Il concetto di allattamento adulto, in particolare nel contesto islamico, ha suscitato un dibattito intenso e complesso, mettendo in luce le intricate relazioni tra testo sacro, interpretazione giuridica, evoluzione sociale e influenza politica. Una delle manifestazioni più significative di questa controversia è emersa in Egitto nel 2007, con l'emissione di una fatwa che ha catalizzato l'attenzione del mondo islamico e oltre, rivelando le profonde tensioni interne e le sfide che le istituzioni religiose affrontano nell'era moderna.

La Fatwa dell'Allattamento Adulto in Egitto: Origini di una Controversia
La genesi di questa discussione risale al maggio del 2007, quando, nel corso di un noto programma televisivo religioso in Egitto, un’impiegata di una delle più importanti banche egiziane pose una questione di natura etica e giuridica. La donna si trovava a dover lavorare con un collega maschio in un ufficio chiuso, un ambiente intimo dove nessuno poteva entrare senza l’autorizzazione di uno dei due. Cercando di conoscere l’opinione islamica sul suo caso specifico, l’impiegata si rivolse a uno degli shaykh più in vista del momento.
La risposta venne dallo shaykh ‘Izzat ‘Attiya, che all’epoca ricopriva la carica di Presidente del dipartimento di hadîth dell’Università di al-Azhar. ‘Attiya era un commentatore abituale alla tv egiziana, noto per promulgare fatwe su questioni quotidiane della gente. Egli rispose in modo perentorio che la presenza di una donna e di un collega di sesso maschile in un ambiente intimo non era né ammessa dalla legge islamica né accettata dall’Islam.
Di fronte alla domanda della donna su cosa avrebbe dovuto fare, dal momento che era costretta a lavorare in queste condizioni, lo shaykh ‘Izzat ‘Attiya propose una soluzione che avrebbe scioccato molti: la donna avrebbe dovuto allattare al seno il suo collega cinque volte fino a saziarlo. Secondo la sua interpretazione, in quel modo la compagnia del collega sarebbe diventata lecita, equiparando il legame tra i due a quello di parentela da latte, rendendo così l'intimità permessa.
Lo shaykh ‘Attiya spiegò che questa fatwa era fondata sul parere che avevano espresso i primi imam e giurisperiti, i cosiddetti fuqahâ’, su casi simili. Questi studiosi, a loro volta, avevano fatto riferimento ad alcune tradizioni orali del Profeta Muhammad. Secondo queste tradizioni, dopo la rivelazione di alcuni versetti coranici che proibivano l’adozione, il Profeta aveva suggerito a una donna di Medina di allattare il figlio adottivo, così che quest’ultimo potesse incontrarla da solo. In particolare, Ibn al-Qayyim, celebre giurista del XIV secolo, menzionando lo hadîth in questione, aveva chiarito che si trattava di una fatwa speciale per Sâlim, il mawlâ di Abû Hudhayfa. Questo aspetto, come si vedrà, sarebbe diventato un punto cruciale del dibattito. Si narrò, per esempio, che Maometto chiese a una donna di allattare un uomo barbuto per lasciarlo entrare in casa sua (Mus 1453a, Nas 3319). Similmente, Aisha chiese agli uomini che volevano vederla di allattare una delle sue nipoti (Daw 2061).
La fatwa di ‘Izzat ‘Attiya suscitò un’aspra polemica nelle società egiziana e islamica. Per mesi, la questione divenne il principale tema di dibattito nei talk-show, sui giornali e persino nei cartoni animati. La maggior parte dei commentatori era concorde nel ritenere che, se questa fatwa fosse stata applicata nella società moderna, avrebbe trasformato l’allattamento al seno degli adulti in un rito sociale praticato quotidianamente dalla maggioranza degli uomini e delle donne, un'immagine che molti trovavano inaccettabile e irragionevole.
Usa, controverso dibattito al Congresso sull'Islam
La Reazione Politica e Giuridica in Egitto
Il feroce dibattito scatenato dalla fatwa indusse il Parlamento egiziano a intervenire. La questione assumeva contorni politici rilevanti, soprattutto per i Fratelli Musulmani, un movimento che alle elezioni del 2005 aveva ottenuto il 25% dei seggi parlamentari. Essi vedevano nella controversia sollevata dalla fatwa una minaccia al loro programma politico, il cui successo derivava essenzialmente dallo slogan "l’Islam è la soluzione" e dall’appello ad applicare la sharî‘a. La controversia metteva in discussione la credibilità della loro visione di un Islam come unica via per la risoluzione dei problemi sociali.
