Maternità Anticipata per Gravidanza a Rischio: Guida Completa alla Procedura e ai Documenti Necessari

Durante la gestazione possono presentarsi condizioni di salute precarie, tali da compromettere, potenzialmente, il suo naturale decorso. In questi casi, si parla di gravidanza a rischio. La gravidanza a rischio si riferisce a una gestazione caratterizzata da una maggiore esposizione a possibili complicazioni per la madre o per il feto. Sono molti i fattori coinvolti, come ad esempio: l’età materna avanzata; la presenza di patologie pregresse o croniche, come il diabete o l’ipertensione; la presenza di complicanze durante la gravidanza in corso; l’uso di droghe o alcol; la scarsa nutrizione; il fumo; la presenza di malattie sessualmente trasmissibili.

Le gravidanze a rischio richiedono una maggiore attenzione medica e una gestione e un monitoraggio più intensivi. È importante, quindi, che le donne incinte informino il proprio medico su qualsiasi fattore che possa minacciare la gravidanza in modo che possano essere fornite le cure e l’assistenza adeguata.

In queste situazioni, l'ordinamento giuridico del nostro Paese tutela le donne in gravidanza, in particolare le donne lavoratrici, anche in caso di gravidanza a rischio, attraverso una misura denominata maternità anticipata. Questa misura è pensata per tutelare la salute della madre e del bambino e gestire situazioni di rischio durante la gravidanza, come previsto dal D.Lgs. 151/2001.

Cos'è la Maternità Anticipata e il Contesto Normativo

La maternità anticipata, nota anche come interdizione anticipata dal lavoro, è un diritto fondamentale per tutte le donne lavoratrici, sia del settore pubblico che privato. Se ci sono particolari condizioni di salute della donna o ambienti lavorativi che mettono a rischio la gravidanza, il D.Lgs. 151/2001, il "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità", prevede questa misura. Essa consente alle donne in gravidanza di astenersi dal lavoro in anticipo rispetto ai tempi previsti dal congedo obbligatorio di maternità. Questa misura è prevista anche in caso di parto prematuro, ossia quando il bambino nasce prima dell'inizio del congedo di maternità obbligatorio, che generalmente inizia dall'ottavo mese di gravidanza.

È fondamentale distinguere la maternità anticipata dal congedo di maternità obbligatorio. Quest'ultimo, infatti, è un periodo di astensione dal lavoro previsto per legge per tutte le donne in gravidanza, con una durata complessiva di 5 mesi. Secondo la normativa, il congedo di maternità obbligatorio deve iniziare 2 mesi prima della data presunta del parto ed estendersi fino ai 3 mesi successivi al parto. Grazie alla norma della maternità flessibile, la lavoratrice madre può fare domanda per ottenere l'astensione dal lavoro a partire da 1 mese precedente al parto fino ai 4 mesi successivi. A partire dal 2019, la legge ha introdotto la possibilità di svolgere tutti e 5 i mesi di congedo obbligatorio nel periodo successivo al parto.

L'interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio, ai sensi dell’art. 17 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, deve essere riconosciuta “nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza”, prima del periodo di astensione obbligatoria di cui alla lettera a), comma 1, dell'articolo 16. Questo significa che, qualora si verifichino condizioni mediche particolari o situazioni lavorative pregiudizievoli, la lavoratrice ha il diritto di assentarsi dal lavoro anche molto prima dell'inizio del congedo obbligatorio.

Illustrazione delle condizioni per la maternità anticipata

Condizioni per Richiedere la Maternità Anticipata

La maternità anticipata è un'opzione fondamentale per le future mamme che si trovano ad affrontare situazioni particolari durante la gravidanza. Ci possono essere principalmente tre condizioni perché la lavoratrice madre possa fare richiesta di maternità anticipata:

