La polemica è scoppiata a New York, ma l’eco che ha ricevuto in tutti gli Stati Uniti - e nel mondo - nel giro di una sola settimana rivela come una legge approvata nell’Empire State abbia toccato un nervo scoperto del dibattito sull’aborto, doloroso anche per molti sostenitori del 'diritto di scelta' di una donna. La misura approvata nello Stato del Nordest ha infatti colpito per il suo ampio respiro: autorizza a interrompere una gravidanza fino al nono mese se la salute della madre rischia di essere compromessa - definizione molto ampia che comprende anche la salute mentale e della quale solo arbitro è il medico - o se il feto è gravemente ammalato. In precedenza, gli aborti dopo la 24ª settimana erano consentiti solo per preservare la vita della madre se a grave rischio. Ora la legge permette a tutti i professionisti della salute, e non solo ai ginecologi, di praticare un aborto. La legge, conosciuta come "Reproductive Health Act" (RHA), è stata approvata dal Senato dello Stato americano con un voto di 38-24, passando con una facilità disarmante per la netta maggioranza dei democratici in entrambe le camere, effetto delle ultime elezioni di novembre. L’RHA esordisce definendo la «salute riproduttiva onnicomprensiva» (espressione che per gli estensori della legge include la contraccezione e l’aborto) «un elemento fondamentale» per la «salute, la privacy e l’uguaglianza» di ogni individuo. Dopo aver affermato il «diritto» alla sterilizzazione, il testo dell’RHA prosegue in un crescendo, avallando l’indifferenza morale tra due scelte opposte: «Ogni persona che rimane incinta, ha il diritto fondamentale di scegliere se portare avanti la gravidanza, fare nascere un bambino o avere un aborto». La nuova legge afferma in breve che un bene oggettivo - dare la vita - è considerato equivalente per lo Stato di New York al suo perfetto contrario: un male oggettivo e radicale, come uccidere un innocente. Si afferma poi che lo Stato non può «negare o interferire con l’esercizio dei diritti» sopra menzionati, una delle tante frasi che ha portato l’associazione New York State Right to Life ad avvertire, giorni prima del voto finale, che questa legge condurrà al calpestamento della libertà d’espressione e di coscienza dei pro vita - ostetriche e medici inclusi - perché di ostacolo ai «diritti» della donna che vuole abortire. Inoltre, la nuova legge prevede che l’aborto potrà essere eseguito da qualunque operatore sanitario con licenza: non sarà quindi richiesta la presenza di un medico, un fatto che da solo la dice lunga sulla falsità di questa legge e della propaganda degli abortisti che si ergono a paladini della «salute» delle donne.

Un Panorama Giuridico Complesso e Frammentato
Ma l’attenzione attirata dal «Reproductive Health Act» della Grande Mela ha fatto passare in secondo piano il fatto che negli Stati Uniti l’aborto tardivo non è una novità. Già altri 7 Stati (Alaska, Colorado, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, Oregon, Vermont) oltre alla capitale Washington, l’hanno legalizzato. E in totale sono 20 quelli dove è possibile, in circostanze non limitate all’imminente rischio di morte della donna, interrompere una gravidanza dopo la 21ª settimana, anche nei casi in cui il feto potrebbe nascere e sopravvivere. D’altro canto, 17 Stati attualmente vietano l’aborto dopo 22 settimane di gestazione (24 dall’ultima mestruazione) sulla base del fatto che il feto può provare dolore. Altri 9 richiedono che un secondo medico certifichi che l’aborto tardivo è necessario. Un panorama legale complesso che rivela quanto sia controversa una pratica che per la sua stessa natura crea notevoli contraddizioni giuridiche e deve essere portata a termine in modo raccapricciante. La misura di New York si spinge in territorio controverso anche dal punto di vista legale, contraddicendo il Codice penale che in 38 Stati sanziona la morte procurata di un infante in utero. Fino al 23 gennaio, se una donna incinta veniva ferita e il suo bambino moriva, persino a New York, tale morte era considerata omicidio. Il «Reproductive Health Act» ha eliminato questa protezione, servita finora come deterrente per i casi più estremi di violenza domestica o di aggressioni alle donne che, secondo le statistiche, si impennano nel corso di una gravidanza. A livello federale, inoltre, «The Unborn Victims of Violence Act» del 2004 riconosce un embrione o feto a qualsiasi stadio di sviluppo come una vittima in caso di violenza contro la madre. Il rompicapo giuridico lascia prevedere che la legalità dell’«aborto tardivo» (late abortion) arriverà alla Corte Suprema, che si troverebbe così a dover rispondere una volta per tutte a questioni fondamentali nel dibattito sull’aborto, come il significato dell’eccezione per la salute della madre, e soprattutto il momento in cui uccidere un bambino non nato diventa un omicidio.