I Fratelli Musulmani si trovarono così a dover replicare ai loro avversari, i liberali, sostenendo che non tutte le norme conservate nei libri di giurisprudenza erano valide e adeguate alla società moderna. In questo contesto, diversi esponenti del movimento espressero una ferma condanna della fatwa. Per esempio, lo shaykh Sayyid ‘Askar, ex Vice-preside dell’Accademia di Ricerche Islamiche e deputato dei Fratelli Musulmani, respinse vigorosamente la fatwa. Egli spiegò che, nonostante lo hadîth sull’allattamento in età adulta fosse autentico e non potesse essere rifiutato dal punto di vista della sua trasmissione, la maggior parte degli studiosi musulmani non era mai riuscita a stabilire unanimemente se si trattasse di un caso particolare o di una norma generalizzabile.
Secondo l’opinione più diffusa tra gli studiosi, lo hadîth rappresentava un caso speciale che non poteva essere preso a modello per tutti. Per lo shaykh ‘Askar, consentire in quel modo l’allattamento in età adulta era un’applicazione errata dell’ijtihâd, il processo di interpretazione giuridica indipendente, che infrangeva il principio dell’ijmâ‘, ovvero il consenso della comunità islamica su una questione giuridica o teologica. A suo avviso, una tale applicazione apriva la strada alla diffusione della depravazione nella società, poiché parlare di allattamento degli adulti nella società moderna non era ragionevole.
Anche lo shaykh Mâhir al-‘Aql, predicatore islamico e altro parlamentare dei Fratelli Musulmani, protestò vigorosamente contro la fatwa. Egli sosteneva che la fatwa sull’allattamento al seno di ‘Izzat ‘Attiya non fosse corretta, riprendendo l'argomentazione che il celebre giurista del XIV secolo Ibn al-Qayyim, nel menzionare lo hadîth in questione, aveva già chiarito che si trattava di una fatwa speciale per Sâlim, il mawlâ di Abû Hudhayfa. Inoltre, al-‘Aql sottolineò che il Corano specifica che l’allattamento al seno dura due anni, al termine dei quali dev’essere interrotto, come si legge nel versetto (Cor. 2,233). Un altro punto sollevato fu che l’allattamento al seno può avvenire solo a condizione che «faccia crescere la carne e fortifichi le ossa», mentre l’allattamento in età adulta non produce questi benefici fisiologici e nutrizionali, rendendo quindi l'atto privo della sua funzione biologica e religiosa originaria. Il dibattito giuridico sull’allattamento chiariva che una o due poppate non rendevano illecito il matrimonio (Daw 2063), mentre fu rivelato che 10 e poi 5 allattamenti rendevano illecito il matrimonio (Mus 1452a).
Dopo mesi di discussioni acerrime, con il tono del dibattito che oscillava tra il serio e il faceto, l’Università di al-Azhar, sotto la pressione dell'opinione pubblica e delle autorità politiche, decise di prendere provvedimenti. Lo shaykh ‘Izzat ‘Attiya fu rimosso dalle sue funzioni e mandato in pensione. Ciononostante, la questione dell’allattamento al seno in età adulta non si spense del tutto. La fatwa ricomparve ancora quando fu emessa per la seconda volta dal consulente giuridico del Ministero della Giustizia saudita, lo shaykh ‘Abd al-Muhsin al-‘Ubaykân, dimostrando che la questione non era isolata a un singolo giurista o a un singolo paese.
Il Corano e i Limiti dell'Allattamento
Il Corano, come unico testo sacro per i musulmani la cui immunità dalla corruzione è garantita da Dio stesso, fornisce indicazioni chiare e fondamentali sull'allattamento. Il versetto 233 della Sura Al-Baqarah è centrale in questa discussione: "Le madri allatteranno i loro figli per due anni completi, {ciò} per chi vuole completare l’allattamento. I padri hanno il dovere di nutrirle e vestirle degnamente. Nessuno viene obbligato a fare se non ciò che può: la madre non deve essere danneggiata a causa del figlio e nemmeno il padre. Lo stesso obbligo per l’erede. Se poi {i genitori} vorranno interrompere l’allattamento di comune accordo e dopo essersi consultati, non faranno alcun peccato. E se volete fare allattare i vostri figli da una nutrice, non ci sarà nessun peccato, a condizione che versiate degnamente ciò che dovete dare {a esse}."

