Interrompere volontariamente la gravidanza a Cagliari e nel Sud Sardegna resta, pur con miglioramenti nel corso degli anni, un percorso a ostacoli. Lo dimostrano i dati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) che per la prima volta ha reso disponibile il primo elenco ufficiale delle strutture pubbliche e convenzionate che nel 2023 hanno eseguito almeno un aborto. Un passo in avanti nell’applicazione della tanto maltrattata legge 194, a quasi trent’anni distanza.
Nel contesto regionale, strutture di riferimento come il P.O. SS. e il Policlinico di Monserrato operano all'interno di un sistema complesso dove la gestione dell'obiezione di coscienza e la pianificazione dei servizi territoriali influenzano quotidianamente l'esperienza delle pazienti. Per comprendere appieno questa realtà, è necessario analizzare il quadro normativo, le procedure mediche disponibili e i dati demografici che caratterizzano il ricorso all'IVG in Sardegna.

L'impatto dell'obiezione di coscienza e la realtà territoriale
Nel Sud Sardegna, l'obiezione di coscienza rappresenta un ostacolo significativo per l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Secondo i dati più recenti elaborati dal Centro Studi CGIL Sardegna, nel 2021 la percentuale di ginecologi obiettori nella regione era del 59,2%, leggermente inferiore alla media nazionale del 63,4%. Questa situazione ha un impatto diretto sulla disponibilità e sulla tempistica dei servizi Ivg.
L’IVG è l’interruzione volontaria della gravidanza che si esegue nelle strutture ospedaliere o ambulatoriali convenzionate da personale medico non obiettore, sulle donne incinte che non abbiano superato i 90 giorni dall’inizio della gestazione stessa in totale privacy e sicurezza. I servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza IVG e ITG si rivolgono alle donne che per motivi personali o sanitari non intendano proseguire una gravidanza e desiderino affidarsi, per questo intervento, al personale medico non obiettore formato per prestare tale servizio in condizioni di sicurezza, privacy e sostegno anche psicologico. Questo è ciò che la Legge 194 che regola “Le norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” prevede.
Profili e tendenze delle pazienti nel Sud Sardegna
Le statistiche offrono una visione chiara di chi ricorre a questi servizi. Nel 2022, in Sardegna, le donne che hanno ricorso all'Ivg sono nella quasi totalità maggiorenni e adulte: il 45,4% ha tra i 30 e i 39 anni, il 34,8% tra i 20 e i 29 anni. Sono prevalentemente diplomate (44,9%) o con la licenza media (38%) e, in oltre 7 casi su 10, sono nubili, dato più elevato della media nazionale che si attesta al 59,7%.
Un dato significativo riguarda l'occupazione: il 49,9% delle donne che hanno abortito nel 2022 in Sardegna aveva un'occupazione, dato in crescita rispetto al 2021 (46,4%). Questo trend demografico smentisce alcune visioni stereotipate sul profilo della donna che sceglie di interrompere una gravidanza, evidenziando una realtà adulta e inserita nel tessuto sociale ed economico.
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Metodologie di intervento: dall'opzione farmacologica a quella chirurgica
La medicina moderna offre diverse strade per l'IVG, a seconda delle tempistiche gestazionali e delle condizioni cliniche della paziente. Le Ivg effettuate entro le 8 settimane di gestazione sono aumentate, rappresentando il 54% nel 2022 a livello nazionale. Questo trend è associato all'adozione dell'aborto farmacologico, che è più efficace nelle prime settimane di gravidanza.
IVG farmacologica
Si può praticare quando la gravidanza non abbia superato le sette settimane (49 giorni). Si tratta sempre di una pratica medica che si basa sull’assunzione di due farmaci diversi nell’arco delle 48 ore. I principi attivi su cui questo tipo di IVG precoce si basa sono il mifepristone, conosciuto con la sigla RU486, e una prostaglandina. In prima istanza la donna assume il mifepristone, che ha lo scopo di inibire la produzione di progesterone, ovvero l’ormone che permette l’attecchimento dell’embrione nel tessuto uterino, e in questo modo la gravidanza si interrompe. A seguire, è necessario applicare delle candelette di prostaglandina per permettere l’espulsione del materiale embrionale.
