Abbassamento della Febbre nei Bambini Dopo la Tachipirina: Guida Completa per i Genitori

Quando un bambino presenta la febbre, lo stato di salute dei figli è una delle preoccupazioni principali dei genitori. Questa apprensione è spesso alimentata dalla paura di sottovalutare un malanno, ma anche dalla complessità emotiva e pratica della gestione di tale situazione. Febbre a 38,7°: il bambino è più stanco, piagnucola. Istintivamente, ogni genitore apre l’armadietto dei farmaci e prende il paracetamolo, per poi fermarsi e porsi interrogativi fondamentali: "Devo darglielo? Aspetto?". Sono domande che ogni genitore si è fatto almeno una volta. Questo bisogno di controllo, umano e comprensibile, si nasconde spesso dietro all’uso degli antipiretici, anche se questi sono farmaci sicuri, ma non sono caramelle. La nostra risposta non è mai automatica quando ci viene chiesto: “Gli do la Tachipirina?”. La prima cosa che chiediamo è: "Com’è il bambino? Come vi sembra rispetto al solito?". Perché l’antipiretico è solo uno strumento. Il vero cuore della cura è il modo in cui accompagniamo il bambino nel malessere, con rispetto, attenzione e ascolto.

La Febbre nei Bambini: Una Risposta Naturale dell'Organismo

La febbre è una risposta naturale del corpo a infezioni e malattie e di solito è un segno che il sistema immunitario sta lavorando per combattere l'agente patogeno. Per questo motivo, non va abbassata per forza. I pediatri sanno che la febbre non è un sintomo cattivo, ma una reazione del nostro organismo che si sta difendendo da una malattia. Immaginiamo le nostre difese immunitarie come un esercito dotato di aviazione, marina e truppe di terra. Tra le armi che questo speciale sistema di difesa utilizza c’è il rialzo della temperatura; infatti, molti germi “soffrono” se la temperatura non si aggira intorno ai 36-37 °C, per loro molto confortevole. La febbre è un aumento della temperatura corporea dovuto al fatto che il centro termoregolatore ipotalamico si tara su un valore più alto. Il farmaco contro la febbre, come vedremo, va utilizzato solo se il bambino è sofferente. Se il bambino ha la febbre a 39 °C e non accusa un particolare malessere, oppure sta dormendo, non c’è necessità di dargli il farmaco. Nulla di grave, ma il concetto è chiaro: non è necessario abbassare la febbre per aiutare la guarigione da una malattia infettiva.

L'aumento controllato della temperatura corporea che si verifica quando si ha la febbre è molto diverso dall'ipertermia. L'ipertermia è un aumento non controllato della temperatura centrale ad un livello superiore rispetto a quello fissato dal centro termoregolatore ipotalamico. Questa condizione può derivare o da un'eccessiva produzione di calore (come conseguenza di una tempesta tiroidea) o da una ridotta capacità a disperdere il calore (come nel caso di un bambino troppo vestito) o da una combinazione dei due fattori (come nel colpo di calore da eccessiva permanenza in un ambiente caldo). La risposta del corpo all'ipertermia è opposta a quella che si ha in caso di febbre. Nell'ipertermia, invece del pallore iniziale si ha rossore intenso perché i vasi sanguigni cutanei si dilatano e la sudorazione è abbondante al fine di disperdere quanto più calore possibile.La febbre compare non solo in caso di infezione ma può associarsi anche a condizioni infiammatorie non infettive, a danno tissutale, alla presenza di una neoplasia maligna, al rigetto in seguito a trapianto d'organo, o ad altri stati morbosi. In tutte le condizioni in cui compare la febbre si verifica un aumento della sintesi di citochine come le interleuchine e gli interferoni. Questo riscontro è alla base dell'ipotesi largamente diffusa che nelle infezioni compaia la febbre perché l'organismo, venendo a contatto con materiale estraneo (ad esempio, lipopolisaccaridi batterici endotossici), attiva i fagociti mononucleati i quali, di conseguenza, producono citochine. Sempre secondo questa ipotesi, le citochine vengono trasportate dal flusso sanguigno all'ipotalamo dove inducono la produzione locale di prostaglandina E2 (PGE2), un processo che coinvolge le ciclossigenasi (COX). Tuttavia, esperimenti condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che la comparsa di citochine nel circolo sanguigno è successiva alla comparsa della febbre. Questo riscontro indica che sono coinvolti altri meccanismi e che l'aumento della temperatura non è innescato dalla sola liberazione di citochine. Nelle infezioni batteriche, la risposta febbrile sembra iniziare con l'attivazione della cascata del complemento che porta alla sintesi epatica di PGE2 (tramite l'attivazione delle COX). Attraverso vie nervose la sintesi epatica di PGE2 verrebbe comunicata all'ipotalamo con conseguente liberazione di noradrenalina. La noradrenalina liberata sembra indurre due diversi tipi di aumento della temperatura interna: una fase rapida mediata dagli adrenocettori alfa e una seconda fase, ritardata, che implica la produzione di PGE2 nell'ipotalamo. Secondo studi condotti nell'animale, l'aumento della temperatura corporea migliora l'efficienza di molti processi immunologici, alcuni dei quali possono aumentare la capacità di fronteggiare un'infezione.

