Aborto e Violenza Sessuale: Analisi e Riflessioni su un Tema Complesso

Il tema degli aborti effettuati in seguito a una violenza di natura sessuale è profondamente dibattuto e spesso circondato da assunti che non trovano sempre riscontro nella realtà. Contrariamente a quanto si crede, l'idea secondo la quale un bambino frutto di uno stupro sarà abortito non è affatto scontata. Questo articolo si propone di analizzare la questione da diverse angolazioni, esplorando dati, testimonianze e le implicazioni sociali e legali.

La Gravidanza a Seguito di Stupro: Una Realtà Statistica

Molte persone danno per scontato che le donne vittime di stupro che poi rimangono incinte a seguito della violenza vogliano l'aborto a tutti i costi. Per alcuni, in casi come questo non c'è nemmeno da ragionare: l'aborto è la conseguenza naturale di una violenza sessuale. Tuttavia, le statistiche offrono un quadro più articolato.

Innanzitutto, è importante ricordare che, per quanto deplorevoli e squallidi, non tutti gli stupri sfociano in una gravidanza. Studi specifici hanno esplorato le scelte delle donne che, nonostante la violenza subita, si sono trovate ad affrontare una gravidanza.

Scelte delle vittime di stupro incinte

David Reardon, Amy Sobie e Julie Makimal hanno scoperto che il 73% delle vittime di stupro che sono rimaste incinte hanno scelto la vita. Di queste, il 64% ha cresciuto i propri figli e il 36% li ha dati in adozione. Una serie di due studi più vecchi fatti dalla Dr.ssa Sandra Mahkorn ha trovato risultati simili. Questi dati suggeriscono che la decisione di proseguire o meno la gravidanza è profondamente personale e non sempre allineata all'assunto comune.

Rammarico e Soddisfazione: Le Esperienze delle Donne

Lo studio di Reardon ha anche confrontato le donne che hanno abortito con quelle che, invece, hanno portato a termine la gravidanza, evidenziando differenze significative nelle loro esperienze post-decisione.

Ciò che ne è emerso è che l'88% delle donne che hanno abortito si è rammaricata del proprio aborto e ha ritenuto di aver fatto la scelta sbagliata. Solo una era davvero soddisfatta di averlo fatto. Il 93% delle vittime di stupro che hanno abortito ha dichiarato che non consiglierebbe l'aborto a qualcuna nella stessa situazione. Solo il 7% ha ritenuto che l'interruzione volontaria di gravidanza fosse una buona soluzione in caso di stupro.

Delle donne che avevano proseguito la gravidanza, nessuna si è mai pentita di avere avuto il bambino o desiderava invece aver abortito. Oltre l'80% esprimeva semplicemente felicità rispetto al proprio figlio e sulla sua situazione. Solo quattro donne su 82 che hanno portato a termine la gravidanza hanno affermato che l'aborto "potrebbe" essere una buona soluzione per una gravidanza che si verifica in seguito ad uno stupro.

Questi numeri, sebbene importanti, non esauriscono la complessità delle situazioni personali. La testimonianza di vita di una singola persona può avere un peso emotivo e informativo pari, se non superiore, a un'alta percentuale statistica.

Testimonianze Individuali: La Forza della Scelta Personale

Sono tante le donne che hanno ringraziato di aver avuto la possibilità di abortire in seguito a una violenza, ma ce ne sono altre che invece hanno dichiarato l'opposto. Un esempio significativo è il caso di Jennifer Christie. Stuprata durante un viaggio di affari e rimasta incinta pochi mesi dopo, ha dichiarato di non aver voluto reagire alla violenza subita con un'altra violenza e di aver immediatamente deciso di tenere il suo bambino.

«Se la vita davvero ha un valore, allora non ci possono essere eccezioni» ha dichiarato. E, nonostante si ritenga comunemente che il figlio concepito durante uno stupro rappresenti il ricordo costante di quel terribile evento, Jennifer non la pensa così e anzi sostiene: «Non ho mai sentito una madre il cui figlio è stato concepito in uno stupro affermare che le ha ricordato l'aggressione subita».

