Dialogo Controcorrente: L'Incontro Inatteso tra Papa Francesco ed Emma Bonino, Oltre Aborto e Polarizzazioni

L'incontro che ha visto papa Francesco visitare Emma Bonino, da poco dimessa dall’ospedale, ha rappresentato un momento di così inaspettata risonanza da sfuggire agli schemi consueti e da generare una profonda riflessione. Un evento che ha sorpreso e fatto pensare, a incominciare dall’uso delicato che l’uno e l’altra hanno fatto del superlativo assoluto per raccontare il loro dialogo. Il papa ha riferito: «L’ho trovata benissimo», mentre Bonino ha commentato: «È stato gentilissimo». Sembra quasi che entrambi fossero più sorpresi persino dei comuni osservatori di quel momento vissuto insieme, evidenziando la straordinaria natura dell'accaduto.

La sostanza di quell’incontro ha posto in risalto l'ampia distanza che nella nostra società sembra separare i due protagonisti: difficile pensare a due posizioni più opposte, più reciprocamente frontali. Da un lato, la storica militante di quel partito radicale che si è speso e cui si devono grandi battaglie civili come il divorzio e l’aborto, portabandiera della laicità. Dall’altro, il papa, simbolo stesso della confessionalità, che proprio di recente ha bollato come «sicari» quei medici che «si prestano» a praticare l’aborto. A prima vista, figure più inconciliabili, più restie ad avviare un dialogo fra loro, consapevoli di non avere nulla in comune da dirsi, nessun obiettivo comune da raggiungere. E invece, in modo sorprendente, è accaduto il contrario.

L'Incontro Inatteso: Un Ponte Oltre le Fratture Ideologiche

La visita di papa Francesco a Emma Bonino, nella forza dell’immagine che ha veicolato e nella sostanza di quel dialogo, ha dimostrato che anche quando si parte da posizioni reciprocamente così lontane, è possibile incontrarsi. È financo doveroso parlarsi, anche quando tutto fa pensare che non ci sia niente da dirsi. Si tratta di provare a guardarsi negli occhi e riconoscere che il nostro prossimo è diverso da noi, ma non meno umano. Che chiunque di noi ha il diritto di esprimersi e di essere ascoltato. Non è né necessario né giusto voler sapere per filo e per segno che cosa i due si siano detti: quella chiacchierata dovrebbe restare fra loro, come un momento privato.

Non c’è, del resto, bisogno e sarebbe ingiusto aspettarsi alcunché di immediato o di rivoluzionario da quelle parole scambiate: non un passo avanti della Chiesa in chissà quale battaglia politica, né un ripensamento della politica su chissà quale tema etico. Non è per questo che si sono incontrati; non è per questo che papa Francesco ha deciso di prendere e andare a trovare Emma Bonino. Il punto è un altro. Questo incontro ha posto drasticamente di fronte a una realtà ben diversa, agendo come lo specchio capovolto di un discorso pubblico - e privato - fatto sempre e soltanto di scontri frontali, di bianco e nero, di ragioni e torti tutti sempre soltanto da una parte, dove le ragioni sono sempre le nostre e i torti sono sempre altrui.

In uno scenario in cui ogni discussione è una guerra, in cui le opinioni sono delle trincee da dove il rumore delle armi copre qualunque obiezione, dubbio, incertezza o ripensamento, vedere due persone così che si incontrano, si sorridono, si parlano senza avere come obiettivo quello di dimostrare la verità del proprio assunto, è stata davvero una bella sorpresa. Qualcosa di così insolito da lasciare quasi a bocca aperta. Ci si chiede: come è possibile? Che cosa avranno avuto da dirsi, papa Francesco ed Emma Bonino? Tanto, si saranno detti. Tanto, si saranno taciuti a vicenda. Non c’è bisogno di dirsi tutto, così come non c’è bisogno di convincere il prossimo di avere la verità in tasca. Papa Francesco ed Emma Bonino lo sapevano, c’è da giurare, che nessuno dei due avrebbe convinto l’altro di alcunché. Non per questo si sono incontrati, ma in nome di un dialogo che dovrebbe essere cifra primaria dell’umanità civile e che invece il più delle volte non lo è. Siamo, o dovremmo tutti essere, animali dialoganti e invece, a giudicare dal discorso pubblico e politico, siamo diventati animali ringhianti, incapaci di ascoltare l’altro semplicemente perché è giusto e bello ascoltare.

