L'Aborto: Posizioni, Storia e Dibattito nella Chiesa Cattolica

L'aborto, dal latino "ab-orior" che significa "non nascere" o "non sorgere", si riferisce etimologicamente all'evento che impedisce la nascita di un bambino o al feto stesso che non è vitale a seguito di un processo abortivo. Questa interruzione della gravidanza può avere cause naturali, dando luogo all'aborto spontaneo, oppure essere procurata intenzionalmente, definita aborto medico, aborto procurato o interruzione volontaria della gravidanza (IVG).

Prospettive Storiche sull'Aborto

Le pratiche abortive affondano le radici in diverse culture fin dall'antichità. Nell'antica Grecia, figure come Platone, attraverso il personaggio di Socrate, menzionano l'aborto tra i compiti delle levatrici, senza attribuirgli particolari connotazioni morali. Nella sua opera "La Repubblica", Platone arriva a consigliare esplicitamente l'aborto (insieme all'infanticidio) come mezzo per mantenere la purezza della razza dei cittadini, prevenendo la nascita di figli da genitori anziani o lasciando morire di fame quelli nati.

L'insegnamento di Aristotele ha esercitato una notevole influenza sul pensiero occidentale cristiano. Similmente a Platone e Socrate, Aristotele ammetteva la liceità dell'aborto per fini eugenetici e di controllo demografico, ma solo entro un periodo definito dal concepimento, prima che nel feto comparissero sensazione e vita. L'antropologia aristotelica distingueva tre tipi di anime che si manifestavano progressivamente durante lo sviluppo fetale: l'anima vegetale, quella animale e quella razionale.

La normativa e l'interpretazione dell'aborto nel mondo romano, sia in epoca repubblicana che imperiale, presentavano una certa contraddittorietà. Nonostante ciò, la prassi greco-romana classica ammetteva la liceità dell'aborto, così come l'infanticidio e l'abbandono dei neonati, previa l'approvazione paterna. Una legge citata nel Digesto, risalente agli imperatori Settimio Severo e Caracalla (inizio III secolo), prevedeva l'esilio temporaneo per la donna che abortiva senza il consenso del marito. Una successiva glossa specificava che l'aborto, per essere punito, doveva avvenire prima del quarantesimo giorno di concepimento.

Bassorilievo di Angkor Wat, Cambogia, 1150 ca.

L'Aborto nella Tradizione Ebraica e Cristiana

L'aborto non sembra essere stata una pratica diffusa tra gli ebrei. Il termine ebraico "nèfel", che indica il feto abortito, compare solo tre volte nel Testo Masoretico, sempre con una valenza fortemente negativa (Giobbe 3,16; Salmo 58,9; Ecclesiaste 6,3). Il corrispettivo greco nella LXX (Settanta) è "éktroma" ("ciò che viene dalla ferita"). L'unico passo veterotestamentario che accenna direttamente al processo abortivo è Esodo 21,22-23. Il caso trattato riguarda un aborto involontario, e in questo contesto, come altrove, non viene presa in considerazione la possibilità di un aborto volontario. Si osserva un'evoluzione dal testo ebraico (seguito dalla Vulgata) a quello greco: nella versione ebraica il colpevole è solo multato, mentre nella versione greca, che recepisce il pensiero aristotelico, la multa è inflitta se il bambino non era ancora formato, mentre se era formato il colpevole è reo di morte. Questa evoluzione è riconducibile al diverso contesto culturale: a differenza del mondo ebraico, nel mondo greco-ellenista l'aborto era consentito, e i traduttori ebrei della LXX (III-II secolo a.C.) esplicitano la loro disapprovazione.

La tradizione cristiana dei primi secoli conviveva con la liceità dell'aborto ammessa dalla cultura greco-romana, avvertendo al contempo la costante necessità di salvaguardare la vita nascente. L'aborto, così come l'infanticidio e l'esposizione (l'abbandono dei neonati a fame, bestie e volatili), venivano equiparati all'omicidio. Tra le opere e gli autori principali, l'aborto è condannato dalla Didaché (fine I secolo), dalla Lettera dello pseudo-Barnaba (circa 130), dall'Apocalisse di Pietro (125-150), che descrive fantasiosamente i tormenti inflitti alle madri dai loro bambini uccisi, e dagli Oracoli Sibillini (circa 100-200 d.C.).

San Tommaso d'Aquino († 1274), il principale teologo cattolico, accoglie (come per altri punti della sua dottrina) l'opinione di Aristotele circa lo sviluppo progressivo dell'embrione, attraverso i tre stadi di anima vegetale, animale e razionale, con il pieno sviluppo del feto al quarantesimo giorno per il maschio e al novantesimo per la femmina. L'aborto del feto già formato è equiparato a un omicidio, mentre Tommaso sembra non chiarire la responsabilità per l'aborto del feto non formato. Considerazioni simili sono avanzate nell'ipotetico caso del battesimo di un feto già formato, alla morte della madre. Parlando dell'incarnazione di Cristo, Tommaso afferma che al momento dell'incarnazione Gesù fu potenzialmente già completo, cioè già dotato di anima razionale.

