Il fenomeno dell'aborto selettivo rappresenta una delle violazioni più silenziose e profonde dei diritti umani, radicandosi in contesti dove la preferenza per il figlio maschio non è solo una scelta privata, ma un imperativo culturale persistente. In Montenegro, come in altre aree del sud-est Europa e del Caucaso, questa pratica solleva interrogativi cruciali sulla tenuta dell'uguaglianza di genere e sull'impatto delle nuove tecnologie sulla vita sociale.

Le radici storiche e culturali della preferenza maschile
Storicamente, in Montenegro, gli uomini hanno sempre avuto più potere anche perché il nome, la proprietà e tutte le risorse della famiglia venivano sempre trasmesse ai figli maschi e questo significava che solo gli uomini potevano ereditare. Gli uomini, solitamente, vivevano vicino alla propria famiglia per prendersene cura, mentre le donne si sposavano, allontanandosi dalla propria famiglia per occuparsi di quella del marito e della sua casa. C’è sempre stata una preferenza per il figlio maschio per non disperdere le proprietà e le risorse della famiglia: anche oggi dare beni in proprietà alle figlie creerebbe uno sbilanciamento nel modello patriarcale presente nella società, in quanto le donne otterrebbero maggiore valore al di fuori della loro funzione riproduttiva. Questo significherebbe rendere più ricche non solo le donne, ma anche i loro mariti e le rispettive famiglie, quindi garantire risorse ad una famiglia sconosciuta e toglierle alla propria.
Durante il periodo socialista in Montenegro, lo stato cercò di sostenere l’uguaglianza tra i sessi garantendo il diritto al lavoro, alla protezione sociale, all’istruzione e alla salute a tutti, ma in realtà c’erano delle differenze tra quella che era la situazione della donna nella sfera pubblica e nella sfera privata, accentuate in base alla posizione sociale ricoperta e al luogo in cui si viveva. Per le donne fu possibile ottenere in questo periodo maggiori diritti, come il diritto all’aborto a partire dal 1952, mentre con la Costituzione del 1974 venne garantita una maternità retribuita di 12 mesi a tutte le donne. Nella realtà, però, molte di loro avevano possibilità molto limitate di partecipare alla vita politica nel paese ed erano costrette a lavorare sia all’interno che fuori di casa.
Evoluzione tecnologica e squilibrio demografico
Al giorno d’oggi, l’aborto selettivo è facilitato dalla presenza di nuove tecnologie. La cosa più interessante è che, se consideriamo gli ultimi 30-40 anni, possiamo notare come il rapporto maschi/femmine alla nascita sia cominciato a crescere a metà degli anni ’80, molto probabilmente per lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie in tutto il mondo e ovviamente anche in Montenegro.
In condizioni naturali nascono mediamente più maschi che femmine: il rapporto tra i sessi alla nascita è di circa 105 maschi ogni 100 femmine. Piccole variazioni biologiche tra le popolazioni possono sussistere, ma si tratta di valori intorno a 104-106. In Montenegro, secondo dati dell’ufficio di statistica di Podgorica, il Monstat, negli ultimi 15 anni sono state quasi 5mila bimbe in meno rispetto ai maschi, numeri che confermano che gli aborti selettivi continuano, con il solo anno 2016 che ha visto numeri in linea con quelli normali.

