La Storia Millenaria dell'Interruzione Volontaria di Gravidanza: Tecniche, Leggi e Implicazioni Etiche

Sin dai tempi antichi, gli aborti sono stati realizzati utilizzando erbe medicinali, strumenti taglienti, con la forza o attraverso altri metodi tradizionali. L'aborto indotto ha una storia lunga e può essere fatto risalire a diverse civiltà, come la Cina sotto Shennong (c. 2700 a.C.), l'Antico Egitto con il suo papiro Ebers (c. 1550 a.C.) e l'Impero romano al tempo di Giovenale (c. 200 d.C.). Una delle prime note rappresentazioni artistiche dell'aborto è in un bassorilievo ad Angkor Wat (c. 1150 d.C.) in Cambogia. La prima testimonianza scritta di aborto risale al 1550 a.C. In Egitto le pene inflitte, elencate nel Codice di Hammurabi, variavano a seconda del ceto sociale della donna. Nella giurisprudenza assira, nel Codice di Assura, 1075 a.C., si fa riferimento persino alla pena di morte, per una donna che abbia agito contro la volontà del marito. Un'altra tecnica ampiamente utilizzata nell'era primitiva nel Sud Est asiatico era quella del massaggio, che consisteva nell'applicazione di una forte pressione sull'addome. In Giappone, è possibile trovare traccia della pratica dell'aborto a partire dal XII secolo.

Antico Egitto Papiro Ebers

L'Aborto nelle Antiche Civiltà e nel Pensiero Religioso

Nel Giuramento di Ippocrate, si legge che i medici dovevano giurare di non fornire alle donne in una gravidanza non voluta alcun mezzo che sarebbe riuscito a far bloccare una maternità. Il motivo si ritrova in un altro testo ippocratico, dove era reso evidente che l'aborto all'epoca era più pericoloso del parto stesso, visto il fatto che non si disponeva degli strumenti chirurgici moderni, cosa che avrebbe potuto causare involontariamente la morte dell'individuo interessato o seri danni al suo utero. Nella civiltà romana era molto sentita la patria potestas e un uomo poteva liberarsi di un figlio indesiderato semplicemente non riconoscendolo. È con le XII tavole che si ha una legislazione in materia di aborto: questo spetta al padre, e la donna che si procura l'aborto senza il suo consenso può essere ripudiata; inoltre i medici che compiono aborti per nascondere adulterio possono essere puniti con le stesse pene inflitte agli amanti. Un altro motivo per cui può essere punito il medico è la morte della donna a causa dell'aborto, ma non si punisce la pratica in sé.

Si pensa che i primi cristiani fossero influenzati su questo argomento dal pensiero ebraico e greco. San Tommaso d'Aquino aderì alla riflessione sull'epigenismo ispirandosi ad Aristotele. Un'interruzione volontaria della gravidanza è sempre comunque stata giudicata un peccato e come tale punita con una penitenza, tuttavia veniva considerata un assassinio solo nel caso in cui il feto che la subisse fosse “animato”. Secondo la visione ebraica la vita inizia prima del concepimento. Non mancano infatti i riferimenti alla chiamata alla vita prima della nascita. L'aborto è un atto che viola la volontà di Dio. Perciò il divieto di abortire è ordinato da Dio per trasmettere la vita e preservare il popolo del Signore. Un ordine celeste e non un interesse umano. Per l'ebraismo i rapporti tra coniugi non devono essere solo a scopi procreativi infatti ciò che è condannato, non è il singolo rapporto sterile ma un matrimonio senza vita. Il testo ebraico più importante sull'aborto è Esodo 21,22-23 che impone un'ammenda dettata dal marito della gestante se è procurato un aborto e la morte nel caso che la donna morisse. Questo testo fu però tradotto in greco nel II secolo A.C. Anche in questo ambito culturale l'animazione del feto rappresenta la linea di demarcazione tra tolleranza e violazione: nel periodo antecedente l'animazione, malgrado ci siano opinioni diverse, la pratica è generalmente tollerata. Dopo l'animazione invece, il filone storicamente maggioritario è sempre stato contrario all'interruzione della gravidanza, giacché dopo il concepimento è omicidio. Ancora oggi, al di là di alcune differenze esistenti, la legge islamica permette l'aborto prima del quarto mese in presenza di valide ragioni, e successivamente solo laddove ciò si renda necessario per salvare la madre. Dal 120° giorno di gestazione l'aborto non è generalmente permesso se non per motivi di accertato pericolo di vita della madre.