Tra i documenti del magistero, la più antica condanna dell'aborto si trova nel Concilio provinciale di Elvira (attuale Granada), tenutosi in una data non precisabile tra il 300 e il 312. Papa Paolo VI, nell'enciclica Humanae Vitae (1968), afferma tra l'altro che "è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l'interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l'aborto direttamente voluto e procurato".

La Storia dell'ABORTO fra Chiesa e movimento Femminista

La Posizione della Chiesa Cattolica Contemporanea

La morale cattolica considera l'embrione come un essere vivente e, di conseguenza, la sua soppressione come un ingiusto omicidio di un innocente. Sebbene in alcuni autori, nel corso dei secoli, sia riaffiorata la distinzione aristotelica tra feto formato e non formato, il magistero recente si è svincolato da questo retaggio considerando l'embrione come un essere umano a partire dal suo concepimento.

Con l'autorità conferita da Cristo a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi - che a varie riprese hanno condannato l'aborto e che, in una consultazione precedente, pur dispersi nel mondo, hanno unanimemente convenuto su questa dottrina - si dichiara che l'aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente.

Alcuni pareri sull'aborto sono presenti anche in documenti di enti pontifici. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato il 18 novembre 1974 la dichiarazione "Quaestio de abortu" sull'aborto procurato, dedicata interamente all'argomento e chiarisce che il peccato di aborto si commette dall'inizio del concepimento. La stessa Congregazione è tornata sull'argomento con l'istruzione "Donum Vitae" (22 febbraio 1987), che non aggiunge nulla di nuovo all'insegnamento del magistero, ma tratta anche di alcune biotecnologie di fatto abortive, come sperimentazioni embrionali, fecondazione assistita e (potenzialmente) diagnosi prenatale (che può concludersi con IVG nel caso di "tare genetiche").

A questi si aggiungono documenti e messaggi delle singole conferenze episcopali. Il Codice di Diritto Canonico del 1917, promulgato da Benedetto XV, impone la scomunica latae sententiae, senza distinzione di giorni dal concepimento. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) tratta dell'aborto all'interno della trattazione del quinto comandamento, "Non uccidere".

  • 2270. La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita.
  • 2271. Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale: "Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita" (Didaché); "Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo.
  • 2272. La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. "Chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae" (CDC, can. 1398) "per il fatto stesso d'aver commesso il delitto" (CDC, can. 1314) e alle condizioni previste dal diritto. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia.
  • 2273. Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione: "I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell'autorità politica; tali diritti dell'uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell'atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte" (Donum Vitae); "Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto.
  • 2274. L'embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano. La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se "rispetta la vita e l'integrità dell'embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale […].
  • 2275. "Si devono ritenere leciti gli interventi sull'embrione umano a patto che rispettino la vita e l'integrità dell'embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale" (ib.); "È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come "materiale biologico" disponibile" (ib.); "Alcuni tentativi d'intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite.

Metodologie e Legislazioni sull'Aborto

I metodi abortivi sono cambiati nel tempo e variano a seconda della legislazione vigente nei diversi paesi.

  • Metodo chirurgico precoce: Utilizzato solo entro le prime otto settimane di gestazione.
  • Dilatazione e revisione della cavità uterina (D&R): Eseguita solitamente dall'ottava alla dodicesima settimana di gestazione.
  • Dilatazione e svuotamento: Utilizzato per gravidanze che superano le dodici settimane; questa procedura consiste nella dilatazione del canale cervicale attraverso l'uso di dilatatori osmotici o meccanici.
  • Induzione farmacologica dell'aborto: L'ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina tradizionale. Con questo metodo il distacco del feto dall'utero è chimico e non è necessario alcun intervento chirurgico sul corpo della donna. È, a volte, confusa erroneamente con la pillola del giorno dopo, un metodo di contraccezione di emergenza che non ha nulla a che fare con l'aborto farmacologico.
  • Isterotomia: Raramente utilizzato a causa dei gravi rischi per la fertilità e la salute della donna. È la tecnica che consiste nell'asportazione del feto tramite taglio cesareo. Un metodo efficace negli aborti dalla sedicesima settimana alla nascita, ma vietato dalla legge italiana.