Testimonianze come questa sono preziose oggi che il tema della gravidanza a seguito di uno stupro è usato come apripista per giustificare e alimentare il mito dell'aborto buono, giusto e santo che libera e salva la vita delle donne. È interessantissima invece l'analisi che ne fa la stessa Christie quando dice: «Si parla dell'1% dei bambini, quelli concepiti in seguito a una violenza sessuale, per creare una legge che massacri il restante 99%».

Jennifer Christie, madre per stupro contro l'aborto «Mio figlio non è una scusa per un genocidio!»

Il Contesto Italiano e Globale dell'Aborto

L'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è legale in Italia dal 1978, quando la legge 194 è entrata in vigore. Da quarantun anni a questa parte sono cambiate molte cose nel nostro Paese in merito all'IVG, come dimostra la notizia che a Bologna l'aborto farmacologico ha sorpassato quello chirurgico, venendo utilizzato nel capoluogo emiliano nel 53% dei casi.

Porre fine a una gravidanza indesiderata per una donna è un momento particolarmente intimo, personale e doloroso, ma il tema è costantemente al centro delle discussioni pubbliche. Nonostante ciò, l'Italia ha uno dei tassi di abortività (il numero di IVG rispetto a 1000 donne di 15-49 anni residenti in Italia) più bassi tra i Paesi occidentali e l'aborto è in netto calo.

Andamento degli aborti in Italia (1982-2017)

Se confrontiamo i dati degli aborti avvenuti in Italia nel 1982, l'anno in cui si è registrato il numero più alto di aborti nel nostro Paese (234.801), possiamo vedere che in confronto al 2017, che ha registrato 80.733 aborti, il calo è del 65,6%, secondo i dati del Ministero della Salute. Dal 1983, si è registrata una drastica riduzione in tutte le fasce d'età del tasso di abortività.

Profili delle Donne che Ricorrono all'IVG in Italia

Lo stato civile delle donne che ricorrono a IVG è prevalentemente quello di nubili (59,4% del totale sono italiane e nubili, il 48,1% sono invece straniere). Circa un terzo degli aborti in Italia avviene tra le donne straniere. Come si può vedere da questa raccolta dati del Ministero della Salute in collaborazione con ISTAT, il tasso di abortività delle donne straniere è molto più elevato rispetto a quello delle italiane.

Per quanto riguarda i livelli di istruzione, si osservano numeri più bassi tra le laureate e le diplomate, categoria in cui l'aborto è in calo dal 1981.

Tassi di abortività per regione in Italia (2017)

Le regioni in cui il tasso di abortività superava il 7,5% nel 2017 erano il Piemonte, la Liguria, l'Emilia Romagna e la Puglia.

L'Aborto a Livello Internazionale: Legislazioni e Sicurezza

Il dibattito sull'IVG è vivo anche in altre zone del mondo. È dello scorso maggio la legge che ha reso illegale in Alabama (USA) l'aborto anche in caso di stupro o incesto. L'IVG è al centro dei dibattiti anche in altri Paesi del Sudamerica (Messico, Bolivia, Ecuador, Paraguay e Colombia). In Irlanda invece, dove l'aborto è legale da poco meno di un anno, le proteste sono molte per rendere la legge non solo effettiva (è difficile trovare strutture in grado di fornire il servizio) ma anche per far sì che l'aborto sia meno stigmatizzante per le donne che vi fanno ricorso.

Secondo un rapporto del 2017 della World Health Organization, gli USA sono il Paese del mondo dove abortire è più sicuro, con il 99% di aborti volontari che avviene in sicurezza. A livello mondiale l'aborto è illegale in una minoranza di stati, soprattutto facenti parte dei paesi in via di sviluppo, ma ciò provoca ancora molti morti a causa degli aborti clandestini.

Di 56 milioni di aborti che avvengono annualmente in tutto il mondo, circa 25 milioni (45%) si verificano in condizioni non sicure. Secondo la WHO: “Negli stati in cui l'aborto è completamente vietato o permesso solo per salvaguardare la vita della donna o la sua salute, solo 1 aborto su 4 avviene in condizioni di sicurezza, mentre negli stati dove l'aborto è legale, circa 9 aborti su 10 avvengono in modo sicuro.”

