Il sonno nei bambini: Cause e strategie per i disturbi legati alla scuola materna

Bambino che dorme sereno

Il sonno è un aspetto fondamentale per il benessere e lo sviluppo dei bambini, ma può essere influenzato da numerosi fattori, soprattutto in periodi di grandi cambiamenti come l'ingresso alla scuola materna. Comprendere le dinamiche del sonno infantile, le sue variazioni e le potenziali problematiche è cruciale per i genitori.

Il sonno nei neonati: una fase di intensa attività fisiologica

Un neonato che dorme molto è un bambino che mostra segni di sonnolenza per un tempo prolungato rispetto alle ore di sonno consigliate per la sua età. È importante ricordare che ogni bambino è diverso, con bisogni specifici che possono influenzare la quantità di ore di sonno. Secondo gli esperti della National Sleep Foundation, le ore di sonno di cui un neonato ha bisogno sono in media dalle 14 alle 17, arrivando anche a 18-19 nelle primissime settimane. Nonostante sia un aspetto estremamente importante per il benessere dei bambini, non esistono molti studi dedicati al sonno nelle prime settimane e nei primi mesi di vita.

Alcuni neonati, inoltre, tendono a dormire di più perché nati pretermine, con un peso inferiore alla media, o perché è stato necessario somministrare loro una terapia farmacologica. Uno studio pubblicato su Nature Pediatric Research riporta i risultati del monitoraggio del sonno con EEG (elettroencefalografia) in terapia intensiva neonatale di un gruppo di neonati pretermine (in media a 36 settimane di gravidanza). Per quanto servirebbero ulteriori studi per comparare e confermare questi risultati, è possibile sostenere che più bassa è l’età gestazionale e più sono frequenti le fasi di sonno definite "tranquille" rispetto a quelle "attive", quando cioè si registrano i movimenti oculari e il sonno è meno profondo.

Quando preoccuparsi per il sonno eccessivo di un neonato

Se ci sono preoccupazioni riguardo al sonno eccessivo del piccolo, è fondamentale confrontarsi con il pediatra al fine di valutare perché il neonato dorme troppo e capire se si è in presenza di una letargia, condizione per cui il bambino non riesce a svegliarsi neanche per mangiare, è poco reattivo e spesso disidratato.

Nei primi mesi di vita il bambino ha un bisogno fisiologico di dormire per molte ore nell'arco della giornata. Dunque non ci si deve preoccupare se un neonato dorme troppo, quanto piuttosto se compaiono altri segnali, da discutere eventualmente con il pediatra. Questi segnali includono:

  • Difficoltà a svegliarsi per la poppata: se il neonato ha sempre difficoltà a svegliarsi per essere nutrito e sembra poco interessato e reattivo.
  • Letargia: se il bambino sembra estremamente rilassato durante i periodi di veglia, ha poco tono muscolare ed è debole.
  • Difficoltà di allattamento/nutrizione: se il neonato non sta guadagnando peso in modo adeguato, mostra una ridotta voglia di nutrirsi, ha difficoltà nella suzione e mangia meno di otto volte al giorno.
  • Disidratazione.

Per stabilire se questi sintomi siano o meno la spia di un problema più complesso è fondamentale che il bambino venga sottoposto a tutti i controlli necessari, al fine di approfondire le cause. Esistono però situazioni di letargia non transitoria che derivano da cause più importanti e che richiedono l'ospedalizzazione. I casi di letargia dovuti a queste problematiche sono più rari e complessi, ma vanno comunque tenuti presente.

Cosa fare quando il neonato dorme troppo

Per gestire il sonno dei neonati e prevenire eccessiva sonnolenza o letargia, è utile seguire alcuni accorgimenti:

  • Monitorare il sonno: tenere traccia delle ore di sonno del neonato può aiutare a determinare se il sonno eccessivo è davvero un problema. È inoltre importante annotare ogni quanto si risveglia e quanto dura ogni fase.
  • Promuovere una routine del sonno: introdurre abitudini quotidiane può favorire un sonno migliore e più regolare. Ad esempio: bagnetto serale; allattamento in un ambiente tranquillo e confortevole, con luci soffuse e lontano dai rumori. Durante le prime settimane è difficile stabilire degli orari precisi, ma questi piccoli accorgimenti possono essere di grande aiuto.
  • Stimolare il neonato durante i periodi di veglia: quando il bambino non dorme, è importante impegnarsi in attività che favoriscano il suo sviluppo, come il contatto pelle a pelle, una graduale esposizione alla luce diurna (affinché inizi a distinguere la differenza tra il giorno e la notte), parlargli. O, ancora, accarezzargli il viso e l’addome, massaggiargli i piedini. Vanno invece evitati movimenti bruschi, come cambi di posizione improvvisi (da sdraiato in verticale in un sol colpo, per intenderci), pressioni sul corpo o sulle articolazioni.
  • Assicurarsi che il sonno si svolga in sicurezza: verificare che l’ambiente in cui il neonato dorme sia sicuro, con una temperatura che non superi i 20°, in modo da favorire la respirazione e i microrisvegli. Molto importante è la posizione del neonato sulla schiena su una superficie ferma e piatta, senza cuscini, coperte o altri oggetti che potrebbero aumentare il rischio di soffocamento.

