L’aborto spontaneo è un evento, purtroppo, piuttosto frequente, che indica un’interruzione spontanea e involontaria della gravidanza. Questo fenomeno si verifica con l'espulsione di un embrione o del feto prima della 20ª settimana di gestazione. Tuttavia, in Italia, si fa riferimento generalmente al periodo antecedente alla 22ª settimana, poiché da questa settimana in avanti i neonati possono essere assistiti e possibilmente salvati. Anche la perdita di un feto di peso inferiore a 500 grammi è considerata un aborto spontaneo. Non è un fatto molto raro, contrariamente a quanto molte persone pensano, che l’aborto spontaneo sia un evento raro che interessi meno del 5% delle gravidanze. Risulta essere un evento piuttosto comune, durante il primo trimestre o nelle prime settimane di gestazione.
Secondo le statistiche, gli aborti spontanei avvengono nel primo trimestre di gravidanza e molte volte una donna non si rende nemmeno conto di essere incinta. Si verifica un aborto spontaneo in circa il 10-15% delle gravidanze conclamate, e un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. Circa l’85% degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione, mentre il rimanente 15% avviene fra le 13 e le 20 settimane di gestazione. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo, ma non è così. E maturano convinzioni ed idee sbagliate sulle sue possibili cause.

Tipi e Classificazioni dell'Aborto Spontaneo
L’aborto spontaneo viene distinto anche sulla base dell’avanzamento della gravidanza e della relativa crescita dell’embrione. Possiamo distinguere diversi tipi di aborto spontaneo in base a fattori specifici.
Per quanto riguarda l'avanzamento della gravidanza, si parla di:
- Aborto spontaneo precoce: si riferisce alla perdita della gravidanza prima di 12 settimane di gestazione. Questi aborti spontanei entro la 13ª settimana costituiscono l’80% di tutti gli aborti spontanei.
- Aborto spontaneo tardivo: indica la perdita della gravidanza tra 12 e 20 settimane di gestazione.
In base alla frequenza, si distingue tra:
- Aborto sporadico: quando l'aborto avviene in modo tempestivo, cioè come un caso isolato.
- Aborto ricorrente o ripetuto: quando nella storia ginecologica di una paziente si verificano almeno due episodi simili consecutivi entro la ventesima settimana di gestazione. Secondo la Società Italiana della Riproduzione, si parla di aborto ripetuto quando nella storia ginecologica di una paziente si verificano due episodi simili consecutivi entro la ventesima settimana di gestazione. In altri contesti, si definisce come aborto spontaneo ricorrente una storia di almeno tre aborti spontanei. Dopo un aborto, il rischio di subirne un secondo aumenta della metà e dopo due raddoppia.
Altre classificazioni includono:
- Aborto clinico vs. subclinico: a seconda che l'aborto avvenga in fasi avanzate o molto presto, cioè vicino al momento dell'impianto. Quest'ultimo è noto come aborto biochimico o microaborto ed è spesso confuso dalle donne con le mestruazioni.
- Anembrionico vs. embrionale: nel primo caso, non è possibile apprezzare l'embrione all'interno della camera gestazionale con gli ultrasuoni. Nel secondo caso, si osserva un embrione ma ha fermato il suo sviluppo. Questo tipo di aborto è chiamato anche aborto mancato o aborto ritardato.
- Completo vs. incompleto: a seconda che tutto il contenuto uterino venga rimosso dopo l'aborto o che ci siano ancora resti fetali nell'utero.
- Aborto mancato: morte del feto rilevata con un’ecografia prima di 20 settimane di gestazione, senza sintomi (sanguinamento o dolore) che suggerissero un problema della gravidanza. A volte il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato.
- Morte in utero: morte del feto e parto dopo 20 settimane o più di gestazione.
- Minaccia di aborto: sanguinamento o crampi durante le prime 20 settimane di gestazione senza apertura (dilatazione) della cervice. Non sempre la minaccia si traduce in aborto, infatti, le perdite ematiche sono frequenti anche in una gravidanza che va avanti.
Sintomi e Segni dell'Aborto Spontaneo Precoce
L’aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi, ma in alcuni casi può manifestarsi senza alcun sintomo, ovvero senza perdite di sangue né dolori. In questi casi si diagnostica attraverso l’ecografia. Qualora uno di questi segnali si verifichi è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto.