Nell’immagine di questi due esseri umani dialoganti, si è manifestato anche un altro aspetto sorprendente: la loro forza e la loro fragilità unite in un amalgama tanto improbabile quanto forte. Sono due esseri umani deboli, privi di quella facoltà primaria che è la mobilità: sono entrambi in sedia a rotelle. Ispirano perciò sulle prime quella tenerezza che spinge a provare uno slancio di protezione, foss’anche virtuale. Ma quel primo impulso, destato dall’immagine di loro due in terrazza, sotto il sole gentile d’autunno, si scontra subito con un pensiero opposto: quei due corpi, quei due volti visti di profilo, raccontano soprattutto una grande energia fatta di vita vissuta, di scelte forti portate avanti per tutta la vita, di una fede - laica o confessionale che sia - che è prima di tutto un amore sconfinato per la vita. C’era naturalmente distanza sulle grandi battaglie di aborto ed eutanasia portate avanti dai Radicali, ma un interesse condiviso su temi come “carcere, immigrati e tutti i diseredati della terra”.

Francesco e Bonino in dialogo

Le Radici di una Battaglia: Emma Bonino e la Lotta per l'Aborto

La vocazione politica di Emma Bonino nasce da un evento profondamente personale e doloroso risalente al 1974, quando, rimasta incinta, decise di abortire. La donna ha spiegato il motivo di quella scelta: "Avere figli vuol dire dirsi per sempre, perché in una relazione con un adulto puoi anche separarti. Un figlio è per sempre. E io questo per sempre dentro non ho mai avuto il coraggio di dirmelo. Dopo l'aborto mi è capitato di avere in affido due ragazze e forse il mio desiderio di maternità si è esaurito con questa esperienza". Questa esperienza personale, lungi dal concludersi in privato, ha segnato l'inizio di una missione. Lei si rifiutò di accettare la situazione data, recandosi in un consultorio gestito da una rete di militanti radicali, e da lì partì la sua missione. "Quello che mi ha segnato di più è l'umiliazione. 'Ma perché mi deve capitare questo? Io non ho fatto niente', mi dicevo. L'umiliazione è stata talmente forte che mi sono detta: 'Per nessuna donna mai più una cosa del genere'. L'umiliazione è stata quella di andare di notte di nascosto a cercare il dottore e tornarmene in treno. Mi chiedevo: 'Perché devo subire questo?'".

Da quell'esperienza, Bonino decise di accompagnare alcune ragazze per abortire in maniera meno umiliante. Non essendo medico, si assunse una responsabilità enorme. Come lei stessa ha commentato: "Quando ero in esilio in Francia, perché ad un certo punto è arrivato un mandato di arresto anche per me, le attiviste avevano imparato una tecnica in Cina dai medici a piedi scalzi, una tecnica che ora viene usata in tutti gli ospedali". A quel punto, già militante e avendo conosciuto Marco Pannella, insieme ad altri attivisti, decise di autodenunciarsi per procurato aborto. Un episodio emblematico di quella battaglia vide il maresciallo che avrebbe dovuto arrestarla rifiutarsi di farlo. "Mi disse il presidente del seggio a cui mi consegnai che ero una brava ragazza e non voleva arrestarmi, ma io gli risposi: 'Io sono qua per farmi arrestare, lei mi faccia il piacere di farlo, altrimenti la denuncio per omissione d'ufficio'. Finalmente il carabiniere mi arresta. Lo volevo davvero".