Diagramma che mostra il meccanismo della febbre

Le Preoccupazioni dei Genitori e i Miti da Sfatare sulla Febbre

I genitori hanno spesso una scarsa conoscenza di quale sia la temperatura normale e quando sia da considerare febbre. Se il bambino non sta bene, si preoccupano che la febbre continui ad aumentare causando crisi febbrili, danni al cervello o, addirittura, la morte del bambino. Questo timore è così radicato che molti genitori provano continuamente la febbre al bambino e cercano di abbassare la temperatura in diversi modi. Alcuni genitori arrivano persino a svegliare il bambino durante la notte per somministrargli l'antipiretico per tenere la febbre sotto controllo. Queste pratiche riflettono una serie di comuni misconcezioni.In primo luogo, è bene sapere che la febbre di per sé non è motivo di preoccupazione, perché non danneggia l'organismo. La febbre è una risposta a un’infezione, un fenomeno presente in tutti i mammiferi ed esistente da molti milioni di anni, da molto più tempo rispetto a quando l’uomo ha iniziato a produrre farmaci con lo scopo di sopprimerla. Occorre rassicurare i genitori e le altre persone che si prendono cura del bambino che si tratta di una risposta naturale alle infezioni e può essere utile per combatterle. Oltre a essere informati sulla sicurezza e i rischi dell’utilizzo del farmaco, i genitori devono sapere che la febbre di per sé non fa male e non è cattiva, ma è la risposta naturale all’infezione.

Un'altra falsa credenza riguarda le convulsioni febbrili. Le convulsioni febbrili (convulsioni associate a febbre in un bambino di età compresa tra 6 mesi e 6 anni, in assenza di un'infezione del sistema nervoso centrale o di un'alterazione acuta degli elettroliti) si manifestano nel 3-8% dei bambini. Gli antipiretici non prevengono le convulsioni febbrili e non devono essere utilizzati con questa finalità specifica. Sono stati pubblicati due studi randomizzati, controllati con placebo, condotti su un totale di 383 bambini, che hanno valutato l'efficacia di paracetamolo e ibuprofene nel prevenire le convulsioni febbrili, e le conclusioni indicano la loro inefficacia per questo scopo.