I sintomi più caratteristici di un aborto spontaneo, soprattutto nel primo trimestre, sono il sanguinamento vaginale e i crampi pelvici.
- Sanguinamento vaginale: Questo è il sintomo più caratteristico e può manifestarsi in maniera variabile, da spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro a sanguinamento più intenso. La presenza di tracce ematiche è uno dei principali sintomi di un’interruzione di gravidanza. Il sanguinamento, nell’ipotesi di interruzione di gravidanza, è il segnale dello svuotamento dell’utero. Tuttavia, è importante tenere presente che un sanguinamento scarso che poi scompare e dei leggeri crampi passeggeri possono essere comuni nei primi mesi. Va ricordato che le perdite ematiche sono frequenti anche in una gravidanza che va avanti, quindi, il sanguinamento nel primo trimestre non è sempre sinonimo di aborto o minaccia di aborto. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione, ma solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo. L’aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso la perdita di liquidi e tessuti dalla vagina.
- Crampi addominali o dolori alla parte bassa della schiena: L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo provocando crampi. I dolori pelvici, invece, sono molto simili a quelli mestruali, e possono avere un’intensità che va da medio-lieve a severa.
- Altri sintomi: possono includere febbre, debolezza, e, in alcuni casi, diarrea e nausea. Tuttavia, va specificato che la nausea da sola non può causare aborti spontanei.
Se si manifestassero perdite di sangue e/o dolori, è importante contattare la propria Ginecologa. La Ginecologa ti chiederà quanto è iniziato il sanguinamento, la quantità del sanguinamento e se hai anche dolore o crampi nella zona pelvica. Effettuerà una visita ginecologica ed un’ecografia per via transvaginale per controllare se l’embrione è presente nell’utero e per valutare la presenza del battito cardiaco fetale. Dirimente e necessario è sempre il controllo ecografico. In alcuni casi è possibile che la Ginecologa ti chieda di effettuare un esame del sangue per misurare le quantità di beta-HCG (human chorionic gonadotropin), una sostanza che viene prodotta dalla placenta. Un livello scarso o decrescente di beta-HCG possono significare la perdita della gravidanza.

Le Cause dell'Aborto Spontaneo: Una Panoramica Complessa
Nella maggior parte dei casi la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta, ma può verificarsi perché il feto non si sviluppa normalmente o a causa di un problema di salute della donna. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo, ma non è così. In realtà, le ragioni principali sono di tipo genetico o medico. Qualunque condizione che complichi i processi di sviluppo fetale o di impianto potrebbe determinare effetti anche molto seri.
Le cause che possono portare alla perdita gestazionale si dividono principalmente in quelle legate al feto e quelle che riguardano la futura madre.
Cause Fetali: Anomalie Genetiche e Cromosomiche
Gli aborti spontanei che si verificano nelle prime 10-11 settimane di gestazione sono spesso causati da una malattia cromosomica. I difetti cromosomici nel feto sono una delle ragioni principali per cui lo sviluppo embrionale può essere fermato. Queste anomalie possono essere causate da errori durante la divisione cellulare, durante la formazione degli ovuli o degli spermatozoi, o durante la fecondazione stessa.
Possono essere di due tipi principali:
- Anomalie numeriche: quando il feto ha un numero anormale di cromosomi (ad esempio, trisomie).
- Anomalie strutturali: quando ci sono problemi con la struttura fisica dei cromosomi del feto.
Queste anomalie non permettono all’embrione o al feto di svilupparsi adeguatamente e crescere.
Cause Materne e Placentari
Le cause che riguardano la futura madre sono molteplici e possono includere problemi di annidamento, anomalie placentari, infezioni, malattie autoimmuni o endocrine, e problemi anatomici dell'utero.
- Cause di annidamento: Con il termine annidamento si indica il processo che si verifica nelle prime fasi della gravidanza, durante il quale l’embrione si impianta nella parete dell’utero e inizia a formare la placenta. Problemi in questa fase cruciale possono compromettere l'inizio della gravidanza.
- Cause placentari: La placenta si forma durante la gravidanza e fornisce nutrimento e ossigeno al feto. Se si verificano problemi durante la sua formazione o anomalie funzionali, possono determinarsi complicazioni e l’aborto spontaneo.
- Infezioni: Le infezioni, se contratte durante la gravidanza, possono interferire con il normale sviluppo del feto o causare danni alla placenta. Alcune infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia, possono causare la perdita della gravidanza. Anche avere un qualche tipo di infezione sessualmente trasmissibile può essere un fattore.