Il nome di Emma Bonino è indissolubilmente legato alla polemica suscitata da una fotografia d’antan che la ritrae, in una veste d’ostetrica insolita, nell’atto di praticare un aborto con una pompa per bicicletta. Quella foto è autentica, e quella con il camice bianco è proprio la candidata radicale. La vicenda ha richiamato reminiscenze degli anni settanta, un periodo in cui nelle scuole italiane era calata la cappa plumbea dell’ideologia, che portò, tra l’altro, anche all’esplosione del tragico fenomeno della lotta armata. Divorzio e aborto furono un vero e proprio spartiacque culturale fra due diverse concezioni antropologiche.

In realtà, il contesto della fotografia era un vero e proprio abortificio artigianale. La sede del CISA (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto) era quella storica del Partito Radicale a Milano, in Corso di Porta Vigentina. Anche la storia della pompa era vera. Si trattava, come verificato, di un adattamento grossolano del cosiddetto metodo Karman, consistente nell'introdurre nell’utero della donna un tubo di gomma collegato, appunto, ad una pompa che procedeva all’aspirazione dell’embrione. L’istantanea che ritrae Emma Bonino mostra i rudimentali attrezzi chirurgici utilizzati per interrompere la gravidanza: una pompa per bicicletta, un dilatatore di plastica e un vaso dentro cui doveva finire “il contenuto” dell'utero. Tragici sono i dati dell’esperienza legata a quell’opificio di morte sans façon. È la stessa Emma Bonino, in un’intervista al settimanale “Oggi” del 29 luglio 1976, ad elencare la macabra conta: «Tra il febbraio e la fine di dicembre del 1975, gli interventi per aborto del CISA sono stati 10.141».

In quella stessa intervista pubblicata da Oggi nel 1975, l’allora candidata spiegava nel dettaglio come “operava”: «Prima di tutto, occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell'utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata. Il barattolo viene chiuso con un tappo di gomma che ha tre fori. Da un buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce il gommino della pompa da bicicletta (con la valvola interna rovesciata per aspirare aria anziché immetterla); dal secondo buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce la cannula Karman; nel terzo buco si mette il manometro, per controllare la pressione che si crea nel vaso con la pompa». È vero, si parla di decenni fa, ma il dato interessante è che Emma Bonino si riconosce pienamente in quella drammatica fotografia. Bisogna darle atto che lei non è stata neppure sfiorata dall’idea di una smentita o di un ripensamento. In questo ha certamente dimostrato più dignità rispetto all’atteggiamento ipocrita e patetico di Dario Fo di fronte alla fotografia, pubblicata dal settimanale Gente il 4 marzo 1978, in cui il Premio Nobel veniva ritratto con la divisa da parà repubblichino. Per la Bonino gli aborti che ha personalmente praticato facevano parte di una battaglia politica e culturale per la difesa dei “diritti civili”. Non solo non li disconosce ma, è certo, sarebbe pronta domani stesso a rivestire i panni dell’ostetrica se in Italia si dovesse riproporre lo scenario di trent’anni fa. In questo non assomiglia per nulla al suo celebre compaesano cuneese, il guru comunista Giorgio Bocca, e non mostra certo le medesime reazioni che il maître à penser della sinistra chic usualmente esterna quando gli rinfacciano le sue farneticazioni antisemite. Bonino, invece, non è cambiata e non cambia. Questa è la cifra del suo essere radicale. La sua è una coerenza adamantina.

Emma Bonino giovane attivista

Oltre l'Aborto: L'Agenda Radicale e le Visioni di Emma Bonino

La coerenza granitica di Emma Bonino si estende ben oltre la questione dell'aborto, delineando un'agenda radicale e liberale che ha caratterizzato la sua intera carriera politica. Se dovesse trovarsi in posizioni di maggiore influenza, come nel caso di una presidenza regionale, è prevedibile che l'attenzione si concentrerebbe su temi che da sempre ossessionano i radicali: la pillola RU486, i registri dei testamenti biologici, il riconoscimento delle coppie omosessuali, la legalizzazione delle droghe e l'eutanasia. Si assisterebbe, in tali scenari, a una possibile deriva "zapaterista", seppur in chiave regionale, in quello che fu l'ex Stato Pontificio.