Manoscritto medievale con scena di preparazione di un rimedio

L'Evoluzione Legislativa e Sociale: Dal Codice Zanardelli alla Legge 194

Nel Regno Unito, la "Abortion Law Reform Association" e i grandi cambiamenti sociali del dopoguerra, spinsero il governo britannico a emanare il 1967 Abortion Act. Tale normativa rendeva legale l'aborto in una serie di casistiche, tra le quali il rischio di danno fisico o mentale per la donna, in caso di feto al di sotto delle 28 settimane di gestazione, o nel caso in cui il nascituro avesse probabilità di aver contratto severe patologie fisiche o mentali. L'Unione Sovietica legalizzò l'aborto nel 1920. Nel dopoguerra l'aborto viene legalizzato nei paesi comunisti dell'est legati all'URSS: in Ungheria, Polonia, Bulgaria e Romania nel 1956, in Cecoslovacchia nel 1957, in Jugoslavia nel 1970. La Cina autorizzò l'aborto e la contraccezione nel 1957 anche per politiche di controllo delle nascite.

Poster sovietico di propaganda contro l'aborto non sicuro

In Europa e Nord America, le tecniche di aborto avanzate e sicure hanno iniziato ad essere disponibili dal XVII secolo. Nel 1967, il Colorado divenne il primo stato degli Stati Uniti d'America a depenalizzare l'aborto in caso di stupro, incesto, o qualora la gravidanza potesse portare alla disabilità della donna. Simili normative furono emanate in California, Oregon e Carolina del Nord. Prima di tale sentenza, l'aborto era disciplinato da ciascuno stato dell'unione, con legge propria. In almeno 30 stati era previsto come reato di common law, cioè non poteva essere praticato in nessun caso. In 13 stati era legale nei seguenti casi: pericolo per la donna, stupro, incesto o malformazioni fetali. In 3 stati era legale in caso di stupro o di pericolo per la donna.

Il dibattito intorno all’inquadramento giuridico, ai limiti ed agli elementi costitutivi del reato di procurato aborto animò alcuni dei protagonisti maggiori della scienza penalistica italiana dell’Ottocento - da Carrara a Lucchini, passando per Ambrosoli, Vigliani, Pessina, Puglia, e senza tralasciare positivisti lombrosiani come Balestrini e pratici del foro come Calogero o Mura Succo - in particolare lungo quegli anni di grande fermento culturale che dall’Unificazione nazionale condussero fino all’emanazione del Codice penale Zanardelli (1889), il primo codice penale italiano confermò un approccio repressivo verso le condotte abortive, di qualsiasi natura e per qualsiasi motivazione. Durante il fascismo, in base all' ord.168 (500 000) 30-3/40 XVIII, La Neografica stampa il modulo 50 del (Modulario I. - san. Al medico fascista denunziante, era richiesto di fornire dettagliate informazioni sull'evento: oltre a tutti i dati anagrafici, insieme alla data e al luogo dell'evento, anche le caratteristiche del "prodotto abortivo", i nomi delle persone presenti all'aborto e le "cause presumibili". Inoltre, era richiesto di indicare ("evitando diciture generiche") le professioni svolte dalla donna e dal "capo famiglia", "specificando anche la posizione nella professione (es.

La svolta sull'argomento ci fu quando fu costituita una commissione per discutere del tema; nacque così la legge 194 nel maggio del 1978. La legge italiana consente l'interruzione di gravidanza nei primi 90 giorni di gestazione (cioè dal primo giorno dell'ultima mestruazione), che corrisponde in termini ecografici a 12 settimane e 6 giorni. Per la legge italiana, se hai 7 giorni di ritardo sei già al 37° giorno di gestazione, a meno che le tue mestruazioni siano irregolari, nel qual caso quello che conta è l'ecografia. Il medico è tenuto per legge a esaminare con te altre possibili soluzioni all'aborto e a metterti a conoscenza dei tuoi diritti se decidi di portare avanti la gravidanza e a parlare con il tuo partner se lo desideri. Con il certificato, nell'attesa che i 7 giorni trascorrano potete cercare l'appuntamento per l'interruzione di gravidanza in una struttura autorizzata all'intervento stesso, sia pubblica che convenzionata. Ricordate comunque che la vostra ASL ha il dovere di garantirvi l'intervento di interruzione di gravidanza o di mettervi in contatto con la struttura più vicina. Se sei minorenne e puoi parlare con i tuoi genitori essi devono accompagnarti dal medico e firmare con te il certificato previsto. Lì, dopo un colloquio con l'assistente sociale o con lo psicologo, ti verrà rilasciato un certificato che dovrai portare al giudice tutelare dei minori (ti diranno loro dove trovarlo) che ti autorizzerà a eseguire l'aborto. La legge italiana consente l'interruzione della gravidanza oltre i 90 giorni solo in caso di grave rischio per la salute materna.

