L'esperienza della perdita di un figlio, in particolare attraverso l'aborto spontaneo, rappresenta una ferita profonda, capace di scuotere le fondamenta dell'esistenza di una madre e di un padre. Quando si attende di dare un volto alla vita che si è generata, il silenzio che segue l'interruzione di questo cammino può apparire come un'oscurità impenetrabile. Tuttavia, impariamo a leggere ogni esperienza nella luce della Parola che rivela i segreti più nascosti. Dice, infatti, il salmista: “Nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce” (Sal 138,12). Quando tutto è buio - come accade in terre lontane o nel cuore di una prova - è più facile vedere brillare le stelle.

Ci sono esperienze dolorose nelle quali Dio nasconde una verità, che solo attraverso la fede possiamo comprendere. L'apostolo Paolo (2Cor 1, 3-5) ricorda che consolazione e tribolazione non sono due momenti differenti ma due esperienze che s’intrecciano; il buon Dio sembra permettere la tribolazione per poi donare la consolazione. È vero che nella fatica comprendiamo più facilmente l’aiuto di chi ci dona un po’ di sollievo, ma l’apostolo va oltre e afferma che chi sperimenta la consolazione di Dio è chiamato a sua volta a donare la consolazione a quelli che si trovano nella tribolazione. Come antenne, che ricevono e trasmettono. Siamo proprio nel cuore dell’esperienza cristiana. Dio sa quanto c’è bisogno, oggi più che mai, di persone che sanno com-patire, nel senso più bello del termine, portare insieme con gli altri il peso della sofferenza e della solitudine.
La Natura dell'Aborto: Tra Terminologia e Realtà umana
Con aborto (dal latino ab-orior, "non nascere", "non sorgere") si intende etimologicamente l'evento che causa la mancata nascita del bambino, oppure lo stesso feto non vitale conseguenza del processo abortivo. Può avere cause naturali, e in tal caso è detto aborto spontaneo, o essere procurato intenzionalmente, e si parla di aborto medico, aborto procurato, interruzione volontaria della gravidanza (IVG). Mentre il dibattito bioetico e sociale si divide tra movimenti pro-choice e pro-life, la dimensione vissuta dai genitori che perdono un bambino per cause naturali rimane spesso un "lutto invisibile".
Il dramma di una madre che subisce un aborto spontaneo viene spesso banalizzato, generando ancora più dolore in quella donna che sperimenta la morte dentro di sé. Il suo grembo, culla della vita, diventa tomba di morte per il proprio figlio. Il “lutto invisibile” che si ritrovano a vivere moltissime donne, loro malgrado, ha solitamente inizio con una semplice frase: “non c’è più battito, mi dispiace”. In quel momento una donna, fissando attonita e sconvolta l’immagine del proprio bambino immobile nell’ecografia e la linea piatta del battito cardiaco, si chiede come mai sia capitato proprio a lei, perché proprio a suo figlio… e come sia possibile che un cuore si fermi e non batta più.
È fondamentale riconoscere che quando una donna è incinta non “aspetta un bambino”, ne ha già uno dentro di sé. Non “diventerà madre”, è già madre. Il bambino non è “in arrivo”, il bambino è già arrivato. L’esperienza del lutto prenatale è un momento veramente tragico per la donna, che in quel momento sente il peso della morte nelle proprie viscere. Il momento del rito funebre per i genitori è molto importante perché conferisce riconoscimento a quel lutto e a quel dolore. Anche per la società attuale il funerale di un nascituro è un fatto straordinario: viene ribaltata la teoria irrazionale e puramente ideologica dell’aborto.
La Fede e la Speranza Oltre la Perdita
Molti genitori in lutto si interrogano sul futuro del loro bambino, morto senza essere stato battezzato. Che si tratti di un bambino morto a seguito di un aborto spontaneo, di un aborto o alla nascita, se non è battezzato, può essere salvato? Oggi, il Catechismo della Chiesa (n. 1261) è molto chiaro: ci invita ad affidare questi bambini alla misericordia di Dio. Spesso, questa risposta provoca una certa delusione, perché se noi affidiamo questi bambini alla misericordia di Dio, ci si chiede cosa faccia Lui concretamente. Il grande teologo domenicano Michel Labourdette ha una frase molto illuminante e consolante: “Nel regime di fede in cui viviamo, non è forse la ‘certezza’ più rassicurante mettersi nelle mani di Dio?”.
La teoria del limbo, un tempo diffusa, è stata superata da una visione più fiduciosa. San Paolo afferma: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1 Tm 2,1-4). Allo stesso modo, il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes, n. 22, insegna che Dio offre a tutti gli uomini un mezzo per essere salvati. Si può pensare che la volontà universale di salvezza di Dio possa essere compiuta, non solo quando c’è un atto della volontà dell’uomo, ma anche quando la persona non pone alcun ostacolo sulla via di questa volontà divina. La persona è come aperta alla grazia.