- Malattie autoimmuni e trombofiliche: Alcune malattie autoimmuni e trombofiliche possono causare complicazioni durante la gravidanza, compreso l’aborto spontaneo. Se una donna presenta un disturbo che facilita la coagulazione (come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi) può subire aborti spontanei ripetuti consecutivi che si verificano nelle prime 10 settimane di gestazione.
- Anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo: Anomalie della cavità uterina, come un utero con fibromi o, raramente, due camere o cicatrizzazione interna, possono causare la perdita della gravidanza nel periodo fino a 20 settimane di gestazione. Gli aborti spontanei nel secondo trimestre possono essere legati a problematiche genetiche, infettive e placentari, ma spesso sono dovuti a problemi di incontinenza del collo uterino. Ciò significa che l’utero si apre prima del naturale momento del travaglio e del parto (incompetenza cervico-istmica). Questa condizione può verificarsi anche in assenza di contrazioni uterine, perdite di sangue o altri sintomi.
- Squilibri ormonali: Avere un qualche tipo di squilibrio ormonale può essere una causa.
Cause Maschili
Inoltre, anche se le cause maschili non sono chiarite, il rischio di aborto spontaneo è maggiore se vengono evidenziate anomalie nel liquido seminale del padre.
Fattori di Rischio e Stile di Vita che Favoriscono l'Aborto Spontaneo
Alcuni fattori possono incidere negativamente sul decorso della gravidanza, aumentando il rischio di aborto spontaneo. Questi includono l’età della donna, ma anche quella dell’uomo, le complicanze delle gravidanze precedenti, e lo stile di vita.
Età Materna e Paterna
La prima responsabile è l’età delle donne. Una gravidanza iniziata tra i 25 e i 29 anni di età ha il 10 per cento di possibilità di finire con un aborto spontaneo. Il rischio aumenta dopo i 30 anni arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni. La possibilità che avvenga un aborto spontaneo aumenta con l’aumentare dell’età sia materna che paterna. A maggior ragione se la donna è over 40.
Gravidanze Precedenti e Complicanze
I ricercatori hanno osservato, dati alla mano, quel che tanti ginecologi sanno per esperienza, ossia che le complicanze delle gravidanze precedenti hanno un effetto negativo sulle future. Non accade lo stesso per la pre-eclampsia, condizione caratterizzata da pressione alta in gravidanza. Chi ne ha sofferto nel corso dei nove mesi di gestazione non deve preoccuparsi per gli esiti di una nuova gravidanza. Un aborto spontaneo ricorrente, con anamnesi di almeno tre aborti spontanei, aumenta significativamente il rischio.
Condizioni di Salute della Madre
Alcune malattie della madre, come il diabete, l’ipertensione arteriosa o gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, possono aumentare il rischio. Lo stress e l'ansia possono influire sulla gravidanza o causare un aborto? A livello di concepimento e di fertilità, lo stress può portare ad una mancanza di ovulazione durante il ciclo mestruale e, di conseguenza, diminuire le possibilità di gravidanza. Tuttavia, non si è visto alcun legame diretto tra lo stress e il tasso di aborto, quindi lo stress è escluso come causa dell'aborto.
Stile di Vita
Lo stile di vita influisce sulla fertilità, come è noto. Una dieta sbagliata o insufficiente è un fattore che deve essere attentamente considerato durante la gravidanza. Quando la futura mamma è una fumatrice o beve alcolici, il rischio aumenta. Smettere di fumare soltanto quando si scopre di essere incinta, ad esempio, è certamente importante, ma non è risolutivo. L'uso di sostanze come cocaina e alcol è un fattore di rischio. Né lavorare, o fare esercizio fisico, o avere rapporti sessuali, né aver preso la pillola contraccettiva prima di avere la gravidanza possono causare un aborto spontaneo. Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo.
Gravidanza Ectopica
Una gravidanza ectopica, ovvero quando l’embrione inizia a svilupparsi fuori dall’utero, è una condizione che, sebbene non sia un aborto spontaneo in senso stretto, può anch’essa causare sanguinamento e complica la gravidanza fin dalle prime fasi.
La Correlazione tra Aborto Spontaneo Precoce e Peso Corporeo
L'obesità è risultata associata ad un aumentato rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre, e ad aborto ricorrente. Questo evidenzia l'importanza del peso corporeo come fattore di rischio significativo.