La stima effettuata in Italia relativamente agli aborti clandestini è di 3000/5000 l'anno tra le straniere. Guardando invece i dati mondiali WHO, si stima che globalmente il 55% degli aborti avviene in condizioni di sicurezza, il 34% in condizioni di minor sicurezza e il 14% in condizioni di bassa sicurezza. Complicazioni causate dall'aborto provocano problemi di salute per almeno 7 milioni di donne e la morte di circa 22mila donne l'anno nei Paesi in via di sviluppo.

Violenza e Gravidanza: Un Legame Bidirezionale

La relazione che intercorre tra la gravidanza e la violenza può essere considerata da due diversi punti di vista: da un lato la stessa correlazione tra l'insorgenza della gravidanza a seguito di violenza, dall'altro l'insorgenza della violenza a seguito della gravidanza.

Gravidanza come Conseguenza di Abuso Sessuale

La gravidanza rientra tra le conseguenze dell'abuso sessuale, dello stupro. I tassi sono variabili da paese a paese soprattutto in relazione alle tradizioni culturali, tra cui il grado di disfunzione ed utilizzo dei contraccettivi non di barriera. Generalmente le vittime appartengono ad ogni fascia d'età a partire dall'inizio dell'età riproduttiva, parliamo quindi di donne comprese tra i 12 e 45 anni circa.

L'età a cui avviene lo stupro influenza significativamente la futura vita riproduttiva e sessuale della donna, infatti più la donna è giovane, minore sarà la sua capacità di considerare la propria sessualità come qualcosa che può controllare. Ciò significa che sarà portata a giustificare il violentatore, a non fare uso di contraccettivi, aumentando di conseguenza la probabilità di rimanere incinta.

I rapporti sessuali forzati sono fortemente collegati a complicazioni ginecologiche. Tra queste vi sono sanguinamenti o infezioni vaginali, fibromi, minore desiderio sessuale, irritazione dell'area genitale, dolore durante il rapporto, dolore pelvico cronico ed anche infezioni del tratto urinario.

Violenza come Conseguenza della Gravidanza

Spesso si tende a pensare che la gravidanza sia in qualche modo protettiva nei confronti della violenza e dei maltrattamenti. Tuttavia, è stato visto che in molti casi la gravidanza è il periodo in cui si registra un alto tasso di inizio di episodi violenti. Ciò dipende da diverse variabili: l'impossibilità del maschio a sentirsi coinvolto nella crescita del bambino, le minori attenzioni a lui rivolte, le diminuite possibilità della donna di occuparsi delle faccende domestiche. Questi fattori possono esacerbare tensioni preesistenti o crearne di nuove, portando a comportamenti violenti.

I dati OMS stimano che una donna su quattro sia stata vittima di violenza durante la gravidanza, con percentuali tra il 3,8% e l'8,8% di tutte le giovani che sono in attesa di un bambino. Le donne giovani in stato gravidico sono più colpite rispetto a quelle in età adulta, con percentuali del 38% rispetto al 3-8%.

Le Ragioni Dietro la Scelta di Abortire

Per quale motivo una donna in Italia decide di abortire? Dalla relazione del ministero della Salute sull'attuazione della legge 194/78 non è possibile ricavare le cause di una scelta che porta ogni anno a sopprimere più di 65.000 bambini già concepiti. Tuttavia, si possono fare delle ipotesi basate su dati internazionali e considerazioni sociali.

Percentuali di motivazioni per l'aborto

Si stima che tra il 90 e il 95,9% degli aborti si verifichi per quello che viene definito "motivo elettivo", in altre parole per scelta personale, cioè che il 95,9% degli aborti avviene semplicemente perché la madre non vuole il bambino. Un altro 1,2% si verifica perché non vuole un bambino che potrebbe presentare problemi, più o meno correttamente diagnosticati in utero (gli errori diagnostici sono frequenti ed alimentano paure incontrollate).

