Il Grande Alfabeto Acquatico: Un Viaggio nel Mondo dei Pesci per i Bambini

Il mondo sottomarino, vasto e misterioso, offre un'infinità di meraviglie, specialmente per i bambini, che ne sono spesso affascinati. Esplorare la vita acquatica può trasformarsi in un vero e proprio "alfabeto" di scoperte, dove ogni specie di pesce rappresenta una nuova "lettera" da imparare, ricca di forme, colori e comportamenti unici. Questo viaggio non è solo un modo per conoscere gli animali, ma anche un'occasione preziosa per sviluppare la consapevolezza del loro livello di italiano e stile di apprendimento, come evidenziato dalla consapevolezza di un educatore sul livello di italiano dei bambini. Affrontare concetti complessi attraverso la lente del gioco e della narrazione, come una filastrocca o un racconto, aiuta a superare eventuali fraintendimenti lessicali o di contenuto, trasformandoli in occasioni per imparare. Questo approccio è utile non solo per i bambini bilingui, ma sorge anche all'interno di famiglie italiane in Italia, rendendo l'apprendimento un'esperienza ricca e senza conflitti.

Bambino che osserva pesci in un acquario

Il Mondo Sottomarino: Casa dei Pesci

I pesci vivono nell’acqua del mare, identificati come pesci di acqua salata, ma anche del lago, dei fiumi e degli stagni, dove si trovano i pesci di acqua dolce. La loro casa è quindi incredibilmente varia e si estende da vaste distese oceaniche a piccoli corsi d'acqua. Le forme e le dimensioni dei pesci sono svariatissime, adattate perfettamente all'ambiente in cui vivono. Poiché essi devono scivolare agevolmente nell’acqua, il loro corpo non presenta ostacoli: ha una forma affusolata, una caratteristica che li rende maestri della fluidità e della velocità negli ambienti acquatici.

Diversi habitat acquatici: mare, lago, fiume

Anatomia e Sensorialità: Come Sono Fatti i Pesci

Per capire meglio i pesci, è utile osservare le loro caratteristiche fisiche e i loro sensi straordinari. La testa è attaccata al tronco; gli occhi sono posti lateralmente e non hanno palpebre, una peculiarità che permette loro una visione costante e una percezione rapida di ciò che li circonda sott'acqua. Ai lati della testa ci sono le branchie, due aperture ricche di sangue. Il pesce fa entrare l’acqua dalla bocca e la fa uscire appunto dalle branchie, trattenendo parte dell’ossigeno contenuto nell’acqua. Le branchie, quindi, servono al pesce per respirare, funzionando come veri e propri polmoni acquatici.

Il corpo dei pesci è coperto di scaglie, disposte come le tegole di un tetto, che offrono protezione e aiutano a ridurre l'attrito con l'acqua, facilitando il movimento. Non è con le pinne che il pesce nuota, ma con la coda e con tutto il corpo, che si muovono sinuosamente per generare la propulsione necessaria.

I sensi dei pesci sono finemente adattati al loro ambiente. Il pesce vede bene fino a una decina di centimetri e la ragione di questo fatto è chiara: l’acqua permette solo raramente una visibilità illimitata, soprattutto a maggiori profondità o in acque torbide. Tuttavia, alcuni pesci hanno una linea che corre lungo i lati del corpo. In questa linea vi sono microscopici organi di senso. Quando il pesce si avvicina ad un ostacolo, l’acqua preme contro il suo corpo. Gli organi di senso, posti lungo il corpo, avvertono questa pressione e il pesce cambia direzione. La linea laterale, come vengono chiamati questi organi, aiuta il pesce ad individuare anche la posizione del nemico o della preda, rendendola un organo sensoriale cruciale per la sopravvivenza.

Il pesce riesce a distinguere bene i vari odori: il suo senso dell’olfatto può essere eccitato anche da piccolissime particelle di odori diluiti nell’acqua. È per mezzo dell’olfatto che i pesci, come gli altri animali, riconoscono il cibo, i loro piccoli, il nemico. La loro sensibilità è estrema. Un esempio ce lo mostrano i vaironi. Quando un individuo di una frotta è ferito, la sua pelle emette nell’acqua una sostanza il cui odore spaventa gli altri pesci che si riuniscono in gruppo e scappano a nascondersi, dimostrando una sorprendente capacità di comunicazione chimica.