Questo versetto, ricco di sfumature, delinea diversi aspetti fondamentali riguardanti l'allattamento. In lingua araba, il termine "waalidah", il cui plurale è "waalidaat" e che viene tradotto con "madri", si riferisce specificamente alla madre biologica, distinguendosi dal termine "umm" che ha un significato più ampio e può indicare la madre o la nonna materna.
Le interpretazioni di questo versetto chiariscono numerosi punti:
- Diritto e Dovere della Madre: L’allattamento fino ai due anni di età del bambino è considerato uno dei diritti specifici della madre. Spetta a lei allattare e tenere la propria creatura in questo periodo. Nonostante la tutela dei figli minorenni spetti al padre, siccome in questo primo periodo di vita i bambini hanno bisogno del latte e dell’affetto materno, essi sono stati affidati alle cure delle loro madri. È inoltre doveroso rispettare i sentimenti della madre che, in un momento così delicato, non può stare lontana dalla sua amata creatura.
- Flessibilità nella Durata: Non è strettamente necessario allattare i figli per due anni completi. Tale periodo è un limite massimo fissato dal sacro Corano per chi voglia allattare in modo completo la propria creatura, come indicato dalla frase: "{ciò} per chi vuole completare l’allattamento". In una tradizione dell’Ahl ul-Bayt (as) si legge che il periodo completo di allattamento è di due anni completi, mentre quello incompleto è di ventuno mesi. Questa interpretazione deriva forse dall’accostamento del versetto in esame al quindicesimo versetto della quarantaseiesima sura del sacro Corano, che dice: "…la gravidanza e lo svezzamento {l’allattamento} durano trenta mesi…", suggerendo un lasso di tempo totale per entrambi i processi.
- Tutela della Madre e del Padre: Una norma esposta nel versetto è: "La madre non deve essere danneggiata a causa del figlio e nemmeno il padre." Questo principio mira a proteggere entrambi i genitori da oneri eccessivi o ingiustizie legate all'allattamento e alla cura del bambino, riconoscendo che nessuno viene obbligato a fare se non ciò che può.
- Decisione Congiunta sullo Svezzamento: Lo svezzamento del bambino è lasciato ai genitori. Essi possono, di comune accordo e dopo essersi consultati, interrompere l’allattamento del bambino: "Se poi {i genitori} vorranno interrompere l’allattamento di comune accordo e dopo essersi consultati, non faranno alcun peccato". Questo sottolinea la centralità della decisione consapevole e consensuale dei genitori. La madre non è obbligata ad allattare, e può interrompere l’allattamento quando vuole, offrendo un grado di autonomia alla donna in questa scelta.
- Ricorso a una Nutrice: Se la madre si rifiuta di allattare o ha qualche impedimento, il versetto prescrive un’alternativa: "E se volete fare allattare i vostri figli da una nutrice, non ci sarà nessun peccato, a condizione che versiate degnamente ciò che dovete dare {a esse}". Questo dimostra la flessibilità della legge islamica nel trovare soluzioni pratiche che garantiscano il benessere del bambino, pur riconoscendo i diritti e le eventuali limitazioni della madre.
Queste direttive coraniche mettono in evidenza la funzione naturale e sociale dell'allattamento come atto di nutrizione e creazione di un legame familiare durante l'infanzia, definendo chiaramente un contesto temporale e uno scopo biologico che entrano in conflitto con l'idea di allattamento adulto proposta dalla fatwa di ‘Izzat ‘Attiya.
La Sunna e la Gerarchia dei Testi Sacri
La controversia sull’allattamento adulto ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulla gerarchia tra il Corano e la Sunna, la raccolta di detti e azioni del Profeta Muhammad (hadîth). Mentre il Corano è l'unico testo sacro per i musulmani, la cui immunità dalla corruzione è stata garantita da Dio stesso, la Sunna, sebbene fonte fondamentale di diritto e guida, è stata oggetto di discussioni sulla sua autenticità e interpretazione.
