L'Aborto Spontaneo: Un Percorso Complesso tra Cause, Conseguenze e Supporto Necessario

Gli aborti spontanei, una perdita naturale della gravidanza prima della 20ª settimana, sono esperienze strazianti ma comuni, che influenzano un numero considerevole di gravidanze. Se stai cercando risposte dopo un aborto spontaneo, non sei sola. L’aborto spontaneo è un’esperienza dolorosa e, purtroppo, comune a molte donne nel loro cammino verso la maternità. La Dottoressa Katharina Spies spiega cosa sono, le loro cause, sintomi, trattamenti e le emozioni associate per offrire un adeguato supporto a chi li attraversa. Questo evento, purtroppo, è piuttosto frequente, e la maternità, pur essendo un momento emozionante e significativo nella vita di una donna, può anche essere accompagnata da sfide e preoccupazioni. Con la terminologia "aborto spontaneo" si indica un'interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente entro i primi 180 giorni di gravidanza.

Donna in gravidanza che riflette con preoccupazione

Cos'è l'Aborto Spontaneo: Definizioni e Statistiche Rilevanti

Un aborto spontaneo si riferisce alla perdita spontanea di un feto prima della 20ª settimana di gravidanza, occorrendo maggiormente nel primo trimestre. L’aborto spontaneo, noto anche come interruzione spontanea di gravidanza, è un evento purtroppo frequente che coinvolge circa il 15-20% delle gravidanze riconosciute clinicamente. Si parla di aborto spontaneo quando la perdita della gravidanza avviene prima della 20a settimana di gestazione, senza interventi esterni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità distingue tra due differenti ipotesi di aborto spontaneo. Tuttavia, un aborto spontaneo, come si è visto, consiste nella perdita di una gravidanza prima di 20 settimane di gestazione. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel documento “Clinical practice handbook for safe abortion”, ha fornito le linee guida generali per gli operatori sanitari e i pazienti nelle ipotesi di interruzione della gestazione, definendo l'aborto spontaneo come la perdita involontaria di una gravidanza prima della 22a settimana di gestazione, o quando il feto non pesa ancora più di 500 grammi.

Anche se è un evento emotivamente difficile, è importante ricordare che non è raro. Circa il 10-20% delle gravidanze confermate terminano con un aborto spontaneo, anche se il numero potrebbe essere maggiore poiché molti avvengono prima che la donna sappia di essere incinta. Si stima che gli aborti spontanei colpiscano fino al 15-20% delle gravidanze confermate clinicamente. Si verifica un aborto spontaneo in circa il 10-15% delle gravidanze conclamate. Un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. Circa l’85% degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione. Il rimanente 15% avviene fra le 13 e le 20 settimane di gestazione. La percentuale di aborti spontanei è compresa tra il 10% e il 20% delle gravidanze che non arrivano a termine. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento piuttosto raro e interesserebbe meno del 5% delle gravidanze, ma ciò non corrisponde alla realtà.

Il termine medico per l’interruzione intenzionale della gravidanza è aborto indotto o interruzione volontaria della gravidanza. È opportuno chiarire che i medici possono utilizzare il termine aborto per indicare un aborto spontaneo. Altri termini per indicare l’aborto includono l'aborto spontaneo precoce, ovvero la perdita della gravidanza prima di 12 settimane di gestazione, e l'aborto spontaneo tardivo, che si riferisce alla perdita della gravidanza tra 12 e 20 settimane di gestazione. Si parla di minaccia di aborto in presenza di sanguinamento o crampi durante le prime 20 settimane di gestazione senza apertura (dilatazione) della cervice. L'aborto mancato, invece, si verifica quando la morte del feto è rilevata con un’ecografia prima di 20 settimane di gestazione, senza sintomi (sanguinamento o dolore) che suggerissero un problema della gravidanza. Un aborto settico indica un’infezione del contenuto dell’utero prima, durante o dopo un aborto spontaneo o indotto. Infine, la morte in utero si riferisce alla morte del feto e al parto dopo 20 settimane o più di gestazione.