Come fanno i pesci a respirare sott’acqua?

La Vita Sotto l'Onda: La Catena Alimentare Marina

Il fondale poco profondo, così come le profondità marine, ospita un'incredibile varietà di vita, dove si manifesta l'eterna vicenda della vita attraverso una complessa catena alimentare. Sul fondale poco profondo vivono animali che sembrano piante, ma che sono pronti a ghermire qualsiasi preda passi loro a tiro; granchi mimetizzati in agguato fra le rocce e i coralli. Ecco la spugna, il riccio di mare, il corallo, la medusa, tutti pronti a mangiare e… ad essere mangiati.

Questa è la legge fondamentale della natura sottomarina. Il microscopico copepodo mangia gli esseri ancor più microscopici che formano il plancton (piante e uova di animali e batteri). Ma l’aringa è subito pronta a divorare il copepodo (circa 60.000 ogni pasto), eppure essa non sfugge all’attacco del calamaro che, ghermitala con i suoi tentacoli, la sbrana a colpi di becco. E il calamaro viene divorato dal branzino. E così via. Fino a che l’ultimo pesce divoratore non muore per cause naturali e allora precipita sul fondo, in pasto agli abitanti degli abissi che si nutrono di carogne; e questo a loro volta cadono sul fondo dove i batteri li decompongono e formeranno quel detrito che fornisce alimento ad altri animali o diverrà concime per le diatomee, le microscopiche piante marine. Queste nasceranno, verranno divorate insieme con il plancton e il giro ricomincia, in un ciclo incessante di vita, morte e rinnovamento.

Schema della catena alimentare marina

Un Alfabeto di Forme e Specie: Conoscere i Pesci

Conoscere i pesci è come imparare un alfabeto di natura, dove ogni specie presenta una "lettera" unica con le sue caratteristiche distintive. I pesci hanno per sé tutta l’acqua del mare, dei laghi, dei fiumi: e nuotano. Ne conosciamo molti, dal pescecane al pesce martello e pesce spada, dal luccio allo storione, dal tonno alla sardina, dalla sogliola alla carpa, al nasello, alla triglia; infine la trota, che vive nei laghi e risale i fiumi. Quello che a noi sembra il pesce più grosso è l’enorme balena: ma essa in realtà non è un pesce, è un mammifero, un chiarimento importante per distinguere le diverse forme di vita marina. I pesci possono vivere solo sott’acqua: portati fuori dall’acqua, muoiono, sottolineando la loro profonda connessione con l'elemento acquatico.

Sardine: I Piccoli Argentati

Le sardine sono un esempio affascinante di vita marina comunitaria. La bella stagione, recando correnti di acqua calda dal sud, annunciava il loro arrivo. Infatti, i pescatori avvistarono i primi branchi, gruppi enormi composti di migliaia di pesci argentei lunghi da quindici a venti centimetri, che si spostavano in massa nel mare aperto. La sardina è lunga da dodici a venticinque centimetri, ha il corpo allungato. Vive nel Mediterraneo e nell’Atlantico nord-orientale. La loro abbondanza e il loro movimento sincronizzato le rendono uno spettacolo unico nel mare, un'esperienza che i pescatori sanno come sfruttare.

Pesce Spada: Il Predatore Elegante

Il pesce spada è un abitante comune nei mari d’Italia, questo pesce è caratteristico per il lungo rostro a forma di spada sporgente dalla mascella. È un voracissimo predatore e forse il più veloce fra tutti i pesci, capace perfino di slanciarsi sopra la superficie del mare con spettacolari salti nell’acqua. La sua velocità e la sua arma naturale lo rendono un cacciatore formidabile. Il suo carattere è fiero e violento: non di rado si scaglia contro le imbarcazioni conficcando la spada nel fasciame, restando però vittima della sua collera. La pesca del pesce spada, che si pratica con una fiocina speciale, la draffiniera, è molto emozionante. I pescatori sono disposti su un luntro, una larga barca a remi con albero molto alto, sul quale, in posizione di vedetta, sta appostato il fariere. Quando quest’ultimo avvista il pesce, dirige i rematori verso la preda, una pratica antica e rischiosa.

