La riproduzione rappresenta il motore evolutivo che garantisce la continuità delle specie. Nei mammiferi, questo processo non si limita alla semplice unione di gameti, ma si articola in una complessa coreografia biologica, endocrina e immunologica. La medicina della riproduzione veterinaria si occupa della salute e della fertilità di cani, gatti e piccoli animali, con l’obiettivo di garantire gravidanze sicure, supportare la nascita di cuccioli sani e accompagnare i proprietari nella gestione consapevole della riproduzione. Presso le nostre cliniche, l’assistenza riproduttiva si adatta alle esigenze specifiche di ogni animale, seguendo percorsi diversi a seconda della complessità della situazione. Molti proprietari si chiedono come riconoscere se la propria femmina è in calore o se la gravidanza procede correttamente.

L'evoluzione della gestazione: dal sistema immunitario alla placenta
Esseri umani, cani e circa 4000 altre specie di mammiferi placentati si distinguono per la capacità di nutrire un feto all'interno del corpo per lunghi periodi di tempo. Questo adattamento vitale permette il lento sviluppo di cervelli di grandi dimensioni. L'evoluzione dalla deposizione di uova alla gestazione del piccolo all'interno del corpo materno che caratterizza i mammiferi placentati è avvenuta grazie ad antichi elementi genetici mobili, i trasposoni, che hanno reclutato e attivato nell'utero migliaia di geni espressi solo in altri tessuti, disattivando allo stesso tempo centinaia di geni coinvolti nella risposta immunitaria.
I biologi evoluzionisti pensano che gli antichi mammiferi deponessero le uova, come fanno oggi gli ornitorinchi. I marsupiali, compresi opossum e canguri, si sono evoluti in seguito: i loro feti escono da uova dotate di guscio all'interno della madre prima di essere espulsi dal suo corpo poco dopo. Ma quella schiusa iniziale sembra attivare il sistema immunitario. In un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences", Chavan e colleghi hanno dimostrato che una serie di geni infiammatori si attivano mentre un feto di opossum (Monodelphis domestica) lascia l'uovo e si aggrappa alla parete uterina. Anche precedenti studi sui mammiferi placentati avevano mostrato segni di una risposta immunitaria quando l'embrione aderisce all'utero.
Nei mammiferi placentati, l'embrione non si aggrappa semplicemente all'utero: distrugge la parete uterina invadendo il tessuto e innescando un'inondazione di proteine infiammatorie. Durante infezioni e traumi, queste proteine normalmente combattono gli agenti patogeni e riparano le ferite. Alcune di queste proteine potrebbero essere dannose per una forma di vita che nasce, ma gli studi indicano che l'infiammazione è necessaria all'embrione. Per esempio, le donne che assumono farmaci antinfiammatori nei primi giorni di gravidanza hanno un rischio più elevato di aborto perché l'embrione non riesce a impiantarsi nell'utero.
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Il controllo endocrino e la fisiologia delle gonadi
Il fatto che, nel maschio, l'eccitamento sessuale, l'erezione e l'eiaculazione siano fenomeni posti sotto il controllo cerebrale risulta ovvio; quel che appare meno ovvio è che anche i cicli ovarico e testicolare siano coordinati a livello centrale. L'ipotalamo - una piccola parte del cervello - controlla i cicli sessuali, la crescita, la gravidanza, l'allattamento e varie altre reazioni basali ed emotive. L'ormone liberante l'ormone gonadotropo (GnRH) è il principale mediatore della riproduzione da parte del sistema nervoso centrale. Ogni difetto nella sua sintesi, nel suo immagazzinamento, nel suo rilascio o nella sua azione indurrà un'inibizione parziale o completa della funzione gonadica.
Nel maschio che ha raggiunto la pubertà, le cellule germinali iniziano a proliferare per mitosi, seguita dalla meiosi e da una graduale riorganizzazione dei componenti cellulari, caratterizzata da perdita di citoplasma. Si è calcolato che nel mammifero adulto vengono prodotti circa cinquecento spermatozoi al secondo per ogni grammo di testicolo. Nei Mammiferi, gli spermatozoi che lasciano il testicolo non sono in grado di fecondare gli oociti, ma acquistano questa capacità passando attraverso l'epididimo, in un processo denominato "maturazione epididimale".
Nella femmina, la fase di proliferazione mitotica termina prima della nascita e tutti gli oogoni entrano nella prima divisione meiotica, diventando oociti primari. Alla pubertà sono disponibili per l'attività riproduttiva circa 200.000 cellule germinali. Durante la prima profase meiotica gli oociti sono circondati da cellule mesenchimali ovariche a costituire i follicoli primordiali. Le gonadotropine circolanti inducono la conversione dei follicoli precavitari in follicoli cavitari o di Graaf.