Le Procedure Mediche e il Dibattito Etico
Più la gravidanza è avanzata, infatti, più è complicato mettervi fine. Gli aborti dopo la 20ª settimana richiedono che il feto venga smembrato all’interno dell’utero in modo che possa essere rimosso senza danneggiare il collo dell’utero della donna. Alcuni ginecologi considerano tali metodi, noti come 'dilatazione ed evacuazione', pericolosi perché possono comportare una notevole perdita di sangue e aumentano il rischio di lacerazione dell’utero, potenzialmente compromettendo la capacità della donna di avere figli in futuro. Per questo due medici abortisti, uno in Ohio e uno in California, hanno sviluppato indipendentemente un metodo che comporta la dilatazione del collo dell’utero, quindi l’estrazione del feto per i piedi finché solo la testa rimane all’interno e infine la perforazione del cranio. Un metodo barbaro che buona parte della comunità medica americana ha respinto, firmando una dichiarazione inviata nel 2002 al Congresso americano nella quale affermano che «esiste un consenso morale, medico ed etico» attorno al fatto che «la pratica di eseguire un aborto a nascita parziale è una procedura inumana che non è mai necessaria dal punto di vista medico e dovrebbe essere proibita». Il Congresso ha finito per proibire la 'nascita parziale' nel 2003, con una legge che la Corte Suprema americana ha definito costituzionale nel 2007 e che rimane in vigore. In risposta, molti esecutori di aborti hanno adottato la pratica di indurre la morte fetale prima di iniziare l’estrazione, di solito iniettando una soluzione di cloruro di potassio direttamente nel cuore del bambino. Sono metodi che la maggior parte dei ginecologi rifiuta di utilizzare.

Secondo l’Istituto Alan Guttmacher, gruppo di ricerca che teorizza il diritto di abortire e conduce sondaggi sui medici abortisti nel Paese, almeno il 16% di loro esegue ancora aborti dopo 21 settimane o più di gravidanza, e il numero di tali interruzioni - pari all’1,5% del totale - non è risibile, oscillando fra i 6mila e i 12mila l’anno. La nuova legge di New York continua così: «Persona, quando ci si riferisce alla vittima di un omicidio, significa un essere umano che è nato ed è vivo». I bambini ancora nella pancia della mamma sono quindi considerati meno che niente… Ragionando così, secondo questa definizione di «persona», che origina dalle stesse menti che giustificano l’uccisione cosiddetta “compassionevole” dei bambini malati, dei disabili e degli anziani, ogni delitto - anche il più atroce - diventa lecito. Non ci sono migliori parole di quelle gridate dall’anonima voce al Senato: «Possa Dio Onnipotente avere pietà di questo Stato!». La modifica di un gran numero di norme di diritto penale e diritto processuale penale, sfocia nella ridefinizione dell’omicidio e del termine «persona». Al riguardo, nell’RHA si legge che «omicidio significa una condotta che provoca la morte di una persona», ma in quest’ultima parola non viene incluso il nascituro: addirittura non è stata mantenuta nemmeno la previsione che includeva tra le persone i bambini concepiti da almeno 24 settimane.