La sua visione sui diritti individuali è chiara e intransigente. In particolare, riguardo all'eutanasia, Emma Bonino esprime un concetto fondamentale: "Se si tratta di affrontare il tema dell’eutanasia come diritto, ecco che la distanza si sente tutta. La vita sia essa regalo, dono o diritto, deve poter essere restituita. Dovessi ridurmi a una melanzana, devo poter restituire la mia non vita". Questa affermazione sottolinea la sua convinzione profonda sull'autonomia individuale nel disporre del proprio corpo e della propria esistenza.

La carriera politica di Bonino è stata costellata di sfide e decisioni significative. Ha ammesso di sentirsi "una bestia ogni tanto", ma se dovesse scegliere una belva, sarebbe un mulo, perché, come suo padre le diceva sempre, è "più testarda di un mulo". Questo tratto caratteriale si riflette nella sua perseveranza e nella sua adesione ai principi radicali. La sua vera passione è da sempre la politica, un percorso intrapreso da "totale ignorante", come lei stessa ha dichiarato, e per questo, all'epoca, non si sentiva all'altezza di ricoprire ruoli di primo piano. Un aneddoto rivelatore riguarda il 2006, quando Prodi le propose un ministero: lei rispose di volere quello della Difesa. La reazione fu di stupore, "come se gli avessi chiesto di andare sulla Luna", e la voce si sparse, suscitando risate a Montecitorio perché non aveva il fisico adatto, "come se il Ministro della difesa di oggi fosse una specie di Lawrence D'Arabia".

Il suo rapporto con Marco Pannella, figura iconica del radicalismo italiano, è stato complesso. "È stata una rottura unilaterale, da parte sua, non ho mai capito perché e poi sono andata avanti, ma certo in alcune occasioni la sua capacità di inventiva mi manca. Io non ce l'ho. Non ho capito il motivo dell'allontanamento, ma forse mi ha fatto così male che ho solo voluto cambiare subito pagina e pensare ad altro. Prima che morisse avrei voluto chiedergli: 'Ma che ti prende?' Lui disse che ero una burocrata reale". Bonino sottolinea, però, di non aver vissuto nell'ombra di Pannella, evidenziando che erano di due generazioni e culture diverse e che il suo vero tutor è stato Gianfranco Spadaccia.

Per quanto riguarda la vita personale, Emma Bonino si definisce "poco fisica". Sui suoi amori passati, confessa: "Quando arrivavano persone nuove nel partito alcune ci provavano, ma a me non interessava. Non si sono manifestati molti uomini, a volte penso non mi sia sposata perché nessuno me lo ha mai chiesto seriamente. Sono una specie di virtuosa per mancanza di tentazioni". L'amore più grande della sua vita è stato Roberto Cicciomessere: "l'ho amato davvero molto, mi ero fatta tutta una fiaba da sola, ma dopo 10 anni prende e se ne va. Io mi chiedevo perché e poi ho scoperto che si era innamorato di un'altra". Dopo l'Università, ha avuto due esperienze di comune, ma niente "amore libero". Nonostante l'immagine di "trasgressiva" che le viene spesso attribuita, lei si dichiara sorprendentemente "non trasgressiva": "Trasgressioni no, sono una tabagista ma non va più di moda. So che fa male e mi dispiace tanto, però a me calma. Mi sono fatta solo una canna durante una conferenza stampa con Pannella e altri che avevano pensato di fumare in pubblico. Abbiamo attrezzato la sala con piante di cannabis. Comincia a fumare il primo, poi il secondo, poi tocca a me, ma a me questa cosa bagnata e un po' molliccia non mi è piaciuta".