  1. Condizioni mediche avverse o complicazioni: Si tratta di situazioni che mettono a rischio la salute della donna o del feto. Nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose, che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, la lavoratrice ha diritto di assentarsi dal lavoro. Nel caso di problemi di tipo medico la donna si rivolge al proprio ginecologo per valutare le condizioni di salute.
  2. Condizioni di lavoro e ambientali non idonee: Questo include un lavoro faticoso, insalubre o pericoloso per la gravidanza. In questi casi, è lo stesso datore di lavoro a dover constatare l'incompatibilità del lavoro con la gravidanza e, dunque, ad occuparsi della gestione del caso saranno gli Uffici Territoriali dell’Ispettorato Nazionale Lavoro.
  3. Impossibilità di adibire la lavoratrice ad altre mansioni: Qualora i risultati della valutazione del rischio da parte del datore di lavoro rivelino rischi per la salute e la sicurezza delle lavoratrici e la modifica temporanea delle condizioni e/o dell'orario di lavoro non sia possibile, il datore di lavoro deve provvedere a spostare le lavoratrici ad altre mansioni. Se anche tale spostamento non è attuabile, allora scatta il diritto alla maternità anticipata.

Non bisogna dimenticare che a volte ci possono essere anche condizioni stressanti sul lavoro o problemi familiari che impediscono alla donna di vivere serenamente il periodo della gravidanza o i mesi immediatamente successivi al parto, come ad esempio i casi di burnout genitoriale o condizioni che mettono in crisi il neopapà o la neomamma. Fortunatamente, in tutte queste situazioni il sistema previdenziale italiano offre alle mamme lavoratrici la possibilità di chiedere l'attuazione della misura della maternità anticipata.

Le Principali Cause di una Gravidanza a Rischio

Una gravidanza può essere minacciata da molteplici fattori, alcuni prevenibili, altri, invece, da gestire in modo accurato. Vediamo nel dettaglio quali sono le principali cause di una gravidanza a rischio:

  • Età avanzata della futura mamma: Le donne con più di 35 anni hanno maggiori probabilità di sviluppare complicanze durante la gravidanza, come ad esempio il diabete gestazionale, l’ipertensione, il parto prematuro o alcune malattie congenite, come la sindrome di Down o la spina bifida. Rispetto al passato, questo riferimento anagrafico è decisamente meno problematico, poiché sempre più donne giungono alla prima gravidanza a questa età, o anche dopo, ma con le giuste precauzioni è possibile ridurre sensibilmente il rischio.
  • Problemi di salute pregressi: Le donne con problemi di salute pregressi, in particolare il diabete, l’ipertensione, la trombosi, la depressione o l’obesità, hanno maggiori probabilità di sviluppare complicanze durante la gravidanza. Per questo motivo è importantissimo comunicare al ginecologo la propria condizione e seguire pedissequamente le terapie in atto per il trattamento delle stesse, magari con delle variazioni necessarie per non minacciare la salute del feto.
  • Gravidanza multipla: Le gravidanze multiple (gemelli, trigemini, ecc.) sono a maggior rischio di complicazioni come l’aborto spontaneo, il parto prematuro o la crescita rallentata dei feti.
  • Storia di complicanze in gravidanze precedenti: Le donne che hanno avuto problemi in gravidanze precedenti, come ad esempio la preeclampsia, il parto prematuro o la crescita rallentata del feto, hanno maggiori probabilità di svilupparli anche in gravidanze successive.
  • Stile di vita poco salutare: Le donne che fumano, bevono alcolici, assumono droghe o seguono diete poco salutari hanno maggiori probabilità di incorrere in una condizione di gravidanza a rischio, come la sindrome fetoalcolica. Alcuni fattori sono frutto di uno stile di vita poco sano, che può e deve essere modificato al fine di garantire la salute della donna e del bambino.
  • Patologie della gravidanza in corso: Alcune complicanze che possono insorgere durante la gravidanza, come ad esempio la placenta previa, la placenta accreta o la rottura prematura delle membrane, possono aumentare il rischio.
  • Infezioni: Alcune infezioni, come ad esempio la toxoplasmosi, la listeriosi o la citomegalovirus, possono aumentare il rischio di complicanze durante la gravidanza. Per questo motivo è importante eseguire il Pap Test nella fase iniziale della gestazione. Altri fattori, invece, vanno gestiti affidandosi alle cure di medici specialisti.

