Aborto Farmacologico in Italia: Dettagli su Processo, Contrazioni e Cura Uterina

L'interruzione volontaria della gravidanza (IVG) è un tema di grande rilevanza medica, sociale e legislativa. In Italia, la possibilità di ricorrere all'aborto farmacologico ha rappresentato un'evoluzione significativa nell'ambito delle opzioni a disposizione delle donne. Questo trattamento medico, che deve essere messo in atto all'interno di ospedali o cliniche autorizzate, si distingue per la sua natura meno invasiva rispetto all'aborto chirurgico, pur richiedendo una precisa gestione e un'attenta supervisione. La legislazione italiana, in particolare la legge 194, consente e regolamenta l'interruzione volontaria della gravidanza, sia essa farmacologica o chirurgica, ponendo le basi per un accesso informato e sicuro a tali procedure.

illustrazione di una donna che consulta un medico o un farmacista, simbolo di accesso informato alle cure mediche

Definizione e Contesto Normativo dell'Aborto Farmacologico in Italia

L'aborto farmacologico si avvale dell'impiego di farmaci specifici per indurre l'interruzione della gravidanza. Il farmaco abortivo primario impiegato per portare a termine questa interruzione è il mifepristone, noto anche come RU486 o Mifegyne®. Questo farmaco agisce come un antagonista del progesterone, l'ormone fondamentale per lo sviluppo e il mantenimento della gravidanza. Sintetizzato nei laboratori Russell Uclaf, da cui la sigla RU, il mifepristone è utilizzato sin dal 1989 per l'aborto medico a livello internazionale.

Gli analoghi delle prostaglandine vengono somministrati in un secondo momento, solitamente dopo un intervallo di 36-48 ore dall'assunzione del mifepristone. Generalmente, si ricorre all'utilizzo del misoprostolo, ma anche il gemeprost può essere impiegato nell'ambito dell'aborto farmacologico. Come accennato, l'aborto farmacologico deve avvenire in ambito ospedaliero, o comunque all'interno di cliniche autorizzate, e richiede la somministrazione di farmaci il cui utilizzo è riservato solo all'interno delle suddette strutture sanitarie. Questa regolamentazione assicura che la procedura sia eseguita in un ambiente controllato e da personale medico competente e specializzato. Dalle evidenze e dai dati finora raccolti è emerso che - se eseguito nei termini di legge presso strutture autorizzate e da medici competenti e specializzati - l'aborto farmacologico può ritenersi un trattamento sicuro e, indubbiamente, meno invasivo rispetto all'aborto chirurgico.

schema del percorso di un aborto farmacologico, mostrando i due farmaci e le fasi temporali

La legge 194 del 1978, "Norme per la tutela della maternità e sull'interruzione di gravidanza", ha legalizzato l'aborto in Italia e disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza. È importante ricordare che proprio la legge 194 prevede la possibilità che l'intervento di interruzione volontaria di gravidanza sia chirurgico o farmacologico. L'iter nei due casi è sostanzialmente identico: la donna deve rivolgersi al medico chiedendo l'interruzione volontaria di gravidanza. Dopo il colloquio, se sussistono le condizioni previste dalla legge 194, il medico compilerà il certificato con la richiesta di interruzione volontaria di gravidanza. Successivamente, la donna si sottoporrà a un'ecografia ginecologica (transvaginale) e a una visita di controllo che accerti l'assenza di controindicazioni al trattamento, e firmerà il modulo di consenso informato sui meccanismi e gli effetti del trattamento stesso. Trascorso un periodo di sette giorni di "riflessione" (a meno che non sussistano "gravi motivi di urgenza"), la donna può presentarsi in ospedale per la procedura.

Il Meccanismo d'Azione dei Farmaci: Mifepristone (RU486) e Prostaglandine

Per comprendere il funzionamento della pillola abortiva, è innanzitutto necessario sapere come funzionano gli ormoni sessuali nel corpo femminile e quali sono le loro funzioni. Ogni ormone opera interagendo con uno specifico "recettore", come fa una chiave entrando nella propria serratura. Un anti-ormone è una sostanza capace di inserirsi nella serratura bloccandone il funzionamento, ossia impedendo tutti i processi biochimici e biologici che in condizioni normali vengono attivati da quel particolare ormone quando interagisce con il recettore.