Tutti i segreti della Febbre

Paracetamolo e Ibuprofene: Strumenti per Alleviare il Disagio

Paracetamolo (es. Efferalgan, Tachipirina) e ibuprofene (Nureflex) vengono ampiamente utilizzati per trattare la febbre nei bambini. Il loro effetto antipiretico dipende con ogni probabilità dall'inibizione della sintesi delle PGE2. L'ibuprofene, come gli altri FANS, inibisce le COX. Il meccanismo d'azione del paracetamolo non è così ben chiaro ma si ritiene che inibisca un isoenzima COX presente nel sistema nervoso centrale.Il paracetamolo è un antipiretico adatto ai bambini, nel giusto dosaggio, e anche alle donne incinte. Può essere somministrato in caso di dolori, oppure quando la febbre supera i 38 gradi e il bambino è insofferente. Non serve darlo così, tanto per fare, ma soprattutto quando i bambini sono molto piccoli è necessario confrontarsi prima col proprio pediatra. Ricorda: l’obiettivo non è far scendere il numero, ma alleviare il disagio. Gli antipiretici devono essere utilizzati solo nei bambini in cui la febbre si associa a spossatezza o malessere. Un quesito apparentemente semplice a proposito di un fastidioso sintomo che accompagna alcune delle malattie più comuni tra i bambini. A questo punto viene spontanea la domanda: se la febbre è un segno dell’impegno dell’organismo nel difendersi, abbassandola con i farmaci antifebbrili non rallentiamo la guarigione? La risposta è che il farmaco contro la febbre va utilizzato solo se il bambino è sofferente, ossia se la malattia porta dolore, difficoltà a nutrirsi (bere o mangiare) o a dormire.

È importante seguire accuratamente le indicazioni fornite dal pediatra e contenute nel foglietto illustrativo per la dose corretta in base all'età e al peso del bambino. I foglietti illustrativi presentano in genere tabelle con l'indicazione del volume in ml o del numero di gocce da somministrare. Per i bambini più piccoli (0-7 kg) si consigliano le gocce di paracetamolo da assumere per via orale, dai 7 kg in su, invece, si può somministrare il paracetamolo sotto forma di sciroppo.

Quando la Febbre Non Scende con il Paracetamolo: Cosa Fare e Cosa Pensare

La febbre che non scende con paracetamolo manda nel panico molti genitori, che si immaginano già scenari tragici. Si era soliti pensare che una febbre che non scende col paracetamolo fosse sinonimo di malattia batterica grave, ma alcuni studi hanno dimostrato che non è per forza così. Se è vero che alcune malattie di origine batterica possono resistere agli antipiretici e necessitare, quindi, antibiotici per essere sconfitte (e quindi perché la febbre risponda abbassandosi) è altresì vero che non è possibile usare il parametro della non risposta al paracetamolo per diagnosticare una malattia batterica. Anzi, alcuni studi hanno dimostrato una miglior risposta agli antipiretici nei bambini con batteriemia. Questo quesito è stato posto da un Autore del contributo pubblicato recentemente su Arch Dis Child: in presenza di un lattante febbrile (ad esempio di 9 mesi) senza segni di localizzazione e con uno stick urine negativo, se la febbre non risponde in modo convincente all’uso di un antipiretico, quanto è probabile che ci si trovi di fronte a una malattia severa?

La febbre è motivo frequente di consultazione medica. Negli USA circa il 25% delle visite in un dipartimento di emergenza pediatrica sono dovute a valori di temperatura corporea elevata. La maggior parte dei bambini febbrili ha malattie virali autolimitanti, ma una minoranza significativa potrebbe avere una malattia batterica grave che richiede un tempestivo trattamento antibiotico. Sulla gestione di questi bambini c'è ancora una notevole controversia. Un metodo che viene usato comunemente dai medici e dai genitori per decidere se il bambino necessita di una valutazione approfondita è l'osservazione della risposta all'antipiretico. Infatti, è opinione comune che la febbre di eziologia benigna (virale) risponda meglio all'antipiretico rispetto a quella dovuta a una malattia batterica severa.Una revisione della letteratura scientifica ha identificato 8 studi che hanno cercato di dare risposta a questo quesito. I risultati di questa revisione suggeriscono che la risposta agli antipiretici non può essere usata per predire con accuratezza la possibilità di una malattia batterica acuta. Tre studi prospettici di coorte hanno dimostrato che non c'è nessuna differenza di risposta agli antipiretici, considerando il calo della temperatura corporea, nei bambini con batteriemia confrontati con quelli senza batteriemia. Addirittura uno studio ha dimostrato una migliore risposta al paracetamolo in bambini affetti da batteriemia, polmonite o infezione da streptococco beta emolitico gruppo A. Stessi risultati sono stati osservati in uno studio caso-controllo che confrontava bambini febbrili con malattia non-batterica e bambini con meningite o batteriemia isolata.

