L'interrogativo riguardo al consumo di alcol durante la gravidanza e l'allattamento è comune tra le future mamme e le neo mamme che apprezzano il piacere di un buon bicchiere. Comprendere gli impatti e seguire linee guida chiare è fondamentale per la salute del bambino. Nonostante il desiderio di concedersi un momento di relax, è cruciale esaminare attentamente le implicazioni scientifiche dell'assunzione di alcol in queste delicate fasi della vita materna e infantile.
L'Alcol in Gravidanza: Un Rischio Irreversibile per lo Sviluppo Fetale
L'assunzione di alcool durante la gravidanza può essere responsabile di una vera e propria sindrome, definita “feto-alcolica” (Fetal Alcohol Syndrome), che si esprime con ben definite caratteristiche fenotipiche e con un deficit riguardante lo sviluppo neurologico, conosciuto come “Fetal Alcohol Spectrum Disorders” (spettro dei disordini feto-alcolici). Le anomalie riguardanti il neurosviluppo sono di varia gravità e dipendono dall’entità e dalla durata dell’esposizione del feto all’alcool e dall’epoca della gestazione durante la quale è avvenuta. La scienza ha iniziato a indagare la risposta a questo interrogativo in un periodo relativamente recente, attorno agli anni ’60. Da allora, è cresciuto a dismisura il numero di studi sui danni provocati dall’alcol durante la gestazione.

Non esiste, secondo la scienza, una dose considerata sicura di alcol in gravidanza. L'alcol, infatti, è dannoso se assunto dalla mamma durante la gravidanza. In gravidanza la scienza raccomanda zero alcol. L’Istituto Superiore di Sanità spiega che l’alcol è una sostanza tossica in grado di passare la placenta e raggiungere il feto alle stesse concentrazioni di quelle della madre. Questo passaggio avviene sempre nella placenta, indipendentemente dall'epoca gestazionale che si sta attraversando. Tuttavia, il feto non ha la capacità di metabolizzare l’alcol, essendo privo degli enzimi epatici necessari. Di conseguenza, anche quantità minime possono rivelarsi pericolose per il cucciolo in crescita, danneggiando le sue cellule cerebrali e i tessuti degli organi in formazione.
Le conseguenze potenzialmente più gravi riguardano il lasso di tempo che va dalla fecondazione all’attecchimento in utero. Si tratta di un momento in cui la donna non sa ancora di essere in dolce attesa. Nonostante questo, anche quantità di alcol estremamente ridotte possono creare danni al futuro bambino, poiché organi vitali come il cuore e il cervello si formano nei 10/15 giorni successivi al concepimento. L’alcol nuoce al feto soprattutto durante le prime settimane e nell’ultimo trimestre di gravidanza. Se si pianifica una gravidanza è opportuno non bere alcolici, e se si è già in gravidanza è opportuno interromperne l’assunzione sino alla nascita.
Nell’ambito delle problematiche fisiche che possono concretizzarsi, si citano ritardi nell’accrescimento e la ridotta circonferenza cranica, così come le difficoltà visive. Spostando il focus sul comportamento, ricordo che l’esposizione del feto in crescita all’alcol e l’assunzione di bevande alcoliche nel periodo preconcezionale possono aumentare il rischio, per il futuro bambino, di avere a che fare con iperattività, disturbi del sonno e difficoltà dell’apprendimento. Alcune anomalie, soprattutto quelle del comportamento, possono purtroppo non risultare palesi nella primissima infanzia e venire diagnosticate dai 5 anni in poi.
Non bisogna cadere nell’errore, gravissimo, di pensare di poter bere alcol in gravidanza perché "quell’amica/parente lo ha fatto e il suo bambino è nato sano". I danni causati dall’esposizione prenatale dall’alcol, e conseguentemente manifestati nel bambino, sono irreversibili e non curabili. Le donne fertili, sessualmente attive, che consumano più di 7 bevande a settimana e non usano contraccettivi efficaci, rischiano una gravidanza esposta all’alcol e di dare alla luce un bambino con deficit intellettivi, cognitivi e psicosociali. La sindrome feto-alcolica può essere prevenuta in un solo modo: la totale astinenza da bevande alcoliche - anche dalla birra - durante la gravidanza. Anche il periodo preconcezionale dovrebbe essere all’insegna dell’astinenza dall’alcol.