L'RU486 è proprio uno di questi anti-ormoni, e in particolare un antiprogestinico che va a impedire tutte le azioni tipiche che il progesterone svolge all'inizio della gestazione. Il mifepristone, somministrato per via orale, blocca l'azione dell'ormone progesterone, che è cruciale per preparare la mucosa uterina alla gravidanza e per mantenerla. Bloccando i recettori per il progesterone, l'RU486 arresta tutti questi processi, rendendo l'utero un ambiente non più adatto alla continuazione della gravidanza. Il mifepristone rende anche l'utero più sensibile al secondo farmaco somministrato (la prostaglandina).

Le prostaglandine sono sostanze simili agli ormoni che hanno il compito di stimolare le contrazioni dell'utero. Questi farmaci sono essenziali per l'espulsione del sacco embrionale. Possono essere usate in associazione al mifepristone. Le prostaglandine possono essere tenute in bocca (nella guancia o sotto la lingua) fino al completo scioglimento oppure essere inserite nella vagina, a seconda del tipo specifico (il misoprostolo, ad esempio, è disponibile in compresse da assumersi per via orale, mentre il gemeprost è disponibile in forma di ovuli vaginali). La combinazione di mifepristone e una dose di misoprostolo ha un'efficacia di circa il 95% nelle gravidanze di 8-9 settimane, che si riduce leggermente nelle gravidanze di 9 o più settimane. L'efficacia dopo 9 settimane di gestazione migliora con una dose aggiuntiva di misoprostolo; l'efficacia dopo 11 settimane di gestazione migliora con 2 dosi aggiuntive.

infografica sulle molecole di mifepristone e misoprostolo e il loro bersaglio nell'utero

Per completezza, va ricordato che un ormone sessuale - estrogeno, progesterone, testosterone - può anche interagire, seppure con minore efficacia, anche con altri recettori, ossia con altre "serrature": con il recettore per gli estrogeni, per i progestinici, per il testosterone, per i glucocorticoidi e per i mineralcorticoidi. Inoltre, l'azione può essere agonista, capace di attivare alcune o tutte le azioni biologiche, dipendenti da quell'interazione ormone-recettore, o antagonista, tale da ridurre quindi gli effetti di quell'interazione. Nello specifico, l'RU486 può interagire anche con il recettore per gli ormoni glucocorticoidi: e può essere utile nella cura del morbo di Cushing (malattia caratterizzata da un'eccessiva produzione di ormone cortisolo da parte del surrene o da tumori ormonosecernenti) che non risponda alle terapie tradizionali. Questo per dire che le indicazioni della RU486 possono essere molto varie e diverse, rispetto alla sola azione abortiva. Andando a bloccare i recettori per il progesterone, potrebbe inoltre svolgere un'azione anti-neoplastica in alcuni tumori progesterone-dipendenti, per esempio della mammella. Questo è un punto molto delicato e molto importante: anche una sola morte sarebbe un evento grave, ma nel caso della RU486 questo rapporto di causalità non è stato dimostrato. Il farmaco, d’altra parte, è in uso da vent'anni nella maggior parte dei Paesi del mondo e i dati della sorveglianza dopo l’immissione sul mercato ("post marketing surveillance") sono estremamente rassicuranti. Le evidenze finora raccolte consentono di dire che sì, è sicura.

La Procedura dell'Aborto Farmacologico: Dalla Somministrazione agli Effetti

La procedura dell'aborto farmacologico inizia dopo aver escluso la presenza di controindicazioni di qualsiasi tipo. Si procede con la somministrazione della pillola abortiva a base di mifepristone. Il farmaco è in forma di compresse e deve, pertanto, essere assunto per via orale. Trascorso un periodo di tempo variabile dalle 36 alle 48 ore, è possibile procedere con la somministrazione della prostaglandina necessaria a stimolare le contrazioni uterine per consentire l'espulsione del sacco embrionale.