Durante le prime settimane di vita il neonato non ha solo bisogno di molte ore di sonno ma anche di nutrirsi adeguatamente. Quando si allatta un bambino si tende ad assecondare la sua richiesta, che soprattutto in questo periodo può essere irregolare, scandita unicamente dai suoi bisogni. Se il piccolo tende a svegliarsi meno frequentemente, il timore principale è che possa assumere meno latte, essere più debole ed entrare in una sorta di circolo vizioso che porta alla letargia. Quando il bambino viene allattato parzialmente o integralmente con latte in formula, i risvegli possono essere meno frequenti, poiché la digestione sarà più lunga rispetto a quella del latte materno.

Il sonno dei bambini in età prescolare e l'impatto della scuola materna

Al momento del rientro o dell'ingresso a scuola, i bambini possono riscontrare delle problematiche relative al sonno. Le preoccupazioni sono normali, ma non bisogna esagerare. Si tratta di cambiamenti che creano scombussolamenti nei bambini, ma che sono risolvibili e rappresentano aspetti transitori. Anche il modo in cui i genitori affrontano queste situazioni fa la differenza.

L'importanza del sonno per lo sviluppo psico-fisico dei bambini

Cause dei disturbi del sonno legati alla scuola materna

La causa principale che crea scombussolamento in questo momento è il cambiamento che genera una difficoltà sulla routine del sonno. Molto varia anche in base al tipo di ambientamento. Se è veloce, può essere d'impatto e il bambino può risentirne, necessitando di più tempo per riassestare il proprio sonno. Se invece è più graduale, può anche non avere riscontri negativi sulle abitudini legate al sonno. Si possono anche riscontrare delle regressioni a livello di autonomia nell’addormentamento.

Un bambino di 3-4 anni che non dorme il pomeriggio può aver bisogno anche di 12 ore di notte. Se invece continua a fare il pisolino pomeridiano, le ore notturne possono diminuire. Consideriamo che ogni bambino è a sé, non ci sono regole. Di solito i bambini hanno un sonno diurno fino ai 3-5 anni, ma capita che alcuni lo perdano prima dei 3 anni. Non dormendo si accumula il cortisolo, ovvero l’ormone dello stress e della veglia. Il corpo lo produce per non addormentarsi, e questo inevitabilmente rende il sonno più leggero e può frammentarlo, creando un circolo vizioso. Anche in questo caso non c’è una risposta univoca o una regola che valga per tutti. In generale se il bambino esce da scuola intorno alle 16 è consigliata non più di mezz’ora di riposino, per non intaccare il riposo notturno.

I bambini spesso non dormono quando hanno sonno, ma quando hanno le condizioni per farlo: se la luce resta accesa, o se sono distratti da molti stimoli o voci, è probabile che non vogliano andare a dormire o che non riescano ad addormentarsi. Per questo, quando arriva l’ora della nanna, tutto intorno ai bambini deve “spegnersi”, in modo da fargli credere che tutto intorno a loro si fermi, altrimenti rinunciarvi sarà troppo difficile per loro.

Accade spesso che bambini particolarmente vivaci, soprattutto se frequentano la scuola materna, possano essere talmente scatenati nella mattinata da avere bisogno di dormire nel pomeriggio. Per alcuni è difficile il risveglio, per cui, come nel caso di Marco, continuano a dormire per tutta la notte. In questo non vi sarebbe nulla di male se non fosse che a volte questi bambini saltano sia merenda che cena. Se un bambino si comportasse così tutti i giorni, è consigliabile svegliarlo almeno per la cena, in modo che non salti un pasto, soprattutto se questo si ripercuote sulla sua crescita.

Tornare a scuola dopo la lunga pausa estiva, riabituarsi agli orari ed ai ritmi che la vita scolastica comporta richiede solitamente un po’ di tempo, anche se il bambino frequenta nella stessa struttura dello scorso anno. L’inserimento, anche se procede abbastanza bene, può presentare delle difficoltà. Può essere che il momento del riposo pomeridiano insieme agli altri bambini e con maestre che ancora non conosce così bene sia per il figlio più delicato da gestire, forse perché non si fida ancora a sufficienza del contesto per abbandonarsi completamente al sonno. L’anno scolastico è appena iniziato, è importante concedere al figlio un po’ di tempo per abituarsi alla “nuova” routine anche se questo può comportare qualche capriccio in più del solito nel pomeriggio o qualche sonnellino in macchina o a casa.