Carpa: L'Abitante delle Acque Dolci

La carpa è un pesce di acqua dolce. Essa in genere abita gli stagni, i laghi, i fiumi ed è molto diffusa nel lago Trasimeno e nel lago di Como. Non è un pesce molto pregiato. Essa si nutre di piante acquatiche, di piccoli animali che vivono nei fondi melmosi, di sostanze in decomposizione. Poiché la carpa non è un pesce rapace, non ha bisogno neppure di essere molto veloce: ed ecco che il suo corpo è piuttosto tozzo. La bocca della carpa è circondata da labbra carnose ed ha alcuni filamenti che servono come organi di senso, per meglio esplorare l’ambiente in cui vive. La carpa ha molti nemici che la fanno stare giorno e notte col batticuore, una vita di costante vigilanza anche nel tranquillo ambiente d'acqua dolce.

Luccio: Il "Pescecane" d'Acqua Dolce

Il luccio è un grosso pesce dal corpo lungo fino a due metri, ottimo nuotatore. Ha il muso aguzzo, una grossa bocca munita di denti anche sul palato. Vive nelle acque dolci d’Europa, d’America e dell’Asia. Il luccio è il più feroce dei pesci d’acqua dolce, il vero pescecane dei nostri fiumi e laghi. Se i giovani lucci sfuggono alla voracità dei loro simili, diventano pesci di notevoli dimensioni. In Italia sono frequenti nei laghi e talora anche nelle acque salmastre delle lagune. Possono vivere fino ad età molto avanzata; balzano fuor d’acqua per afferrare uccelletti; in qualche caso riescono perfino a morsicare i bagnanti, mostrando la loro natura aggressiva e opportunistica. I lucci sono assai dannosi alla piscicoltura perché distruggono gli altri pesci. Un pesce che non teme il luccio è il pesce persico, assai più piccolo, ma difeso da una forte spina che ferirebbe la bocca del feroce nemico, una difesa naturale contro un predatore così temibile. Il pesce persico è squisito e assai bello: le sue pinne sono di un delicatissimo color roseo, un contrasto affascinante con la sua robustezza.

Salmone e Anguilla: Migratori Incredibili

Alcuni pesci sono noti per i loro incredibili viaggi migratori. Il salmone comune misura sino a un metro e mezzo di lunghezza e può superare i venticinque chili di peso. Non vive nei nostri mari. Esso fa esattamente il contrario di quanto fanno le anguille. Nasce dalle uova deposte nelle acque dolci ma, fatto adulto, torna al mare, per poi risalire i fiumi per la riproduzione, un ciclo vitale affascinante e pieno di sfide. Simile al salmone e può raggiungere il metro di lunghezza. È molto diffusa nei fiumi e nei torrenti specialmente d’Europa: vive volentieri soprattutto nelle acque fredde e chiare delle zone montane.

La storia di mamma anguilla offre un esempio toccante di questa migrazione. Da molte stagioni mamma anguilla viveva nel fossato. Le trote ed i ranocchi la conoscevano da gran tempo: la ricordavano giovane, sottile e lunga poco più di una spanna; ora invece era lunga quasi un metro e grossa quanto un braccio di bimbo. Quando giunse l’autunno, mamma anguilla apparve tutta affaccendata; si strofinava contro le erbe, per pulire la pelle incrostata di fango e faceva esercizi di nuoto; sembrava si stesse preparando per un grande viaggio. E difatti, un giorno, al tramonto, partì. Percorse il fossato ed entrò nel canale; dal canale nel fiume. Nel fiume nuotò per intere giornate e giunse al mare. Nel mare nuotò per lunghe settimane e giunse all’oceano. Qui giunta, volse il capo all’ingiù e cominciò a scendere, a scendere verso gli abissi marini. L’acqua si faceva sempre più fredda e più scura, ma mamma anguilla, senza timore, proseguì la sua lunga discesa. Quando giunse a tremila metri di profondità, trovò l’ambiente adatto alla nascita dei suoi piccoli ed allora depose le uova. Nacquero le piccole anguille. Erano vermetti trasparenti, senza colore; pian piano salirono alla superficie. Mangiarono e crebbero e, quando furono lunghe sei centimetri, iniziarono anch’esse un lungo viaggio. Fecero a ritroso il percorso compiuto dalla loro mamma ed arrivarono al mare, al fiume, al fossato, completando un ciclo di vita incredibile che testimonia la resilienza della natura.