Il Dibattito Politico: Clinton contro Trump
La misura newyorkese potrebbe diventare dunque presto una cartina al tornasole delle molte contraddizioni del dibattito sull’aborto negli Stati Uniti, soprattutto se altri Stati seguiranno il suo esempio. La Virginia potrebbe infatti presto abrogare tutte le restrizioni all’aborto, fino al momento della nascita. Un disegno di legge appoggiato dal governatore Ralph Northam e dai democratici renderebbe legale interrompere una gravidanza nel terzo trimestre, consentendo ai medici di autocertificare la necessità di procedure tardive, consentire aborti dopo la 21ª settimana in ambulatorio, rimuovere i requisiti ecografici e il periodo di attesa di 24 ore fra la richiesta di aborto e la sua esecuzione. Donald Trump assicura: con me alla Casa Bianca la storica sentenza della Corte Suprema che legalizzò l'aborto, la Roe contro Wade, sarà abolita "automaticamente" grazie alla nomina di uno o più giudici conservatori, pro-vita. Parole che tornano a spaccare l'America su un tema che da decenni divide l'opinione pubblica e sul quale i candidati alla presidenza si muovono con cautela, un po' come sulla pena di morte. E la rete si infuoca, con scambi di accuse fra abortisti e non, e medici che intervengono per spiegare come la realtà presentata in tv da Hillary Clinton e Trump non è vera. "Hillary permetterebbe l'aborto fino al nono mese", consentendo ai medici di "strappare il bambino dall'utero della madre il giorno prima della nascita - attacca Trump -. Per voi potrebbe essere giusto. Per Hillary e' giusto. Ma per me non lo é, è inaccettabile". Parole che infuocano la rete. "L'aborto e' un omicidio" sostengono gli anti-abortisti schierandosi con Trump. Il tycoon "non conosce la differenza fra aborto e cesareo", incalzano gli abortisti. "I dottori non strappano nulla, usano procedure ben precise" sottolineano alcuni medici, offrendo spiegazioni sull'aborto e arrivando alla conclusione che le parole di Trump, e in parte di Hillary, sono la conferma che i politici non possono fare i medici. "Difenderò la Roe contro Wade. Non ritengo che il governo dovrebbe intervenire in una decisione così personale" come l'aborto, replica Hillary, accusando Trump di usare la "retorica della paura" sul tema. Sull'interruzione quando la gravidanza è in stato avanzato, tema molto controverso, Hillary ricorre a tutta la sua sensibilità: "sono i casi più difficili. Io le ho incontrate alcune di queste donne". "Abbiamo fatto molta strada non possiamo tornare indietro" incalza Hillary, riferendosi alla sentenza della Corte Suprema americana del 1973, che di fatto ha aperto la strada alla legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti, riconoscendo il diritto della donna a scegliere e dello Stato a non ingerire. Una sentenza che, a decenni di distanza, continua a spaccare l’opinione pubblica e la politica. Clinton ha denunciato la "retorica della paura" a cui ricorre Trump, schierandosi con le donne e parlando in particolare sul controverso tema dell’aborto quando la gravidanza è in stato già avanzato. "Sono i casi più difficili, le decisioni più dolorose per le famiglie", ha aggiunto l’ex segretario di stato. Trump, che sull’aborto ha cambiato più volte posizione, assicura invece che con la sua presidenza la "Roe vs Wade" (la storica sentenza della Corte Suprema sulla libertà di aborto) sarebbe abolita, con i poteri decisionali che tornerebbero ai singoli Stati. "Se si tiene conto di quello che dice Hillary - ha sottolineato il candidato repubblicano - al nono mese di gravidanza si può strappare un bambino dall'utero della madre, poco prima della sua nascita. Ora potete dire che questo va bene, Hillary può dire che questo va bene. Ma per me non va bene'', ha attaccato il tycoon.

Pronta la risposta di Hillary. Un altro tema caldo nell’ultimo dibattito tra Hillary Clinton e Donald Trump è stato quello sull’aborto. Di poche, pesanti, parole, Trump, più verbosa la Clinton, i due candidati sono totalmente contrapposti anche sul tema dell’aborto. A favore la Clinton, contrario Trump. Jane Roe (nome fittizio) nel 1970, incinta del terzo figlio dal marito violento ricorre al Tribunale per affermare il suo diritto di abortire. Henry M. Wade è l’avvocato che rappresenta lo stato del Texas nel processo. La causa poi arriva alla Corte Suprema degli Stati Uniti che nel 1973 riconosce a larga maggioranza il diritto all’aborto, anche in assenza di problemi di salute della donna, del feto e di ogni altra circostanza che non sia la libera scelta della donna. La sentenza sancisce il diritto di aborto negli Stati dell’Unione, in un’ottica di limitazione dell’ingerenza statale, lasciando ad essi il diritto di legiferare solo rispetto al tempo di gestazione (cioè rispetto a quale sia il limite in cui il feto sia in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno). Chi vincerà le prossime elezioni nominerà dei giudici che potrebbero andare contro questa famosa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America “Roe contro Wade”, che dal 1973 riconosce il diritto all’aborto a tutte le donne americane. Clinton si dichiara invece “fortemente” a favore della sentenza Roe contro Wade, “che garantisce alle donne il diritto costituzionale di prendere la decisione più intima e, in alcuni casi, la più difficile, che