Tre donne che hanno abortito rispondono a chi vuole cambiare le legge 194: "Non siamo assassine"

La Sentenza Roe v. Wade e le Sue Riprecussioni

Norma McCorvey, alias Jane Roe (nome scelto a fini processuali per tutelarne la privacy), aveva vissuto un'adolescenza difficile, e si era sposata a 16 anni con un uomo violento, dal quale aveva avuto due figlie. Nel 1972 la causa approda alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che decide con sentenza del 22 gennaio 1973. Ciò che veniva chiesto ai giudici era se la Costituzione federale riconoscesse un diritto all'aborto anche in assenza di problemi di salute della donna, del feto e di ogni altra circostanza che non fosse la libera scelta della donna. La decisione venne presa con una maggioranza di 7 giudici a favore e 2 contrari. Si fondò su un'interpretazione del Quattordicesimo Emendamento. Secondo questa interpretazione, ormai accolta dalla giurisprudenza costituzionale statunitense, esiste un diritto alla libera scelta di ciò che attiene alla sfera più intima dell'individuo. La Corte suprema riconosce il diritto all'aborto in un'ottica di limitazione dell'ingerenza statale. Comunque, il diritto ad abortire della donna, in questa sentenza, non è definito assoluto, poiché lo Stato avrebbe il dovere di intervenire in talune circostanze, che coincidono in particolare con il tempo di gestazione. L'aborto è possibile per qualsiasi ragione la donna lo voglia fino al punto in cui il feto diventa in grado di sopravvivere al di fuori dell'utero materno, anche con l'ausilio di un supporto artificiale. La sentenza Roe contro Wade ha influenzato la politica nazionale statunitense, dividendo gran parte del paese tra pro-Roe (per la libertà di abortire) e pro-Wade (per il diritto alla vita) e ispirando gruppi di attivisti su entrambi i fronti. Il 26 giugno 2022 la Corte Suprema ha abolito la sentenza Roe v. Wade.

Bilancia della giustizia con un feto stilizzato

Le Tecniche di Interruzione di Gravidanza: Dal Raschiamento all'Aborto Farmacologico

Il raschiamento uterino, tecnicamente noto come curettage o revisione della cavità uterina, è una procedura ginecologica che consiste nella rimozione di tessuto dall'interno dell'utero. L'intervento può essere eseguito utilizzando una curetta (uno strumento metallico a forma di cucchiaio, tagliente o smusso) o, più frequentemente nella pratica moderna, attraverso l'isterosuzione (aspirazione tramite cannula), tecnica che riduce il trauma ai tessuti. Questa procedura viene effettuata sia per scopi diagnostici (analizzare l'endometrio) sia terapeutici (rimuovere polipi, fibromi o residui di una gravidanza). Il raschiamento è solitamente preceduto dalla dilatazione della cervice uterina (il collo dell'utero) per permettere l'accesso alla cavità: per questo motivo la procedura completa è definita internazionalmente come D&C (Dilation and Curettage).

Durante l'intervento, la paziente non avverte alcun dolore grazie all'anestesia somministrata. Nella maggior parte dei casi odierni, si ricorre alla sedazione profonda per via endovenosa: la donna dorme e non ha memoria della procedura, ma respira autonomamente senza necessità di intubazione (anestesia generale classica). In casi selezionati o meno complessi, si può optare per l'anestesia locale (blocco paracervicale) associata a blanda sedazione. Dopo il risveglio, è normale avvertire dei crampi al basso ventre simili a quelli mestruali, che possono durare per 24-48 ore.

Il raschiamento diagnostico prevede il prelievo di un campione di endometrio (il tessuto che riveste l'interno dell'utero) per l'esame istologico. È indicato in caso di sanguinamenti uterini anomali (es. menorragia, metrorragia, o spotting intermestruale persistente), sanguinamento in menopausa (sospetto di iperplasia endometriale o tumore), riscontro di cellule endometriali anomale al Pap test, o sospetto di tumore dell'utero (per la tipizzazione istologica e molecolare).

Il raschiamento operativo (terapeutico) viene eseguito per rimuovere masse o tessuti indesiderati all'interno dell'utero. Le indicazioni più comuni includono: interruzione di gravidanza (per l'aborto spontaneo, nota come revisione di cavità, o per l'interruzione volontaria di gravidanza, spesso preferendo l'isterosuzione), emorragia post-parto (rimozione di residui placentari rimasti nell'utero), rimozione di formazioni benigne (come polipi uterini o piccoli fibromi sottomucosi), e trattamento dell'iperplasia endometriale.