Alcol e Allattamento: Il Passaggio nel Latte Materno e i Suoi Effetti Immediati
Anche dopo il parto, durante il periodo dell’allattamento, il consumo materno di alcolici può ripercuotersi sul bambino/a. L’alcol, infatti, è presente nel latte già dopo circa 30-60 minuti dall’ingestione materna e persiste per circa due o tre ore, in funzione della quantità ingerita, della gradazione alcolica e del fatto che la mamma sia a digiuno o a stomaco pieno. Alcol, seppure con un tasso più basso rispetto al vino, è contenuto anche nella birra.
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È ad oggi dimostrato che l’alcol entra nel flusso sanguigno e nel latte senza difficoltà. I livelli di alcol nel latte variano però in base al quantitativo di alcolici assunti e al tempo trascorso da quando si è bevuto. È importante sapere che più alcol viene consumato, maggiore sarà il periodo in cui potrà essere rilevato nel latte materno. Tra le più immediate conseguenze dell’assunzione di alcol durante l’allattamento troviamo un’inibizione dell’emissione del latte. Julie Mennella, una ricercatrice del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia che studia gli effetti dell’alcol sull’allattamento, spiega che mentre la prolattina aumenta con il consumo di alcol, l’ossitocina diminuisce. Questa diminuzione dell'ossitocina può compromettere il riflesso di eiezione del latte, rendendo più difficile la poppata per il bambino.
È importante essere consapevoli che gli alcolici in allattamento, se consumati abitualmente o non in moderata quantità, possono avere degli effetti sul neonato o lattante. I bambini, a causa della loro immaturità epatica, hanno meno risorse per metabolizzare efficacemente l’alcol. Per tale ragione gli effetti dell’alcol sui più piccoli sono maggiori rispetto a quelli che si hanno sull’organismo di un adulto. L’alcol può compromettere la produzione di latte materno e alterare lo sviluppo psicofisico del bambino.
Molte infatti si chiedono se anche durante il periodo dell’allattamento l’alcol sia fortemente controindicato come in gravidanza o se le restrizioni siano più morbide nei mesi dell’allattamento. Nonostante la sensazione che le evidenze relative ai danni che l’alcol provochi al feto durante la gravidanza siano più definite rispetto a quelle relative ai rischi legati al consumo di alcol durante l’allattamento, la cautela è sempre d'obbligo. Non ci sono evidenze scientifiche secondo le quali l’alcol aumenti la produzione del latte.
Effetti dell'Alcol sul Neurosviluppo del Bambino Allattato
Bere alcolici durante l’allattamento potrebbe avere un impatto negativo sulle funzioni mentali del bambino negli anni a venire. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics che ha coinvolto 5.107 neonati Australiani, “The Growing Up Australia Study”. Il lavoro è stato condotto da Louisa Gibson della MacQuarie University in Australia. I ricercatori hanno esaminato i risultati dei test cognitivi completati da 5.107 bambini e dei questionari compilati dalle madri, che raccoglievano informazioni sull’allattamento del bambino e su quanto spesso fumavano sigarette o bevevano alcolici in gravidanza o in allattamento.
Dai risultati è emerso che i bambini nati da madri che consumavano alcolici durante la fase dell’allattamento, all’età di sei-sette anni, avevano punteggi più bassi relativamente al ragionamento non verbale. I bambini esposti all’alcol attraverso il latte materno avrebbero avuto punteggi più bassi di valutazione cognitiva rispetto ai bambini non esposti, anche se le madri non avevano fumato né bevuto alcool in gravidanza. Nessuna relazione è emersa tra consumo di alcol materno e abilità mentali dei bambini non allattati al seno, segno che la relazione è proprio dovuta alla presenza di alcol nel latte materno. “Questo studio è importante perché ci dice che non c’è un livello di alcool sicuro per una madre che allatta”, ha sottolineato Louisa Gibson, autrice principale dello studio. Mentre sono abbastanza chiari gli effetti negativi dell’alcool e del fumo durante la gravidanza, gli effetti di queste sostanze veicolate al bambino attraverso il latte materno sarebbero ancora dubbi, come spiegato da Svetlana Popova, del Centre for Addiction and Mental Health dell’Università di Toronto, che non era coinvolta nello studio.

A questi effetti si aggiunge pure l’età del bambino allattato (neonato o svezzato), poiché l'immaturità epatica del neonato lo rende particolarmente vulnerabile. Un altro rischio da considerare è l'associazione tra l'alcol e la SIDS (Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante): se si dovesse eccezionalmente bere, è fondamentale non dormire insieme al piccolo, nel letto o sul divano, perché si è riscontrata un’associazione con la SIDS.
