento del padre nei primi mille giorni di vita del bambino è cruciale e può alleviare parte del carico emotivo e fisico sulla madre, contribuendo a un ambiente familiare più equilibrato e di supporto. La discriminazione verso l'allattamento, anche nelle sue forme mascherate, oltre che a quelle esplicite e verbalizzate, può minare la fiducia della madre e compromettere il suo benessere mentale, influenzando negativamente il legame con il bambino e condizionando la costruzione dell’identità del bambino. Pertanto, un supporto tempestivo e olistico è essenziale per il benessere di entrambi.
La Discriminazione sul Posto di Lavoro e la Protezione Legale delle Madri che Allattano
La discriminazione nell'allattamento al seno non si limita ai pregiudizi sociali o alla mancanza di comprensione delle sfide fisiche ed emotive. Un ambito cruciale in cui si manifesta è il contesto lavorativo, dove le madri che allattano possono incontrare ostacoli significativi che minacciano la loro sicurezza, la loro salute e la continuità del loro impiego. Le direttive europee e la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea hanno affrontato con decisione la necessità di tutelare le lavoratrici in periodo di allattamento.
Il Quadro Normativo Europeo: Direttive a Tutela delle Lavoratrici Madri
La Corte di Giustizia Europea, Sezione V, si è espressa più volte sull'interpretazione di direttive fondamentali che mirano a garantire la parità di trattamento e la protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori. In particolare, la Direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, e la Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, costituiscono i pilastri di questa protezione.
L'articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 92/85 impone al datore di lavoro, direttamente o per il tramite dei servizi di protezione e di prevenzione, di valutare la natura, il grado e la durata dell’esposizione delle lavoratrici, ai sensi dell’articolo 2 della menzionata direttiva, agli agenti, ai processi o alle condizioni di lavoro, di cui un elenco non esauriente figura nell’allegato I di detta direttiva, per tutte le attività che possono presentare un rischio particolare al riguardo. Questa valutazione dei rischi è un processo a due fasi: la prima consiste nell’identificazione dei pericoli (agenti fisici e biologici, processi industriali, movimenti e posture, fatica psicofisica, altri carichi fisici e mentali); la seconda prevede l’identificazione delle categorie di lavoratrici (lavoratrici gestanti, lavoratrici che hanno partorito di recente o lavoratrici che allattano) esposte a uno o più di tali pericoli.
Le linee direttrici europee precisano che i rischi possono essere diversi a seconda che le lavoratrici siano gestanti, puerpere o stiano allattando. Per le donne in allattamento, i datori di lavoro, per tutto il periodo dell’allattamento, devono riesaminare regolarmente i rischi per evitare o ridurre al minimo l’esposizione di tali lavoratrici ai pericoli per la salute o la sicurezza, segnatamente, l’esposizione a determinate sostanze quali piombo, solventi organici, pesticidi e antimitotici. Un certo numero di queste sostanze, infatti, può arrivare al bambino tramite il latte materno, e il neonato può essere particolarmente sensibile.
L'Onere della Prova e la Discriminazione Indiretta
L’articolo 19, paragrafo 1, della direttiva 2006/54 dev’essere interpretato nel senso che, in una situazione di presunta discriminazione, spetta alla lavoratrice interessata dimostrare fatti idonei ad indicare che la valutazione dei rischi associati al suo posto di lavoro non è stata effettuata conformemente ai requisiti di cui all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 92/85. Sulla base di tali fatti, si può in tal modo presumere la sussistenza di una discriminazione diretta fondata sul sesso, circostanza che spetta al giudice nazionale verificare. Questo significa che, qualora i rischi associati al posto di lavoro di una lavoratrice in periodo di allattamento non siano stati valutati conformemente, la lavoratrice interessata e il suo bambino vengono privati della protezione che devono beneficiare in forza della menzionata direttiva, giacché possono essere esposti ai rischi potenziali la cui sussistenza non sia stata correttamente accertata o gestita.

Un Caso Esemplare: L'Infermiere e il Rischio Professionale Durante l'Allattamento
Un esempio concreto di queste problematiche emerge da una controversia giunta alla Corte di Giustizia Europea, riguardante la sig.ra E.O.R., un'infermiera presso un ospedale spagnolo. La sig.ra E.O.R., che allattava esclusivamente al seno il suo bambino, ha informato il proprio datore di lavoro che le mansioni richieste dal suo posto di lavoro erano tali da incidere negativamente sull'allattamento e da esporla a rischi per la sua salute e la sua sicurezza. Queste preoccupazioni erano legate, in particolare, alla complessità del ritmo di lavoro basato su turni e rotazione (anche notturni), alla possibile esposizione a radiazioni ionizzanti, alle infezioni nelle strutture sanitarie e allo stress intrinseco alla professione.
Per la gestione di situazioni protette come il periodo di allattamento, la normativa spagnola, integrata dalla Ley Organica 3/2007 para la igualdad efectiva de mujeres y hombres, e la Ley 31/1995 de Prevención de Riesgos Laborales, prevedono che la valutazione dei rischi debba includere la determinazione della natura, del grado e della durata dell’esposizione delle lavoratrici che allattano a condizioni di lavoro che possano influire negativamente sulla salute della lavoratrice o del figlio. Qualora l’adattamento delle condizioni o dell’orario di lavoro non fosse possibile, o se le condizioni di un posto di lavoro possano influire negativamente sulla salute della lavoratrice o del feto, e tale rischio sia certificato dai servizi medici competenti, la lavoratrice dovrebbe essere assegnata a un posto di lavoro o a una mansione diversi, compatibili con il suo stato. Se anche tale assegnazione non fosse possibile, può essere dichiarato il passaggio della lavoratrice alla situazione di sospensione del contratto di lavoro per rischio durante l'allattamento, con relativa prestazione sociale.
Nel caso della sig.ra E.O.R., la direzione dell'ospedale aveva prodotto una relazione attestante che il suo posto di lavoro non presentava rischi per la gravidanza o l'allattamento, basandosi su un elenco ricapitolativo dei posti di lavoro esenti da rischio redatto previa consultazione dei rappresentanti dei lavoratori. L'Instituto Nacional de la Seguridad Social (INSS) aveva quindi ritenuto che non fosse stato dimostrato che il posto di lavoro presentasse il rischio asserito, respingendo la sua domanda per la prestazione sociale. La sig.ra E.O.R. ha proposto ricorso, sostenendo che il suo posto la esponeva a un rischio per l'allattamento del bambino. Il giudice nazionale si è quindi rivolto alla Corte di Giustizia Europea per chiarire la ripartizione dell'onere della prova e l'interpretazione delle direttive.
Come rilevato dall’avvocato generale, qualora i rischi associati al posto di lavoro di una lavoratrice in periodo di allattamento non siano stati valutati conformemente ai requisiti della direttiva 92/85, la lavoratrice interessata e il suo bambino vengono privati della protezione a cui hanno diritto. Questo può esporli a rischi potenziali la cui sussistenza non sia stata correttamente accertata o gestita. Pertanto, la mancanza di una valutazione adeguata dei rischi o la negazione di misure protettive può configurarsi come una forma di discriminazione basata sul sesso, negando alle madri la possibilità di continuare ad allattare in sicurezza senza compromettere la propria carriera o la salute del bambino. Questo sottolinea come la tutela legale sia un elemento imprescindibile per supportare l'allattamento e combattere ogni forma di discriminazione che possa ostacolarlo.
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