IVG chirurgica
Si effettua previa sedazione endovenosa (diversa dall’anestesia vera e propria, non necessaria in questo caso), in day hospital. Questa tecnica prevede un allargamento del collo uterino al fine di poter inserire la cannula per l’isterosuzione, che in pratica “aspira” l’embrione. Si completa l’operazione, in sé molto rapida, con la tecnica del courettage, che consiste nel “raschiare” le pareti dell’utero con una sorta di cucchiaio metallico per eliminare ogni traccia di tessuto placentare.

L'interruzione terapeutica e il percorso normativo
L’ITG è invece l’interruzione terapeutica della gravidanza, consigliata in genere dagli stessi medici quando esami strumentali o di screening neonatale abbiano evidenziato gravi malformazioni fetali o malattie congenite incurabili, o quando il prosieguo della gravidanza possa mettere a rischio la vita della madre.
La normativa italiana consente l’interruzione volontaria terapeutica fino alle 22 settimane di gestazione. Quando la gravidanza sia così avanzata, per praticare l’aborto non basta usare la cannula per l’isterosuzione. In questi casi la donna viene ricoverata e si induce il parto (a tal fine si utilizzano le fiale di prostaglandine) fino al travaglio, sotto sedazione (ma lo stato di vigilanza permane in ogni fase). Si tratta di una procedura estremamente traumatica, ma in molti casi necessaria.
Per la richiesta di un IGV la donna (maggiorenne) dovrà recarsi presso il consultorio più vicino o dal proprio ginecologo di fiducia (se non obiettore) e richiedere il certificato apposito con cui poi potrà rivolgersi ad una struttura sanitaria pubblica o convenzionata e prenotare il servizio gratuitamente. In caso di minorenne, se entro i 90 giorni utili per presentare il certificato il genitore o il tutore legale non siano disponibili o rintracciabili per la firma del consenso, si può ricorrere ad un giudice tutelare.
Evoluzione delle politiche regionali e innovazione nei servizi
La Sardegna sta compiendo passi significativi verso la modernizzazione dei servizi. La Regione ha avviato un percorso virtuoso che recepirà le Linee di indirizzo nazionali in materia, finalizzato a rendere possibile questa pratica anche negli ambulatori e nei consultori autorizzati e collegati ad una struttura ospedaliera, senza alcun costo per le pazienti.
L'assessore Bartolazzi ha sottolineato come, dopo oltre dieci anni di silenzio, la Sardegna compia un grande salto di qualità allineandosi alle pratiche più moderne a livello nazionale ed europeo. È prevista una fase di sperimentazione che include anche l’assunzione domiciliare dei farmaci utilizzati per l’IVG, un'innovazione che oggi solo l’Emilia-Romagna ha introdotto in Italia. Il tavolo tecnico regionale, costituito da personale dei Servizi della Direzione Generale della Sanità, oltre a ginecologi ospedalieri e territoriali, ha il compito di monitorare le attività, verificare la fattibilità e stabilire i requisiti minimi della prestazione specialistica: dalla somministrazione dei due farmaci, mifepristone e prostaglandine, agli esami e alle visite di controllo, senza alcuna compartecipazione alla spesa prevista per le pazienti.
In questo scenario, la gestione dell'IGV per via farmacologica richiede che la paziente segua scrupolosamente le indicazioni del ginecologo sui tempi e le modalità di assunzione della pillola e delle prostaglandine, mentre l’IGV per via chirurgica si effettua a digiuno. In seguito, la donna può concepire nuovamente, completando un iter che la sanità pubblica mira a rendere sempre più accessibile, sicuro e rispettoso della dignità individuale.
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