L'Italia ha legalizzato l'aborto nel 1978 con la legge 194. Questa legge, pur garantendo il diritto alla vita, permette l'aborto a discrezione della donna nei primi 90 giorni di gestazione. Tra il quarto e il quinto mese, è possibile abortire solo per motivi di natura terapeutica. Il mondo cattolico, insieme ad altri settori della società, ha promosso un referendum per abrogare la legge sull'aborto.

Dibattiti Sociali e Implicazioni Psicologiche

Dal punto di vista sociale, si confrontano le opinioni dei movimenti pro-choice ("pro-scelta"), a favore dell'aborto, di matrice laicista e femminista, e pro-life ("pro-vita"), che salvaguardano i diritti dell'embrione e aiutano le madri in difficoltà a portare a termine la gravidanza.

Dal punto di vista psicologico, gli effetti dell'aborto sono oggetto di dibattito. Studiosi ed enti concordano nel considerare le donne che hanno abortito come a maggiore rischio sotto diversi punti di vista, quali ansia, depressione e persino suicidio.

L'Aborto e il Cancro al Seno: Un Dibattito Aperto

Negli ultimi anni, è particolarmente discusso il rapporto tra aborto (spontaneo e indotto) e cancro al seno (ipotesi ABC, "Abortion Breast Cancer"). Da un lato, diversi studi hanno riscontrato una predisposizione a questo tumore nelle donne con un passato di aborto; dall'altro, altri studi e i pronunciamenti ufficiali di enti medici hanno rifiutato tale correlazione. Il principale ente sanitario mondiale, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO), aveva pubblicato online una breve linea-guida ("fact-sheet") nella quale concludeva che "gli studi non mostrano un effetto consistente dell'aborto indotto al primo trimestre sul rischio di cancro al seno nel resto della vita". Il documento è stato disponibile tra il 2004 e maggio 2011, quando è stato rimosso, senza che sul sito sia disponibile un altro fact-sheet sull'aborto. I meccanismi biologici di questo ipotetico rischio non sono chiari.

La Situazione in Italia: Legge 194 e le Sue Controversie

Fino al 1975, l'aborto era ancora una pratica illegale in Italia, rendendola uno degli ultimi paesi europei a considerarlo un reato. Il 22 maggio 1978 è stata approvata la "storica" legge 194, che riconosceva il diritto della donna a interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la gravidanza indesiderata. Contro questa legge sono state avviate tre raccolte di firme per indire altrettanti referendum: una da parte dei Radicali (che ne chiedevano una modifica in senso ancor più ampio), e due da parte del cattolico Movimento per la Vita (una per un'abrogazione "minimale", una per l'abrogazione totale).

La legge 194 fu approvata in un momento di transizione e di relativa debolezza del Vaticano (Paolo VI, molto malato, sarebbe morto dopo poche settimane). La strategia cattolica è stata molto semplice: innanzitutto, nell'ambito della legge sulla fecondazione artificiale, è stato fatto passare il concetto dei "diritti del concepito". Diversi partiti si sono prontamente mobilitati in tal senso: esponenti del centrodestra, di centro e anche del centrosinistra hanno più volte riaffermato la loro intenzione di modificare o abrogare la legge 194 (un ordine del giorno approvato dalla Camera).

Il 14 luglio 2009, il Parlamento ha approvato una mozione presentata dal deputato e presidente UDC Rocco Buttiglione di sostegno alla proposta di moratoria internazionale dell’aborto. La mozione impegna l'Italia a sostenere una risoluzione presso l'ONU contro "l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico" e per affermare "il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto".

Nel 2010, dopo la vittoria elettorale del centrodestra nelle elezioni amministrative, il tentativo di depotenziare la legge, già avviato da Regioni come la Lombardia (le cui linee guida fortemente reazionarie sono state bocciate dal TAR) e il Veneto, è stato ulteriormente esteso ad altre realtà, come il Lazio o il Piemonte. Il più rilevante successo di questi sforzi è stato l'introduzione nei consultori di volontari e associazioni del Movimento per la Vita.

Il 20 giugno 2012, la Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla legge. Il Tribunale di Spoleto aveva infatti sollevato una questione di illegittimità costituzionale della legge, portando a proprio sostegno una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Contro l'eventualità di un'ulteriore ferita ai diritti delle donne è nato sulla rete il movimento #save194.

In questo contesto, purtroppo, poche sono le voci che si levano a difesa della legge e contro la diffusa pratica dell'obiezione di coscienza. Essa è di solito affidata ad alcune parlamentari che lavorano spesso isolate. A fronte di numerose proposte di legge volte a peggiorare, se non ad abrogare, l'attuale normativa, quelle migliorative si contano sulle dita di una mano. La situazione non migliora nella cosiddetta "società civile": la percezione del rischio che si corre è molto flebile. A difendere la legge sono rimaste alcune associazioni storiche come l'UDI (Unione Donne Italiane) o come l'AIED. Tra le poche altre associazioni attive sulla materia si segnalano la Consulta di Bioetica, la Luca Coscioni, la Laiga e l'ADUC.