La preparazione al raschiamento richiede alcuni accorgimenti fondamentali per la sicurezza della paziente: esami preliminari, digiuno, segnalazione di terapie farmacologiche e di eventuali allergie. In alcuni casi, potrebbe essere necessaria una dilatazione pre-operatoria della cervice. Essendo quasi sempre eseguito in regime di Day Hospital, è indispensabile che la paziente sia accompagnata.

L'intervento ha una durata breve, generalmente tra i 15 e i 20 minuti. Il ginecologo procede alla dilatazione della cervice e poi al raschiamento o all'aspirazione del contenuto uterino. Spesso le due tecniche vengono combinate. Il raschiamento è considerato un intervento sicuro e di routine, con complicanze gravi rare.

Oggi, per molte indicazioni diagnostiche e per la rimozione di polipi o piccoli fibromi, il raschiamento è stato affiancato o sostituito dall'isteroscopia.

L'aborto medico, possibile entro le prime settimane di gestazione (fino a 7 o 9 settimane a seconda delle fonti), prevede l'uso del mifepristone (o pillola RU486), un farmaco che blocca l'azione del progesterone, seguito dall'applicazione di prostaglandine per indurre l'espulsione.

Diagramma del processo di isterosuzione

L'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Italia: Procedure e Tempistiche

L'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia può essere effettuata entro i primi tre mesi (12 settimane e 6 giorni) di gestazione. È necessario recarsi presso il consultorio di zona per richiedere un certificato. Con il certificato, la donna si rivolge all’ospedale per la prenotazione dell’intervento. L’intervento chirurgico si chiama raschiamento e consiste nell’apertura del collo dell’utero con degli strumenti metallici, fino alle dimensioni per far passare la cannula di isterosuzione. L’intervento si completa con il curettage, che è il grattamento delle pareti uterine con un cucchiaio metallico. L’intervento dura pochi minuti e viene fatto in sedazione.

Sì, se l’IVG è richiesta entro le 9 settimane (63 giorni), in questo caso è possibile praticare l’aborto medico tramite il mifepristone (o pillola RU486). La procedura consiste nella somministrazione della pillola, che ferma la gravidanza, e poi nell’applicazione di candelette di prostaglandine, che fanno espellere il materiale.

L'interruzione di gravidanza oltre i 90 giorni è possibile entro il 180° giorno (sesto mese) in caso di grave pericolo per la salute fisica o psichica della madre. In realtà, i progressi della neonatologia impongono un limite a 22 settimane, in quanto i feti nati dopo quest’epoca hanno una possibilità teorica di sopravvivere. L’ITG può essere richiesta per l’accertamento di malformazioni fetali, ma la legge non prevede una selezione eugenetica, per cui il certificato riporta che la madre avrebbe danni fisici o psicologici dal proseguimento della gestazione. L’ITG può essere richiesta anche per situazioni di rischio psicologico, certificate dallo psichiatra. L’interruzione di gravidanza oltre le 22 settimane può essere richiesta solo all’estero, in paesi con legislazione permissiva, come Francia e Inghilterra.

La paziente viene ricoverata in ospedale, ed è indotto il parto vaginale, tramite candelette di prostaglandine, applicate ogni 3 ore. L’anestesista provvede a somministrare un analgesico, ma la donna rimane cosciente in tutte le fasi dell’espulsione, anche se non sente dolore. Dopo il parto, è possibile che ci sia necessità di effettuare un raschiamento (in sedazione), se la placenta non è stata espulsa completamente.

Generalmente, il recupero dura 7-10 giorni. Se il sanguinamento è persistente o compare febbre, è bene rivolgersi al pronto soccorso ginecologico di zona. La febbre, in particolare, può essere il segno di materiale ritenuto che è andato incontro a infezione. La mestruazione dovrebbe comparire entro 30-40 giorni dall’intervento. Il recupero dell’attività ormonale è però variabile, ad esempio situazioni di forte stress lo possono rallentare. L’interruzione di gravidanza non compromette la fertilità della donna. Raramente a seguito del raschiamento si creano aderenze che obliterano la cavità uterina (sindrome di Asherman). Una nuova gravidanza può essere cercata dopo un paio di cicli mestruali nel caso dell’IVG, e dopo almeno 5-6 mesi per un’ITG. Molte persone si riprendono velocemente, altre hanno bisogno di tempo per elaborare il lutto per la perdita.

Simbolo della legge 194 italiana

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