Un obiettivo di uno studio, coordinato dalla Sheffield University in Gran Bretagna, è stato quello di valutare l'impatto dell'obesità sul rischio di aborto spontaneo. Le donne obese, definite con un indice di massa corporea (BMI) superiore a 30 Kg/m2, sono state confrontate con donne con BMI normale (19-24,9 kg/m2). Sono state incluse nello studio solo donne primipare, ovvero donne alla loro prima gravidanza.
Lo studio ha definito l'aborto spontaneo precoce come aborto entro 6-12 settimane di gestazione, quello tardivo entro 12-24 settimane di gestazione, mentre il termine aborti spontanei precoci ricorrenti (REM) indicava 3 aborti spontanei successivi entro 12 settimane.
Hanno preso parte allo studio 1.644 donne obese e 3.288 donne con normale peso corporeo, con un'età media di 26,6 anni. I risultati hanno mostrato che il rischio di aborto spontaneo precoce e di aborto spontaneo precoce ricorrente è risultato più alto tra le pazienti obese (odds ratio: 1,2 e 3,5, rispettivamente; P = 0,04, per entrambi). L'obesità è risultata associata ad un aumentato rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre, e ad aborto ricorrente. Questo studio osservazionale, pur non potendo stabilire un legame di causa ed effetto, suggerisce una correlazione chiara e statisticamente significativa.
Questo dato sottolinea ulteriormente l'importanza di condurre una vita sana già da prima del concepimento, gestendo condizioni come l'obesità per ridurre i fattori di rischio potenziali. Ipertensione, obesità o diabete senza una corretta gestione medica possono aumentare la probabilità di aborto spontaneo.
Diagnosi dell'Aborto Spontaneo
Se una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, il medico la deve visitare per verificare se ci siano minacce di aborto. La diagnosi si avvale di una valutazione medica, ecografia ed esami del sangue.
- Valutazione medica ed esame pelvico: Durante un esame pelvico il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile. Il medico può sospettare un aborto mancato se l’utero non si espande progressivamente.
- Ecografia: L’ecografia viene eseguita anche mediante l’inserimento in vagina di una sonda ecografica (la cosiddetta ecografia transvaginale). Può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. A volte, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente.
- Esami del sangue: Si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di un ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza, chiamato gonadotropina corionica umana (hCG). I risultati confermano la gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo. Un livello scarso o decrescente di beta-HCG possono significare la perdita della gravidanza.
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Trattamento e Gestione dell'Aborto Spontaneo
Il momento successivo ad un aborto spontaneo può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Quando si ha la perdita della gravidanza nel primo trimestre, è possibile che alcuni residui della gravidanza rimangano dentro l’utero. Questi residui di tessuto vanno rimossi. Esistono diversi modi per poterlo fare. Se le tue condizioni di salute lo consentono e non si tratta di un’emergenza medica, potrai decidere insieme alla tua Ginecologa quale trattamento è più adatto nel tuo caso. Le opzioni terapeutiche hanno rischi simili tra loro, che includono il rischio di emorragie o di infezione. Il rischio di complicanze gravi, indipendentemente dal tipo di trattamento, è molto basso.
Gestione della Minaccia di Aborto
In caso di minaccia di aborto spontaneo (presenza di sintomi, ma l’ecografia mostra una gravidanza normale), alcuni medici consigliano alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano efficaci. Sono indicati soprattutto il riposo a letto e i sedativi uterini. Anche il progesterone viene somministrato in alcuni casi, sebbene alcuni studi scientifici non ne abbiano ancora concordato l'efficacia.
Trattamento dell'Aborto Spontaneo Accertato
Se l’aborto spontaneo è confermato e il feto e la placenta sono stati espulsi completamente, non è necessario alcun ulteriore trattamento.
Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza.
Gestione dell'aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane): Se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione, i medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere una delle seguenti:
- Attesa vigile: Monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente. Questo può richiedere fino a due settimane, ma in alcuni casi richiede più tempo. Ci sarà del sanguinamento abbondante e più prolungato rispetto ad una normale mestruazione. Possono manifestarsi crampi addominali, diarrea e nausea. È importante prendere un antidolorifico per la copertura del dolore. Si possono spesso notare dei frammenti di tessuto e coaguli. Un’ecografia o un esame delle beta-HCG vengono effettuati successivamente per confermare che tutti i residui siano stati espulsi. Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento.