Il ruolo della pressione sociale: l'esempio generazionale
La persistenza di tale pratica è ben illustrata dalla dicotomia tra generazioni. Ivana, una giovane donna di circa 25 anni che vive a Podgorica, è totalmente contraria all’aborto selettivo, in quanto non dimostra una preferenza per il figlio maschio, mentre sua madre, che risiede sempre nella capitale e ha due figlie e un figlio, si è recata in Serbia diverse volte per abortire in modo da poter avere il tanto agognato figlio maschio dopo due figlie femmine. Ivana manifesta una prospettiva più progressista e moderna e questo dimostra un forte cambiamento tra le generazioni, eppure sente la costante pressione familiare e sociale di avere un figlio maschio. Avere un figlio maschio, infatti, è visto come qualcosa di più desiderabile a livello sociale, ma anche le continue domande sulla sua vita personale che le vengono fatte durante i pranzi e le cene in famiglia e il disappunto che il marito le ha mostrato quando ha scoperto che il suo primo figlio sarebbe stato una bambina la fanno sentire continuamente sotto pressione.
L'attivismo e la risposta della società civile
Le organizzazioni non governative sono molto importanti nell’evidenziare la presenza dell’aborto selettivo in Montenegro. A livello locale questo argomento è stato portato alla ribalta a partire dal 2017. In quell’anno, una campagna chiamata “Neželjena” (non voluta) è stata lanciata dal Centro dei diritti delle donne di Podgorica. Molti giornalisti si sono occupati ampiamente di questo tema, che alla fine ha avuto una grande copertura mediatica, ma a livello locale e internazionale c’’è ancora una mancanza di fonti accademiche sull’aborto selettivo.
È il caso dell’Inghilterra, dove, nel 2013, il Daily Telegraph ha dimostrato come, sebbene illegale, l’aborto in base alla selezione del sesso fosse praticato senza particolari difficoltà. Se le donne non sono felici del sesso dei figli possono abortire. «Cara bimba rifiutata, i tuoi genitori desideravano di più un maschio perciò non hai potuto nascere. Perdonaci». Il messaggio, intenerito dalla sagoma rosa di una ragazzina con le trecce dentro la cornice nera degli annunci mortuari, inonda in Montenegro le pagine di necrologie sui giornali, i pali della luce dove il manifesto viene incollato, gli alberi e le bacheche sui quali è affisso. Un pugno in faccia. Ben dato a tutti quei genitori della repubblica balcanica che, nel solco di barbariche tradizioni patriarcali, sempre più spesso decidono di scegliere il sesso dei figli liberandosi subito, con un aborto selettivo, delle femmine.
Conseguenze a lungo termine: un futuro problematico
Il fenomeno degli aborti selettivi non è immune da conseguenze sul piano demografico, sociale ed economico. Sbilanciamenti oggi rilevati in aree della Cina, dell’India e del Sud Est europeo sono destinati a far sentire i propri effetti tra una decina d’anni, dal 2025 in poi. Un rapporto tra i sessi alla nascita troppo sbilanciato può provocare un “eccesso” di uomini, i quali rimarranno più numerosi delle donne anche alle età future, determinando così ritardi nei matrimoni, un aumento della competizione tra gli uomini non sposati a discapito di quelli più vulnerabili, ovvero i più poveri, meno istruiti o provenienti da aree remote, e infine un rapido incremento del surplus di uomini non sposati.
Un simile scenario può portare ad un aumento delle violenze di genere e dello sfruttamento sulla donna, tra cui una maggiore pressione su di essa a sposarsi e avere figli. Il ricorso alla selezione del sesso del nascituro deriva da, e allo stesso tempo rinforza, società patriarcali fondate su una disparità pervasiva nei confronti di ragazze e donne, intensificando le carenze di democrazia e le disuguaglianze di genere, e provocando in ultima istanza discriminazioni contro le donne in tutti gli ambiti della vita (occupazione, istruzione, salute, politica, ecc.).
Montenegro: The Great Divide I ARTE.tv Documentary
Le condizioni per la selezione moderna
Si possono individuare tre specifiche condizioni per una “moderna” selezione del sesso. In primo luogo, la selezione deve essere vantaggiosa: la pratica è radicata in culture caratterizzate da una “preferenza per il figlio maschio”, dalla disuguaglianza di genere e da stereotipi contro le figlie femmine. In secondo luogo, la selezione del sesso deve essere fattibile: è richiesto l’accesso ad accettabili ed efficienti metodi che alterino la distribuzione casuale e biologica del sesso tra i nascituri. Infine, la selezione del sesso deve essere necessaria: la riduzione della fecondità e la tendenza a favore della famiglia poco numerosa aumentano il rischio di non avere figli maschi.
Queste tre condizioni si realizzano simultaneamente nei paesi caucasici e balcanici, e ancora oggi non sembrano essere superate. La tradizionale famiglia patriarcale è diventata un’istituzione ancora più forte in un periodo caratterizzato da un indebolimento delle istituzioni governative e dei servizi pubblici, e di diffusione del sistema di mercato. I figli maschi sono una fonte di protezione e sostegno, la cui utilità è stata rafforzata dalle incertezze del contesto economico e sociale.
Prospettive di intervento e politiche di contrasto
Il genericidio è determinato da un insieme di fattori diversi, ma la preferenza verso il figlio maschio è probabilmente quello centrale. Come ha recentemente esortato anche la Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere dell’UE, è necessaria la creazione di un ambiente educativo e sociale in cui donne e uomini, ragazze e ragazzi, siano trattati allo stesso modo, e in cui si promuovano immagini non stereotipate di donne e uomini. Per contrastare la mentalità di preferenza per il figlio maschio, occorre implementare politiche di sussidio delle giovani donne, offrendo, ad esempio, sostegno alle ragazze e ai loro genitori attraverso uno schema di trasferimenti monetari condizionati, di borse di studio o di benefit.
Si dovrebbero superare i pregiudizi di genere nelle istituzioni tradizionali e nei diversi ambiti di vita, ad esempio elaborando leggi e riforme nei settori del diritto di proprietà, di successione, della dote, e della protezione finanziaria e sociale per gli anziani, ma anche riguardo l’accesso al mondo del lavoro e all’istruzione. L’esperienza della Repubblica di Corea è emblematica in questa inversione di tendenza: la preferenza per il figlio maschio è diminuita sotto la spinta di una crescente irrilevanza del patriarcato grazie a nuovi schemi che supportano le bambine e le giovani donne, e ad un sostegno alla parità di genere da parte dello Stato.

Il lavoro della società civile è stato vanificato in parte dalle nuove tecnologie che permettono nella fase iniziale della gravidanza di sapere il sesso del feto. È molto indicativo che intorno al fenomeno degli aborti selettivi si sia eretto il muro dell’omertà totale. Nonostante il fatto che si registrano poco meno di 1500 aborti annualmente, nessuna delle donne che ha abortito per motivi legati al sesso del feto ha voluto testimoniare, nemmeno con la garanzia che ne sarebbe stata tutelata l’identità e garantito l’anonimato nei sondaggi svolti dalle organizzazioni che lottano contro il gendercidio. È chiaro che dietro a questo fenomeno si nasconde anche un business molto remunerativo: alcuni medici in Montenegro e i loro colleghi in Serbia hanno creato un sistema molto efficace che permette in poco tempo e per tanti soldi di far abortire le donne, senza troppa burocrazia, domande e ostacoli vari.
La sfida dunque rimane aperta. Nonostante le campagne di sensibilizzazione e gli appelli internazionali, il cambiamento reale richiede una trasformazione strutturale che metta in discussione il valore attribuito alla vita delle donne e alla loro autonomia, sradicando l'idea che la continuità di un nome o di un bene familiare possa giustificare l'interruzione di una esistenza.
tags: #aborti #selettivi #in #montenegro