Determinazione del sesso e adattamenti ambientali
Per la prima volta, la scienza ha dimostrato che l’ambiente può giocare un ruolo cruciale nella determinazione del sesso nei mammiferi. Fino a oggi, si credeva che questo processo fosse esclusivamente genetico: se nelle cellule dell'embrione c'era il cromosoma Y, il feto sarebbe diventato maschio (XY), mentre senza di esso sarebbe diventato femmina (XX). Durante gli esperimenti, i ricercatori hanno somministrato un farmaco chiamato deferasirox, che riduce i livelli di ferro nel corpo. La carenza di questo elemento ha portato a un risultato sorprendente: in alcuni embrioni di topo XY, i testicoli non si sono sviluppati come previsto, e al loro posto si sono formate le ovaie.
La viviparità, ossia la forma di riproduzione che implica il mantenimento di un embrione all’interno del genitore fino alla nascita, è molto diffusa ma è la forma di riproduzione più costosa. La questione è stata esplorata nell’ambito del progetto MALEPREG. I ricercatori hanno analizzato l’evoluzione del sistema di accoppiamento per individuare i vantaggi in termini di idoneità che hanno portato all’evoluzione della viviparità. Sebbene la gravidanza maschile nei Syngnathidae e quella femminile nei mammiferi siano distinte e del tutto indipendenti, i risultati suggeriscono che questi adattamenti si basano su percorsi molto simili.
Tecnologie della riproduzione assistita e prospettive future
Nell'ultimo decennio l'interesse per la biologia della riproduzione si è notevolmente accresciuto, in parte grazie ai successi ottenuti nell'applicazione delle colture gametiche ed embrionali alle pratiche mediche, veterinarie e biotecnologiche. Nella scienza medica le tecnologie della riproduzione assistita (ART) sono state messe a punto soprattutto per porre riparo alla sterilità. La più antica applicazione documentata di una tecnica di riproduzione assistita risale al 1783, quando il fisiologo italiano Lazzaro Spallanzani inseminò artificialmente una cagna ottenendo una cucciolata.
La grande potenzialità dell'inseminazione artificiale negli animali da allevamento dipende dal fatto che l'eiaculato maschile contiene diversi milioni di spermatozoi, sufficienti, in teoria, a fecondare centinaia di femmine. Un decisivo passo avanti fu compiuto verso la fine degli anni quaranta, quando, a Cambridge, il gruppo di ricercatori diretto da Chris Polge sviluppò tecniche di congelamento e di conservazione di spermatozoi animali. Quasi contemporaneamente furono messi a punto i metodi per isolare e manipolare i gameti femminili.
Gestione della gravidanza: casi estremi e ciclicità
Gran parte dei mammiferi può restare incinta diverse volte durante l’età adulta, ma per la maggior parte delle specie dopo la gravidanza c’è una fase di recupero in cui le madri sono impegnate ad accudire i loro piccoli. Ma il wallaby della palude - un piccolo marsupiale saltellante che si trova in tutta l’Australia orientale - è ben lontano dal seguire la norma: una ricerca suggerisce che gran parte delle femmine adulte di questa specie è sempre incinta. Solitamente, quando una femmina di mammifero è incinta il concepimento è impossibile.
Ci sono molte ragioni per cui non si può concepire durante una gravidanza in atto. In parte si tratta di una questione anatomica: gran parte degli animali hanno un solo utero o un solo grembo, e se al loro interno è già presente un embrione in sviluppo, non c’è spazio per altro. Una seconda ragione ha a che fare con il sistema endocrino. Gli ormoni che alimentano un feto in sviluppo sono diversi da quelli che permettono di fecondare un ovulo (questo è il motivo per cui molte forme di contraccezione d’emergenza nell’uomo includono il progesterone, ormone che supporta la gravidanza ma che previene l’ovulazione).

I ricercatori sono giunti a queste conclusioni grazie a delle ecografie a ultrasuoni effettuate su 10 esemplari di wallaby. “Se potessimo risolvere questo complesso processo non dovremmo crioconservare gli embrioni; basterebbe tenerli in ibernazione all’interno dei laboratori”, aggiungono gli studiosi. L'osservazione costante delle specie selvatiche, unita alle tecniche cliniche utilizzate negli ospedali veterinari, continua a fornire dati essenziali per comprendere come le barriere biologiche e immunitarie vengano superate durante la gestazione, aprendo nuove strade per la medicina riproduttiva applicata alla salute degli animali da compagnia e, per riflesso, alla comprensione dei meccanismi biologici umani.