Nonostante l'esistenza di hadîth sulla questione, come quelli che narrano che Maometto chiese a una donna di allattare un uomo barbuto per lasciarlo entrare in casa sua (Mus 1453a, Nas 3319), o che Aisha chiese agli uomini che volevano vederla di allattare una delle sue nipoti (Daw 2061), gli oppositori della fatwa hanno continuato a mettere in discussione la validità di tali narrazioni quando sembrano in contrasto con il Corano. Essi sottolineano che il Corano è la parola diretta di Dio e deve avere la preminenza. A tal proposito, alcune narrazioni problematiche includono l'idea che "il Profeta stava morendo e una pecora addomesticata entrò e mangiò i versetti sulla lapidazione e l'allattamento", una tradizione che solleva questioni sulla perfetta conservazione dei testi (Maj Hadith An Nasai 3319, Hadith Muslim 1453b, Hadith Muslim 1453c, Hadith Muslim 1453d, Hadith Muslim 1452b, Hadith Muslim 1452c).
I sostenitori della fatwa, d’altra parte, pur non negando la gerarchia dei testi, ritengono che "la Sunna sia venuta per deliberare sul Corano, non il contrario". Così dicendo, essi invocano un principio consolidato della giurisprudenza islamica secondo il quale la Sunna spiega, e a volte abroga, il Corano. Questa posizione si basa su quanto dice il versetto coranico: «A te rivelammo il Monito, perché tu chiarisca agli uomini quel che loro prima fu rivelato, a che possano riflettere» (Cor. 16,44). In questa prospettiva, la Sunna fornirebbe il contesto e le modalità pratiche per l'applicazione dei principi coranici.
Tuttavia, la controversia sull’autenticità della tradizione non è ancora stata risolta in modo definitivo, né si è conclusa la disputa sulla sua coerenza con gli altri testi sacri. Anzi, essa si è estesa al significato del testo e ai limiti del ragionamento per analogia (qiyâs). Le domande che rimangono aperte sono cruciali per l'applicazione giuridica: lo hadîth in questione riguarda solo Sâlim, il mawlâ di Abû Hudhayfa, come un permesso speciale non estendibile? O è un hadîth generale che può essere applicato incondizionatamente? O ancora, è un permesso speciale, valido solo in caso di bisogno, per chi non può evitare un rapporto di familiarità con una donna, come nel caso originale della fatwa? Il dibattito della giurisprudenza islamica sul significato del testo non è ancora approdato ad alcun risultato definitivo.
Vale peraltro la pena ricordare che nel Medioevo questo dibattito non ha mai riguardato la questione dell’intimità di un uomo con una donna, che all’epoca era un fatto sporadico e non una preoccupazione giuridica diffusa, ma si è concentrato principalmente sulle diverse tipologie di allattamento che impedivano il matrimonio, stabilendo i gradi di parentela da latte. Questo contesto storico mostra come l'applicazione di antichi precetti a situazioni moderne possa generare interpretazioni divergenti e inedite.
Le Implicazioni Profonde: Fatwa, Potere e Società Moderna
La fatwa sull’allattamento degli adulti, al di là della sua specificità, contiene in sé una serie di aspetti importanti, generalmente presenti in tutte le fatwe, che vale la pena rilevare per comprendere le dinamiche del mondo islamico contemporaneo. Essa si configura non come un'eccezione, ma come un esempio significativo della tendenza maggioritaria nel processo di emissione di fatwe in tutto il mondo islamico. Questo livellamento non può essere attribuito esclusivamente al ricorso a un comune riferimento religioso e giuridico rappresentato dalla legge islamica, perché un principio consolidato della giurisprudenza islamica, sia a livello teorico che pratico, stabilisce che le fatwe debbano cambiare nel tempo e nello spazio. Di fatto, è successo che uno stesso imam abbia pronunciato giudizi diversi per lo stesso caso tenendo conto del variare delle condizioni.