Storione: Un Tesoro Antico e Ricercato

Lo storione è un pesce che ha sempre goduto ottima fama. I Romani antichi lo tenevano in gran conto: esso compariva in banchetti di lusso, preparato con salse complicate, e circondato di fiori! Nella Cina, lo storione era riservato alla mensa imperiale. Nel Medioevo, solo ai nobili era dato mangiare carne di storione, a dimostrazione del suo status elevato attraverso i secoli e le culture. Lo storione, insieme ad altre specie affini, vive nelle acque profonde del Mediterraneo, del Mar Nero, del Mare del Nord, dell’Atlantico, ma giunto il momento della riproduzione, in primavera, risale i fiumi per deporvi le uova. I piccoli rimangono per un certo tempo nel fiume, ma appena hanno raggiunto un certo sviluppo, ritornano al mare, dove rimangono fino a quando, a loro volta, dovranno pensare a deporre le uova, replicando il ciclo dei loro antenati. Nelle regioni molto fredde, gli storioni ritornano nei fiumi per passarvi l’inverno in letargo, mezzo nascosti nel fango, un adattamento sorprendente alle condizioni climatiche estreme. Anche nei nostri maggiori fiumi, nel Po, nell’Adige, nell’Arno, nel Tevere, non è difficile pescare qualche bell’esemplare di storione, che è ricercatissimo per la bontà delle sue carni. Lo storione ha corpo allungato, fusiforme, è lungo due o tre metri, e qualche esemplare arriva anche ai cinque metri. Il suo peso passa facilmente il quintale, facendone un gigante delle acque dolci e salmastre.

Squali: I Giganti del Mare

I pescecani, detti anche squali, comprendono moltissimi generi: solo nei nostri mari ne vivono ventitré generi, con un buon numero di specie! Ecco la voracissima fiera del mare! Lunghi sei sette metri, è uno squalo gigantesco munito di una bocca le cui mascelle portano denti grandi e taglienti. Abita in branchi numerosi dei mari del Nord, ed è oggetto di grande e accanita pesca. È un pesce che può raggiungere la lunghezza di circa tre metri e il peso di alcuni quintali. Vive nel Mar Mediterraneo, in branchi numerosissimi, a grande profondità. Validissimo nuotatore, è fornito di odorato sviluppatissimo, che gli permette di fiutare una preda anche a distanze considerevoli. E i denti? Avete mai visto la bocca di un pescecane? Essa è fornita di molte file di denti, presentanti una o più punte, lunghi, taglienti, seghettati! Un braccio umano, una gamba, sono come per noi gli ossicini del pollo, in quelle boccacce spaventose!

Nel Mediterraneo si può incontrare un pescecane detto verdesca, il quale, se in altri mari arriva a più di sei metri di lunghezza, nel Mediterraneo non supera i tre metri. Ha il corpo slanciato e forte, la pelle minutamente zigrinosa, il muso allungato. La bocca ha numerosi, forti denti triangolari, a margini seghettati, di cui i superiori hanno la punta volta in fuori. La verdesca è vivipara e… con grande abbondanza. In una femmina si trovarono cinquantaquattro embrioni di pescecane! I giovani seguono per qualche tempo la madre, che li protegge; anzi, in caso di pericolo, è stato osservato che essi si riparano nella bocca materna!, un comportamento straordinario di protezione parentale. La verdesca è assai diffusa nell’Atlantico e nel Pacifico. Abita per lo più a grandi profondità, ma sta anche a fior d’acqua, ad un miglio circa dalle coste. È agile e voracissima; si ritiene sia uno degli squali più impavidi e più pericolosi per l’uomo. Ci sono certi pescecani, detti carcarodonti, che arrivano a dodici metri di lunghezza, e possono inghiottire un uomo intero! Altri, detti smerigli, lunghi anche sei metri, sono molto arditi e pericolosi, e si arrischiano persino ad assalir.