Infografica sulle cause di gravidanza a rischio

Sintomi Rilevatori di una Gravidanza a Rischio

Abbiamo elencato le cause e i fattori che possono generare una condizione di gravidanza a rischio, ma come si fa a capire se c’è un problema di salute potenzialmente dannoso per la salute della donna e del nascituro?

I sintomi di una gravidanza a rischio possono variare a seconda delle cause che la minacciano; tuttavia, è possibile prestare particolare attenzione ad alcuni sintomi che potrebbero indicare la presenza di complicanze durante la gravidanza. I principali sono i seguenti:

  • Pressione alta: È un sintomo comune di preeclampsia, una complicanza della gravidanza che può essere pericolosa per la salute della madre e del feto.
  • Sanguinamento vaginale: Può essere un segno di diverse complicanze della gravidanza, come ad esempio la rottura prematura delle membrane o la placenta previa.
  • Contrazioni dolorose: Possono essere un segno di un parto prematuro o di una placenta che si stacca prima del termine della gravidanza.
  • Movimenti fetali ridotti: Possono indicare una crescita rallentata del feto o una sofferenza fetale.
  • Dolore addominale o pelvico: Può essere un segno di diverse complicanze, come ad esempio la rottura o la torsione di un’ovaia o una gravidanza extrauterina.
  • Infezioni: La febbre alta, la diarrea, la nausea o il vomito, possono essere un segno di infezioni come la listeriosi o la toxoplasmosi.

È importante che le donne incinte conoscano i sintomi di una gravidanza a rischio e che informino il loro medico se notano qualunque cambiamento nel loro stato di salute. Un monitoraggio regolare da parte del medico può aiutare a individuare precocemente eventuali complicanze e ad affrontarle in modo tempestivo. Al ginecologo bisognerà spiegare i sintomi, le preoccupazioni e il tipo di lavoro svolto.

Chi può Richiedere la Maternità Anticipata?

La maternità anticipata è un diritto riconosciuto a un'ampia platea di lavoratrici. Come già menzionato, spetta a tutte le donne lavoratrici, sia del settore pubblico che privato, con contratti di lavoro dipendente. La legge tutela anche categorie diverse, rendendo la misura inclusiva per garantire la protezione della maternità in svariati contesti professionali.

Può richiederla, infatti, anche chi svolge lavori occasionali, con contratto a progetto, libere professioniste o dipendenti con contratto part-time.

A partire dal 2023, grazie al D. Lgs. 105/2022 che modifica il D. Lgs. 151/2001, la maternità anticipata è stata estesa anche alle lavoratrici autonome. Con il messaggio n. 572 del 7 febbraio 2023, l'INPS ha comunicato che la maternità anticipata per lavoro a rischio è estesa a tutte le donne lavoratrici, comprese le libere professioniste. Tra le categorie di lavoratrici che possono ottenere l'indennità per interdizione anticipata ci sono artigiane, commercianti, coltivatrici dirette o imprenditrici agricole e impiegate nella pesca marittima.

Durata e Aspetti Economici della Maternità Anticipata

La durata della maternità anticipata dipende dal motivo per cui viene richiesta e dalle specifiche condizioni della lavoratrice. Nel caso di problemi di salute o di mansioni lavorative incompatibili, la durata è determinata dall’Azienda USL di riferimento. Se l'attività professionale è considerata rischiosa e il datore di lavoro non può garantire una mansione alternativa non pregiudizievole alla salute della lavoratrice in stato di gravidanza, l'Ispettorato del Lavoro dispone la maternità anticipata per tutta la durata del periodo di gravidanza.

È anche prevista la possibilità di una interdizione posticipata: se le condizioni di lavoro rimangono pregiudizievoli e non è possibile un trasferimento di mansioni, gli ispettorati possono adottare un provvedimento di interdizione posticipata fino a 7 mesi dopo il parto.

Durante il periodo di interdizione anticipata dal lavoro, la lavoratrice ha diritto a una paga pari all'80% dello stipendio, analogamente a quanto avviene per l'astensione obbligatoria. A seconda dei casi, questo importo è versato direttamente alla lavoratrice o tramite il datore di lavoro. È importante sottolineare che, durante il periodo di astensione anticipata, la lavoratrice mantiene il diritto a tutti i benefici e contributi sociali previsti dal suo contratto di lavoro.