- Trattamento farmacologico: Assumere farmaci (solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone) per aiutare l’utero a espellere la gravidanza. Questo è ciò che è noto come aborto medico. Tuttavia, questo metodo ha lo svantaggio di avere i seguenti effetti collaterali: nausea, vomito, diarrea, brividi, mal di testa, emorragia vaginale.
- Trattamento chirurgico: Eseguire un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero. Una delle opzioni chirurgiche è l’isterosuzione (aspirazione) in anestesia locale e leggera sedazione, durante la quale un tubo sottile collegato ad un apparecchio aspirante viene inserito nell’utero per rimuovere i residui della gravidanza. Un’altra opzione chirurgica è il curettage (raschiamento), che viene eseguito in anestesia dilatando la cervice e rimuovendo il tessuto rimanente che può essere stato trattenuto. Se si verifica un aborto, in linea di principio non è necessario un trattamento specifico se il feto e tutte le strutture gestazionali vengono espulsi spontaneamente come perdita di sangue. L’opzione chirurgica è raccomandata nel caso compaiano segni di infezione, emorragia o altre complicanze.
Gestione dell'aborto spontaneo tardivo (tra 12 e 20 settimane): I medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione. Gli aborti spontanei tardivi vengono trattati mediante una o più delle seguenti opzioni:
- Intervento chirurgico: Questo intervento è chiamato dilatazione e raschiamento (D e R) o dilatazione ed evacuazione (D e E) ed è eseguito con strumenti chirurgici per l’aspirazione e/o di altro tipo inseriti nell’utero attraverso la vagina.
- Farmaci per indurre il travaglio: Questi farmaci possono includere il misoprostolo, talvolta con mifepristone (di solito utilizzati nelle fasi iniziali della gravidanza) o l’ossitocina (di solito utilizzata nelle fasi più avanzate della gravidanza).
Si somministrano analgesici al bisogno. Per prevenire le infezioni, per 1-2 settimane dopo un aborto spontaneo vanno evitati i rapporti ed è importante evitare di usare tampax o altri prodotti intravaginali. Infine, i resti dell'aborto espulsi spontaneamente o raschiando la cavità uterina vengono inviati al laboratorio per essere studiati, per cercare di diagnosticare la causa dell'aborto e per evitare che si ripeta.
Incompatibilità Rh
Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale). Questo disturbo è chiamato incompatibilità Rh (quando il sangue della donna in gravidanza è Rh-negativo mentre quello del feto è Rh-positivo). Alcuni problemi specifici possono insorgere nelle future gravidanze se sei Rh Negativa ed il feto Rh Positivo.
Impatto Emotivo e Supporto Post-Aborto
La cosa veramente difficile in questi casi è recuperare emotivamente e non andare in depressione. L'aborto è un duro colpo per la futura madre, non solo per la sensazione di perdita, ma anche per gli improvvisi cambiamenti ormonali che subisce in un periodo di tempo molto breve. Dopo un aborto spontaneo la donna e il suo partner possono sentirsi in lutto, tristi, in collera, colpevoli o ansiosi per le successive gravidanze. Purtroppo, ancora troppo spesso l’aborto spontaneo non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù. C’è la tendenza a tenere nascosta la gravidanza nel primo trimestre, proprio perché si teme che le cose possano andare male. Molte future mamme annunciano di aspettare un bimbo solo alla fine del primo trimestre.
Il Lutto e il Senso di Colpa
Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi. Le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa. I ricercatori Williams e colleghi hanno osservato che queste false credenze possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza, come il senso di colpa e quello di isolamento.
L'Importanza del Supporto
Non c'è bisogno di avere paura o vergogna per chiedere aiuto dopo un aborto. Esistono gruppi di sostegno e terapie di coppia specializzate per questo tipo di situazioni. Se tu o il tuo partner vi sentite in difficoltà nel gestire le emozioni che sentite dopo questa perdita, parlate con la vostra Ginecologa o con l'équipe di un EPU. Può essere utile spesso parlarne con una Psicologa che utilizza un approccio post-traumatico. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano. “Accogliere il dolore degli altri non è mai facile, soprattutto per chi è cresciuto in una società spaventata, impreparata di fronte a certi argomenti, tanto da renderli dei tabù. Si ha l’impressione di non avere le parole, di non sapere cosa dire."