Non sappiamo se in Italia le percentuali siano sovrapponibili a quelle degli Stati Uniti, ma si può ritenere che non si vada molto lontani da queste cifre: stupri e incesti sono atti orribili, e si auspica che non superino l'1% nel range delle motivazioni per l'aborto. Pur non avendo dati diretti, possiamo ipotizzare che le percentuali italiane per stupro e incesto siano simili o inferiori a quelle USA (1% e <0,5%), data la sotto-segnalazione e tenuto conto dell'accesso universale all'IVG senza necessità di giustificazioni, seppure si ipotizzasse che l'1% facesse seguito a stupro o a incesto. Ad esempio: su 63.653 IVG nel 2021, l'1% equivarrebbe a circa 636 casi per stupro o meno di 318 per incesto. Tuttavia, questa è una stima speculativa, non supportata da dati ufficiali italiani.

Le Radici del Problema e le Sue Implicazioni Sociali

Ci si chiede quale possa essere l'origine "culturale" di una devastazione umana di tale portata, che contraddice a quello che è sempre stato e dovrebbe essere il comune sentire di madri e di padri, e se sia possibile ritrovare una cultura rispettosa ed amante della vita. Diverse analisi suggeriscono molteplici fattori:

  1. La legge 194/78: la legge, che da quasi mezzo secolo concede alla donna di abortire, presenta gravissime lacune.
  2. La scristianizzazione globale della nostra società: ha comportato un diffuso atteggiamento di autoreferenzialità, "Io al posto di Dio", con il rifiuto del valore della vita, sacra dal concepimento e, in quanto tale, intangibile per diritto naturale, per un credente.
  3. L'eclissi della figura paterna: della centralità dell'uomo, nel suo ruolo di sostegno e accompagnamento della donna, ha come origine senz'altro l'articolo 5 della legge 194: attribuire alla donna, e a lei sola, il diritto di sopprimere il bimbo che insieme hanno concepito, ha marginalizzato la figura maschile che, nell'immaginario collettivo, è diventata un'ombra, priva della consistenza indispensabile per definirsi uomo, marito, padre.
  4. La donna, spesso abbandonata a se stessa dall'uomo e dalla famiglia: se si trova in condizione di difficoltà per una gravidanza inattesa, ricorre all'unica soluzione che nell'immediato le sembra possibile: l'eliminazione del problema. Cioè l'eliminazione del bimbo che attende.
  5. Le lacune dello Stato: la legge, sebbene totalmente iniqua in quanto dispensatrice di morte su un bimbo indifeso, doveva essere tassativamente monitorata, per verificarne la piena attuazione, specie nelle parti in base alle quali presuppone interventi a favore della vita, come dichiarato espressamente in particolare negli articoli 1 e 2 della 194. Se si confrontano i dati americani riportati nell'articolo originale, comparando California e Texas, si vede che laddove la legge è più restrittiva, minore è il numero degli aborti. Si può fare un confronto anche in Europa tra Polonia e Francia, arrivando alla stessa conclusione.
  6. La diffusione della pillola abortiva RU486: che ormai rappresenta la modalità elettiva di più del 50% delle IVG, specie tra le ragazze giovanissime e adolescenti, ha portato ad una deresponsabilizzazione completa, anche per via della facilissima fruibilità per chiunque.
  7. La diffusione di una esasperata affermazione del femminismo aggressivo e accentratore: ha portato a scambiare il delitto di aborto per diritto all'eliminazione del figlio innocente, e la donna, arrogatasi il ruolo di "padrona di vita e di morte", sacrifica sull'altare dell'autodeterminazione quello che è il privilegio esclusivamente femminile della maternità. Si tenga presente che la 194, in maniera del tutto contraddittoria, afferma che si deve prestare assistenza al feto abortito che dimostri segni vitali: affermazione che manifesta appieno la natura delittuosa del procurato aborto, che per di più viene tuttora perseguito in casi determinati dagli art.593 bis e 593 ter del codice penale.

Jennifer Christie, madre per stupro contro l'aborto «Mio figlio non è una scusa per un genocidio!»

Criticità dei Corsi di Educazione alla Sessualità

Le cosiddette "Corsi di educazione alla sessualità/affettività/rispetto dell'altro/amore/antibullismo…" richiesti a gran voce da varie agenzie "educative" non hanno alcuna possibilità di offrire soluzioni al problema così grave e diffuso dell'aborto.