I farmaci utilizzati per indurre l'aborto includono il mifepristone (RU 486) seguito da una prostaglandina come il misoprostolo. In caso di aborto nelle prime fasi della gravidanza (fino a 12 settimane), la procedura può essere completata a casa. Tuttavia, in Italia, la situazione è stata storicamente più restrittiva. Nel 2009, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato l'immissione in commercio della RU486. Pochi giorni dopo, però, la Commissione Sanità del Senato ha avviato un'indagine conoscitiva sulla conformità dell'impiego della pillola in questione alla legge 194 del 1978. Nel frattempo, la Commissione ha chiesto e ottenuto di bloccare l'iter per la commercializzazione del farmaco. In seguito, un'ordinanza del Ministero della Salute ha stabilito che la donna debba restare in ospedale sotto osservazione durante tutto il trattamento, cioè dalla prima somministrazione fino all'espulsione dell'embrione. Questa misura, assolutamente atipica per una prescrizione farmacologica, che obbliga al ricovero, ha determinato una situazione paradossale.

Nell'agosto 2020, in piena emergenza sanitaria per la pandemia Sars-CoV2, su sollecitazione della società civile e delle società scientifiche italiane, è finalmente stata pubblicata la Circolare del Ministero della salute che ha aggiornato le "Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine". La circolare ministeriale prevede l'estensione della metodica farmacologica fino a 63 giorni, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale (non più 49 giorni, pari a 7 settimane) e la possibilità di effettuazione in regime di day-hospital e in regime ambulatoriale, presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, e autorizzate dalla Regione, e anche presso i consultori.

Dopo l'assunzione della seconda compressa (Cyprostol® o altri analoghi delle prostaglandine), spesso compaiono dolori addominali e/o alla parte bassa della schiena, dovuti alle contrazioni dell'utero. Questi dolori possono essere di varia gravità. Pertanto, si consiglia di assumere subito anche un antidolorifico come prevenzione: Parkemed®, (ibu-) brufene 200 mg, ad es. Dismenol® o diclofenac, ad es. Voltaren® 50 o 75 mg. Nelle prime ore dopo l'assunzione della prostaglandina Cyprostol® a volte possono comparire sanguinamenti intensi. Pertanto in questo periodo si consiglia di non lavorare.

Aborto farmacologico o chirurgico? Come orientarsi nella scelta: cambiano tempistiche e modalità

Gestione dei Sintomi e del Post-Procedura: Contrazioni, Sanguinamento e Igiene

I più frequenti effetti collaterali dell'aborto farmacologico si sovrappongono a quelli che si hanno di solito in presenza di un aborto spontaneo: dolori addominali di varia gravità, dovuti alle contrazioni dell'utero, e/o una variabile perdita di sangue. In caso di interruzione farmacologica, il sanguinamento inizia solitamente dopo l'assunzione della prostaglandina Cyprostol® e per alcune ore può essere più intenso del normale flusso mestruale. Dopo l'uscita dall'utero il sangue si coagula non appena entra in contatto con la vagina e viene quindi espulso sotto forma di coaguli di sangue. Questi non sono "coaguli di tessuto". È possibile che dopo l'uscita dall'utero il sangue si coaguli non appena entra in contatto con la vagina e venga quindi espulso sotto forma di coaguli di sangue. (Non si tratta di "coaguli di tessuto"). Sia il mifepristone che le prostaglandine, come il misoprostolo, possono causare effetti collaterali, i più comuni dei quali sono crampi nella regione pelvica, sanguinamento vaginale e problemi gastrointestinali come nausea, vomito e diarrea. Qualora fosse presente nausea, dopo l'interruzione questa scomparirà nel giro di un giorno. Il turgore delle mammelle a volte può durare fino a 3 settimane, poiché l'ormone della gravidanza hCG viene eliminato solo lentamente dall'organismo e i test tradizionali sono molto sensibili.

È fondamentale seguire alcune indicazioni per i giorni immediatamente successivi all'interruzione. Nei primi 2 giorni dopo l'intervento di interruzione si raccomanda di evitare di avere rapporti sessuali, non andare a nuotare, non fare il bagno e non utilizzare assorbenti interni. Dopodiché è possibile fare tutto quello che fa sentire bene. Queste precauzioni sono volte a ridurre il rischio di infezioni e a favorire una corretta guarigione.

infografica sui sintomi comuni post-aborto farmacologico (dolore, sanguinamento) e come gestirli

Molto raramente, dopo un'interruzione compare un'infiammazione che si manifesta con febbre nei giorni successivi all'interruzione. In caso di sanguinamento o di sospetta infezione, un'ecografia consente di stabilire l'eventuale presenza di frammenti di placenta rimasti nell'utero. Questo è un aspetto importante, poiché sanguinamento e infezione si possono verificare in caso di ritenzione di un frammento placentare nell'utero. Se l'aborto farmacologico non ha successo o non è completo, può essere necessario un aborto procedurale per rimuovere il tessuto residuo.

