Il governo del paese più popoloso al mondo mette le mani sul corpo delle donne per far fronte alla crisi demografica. Il Consiglio di Stato cinese ha reso note le nuove linee guida per migliorare la salute riproduttiva delle donne, tra queste c’è il tentativo di ridurre gli aborti “per ragioni non terapeutiche”. Dalla politica del figlio unico a quelle che incentivano le nascite, negli ultimi anni il governo della Repubblica Popolare ha strumentalizzato il corpo della donna per soddisfare gli interessi del paese: crescita economica, demografica, necessità di forza lavoro. La volontà del governo di ridurre le interruzioni di gravidanza mette le donne sotto il controllo dello stato, limitando anche la possibilità di accedere all’assistenza sanitaria, soprattutto se si tratta di donne non sposate o di coppie dello stesso sesso.
Le ultime linee guida sono state annunciate in un periodo di cambiamento sociale, culturale e tecnologico per la popolazione cinese, caratterizzata da un sempre più rapido invecchiamento. Sebbene il paese rimanga il più popoloso, i suoi tassi di natalità sono tra i più bassi al mondo, in seguito ad anni di sterilizzazioni forzate. I dati mostrano che le nascite sono diminuite di quasi due milioni nel 2020.

Implicazioni Legislative e Sociali
Le implicazioni politiche e legislative di quello che secondo il governo cinese dovrebbe essere un piano per migliorare la salute riproduttiva delle donne non sono ancora chiare perché non è stato esplicitato il significato di “non terapeutico”. Una spiegazione, però, sarebbe fondamentale per comprendere le conseguenze reali che le nuove direttive sulla salute riproduttiva avranno sulle donne cinesi.
«Potrebbe essere una buona mossa se prevenissero l'aborto selettivo per il sesso (vista la tradizionale preferenza secolare per i maschi). Mentre se, invece, costringono le coppie a portare avanti gravidanze indesiderate, si configurerebbero soltanto come un confine alla libertà di scelta», ha dichiarato al Financial Times Jane Golley, esperta di demografia cinese presso l’Australian National University. Per promuovere una forza lavoro prospera e produttiva è necessario affrontare la disuguaglianza di genere e la discriminazione che le donne vivono sulla propria pelle.
L'Eredità della Politica del Figlio Unico
La politica del figlio unico (一孩政策) è stata una delle politiche di controllo delle nascite attuata in Cina, dal governo, nell'ambito della pianificazione familiare per contrastare il fortissimo incremento demografico del paese. La prima fase, introdotta in modo organico dopo pochi anni dalla morte di Mao Zedong, dal suo successore Deng Xiaoping nel 1979 fu attuata con una legge che vietava alle donne di avere più di un figlio.
Questa legge fu considerata fondamentale dai successori di Mao Zedong, dato che durante l'epoca maoista il paese aveva visto uno straordinario incremento annuale di quasi 30 milioni di persone. Quando nel 1949 nasceva la Cina comunista, Mao Zedong credeva fortemente nell'idea dell'autosufficienza e del popolo come simbolo della forza. La tradizione era quella delle famiglie numerose: un detto di Confucio recita “Più bambini significa più felicità, i bambini avuti portano presto la felicità”.