Un altro aspetto rilevante è che durante la maternità anticipata la gestante non è soggetta a visita medica fiscale e può uscire liberamente. Tuttavia, dovrà presentare la domanda per la maternità obbligatoria alla metà del settimo mese di gestazione, come di consueto. La gestione delle richieste di maternità anticipata e il pagamento delle relative indennità sono a carico dell'INPS. L'INPS paga l'indennizzo a partire dalle date indicate nei rispettivi provvedimenti. Quando l'astensione anticipata è disposta dall'ASL, il provvedimento decorre a partire dalla data del rilascio del certificato medico. Nel caso di condizioni di lavoro rischiose, l'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) può disporre la maternità anticipata immediata.

Le equilibriste: la maternità in Italia nel 2023

Il Ruolo del Datore di Lavoro nella Tutela della Gestante

La normativa italiana pone una serie di obblighi in capo al datore di lavoro per garantire la tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici in stato di gravidanza, puerperio e allattamento.

In primo luogo, i datori di lavoro devono valutare preventivamente i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere e in allattamento, come stabilito dal D.Lgs. 151/2001. Questo al fine di individuare quelle lavorazioni o mansioni particolari a cui non devono essere adibite le lavoratrici gestanti o puerpere, nonché i processi o le condizioni di lavoro, individuando le misure di prevenzione o protezione da adottare.

La lavoratrice madre deve immediatamente comunicare lo stato di gravidanza al suo datore di lavoro, il quale ha l'obbligo di constatare la compatibilità della mansione lavorativa assegnata con le condizioni di salute della donna. Qualora i risultati della valutazione rivelino rischi per la salute e la sicurezza delle lavoratrici, il datore di lavoro deve evitarne l’esposizione a rischio modificando temporaneamente le condizioni e/o l’orario di lavoro. Se tale modifica non è possibile, il datore di lavoro deve provvedere a spostare le lavoratrici ad altre mansioni che non siano pregiudizievoli alla loro salute o a quella del nascituro.

Solo nell'impossibilità di garantire tale posizione alternativa, l'Ispettorato del Lavoro (o l'ASL, a seconda del motivo dell'interdizione) può disporre la maternità anticipata, garantendo l'astensione dal lavoro per la lavoratrice.

Lavori Considerati a Rischio per la Gravidanza

Esistono mansioni e ambienti lavorativi che, per loro natura, presentano rischi specifici per la salute della gestante e del feto, rendendo necessaria l'interdizione dal lavoro. La legge individua una serie di attività considerate a rischio, per le quali è più probabile che si ricorra alla maternità anticipata in assenza di ricollocamento della lavoratrice.

Tra i lavori considerati a rischio per la gravidanza rientrano:

  • Attività e mansioni che espongono alla silicosi e all’asbestosi;
  • Uso di scale o impalcature;
  • Manovalanza faticosa oppure mansioni che costringono ad assumere posizioni affaticanti;
  • Utilizzo di macchinari mossi a pedale o scuotenti;
  • Ambienti a contatto con malattie infettive, sostanze tossiche o nocive;
  • Mondatura del riso;
  • Qualsiasi lavoro che si svolge a bordo di un veicolo in movimento come aerei, navi, treni, autobus.

Icone rappresentative di lavori a rischio per la gravidanza

La Procedura per Ottenere la Maternità Anticipata: Passo dopo Passo

Ottenere la maternità anticipata per gravidanza a rischio richiede una procedura ben definita, che inizia con la certificazione medica e prosegue con la presentazione della domanda agli enti competenti. La lavoratrice in attesa di un figlio, con problemi di salute legati all'evoluzione della gravidanza o mansioni lavorative incompatibili, può chiedere l’interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio. Il percorso da seguire è lo stesso, sia per la lavoratrice dipendente da impresa privata sia per la dipendente da Ente pubblico.

1. Certificazione Medica della Gravidanza a Rischio:Il primo passo indispensabile è l'ottenimento di un certificato medico che attesti la condizione di particolare fragilità della donna lavoratrice.

  • Ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o Consultorio Familiare: Per il rilascio del certificato che attesta la gravidanza a rischio, la donna può rivolgersi a un ginecologo del Servizio sanitario regionale, come ad esempio il ginecologo del Consultorio familiare o di altra struttura dell'Azienda Sanitaria. Se la gestante è seguita presso un consultorio è sufficiente rivolgersi al personale per l’appuntamento per la certificazione.
  • Ginecologo libero professionista: Se il certificato di gravidanza a rischio è rilasciato da un ginecologo libero professionista, la donna ha un periodo di tempo limitato entro il quale fare la richiesta di visita medica ginecologica presso una struttura pubblica del SSN. In altre parole, la donna si deve recare presso il Servizio individuato dall'Azienda USL per l'accertamento da parte di un medico di struttura pubblica, per la convalida del certificato privato. Ad esempio, se la gestante è seguita da un ginecologo privato ed è domiciliata nelle zone di Firenze, Firenze Sud Est, Firenze Nord Ovest ed Empoli, occorre recarsi con il relativo certificato del ginecologo privato presso uno sportello CUP per compilare la domanda di maternità anticipata per gravidanza a rischio.

Il certificato medico rilasciato da uno specialista in ginecologia deve riportare le generalità della lavoratrice, lo stato di gravidanza, il mese di gestazione alla data della visita, la data presunta del parto, le gravi complicanze della gestazione o le preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, e la prognosi. Il certificato rilasciato dal ginecologo dell’ASL ha una validità per tutta la durata della gravidanza, mentre quello del medico privato vale solo 30 giorni.

2. Presentazione della Domanda di Interdizione dal Lavoro:Una volta in possesso del certificato di gravidanza a rischio, la lavoratrice deve presentare la domanda per ottenere il provvedimento di astensione anticipata. È importante notare che dal 5 novembre 2012 la richiesta di "interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio" va presentata all'Azienda USL e non più alla Direzione territoriale del lavoro.

L’interessata, o un suo delegato, deve presentare l’istanza di interdizione dal lavoro corredata dai documenti necessari presso l’ambulatorio di Medicina Legale del Distretto Sanitario di appartenenza dell'Azienda USL.

  • Attraverso l'ASL (o sportello CUP per alcune regioni): La richiesta di “interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio”, con il certificato medico che attesta la gravidanza a rischio, deve essere presentata alla Segreteria del Distretto di appartenenza dell'Azienda USL. Per sapere dove andare per avere il certificato di gravidanza a rischio o per l'accertamento si possono consultare le sezioni "Luoghi erogazione" sul sito della propria ASL. Ad esempio, per la ASL di Piacenza, si può contattare la Segreteria dipartimenti territoriali: Sanità pubblica. Gli operatori dello sportello rilasceranno una ricevuta di avvenuta ricezione della domanda che la gestante dovrà inoltrare al datore di lavoro. L'ufficio rilascia un provvedimento in triplice copia: per la lavoratrice, per l’INPS, per il datore di lavoro.
  • Tramite INPS (per la gestione dell'indennità): La gestione delle richieste di maternità anticipata e il pagamento dell'indennità sono a carico dell'INPS. È possibile presentare la domanda per l'indennità direttamente all'INPS oppure tramite il proprio datore di lavoro. Per richiedere la maternità anticipata all'INPS è necessario compilare il modulo apposito in via telematica accedendo al portale online. Il modulo richiede informazioni dettagliate sulla lavoratrice, sul suo datore di lavoro, sulla gravidanza e sulle ragioni della richiesta di maternità anticipata. È necessario allegare anche il certificato rilasciato dal medico specialista di una struttura pubblica o convenzionata con il SSN che attesta la necessità del congedo anticipato (o la convalida di quello privato).
    • Online: Accedendo con le proprie credenziali (SPID, CNS o CIE) al sito dell'INPS è possibile compilare e inviare la domanda in via telematica.
    • Call center: Chiamando il numero 803164 (gratuito da rete fissa) oppure 06164164 (da rete mobile a pagamento).
    • Di persona: Recandosi presso gli uffici dell'INPS o tramite un patronato.

La richiesta sarà presa in carico dal personale incaricato per l'emissione del provvedimento di astensione.