Tipi di squali e loro caratteristiche

L'Uomo e il Mare: Tradizioni e Pesca

La relazione tra l'uomo e il mare, e quindi con i pesci, è antica e profonda, intrisa di fatica, speranza e tradizioni che si tramandano di generazione in generazione. All’imbrunire, il porticciolo brulica di pescatori: voci, richiami, preparativi per la partenza. Si radunano le reti, si avviano i motori delle paranze e dei bragozzi. Le donne e i bambini salutano dalla spiaggia e dai moli. Gli uomini partono: staranno in mare tutta la notte, sperando di tornare, all’alba, con le ceste colme di pesce, un rituale che si ripete ogni giorno in molte comunità costiere.

La pesca è un'attività che unisce l'uomo alla natura in un modo unico. Gigino e il babbo sono andati a Chioggia, presso Venezia. Sono arrivati proprio nel momento in cui le barche tornavano dalla pesca, e Gigino s’è trovato sulla riva dove ne erano approdate molte. I marinai andavano e venivano dalle barche alla riva, su ponticelli fatti con tavole, portando sulle spalle ceste colme di pesci argentei, ancora guizzanti e sgocciolanti. Gigino guardava: sardine, sogliole, triglie, granchi, sgombri, orate, cefali, seppie, calamaretti, pesciolini minuti… che pranzone di magro si sarebbe potuto imbandire! Sulle barche intanto i marinai stendevano le reti ad asciugare, lavavano il ponte, abbrustolivamo fette di polenta su fornelletti a carbone. Sior Momi, il pescatore con cui il babbo era andato a parlare, è un uomo anziano, un po’ curvo dalla fatica del remo, con viso rugoso, abbronzato dal sole e dall’aria salsa. Ha sempre in bocca la pipa e parla il dialetto cadenzato dei Chioggiotti. Quando ebbero finito di trattare i loro affari, sior Momi si avviò col babbo verso la sua barca, una bella barca: Speranza II, con le grandi vele arancione che si specchiavano nell’acqua cheta della laguna. Gigino guardava, incantato. "Ti piacerebbe venire a pescare?" gli chiese sior Momi. "Magari!" "Si parte al tramonto, si sta fuori tutta la notte, e all’alba si torna: salvo che non si faccia una crociera più lunga e non si vada a dare una capatina nei porti dell’Istria o della Romagna. Allora, si sta fuori una settimana o anche più, si fa da mangiare sopra coperta e si dorme in cuccetta." "Dev’essere bellissimo…", pensò Gigino. "E dica un po’, sior Momi" domandò il babbo, "perché la sua barca si chiama Speranza II?" Sior Momi si levò la pipa di bocca. "Perché la Speranza I l’ha presa il mare, una notte di fortunale." Un attimo di pausa… poi aggiunse, a voce bassa: "E si portò via anche il mio ragazzo più grande, che aveva vent’anni." Questa storia mostra la profonda connessione emotiva e i rischi che la gente di mare affronta.

Le filastrocche e le poesie spesso riflettono questa realtà, rendendola accessibile anche ai più piccoli.(G. Pesci!Pescatore che vai sul marequanti pesci puoi pescare?Posso pescarne una barca pienacon un tonno e una balena,ma quel ch’io cerco nella reteforse voi non lo sapete:cerco le scarpe del mio bambinoche va scalzo poverino.Proprio oggi ne ho viste un paionella vetrina del calzolaio:ma ce ne vogliono di sardineper fare un paio di scarpine…Poi con due calamarettigli faremo i legaccetti.)

Questa filastrocca di G. Pesci, seppur con un tono leggero, evoca l'importanza della pesca per la sussistenza e per i bisogni familiari, toccando il cuore dei lettori.

(A. Infaticati e rudis’alternano al cimento:sferzano il sole e il ventoi corpi seminudi.Dietro la tesa funeecco una rete oscilla:guizza la preda e brilladentro le maglie brune…Or chi vuol ricordarepericoli e strapazzi?Buona pesca, ragazzi!)

Questa poesia di A. Infaticati e Rudis, invece, celebra la fatica e la resilienza dei pescatori, trasformando il loro duro lavoro in un inno alla "buona pesca".