Innanzitutto caricare la scuola di ulteriori iniziative estranee al normale svolgimento delle lezioni e dei programmi, impedirebbe agli studenti di acquisire cultura e capacità critica indispensabili per il loro futuro. Poi, chi propone tali corsi, ha in mente di diffondere ideologie come il gender, che non contribuisce a costruire un'immagine serena ed equilibrata dell'io in formazione di un ragazzo. L'educazione non è mai un fatto neutrale.

L'estensione di molteplici attività, che incentrano l'interesse dei minori sulla sessualità, ottengono esattamente il risultato opposto a quello conclamato di agire per la prevenzione: attuano invece sessualizzazione precoce, incentivano cioè esperienze sessuali precoci, cosicché moltiplicano gravidanze indesiderate, sensi di inadeguatezza, violenza verso persone considerate diverse oppure concorrenziali. Il rapporto con l'altro sesso verrebbe tranquillamente accettato come naturale e scoperto gradualmente in rapporto al singolo sviluppo della personalità di ciascuno, connessa a ritmi biologici e ad influssi familiari ed ambientali estremamente diversi e soggettivi.

Proposte per un Approccio Diverso

Per affrontare la complessità del tema, si propongono diverse iniziative:

  1. Corsi di educazione alla genitorialità rivolti ad adulti: per offrire gli strumenti necessari a rapportarsi con bimbi e adolescenti. Tali corsi andrebbero organizzati da agenzie educative di chiaro impianto personalista, per contribuire a costruire nel figlio un'immagine di sé centrata e armoniosa.
  2. Proposta di frequentare centri educativi legati agli oratori: previa organizzazione con educatori e sacerdoti di momenti di incontro e approfondimento sulla centralità della persona umana, sul valore della vita, sull'aborto, sulla regolazione naturale della fertilità.

L'Impatto delle Leggi Restrittive negli USA

Negli Stati Uniti, l'aborto è stato protetto a livello federale per quasi 50 anni dalla sentenza Roe v Wade del 1973. Nel giugno 2022, la Corte Suprema del Paese ha abrogato questa decisione, consentendo agli Stati di decidere se l'aborto sia legale o meno. Da allora, 14 stati hanno vietato gli aborti in quasi tutte le situazioni.

Un'organizzazione non governativa USA pro-aborto ha stimato che ci sarebbero state decine di migliaia di gravidanze a seguito di stupro tra luglio 2022 e gennaio 2024 nei paesi USA che vietano l'interruzione volontaria di gravidanza. Pochissime, se non nessuna, di queste gravidanze sarebbero state interrotte da un aborto legale all'interno degli Stati non abortisti, anche se gli Stati prevedevano eccezioni per lo stupro.

Secondo l'organizzazione nei 14 stati che hanno implementato il divieto totale di aborto la stima è che si siano verificati 519.981 stupri associati a 64.565 gravidanze durante i 4-18 mesi in cui il divieto era in vigore. I ricercatori hanno prima esaminato i dati più recenti dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie sugli episodi di stupro, raccolti tra il 2016 e il 2017. Da ciò, hanno stimato approssimativamente la percentuale di stupri che hanno portato a una gravidanza a livello nazionale ogni anno. I loro risultati, pubblicati su "JAMA Internal Medicine" suggeriscono quindi che quasi 65.000 donne sarebbero rimaste incinte a seguito di uno stupro nei 14 stati.

Oltre il 90 per cento di queste viveva in stati in cui non esistevano eccezioni che consentissero l'aborto in caso di stupro. Anche negli stati con eccezioni, ogni mese vengono eseguiti meno di una dozzina di aborti legali, secondo gli autori dell'analisi. Uno dei motivi è che questi stati non hanno più fornitori di servizi di aborto, afferma Dickman. Inoltre, "la maggior parte degli stati con eccezioni in materia di stupro richiedono una certa quantità di segnalazioni alle forze dell'ordine", afferma. "Questa è una decisione che molte sopravvissute allo stupro scelgono di non prendere". La maggior parte delle aggressioni sessuali non vengono denunciate a causa dello stigma e della paura di ritorsioni.

Mappa degli Stati USA con divieti di aborto

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