Le sue riflessioni includono anche momenti di vulnerabilità: "Quando sono da sola mi deprimo e mi viene da piangere, è il mio modo di sfogarmi. Da un bel po' non mi succede. Ho avuto la vita più meravigliosa che potessi aspettarmi e come tutte le vite ci sono momenti belli e brutti. Il dolore più forte della mia vita è stato la morte di mia madre". A una conduttrice che le fa notare come il suo nome emerga spesso in occasione delle elezioni, lei ribatte: "Eh, mi dispiace, non so che farci. Nella vita come nella politica c'è un tempo per ogni cosa e il mio tempo era il '99. Adesso fate voi. Io sono stata una radicale da sempre, una liberale a tutto pieno e sono una garantista". La sua lunga battaglia contro il tumore, durata otto anni, è giunta a un lieto fine: "Sono guarita dal tumore. Devo fare ancora una tac di conferma, ma dopo 8 anni se ne è andato. Il male mi ha insegnato la pazienza di far passare il tempo".

Europa e diritti civili: Emma Bonino all’Università di Milano-Bicocca

La Legge 194 e il Dibattito Continuo: Tra Compromesso e Diritti

La Legge 194, che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza in Italia, è stata un punto focale di molte discussioni e battaglie. È stata concepita come una "legge di compromesso", finalizzata a evitare il referendum e a permettere alla Democrazia Cristiana di votare contro, ma senza creare una frattura insanabile. Tuttavia, in alcune sue parti, essa contiene dei controsensi significativi. Per esempio, stabilisce che abortire in una struttura pubblica non è reato, mentre lo è farlo in una struttura privata, una distinzione che, secondo Bonino, è come dire che rubare non è reato in una piazza, ma è reato rubare in un appartamento.

Inoltre, la legge presenta una parte considerata ipocrita, quella in cui stabilisce che una donna può abortire se è povera o in pericolo di vita. Tale disposizione è difficile da applicare nella pratica, poiché "nessun consultorio può davvero verificare lo status economico di una paziente". Questi sono solo alcuni degli esempi che rendono la Legge 194, a quarant'anni dalla sua approvazione, bisognosa di una revisione. Tuttavia, si teme che tale revisione non possa avvenire nell'attuale contesto politico, poiché si rischierebbe di "portarla ulteriormente indietro".

Il dibattito sull'aborto si intreccia spesso con la questione della maternità e dei diritti. Eugenia Roccella, attuale ministra della Famiglia, natalità e Pari opportunità, ha scritto che «l’aborto non è un diritto ma la parte oscura della maternità». Bonino critica questa visione, ribadendo che "ancora non capisco cosa intenda". Per Bonino, non c’è "niente di oscuro nel disporre autonomamente del proprio corpo: è un diritto civile e sociale". L’errore più grave, in questi anni, anche a sinistra, è stato, secondo Bonino, rimarcare una differenza tra diritti civili e diritti sociali, perché è "una differenza che non esiste".

Il principio fondamentale che dovrebbe guidare la discussione sulla vita e sul momento in cui si inizia a essere persone è chiaro per Emma Bonino: "le donne devono poter scegliere la maternità". Alla domanda se "il feto è vita", lei risponde: "Sicuramente. Ma anche il sangue lo è". Questa argomentazione mira a spostare l'attenzione dalla mera presenza biologica di vita al concetto di persona e di diritto all'autodeterminazione. La ministra Roccella sostiene anche di voler garantire il "diritto a non abortire", ma Bonino ribatte che "il diritto non è mai un obbligo, pertanto chi non vuole abortire, non abortisce, così come chi non vuole divorziare, non divorzia". L'idea che l'aborto sia il "lato oscuro della maternità" è contestata da Bonino che osserva come per alcune donne sia doloroso, per altre no, e per alcune sia una scelta obbligata da condizioni esterne, per altre un fatto intimo. La questione fondamentale per Bonino è: "Perché mai lo Stato dovrebbe sindacare ed entrare così a fondo nella vita delle cittadine?".