Aborto spontaneo: cause e ricerca gravidanza successiva

Le Cause Profonde dell'Aborto Spontaneo: Fattori Fetali, Materni e Ambientali

Gli aborti spontanei sono spesso il risultato di problemi cromosomici che impediscono il normale sviluppo del bambino. Nella maggior parte dei casi la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta, ma può verificarsi perché il feto non si sviluppa normalmente (a volte a causa di un’anomalia genetica o di un difetto congenito) o a causa di un problema di salute della donna. È difficile stabilire con precisione le cause di un aborto spontaneo. Tuttavia, nella maggioranza dei casi si tratta di anomalie che non permettono all’embrione o al feto di svilupparsi adeguatamente e crescere.

Fattori Fetali: Anomalie CromosomicheLa causa più frequente di abortività spontanea sono le anomalie cromosomiche. Gli aborti spontanei che si verificano nelle prime 10-11 settimane di gestazione sono spesso causati da una malattia cromosomica. Fallimenti cromosomici impediscono il corretto sviluppo dell’embrione. Le anomalie cromosomiche dell’embrione rappresentano la motivazione più frequente, soprattutto nel primo trimestre. L’analisi genetica dei resti abortivi in caso di nuovo aborto spontaneo è importante, poiché in oltre il 75% dei casi la causa è uno sviluppo anomalo dell’embrione.

Fattori Materni: Condizioni Mediche e AnatomicheEsistono diverse cause materne che possono portare ad aborti spontanei. Anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna possono causare la perdita della gravidanza nel periodo fino a 20 settimane di gestazione, ad esempio un utero con fibromi o, raramente, due camere o cicatrizzazione interna. Tra le malformazioni uterine che possono essere riparate si annoverano i setti o il setto. Si valutano anche miomi, polipi, infezioni o infiammazioni e incompetenza cervicale. In questo contesto, l’isteroscopia e l’ecografia ad alta risoluzione sono utilizzate per esplorare tali malformazioni uterine. L'incompetenza cervicale è una condizione in cui il collo dell'utero si dilata precocemente durante la gravidanza.

Schema delle possibili cause di aborto spontaneo

Le infezioni possono altresì contribuire al rischio. Un aborto spontaneo può essere causato da certe infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia. Anche le infezioni vaginali possono rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo per gli aborti spontanei.

Patologie come il diabete o le malattie autoimmuni possono incidere negativamente. Disordini endocrini, come il diabete non controllato o gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, possono essere concause. Anche squilibri ormonali, come un’insufficiente produzione di progesterone, sono stati riconosciuti come possibili fattori. Se una donna presenta un disturbo che facilita la coagulazione, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, può subire aborti spontanei ripetuti consecutivi (chiamati perdita ricorrente della gravidanza) che si verificano nelle prime 10 settimane di gestazione. La sindrome antifosfolipidica rappresenta il 10-15% dei casi di aborti ricorrenti e può essere trattata. Si stanno studiando possibili disordini immunitari che potrebbero causare un fallimento dell’impianto, anche se attualmente non esiste una terapia immunitaria comprovata che aumenti le probabilità riproduttive in questi casi.

Fattori di Rischio e Stile di VitaAlcuni fattori di rischio aumentano le probabilità di un aborto spontaneo. L'età materna avanzata è uno di questi fattori, con un rischio che aumenta dopo i 30 anni, arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni. Anche la madre più giovane o più vecchia (di età inferiore a 20 anni o di almeno 35 anni) presenta un rischio maggiore. Alcuni fattori possono incidere negativamente, come l’età della donna (a maggior ragione se over 40), ma anche quella dell’uomo. Mantenere uno stile di vita sano è fondamentale. È anche fondamentale evitare fattori di rischio e assicurare uno stato di salute ottimale prima del concepimento. Ciò include evitare sostanze nocive e alcuni farmaci. Il fumo di sigaretta, l’uso di sostanze come cocaina e alcol sono noti fattori di rischio.

Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo. Non è così. E maturano convinzioni ed idee sbagliate sulle sue possibili cause. Secondo Williams e colleghi, queste false credenze possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza, come il senso di colpa e quello di isolamento. È molto improbabile che un aborto spontaneo sia dovuto a qualcosa che la gestante ha fatto. Uno stile di vita normale e sano, che preveda attività fisica, lavoro o rapporti sessuali, non provoca un aborto spontaneo. Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa.

Riconoscere i Segnali: Sintomi dell'Aborto Spontaneo

L’aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi. Qualora uno di questi segnali si verifichi è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto. Di solito un aborto spontaneo è preceduto da sanguinamento vaginale che può essere spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro oppure sanguinamento più intenso. Il sanguinamento vaginale rappresenta il sintomo principale. L’aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso la perdita di liquidi e tessuti dalla vagina. La presenza di tracce ematiche, come abbiamo appena visto, è uno dei principali sintomi di un’interruzione di gravidanza. Il sanguinamento, nell’ipotesi di interruzione di gravidanza, è il segnale dello svuotamento dell’utero. La sua abbondanza è variabile e può includere coaguli o distacco della placenta.

Illustrazione del sanguinamento vaginale come sintomo

Il sanguinamento vaginale è comune nelle prime fasi della gravidanza, spesso in assenza di problemi della stessa. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione. Tuttavia, solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo. L’unico segno di aborto, nella prima fase di gravidanza, può essere un sanguinamento vaginale di lieve entità. Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un’emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli.

L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo provocando crampi. L'aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso dolori intensi e contrazioni uterine. I crampi diventano più intensi fino a che, alla fine, l’utero si contrae a sufficienza per espellere il feto e la placenta. Se il dolore addominale o il sanguinamento vaginale persistono o peggiorano alcuni giorni dopo un aborto spontaneo oppure se insorge febbre, la donna deve consultare un medico. Questi sintomi potrebbero indicare un’infezione.

A volte il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato. L’aborto silente è privo di sintomi (in questo caso, la diagnosi è clinica, attraverso l’ecografia ostetrica). Se l’utero non si espande progressivamente, si sospetta un aborto mancato, cioè che il feto è deceduto ma non è stato espulso dall’utero pur senza causare sintomi (sanguinamento vaginale o dolore addominale). Talvolta, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine.

Se un frammento del feto o della placenta rimane nell’utero dopo un aborto, può svilupparsi un’infezione. L’infezione uterina che si sviluppa durante o poco prima o poco dopo un aborto è detta aborto settico. Questa infezione può essere molto grave e persino potenzialmente letale.

La Diagnosi: Accertamento e Ricerca Approfondita delle Cause

La diagnosi di aborto spontaneo richiede una valutazione medica accurata. Se una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, il medico la deve visitare per verificare se ci siano minacce di aborto. Durante un esame pelvico il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile. Alla comparsa dei primi sintomi, il ginecologo potrà richiedere un’ecografia transvaginale per verificare lo stato dell’embrione e la presenza del battito cardiaco. Talvolta, il medico utilizza un dispositivo per auscultare il battito cardiaco fetale. L’ecografia viene eseguita anche mediante l’inserimento in vagina di una sonda ecografica (la cosiddetta ecografia transvaginale). Può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Il monitoraggio del battito cardiaco fetale è una parte fondamentale della valutazione, soprattutto quando si sospetta una minaccia d’aborto. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente.