Solo i risultati di due studi suggeriscono che una scarsa risposta agli antipiretici possa predire una malattia seria in bambini febbrili. Questi studi però sono stati scritti dallo stesso Autore, riguardano la stessa coorte di bambini e hanno significative limitazioni metodologiche, quali l'osservazione retrospettiva, l'uso di una dose non standard di paracetamolo e la variabilità del tempo di controllo della temperatura corporea dopo la somministrazione dell'antipiretico. Un altro studio retrospettivo ha valutato 1.559 bambini (di età compresa tra 8 settimane e 6 anni) visitati al Pronto Soccorso con una temperatura rettale superiore a 38,4°C. A tutti i bambini era stata somministrata una dose di paracetamolo (15mg/kg) per via orale e la temperatura era stata rimisurata 1 e 2 ore dopo. L'altro studio, prospettico, ha arruolato 100 bambini (con un'età da 9 giorni a 17 anni; mediana 2 anni) che sono stati visitati in un ambulatorio medico con una temperatura rettale o orale uguale o superiore a 38,9°C. Ai bambini era stato somministrato paracetamolo (15mg/kg, fino a 650mg) rimisurando la temperatura 1 ora dopo. I risultati di tali ricerche non supportano l'idea che la risposta termica all'antipiretico sia un indicatore affidabile dell'eziologia o della gravità della malattia.In pratica, quando un bambino sfebbra o quasi con l’antipiretico e passa dal semaforo “giallo” (pallore, scarso appetito, attività diminuita) al verde (è più reattivo, gioca, non è più pallido), la possibilità di una malattia severa si allontana.

Tabella comparativa efficacia antipiretici

Non andate subito nel panico se, dopo aver somministrato paracetamolo, la febbre non scende. Potrebbe essere in corso un'infezione batterica oppure l'organismo reagisce in modo diverso. In ogni caso, è fondamentale che i genitori osservino il bambino nel suo complesso. Se vostro figlio ha la febbre oltre i 38 gradi e a un'ora o due dalla somministrazione del paracetamolo non cala, valutate anche altri aspetti, per esempio se sta bene, è vispo, colorito, ha appetito. I bambini possono avere la febbre per circa 72 ore, poi in genere si abbassa da sola. La valutazione clinica in primis (con l’adozione di un sistema di osservazione con il sistema a semaforo) e l'uso eventuale e giudizioso degli esami di laboratorio rimangono probabilmente le modalità migliori per decidere l'intervento da adottare nella gestione di un bambino febbrile. Rimanendo in un ambito di osservazione clinica inizialmente domiciliare, un cambio di temperatura isolato a 1-2 ore dall’antipiretico non aiuta a identificare i bambini con malattia più severa, mentre una rivalutazione clinica (fatta dagli stessi genitori) a un’ora dall’antipiretico può risultare di maggiore aiuto in quanto più specifico.