Il Recupero Fisico e il Ritorno alla Normalità

Con l'interruzione, per l'organismo inizia un nuovo ciclo. In genere il ciclo mestruale successivo avviene dopo 4-6 settimane. Molte donne si sentono oppresse fino al momento dell'interruzione e dopo l'intervento si sentono sollevate. Un'interruzione di gravidanza può anche essere vissuta come liberazione e sollievo. Il recupero fisico tende ad essere rapido se non ci sono complicanze.

I medici confermano il completamento dell'aborto mediante uno dei seguenti modi: un'ecografia, un esame delle urine per misurare la gonadotropina corionica umana (hCG) il giorno in cui viene somministrato il farmaco e 1 settimana più tardi (l’hCG viene prodotta all’inizio della gravidanza), oppure un test di gravidanza sulle urine (che dovrebbe risultare negativo 5 settimane o più dopo l'aborto farmacologico). Se l’aborto farmacologico non ha successo, può essere necessario un aborto procedurale.

Fertilità e Contraccezione Post-Aborto

L'attuale gravidanza comprova il fatto che una donna è fertile. Un'interruzione di gravidanza senza complicanze non ha ripercussioni negative sulla fertilità. L'ovulazione successiva avviene circa 2 settimane dopo l'interruzione. Questo significa che la donna potrebbe restare di nuovo incinta se non adotta un metodo contraccettivo sicuro. Sarebbe opportuno iniziare a utilizzare metodi contraccettivi ormonali (pillola, bastoncini, anello, cerotto, iniezione dei tre mesi) subito dopo l'interruzione chirurgica. La contraccezione può essere iniziata immediatamente dopo un aborto eseguito prima di 28 settimane di gestazione. Se le donne desiderano prevenire future gravidanze, può essere avviata la contraccezione, anche con un dispositivo intrauterino (IUD) di rame o a rilascio di levonorgestrel, non appena l'aborto è completato.

Sicurezza, Efficacia e Rari Effetti Collaterali

La probabilità che si verifichino complicanze dopo un'interruzione volontaria di gravidanza è molto ridotta, ma se si ha la sensazione che qualcosa non quadri è sempre possibile contattare il personale sanitario. La procedura è considerata sicura ed efficace dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha inserito il mifepristone e il misoprostolo nella lista dei farmaci essenziali per la salute già nel 2005.

Le complicanze sono rare se l'aborto è eseguito da un professionista sanitario qualificato in un ospedale o in una clinica. Le complicanze sono molto meno frequenti dopo un aborto piuttosto che dopo un parto a termine. Le complicanze gravi si verificano in meno dell'1% delle donne che hanno subito un aborto e i tassi sono i più bassi nelle prime fasi della gravidanza e quando l'accesso alle cure è sicuro. Il rischio di complicanze è correlato al metodo utilizzato.

È importante anche sfatare alcuni miti sulla sicurezza del mifepristone. Innanzitutto va detto che fra i decessi sinora registrati ci sono anche uomini, perché questo farmaco può avere anche molte altre indicazioni, per esempio, come sopra accennato, nel morbo di Cushing che non risponda alle terapie convenzionali. Questo è un punto molto delicato e molto importante: anche una sola morte sarebbe un evento grave, ma nel caso della RU486 questo rapporto di causalità non è stato dimostrato. Il farmaco, d'altra parte, è in uso da vent'anni nella maggior parte dei Paesi del mondo e i dati della sorveglianza dopo l'immissione sul mercato ("post marketing surveillance") sono estremamente rassicuranti. Le evidenze finora raccolte consentono di dire che sì, è sicura. Dopo l'esame di tutti i benefici e vista la modestia degli effetti avversi segnalati, questo ente di grande autorevolezza ha incluso l'RU486 e il misoprostolo tra i farmaci essenziali!