Immagine di ecografia fetale o strumentazione medica

Si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di un ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza, chiamato gonadotropina corionica umana (hCG). Il dosaggio delle beta-hCG nel sangue può fornire ulteriori informazioni sull’andamento della gravidanza. I risultati confermano la gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo. L’HCG viene prodotto a partire dall’impianto in utero e aumenta costantemente fino al terzo mese di gravidanza. In caso di aborto precoce è possibile che non si abbiano sintomi (aborto silente) e in questo caso è fondamentale una diagnosi clinica con un controllo mediante ecografia, capace di accertare l’assenza del battito cardiaco nel feto.

Indagini Approfondite per Aborti RicorrentiSe una donna ha subito due o più aborti spontanei, è opportuno che consulti un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Nei centri specializzati, può essere offerto anche un percorso diagnostico multidisciplinare, che coinvolge ginecologo, genetista, endocrinologo e, se necessario, uno psicologo.

La Dottoressa Spies elenca i diversi studi che si possono realizzare presso cliniche specializzate per trovare la causa degli aborti spontanei e capire perché l’embrione non si sviluppa correttamente. Uno studio genetico della coppia è fondamentale per analizzare i cariotipi dei genitori e individuare eventuali alterazioni cromosomiche, anche se queste spiegano solo il 3-5% dei casi di aborti ricorrenti. Inoltre, possono essere consigliati anche altri esami del sangue o, in caso di aborti ripetuti, test genetici specifici.

Uno studio ematologico si esegue con un’analisi speciale per identificare le alterazioni della coagulazione che possono essere la causa degli aborti spontanei. Malattie come la sindrome antifosfolipidica possono essere trattate con aspirina ed eparina.

Un esame dell’utero, tramite isteroscopia e ecografia ad alta risoluzione, è utilizzato per esplorare le malformazioni uterine, come i setti o il setto, che possono essere riparati. Si valutano anche miomi, polipi, infezioni o infiammazioni e incompetenza cervicale, che possono essere trattati chirurgicamente o con farmaci. Ulteriori test includono esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide. Studi immunologici e di trombofilia possono anch'essi essere eseguiti.

Gestione e Trattamento dell'Aborto Spontaneo

Il trattamento dell’aborto spontaneo varia a seconda della situazione clinica. In caso di minaccia di aborto spontaneo (presenza di sintomi, ma l’ecografia mostra una gravidanza normale), alcuni medici consigliano alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano efficaci. Il riposo è generalmente il primo e principale trattamento che viene consigliato in caso di minaccia d’aborto. Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo. In caso di patologie autoimmuni (come la sindrome da antifosfolipidi) o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti l’utilizzo di eparina o di acido acetil-salicilico. Nei casi di incompetenza cervicale verrà eseguito il cerchiaggio della cervice.

Dottore che spiega opzioni di trattamento a paziente

Se l’aborto spontaneo è confermato e il feto e la placenta sono stati espulsi completamente, non è necessario alcun ulteriore trattamento. Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza. In caso di aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane di gestazione), se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione i medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere una delle seguenti:

  1. Monitoraggio e attesa: monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente. La donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico (se il sanguinamento o il dolore è diverso da quanto previsto per un aborto spontaneo o in caso di febbre). Questa è una delle opzioni che prevede di attendere la spontanea espulsione del materiale abortivo dall'utero.
  2. Terapia farmacologica: assumere farmaci (solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone) per aiutare l’utero a espellere la gravidanza. In alcuni casi si può facilitarne l’espulsione stessa tramite la somministrazione di farmaci che facilitino la contrazione uterina.
  3. Intervento chirurgico: eseguire un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero. Di solito comporta l’inserimento nell’utero di un tubo flessibile attraverso la vagina e l’aspirazione (dilatazione e raschiamento [D e R] con aspirazione), anche conosciuta come isterosuzione.

Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento. In caso di aborto nelle prime settimane di gravidanza è possibile sia attendere l’espulsione del materiale abortivo dall’utero (anche grazie all’utilizzo di farmaci in grado di facilitare la contrazione delle stesso) sia effettuare l’aspirazione e il raschiamento della cavità uterina. Se l’aborto spontaneo è stato eliminato spontaneamente, i medici di solito eseguono esami del sangue per l’ormone della gravidanza hCG una volta alla settimana, fino a quando il livello diventa non rilevabile, per confermare che nell’utero non rimanga tessuto del feto o della placenta.