Esplorare il Mondo Marino con i Bambini: Giochi e Apprendimento

L'esplorazione del mondo dei pesci e della vita marina può essere un'occasione straordinaria per l'apprendimento e il divertimento dei bambini, specialmente quando si adottano metodologie che stimolano la curiosità e l'interazione. La piccola scrittrice in erba è tornata da scuola con un’irrefrenabile voglia di scrivere in italiano, e questo entusiasmo può essere canalizzato verso la scoperta di nuovi argomenti. È importante, ogni tanto, quando capita, infilare una scheda “italianissima” nel lavoro con i bambini, per rafforzare la loro padronanza della lingua. Il lavoro preparato per loro deve essere mediato dalla consapevolezza del loro livello di italiano e stile di apprendimento. Anche quando un bambino si interstardisce nel sostenere che per descrivere non devi dire come è fatto (le sue parti), ma solo come sembra (aggettivi: grande, piccolo, leggero…), queste situazioni possono trasformarsi in occasioni per imparare, approfondendo la comprensione lessicale e di contenuto.

Un modo pratico per avvicinare i bambini al mondo acquatico è attraverso l'osservazione diretta e la cura, come dimostra l'esempio del maestro appassionato di rane e tartarughe che ha allestito due grossi terrari/acquari che i bambini aiutano a gestire. L’acquario, nell’angolo più caldo e luminoso della stanza, fa bella mostra di sé. È un recipiente di cristallo, pieno d’acqua chiara e col fondo coperto da uno strato di sabbia, dove crescono pianticelle acquatiche. In quel piccolo spazio dei vispi pesciolini, alcuni piccolissimi ed altri più grandicelli, ma tutti assai graziosi, offrono uno spaccato di vita marina in miniatura, stimolando l'interesse e la cura.

Per rendere l'apprendimento ancora più coinvolgente, si possono integrare giochi ed esperimenti. Ad esempio, per i bambini della scuola dell’infanzia, le maestre Silvia e Monica propongono una serie di attività stimolanti. Una di queste è "L'Acqua che Cammina", un esperimento semplicissimo da realizzare e super colorato. Occorrente: bicchieri, carta assorbente, coloranti alimentari. Cominciamo a creare… Sistemate tre bicchieri trasparenti in fila e riempite d’acqua il primo e l’ultimo. Nel primo bicchiere, mettete qualche goccia di colorante giallo, mentre nell’ultimo verserete il rosso. Ora potete osservare come l’acqua diventa colorata. Successivamente arrotolate due fogli di carta assorbente e metteteli in modo che colleghino tutti e tre i bicchieri. Piano piano vedrete «l’acqua camminare». Il bicchiere al centro si riempirà di acqua e il colore quale sarà? Questo esperimento, pur non essendo direttamente sui pesci, insegna principi scientifici in modo divertente e può essere un ottimo preludio a discutere dell'acqua come ambiente di vita.

Come fanno i pesci a respirare sott’acqua?

Un altro esperimento è "Indovina chi galleggia", un grande esperimento scientifico super semplice oltre che un’ottima attività estiva da fare all’aperto. Per questo esperimento infatti occorrono un contenitore di acqua piuttosto grande e poi frutta e verdura. Bambini provate adesso a gettare la frutta sull’acqua e indovinare chi tra di loro galleggerà. Come mai fragole e peperoni galleggiano? Aprendoli potrete vedere, per esempio, che fragole e peperoni galleggiano perché contengono spazi vuoti al loro interno. Questo aiuta a comprendere le proprietà fisiche dell'acqua e degli oggetti, un concetto utile anche per immaginare come i pesci si muovono e rimangono a galla.

Per i bambini di 5 anni, l'apprendimento può essere legato anche all'alfabetizzazione e alla numerazione, usando il tema marino come sfondo. Cari genitori, si può continuare il disegno dei numeri con i vostri bambini, arrivando fino a 9. Potete farlo tante volte, così alleniamo queste manine ad impugnare la matita, facendo disegnare loro le cose che più gli piacciono. Ad esempio: Facciamo finta di essere in fondo al mare e disegniamo: 6 pesciolini rosa, 7 squaletti, 8 granchi rossi, 9 conchiglie. Come l’altra volta, mamma e papà aiutate i vostri bambini a scrivere il numero e loro dovranno ricopiarlo sul foglio. Questo trasforma un esercizio didattico in un'avventura creativa sottomarina.