La birra in allattamento, protagonista di radicati miti e dicerie circa le sue proprietà sulla stimolazione positiva della produzione di latte, è da considerarsi in realtà al pari di ogni sostanza alcolica. Sebbene una componente dell’orzo abbia effetti attivanti sulla prolattina, tuttavia l’alcol contenuto nella birra ha un effetto inibente sull’ossitocina. Lo stesso avviene anche con il vino in allattamento spesso consigliato, in particolare quello rosso, perché, secondo alcune credenze popolari, è capace di “fare sangue” e di sostenere la puerpera nella ripresa dopo il parto. Anche in questo caso è importante ricordare che non ci sono evidenze a sostegno dei benefici del vino: non ci sono effetti sull’assetto ematico, né sulla velocità di recupero post-partum e tanto meno benefici comprovati per l’allattamento al seno. Aperitivi alcolici, drink sulla spiaggia, amari post cena e birre varie sono ancora più sconsigliati per chi è incinta o allatta. Non dare retta alle credenze popolari che vedono sempre il bicchiere di vino come un toccasana.
Linee Guida e Raccomandazioni per l'Assunzione di Alcol in Allattamento
Le neo mamme si interrogano sul consumo di alcolici in allattamento. Ricerche abbastanza recenti ci dicono che gli alcolici in allattamento non sono controindicati in modo assoluto. Tuttavia, il CDC (Centre for Disease Control and Prevention) nella sua raccolta di studi e osservazioni afferma che: «Non bere alcolici è l’opzione più sicura per le madri che allattano».
Per la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), invece, durante l’allattamento sono consentiti al massimo due bicchieri di vino a settimana. La Dottoressa Federica Dell’Oro, biologa nutrizionista, sottolinea che, se possibile, è meglio evitarlo in generale. Molte associazioni scientifiche internazionali sottolineano il fatto che, dato che l’allattamento può durare tanto ed è estremamente importante, se la mamma in occasioni sporadiche vuole bere una quantità ridotta di alcol, può farlo.

Ci si può concedere un bicchiere di vino in occasione, per esempio, di un invito a un matrimonio. Piuttosto che smettere di allattare, la neo mamma può, in situazioni che non devono diventare routinarie, assumere una quantità esigua di bevanda alcolica. Attenzione, però: prima di attaccare il cucciolo, dovrebbe aspettare almeno tre ore. È consigliato attendere almeno due ore tra l’assunzione della bevanda alcolica e la poppata.
Se si sa già di dover partecipare a una festa, ci si può tirare il latte prima in modo da soddisfare le eventuali richieste del cucciolo nelle ore successive. Può esserci la necessità di svuotare il seno. In questi frangenti, la cosa giusta da fare è ricorrere al tiralatte e buttare il latte tirato se sono passate meno di tre ore dall’assunzione della bevanda alcolica. Estrarre il latte dal seno con la spremitura manuale o il tiralatte per somministrarlo al bambino per evitare di sottoporlo alla quota alcolica è utile? La risposta è sì, può avere senso, ma solo se viene fatto prima di bere alcol.
È consigliato astenersi completamente nelle prime settimane di vita (almeno 6-8 settimane), data l’immaturità epatica del bambino. Se si assume una quota alcolica maggiore di quella consentita è utile avere a disposizione latte estratto in precedenza o altre forme di nutrimento per il bambino in base ai mesi di vita. Per la donazione del latte alla Banca del Latte Umano Donato, si raccomanda di non assumere alcol entro le sei ore precedenti la raccolta del latte.
Per la popolazione femminile adulta, la dose sicura è pari a un’unità alcolica, che corrisponde a un bicchiere di vino da circa 125 ml, a una birra piccola o a un bicchiere con una quantità minima di superalcolico. Si tratta del dosaggio che, secondo la scienza, il fegato delle donne riesce a metabolizzare correttamente. Questo parametro può essere tenuto presente nel momento in cui, in occasioni sporadiche, una neo mamma assume alcol in allattamento, seppur con la consapevolezza che l'astensione rimane l'opzione più sicura per il neonato.
Il Ruolo Protettivo dell'Allattamento al Seno contro gli Effetti dell'Alcol Prenatale
Molti studi si sono occupati di valutare se i bambini allattati al seno presentano un migliore neurosviluppo rispetto a bambini che vengono alimentati con una formula. I dati finora disponibili sono in parte contrastanti ma, eliminati fattori confondenti, è stata riscontrata un’associazione statisticamente significativa a favore degli allattati al seno.