La Natura Istituzionale delle Fatwa e lo Sfruttamento Politico
In primo luogo, la fatwa sull’allattamento è stata promulgata, sia in Egitto che in Arabia Saudita, da funzionari di primo piano delle istituzioni religiose ufficiali. È proprio la loro autorità a rendere la fatwa tanto rilevante per tutto il mondo islamico. Questo rivela la natura e la struttura tradizionalista di queste istituzioni, che vengono spesso usate dal potere politico, con il loro consenso, per i propri interessi. Lo sfruttamento politico delle istituzioni religiose ufficiali non è in contraddizione con la loro reazione violenta alla fatwa. Quella reazione, infatti, era solo il preludio alla legalizzazione del monopolio completo di queste istituzioni da parte dello Stato, con il sostegno di attori liberali, tramite la concessione di licenze per l’emissione delle fatwe solo a persone qualificate e autorizzate dallo Stato. Questo meccanismo di controllo statale sull'autorità religiosa è un esempio lampante del concetto di teocrazia moderna.
Tutto ciò è anche una sorta di messinscena politica, perché i funzionari che emettono le fatwe di solito sono gli stessi che vengono scelti dalle autorità per dirigere le istituzioni religiose. Basta osservare alcuni esempi: nel 2007, l’allora Grande Imam della moschea di al-Azhar, Sayyid Tantâwî, nominato dal Presidente egiziano, promulgò una fatwa in cui prescriveva ottanta frustate per i giornalisti che diffondevano notizie e opinioni false e imprecise. Nello stesso anno, il dottor ‘Alî Jum‘a, allora mufti d’Egitto, anch’egli nominato dal Presidente, affermò che i Compagni del Profeta usavano bere la sua urina per ottenere la sua benedizione. Questi esempi illustrano come le fatwe possano essere influenzate da considerazioni politiche e come i leader religiosi possano essere selezionati per servire gli interessi del potere statale.
Modernità e Reazione Sociale
In secondo luogo, la fatwa sull’allattamento rivela un alto grado di sovrapposizione e armonia, e non di contraddizione, tra le strutture tradizionaliste e il loro sistema cognitivo e speculativo da un lato, e le strutture, le istituzioni, gli strumenti e la terminologia della modernità dall’altro. I dibattiti sull’allattamento al seno in età adulta, generati dal timore di un disordine sessuale suscettibile di creare scompiglio sociale, hanno avuto luogo in ambienti moderni come una banca, le università, il parlamento, il governo, i tribunali amministrativi, sui mass media e sui social network. Tali discussioni non sono state circoscritte agli uomini di religione, ma hanno coinvolto un ampio spettro di figure professionali e intellettuali, tra cui politici, avvocati, professori universitari, giornalisti e intellettuali. Questa ampia partecipazione dimostra come questioni che affondano le radici nella tradizione religiosa siano ora discusse e analizzate attraverso le lenti e gli strumenti della modernità.
In passato, quando i mezzi di comunicazione erano limitati alla carta e alla penna, le fatwe tendevano a essere più generiche. Spettava alle persone ricorrere al ragionamento personale e all’ijtihâd per stabilire un nesso tra una fatwa rinomata e la propria situazione personale. Oggi, con i moderni mezzi di comunicazione, chiunque ha la possibilità di ottenere una fatwa, pensata ad hoc per il suo caso, trasformando il processo di consulenza religiosa in qualcosa di più personalizzato e immediatamente accessibile.
La Domanda di Fatwa nella Società Contemporanea
In terzo luogo, questa enorme quantità e varietà di fatwe riflette una domanda altrettanto consistente per quantità e varietà. Si potrebbe credere che i musulmani abbiano perso l’abilità di fare valutazioni autonome, delegando agli uomini di religione la responsabilità di pensare a come conformare la vita quotidiana alle credenze religiose. Da parte loro, gli uomini di religione, che hanno l’onere di pensare per conto di tutta la società, si presentano come mediatori tra gli antenati pii dell’Islam e i loro figli che vivono in una società moderna. Essi cercano di colmare il divario tra i precetti antichi e le realtà contemporanee, spesso trovandosi a dover interpretare testi secolari in contesti radicalmente nuovi.
Il dibattito della giurisprudenza islamica intorno alla fatwa sull’allattamento al seno degli adulti rivela che lo scopo ultimo di tutti coloro che si sono gettati nella mischia era quello di conformarsi al "testo", versando la realtà nello stampo delle sue parole, uno stampo che si restringe o si allarga secondo la relazione con il potere. Questo illustra un fenomeno cognitivo di tipo socio-religioso che illustra in modo esemplare il rapporto tra la religiosità e la ragione pubblica nel contesto arabo-islamico. Questo fenomeno è diventato più evidente in seguito alle rivolte arabe, nella parentesi in cui gli islamisti hanno assunto il controllo dei parlamenti post-rivoluzionari e la legge islamica ha smesso di essere uno slogan per diventare il progetto dei partiti al governo, i quali hanno tentato di modificare la struttura giuridica e costituzionale dello Stato laico moderno.