Documenti Necessari per la Domanda

Per presentare correttamente la domanda di maternità anticipata, è essenziale fornire la documentazione completa e accurata. I principali documenti richiesti sono:

  • Certificato che attesti la gravidanza in atto: Un documento ufficiale che confermi lo stato di gravidanza.
  • Certificato medico che dichiari la gravidanza a rischio: Questo è il documento fondamentale, rilasciato da un ginecologo (e convalidato dal SSN se proviene da un privato), che specifica le complicanze o i rischi che giustificano l'astensione anticipata dal lavoro. Deve contenere le generalità della lavoratrice, lo stato di gravidanza, il mese di gestazione alla data della visita, la data presunta del parto, le gravi complicanze della gestazione o le preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, e la prognosi.
  • Un documento d’identità valido: Necessario per l'identificazione della lavoratrice.
  • Modulo di istanza: L'INPS o l'ASL forniranno il modulo specifico per la domanda, che richiede informazioni dettagliate sulla lavoratrice, sul suo datore di lavoro, sulla gravidanza e sulle ragioni della richiesta di maternità anticipata.

È utile ricordare che, se il certificato di gravidanza a rischio viene rilasciato da un ginecologo privato, la donna ha un periodo di tempo limitato entro il quale fare la richiesta di visita medica ginecologica presso una struttura pubblica del SSN per la sua convalida.

Cosa fare se il Ginecologo Rifiuta il Certificato?

In alcuni casi, la futura mamma potrebbe trovarsi di fronte al rifiuto del proprio ginecologo di rilasciare il certificato di gravidanza a rischio, non riconoscendo validi motivi per richiedere l'astensione anticipata dal lavoro. Questa situazione può generare ulteriore stress e preoccupazione.

In queste situazioni, non tutto è perduto. È possibile agire in diversi modi:

  • Richiedere un secondo parere medico: La lavoratrice può chiedere una consulenza a un altro medico specialista in ginecologia. Un secondo parere professionale potrebbe offrire una diversa prospettiva sulla situazione clinica e, eventualmente, portare al rilascio del certificato.
  • Rivolgersi direttamente all'INPS: È possibile contattare l'INPS per avere ulteriori informazioni sulle condizioni specifiche che giustificano la maternità anticipata e per comprendere meglio i propri diritti e le procedure alternative. L'INPS può fornire chiarimenti sui criteri di valutazione del rischio.
  • Contattare l'ASL/Servizi Territoriali: Anche l'Azienda USL di riferimento può essere un punto di contatto per discutere la situazione e capire se ci sono percorsi alternativi o servizi di mediazione disponibili.

L'obiettivo è sempre quello di tutelare la salute della madre e del nascituro, e la normativa offre diversi canali per far valere i propri diritti.

L'Importanza del Sostegno Psicologico per Affrontare la Maternità

Affrontare la maternità e la paternità è un'esperienza emozionante e trasformativa, ma talvolta può provocare stress, ansie e preoccupazioni, soprattutto in presenza di una gravidanza a rischio o di condizioni lavorative complesse. Il benessere psicologico della futura mamma è tanto importante quanto quello fisico.

Il periodo di sospensione dal lavoro, garantito dalla maternità anticipata, può essere utile non solo per tutelare la salute fisica della donna e del nascituro, ma anche per prepararsi psicologicamente a diventare neogenitori e intraprendere il percorso della genitorialità con maggiore serenità. È un tempo prezioso per riposare, riflettere, informarsi e connettersi con il proprio stato interiore e con il bambino.

Riconoscere e affrontare il disagio emotivo è un segno di forza. Fortunatamente, esistono risorse di supporto psicologico per le future mamme e papà. Ad esempio, servizi come Serenis offrono supporto psicologico attraverso sessioni di consulenza con psicoterapeuti online che hanno esperienza nel settore della genitorialità. Parlare con un professionista può aiutare a gestire le ansie, a elaborare i cambiamenti che la gravidanza comporta e a costruire una solida base emotiva per l'arrivo del bambino.

Il benessere psicologico della famiglia è un pilastro fondamentale per un inizio sereno della nuova vita insieme.

Immagine di supporto psicologico

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