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Gli autori di un lavoro (ucraini e californiani), si sono domandati se l’allattamento al seno può attenuare gli effetti negativi dell’alcol sul sistema nervoso del feto. Tale valutazione è stata effettuata attraverso uno studio del bambino/a eseguito a 6 e 12 mesi di età. Lo studio (1), di tipo prospettico, è stato effettuato in Ucraina negli anni 2008-2014, periodo durante il quale (prima dell’invasione della Russia avvenuta nel 2022) iniziava ad essere allattato al seno entro la prima ora di vita il 92% dei neonati e l’allattamento veniva continuato in maniera esclusiva per i primi 6 mesi nel 56% dei casi.
Sono stati reclutati 385 bambini nati da donne che hanno riferito di assumere, nel mese successivo al concepimento e/o nell’ultimo mese di gravidanza, quantità significative di bevande alcoliche (”drink”). Come controllo sono state reclutate donne minimamente esposte o non esposte all’alcool. Le interviste sono state condotte due volte durante la gravidanza (all’arruolamento ed a circa 32 settimane di gestazione) e dopo il parto. È stato domandato alla donna quale fosse stata la quantità e la frequenza del consumo di alcol settimanale nel periodo del concepimento, nelle ultime due settimane prima dell’arruolamento e nel terzo trimestre. Tali apporti sono stati convertiti in quantità di alcol assunte giornalmente. A 6 mesi di vita del bambino è stato domandato alle mamme se avevano iniziato l’allattamento al seno e se avevano continuato ad allattare fino a quel momento.
Il neurosviluppo del bambino è stato valutato a 6 e 12 mesi utilizzando le Bayley Scales of Infant Development II (BSID-II), il Mental Developmental Index (MDI) e lo Psychomotor Developmental Index (PDI). I risultati ottenuti in questo studio hanno confermato che l’esposizione prenatale all’alcol si correla negativamente al neurosviluppo a 6 e 12 mesi, ma anche che l’allattamento si dimostra essere un fattore protettivo, soprattutto se è prolungato. L’interazione positiva tra allattamento al seno e neurosviluppo è risultata più significativa per i neonati con maggiori livelli di esposizione all’alcol. Tra questi ultimi, chi era stato allattato al seno per almeno quattro mesi ha raggiunto punteggi più alti di 15 punti alla BSID-II, rispetto a chi non era stato mai allattato.
Non è chiaro quale sia il fattore contenuto nel latte materno che permette un migliore neurosviluppo: si ipotizza siano gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga (PUFA), il legame madre-bambino, altri fattori materni o la combinazione di questi fattori tra di loro. I risultati dello studio suggeriscono che l’allattamento al seno può fornire benefici riguardanti lo sviluppo neurologico ai neonati esposti all’alcol durante la gravidanza, soprattutto se tale esposizione è quantitativamente importante. Tale dato può costituire un ulteriore incentivo, nei casi di sindrome feto-alcolica, a seguire le indicazioni OMS di allattare esclusivamente al seno per 6 mesi, di continuare insieme ai cibi solidi fino all’anno di età e, se desiderato, fino ai 2 due anni ed oltre. Naturalmente, le donne che consumano alcool durante il periodo gravidico dovrebbero prima di tutto essere incoraggiate ad interrompere qualsiasi consumo di alcool.
Lo studio ha limitazioni evidenti, ad esempio non si conosce se i bambini siano stati allattati al seno in maniera esclusiva e per quanto tempo, se il latte materno è stato integrato con la formula e se e quando sono stati introdotti gli alimenti solidi. Inoltre, non sappiamo se le mamme hanno assunto bevande alcoliche durante il periodo di allattamento ed, inoltre, la coorte di bambini reclutati si è ridotta durante il follow-up. Studi futuri su questo argomento potranno fornire ulteriori informazioni riguardanti una possibile relazione dose-risposta per quantità e durata tra allattamento e sviluppo neurologico.

In definitiva, sebbene l'astensione totale dall'alcol sia l'opzione più sicura e raccomandata, soprattutto nelle prime settimane di vita del bambino, alcune associazioni scientifiche riconoscono che un consumo molto moderato e sporadico, con adeguate precauzioni sui tempi di attesa, possa essere considerato in determinate circostanze per preservare l'allattamento. Tuttavia, la consapevolezza dei rischi e la priorità della salute del bambino dovrebbero guidare ogni decisione.
Referenze:
- Schaffer, K. E., Chambers, C. D., & Ris, R. S. (2018). Breastfeeding and neurodevelopment in infants with prenatal alcohol exposure. Pediatrics, 142(6), e20181515.