Purtroppo non in tutti gli asili fanno riposare i bimbi dopo pranzo, quindi spesso, anche se qualche bimbo aveva questa abitudine, la deve cambiare per adattarsi ai ritmi dell'asilo. In ogni caso serve sicuramente del tempo perché il bimbo si adatti alla nuova situazione. Se però le maestre provano a farlo dormire e lui non riesce, si può provare a cercare una strategia comune, fargli portare un pupazzetto per il sonno o un oggetto legato al sonno.

Con l'inizio della scuola materna e poi delle elementari i disturbi del sonno nei bambini diminuiscono moltissimo, concentrandosi prevalentemente in periodi in cui si verificano problemi fisici, in genere stagionali, respiratori, influenza, allergie. I genitori, dopo che i figli hanno superato i primi tre anni, si tranquillizzano e quando si presentano delle forme d'insonnia, si preoccupano e si allarmano facilmente. Con l'inizio della scuola e con la maturazione psicologica e neurologica, i bambini trovano dei ritmi più adatti a se stessi, alla famiglia e alla socializzazione.

Ci sono situazioni però che possono causare ansia, con conseguente difficoltà ad addormentarsi. Tra le principali cause ci sono le preoccupazioni per i cambiamenti, la separazione dai compagni e dalle insegnanti, i litigi con i coetanei, la nascita di un fratellino o di una sorellina, gli stress in ambito familiare. Anche bambini con un sonno regolare possono avere dei momenti in cui si agitano reagendo a situazioni ambientali nuove. Ci sono quindi dei momenti di "snodo", come il passaggio dall'asilo nido alla scuola materna, dalla scuola materna alle elementari, dalla seconda alla terza e alla fine della quinta, in cui possono comparire anche improvvisamente disturbi del sonno, che possono essere brevi o durare mesi. Spesso si accompagnano a incubi notturni, alla paura di essere rapiti, che accada qualcosa di male ai genitori, di essere abbandonati, lasciati soli, di non riuscire a svegliarsi la mattina per andare a scuola. In ogni modo la difficoltà ad addormentarsi agita molto i bambini, alimenta la loro ansia e impedisce loro di dormire, anche se si sentono stanchi o lo desiderano.

Alcune tappe evolutive e dei momenti di crescita, a causa di un cambiamento interiore del bambino e senza cause esterne, possono provocare ansia e depressione e ripercuotersi sul sonno. Il nono anno di vita è uno di questi e solitamente coincide con la terza elementare. In questo periodo i bambini prendono coscienza della propria autonomia dai genitori, della possibilità della morte delle persone a cui vogliono bene come un fatto reale e meno fantastico, inizia la fase edipica che implica una differenziazione dai genitori e il sentire gelosie, conflitti, ansie rispetto all'amore per loro. Se i bambini hanno periodi di tristezza o depressione raramente si manifestano come malinconia o con pianto, al contrario i bambini tristi e depressi molto spesso sono agitati, iperattivi, non di rado aggressivi e il loro malessere non è mai di breve durata.

Secondo numerosi studi, un bambino su quattro nei primi tre anni di vita soffre di disturbi del sonno. Un problema dovuto sia a fattori costituzionali, sia psicologici e che in alcuni casi può apparire ai neo-genitori molto difficile da affrontare. Quando quindi ci si trova di fronte a un improvviso problema d'insonnia, è indispensabile prendere in considerazione senza allarmismi o arrabbiature che può essere necessario l'intervento di uno specialista, perché difficilmente scompare spontaneamente, ma una volta compreso e affrontato nel modo corretto, si risolve piuttosto facilmente.

Bambini che giocano all'asilo

Strategie per affrontare i disturbi del sonno legati alla scuola materna

Ci sono tante piccole strategie che cambiano da situazione a situazione. Con i bambini più grandi si può impostare un discorso che non è possibile con i più piccoli. Dobbiamo andare alla base e capire qual è stato il cambiamento che ha sconvolto la loro normalità: può essere successo qualcosa a scuola, una piccola cosa che ha generato turbamento. Per farlo dobbiamo indirizzare il bambino nella comunicazione, e non fare domande generiche. Oppure una buona soluzione è sempre quella di rivolgersi alle insegnanti.

A volte il bambino smette di dormire tranquillamente nella sua cameretta e richiede la vicinanza del genitore, ad esempio di dormire con lui nel lettone. Se vogliamo che il bambino si senta sicuro a dormire autonomamente nella cameretta, mostriamogli che non c’è niente di cui aver paura, rendendo quello spazio un luogo sicuro. L’ideale è sempre fare le cose gradualmente.

È bene ristabilire gli orari prima della scuola, in modo da abituare i bambini ai risvegli anticipati. Teniamo sempre a mente che il ritorno, ma soprattutto l’ingresso, a scuola sono già di per sé momenti carichi di emozioni.