Disegni di numeri con elementi marini

Le attività pratiche e multisensoriali sono fondamentali. "Con l’acqua e il ghiaccio!!! BRRRR!" propone una spedizione archeologica rinfrescante in giardino: riempite alcuni palloncini con animaletti giocattolo e acqua e metteteli in freezer a ghiacciare. Togliete la plastica del palloncino e spargete i “fossili” in giardino: saranno tutti da scoprire, da spaccare con degli scalpelli in plastica o da lasciare sciogliere al sole. Questo gioco può essere adattato per "scoprire" piccoli pesci giocattolo, simulando un ritrovamento archeologico marino.

Un'altra attività ludica è "L’ACCHIAPPACQUA", da fare in giardino col papà e la mamma e, se li avete, fratelli/sorelle. È DIVERTENTISSIMO! La mamma non sgriderà nessuno se vi bagnate! Vero mamma? Gioca anche lei e si può bagnare. Occorrente: pompa (gomma) dell’acqua collegata al rubinetto, bicchieri, bottiglie e uno stereo per ascoltare la canzone. Durata: il tempo di una canzone, ma si possono fare più round. Una canzone è un round. Regole: gioco da fare in una calda giornata, senza paura di bagnarsi dalla testa ai piedi. Il conduttore agita di qua e di là, a suon di musica, un tubo di gomma collegato a un rubinetto, variando in continuazione la lunghezza e la direzione del getto d’acqua. I giocatori devono cercare di catturare con un bicchiere di plastica l’acqua, per poi versarla in una bottiglia di plastica che tengono con l’altra mano. Al termine della canzone vince il giocatore che ha più acqua nella sua bottiglia. Questo gioco, oltre a essere divertente, sviluppa la coordinazione e può essere un modo per apprezzare l'elemento acqua che è la casa dei pesci.

Infine, creare una "scatola dei ricordi" può aiutare i bambini a consolidare le loro esperienze e apprendimenti. In questo lungo periodo, in cui non ci siamo potuti vedere, ma attraverso le attività che noi maestre vi abbiamo condiviso sul sito della scuola, con l’aiuto importante e premuroso dei vostri genitori, che vi hanno seguito, avete potuto allenarvi e divertirvi a fare qualche “lavoretto”, come se fossimo stati a scuola tutti insieme. Ad esempio, per la festa del papà, della mamma e di Pasqua, l’arrivo della primavera, ricette simpatiche da vedere e gustose da mangiare, la pasta di sale, lavoretti con sassi, foglie, binocolo, tante canzoni, video per ballare e muoversi e tanto altro. Sarebbe molto bello raccogliere tutte queste attività che avete fatto in una “scatola dei ricordi” da portare a scuola a settembre e condividerla con noi ed i vostri compagni. I bambini di 5 anni la potranno far vedere alle loro maestre della primaria, e venire una mattina a trovarci alla scuola dell’infanzia con loro e guardarla tutti insieme. Se non tutti i bambini hanno fatto le attività proposte, potete mettere nella scatola dei ricordi anche dei disegni liberi, quello che avete creato con la vostra fantasia, potete mettere anche dei sassolini che avete raccolto in giardino, dei fiori e foglie secche, un giocattolo che vi ha tenuto compagnia in questo periodo. Per costruirla: Chiedete a mamma e papà se hanno una scatola di cartone che non utilizzano più (anche da scarpe), con il materiale che avete a disposizione in casa (colori, fogli colorati, bottoni, nastri, fiocchi ecc) addobbate la scatola come più vi piace! Questa scatola può contenere disegni di pesci, conchiglie raccolte, o piccole creazioni ispirate al mare, rendendo tangibile il loro "alfabeto acquatico" di scoperte.

Attraverso queste attività, i bambini possono imparare il grande "alfabeto dei pesci" non solo con la mente, ma anche con le mani, il cuore e la fantasia, scoprendo un mondo affascinante e stimolante che li accompagnerà nella loro crescita.

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