L'Aborto Farmacologico nel Contesto Internazionale e Italiano: Evoluzione e Criticità

Attualmente, la metodica farmacologica per l'aborto è in uso in tutti gli stati dell'Unione europea, a eccezione della Polonia, della Lituania, dell'Ungheria e di Malta (paesi nei quali l'aborto è vietato). Nell'UE, negli Usa, in molti paesi dell'Europa dell'est, in India, in Cina e in quasi tutti i paesi dove l'aborto è legale, decine di milioni di donne hanno abortito volontariamente con questo metodo.

In Italia, dopo una lunga battaglia civile e dopo la sua introduzione in via sperimentale iniziata nel 2005, l'IVG farmacologica del primo trimestre è stata introdotta con la determina AIFA numero 14 del 30 luglio 2009. A differenza degli altri paesi, l'aborto medico è stato però introdotto con forti limitazioni: utilizzo possibile entro i primi 49 giorni di amenorrea e la procedura doveva essere eseguita in regime di ricovero ordinario, dal momento della somministrazione del primo farmaco fino alla verifica dell'avvenuta espulsione della gravidanza (ossia con un ricovero di almeno 3 giorni). Questo obbligo di ricovero coatto, previsto normalmente solo in casi psichiatrici, ha sollevato notevoli problemi per le donne in termini di tempo, organizzazione familiare e riservatezza, oltre che emotivi. Un'attesa in ospedale finalizzata solo ad aspettare che ci sia l'espulsione spontanea dell'embrione, e quindi l'aborto, logora probabilmente di più di un rapido raschiamento. Per il servizio pubblico, ci sono problemi in più di organizzazione (per la prolungata degenza che richiede nuovi posti letto e per il personale addetto) ma anche, e non trascurabili, di costi: basti pensare che l'intervento per l'interruzione volontaria di gravidanza, fatto con il raschiamento, costa al sistema sanitario circa 1200 euro. Il farmaco ne costa solo 40. Ma il costo dell'aborto con il farmaco torna a salire di nuovo a 1200 euro se si obbliga la donna a tre giorni di ricovero! Un non senso, anche dal punto di vista della sanità pubblica. In tutti gli altri Paesi in cui è in uso da anni, il farmaco viene somministrato in day hospital: poi la donna va a casa e viene successivamente monitorata con una semplice ecografia, per documentare che l'espulsione stessa sia stata completa.

Aborto farmacologico o chirurgico? Come orientarsi nella scelta: cambiano tempistiche e modalità

Nel 2020, la circolare ministeriale ha aggiornato le linee di indirizzo, estendendo la metodica farmacologica fino a 63 giorni (9 settimane compiute) e introducendo la possibilità di effettuazione in regime di day-hospital e in regime ambulatoriale, anche presso i consultori. Tuttavia, dopo oltre due anni dalla sua pubblicazione, l'aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali è stato recepito solo da alcune regioni, peraltro con grandi differenze interpretative. La gran parte delle regioni che hanno aperto alla possibilità del regime ambulatoriale prevedono comunque che la donna debba recarsi in consultorio almeno tre volte: la prima per l'assunzione della RU486, la seconda, dopo 48 ore, per l'assunzione della prostaglandina, cui segue una permanenza in consultorio per un periodo di osservazione di almeno 3-4 ore, la terza per verificare l'avvenuta espulsione, dopo 15-20 giorni. Il protocollo operativo elaborato dalla Regione Lazio prevede invece un solo accesso nella struttura sanitaria: il primo giorno la donna assume la RU486 e le viene consegnata la prostaglandina, che assumerà a casa dopo 48 ore. Dopo 15-20 giorni eseguirà un dosaggio delle beta-HCG e si sottoporrà a controllo clinico e/o ecografico solo nel caso in cui le beta-HCG superassero un valore soglia considerato sicuro. Nel 2020 la procedura farmacologica è stata utilizzata nel 31,8% degli aborti volontari, con forti differenze a livello regionale e provinciale.