Il 1° settembre 2002 la politica di pianificazione familiare è diventata una legge nazionale dalla quale dipendono tutte le politiche provinciali. A seguito del censimento decennale condotto nel 2020 che ha rilevato che il ritmo di crescita annuale della popolazione cinese è stato dello 0,53 per cento, il 20 agosto 2021 il Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo ha approvato gli emendamenti di modifica alla legge sulla Popolazione e la pianificazione familiare per consentire alle coppie di poter avere fino a tre figli.
Il Fenomeno del Genericidio
Il termine "genericidio" viene utilizzato per identificare l'anomalia demografica legata all'uccisione sistematica, deliberata e selettiva rispetto al genere, mediante l'individuazione prenatale del sesso e l'aborto selettivo. Questa selezione avviene spesso come preferenza sistematica per i maschi poiché, in alcune culture, le figlie femmine sono considerate un peso.
In condizioni naturali nascono mediamente più maschi che femmine: il rapporto tra i sessi alla nascita è di circa 105 maschi ogni 100 femmine. In Cina, India e Vietnam, questo rapporto è stato ampiamente distorto. A tutt’oggi la Cina rimane uno dei paesi in cui lo squilibrio tra i generi alla nascita è più alto. La mascolinizzazione delle nascite sembra essere oggi un problema di portata globale, con tracce osservate in diverse aree del mondo.
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Secondo lo studio pubblicato dal British Medical Journal, che ha analizzato i dati relativi a oltre tre miliardi di nascite negli ultimi 50 anni, una società a forte struttura maschile potrebbe avere conseguenze drammatiche sulla natalità e la demografia, nonché sull'aumento di violenze e comportamenti antisociali, fino a influenzare la stabilità a lungo termine e lo sviluppo sostenibile della società stessa.
Conseguenze Sociali: Tratta e Sfruttamento
L’obbligo imposto dal partito comunista a mettere al mondo un solo figlio per ogni coppia ha determinato un grave sbilanciamento nel rapporto tra i sessi a causa della tradizionale preferenza per i figli maschi. Questa situazione alimenta il traffico di esseri umani. Molte giovani donne, anche rifugiate in aree di confine come il Myanmar, vengono portate con l’inganno in Cina per essere vendute a facoltosi uomini.
Molte di loro hanno raccontato che le famiglie che le hanno acquistate sembravano più interessate ad avere un bambino piuttosto che una “moglie”. Seng Moon, una delle vittime, racconta un destino di prigionia e violenza: “Sette mesi dopo ho scoperto di essere incinta. Quando ho dato alla luce un bambino e ho chiesto di poter tornare a casa ho ricevuto una risposta choccante: Nessuno ti fermerà. Se vuoi tornare a casa puoi farlo, ma non puoi portare via mio figlio”.
Un Futuro Problematico: Oltre i Confini Cinesi
Il fenomeno degli aborti selettivi non è immune da conseguenze sul piano demografico, sociale ed economico. Sbilanciamenti oggi rilevati in aree della Cina, dell’India e del Sud-Est europeo sono destinati a far sentire i propri effetti tra una decina d’anni. Un rapporto tra i sessi alla nascita troppo sbilanciato può provocare un “eccesso” di uomini, determinando così ritardi nei matrimoni, un aumento della competizione tra gli uomini non sposati e un rapido incremento del surplus di maschi celibi.

Il ricorso alla selezione del sesso del nascituro deriva da, e allo stesso tempo rinforza, società patriarcali fondate su una disparità pervasiva nei confronti di ragazze e donne, intensificando le carenze di democrazia e le disuguaglianze di genere. Per contrastare tale mentalità, occorre implementare politiche di sussidio delle giovani donne, offrendo, ad esempio, sostegno alle ragazze e ai loro genitori attraverso schemi di trasferimenti monetari condizionati o borse di studio.
Analisi delle Condizioni per la Selezione del Sesso
Si possono individuare tre specifiche condizioni per una “moderna” selezione del sesso:
- La selezione deve essere vantaggiosa: legata a culture di preferenza per il maschio e disuguaglianza di genere.
- La selezione deve essere fattibile: legata all'accesso a tecnologie mediche avanzate e diagnostica prenatale.
- La selezione deve essere necessaria: la riduzione della fecondità globale spinge le coppie a voler garantire la nascita di un erede maschio nel numero limitato di figli consentiti.
Queste condizioni si sono realizzate simultaneamente in diverse regioni, inclusa l'area caucasica post-sovietica, dove il collasso delle istituzioni e l'incertezza economica hanno rafforzato la tradizionale famiglia patriarcale.
Il Ruolo delle Istituzioni e delle Riforme
L'esperienza della Repubblica di Corea è emblematica in questa inversione di tendenza. Qui, accanto ad un allentamento delle regolamentazioni di controllo delle nascite, la preferenza per il figlio maschio è diminuita sotto la spinta di una crescente irrilevanza del patriarcato grazie a nuovi schemi che supportano le bambine e le giovani donne, e ad un sostegno alla parità di genere da parte dello Stato.
È necessaria la creazione di un ambiente educativo e sociale in cui donne e uomini siano trattati allo stesso modo, e in cui si promuovano immagini non stereotipate. Azioni di sostegno, misure politiche e buone pratiche come la campagna Care for Girls in Cina e il sistema Balika Samriddhi Yojana in India sono essenziali per cambiare le tendenze comportamentali nei confronti delle donne, superando i pregiudizi che vedono la prole femminile come un carico finanziario o un peso sociale.
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