Passare dall’allattamento al seno alla suzione artificiale tramite biberon non è facile per il neonato e si possono creare delle complicanze. Durante l’allattamento materno il neonato introduce nella bocca il capezzolo e parte del tessuto areolare circostante, estende la lingua e crea una buona tenuta con le labbra. Questa è una competenza complessa che richiede coordinazione. Quando si introduce il biberon, la dinamica cambia drasticamente e il bambino deve adattarsi a nuove sensazioni fisiche e meccaniche.

La meccanica del vuoto e la prevenzione delle otiti
La differenza tra il seno e il biberon è determinata dalla presenza del vuoto. Hai presente cosa succede quando bevi da una bottiglietta di plastica senza lasciare passare l’aria dall’imboccatura? Oltre a inappetenza e affaticamento, lo sforzo causato dall’elevato vuoto d’aria all’interno del biberon è possibile causa di otiti. Purtroppo il problema delle otiti viene spesso sottovalutato. Pianti, inappetenza e irritabilità possono essere sintomi di disagio e dolore nel bambino.
Lo sforzo nella suzione generato da un biberon con vuoto elevato (ma anche con ciucci, tazze con beccuccio, cannucce, bottigliette con tappo push&pull) genera una pressione negativa all’interno dell’orecchio medio, che favorisce la risalita dei batteri dal naso alle orecchie e quindi una potenziale infezione. La soluzione giusta arriva dal biberon J BIMBI®: la sua valvola brevettata a BASSO VUOTO svolge un’azione importante nella prevenzione delle otiti, favorendo una suzione naturale e molto simile al seno materno. Il basso vuoto del biberon J BIMBI® permette infatti di avere una tettarella extra-morbida, che si avvicina tantissimo al capezzolo materno, tanto da essere idonea anche per l’allattamento di bimbi prematuri e con palatoschisi.
Come facilitare il passaggio dal seno al biberon
Pianti irrefremabili, rossore e sfregamento? Ti chiedi come passare dal seno al biberon senza traumi? Allattare al seno è un gesto d’amore, uno dei più preziosi per la salute e il benessere del neonato nei suoi primi mesi di vita. Significa non solo donargli l’alimento nutrizionalmente più adatto e sano per lui, ma anche instaurare un rapporto di fiducia e intimità unico con la mamma. Durante la crescita ci possono essere però dei motivi e dei momenti che obbligano a passare al biberon, come il rientro al lavoro o specifiche necessità di salute.
La gradualità come parola d’ordine
È sempre consigliabile non effettuare il passaggio in modo brusco, ma far abituare il bambino poco a poco, proponendogli il biberon in modo graduale ed eliminando prima le poppate secondarie, come quella di metà mattina o quella del pomeriggio. L’oggetto deve diventare familiare per lui, e questo non avviene da un giorno all’altro.
La scelta del latte e della temperatura
Se il passaggio al biberon coincide con il passaggio al latte artificiale, fai attenzione a scegliere la formula giusta facendo diverse prove. I prodotti in commercio non sono tutti uguali e un neonato anche piccolissimo può già manifestare le sue preferenze: il segreto è armarsi di pazienza e ricercare quello giusto. Se continui l'allattamento con il latte materno, l’ideale è offrirlo alla temperatura del corpo, intorno ai 37 gradi, ma alcuni bimbi lo preferiscono leggermente più freddo o più caldo.
Il ruolo delle figure di supporto
E se il bimbo si rifiuta? A volte i neonati non vogliono prendere il biberon perché è la mamma a darglielo; i piccoli la associano istintivamente ed esclusivamente al seno. Se ti accade questo, prova a farglielo dare da una persona diversa rispetto a te, come il papà o la nonna.
Come dare il latte con il biberon al neonato - Consigli dell'ostetrica su posizione di allattamento
L'utilizzo consapevole del ciuccio
Tutte le neo mamme si chiedono come utilizzare il ciuccio con il proprio neonato. Il suo nome tecnico è succhietto. Si tratta di una tettarella, che può essere di vari materiali (caucciù, gomma, plastica, silicone), offerta al neonato per calmarsi e stimolare il sonno attraverso la simulazione del naturale processo di suzione.
Le tettarelle possono avere diverse forme: rotonda (simile a una pallina), anatomica (struttura asimmetrica, piatta verso il basso e rotondeggiante verso il palato) o a goccia (allungata e simmetrica). Lo scudo, la parte esterna in plastica, serve a evitare che il neonato lo ingoi.
Quando introdurre il succhietto
Se non si vuole o non si può allattare al seno, l’inserimento del ciuccio può avvenire fin da subito, procedendo con buon senso. Se si vuole allattare al seno, il discorso è diverso: inserendo il ciuccio troppo presto si crea la "nipple confusion", ovvero il bambino non riesce più a capire quale approccio alla suzione adottare. È fondamentale che il piccolo abbia appreso la modalità corretta di attacco al capezzolo e che la mamma non senta dolore. È bene aver superato il cosiddetto mese di calibrazione, periodo durante il quale mamma e cucciolo trovano il loro equilibrio.
I rischi del ciuccio
Il ciuccio può tranquillizzare il piccolo, ma non deve essere usato per fermare ogni suo vagito, rischiando di non risolvere in maniera tempestiva problemi come le coliche o il reflusso gastroesofageo. Un altro rischio riguarda la deglutizione: il succhietto viene posizionato tra la lingua e il palato. Se usato per troppo tempo, la lingua, che dovrebbe spingere verso l’alto per favorire il corretto sviluppo dei denti e delle cavità nasali, spinge invece in avanti, creando una deglutizione disfunzionale. Andrebbe quindi utilizzato come pacifier nei primi 6 mesi, diminuendone il ricorso man mano che ci si avvicina al primo anno.