Comparazione con i Metodi Chirurgici: Vantaggi e Rischi

In Italia esistono solo due altri metodi autorizzati per l'interruzione volontaria di gravidanza, entrambi chirurgici: l'aspirazione (o "metodo Karman") e il raschiamento. Entrambi i tipi di intervento vengono eseguiti in day-hospital (il ricovero è previsto solo in caso di complicazioni post-intervento), in anestesia generale o locale. Dopo aver dilatato l'utero con appositi strumenti o con la somministrazione di prostaglandine, nell'aspirazione l'embrione viene letteralmente "aspirato" attraverso una cannula, mentre nel raschiamento viene asportato con una pinza ad anelli e un piccolo cucchiaio fenestrato chiamato "curette". Dopo un'interruzione chirurgica, di solito il sanguinamento è inferiore a quello di una normale mestruazione. Tuttavia può iniziare in modo irregolare, ad es. i primi 1-2 giorni può non essere presente o essere molto scarso. In pochi casi il sanguinamento può essere più intenso. Subito dopo un'interruzione chirurgica, l'utero si contrae. In rari casi questo può causare un leggero fastidio o dolori. Dopo l'intervento, è possibile che la donna accusi dolori più o meno forti e leggere perdite di sangue, che comunque durano non più di 4-5 giorni.

Come ogni operazione chirurgica, anche l'aspirazione e il raschiamento non sono esenti da rischi. Possono infatti provocare infezioni e un'infertilità secondaria, soprattutto in caso di raschiamento. Infatti, se è troppo aggressivo, esso può provocare: l'asportazione di una zona eccessiva di endometrio, con possibili problemi di annidamento dell'ovulo nelle gravidanze successive; traumi e ferite al collo dell'utero; una perforazione d'utero. Dopo l'intervento, se non rispetta le regole previste (astensione dai rapporti sessuali per almeno 40 giorni, adozione di una particolare igiene intima), la donna può inoltre contrarre una vaginite che, se trascurata, rischia di trasformarsi in una malattia infiammatoria pelvica (PID), spesso responsabile di infertilità.

Le ricerche scientifiche, condotte in diversi Paesi, su donne che avevano utilizzato l'uno o l'altro metodo, hanno evidenziato una netta preferenza per l'aborto farmacologico! Rispetto alla procedura chirurgica, la farmacologica presenta le seguenti caratteristiche: può essere utilizzata molto precocemente, nelle prime settimane di gravidanza, mentre l'aspirazione viene eseguita generalmente dopo la settima settimana. Essendo più precoce, è potenzialmente gravata da minori complicanze. Non richiede intervento chirurgico e anestesia. A livello individuale, poi, c'è chi preferisce l'intervento chirurgico, perché l'anestesia generale (in realtà, una sedazione farmacologica) evita il coinvolgimento diretto durante l'operazione, il decorso post-operatorio è veloce e leggero, ed è necessario andare una sola volta in ospedale. L'aborto è tanto più sicuro quanto prima viene praticato.

Aspetti Legali e Sociali: La Legge 194 e il Diritto di Scelta

La legge 194 ("Norme per la tutela della maternità e sull'interruzione di gravidanza") fu approvata dal Parlamento italiano nel maggio 1978 dopo una durissima battaglia politica. Sottoposta a referendum abrogativo nel 1981, è stata riconfermata dal voto popolare. La legge legalizzò l'aborto (se effettuato entro 90 giorni dal concepimento), fino a quel momento vietato dal Codice Rocco del 1932, ma sottolineando all'art. 1 che "l'interruzione volontaria della gravidanza non è un mezzo per il controllo delle nascite". In relazione alle recenti polemiche sulla RU486, è importante ricordare che proprio la legge 194 prevede la possibilità che l'intervento di interruzione volontaria di gravidanza sia chirurgico o farmacologico.

Un argomento nettamente a favore dell'RU486 è che questo farmaco maneggevole permette di ridurre la piaga degli aborti clandestini, e delle morti da essi causate. Visto il clima che si respira in Italia rispetto a questo tema, è saggio che l'RU486 venga somministrata in ambiente ospedaliero, ma con l'assoluta libertà della donna di tornare a casa fra l'assunzione del mifepristone e quella successiva del misoprostolo, e la possibilità del medico di seguirla qualora si verifichino quegli eventi che possono complicare anche un aborto spontaneo.