In caso di aborto spontaneo tardivo (tra le 12 e le 20 settimane di gestazione), i medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione. Gli aborti spontanei tardivi vengono trattati mediante una o più delle seguenti opzioni: un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero, questo intervento è chiamato dilatazione e raschiamento (D e R) o dilatazione ed evacuazione (D e E) ed è eseguito con strumenti chirurgici per l’aspirazione e/o di altro tipo inseriti nell’utero attraverso la vagina. Farmaci possono essere utilizzati per indurre il travaglio e quindi espellere il contenuto dell’utero; questi farmaci possono includere il misoprostolo, talvolta con mifepristone (di solito utilizzati nelle fasi iniziali della gravidanza) o l’ossitocina (di solito utilizzata nelle fasi più avanzate della gravidanza).

Si somministrano analgesici al bisogno per gestire il dolore. Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale). Questo disturbo è chiamato incompatibilità Rh (quando il sangue della donna in gravidanza è Rh-negativo mentre quello del feto è Rh-positivo).

Le Conseguenze Emotive e Psicologiche: Un Lutto Silenzioso

Dopo un aborto spontaneo la donna e il suo partner possono sentirsi in lutto, tristi, in collera, colpevoli o ansiosi per le successive gravidanze. Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Perdere un bambino in gravidanza è un’esperienza che può lasciare un vuoto emotivo profondo, talvolta non compreso da chi sta intorno. L’aborto spontaneo non è solo un evento medico, ma rappresenta un vero e proprio lutto perinatale. Anche se avviene nelle prime settimane, può lasciare un vuoto emotivo profondo, talvolta non compreso da chi sta intorno.

Coppia che si abbraccia in un momento di dolore

Molti studi sottolineano come a un anno da un aborto spontaneo il 20-30% delle donne soffra di patologie psichiatriche come depressione e ansia. Le donne sviluppano l’attaccamento al feto già in gravidanza e questi processi psicologici vanno molto spesso al di là del controllo cosciente della madre. Per questo è necessario che venga fornito un supporto psicologico a queste donne per affrontare i sensi di colpa, il dolore della perdita e le relazioni con gli amici e la famiglia.

Le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, provando un forte senso di colpa, ma di solito non è così. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto.

Un aspetto spesso sottovalutato è l’impatto dello stress cronico. Il momento successivo ad un aborto spontaneo può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Purtroppo, ancora troppo spesso l’aborto spontaneo non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù. Del resto, di aborto non si parla mai. Anzi, c’è la tendenza a tenere nascosta la gravidanza nel primo trimestre, proprio perché si teme che le cose possano andare male. Molte future mamme, infatti, annunciano di aspettare un bimbo solo alla fine del primo trimestre. Questa mancanza di dialogo contribuisce al senso di isolamento e alla difficoltà di elaborazione del lutto.

In questi momenti, il sostegno psicologico può fare la differenza. Confrontarsi con uno specialista, partecipare a gruppi di supporto o semplicemente avere uno spazio di ascolto può aiutare a rielaborare l’esperienza. Cercare il sostegno di familiari, amici o professionisti della salute mentale è importante per il processo di guarigione. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano. È fondamentale che le donne ricevano un sostegno adeguato durante questo periodo difficile. Inoltre, è importante che il partner sia sensibile alle esigenze e alle reazioni emotive della donna, offrendo sostegno pratico e affettuoso in base alle necessità. L'impatto sulla relazione di coppia è un altro aspetto da considerare. In alcuni casi possono emergere sintomi legati a ansia o depressione post-aborto, che vanno affrontati con la giusta attenzione e senza timori.