Riflessioni Meta-Giuridiche: Ragione Pubblica e Esclusione dell'Altro
Il dibattito sollevato da queste fatwe, e l’attenzione che esso ha catalizzato, non è solo un fatto di stravaganza. È vero proprio l’opposto. Si può anzi affermare che i dibattiti religiosi, culturali, sociali e politici nel mondo arabo-islamico abbiano la stessa struttura del dibattito su queste fatwe, caratterizzata da polarizzazione e dalla difficoltà di trovare un terreno comune.
Islam, Democrazia e Pluralità
La questione dell'allattamento adulto si inserisce in un contesto più ampio di discussioni fondamentali, come quella tra Islam e democrazia, dove emergono posizioni radicalmente diverse. Ayman al-Zawahiri, attuale leader di al-Qaida, ha dichiarato in una delle sue apparizioni televisive che l’incompatibilità tra l’Islam e la democrazia non poteva essere sanata dal momento che la democrazia consente l’esistenza di una pluralità di partiti, la quale implica a sua volta una pluralità di ideologie, mentre in una società islamica possono esistere solo due partiti, il partito di Dio e il partito di Satana. All’altro estremo dello spettro politico, pensatrici femministe laiche come Fatima Mernissi sostengono, come al-Zawahiri, che l’Islam è incompatibile con la democrazia, pur partendo da premesse e analisi completamente differenti.
In contrasto con queste visioni, l’insigne teologo ‘Abd al-Mu‘tî Bayûmî tenta di riconciliare Islam e democrazia. Egli afferma che «molti pensano che la separazione dei poteri non sia un prodotto della civiltà islamica, ma una conquista di quella occidentale. Queste persone sarebbero sorprese di sapere che non è vero. La verità è che il primo Stato islamico fondato dal Messaggero di Dio (Dio lo benedica e gli dia pace) è stato il primo a distinguere e separare i tre poteri. La civiltà occidentale ha tratto questo principio fondamentale, che sta alla base dello Stato moderno, dall’Andalusia, derivandolo da fonti e documenti islamici». Questa prospettiva cerca di radicare i concetti moderni all'interno della tradizione islamica stessa.

Il Fenomeno dell'Esclusione dell'Altro e della Realtà
Si può notare che tutte le posizioni rispetto alla fatwa sull’allattamento, esattamente come quelle sulla democrazia, sono quasi sempre basate sull’esclusione dell’“altro”. I sostenitori della fatwa accusano gli oppositori di andare contro gli insegnamenti del Profeta e perciò li considerano fuori dall’Islam. E specularmente, gli oppositori della fatwa pensano che i sostenitori dovrebbero essere gettati nella discarica della storia, considerandoli anacronistici o dannosi per il progresso sociale. A ogni modo, l’esclusione più evidente si verifica da ambo le parti a danno della realtà e dell’essenza del problema stesso. Il fervore nel difendere o attaccare una posizione spesso porta a ignorare le complessità della situazione concreta.
Secondo il filosofo marocchino Muhammad ‘Âbid al-Jâbrî (m. 2010), le nozioni avanzate dal discorso arabo moderno e contemporaneo non riflettono né danno voce alla realtà araba contemporanea. Il più delle volte sono attinte o dal pensiero europeo - dove si riferiscono a una realtà in atto (o in procinto di attualizzarsi) - o dal pensiero medievale arabo-islamico - dove avevano un contenuto reale e specifico (o così almeno si credeva). In entrambi i casi, queste nozioni sono utilizzate per dar voce a una realtà auspicata e indefinita, una realtà oscura e alterata, presa da questo o da quel quadro ideale tra quelli che la società si prefigge. Questo approccio distorce la comprensione dei problemi reali e ostacola la formulazione di soluzioni autentiche, perpetuando un ciclo di dibattiti che, come quello sull'allattamento adulto, rivelano le sfide profonde che il mondo islamico affronta nell'intersezione tra tradizione, modernità e potere.
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