Esistono dei momenti in cui è più facile per il bambino prendere sonno. Il nostro corpo è programmato per avere una ciclicità durante il giorno: esistono quindi delle finestre di sonno, ad esempio dopo pranzo.

Se con la scuola aumentano i risvegli notturni, prima di capire come muoverci dobbiamo identificare le cause. Di base le soluzioni stanno sempre nell’accoglienza, nell’ascolto, nell’osservazione. Cerchiamo una comunicazione per capire se ci sia qualcosa che non va. Parlare con il bambino, mostrare la propria attenzione facendo delle domande e cercando di capire che cosa gli accade durante il giorno, di per sé costituisce una rassicurazione, attraverso l'interesse che il o i genitori mostrano verso di lui. Molto spesso dietro l'insonnia ci sono delle situazioni reali, problemi con insegnanti, amichetti, parenti, gelosie di cui è importante parlare cercando di ascoltare e quindi trovare insieme, proponendole, delle soluzioni. Affinché i genitori possano cercare e trovare dei rimedi anche pratici per ridurre le paure al momento di andare a dormire, è importante che queste siano riconosciute, affrontate e sciolte di giorno, quando però sono più facilmente dissimulabili.

Gli schermi luminosi generano una luce bianca e fredda che richiama quella di mezzogiorno. Ostacolano la produzione di melatonina e riducono il sonno, ingannando il cervello e facendogli credere che non sia il momento di dormire. Gli schermi luminosi generano tanti stimoli sonori e visivi, che i bambini così piccoli non sono in grado di elaborare e questo porta ad un sovraccarico del sistema nervoso. Piuttosto che prima di dormire, possiamo permettere ai bambini di guardare tablet o telefono prima di cena, in modo che trascorra del tempo prima che arrivi il momento di dormire.

Gestire l'inserimento all'asilo nido e i risvegli notturni

Quando i bambini affrontano dei cambiamenti, è possibile che si abbiano delle ripercussioni anche sul sonno. Sarebbe opportuno capire cosa è cambiato nella vita del bambino e la messa a letto e la gestione dei risvegli notturni. È una cosa del tutto normale che il bambino reagisca in questo modo. Ogni singolo nuovo evento, ogni singola scoperta rappresentano per il bambino un cambiamento che richiede una nuova ristrutturazione.

L'ingresso al nido rappresenta sicuramente un momento importante di cambiamento sia per il bambino che per la famiglia. Quando i genitori scrivono che grazie al nido riescono a svolgere attività quotidiane prima difficoltose, il piccolo potrebbe aver perso alcuni punti di riferimento con questo "cambio di abitudini" (e con lo stesso ingresso al nido) e cercare di rassicurarsi chiamandoli a sé durante la notte. Il comportamento del piccolo prima dell'ingresso al nido sembra mostrare un bimbo che sa opporsi: difficile infilare una maglietta e cambiare il pannolino. Non potendo più opporsi in queste attività, potrebbe aver cercato altrove uno spazio per puntare i piedi. In questi casi, un consulto con uno psicologo può essere utile per approfondire il comportamento del bambino.

Se un bambino che si addormenta in prima serata, ma nel bel mezzo della notte si sveglia nervosissimo e a volte ingestibile, e l'unico cambiamento è l'inserimento all'asilo, è fondamentale armarsi di molta pazienza e cercare di restare serena, anche se i risvegli notturni sono molto faticosi per tutti. È importante considerare che, come il bambino piange all'entrata al nido la mattina ma poi si calma e gioca, l'abbandono al sonno è ugualmente una separazione dai genitori. Separarsi dai genitori è difficile per i bambini, hanno paura che spariscano per sempre.

Il ruolo dei genitori e della scuola

La persona che deve decidere per il proprio bambino è la madre, non altre figure familiari, per cui è importante decidere una linea e seguirla. Si può provare a condividere quanto succede con le maestre per trovare delle strategie comuni. Considerare che dal prossimo anno il bambino non dormirà più alla scuola materna, per cui il problema si ripresenterebbe. Forse conviene abituarlo a un piccolo sonnellino quest'anno per poi toglierlo il prossimo.

La via giusta da seguire è liberarsi dall'attuale apprensione, seguendo assolutamente l'iter scolastico. Se, come si dice, al Nido, appartenente allo stesso contesto della Materna che ora frequenta, era bene inserito, l'unica causa del suo comprensibile disagio attuale, è il cambio delle Educatrici ed, ovviamente, di qualche abitudine. Le figure più importanti che si devono occupare di questo delicato momento di passaggio, sono le Educatrici. La minima interferenza incoerente può influire negativamente sul processo evolutivo stesso e di conseguenza essere causa di ulteriori disagi.

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