Non giungeremo mai ad una conclusione soddisfacente sul perché accadano delle cose brutte alle persone, specialmente a bambini innocenti che non hanno ancora nemmeno iniziato a vivere. Dobbiamo capire che Dio non ci porta via i nostri cari per una sorta di punizione crudele. La Bibbia dice che non "non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesú" (Romani 8:1). Gli aborti spontanei di solito sono causati da strutture cromosomiche anormali nel feto. Quando il corpo individua tali anormalità, la crescita del feto viene bloccata e ne consegue un aborto spontaneo.
Il Dolore come Sosta verso l'Eternità
Questo figlio non è scomparso, vive nella gloria di Dio e un giorno lo incontrerete. Questo figlio, dunque, vi parla di eternità, vi ricorda che l’intera esistenza è un camminare verso un oltre che ora possiamo solo intravedere da lontano. È un continuo pellegrinaggio che troverà la sua conclusione nell’abbraccio di Dio. A volte siamo così presi dalle mille cose da fare da dimenticare questo grande mistero che avvolge tutta la vita. Pur con tutto il suo carico di dolore, la morte di una persona cara apre uno spiraglio, ci costringe a guardare verso questa direzione. Nel dolore di questa morte così precoce, avete avuto la possibilità di dare un nome al bambino. In questo modo esce dall’oscurità di tante creature che non hanno un volto né un nome.

La sofferenza inchioda per un attimo e sembra congelare tutte le energie; ma, se vissuta nella fede, rimette in corsa, anzi dona ancora più slancio. Non è mai una parentesi, la sofferenza. È come una sosta, più o meno lunga, presso la croce. Ad un certo punto, però, l’annuncio che Cristo è Risorto segna l’inizio di una nuova avventura. Chiedete al Signore la grazia di ri-cordare - cioè di portare sempre nel cuore - questa esperienza e di viverla nella luce della resurrezione.
La Dimensione Comunitaria e il Sacerdozio dei Fedeli
Il sacerdozio comune dei fedeli ci rende responsabili gli uni degli altri e ci chiama a intercedere per la salvezza di tutti. Il desiderio del battesimo per gli altri ci invita a intercedere presso Dio. I genitori che perdono il loro bambino, sia a seguito di un aborto, sia dopo aver preso coscienza della loro colpa e aver chiesto perdono, sia in seguito a un aborto spontaneo, sono nella posizione migliore per chiedere al Signore che il loro bambino sia accolto da Dio.
Nella visione di Dio, il bambino accompagna il cammino di conversione di sua madre. Anche Giovanni Paolo II, nella prima versione dell'Evangelium vitae (1995), aveva sollevato la questione dicendo alle donne che hanno abortito: “Ti renderai conto che nulla è perduto e potrai chiedere perdono al tuo bambino che ora vive nel Signore” (n. 99). È importante dare un nome al bambino, perché è una persona. Possiamo così rivolgerci a lui. Si possono anche celebrare messe e pregare. La misericordia di Dio esiste, ma il Signore può e vuole anche legare l’esercizio della sua misericordia alla preghiera. A noi piace fare le cose da soli. Il Signore, d’altra parte, associa al massimo l’essere umano, soprattutto nel suo cammino e in quello dei fratelli verso la salvezza. Pregare per una persona deceduta può sembrare inutile se è già in cielo, ma chissà che le nostre preghiere non lo abbiano aiutato nel suo cammino. Quindi, abbiamo il dovere di pregare per questi bambini, anche se Dio ha già concesso loro la Sua grazia. Questa preghiera ci fa crescere anche nella santità.
Testimonianze e Cammino di Vita
La vita è dura e non si può negare, ma guardare le prove attraverso il prisma della croce e della resurrezione di Gesù Cristo permette di trovare la pace. Ciò che Dio ha insegnato a chi ha vissuto questa perdita è che Egli non ha promesso di tenerci lontani dalle prove, ma piuttosto di essere con noi in mezzo a loro. Anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno.
L'aborto spontaneo, in quanto evento biologico complesso e spesso tragico, si inserisce nel grande mistero della fragilità umana. La dottrina cattolica considera l'embrione come un essere vivente, e dunque la sua soppressione come ingiusto omicidio di un innocente, ma la Chiesa, nel caso specifico del lutto spontaneo, apre le braccia alla misericordia. Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione, ma è nella preghiera e nell'affidamento che i genitori trovano il sostegno necessario per trasformare la disperazione in attesa di un abbraccio eterno.
Stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).
In questo cammino di fede, non bisogna scoraggiarsi. Affidatevi dunque a questo angioletto che, vivendo in Dio, gode della sua beatitudine e prega per voi. A questi bambini manca la grazia sacramentale, ma ricevono attraverso le vie misteriose di Dio la grazia santificante, e questo è quanto è sufficiente per andare in Paradiso. Il Codice di diritto canonico prevede che l’Ordinario del luogo possa permettere le esequie ecclesiastiche anche per i bambini morti senza battesimo, se i genitori avevano intenzione di battezzarli. Anche se non c’è il corpo, la preghiera della Chiesa rimane un segno tangibile dell'amore di Dio che non dimentica nessuno dei suoi figli, chiamati alla vita eterna sin dal concepimento.