Prevenzione dell'Aborto Spontaneo e Gravidanze Future
La prevenzione dell’aborto spontaneo si avvale di diversi trattamenti e di un attento monitoraggio dello stile di vita e delle condizioni di salute preesistenti.
Interventi Medici e Stile di Vita
Quando sono presenti patologie autoimmuni o trombofiliche, possono essere prescritti acido acetilsalicilico ed eparina. È consigliabile trattare eventuali malattie o problemi di salute che sono legati all'aborto o che possono essere un fattore di rischio. Ipertensione, obesità o diabete senza una corretta gestione medica possono aumentare la probabilità di aborto spontaneo. È anche importante verificare se la madre ha avuto infezioni come la toxoplasmosi o la rosolia, che possono causare danni fetali con conseguente perdita gestazionale. Altre malattie che dovrebbero essere prese in considerazione quando si cerca una gravidanza, a causa del loro possibile rapporto con l'aborto, sono le anomalie uterine o malattie immunologiche.
D'altra parte, è essenziale condurre una vita sana, con una dieta equilibrata, evitando gli eccessi e facendo un moderato esercizio fisico. Inoltre, si dovrebbe andare a tutte le visite ginecologiche programmate dal ginecologo e seguire le sue istruzioni con disciplina. Per questo, un medico non può che consigliare di condurre una vita sana già da prima del concepimento.
Pianificazione di una Nuova Gravidanza
Un aborto spontaneo è un evento che succede a molte donne, ma capita spesso solo una volta. L’ampia maggioranza delle donne ha poi delle gravidanze normali. La rassicurazione sta nel fatto che, dopo l’aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne (potrebbe essere un caso isolato). Tornerai ad ovulare e poter concepire già due settimane dopo un aborto spontaneo.
Molte donne desiderano tentare un nuovo concepimento immediatamente. Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta dopo un aborto spontaneo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di aspettare circa sei mesi per cercare di nuovo una gravidanza. Le raccomandazioni dell'OMS si basano principalmente sugli aspetti emotivi, poiché l'aborto è un trauma grave ed è importante aver superato questo dolore ed essere pronti ad affrontare la nuova gravidanza con speranza. Da parte loro, gli studi che indicano che non è necessario aspettare a concepire di nuovo dopo l'aborto si basano su aspetti fisiologici del corpo femminile. Quanto prima una gravidanza viene ri-gestata, tanto meno è probabile che subisca un nuovo aborto o altre complicazioni gestazionali. Perché sia più facile portare a termine una gravidanza subito dopo un aborto spontaneo non è ancora chiaro, e lo ammettono i ricercatori.
In ogni caso, è importante consultare il proprio medico. Molti specialisti consigliano di attendere in media due mestruazioni prima di riprovare. Tuttavia, questo dipende molto dal tipo di aborto spontaneo che si è verificato e dalle conseguenze dell'aborto sia fisicamente che emotivamente. Si tratta di situazioni molto soggettive per le quali occorre tenere conto anche dello stato psicologico della donna interessata. La cessazione del battito cardiaco del feto può verificarsi in qualsiasi momento, anche se più avanti si parla di morte in utero e non più di aborto interno. L’aborto interno va giustamente vissuto come un lutto, ma la donna non deve pensare di non essere idonea alla gravidanza per un solo episodio di aborto spontaneo.
Esami Approfonditi in Casi di Aborto Ricorrente
È opportuno che le donne che hanno avuto due o più aborti spontanei consultino un medico prima di tentare una nuova gravidanza. La paziente è definita poliabortiva in caso di tre aborti consecutivi. Avere un aborto interno dopo aver avuto una gravidanza normale può assolutamente succedere. Esistono delle condizioni di salute per cui la paziente, che prima stava benissimo, diventa una paziente poliabortiva. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto.
Ad esempio, può effettuare:
- Un esame di diagnostica per immagini (come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia) per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile.
- Esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide.
- Test genetici per controllare la presenza di anomalie cromosomiche.
Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro. Una di queste tecniche è la diagnosi genetica preimpianto, che permette di studiare il patrimonio genetico degli embrioni prima dell’impianto, e di selezionare gli embrioni più sani e privi di alterazioni cromosomiche e/o genetiche che saranno trasferiti nell’utero. Un altro modo per rimanere incinta è il ricorso all’ovodonazione, che è la tecnica di riproduzione assistita che utilizza gli ovuli provenienti da una donatrice anonima per creare embrioni di qualità ottimale.