Gestione della Febbre: Indicazioni e Controindicazioni nell'Uso degli Antipiretici

Paracetamolo e ibuprofene sono farmaci di primo impiego in età pediatrica, abbastanza tollerati dal bambino e dotati di azione antidolorifica e antifebbrile. Non vanno usati in modo alternato senza consulto medico: solo il pediatra può consigliare di farlo in determinate occasioni. Due revisioni sistematiche hanno confrontato l'efficacia antipiretica di paracetamolo e ibuprofene nei bambini. Una ha incluso 11 studi randomizzati, controllati (per un totale di 1.982 bambini). Secondo gli autori, gli studi erano di piccole dimensioni e i farmaci erano stati utilizzati con dosaggi variabili. È stato quindi impossibile esprimere una valutazione comparativa sull'efficacia dei due farmaci. L'altra revisione, che ha incluso solo gli studi randomizzati controllati in cieco, ha valutato 10 studi (per un totale di 1.078 bambini; sono stati ricompresi anche 8 degli studi inclusi nell'altra revisione sistematica).Tre studi randomizzati controllati hanno confrontato l'associazione tra paracetamolo e ibuprofene con la somministrazione dei singoli farmaci. Il primo, in doppio cieco, condotto su 51 bambini (età compresa tra 1 e 4 anni) ricoverati con una temperatura ascellare > 38,5°C. Lo studio ha confrontato il paracetamolo (10 mg/kg) da solo con la somministrazione in associazione con ibuprofene (10 mg/kg). I farmaci venivano somministrati 3 volte al giorno per 5 giorni. Non ci sono state differenze significative nelle temperature tra i diversi regimi adottati. Il secondo studio, in aperto, realizzato su 123 bambini (età compresa tra 6 mesi e 10 anni) visitati al Pronto Soccorso con una temperatura uguale o superiore a 38°C, ha confrontato la somministrazione di paracetamolo (15 mg/kg) e ibuprofene (5 mg/kg) in dose singola, da soli o associati. La riduzione della temperatura dopo 1 ora dalla somministrazione (la misura primaria di esito) è stata maggiore con l'associazione che con il solo paracetamolo (p=0,028) ma la differenza (meno di 0,35°C) non è significativa dal punto di vista clinico. Le conclusioni degli autori a questo proposito sono molto eloquenti: "The advantage of using both medications is less than half a degree centigrade in the first hour and insufficient to warrant routine use". Non vi sono state differenze significative tra l'associazione e il solo ibuprofene. Il terzo studio, condotto nella medicina generale, ha arruolato 156 bambini di età compresa tra 6 mesi e 6 anni con temperatura ascellare = o > 37,8 °C, trattati con paracetamolo (15 mg/kg), ibuprofene (10 mg/kg) o l'associazione dei due antipiretici alle stesse dosi. L'associazione è risultata più efficace nel ridurre il periodo febbrile (-2,5 ore nelle prime 24 ore), ma non si è associata ad una maggiore rapidità d'azione rispetto all'ibuprofene né ha prodotto alcun miglioramento dei sintomi e ha comportato più errori medici.