Illustrazione della Legge 194

Percorsi Divergenti: Bonino, Roccella e l'Evoluzione del Pensiero sui Diritti

Il panorama politico italiano ha visto, negli anni, figure emergere e poi intraprendere percorsi ideologici divergenti, un fenomeno che si manifesta emblematicamente nel confronto tra Emma Bonino ed Eugenia Roccella. Quest'ultima, attuale ministra della Famiglia, natalità e Pari opportunità, ha avuto una "giovinezza radicale" prima di cambiare idea e riflessioni. Il suo cambiamento non è recente: Bonino ricorda le sue posizioni su Eluana Englaro nel 2009, quando Roccella, allora sottosegretario al Welfare, affermò che «abbiamo la libertà di fare qualunque cosa del nostro corpo, ma non il diritto: se considero che suicidarmi è un diritto, è giusto che nessuno blocchi più nessuno dal suicidarsi», e le sue posizioni sulla procreazione assistita.

Oggi, Eugenia Roccella incarna perfettamente la politica e l’esposizione del premier Giorgia Meloni e, per Bonino, è pertanto "un’avversaria da rispettare e da combattere". Tuttavia, Bonino non apprezza l’accanimento su di lei, sostenendo che si ha di fronte un esecutivo che "non sarà aperto sui diritti", e non si può sperare di affrontarlo con insulti e attacchi continui. Al contrario, è necessario "attrezzarsi per lottare, adeguando la lotta al rispetto".

Emma Bonino ha incontrato Eugenia Roccella pochissime volte, quando entrambe frequentavano il Partito Radicale, negli anni Settanta. In quel periodo, Bonino era molto attiva nelle battaglie per l’aborto, mentre Roccella faceva già parte del Movimento di Liberazione della Donna. Bonino ricorda che Roccella era, come tutte le attiviste di quel gruppo in quegli anni, "molto preparata e accurata". Recentemente, Roccella ha scritto su La Stampa che, all’epoca, nelle riunioni del partito sull’aborto, le femministe contestavano ai radicali di voler tradire il loro slogan, «nessuna legge sul nostro corpo». I ricordi di Bonino, tuttavia, sono diversi. Lei pensa a Mauro Mellini, che anziché dire per intero «aborto libero e gratuito», lo slogan di radicali e femministe, si fermava a «libero», ma non ha in mente altre divergenze o contestazioni significative.

Certamente, nel movimento femminista ci sono sempre state anime e pensieri diversi, ma quando l’obiettivo era chiedere che venisse legalizzata l’interruzione volontaria di gravidanza per liberarsi dalla piaga dell’aborto clandestino, ci fu unità anche con chi pensava che abortire fosse il modo più invasivo per garantire alle donne il diritto di scegliere come e se diventare madri. Bonino non comprende cosa intendano Roccella e Meloni quando dicono di non voler toccare la legge 194 e di voler, tuttavia, garantire anche il diritto a non abortire, ribadendo il principio che "il diritto non è mai un obbligo".

Rappresentazione grafica delle diverse visioni sui diritti

Un Ponte Inaspettato: La Relazione tra Emma Bonino e Papa Francesco

L'incontro di papa Francesco con Emma Bonino, avvenuto in una visita privata a casa di lei nel novembre del 2024, è solo l'ultimo capitolo di un rapporto inaspettato e solido. Un'alleanza, come è stata definita, fondata su alcuni pilastri condivisi: le battaglie per chi cerca rifugio in un Paese straniero, per chi è in carcere, per tutti i diseredati della Terra. Un legame capace di superare le profonde differenze di idee su altri temi, come l’aborto o l’eutanasia. Un rapporto di tale intensità che, come si evince dalle parole piene di affetto che gli sono state dedicate, sarebbe destinato a superare anche gli eventi più drammatici, come la scomparsa di una delle figure. La spontaneità e la naturalezza di questo rapporto sono svelate dalla stessa Bonino attraverso alcuni dettagli ancora non raccontati dei loro incontri.