si possa immaginare, sulla propria salute”. Sostiene che difenderà, difendendo appunto la sentenza Roe contro Wade, il diritto delle donne di prendere decisioni sulla propria salute e che difenderà anche il Planned Parenthood, il sistema di cliniche che offrono servizi di educazione sessuale e pianificazione familiare, ma anche vari tipi di screening oncologici e altri servizi alle donne, mentre accusa Trump di essere favorevole al taglio governativo dei sussidi al PP e persino di essersi dichiarato pronto al blocco delle attività amministrative pur di raggiungere questo risultato. “I nostri progressi sono stati tali che è impossibile ora ritornare indietro. Lui (Trump) dice addirittura che le donne dovrebbero essere punite, che ci dovrebbe essere una qualche forma di punizione per le donne che ottengano l’aborto. E io non posso che essere fortemente contraria a questo modo di pensare”. Il moderatore vuole sondare fino a che punto Clinton crede che si debba estendere il diritto all’aborto, dato che è stata citata per aver detto che il feto non ha diritti costituzionali e che ha votato (come senatrice) contro il divieto all’aborto tardivo. Trump è invece contrario all’aborto tardivo: “Se si è d’accordo con quello che Hillary sta dicendo, al nono mese, si può prendere il bambino e strapparlo dall’utero della madre proprio prima della nascita. (…) Per me non è ok, perché, basandoci su quello che lei dice, e basandoci su quello che intenderà fare in futuro, uno può prendere il bambino e strapparlo dall’utero fino all’ultimo giorno del nono mese. Clinton reagisce: “Be’, non è esattamente quello che accade in questi casi. E usare questa retorica della paura è veramente grave. Lei dovrebbe incontrare alcune delle donne che ho incontrato io, donne che ho conosciuto nel corso della mia vita. Questa è una delle peggiori scelte che una donna, e la sua famiglia, siano costrette a prendere. E non credo che spetti al governo prenderla. Sa, io ho avuto il grande onore di viaggiare per il mondo su incarico del mio paese. Sono stata in paesi dove il governo ha costretto le donne ad avere aborti, come succedeva in Cina, o, come in Romania, le ha forzate ad avere figli. E posso dirle questo: il governo non ha nessun diritto di interferire nelle decisioni che le donne prendono con le loro famiglie, in accordo con la propria fede, dietro consiglio medico.”
La Corte Suprema e il Futuro dei Diritti Riproduttivi
La Corte costituzionale americana ha cancellato la storica sentenza del 1973, Roe v. Wade, che aveva legalizzato l’aborto in tutti gli Stati Uniti. Questa decisione ha segnato un punto di svolta drammatico, lasciando la questione all’arbitrio politico dei singoli Stati. Il mondo delle democrazie guarda costernato alla nazione guida, che ha tolto l’aborto dai diritti protetti dalla Costituzione lasciandolo all’arbitrio politico dei singoli Stati. «Un giorno triste», dice il presidente Biden, che conquistò la Casa Bianca con l’impegno di ricucire un Paese diviso in modo drammatico, e ora se lo ritrova ancora più spaccato. Su cosa si è pronunciata la Corte? Sul ricorso di un’associazione femminista contro il Congresso del Mississippi, a maggioranza repubblicana, che ha vietato l’aborto dopo 15 settimane di gravidanza. Questa legge cozzava contro un’altra sentenza delle Corte, la Planned Parenthood v. Casey. Quale principio era in discussione? Quello delle libertà politiche e civili assicurate dal 14° emendamento della Costituzione, introdotto nel 1868. Al di là delle motivazioni giuridiche, l'interpretazione "originalista" del giudice Clarence Thomas suggerisce che la logica usata per annullare il diritto all'aborto potrebbe essere applicata anche per rivedere i diritti alla contraccezione, alle relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso e al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Questo apre scenari inquietanti per i diritti civili negli Stati Uniti.
Roe vs Wade, la Corte Suprema e il diritto all'aborto negli USA
Cosa potrà fare Biden? Poco: «Non ho i poteri per rovesciare questa situazione. E in Congresso non ci sono neanche i numeri per una legge federale», ha detto sconsolato il presidente. Ma ora la battaglia infurierà per le elezioni di midterm, in autunno, e non è detto che la scelta «pro life» dei repubblicani non si riveli un boomerang: soltanto il 19% degli americani è favorevole all’aborto illegale in ogni circostanza. Perché c’è una distorsione della democrazia? Perché è tutto il sistema istituzionale americano che favorisce il fronte conservatore, a cominciare dai distretti elettorali. Trump, che prese 3 milioni di voti meno di Hillary Clinton, ha potuto nominare 3 giudici piuttosto reazionari e sconvolgere per decenni l’assetto della Corte. E della società. La malattia del sistema politico americano è profonda e strutturale: è quella che lo storico Simon Schama ha definito “il governo della minoranza”. È un problema che gli Stati Uniti si portano dietro fin dalla loro nascita: il riconoscimento agli Stati dell’interno meno densamente popolati, che volevano comunque contare, di un peso che più che proporzionale nel sistema di rappresentanza politica. Finché non c’era troppa polarizzazione, andava bene. Con la polarizzazione portata da Trump, può esplodere tutto. E forse è solo l’inizio.