Detto questo, resta vero che l'obiettivo comune di laici e cattolici dovrebbe essere quello di ridurre a zero gli aborti, farmacologici o chirurgici, e che per raggiungere questo obiettivo, l'unico metodo veramente valido (castità a parte) è la contraccezione ormonale preventiva: pillola, cerotto o anello vaginale, o spirale intrauterina.

Distinzione dalla "Pillola del Giorno Dopo"

È fondamentale distinguere l'aborto farmacologico dalla cosiddetta "pillola del giorno dopo". Assolutamente no: si tratta di un farmaco completamente diverso, utilizzato come contraccezione "di emergenza" entro le 72 ore successive a un rapporto sessuale. L'efficacia è massima quanto più l'assunzione è vicina al rapporto a rischio, idealmente entro le 24 ore, in cui agisce nel 95% dei casi. La prescrizione prevede una compressa al più presto dopo il rapporto a rischio, e una dopo 12 ore, oppure due compresse assunte insieme in un'unica dose. L'efficacia si riduce molto quando è assunta oltre questo tempo ideale. Il principio attivo è il "levonorgestrel", un progestinico, presente anche in molte pillole contraccettive, impiegato però in un dosaggio circa 20-30 volte maggiore (750 microgrammi). A differenza della pillola abortiva, la pillola del giorno dopo ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto o di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale come il profilattico, bloccando l'ovulazione. Non induce un aborto, ma impedisce l'instaurarsi della gravidanza.

Il Ruolo del Fattore Rh e la Prevenzione di Complicanze Future

Dopo qualsiasi aborto (procedurale o farmacologico), le donne con sangue Rh-negativo ricevono un'iniezione di anticorpi anti-Rh chiamati immunoglobuline Rho(D). In caso di feto con sangue Rh-positivo, una donna con sangue Rh-negativo può produrre anticorpi contro il fattore Rh. Tali anticorpi possono distruggere i globuli rossi del feto. Questo può mettere a rischio le gravidanze successive. Il trattamento con immunoglobuline Rho(D) riduce il rischio che il sistema immunitario della donna possa produrre questi anticorpi e mettere a rischio gravidanze successive. Il trattamento con immunoglobuline non è necessario se la gravidanza è inferiore a 12 settimane. Le immunoglobuline possono essere facoltative per le gravidanze di durata inferiore a 8 settimane.

illustrazione scientifica che mostra l'azione delle immunoglobuline Rho(D) per prevenire l'isoimmunizzazione Rh

L'Impegno per l'Accessibilità e la Tutela dei Diritti

In tutto il mondo, circa il 13% delle morti di donne in gravidanza è dovuto a un aborto non sicuro; la maggioranza di questi decessi si verifica in Paesi nei quali l'aborto è illegale. L'aborto indotto è l'interruzione volontaria della gravidanza mediante un intervento o farmaci. Le complicanze sono rare se l'aborto è eseguito da un professionista sanitario qualificato in un ospedale o in una clinica. L'aborto non aumenta i rischi per il feto o per la donna durante gravidanze successive. Negli Stati Uniti, circa la metà delle gravidanze è indesiderata. Circa il 40% delle gravidanze indesiderate termina con un aborto procedurale o medico; il 93% degli aborti viene effettuato prima di 13 settimane di gravidanza.

L'Associazione Luca Coscioni oggi si batte affinché l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica sia accessibile nei consultori familiari e nei poliambulatori su tutto il territorio nazionale. L'Associazione si impegna anche affinché sia garantita alle donne la possibilità di scegliere per l'IVG il metodo preferito e più consono, sia esso medico o chirurgico. Inoltre, l'Associazione Luca Coscioni invita a denunciare le strutture sanitarie che non garantiscono questo diritto tramite Freedomleaks. Si tratta di una piattaforma, promossa dall'Associazione Luca Coscioni con Soccorso Civile, che permette di segnalare in modo anonimo le libertà e i diritti violati. Se avete qualcosa da segnalare - dalla mancata erogazione di prestazioni (IVG, contraccezione) alla difficoltà di prenotare visite e esami o alle eventuali informazioni difficili da trovare, scorrette o parziali - la piattaforma Globaleaks consente di attivare un canale sicuro ed anonimo tramite il quale fare le proprie segnalazioni. Questo impegno sottolinea l'importanza di assicurare un accesso equo e rispettoso ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza, in linea con i principi di autonomia e salute della donna.

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