Percorsi Futuri: Quando e Come Riprendere il Cammino verso la Maternità

Le donne che hanno avuto un aborto possono desiderare di confrontarsi con il proprio medico circa l’eventualità di altri aborti nelle gravidanze successive e di sottoporsi a esami se necessario. Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. La rassicurazione sta nel fatto che, dopo l’aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne (potrebbe essere un caso isolato). Di solito non sono necessari ulteriori esami, a meno che la donna non abbia subito due o più aborti spontanei.

Coppia che tiene in mano una scarpina da neonato

Dopo un aborto, il rischio di subirne un secondo aumenta della metà e dopo due raddoppia. I ricercatori hanno osservato, dati alla mano, quel che tanti ginecologi sanno per esperienza, ossia che le complicanze delle gravidanze precedenti hanno un effetto negativo sulle future. Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro.

La decisione di cercare una gravidanza dopo un aborto spontaneo può essere emotivamente complessa. Dopo un aborto spontaneo è naturale chiedersi se e quando sarà possibile affrontare una nuova gravidanza. Non c'è un momento "giusto" per cercare una gravidanza, dopo un aborto spontaneo. Alcune donne si sentono pronte dopo poche settimane, mentre altre possono aver bisogno di più tempo per elaborare il dolore emotivo e recuperare fisicamente. Per chi riesce a elaborare la perdita, nasce il bisogno di sapere quando tentare di nuovo e quali indagini diagnostiche fare. In particolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato come, sia che si tratti di una nuova gravidanza dopo aborto che di una gravidanza dopo raschiamento, sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi. Si tratta di situazioni molto soggettive per le quali occorre tenere conto anche dello stato psicologico della donna interessata. Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta dopo un aborto spontaneo. Perché sia più facile portare a termine una gravidanza subito dopo un aborto spontaneo non è ancora chiaro, e lo ammettono i ricercatori.

Adottare uno stile di vita sano è sempre un consiglio valido. Mantenere uno stile di vita sano prima e durante la gravidanza può aiutare a ridurre il rischio di aborto spontaneo. Certamente uno stile di vita sano è in grado di influire positivamente sull’andamento di una gestazione. È anche fondamentale prendersi cura della propria salute generale, correggendo eventuali fattori di rischio. Per questo, un medico non può che consigliare di condurre una vita sana già da prima del concepimento. Nel documento “Clinical practice handbook for safe abortion”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito le linee guida generali per gli operatori sanitari e i pazienti nelle ipotesi di interruzione della gestazione.

Nel caso di aborti ripetuti o di specifiche problematiche di fertilità, possono essere considerate tecniche di riproduzione assistita. Una di queste tecniche è la diagnosi genetica preimpianto, che permette di studiare il patrimonio genetico degli embrioni prima dell’impianto, e di selezionare gli embrioni più sani e privi di alterazioni cromosomiche e/o genetiche che saranno trasferiti nell’utero. Un altro modo per rimanere incinta è il ricorso all’ovodonazione, che è la tecnica di riproduzione assistita che utilizza gli ovuli provenienti da una donatrice anonima per creare embrioni di qualità ottimale. Talvolta, il medico può prescrivere una terapia con progesterone per sostenere le fasi iniziali di una nuova gravidanza. In ogni caso, è giusto ricordare che dopo un aborto spontaneo il corpo di una donna ritorna alla normale capacità di concepire.

Non bisogna dimenticare che ogni donna ha i suoi tempi e le sue modalità per elaborare l’accaduto e sentirsi pronta a riprovare. Il desiderio di maternità può riemergere con forza oppure lasciare spazio alla necessità di prendersi una pausa. Affrontare un aborto spontaneo significa attraversare un percorso complesso, fatto di emozioni intense e decisioni delicate. Dal primo sospetto alla diagnosi, dal supporto psicologico alla pianificazione di una futura gravidanza, l'obiettivo è offrire uno spazio sicuro, competente e rispettoso del vissuto di ogni persona.

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