Fortunatamente, essendo l'Italia uno stato facente parte dell'Unione Europea (insieme ad altre nazioni più evolute su queste tematiche), oltre certi limiti le ingerenze vaticane non possono spingersi: un'ottima risoluzione del Parlamento Europeo è stata approvata il 3 luglio 2002. Anche durante il vertice ONU di Johannesburg del settembre 2002, il Vaticano (alleato agli USA e ad altri Paesi islamici e con il supporto nemmeno tanto velato della delegazione italiana) ha tentato un blitz, stoppato solo in dirittura d'arrivo. Ancora meno bene è andata la conferenza Rio+20, in cui l'asse Vaticano-paesi islamici è emerso con ancora maggiore chiarezza.

Di positivo ci sono stati, a livello internazionale, i richiami del Consiglio d'Europa, del Parlamento europeo e del Comitato ONU per i diritti umani contro la pratica dell'obiezione di coscienza, che, praticata in modo massiccio, provoca l'impossibilità di accedere al servizio. L'estremismo obiezionista può avere strascichi penali. Nel 2018, la Cassazione ha condannato un medico per non aver imposto diagnosi prenatali a una gestante che aveva manifestato la possibilità di abortire, se il bimbo fosse stato malato - come poi è effettivamente accaduto. L'UAAR è ovviamente sensibile a questo tema e appoggia tutti gli sforzi fatti per difendere o migliorare la legge 194.

A ciò contribuiscono anche i medici "obiettori": esistono intere zone della penisola dove abortire è una vera e propria impresa. L'obiezione assicura inoltre dei vantaggi anche dal punto di vista della carriera: l'aborto è un'operazione relativamente semplice, e rifiutandosi di praticarlo si resta "casualmente" disponibili per interventi più impegnativi. Ragion per cui, è venuto il tempo di impedire l'assunzione negli ospedali pubblici di ginecologi che hanno riserve a praticare interruzioni di gravidanza.

Gli ultimi dati indicano che in Italia si praticano annualmente 6,6 aborti ogni mille donne tra i 15 e i 49 anni, un dato molto basso, inferiore ad esempio a paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti e l'Australia. Il numero, tra l'altro, è in costante calo (meno 40% dall'anno di introduzione della legge), mentre purtroppo aumentano le interruzioni di gravidanza tra le giovanissime, un'ulteriore riprova che in Italia manca una seria politica di informazione sulla contraccezione. Il numero degli aborti clandestini, dopo un calo notevole, negli ultimi anni è tornato a crescere, anche se la pratica sembra limitata all'Italia insulare e meridionale (guarda caso le zone dove maggiore è l'obiezione di coscienza). Insomma, un bilancio positivo, dove le ombre nascono proprio dalla non applicazione completa della legge.

La Pillola Abortiva in Italia

La pillola abortiva (RU486) è stata autorizzata in Italia soltanto nel luglio 2009, quando ormai era l'ultimo paese europeo, insieme all'Irlanda, a non permetterne l'uso. La lobby vaticana, onnipresente sulla scena politica italiana, ne ha impedito a lungo la legalizzazione, nonostante i vantaggi evidenti. Un programma sperimentale, avviato presso l'ospedale "Sant'Anna" di Torino, ha trovato ostacoli sia nel Ministero che dalla Procura. Persino il giorno prima del via libera da parte dell'AIFA, l'Authority italiana del farmaco, il sottosegretario al welfare Eugenia Roccella (già presentatrice del Family Day) ha fatto dell'autentico terrorismo psicologico, parlando di sedicenti rischi scientifici, rischi che la stessa scienza e l'ampia mole di dati empirici ormai disponibili a livello mondiale smentiscono abbondantemente. La somministrazione è prevista soltanto negli ospedali.

Statistiche sull'aborto in Italia

Considerazioni Finali sull'Embrione e la Persona

L'embrione è un essere umano a tutti gli effetti in quanto dotato di un proprio patrimonio genetico diverso da quello dei genitori e di un sistema nervoso centrale, ritenuto sede della coscienza. Pertanto, il feto è una persona umana avente gli stessi diritti della madre. Né la legge né il singolo individuo hanno dunque il diritto di decidere sulla vita della nuova creatura. Non possono essere accettate le considerazioni sulla mancanza dell'"autonomia vitale" nel feto, considerazioni portate avanti da molti sostenitori dell'aborto, per il motivo che essa non si dà neanche in altri stadi della vita: lo stesso bambino appena nato muore se abbandonato a sé stesso, e vecchi e malati terminali muoiono pure facilmente quando non ricevono attenzione adeguata.

Il buon medico non obietta.

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