Due studi randomizzati, controllati, in doppio cieco hanno valutato l'uso alternato di paracetamolo e ibuprofene. Uno degli studi ha arruolato 480 bambini (età compresa tra 6 e 36 mesi) con una temperatura rettale di almeno 38,4°C visitati presso un centro per la medicina di base. È stata somministrata una dose di carico di uno dei due farmaci (25 mg/kg di paracetamolo o 10 mg/kg di ibuprofene), seguita dalla somministrazione del solo paracetamolo (12,5 mg/kg ogni 6 ore), di ibuprofene (5 mg/kg ogni 8 ore) o paracetamolo e ibuprofene alternati (ogni 4 ore) per 3 giorni. Si è avuta una riduzione della temperatura di 1°C circa in un maggior numero di bambini nei giorni 1-3 dello studio, con la somministrazione alternata dei due antipiretici rispetto ai singoli farmaci (p<0,001). In questo gruppo è risultato più basso anche il punteggio relativo ai sintomi (p<0,001). Nell'altro studio, a 70 bambini (età compresa tra 6 mesi e 14 anni) ospedalizzati con una temperatura rettale di almeno 38,8°C è stata somministrata una dose singola di ibuprofene (10mg/kg), seguita 4 ore dopo da una dose singola di paracetamolo (15mg/kg) o da placebo. Dopo 6 ore, il numero di bambini che aveva una temperatura normale era maggiore nel gruppo trattato con ibuprofene seguito da paracetamolo (83,3% vs. placebo).Nella maggior parte dei bambini paracetamolo e ibuprofene non causano effetti indesiderati se utilizzati alla posologia corretta per brevi periodi di tempo. Tuttavia, il fatto che i farmaci da banco abbiano nomi di fantasia può creare confusione e può succedere che la posologia consigliata venga accidentalmente superata. L'ibuprofene può causare insufficienza renale nei bambini disidratati o con insufficienza renale. In merito ai timori che l'ibuprofene possa peggiorare l'asma, uno studio randomizzato, controllato ha confrontato l'efficacia di ibuprofene (5 mg/kg o 10 mg/kg) e paracetamolo (12 mg/kg) in 1.879 bambini asmatici (età compresa tra 6 mesi e 12 anni) con febbre (senza ipersensibilità nota ad aspirina o altri FANS). Lo studio non ha rilevato differenze significative negli eventi avversi respiratori.Un'altra domanda frequente riguarda la febbre che compare quando si vaccina un bambino: è necessario abbassarla? Ed è valido il consiglio di assumere paracetamolo prima della vaccinazione per evitare la comparsa della febbre? Le linee guida del NICE raccomandano di somministrare una dose di paracetamolo ai bambini se compare febbre dopo la vaccinazione, seguita, se necessario, da una seconda dose dopo 6 ore. Tuttavia, le linee guida del NICE sconsigliano l’uso degli antipiretici di routine col solo scopo di abbassare la temperatura se il bambino non ha altri sintomi. Per quanto riguarda la somministrazione preventiva, nei bambini a cui si somministrava il paracetamolo, la febbre compariva più raramente rispetto al gruppo di bambini che eseguiva la vaccinazione senza l’utilizzo del farmaco, anche se gli episodi di febbre elevata erano gli stessi nei due gruppi. Tuttavia, nei bambini che assumevano il paracetamolo la produzione degli anticorpi era più bassa.

Tutti i segreti della Febbre

Metodi Fisici per il Controllo della Temperatura: Efficacia e Limiti

Si può cercare di ridurre la febbre sia con metodi fisici, come le spugnature con acqua tiepida, rimuovere i vestiti e fare vento, che utilizzando farmaci antipiretici. In teoria, il raffreddamento con metodi fisici può essere controproducente perché come risposta fisiologica il corpo produce calore rabbrividendo e irrigidendosi, per cercare di mantenere la nuova temperatura su cui si è settato. Secondo una revisione sistematica che ha valutato i dati di efficacia di tre piccoli studi relativi all'impiego di metodi fisici di raffreddamento nei bambini, le evidenze che le spugnature tiepide associate a paracetamolo abbiano un effetto antipiretico maggiore rispetto al solo paracetamolo sono scarse. Inoltre, le spugnature hanno indotto tremori, pelle d'oca e pianto. Pertanto, sebbene possano dare un senso di sollievo temporaneo, la loro efficacia nel ridurre significativamente la temperatura è limitata e possono causare disagio al bambino.

Misurazione della Temperatura Corporea: Strumenti e Metodi Adeguati

La temperatura corporea varia a seconda di dove la si misura e del tipo di termometro utilizzato; inoltre, la temperatura corporea normale subisce fluttuazioni nell'arco della giornata di 0,5°C. Queste variabili complicano la definizione della febbre. Le linee guida del NICE raccomandano nei bambini con meno di 4 anni, di utilizzare un termometro digitale per misurare la temperatura ascellare; nei bambini più grandi, un termometro timpanico ad infrarossi o un termometro a "viraggio chimico" (si tratta di termometri monouso, non disponibili in Italia, che hanno ad un'estremità una scala di temperature. A ciascun valore di temperatura sono associati alcuni puntini colorati che contengono una sostanza chimica atossica che vira di colore con la temperatura. La temperatura rilevata corrisponde al valore in corrispondenza dell'ultimo puntino che ha cambiato colore. Possono essere utilizzati per misurare la temperatura sia ascellare, che orale che rettale, ndr).È utile, in ogni caso, misurare la temperatura, anche in condizioni di assenza di febbre, per conoscere i valori medi della temperatura di proprio figlio e avere un riferimento quando il bambino sta bene.