Strategie per il rientro al lavoro e la gestione del tiralatte
La separazione dal bambino al momento di riprendere a lavorare porta a dover modificare le abitudini alimentari. Se l'intenzione è di continuare con il latte materno, sarà necessario procurarsi un tiralatte. I modelli elettrici sono più veloci di quelli manuali, e i tiralatte doppi permettono di raccogliere il latte a un ritmo molto elevato, ideali per l'impiego sul posto di lavoro.
Conservazione del latte materno
Prima di procedere con il congelamento, è bene etichettare ogni contenitore con la data di estrazione. Se le scorte vengono conservate in un vano congelatore all’interno del frigorifero, non superare le 2 settimane. Se il congelatore è autonomo, è possibile conservare il latte per 3-6 mesi. Per scongelare, trasferire il latte in frigorifero per 24 ore e poi riscaldarlo facendo scorrere dell’acqua calda sul contenitore.
Tecniche di poppata e sicurezza
Succhiare, deglutire e respirare sono abilità di coordinazione che ogni neonato deve padroneggiare. Una corretta tecnica di allattamento con il biberon previene problemi digestivi come coliche e reflusso.
Scegliere il biberon ideale
È importante valutare la forma e il flusso della tettarella. Le tettarelle a flusso lento sono adatte per i neonati o per chi ha una suzione più debole. Biberon come il Chicco Perfect 5 si adattano al ritmo di suzione unico di ogni bambino, mentre il Chicco Natural Feeling è ideale per l'allattamento misto grazie alla base arrotondata e al silicone Soft Sense.
La posizione durante la poppata
Il neonato deve essere sostenuto con cura, con la testa leggermente sollevata rispetto al corpo. Una posizione completamente sdraiata aumenta il rischio di ingestione d’aria, reflusso e otite. Il biberon va inclinato in modo che la tettarella sia sempre piena di latte, evitando la formazione di bolle d’aria. L'inclinazione ideale della bottiglia dovrebbe formare un angolo di 45 gradi rispetto al piccolo.

Preparazione del latte formulato
In Italia l’acqua del rubinetto è sicura, ma deve essere portata a una temperatura uguale o superiore a 70 gradi per debellare eventuali batteri presenti nella polvere di latte. Dopo aver miscelato, il latte va raffreddato velocemente sotto l'acqua fredda. Non occorre sterilizzare il biberon dopo ogni uso: è sufficiente una volta al giorno, lavandolo accuratamente con detersivo per piatti e uno scovolino per rimuovere ogni traccia di residuo. Evitare il forno a microonde per scaldare il latte, poiché riscalda i liquidi in modo non uniforme, esponendo il bimbo al rischio di scottature.