Il primo incontro tra i due risale a quando Bonino era da poco ministro degli Esteri e il governo Letta fu ricevuto in Vaticano per una visita formale. "Il Papa si avvicinò e mi disse 'Cerea', il saluto piemontese. Era un modo per farmi capire che mi conosceva". Da quel momento in poi, si sono presentate molte occasioni per vedersi o anche sentirsi al telefono, e numerosi apprezzamenti sono stati scambiati. Il secondo incontro significativo risale al 4 novembre del 2015, quando, pur non essendo più ministro degli Esteri, Bonino aveva preso parte all’udienza generale del mercoledì nell’Aula Paolo VI. In quell'occasione, era insieme al procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, e a Maria Rita Parsi, e aveva presentato le nuove iniziative a favore dei bambini profughi da parte della fondazione “La fabbrica della pace”.

Ancor prima, il primo maggio di quell’anno, papa Francesco aveva saputo della sua malattia e le aveva telefonato per incoraggiarla "a tenere duro". L'anno successivo, durante un incontro a Santa Marta, il Papa l'aveva definita "una grande dell’Italia di oggi" in quanto "persona che conosce meglio l’Africa".

Ma uno degli episodi più toccanti che ha cementato questo rapporto è avvenuto prima ancora di questi incontri. Era il 2014, erano i giorni di Pasqua, e Marco Pannella era in ospedale in sciopero della fame e della sete. "Eravamo tutti molto preoccupati perché era appena uscito dalla terapia intensiva dopo un’operazione all’aorta addominale ed era subito tornato in prima fila a combattere la sua battaglia per una giustizia più giusta e per denunciare la disumana situazione carceraria con lo sciopero della fame e della sete. Era pericoloso ed eravamo davvero disperati, non sapevo più che fare per convincerlo a smettere. A quel punto mi è venuto in mente il Santo Padre e ho chiamato Santa Marta". Bonino ha raccontato la vicenda con un tocco di ironia: "Che volevo parlare con il Papa. La suora che mi ha risposto mi ha chiesto di mandare un fax e mi ha assicurato che la mattina successiva glielo avrebbe consegnato. Ancora adesso mi viene da ridere se penso che con Marco Cappato e Filomena Gallo abbiamo impiegato due ore per capire come si scrive un fax al Papa, quali titoli usare per non commettere errori". Il giorno dopo, la suora di Santa Marta richiamò Bonino, spiegando che la stava cercando e che il Papa avrebbe richiamato alle cinque. E così avvenne: "Sì, e quando gli ho spiegato che cosa volevo mi ha chiesto di dargli il numero di Marco. 'Me lo scrivo e più tardi lo chiamo', mi disse. A quel punto telefonai a Rita Bernardini che era con Marco in ospedale per avvertirli: se vi chiama il Papa non è uno scherzo, vuole parlare davvero con Marco. Mi hanno poi raccontato che tra di loro c’è stata una telefonata di una ventina di minuti".

Ci sono stati anche altri incontri, ma quello di novembre, quando papa Francesco è venuto a trovarla a casa, resta forse il più importante e inatteso. In quell'occasione, come ha riferito Bonino, "Abbiamo entrambi ammesso che su molti temi non andavamo d'accordo", riferendosi principalmente a temi come l'aborto e l'eutanasia. Ma su quali temi invece andavano d'accordo? "Carcere, immigrati e tutti i diseredati della terra, anche se non siamo scesi nei dettagli dei tanti drammi che provocano carestie, crisi umanitarie, conflitti di cui quasi per nulla si parla". Un momento particolarmente significativo di quella visita è stato quando "papa Francesco ha detto a me che ho 77 anni: io sono vecchio e sto per morire ma tu sei giovane, sbrigati a guarire e a portare avanti le nostre idee". E ha aggiunto un insegnamento fondamentale per il dialogo: "quando la si pensa diversamente, bisogna poi arrivare a un punto di incontro".

Incontro tra Papa Francesco e Emma Bonino: un momento di riflessione

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