Temperature Basse Dopo l'Antipiretico: Un Caso Pratico e Le Spiegazioni

Un genitore ha raccontato l'esperienza con il proprio bambino di 1 anno, che da quando ha cominciato il nido è sempre ammalato. Dopo una serie di episodi febbrili trattati con Tachipirina, per una faringite virale la pediatra ha deciso di cambiare terapia, non usando ancora la tachipirina ma provando con l'Antalfebal, 3ml ogni 8 ore per due giorni anche in assenza di febbre, dato che il bambino pesava 9.2kg. Dopo la prima dose, la febbre a quasi 38°C si è abbassata, ma dopo 4 ore era ancora a 38°C. Successivamente, la temperatura ha raggiunto un massimo di 38.4°C, e dopo la seconda dose di 3.5ml, il bambino ha raggiunto 36.5°C in due ore ed era molto sudato. La situazione ha preso una piega più preoccupante quando, dopo la terza dose di 3ml data alle 2, il bambino si è svegliato due ore dopo freddo ghiacciato ma sudato, con una temperatura di 34.9°C. La temperatura è rimasta così, tra 34.9°C e 35.2°C, fino alle 8 del mattino. La pediatra, prontamente contattata, ha consigliato di non somministrare più il farmaco.Il genitore, molto spaventato, ha chiesto se questo farmaco potesse avere tale effetto e quanto tempo ci volesse perché il corpo del bambino tornasse alla temperatura normale. Al tatto, il bambino sembrava ancora freddo e un po' sudato, sebbene la temperatura ascellare fosse risalita a 36.2°C. L'attività del bambino era comunque normale, giocava e mangiava come sempre.In precedenza, il bambino aveva sempre sudato molto quando la febbre scendeva con la Tachipirina, raggiungendo talvolta temperature basse come 35.6°C. Ad esempio, dopo aver dato Tachipirina per un'otite con 38.4°C prima di dormire, dopo 3 ore la temperatura era 35.6°C. In un altro episodio, con febbre a 38.7°C, la Tachipirina somministrata alle 19.30 ha portato a 35.6°C a mezzanotte, sempre con abbondante sudorazione.Il pediatra consultato ha sottolineato che è importante che il pediatra curante venga a conoscenza di questi bruschi abbassamenti di temperatura in seguito alla somministrazione di antipiretici. Ha consigliato di misurare la temperatura, anche in condizioni di assenza di febbre, per conoscere i valori medi della temperatura di proprio figlio. Nei giorni seguenti all'uso dell'Antalfebal, per controllo, la temperatura misurata a mezzanotte era sempre attorno ai 35.6/35.8°C. Il genitore si è chiesto se una temperatura così bassa fosse "pericolosa" e ha continuato a monitorare.Le misurazioni successive hanno mostrato temperature di 36.2°C al mattino, 36.7°C a mezzogiorno, 36.8°C nel pomeriggio, per poi scendere a 35.7°C durante il sonno serale. Questo ha portato il genitore a notare che il bambino sembrava sempre "freddo ghiacciato" quando dormiva, specialmente la sera/notte, e che la sudorazione notturna era aumentata da quando era malato, con i capelli spesso umidi. Il pediatra ha spiegato che la sudorazione nel sonno è normale ed è controllata dal nostro sistema nervoso. Riguardo la temperatura bassa la sera quando dorme, questa è da considerarsi normale. Non c'è una temperatura "minima" sotto la quale è il caso di tenerla d'occhio, a patto che durante il giorno non sia mai scesa sotto i 36°C, come nel caso descritto. La normalità di tali fluttuazioni e l'importanza dell'osservazione globale del benessere del bambino sono rassicurazioni fondamentali per i genitori.

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